di Giulia Fazzi
Nella foto a destra: alcuni indios feriti dopo l'attentato del 5 maggio
Si chiama Raposa Serra do Sol la terra indigena situata a nord-est dello stato di Roraima, in Brasile, al centro negli ultimi tempi di nuovi e gravi conflitti. Conflitti dovuti all’arroganza e alla violenza di un manipolo di latifondisti che occupa illegalmente le terre che, costituzionalmente, appartengono alle comunità indigene. Conflitti che rischiano di avere una risoluzione politica che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe innescare un pericoloso precedente in materia di diritti delle popolazioni indios in tutta l’area amazzonica.
Ma procediamo con ordine. Roraima, nell’Amazzonia brasiliana, è situato al confine con Venezuela e Guiana inglese, è composto da circa 400.000 abitanti e ha una superficie corrispondente a quella italiana senza isole. La terra Raposa Serra do Sol rappresenta 1,67 milioni di ettari sul totale. Il 46,35 % della sua terra è riservata agli indigeni, circa 46.106 persone distribuite in 152 villaggi. 15.000 sono di etnia Yanomami, e i restanti Macuxi, Wapixana, Wai-Wai, Ingaricó, Taurepang, Waimiri-Atroari e Patamona. Il 15 aprile del 2005, il Presidente Lula ha firmato l’omologazione in area continua della riserva Raposa Serra do Sol (1). Come previsto dalla legge, una volta avvenuta la registrazione dell’omologazione, i non indigeni ancora presenti nell’area demarcata devono andarsene. Nei tre anni successivi alla firma, il Governo Federale è stato clemente: mentre molte persone sono state trasferite altrove con tanto di indenizzazione, sei grandi risicoltori continuano a occupare le terre con tutta la loro arroganza. Da marzo 2008, la polizia federale ha iniziato così a mobilitarsi per portare a termine il processo definito di “disintrusione dalle terre dei non indios” esortando gli arrozeiros (termine portoghese che designa i coltivatori di riso) ad abbandonare i loro possedimenti illegali. La risposta è stata violenta, con armi e attentati che hanno causato gravi ferimenti tra gli indios.
A seguito di questi avvenimenti, il Supremo Tribunale Federale ha sospeso l’azione della polizia, dando spazio a una rinegoziazione della legge nell’intento di calmare gli animi. Gli arrozeiros, che si credono i “signori padroni della terra”, sono convinti che gli indios ostacolino il progresso. Il governo statale di Roraima, contrario alla linea politica di Lula e sostenitore di questo gruppo di impresari agricoli, sta giocando la carta della “ritrattazione democratica”. Fondamentale anche l’appoggio della stampa locale, capace di un’opera incredibile di mistificazione della realtà pur di appoggiare le logiche economiche di questo gruppo minoritario di persone.
Politici e arrozeiros volevano e vogliono una demarcazione in area discontinua, in isole nelle quali poter permanere con le proprie terre invasive e le loro illegali produzioni a monocultura. Utilizzano prodotti agrotossici, distruggono il perimetro naturale della foresta, interrano laghi e piccoli affluenti dei fiumi principali, aprono solchi per canalizzare l’acqua sino ai loro campi. La stessa acqua inquinata dagli agenti chimici diventa inutilizzabile per il consumo e ritorna al fiume uccidendo i pesci. Con la distruzione della foresta e dei laghi la caccia sparisce. I piccoli villaggi della riserva si vedono incentivati al garimpaggio (attività illegale di estrazione d’oro e diamanti), ambiente in cui circola molto alcool, spesso offerto ai giovani indigeni.
La terra Raposa Serra do Sol non è semplicemente una selva popolata da tribù. Ci sono 251 professori indigeni impegnati su 113 scuole elementari e medie. Nella riserva, nella località di Surumu, è attiva una scuola denominata “Centro di Formazione e Cultura Terra Indigena Raposa Serra do Sol” che prepara futuri tecnici agricoli indigeni di comunità a lavorare la loro terra e ad allevare animali nel rispetto delle loro tradizioni. Lì, nel settembre 2005, si verificarono gravi incidenti e attacchi da parte degli arrozeiros, e furono distrutti i locali della missione della Consolata e della scuola.
Durante queste settimane d’attesa della sentenza del Supremo Tribunale, un gruppo di indigeni della comunità di Surumu ha occupato in segno di protesta la terra di uno degli arrozeiros più influenti di Roraima, Cesar Paulo Quartiero. Il 5 maggio si è verificato un attentato contro un gruppo di dieci indios. Sono rimasti feriti diversi giovani e il mandante, lo stesso Cesar Paulo, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio e possesso illegale di armi. È stato subito scarcerato, in un tripudio di applausi e grida all’insegna di “giustizia è fatta”.
Rinegoziare gli accordi e omologare la terra indigena in area non continua, rappresenterebbe un grave precedente giuridico rispetto ai numerosi processi di demarcazione avvenuti nella storia brasiliana, stimolando e incentivando opportunisti e falsari a stabilirsi in Roraima, dando mano libera alle speculazioni più bieche. Significherebbe contribuire a distruggere culture millenarie.
È attesa a giorni la decisione del Supremo Tribunale. In quel momento si giocheranno gli equilibri e i destini delle popolazioni indigene.
Nota
(1) Dal sito del Consiglio Indigeno di Roraima ricco di notizie e approfondimenti, è possibile ripercorrere il percorso storico che ha portato alla legge sull’omologazione della riserva.
Altri approfondimenti dal sito del movimento Nós Existimos e dal giornale on line Notícias da Hora.


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