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CATTEDRALE - Capitolo XIII

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Come vengono individuati i personaggi da proteggere e da esaltare in Cattedrale? Quali le attitudini e le caratteristiche da privilegiare? Come si diventa organo vitale necessario nell’organico della Cattedrale? Le mutazioni sono processi impercettibili che coinvolgono tutta la collettività secondo le proprie funzioni? Oppure telluriche macro-decisioni imposte da divinità bizzose e imprevedibili? Domande a cui non so rispondere, troppo basse le mie funzioni.

Bivacco astioso e ottuso lontano dalle caste vicine alla luce della conoscenza. Accovacciato presso le macchinette delle merendine come un mendicante, osservo i Sacerdoti in processione. Cerco di coglierne atteggiamenti e parole. Studio il loro abbigliamento, la gestualità, i loro tic che si fanno riti. Sono luminescenti. Potrebbe giocare a loro sfavore. Io tramo nell’ombra, invisibile. Leggo rapito le mission affisse ovunque. Sono formulette nauseanti. Nessuno le legge a parte me e i funzionari che le traducono dall’inglese. Io le recito a voce alta in presenza di altri mendicanti per sottolinearne l’aspetto grottesco. Spesso sono rubate a scrittori e travisate dal senso originale.

L’Eccellenza non è un obbiettivo. È un cammino.

Attorno continuano a parlare di calcio e di figli. O di figli che giocano a calcio. Nessuno mi presta attenzione.

Abbiamo procedure che derivano dal fatto di essere parte di una multinazionale americana strutturata in divisioni le quali delegano ai singoli stabilimenti poteri limitati.

In Cattedrale non si crea materia. Tutto è processo di trasformazione. L’élite è fauna autoctona, potere sedimentato nei secoli radicato sul territorio. Si limita ad applicare modelli di organizzazione esotici imposti dalla proprietà. Anche questo richiede doti non comuni, ma nessuna punta di genio è richiesta. Se hai vero talento non accetti confini, non ti accontenti di mettere in atto schemi. Se hai talento, detieni un’intelligenza vivace, sei un organismo instabile, fuori controllo, sei scandalosamente intraprendente e propositivo, cerchi nuovi spazi per esprimerti. Rispondi a tutte le job opening interne e sei pronto a lasciare la Cattedrale per nuove opportunità. Le proposte in ottica kai-zen (miglioramento continuo) creano disagio. Danno l’input a nuove attività per funzionari il cui unico desiderio è quello di mimetizzarsi e fare crocette sulla parete dell’ufficio fino alla pensione e all’ictus. Ma se il talento arriva a lambire il genio, forse la Cattedrale non è il tuo destino e può ucciderti. Diventi pericoloso anche per i tuoi diretti superiori. E allora tutto si gioca su delicati equilibrismi. Creature mediocri arrivano a posti di responsabilità e non si tratta di iniquità mafiosa, almeno non sempre, l’ottusità è condizione assestante. È ordine pubblico allo stato puro. Nel reparto magazzino i capi turni sono stati scelti tra gli elementi più malavitosi. Solo loro potevano pretendere e ottenere risultati da una ciurma turbolenta e scansafatiche.
Quanto è pianificazione interna, quanto casualità, ciechi flussi di energia? Ci sono riunioni che non hanno all’ordine del giorno contingenze, in cui vengono definite le azioni da compiere in un arco di tempo medio-lungo? Ci sono riunioni in cui non ci si limita ad amministrare la cronaca, ma si lavora per costruire la Storia Aziendale? Mi piacerebbe avere registrazioni pirata, documenti riservati, confessioni di manager pentiti sull’orlo del suicidio per scrupoli etici. Manco di informazioni. Gioco sulla complottistica paranoica, su fantasmi, su nemici difficili da individuare o che nemici non lo sono affatto. È possibile addomesticare gli eventi? Oppure i dirigenti sono esseri superiori proprio per le loro capacità di reazione a situazioni imprevedibili. Risolvono problemi secondo metodologie standard (Problem Solving), ma soprattutto grazie a doti naturali. Per i funzionari in ascesa la tranquillità è deleteria, mortifera. I problemi sono opportunità di sviluppo e cambiamento in ottica di miglioramento continuo e inarrestabile.lele-operaio.jpg È mission della Cattedrale essere riconosciuta dal cliente come il migliore dei fornitori, standard di qualità altissimi, poche parti di scarto per milione di parti prodotte. Si ambisce alla perfezione. La perfezione non è roba per deboli. Quando ero un piccolo tenente del Controllo Qualità, posto di fronte a emergenze, non riuscivo a mantenere una freddezza tale da consentire un’analisi precisa e reazioni adeguate. Non riuscivo a farmi valere, incassavo, inglobavo tossine fino a esplodere e avevo scatti d’ira fuori luogo e fuori tempo. Ero preda di sensi di colpa schiaccianti. Sono un animale isolato, refrattario a ogni senso di appartenenza e coesione. Non ho mai condiviso nulla con i miei ex colleghi di ufficio, atteggiamenti, stati d’animo. I miei comportamenti si pongono esterni a ogni decalogo aziendale. Hanno fatto bene a silurarmi, hanno individuato l’esemplare fuori dal branco e hanno sparato.

