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Una "circolare riservata" impone divieti alla libertà di espressione degli insegnanti dell'Emiia-Romagna. I panni sporchi si devono lavare in famiglia?

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di Alberto Prunetti [Pubblico in un solo post le parti conclusive della versione sintetica di Amianto. L'opera integrale sarà presto...

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di Alberto Prunetti [Dopo l'intervento di Filippo Casaccia, replico pubblicando le mie memorie calcistiche, precedute da un breve resconto della...

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della Redazione di Carmilla
dallago3.jpg Eroi di carta, un libro contro Gomorra e il suo autore: vi spieghiamo perché è meglio leggere un poliziesco (come diceva Brecht).

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La mente è tornata a questo romanzo poche ore fa, dopo le notizie dall'Afghanistan. Che poderoso libro, che cupa eppure risplendente fotografia della condizione attuale. Odiato e incompreso dai fans più conservatori del Camilleri montalbanesco, La presa di Macallè (2003) è una delle opere migliori dello scrittore di Porto Empedocle. Il brano che riportiamo (dal capitolo 3) dice tutto quel che c'è da dire, non una necessaria parola di meno, non un'inutile parola in più. Buona lettura. Red.

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di Giuseppe Genna Amico personale di Meucci, Morse e Bell. Confidente di Ramsete III. Grande estimatore del brodo primordiale (la...

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La pop filosofia è una filosofia mutante – da qui i suoi tratti per certi versi mostruosi – dotata di un potere essoterico: vale a dire in grado di arrivare al vasto pubblico. Il che non significa in alcun modo che sia semplice o che non richieda sforzi. È complessa, proprio come alcune opere pop di cui si occupa: da Lost a Evangelion.

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Promemoria

di Alessandra Daniele

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La suoneria lo svegliò di colpo, dissolvendo le tracce del sogno.
Aprì gli occhi, guardò il braccialetto elettronico da cui provenivano i trilli. Non ricordava di averlo mai avuto. Un rumore più forte sovrastò la suoneria, e un megaschermo si accese davanti a lui, abbagliandolo. Il volto perfetto di una donna bionda apparve sorridente sul video «Buongiorno! – disse. Poi il suo sorriso si stemperò in un’espressione di gentile autorevolezza – Ci troviamo nel secondo distretto Occidentale, e oggi è il giorno 301 del quarto anno dopo la Neurodemia, cioè la pandemia di necroencefalite che ha ucciso tre quarti della nostra popolazione, e semi distrutto le capacità mnemoniche dei sopravvissuti, con effetto anche retroattivo.»

