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Mind Games

di Massimo Maugeri

MindGames.jpg[Massimo Maugeri, autore di un romanzo molto bello e molto sconcertante per la sua insolita attenzione al presente, Identità distorte (ed. Prova d'Autore, Catania, 2005, pp. 162, € 10,00), conduce con grande equilibrio uno dei blog letterari migliori e più seguiti, Letteratitudine.) (V.E.)

C’è qualcuno?”
“...”
Avvocato Lineri? È lì?
“….”
Andiamo… apra la porta.”
“…”
Avvocato Lineri… so che è lì. Mi apra, su!”
“…”
Va bene. Le garantisco che farò la brava.”
“…”
Oh, era ora. Posso entrare? Be’, tanto l’ho già fatto!”
“Cosa vuole?”

Ma allora parla! Per un attimo pensavo fosse sordomuto. Ecco… vediamo… il suo studio deve essere da quella parte, giusto?”
“Senta... non posso darle udienza ora. Ho da fare.”
Lei ha sempre da fare!”
“Posso fissarle un appuntamento.”
Mamma mia… avvocato Lineri. Non voglio mica tenerla sotto sequestro! Posso sedermi? Grazie.”
“...”
C’è caldo.”
“Prego?”
C’è un caldo mortale qui.”
“Senta...”
Immagino che gli affari non vadano a gonfie vele dato che non può permettersi un condizionatore.”
“…”
Be’? Ha perso di nuovo la lingua?”
“Mi dica cosa vuole. Anzi, prima mi dica con chi ho il piacere di parlare.”
Avvoca'… che domanda banale!”
“Senta, o mi dice il suo nome e cosa vuole da me, o sarò costretto a farla accomodare fuori.”
Mamma mia, che tono incazzoso! Bravo. Complimenti. Interpretazione da Oscar.”
“Va bene. Il gioco è finito. Le chiedo di andarsene. L’accompagno alla porta.”
Ehi… piano!”
“Perdoni il modo rozzo ma… quando è troppo…”
D’accordo, d’accordo. Me la sono voluta. Ho tirato troppo la corda e ti sei scocciato. Però sei stato al gioco anche tu!”
“Signora, non ho tempo da perdere in giochi stupidi. Se ne vada.”
Piano, mi fai male. Ti ha forse dato di volta il cervello? Insomma, vabbè che sono tua sorella, e siamo molto in confidenza, ma ti ricordo che sono pur sempre una donna e non un campione di lotta di libera... accidenti!”
“…”
Be’? Che ti prende adesso?”
“Io non ho sorelle. E lei dev’essere pazza.”
Giorgy... adesso smettila.”
“Come fa a conoscere il mio nomignolo?”
Conosco il tuo nomignolo da quando sono nata… scemo!”
“…”
E allora?”
“…”
Perché cavolo stai fissando quella foto, adesso?”
“Chi ce l’ha messa?”
Eh?”
“Quella foto… io quella foto non l’ho mai vista. Da dove salta fuori?”
E che vuoi da me? Non l’ho di certo appesa io alla tua parete.”
“...”
Non fare quella faccia disgustata, eh? Non sarò certo venuta al meglio lì, ma nemmeno tu sembri un modello.”
“Da dove salta fuori quella foto?”
Ma sei serio? Adesso basta, okay? Mi sono stancata.”
“DA DOVE SALTA FUORI QUELLA FOTO?”
Giorgio, mi stai facendo paura.”
“…”
Mah, non so se sei impazzito o cosa. Comunque… te l’ho regalata io. Anni fa. Se guardi sul retro troverai scritto: al fratello più in gamba del mondo - futuro avvocato di successo, te l’ho data assieme al regalo della festa di laurea. Ricordi?”
No. Non ricordo. NON ME LO RICORDO.”
Non me lo ricordo.
Non ricordo nulla.
Questa foto non esiste.
Dunque la prendo e la faccio a pezzi.
Così, così e così.
“Basta. SMETTILA.”
Ecco… questa foto non esiste.
Questa foto non è mai esistita.
Ecco.
Adesso… tutto gira. Mi gira tutto. Sento …