La spia che mi ha avvicinato nella zona dei contenitori per l’immondizia ha il culo grosso, una brutta pelle olivastra, sesso incerto, i travasi ormonali giocano brutti scherzi. In linea grida come una malata psichica, a volte ulula. Non vorrei darle confidenza, ma ha notizie sul Frank. Pare non abbia dato fuoco a nessuna scuola, qualcosa del genere deve essere successo, ma non è il punto del suo allontanamento dall’istituto, deve essere successo altro, qualcosa di più delicato, nemmeno la droga deve c’entrare qualcosa. La nonna del Frank è stata addestrata a mentire e a dare una versione ufficiale scomoda, ma meno dolorosa della verità. Ma la lupa, non va sottovalutata, ha molte fonti e nessun ritegno di ordine etico. Riesce a raccogliere informazioni coperte dal massimo riservo, deve avere doti metafisiche. Mi fa ribrezzo ma la temo, entrare in conflitto con lei è pericolosissimo. Le altre del branco la detestano, ma non riescono a emarginarla. Ridono della sua follia ma la subiscono.
Il mio nuovo collega del Reparto Imballo è un “pezzo unico”, un raro iscritto alla CGIL, non al sindacato centrale come me, è un buon diavolo, gran divoratore di libri e di musica etnica. In Cattedrale è liquidato come genere Bizzarre, un po’ matto ma non pericoloso. In passato mi ha invitato a una piccola riunione in cui un paio di persone relazionava sui crimini dello Stato di Israele. Quando militavo al Controllo Qualità facevo test fittizi sui compressori che produceva. Mentre compilavo inutili carteggi cercavamo di spostare il discorso altrove, verso politica e letteratura, ma lo sforzo era spropositato. Ognuno conduceva il suo monologo, i rumori dell’officina imbrogliavano. Torno ad approcciarmi a lui da pari livello. Prima ero un borghese illuminato che non avrebbe mai fatto pesare la sua presunta superiorità. L’atmosfera oggi è più tranquilla, ovattata, il lavoro meno duro rispetto a quello della catena di montaggio. Vedo i miei vecchi colleghi intasati di problemi qualitativi e metafisica burocratica, abbasso la testa fin quasi all’interno delle scatole. Il Frank è passato un paio di volte con il muletto, ma ci siamo ignorati, come previsto gli hanno rinnovato il contratto. Alla macchinetta del caffé si è intrattenuto per una ventina di minuti con tre ragazze, due culi preziosi degli uffici amministrativi e una logistica. La logistica pare abbia una discreta confidenza, ha il naso adunco e il seno piccolo, ma nel complesso un telaio aggressivo e un’altezza oltre la media nazionale. È lei che presenta il Frank alle altre due, il Frank deve essere piuttosto popolare in paese e parte con buone credenziali per scopare in Cattedrale. È importante partire bene, sfruttare il fattore novità. La circostanza che sia stato espulso da una scuola e che abbia distrutto un paio di auto negli ultimi mesi, aumenta la mitologia. Se ti giochi bene l’anedottica sull’alcol e sulle patenti ritirate tieni banco. Ai miei tempi i pochi alcolisti erano i pazzi del paese, vecchi emarginati e vagabondi. Se eri giovane e duro ti ficcavi un ago nel braccio, illuminato da un accendino Bic o da una lampadina. Una volta rimasi al buio, il fascio di luce si era diretto al cielo. Il ragazzo addetto all’illuminazione era svenuto al primo risucchio. Altro che happy hour. Oggi più bevi, più sei regolare. Anche questa è restaurazione. È una regressione clamorosa che ci riporta alla civiltà contadina e montanara. Sei un vero uomo se tieni l’alcol… se cadi nelle stesse identiche cazzate dei tuoi antenati, se non apporti modifiche, se annulli le frizioni tra generazioni.

Il Frank suona anche in un gruppo post-punk, il che giustifica il fatto che ascolta una radio specializzata in easy-rock. Mi giro verso il mio compare che ha già capito il mio umore.

- Chi è quel fichetto con le segretarie?

- Un contratto determinato. Lavora sul muletto alle catene.

- Se avete il reparto chiuso perché gli hanno rinnovato il contratto?

- Non so. Dimmelo tu che leggi un sacco di gialli. Pare che un paio di nuovi siano stati classificati come insostituibili.

- È una puttanata. E il sindacato?

- L’hanno bevuta tutta d’un fiato.

- Pensi che riuscirà a scoparsi la tipa della logistica?

- Hanno molta confidenza, forse l’ha già fatto. Sarebbe un buon precedente per scoparsi le altre due.

- Invidia?

- Boh. Sì. Un po’. E tu?


Le scatole sono lunghe circa un metro, alle estremità due fessure a forma di largo sorriso servono a maneggiare agevolmente i kit dalla rulliera ai pallet posti alle nostre spalle. Senza rendermene conto ho stretto il cartone fino a lacerarlo. Il mio compare non ha commentato, abbiamo aperto un’altra scatola, spostato il materiale, poi abbiamo messo la scatola rotta nel contenitore MATERIALE DI SCARTO, che io stesso, a suo tempo, avevo colorato di rosso con una bomboletta spray. Detesto ogni sorta di bricolage, ma non potevo sottrarmi a questi compiti. Prima delle visite ispettive tutto era sottoposto a restyling.
Il kapetto del reparto ci ha fissato interrogativo, il mio compare mi ha coperto.

- Era così. L’abbiamo trovata rotta.

- Vi tengo d’occhio a voi due.

- L’ho rotta io. Problemi? La paghiamo meno di un euro al Cartonificio Fiorentino. Se i nostri buyers avessero più iniziativa troverebbero anche fornitori meno costosi.

- Ti metti a fare il fenomeno adesso? Non è un po’ tardi? Guarda che di qua stai sul cazzo a molti. E mica solo ai capi. Adesso continuate. E tu non dire balle.

Pubblicato Giugno 15, 2008 12:57 AM | TrackBack

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