testatahomenew.jpg


frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
new.gif
di M. Baldrati
la figa.jpg Un reportage londinese: come gli italiani mantengono vivo il senso dell'identità.

new.gif
di G. De Michele
david-foster-wallace1.jpg In un momento in cui enormi sciocchezze vengono dette su argomenti di grande rilevanza, David Foster Wallace è riuscito a porre questioni di enorme rilevanza anche parlando di grandi sciocchezze.

new.gif
di Marco Philopat Sono passati esattamente cinquant'anni dalla rivolta dei ragazzi in maglietta a strisce scesi piazza a Genova per...

new.gif
di Marilù Oliva “Mano Nera” (Baldini Castoldi Dalai editore, 2010, euro 13), prende il nome dall’organizzazione criminale Crna Ruka, lo...

new.gif
di G. Genna
pomini.jpgDon DeLillo è “secondo me” lo scrittore che conduce la linea poetica della narrazione a grado zero oltre il XX secolo, imponendola come imprescindibile elemento della nostra contemporaneità – accanto a molte altre tradizioni e poetiche, il cui futuro non sappiamo quanto è certo, in senso letterario...

new.gif
Se il nocciolo della questione riguarda dunque in primo luogo la qualità dell'opera messa in pericolo dalle logiche di mercato, come è emerso in un dibattito-fiume sul blog di Loredana Lipperini [in apparenza caotico, ma seguibile e decifrabile nella versione in pdf], dispiace ammettere che su questo punto il documentario non ci dice granché...

new.gif
dell'Assemblea contro il carcere e la repressione [Ci eravamo già occupati di alcuni dei "brigatisti potenziali" arrestati il 10 giugno...

new.gif
[Si è aperto il 28 maggio e si chiuderà il 6 giugno il Festival Sociale delle Culture Antifasciste di Bologna,...

new.gif
di C. Trivulzio di Belgiojosocensura.jpg
Una "circolare riservata" impone divieti alla libertà di espressione degli insegnanti dell'Emiia-Romagna. I panni sporchi si devono lavare in famiglia?

new.gif
di Marilù Oliva Licia Giaquinto, nata e cresciuta in Irpinia, ha scritto il suo quarto romanzo, “La ianara” (Adelphi, 2010,...

new.gif
Intervista di Tito Pulsinelli ad Attilio Folliero [Attilio Folliero è un politologo, scrittore, poeta italiano residente a Caracas, Venezuela. Maggiori...

new.gif
di Marilù Oliva “Italian Sharia” di Paolo Grugni (Perdisa Pop, 2010, 14 euro) parte da un episodio di estremismo islamico...

new.gif
di Sandro Moiso Qui le puntate precedenti Per consolarci dell’accaduto raggiungemmo la Yosemite Valley in autostop Per consolarci dell’accaduto raggiungemmo...

new.gif
di Alberto Prunetti [Pubblico in un solo post le parti conclusive della versione sintetica di Amianto. L'opera integrale sarà presto...

new.gif
di Alberto Prunetti [Pubblico in tre parti su Carmilla alcuni brani estratti da una biografia operaia in corso d'opera] A.P....

new.gif
di G. Genna
spymini.jpgUna breve spy story che è stata pubblicata dalla rivista "Maxim", con illustrazioni di Gianfranco Florio. E' inedita sia su Web sia in libro. Nuove intelligence per antichi complotti...

new.gif
di Alberto Prunetti [Dopo l'intervento di Filippo Casaccia, replico pubblicando le mie memorie calcistiche, precedute da un breve resconto della...

new.gif
di Alessandra Daniele - Ne arrivano altri due! - Da dove? - l'amministratore fece appena in tempo a intravederne...

new.gif
di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...

new.gif
di Filippo Casaccia Let me stand next to your fire… Ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di...

new.gif
di Filippo Casaccia Il periodo illuminista “Un buon assolo parte con un tema, qualcosa che puoi cantare; poi tento di...

new.gif
della Redazione di Carmilla
dallago3.jpg Eroi di carta, un libro contro Gomorra e il suo autore: vi spieghiamo perché è meglio leggere un poliziesco (come diceva Brecht).