“… la testa che mi gira.”
Eh?”
“Credo di non stare molto bene.”
Puoi giurarci, che non stai bene. Una persona che sta bene non prende una foto e la fa a pezzettini… senza motivo.”
“Ho difficoltà a respirare. Davvero… non respiro.”
Calmati… stai calmo eh! Chiamo un’ambulanza?”
“No. No. Un attimo… solo un attimo.”
“…”
“…”
Come ti senti? Va meglio?”
“Sì. Credo di sì… Laura. Scusa.”
Mi hai fatto una paura del diavolo. Io stavo scherzando… cioè… avevo deciso di recitare una parte e credevo che tu stessi al gioco, poi però…”
“Scusami. Non so che mi è preso. Per un attimo mi è parso davvero di non conoscerti. Forse il caldo.”
“…”
“Basta. Facciamo finta che non sia accaduto nulla. Va tutto bene, ora.”
Sicuro?”
“Sì.”
Okay.”
“Dimmi, piuttosto. Non ti ho chiesto il motivo per cui sei venuta.”
Passavo da queste parti. Avevo solo voglia di salutarti e poi…”
“Aspetta.”
Cosa?”
“Ascolta.”
Cos’è che devo ascoltare?”
“Questa musica… la senti?”
No. Non sento nulla.”
“In sottofondo.”
Io non sento nulla.”
“È un pezzo di Lennon.”
“...”
“Mind Games.”
Sarà!”
“In italiano significa Giochi Mentali.”
Grazie per la traduzione.”
“…”
“…”
“Mi dispiace di aver fatto a pezzi quella foto.”
Poco male. Tanto non ero venuta granché. Neanche tu a dire il vero.”
“Sei molto cara.”
“E tu un po’ stronzo.”
“Grazie.”
Non c’è di che fratellone. Senti… ora devo andare. Hai bisogno di qualcosa? Posso passare a prendere Dani.”
“Dani! Me n’ero scordato.”
Se vuoi passo a prenderlo io.”
“No, no. Vado io. Accidenti… devo sbrigarmi. Scusa, ma la scuola sta per chiudere.”

Forza, bella.
Forza.
Perché non parti?
Maledetta, perché non parti?
Al diavolo.
Al diavolo le automobili e chi le ha inventate.
Che faccio adesso?
Prendo un tassì.
No, a quest’ora non ne trovo.
Di corsa.
Vado di corsa.
In trenta minuti arrivo.
Ecco.
Così.
Corri.
Corri.
Corriiiiiiiiiiiii.
Più presto… rischi di non trovare nessuno.
Nessuno, tranne…
Quella lì è… è… la maestra… è lei no?
Sbrigati.
Sta andando via.
Chiamala.
CHIAMALA.

“Ehi, scusi… (uff) mi scusi… sono in ritardo, lo so… è che… (uff) ho avuto problemi con la macchina… me la sono fatta di corsa e… mio figlio? Dov’è mio figlio?”
“…”
“Be’?... Perché non risponde?... Dov’è mio figlio Daniele? Non l’avrà mica lasciato andare da solo?!”
“...”
“Ehi… mi scusi ma… non andrà da nessuna parte finché… non mi dirà dov’è Dani.”
Più tardi.”
“Che significa più tardi?”
Possiamo parlare più tardi.”
“Dove? Dov’è che possiamo parlare? Dove? DOVE?”