L’immagine in cgi di un cervello attaccato da virus mutageni rimpiazzò il primo piano della bionda, la sua voce continuò: «Privati della possibilità di conservare la maggior parte dei ricordi oltre le venti ore, abbiamo attraversato un periodo terribile di panico e caos autodistruttivo – il cervello in cgi fu sostituito da immagini di masse in tumulto, esplosioni, incendi – Molti sono impazziti. Solo in pochi hanno mantenuto il controllo»
Ricomparso sullo schermo, il volto femminile s’incupì. Poi tornò a sorridere «Alla fine però siamo riusciti a trovare una soluzione, un modo per ricostruire – la bionda sollevò l’elegante mano destra accanto al suo volto, mostrando il suo braccialetto – Questo è il Memotech. Tutti ne abbiamo uno. E’ la nostra nuova memoria sintetica.»
L’uomo si guardò il polso. Sul suo braccialetto era comparsa una piccola scritta luminosa: «Buongiorno Tom! » Era il suo nome?…La donna sullo schermo continuò
«Se poteste ricordare il livello tecnologico raggiunto dalla nostra civiltà prima della Neurodemia, probabilmente vi chiedereste come mai non abbiamo scelto un impianto di nanochip neurali. Ma se poteste ricordare anche la follia e la distruzione seguite alla Neurodemia, accogliereste con stupita gratitudine il primitivo ma funzionale dispositivo che siamo alla fine riusciti ad assemblare. – la donna si fece molto seria, i suoi occhi sembrarono ingrandirsi – Sul vostro Memotech compariranno tutte le informazioni che vi servono per condurre la vostra giornata. In qualsiasi momento potrete richiedere informazioni aggiuntive collegandolo alla MemoNet» indicò un piccolo foro sul suo braccialetto, poi puntò il dito verso il basso. Tom lo seguì con lo sguardo, e notò il modem posato sotto lo schermo. La bionda sorrise ancora «Buongiorno e buon lavoro!» Poi il video si spense.
Tom rimase qualche minuto seduto in silenzio. Si sentiva vuoto e stordito. L’ultima cosa che ricordava bene era una lunga febbre, e la mano fresca di sua madre sulla fronte. Era la febbre necroencefalica? «Non è possibile» pensò, sua madre nel ricordo era appena una ragazza. Guardò la sua immagine riflessa nello schermo spento. Gli sembrò terribilmente estranea.
La madre che ricordava era più giovane di lui.
Lo assalì una sensazione di angoscia. Aveva davvero perduto tutta la sua vita? Era davvero successo a tutti quanti?.. Il braccialetto trillò. La scritta diceva «Sei Tom Sarni. 36 anni. Maschio etero occidentale neocristiano. Professione addetto alla rimozione. Apri la porta.»
Tom si alzò, e apri. La stradina di fronte al suo cubicolo sembrava deserta. Di colpo un’ombra gli si parò davanti e lo spinse dentro.
- Ci hai creduto di nuovo, vero? – gli chiese.
Tom la guardò. Era una ragazzina bruna, magra come un randagio. E gli puntava contro una pistola più grande della mano con cui la reggeva.
- Ci hai creduto di nuovo, certo! L’epidemia e tutte quelle stronzate! Non è un virus, è un mix di gas e condizionamento selettivo, ve lo danno tutte le sere, e poi ogni giorno vi portano in giro come burattini. Ascoltami! …Te l’hanno già detto, e tu te lo sei già scordato, più di una volta!…
Il braccialetto trillò. Tom sbirciò il polso cercando di non perdere d’occhio la pistola. La scritta diceva «Questo è il tuo lavoro.»
- Fottuto braccialetto! – disse la ragazzina – lo sai già che non puoi toglierlo?…No. Sono arrivata presto…. ma non abbastanza da impedirti di sentire quella troia alla TV! – agitò la pistola – E adesso magari pensi che sono una pazza!…
- Senti, io non penso niente! - Tom alzò le mani - Non mi ricordo niente, non capisco niente! – sentì il braccialetto vibrare.
- Lo so. Non mi crederai mai. Andiamo! – gridò la ragazzina, e indicò l’uscita. Tom si diede un’altra occhiata furtiva al polso
«Accanto alla porta. Sotto il pannello».
Tom si diresse all’uscita. La ragazzina lo seguì tenendolo sotto tiro. A un passo dalla porta, Tom finse di inciampare. Infilò la mano sotto il pannello, afferrò quello che c’era, e si girò di scatto.
La ragazzina urlò.
Tom sparò.
Lei cadde a terra fulminata. Lui rimase stordito a chiedersi perché ricordava come usare una pistola.
La scritta sul braccialetto diceva: «Ottimo lavoro.»
Quella notte la sognò. Lei lo guardava, dicendogli «Ti tirerò fuori di qui. Dovessi tornare cento volte, riuscirò a farti ricordare. O almeno ti convincerò a seguirmi»
Sembrava la stessa ragazzina, solo meno magra, forse più giovane. Stava scappando, ma si voltava per dirgli:
«Ti tirerò fuori, pa’!»
La suoneria lo svegliò di colpo, dissolvendo le tracce del sogno.


Pubblicato Novembre 18, 2008 01:46 AM | TrackBack

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