new.gif
La mente è tornata a questo romanzo poche ore fa, dopo le notizie dall'Afghanistan. Che poderoso libro, che cupa eppure risplendente fotografia della condizione attuale. Odiato e incompreso dai fans più conservatori del Camilleri montalbanesco, La presa di Macallè (2003) è una delle opere migliori dello scrittore di Porto Empedocle. Il brano che riportiamo (dal capitolo 3) dice tutto quel che c'è da dire, non una necessaria parola di meno, non un'inutile parola in più. Buona lettura. Red.

new.gif
di Giuseppe Genna Amico personale di Meucci, Morse e Bell. Confidente di Ramsete III. Grande estimatore del brodo primordiale (la...

new.gif
La pop filosofia è una filosofia mutante – da qui i suoi tratti per certi versi mostruosi – dotata di un potere essoterico: vale a dire in grado di arrivare al vasto pubblico. Il che non significa in alcun modo che sia semplice o che non richieda sforzi. È complessa, proprio come alcune opere pop di cui si occupa: da Lost a Evangelion.

new.gif
di Fiorenzo Albani Faccio seguito al pezzo di Valerio Evangelisti Una "sovversiva" che non muore: Mamma Jones per scusarmi pubblicamente...

new.gif
di Alberto Prunetti Luciano Bianciardi polemizzava ferocemente contro il provincialismo erudito degli studiosi locali, che lui chiamava in senso spregiativo...

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Speciali   frecciabr.gif    AmeriKa dämmerung? – Parte I: La politiKa

AmeriKa dämmerung? – Parte I: La politiKa

Un'analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza

di Alan D. Altiericlinton-obama-jabs.jpg

[Alan D. Altieri inizia con questo reportage in tre parti la sua collaborazione con carmilla]
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"

1. Regicidio

Gli Stati Uniti d’America - olimpo del diritto, modello di democrazia - sono una repubblica presidenziale a elezione del Presidente a mezzo di suffragio universale popolare diretto.
Giusto?
Sbagliato.
Il sistema elettorale degli Stati Uniti è in realtà molto più complesso e comunque NON È a elezione diretta. Una realtà contraddittoria che si sta rivelando tanto più perniciosa quanto più l’elettorato americano si avvia verso l’Election Day, martedi’ 4 novembre 2008.

Per gli Stati Uniti, il corrente anno è simultaneamente un anno di grazia e di disgrazia:
- di grazia in quanto segna la fine dell’Era Bush II (1), la definitiva uscita di scena di George W. Bush, presidente al minimo assoluto del consenso popolare (sotto il 30%) e già definito, anche dal campo repubblicano, come uno tra i peggiori presidenti della storia americana;
- di grazia in quanto le elezioni presidenziali di novembre potrebbero, ma soprattutto dovrebbero, segnare una svolta chiave nella guida del paese;
- di disgrazia, in quanto, a causa di una vera e propria guerra intestina all’interno di uno dei due partiti maggiori e della complessità del sistema elettorale, non è affatto detto che ciò accada.

Cronistoria di base. L’Era Bush II si lascia dietro un retaggio ingombrante:

1. Otto anni di dominio da parte di un Presidente che una statistica di uno dei più grossi think-tank indipendenti specializzati in studio della comunicazione ha calcolato avere “premeditatamente mentito al popolo americano circa duemila volte”;
2. Sette anni di ininterrotta war on terror (guerra al terrore), innescata dal 9/11, culminata con l’attacco e l’occupazione dell’Iraq. Dopo cinque anni di questo discusso, discutibile e sanguinoso conflitto nel cuore petrolifero del Medio-Oriente, gli Stati Uniti contano quattromila caduti e ventinovemilacinqecento feriti;
3. Il progressivo sgretolamento di un’intera classe dirigente di falchi di Washington, la squadra Neocon/Teocon, tra i ben due Attorneys General (ministri della giustizia) e un elenco interminabile di spin-doctors (super-esperti);
4. La conseguente erosione del consenso del Partito Repubblicano nella sua interezza, accusato dai suoi stessi elettori di cecità, compromissione, corruzione, collusione ma soprattutto stupidità;
5. Una situazione economica nazionale (e globale) il cui deterioramento è in costante accelerazione;
6. Il sorgere di un sentimento di ribellione sociale dal basso nei confronti dell’equivalente americano di ciò che in Italia è ormai comunemente definita la “Casta”.