“Laura, stavo per impazzire… capisci? Dico, com’è possibile…”
Non è colpa mia se avevi il cellulare staccato.”
“Sì, ma potevi lasciare detto a qualcuno.”
È esattamente ciò che ho fatto. Ho detto al bidello: 'senta, sono la sorella dell’avvocato Lineri. Se dovesse arrivare può riferirgli che suo figlio Daniele è con me'?”
“Quando sono arrivato il bidello non c’era.”
Non so che dirti. Oggi le classi uscivano prima. Avresti dovuto saperlo. Ed eri per giunta in ritardo rispetto all’orario solito. Comunque… Dani era rimasto solo. L’ultimo bambino da prendere. Hanno provato a chiamarti in studio e non rispondeva nessuno. Il cellulare ce l’avevi staccato. Così hanno chiamato me. Cosa avrei dovuto fare?”
“Potevi andare a prenderlo e aspettarmi davanti alla scuola.”
Dani era stanco. Così ho preferito portarlo a casa. E poi avevo parlato al bidello. Te l’ho detto. Oggi mi sembri davvero strano, Giorgy.”
“A me è tutto il resto del mondo che sembra strano. Quando sono arrivato davanti alla scuola c’era solo una delle maestre. Ho chiesto notizie di Dani e non mi ha risposto.”
Quella biondina?”
“No, l’altra. All’inizio non mi ha risposto. Mi ha osservato con aria stravolta. Poi è andata via dicendo che potevamo parlare più tardi.”
Poverina.”
“Perché?”
Come perché? Le è morto un figlio, no?”
“Davvero? Non lo sapevo.”
Ma sì che lo sapevi. Lo sapevi benissimo!”
“Allora vuol dire che non me lo ricordo. E non usare quel tono con me.”
Sei davvero strano, Giorgio. Davvero strano.”
“Chissà cosa voleva dirmi…”
Lascia perdere.”
“Perché?”
Perché è meglio così.”
“Tu che ne sai.”
Lo so. E lo sai anche tu. Lascia stare quella donna.”
“Vado via. Dov’è Dani?”
È di là che sta dormendo.”
“Che significa, sta dormendo.”
Significa che aveva sonno, si è steso sul letto e si è addormentato in pochi minuti.”
“Ha pranzato?”
Pranzerà dopo. Senti… facciamo così. Tu vai a casa e ti riposi un po’. Ti riporto Dani tra un paio d’ore… dopo averlo fatto mangiare.”

“Eccomi qui. Prima mi ha detto possiamo parlare più tardi. Bene… mi dica. Di cos’è che possiamo parlare?”
“…”
“Allora?”
Devi lasciarmi in pace.”
“Che significa?”
Non voglio più vederti davanti alla scuola.”
“Come?”
Ho detto… non voglio più vederti davanti alla scuola. Anzi, non voglio più vederti del tutto.”
“Intanto preferirei che evitasse di darmi del tu. Per il resto… non riesco a seguirla.”
“…”
“Di cos’è che possiamo parlare?”
Non provo alcuna pena per te. È bene che lo sappia. Sei uscito di senno e te lo meriti. Per quanto mi riguarda sei fuori dalla mia vita. Per sempre. Ti chiedo solo il favore di sparire anche dalla mia vista.”
“Non capisco di cosa stia parlando. Comunque… perché non mi ha risposto quando le ho chiesto notizie di mio figlio Dani.”
Non pronunciare quel nome.”
“…”
Ora ti prego di andartene e di liberarmi da quest'inferno.”
“Liberarla dall'inferno? Non ci si libera dall'inferno. Si può solo imparare a cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
Fuori dai piedi.”
“Prima voglio sapere com’è successo.”
Che cosa?”
“Suo figlio… com’è morto?”
Torna a casa Giorgio.”
“Come si chiamava?”
Smettila!”
“Come si chiamava suo figlio?”
Vattene!”
“Voglio sapere.”
VATTENE!”
“Come si chiamava? Come si chiamava suo figlio? Non me ne andrò fin quando non lo sentirò.”
E va bene. Va bene. Lo sai benissimo. Daniele. Si chiamava Daniele.”
“Dani?”
Dani.”
“Dani è a casa di mia sorella.”
Sorella? Tu non hai sorelle.”
“È a casa di mia sorella Laura.”
Idiota. Sei figlio unico.”
“Sta sbagliando. Sta sbagliando tutto.”
L’unico errore che ho commesso è stato quello di sposarti. Anni fa.”
“Com’è successo? Voglio sapere com’è successo.”
Lo sai già.”
“Lo voglio sentire. Com’è successo?”
“…”
“COM’È SUCCESSO?”
Eri ubriaco.”
“Non ero ubriaco.”
“Eri ubriaco.”
“No.”
È stato dimostrato. È agli atti.”
“Non è così. È una menzogna.”
Eri ubriaco. E io ero fuori. Non me lo perdonerò mai di essere uscita quel giorno.”
“Non ho colpa.”
Ora vattene.”
“Io ci tenevo. Per me non era un disco come un altro.”
Era solo un disco. Un banale 33 giri.”
“Sbagliato. Era un pezzo unico. Mind Games, con la firma autografa di Lennon.”
Vattene.”
“Era un pezzo unico e lui lo ha fatto a pezzi. Di proposito. Voleva essere accompagnato a casa di un suo compagno e gli avevo detto che non era possibile. Una forma di vendetta, capisci? Dovevo punirlo. Dovevo pur punirlo in qualche modo, no?”
E l’hai massacrato.”
“Gli ho solo dato una ripassata.”
Aveva sette anni. Solo sette anni.”
“È stata una fatalità. E mi sono fatto il carcere… non è stata colpa mia.”
Vattene.”