Con siffatte premesse, dopo otto anni di Bush II, accettato ormai il “regicidio” da parte dell’elettorato, dalle elezioni presidenziali di questo prossimo novembre sono in molti ad attendersi - e a sperare in - un completo rovesciamento di prospettiva politica a favore del Partito Democratico. Solo che...
Secondo una analisi tanto sintetica quanto corrosiva da parte dei bloggers politici americani fatte all’inizio delle primarie (2): the Democrats have the White House in their pocket... unless they screw it all up, (I democratici hanno la Casa Bianca in tasca... A meno che non mandino tutto in malora).
Siamo ormai in vista della conclusione delle primarie stesse, ma l’analisi è cambiata: Guess what: They ARE screwing it all up!

2. Fratricidio

La parola è: internecine.
È un vocabolo inglese, privo di equivalente italiano univoco, derivato direttamente dal latino: internecare, in cui necare significa uccidere. Un intenecine è sostanzialmente un tutti-contro-tutti all’interno di un gruppo più o meno ristretto che dovrebbe invece conservare unità e/o identità. Un risulta sempre, invariabilmente distruttivo e autodistruttivo.
Nello specifico delle elezioni primarie americane 2008, lo internecine che (ormai non solo secondo i bloggers ma anche per grossi commentatori politici) rischia di mandare tutto in malora per i democratici è la lotta fratricida tra i due candidati chiave: Hilary Rodham Clinton, Senatrice dello Stato di New York, e Barack Hussein Obama, Senatore dello Stato dell’Illinois.
Da un lato una ex-First Lady che si è effettivamente re-inventata una carriera politica al di fuori dell’ombra del marito, l’ex-presidente William Jefferson “Bill” Clinton. Determinata e preparata, ambiziosa e calcolatrice, la Senatrice Clinton si porta però dietro stigmate pesanti:bill-hillary-732266.jpg
a) la “ignara” moglie del Presidente reo di scappatelle nello Studio Ovale;
b) la “co-Presidente” che cercò di riformare l’allora già disastrato servizio sanitario nazionale, fallendo malamente;
c) la senatrice democratica che in Congresso ha votato tutte le mozioni repubblicane a favore della Guerra dell’Iraq e che ora torna su quelle decisioni criticando aspramente l’Amministrazione Bush II;
d) l’animale politico che ritiene di essere entitled (a cui spetta di diritto) alla Casa Bianca per il semplice fatto di esserci già stata, sia pure in un ben diverso ruolo.

Dall’altro lato, un personaggio dalle caratteristiche (all’apparenza) diametralmente opposte. Snello e piacente, forbito ed elegante, parte afro-americano, parte caucasico, parte addirittura medio-orientale, il Senatore Barack Hussein Obama si presenta come “l’uomo nuovo” della politica americana. Nato nel privilegio, educato nelle migliori scuole della Ivy League, navigato esponente di livello medio-alto dell’amministrazione dello stato dell’Illinois, questo avvocato che mai ha esercitato la professione ma che sempre è stato nei circoli che contano, nelle primarie democratiche è riuscito a conquistare tutti gli stati dello Heartland of America, vale a dire tutto quello che è al di fuori dei grossi stati elettorali: New York, California, Texas, etc.
Lo slogan presidenziale di Obama - Change You Can Believe in (Cambiamento in cui Credere) - è venduto all’elettorato come l’autentico emblema della sua proposta di rinnovamento. Ma, parafrasando un immortale della poesia italiana: “fu vero rinnovamento”? Paradossalmente, la risposta è who knows? (chi lo sa?).

A tutti gli effetti, anche Barack ha le sue stigmate:
a) a molti appare come the whitest black man since O.J. Simpson (il negro più bianco dopo O.J. Simpson);
b) nella sua carriera è stato sempre molto, troppo cauto a votare obliquo, astenersi, non schierarsi. Una linea di condotta abilmente prudente o ambiziosamente premeditata?
c) politicamente parlando, la sua è una clean slate (lavagna pulita), sulla quale, da potenziale Presidente (e primo Presidente “etnico” nella storia degli Stati Uniti), Obama stesso potrà scrivere tutto. E/o il contrario di tutto.

Tra i due contendenti fratricidi, il mudslinging - lo scontro delle palate di fango in faccia - è cominciato addirittura prima che il candidato terzo incomodo John Edwards, avvocato di milionario successo in uno degli stati del sud, già in lizza in precedenti elezioni, abbandonasse la corsa.
Lo internecine Hilary/Barack è in piena escalation. Hilary è accusata di spocchia, presunzione, supponenza, antipatia, arroganza. Barack viene tacciato di inesperienza, doppiezza, furberia, ambiguità, fasullaggine. Il tutto condito, all’interno e all’esterno dei rispettivi entourage, da insulti brutali, pugnalate alle spalle, insinuazioni volgari, veleni personali, scandali sbracati. Il tutto disseminato di sempre nuove mine vaganti. Qualche esempio:
a) Un’esponente dello staff elettorale di Barack è stata licenziata in tronco per detto che Hilary is a monster (Hilary è un mostro), pronta a qualsiasi cosa pur di arrivare alla Casa Bianca;
b) Eliot Spitzer, Governatore democratico dello Stato di New York, duro e puro ex-avvocato dello stato, è stato costretto alle dimissioni dopo un ennesimo scandalo a base di prostitute pagate con fondi statali;
c) Bill Richardson, governatore dello Stato del New Mexico, ha abbandonato la sponda di Hilary girando il proprio supporto a Barack e ricevendone per questo l’epiteto di Judas, Giuda. Se Richardson è Giuda, battuta corrosiva diffusa ora su base quotidiana su tutti i canali news americani, non è ancora ben chiaro chi sia Cristo;
d) Hillary Clinton è alla griglia di tutti i telegiornali per avere raccontato un aneddoto di una sua visita in Bosnia iniziata sotto il tiro dei cecchini. Totalmente falso: filmati di quella medesima visita mostrano un aeroporto bosniaco quieto e noioso quanto un qualsiasi comizio di casa nostra;
e) Barack Obama stesso è finito nel tritacarne mediatico per i suoi fin troppo stretti legami con tale Reverendo Jaremiah Wright, un religioso dalle posizioni politiche più che radicali, il quale però ha celebrato niente meno che le nozze di Barack e ha tenuto a battesimo i suoi due figli.

Questa faccenda del Reverendo Wright, ovviamente afro-americano, presenta svariati motivi di interesse. Cito solo due passaggi nei suoi incendiari sermoni, eseguiti con l’enfasi di una farsa alla Saturday Night Live:
a) è una turpe ipocrisia che l’America si indigni per il 9/11 dopo avere annientato a suon di bombe Hiroshima, Nagasaki e parecchia altra roba senza che nessuno battesse ciglio;
b) Hilary non sa niente di che cosa significhi vivere in una nazione dominata da bianchi ricchi, Hilary non è mai stata chiamata “N-beep”.
Nelle trasmissioni radio-TV americane, il “beep” viene inserito automaticamente per coprire un insulto e/o una volgarità. Lo “N-beep” in questione, manco a dirlo, sta per nigger, famoso e famigerato epiteto razziale.
L’oltraggio mediatico suscitato dalla lunga affiliazione di Barack con siffatto individuo, ha costretto Barack stesso a pronunciare un importante discorso in diretta TV di analisi critica/presa di posizione/presa di distanza non tanto dal Reverendo Right quanto dalle sue posizioni. Barack ha anche invitato al superamento una volta per tutte della questione razziale che continua a essere un divide, frattura, in seno alla società americana. Il dibattito se questo discorso sia grandioso o indegno è tuttora in corso.
Intanto, mancano ancora alcune sanguinose primarie, tra cui quelle dei grandi stati della Pennsylvania, North Carolina e Indiana. Il conto alla rovescia verso la Convention democratica -- Denver, Colorado, fine agosto 2008 -- continua inesorabile. Cosi’ come inesorabilmente l’internecine continua a divorare lo schieramento democratico dall’interno.
Sotto lo sguardo del sempre più compiaciuto elettorato repubblicano, il sempre più frastornato elettorato democratico è costretto ad assistere a quello che ormai viene percepito come lo scontro frontale tra due inestinguibili narcisismi.
Hilary e Obama sono sordi a tutti gli appelli a formare il ticket: Presidente/Vice-Presidente, che verosimilmente assicurebbe ai democratici la Casa Bianca. Nessuno dei due vuole scendere di livello. Quello che è peggio, nessuno dei due sembra comprendere una semplicissima verità: il cinquanta percento del potere è sempre meglio del cento percento di niente.