Avvocato Lineri? È lì?”
“….”
Andiamo… apra la porta.”
“…”
“Avvocato… so che è lì. Apra, su
!”
“Laura.”
Oh bella! Non ti va più di scherzare?”
“Dov’è Dani?”
“…”
“Ho detto… dov’è Dani.”
Posso entrare?”
“Entra.”
Che sei gentile...”
“Dov’è?”
Calma, calma. Voleva essere accompagnato a casa di un amichetto.”
“Di un amichetto.”
Sì… per studiare.”
“Per studiare.”
Già.”
“…”
“…”
“È morto, vero?”
Chi?”
“Dani. Dani è morto.”
Ma sei scemo?”
“Forse.”
Sei stato da lei?”
“Sì.”
Ti avevo detto di non andare.”
“Lo so.”
Quella donna è pazza.”
“È stata una fatalità. Un incidente.”
Un incidente.”
“Tu sai che è così.”
Certo che lo so.”
“…”
“…”
“Ascolta.”
Cosa?”
“Questa musica… la senti?”
Sì. È quel pezzo di Lennon.”
“Mind Games.”
Giochi mentali.”
“Esatto.”
“…”
“Questo è il punto che mi piace di più. Love-is-the-answer…”
Bella frase.”
“Già. Una volta avevo il disco. Il 33 giri.”
Me lo ricordo. Era una specie di cimelio per te.”
“Ci puoi scommettere. C’era la firma autografa di Lennon.”
Autografa?”
“Sì. Me lo firmò Lennon. In persona.”
Tu non hai mai incontrato Lennon.”
“Sì che l’ho incontrato. Negli Stati Uniti.”
Tu non sei mai stato negli Stati Uniti.”
“Quella è la firma di Lennon.”
Balle.”
“Quella è la firma di Lennon, ti dico.”
L’hai fatta tu. L’hai copiata da un autografo stampato su una rivista.”
“Non è vero.”
È vero. Io ero lì mentre lo facevi.”
“Tu non c’eri.”
C’ero.”
“Tu non ci sei mai stata. Tu non esisti.”
Che stai dicendo?”
“È così.”
“…”
“Tu sei una mia proiezione.”
Una tua proiezione.”
“Sì.”
Patetico. E se fosse al contrario? Forse sei tu che non esisti. Forse sei tu a essere una mia proiezione. Forse siamo tutti proiezioni di qualcuno.”
“Tutti?”
Tutti.”
“Anche Dani?”
Anche Dani.”
“…”
“…”
“Forse Dani non è mai esistito.”
Ecco.”
“E io non ho mai avuto figli.”
Continua.”
“È comunque è stata una fatalità. Un incidente.”
Giusto.”
“E mi sono anche fatto i miei anni di carcere.”
Vero.”
“…”
“…”
“È molto bello parlare con te, Laura.”
Lo so.”
“…”
Giorgio?”
“Sì?”
Quel disco… Mind Games… sono stata io a farlo a pezzi.”
“Tu?”
.”
“…”
“…”
“Ma tu non esisti.”
Esisto. Sono una tua proiezione, giusto?”
“Una mia proiezione… sì… e starei ore a parlare con te. Solo che è tardi. E c’è Dani da andare a prendere.”
Se vuoi passo a prenderlo io.”
“No, no. Vado io. Accidenti… devo sbrigarmi. Scusa, ma la scuola sta per chiudere.”

Pubblicato Maggio 17, 2008 04:37 AM | TrackBack

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