3. Democraticidio

The primaries exist for one reason and one reason alone: to butcher the presidential hopefuls, Le primarie esistono per una ragione e una sola: macellare gli aspiranti candidati presidenziali. Questa è una delle più innegabili verità del sistema elettorale americano.
Barack_superman.jpgNelle primarie, i candidati sono costretti a pagare attraverso i fondi racconti dai sostenitori (al limite a pagare di tasca propria) tutte le spese di propaganda elettorale, dalla benzina per l’autobus ai donuts per gli elettricisti al seguito.
Ma le primarie sono soprattutto un gioco al massacro politico, diverso da stato a stato, volto a un unico obbiettivo: assicurare il numero di delegates, delegati, che alla Convention sceglieranno quello che sarà il contender alla presidenza degli Stati Uniti. Il numero dei delegati è proporzionale alla popolazione dello stato stesso. Stati quali New Yok, California, Texas, Illinois, Florida sono stati chiave in quanto estremamente popolosi e quindi con un alto numero di delegati.
Questa struttura si ripete anche nell’elezione presidenziale vera e propria. Agli stati a più alta popolazione corrisponde un proporzionale numero di electoral votes, voti elettorali, un equivalente dei “grandi elettori” dell’Europa Imperiale di un tempo. Ma nemmeno gli stati a bassa popolazione possono essere trascurati: George W. Bush vinse l’elezione del 2000 proprio grazie agli electoral votes di questi stati. Nonché in virtù di un “aiutino” (leggi broglio) da parte del governatore dello Stato della Florida, suo fratello Jeb Bush. Nella realtà, gli electoral votes costituiscono un ulteriore livello di distanza tra la volontà popolare iniziale e il risultato politico finale.
Tornando alle primarie, non tutte vengono eseguite per scheda e urna. In taluni stati, a esempio lo Iowa - piatta estensione rurale nello Heartland of America - si tengono ciò che sono chiamati Caucuses. Procedure osteggiate e sbeffeggiate in tutti i migliori circoli politici da Manhattan, NY, a Beverly Hills, CA, i Caucuses sono incontri di votanti dai quali emerge una preferenza espressa verbalmente. Incontri tenuti in ristoranti, chiese, garage, etc. Come proposta, è vagamente surreale. Sarebbe come se “gli amici del Caffé Sport” si riunissero per decidere quale deputato o senatore mettere in lista per questo o quel partito italiano. I Caucuses costringono i candidati – nella maggioranza dei casi soggetti ricchi e acculturati – a corteggiare mungitori, idraulici, postini e altri assortiti blue collars ai quali, in condizioni ordinarie, nessuno di loro si sognerebbe di rivolgere la parola.

Completate tutte le primarie, si arriva alle due Conventions repubblicana e democratica. In un clima da finale di Serie A in meta-amfetamina, tra majorettes sorridenti, bande impennacchiate e lancio di migliaia palloncini rossi-bianchi-&-blu, i delegati dei cinquanta stati passano il loro voto - orgogliosamente rispecchiando la volontà degli elettori, è chiaro - decidendo finalmente il candidato presidenziale del partito in questione. È fondamentale sottolineare nuovamente che, tra Caucuses da un lato, schede e urna dall’altro, l’elettore americano delega altri personaggi alla scelta decisiva.
Finita qui, alle Conventions? Per nulla. C’è un ulteriore livello: i cosiddetti superdelegates, super-delegati.
I super-delegati sono i pezzi da novanta del partito: senatori, deputati, governatori, avvocati dello stato, etc. I super-delegati sfuggono al meccanismo delle primarie ma possono risultare cruciali nella scelta del candidato presidenziale. Non solo. I super-delegati sfuggono anche al controllo degli elettori.
Alla data del 24 marzo 2008, per i due candidati democratici la situazione delle primarie, dei delegati e dei super-delegati è la seguente:

- numero totale dei delegati: 4.047;
- numero dei delegati per avere la nomination: 2.024;
- numero dei delegati per Hilary R. Clinton: 1.485;
- numero dei delegati per Barack H. Obama: 1.622;
- numero totale dei super-delegati: 796;
- numero dei super-delegati per avere la nomination: 492.

In teoria, i super-delegati dovrebbero schierarsi secondo la volontà popolare. In pratica, la partita è ancora tutta da giocare. In uno scenario freddamente pragmatico, i super-delegati, o alcuni di essi, potrebbero votare contro l’esito delle primarie e quindi contro il voto dei delegati degli stati. Potrebbero infatti ritenere che un afro-americano ha meno probabilità di vincere contro il contender repubblicano. Oppure che una donna ha meno probabilità di vincere. Oppure che...
Se questo accadesse - anche se non è affatto detto che accadrà - il voto popolare verrebbe svuotato di qualsiasi significato, relegato in una qualche cantina maleodorante del tutto disconnected dalla “ragion politica”.
Ma l’elettore americano, inclusi i blue collars dei Caucuses, non è del tutto cretino. Questi giochi, giochini e giochetti - inciuci diremmo noi - sono fatti alla luce del sole. Vengono messi sotto la lente d’ingrandimento del micidiale one-eyed monster, mostro con un occhio solo, la televisione. Ogni più vago commento, ogni più impercettibile sfumatura, ogni più piccola gaffe è sezionata, smembrata, rimontata e mandata in playback talmente tante volte da provocare nello spettatore crisi di convulsioni.
Citando l’analisi Chris Matthews, uno dei più influenti - e acidi - commentatori politici del network MSNBC: Alla fine, il candidato presidenziale democratico potrebbe essere scelto da una cupola di grandi elettori riuniti in un club con poltrone di pelle intenti a fumare grossi sigari.
Un’immagine che non può non richiamare alla mente le bassezze mafioso-politiche del Proibizionismo. Un’immagine che tramuta larga parte del sistema elettorale de the greatest democracy in the world, la più grande democrazia del mondo, in un serraglio sotterraneo e cospiratorio, ambiguo e pilotato, inganenvole e, cosa peggiore di tutte, distorto.
La costituzione americana si apre con tre parole che hanno fatto epoca, We The People, Noi Il Popolo. Riferendosi alla internecine nel Partito Democratico americano, una volta che tutti i giochi saranno fatti, se l’analisi di Chris Matthews dovesse trovare una conferma anche solo parziale, ben poco potrebbe restare di We The People. E, in una ugualmente paradossale assonanza alla rovescia, il Partito Democratico americano potrebbe avere perpetrato un vero e proprio democraticidio.
Il che porta a un ulteriore doppio paradosso. Stanno iniziando i primi sondaggi riguardo all’esito del confronto tra i due candidati democratici e quello che è già l’unico candidato repubblicano, John McCain, anziano senatore dell’Arizona decorato reduce della Guerra del Vietman. John McCain dichiara candidamente di “non capire nulla di economia” e di “volere mantenere truppe americane in Iraq per tutto il tempo necessario”. Alla data del 24 marzo 2008, ecco cosa ha rilevato la Gallup:

Clinton 44% - McCain 48%
Obama 45% - McCain 48%

Non solo. Stando a un diverso sondaggio, esisterebbe addirittura un venti percento di elettori democratici schierati o con Obama o con Hillary i quali, in caso il loro candidato non venisse nominato a causa degli incuici dei super-delegati, voterebbero repubblicano per ripicca.
Morale? Paradosso su paradosso: la internecine democratica sta offrendo ai repubblicani la Casa Bianca su un piatto d’argento.
They ARE screwing it all up!

(continua con "AmeriKa dämmerung - parte II: L’eKonomia")

Note

(1) L’Era Bush I si concluse nel 1992 con la sconfitta di George H.W. Bush, padre dell’attuale presidente, a opera del democratico Bill Clinton.
(2) Le tornate elettorali dei due partiti maggiori maggiori volte alla scelta del candidato presidenziale.

Pubblicato Aprile 4, 2008 06:35 PM | TrackBack

frecciabr.gif versione stampabile

frecciabn.gif EDITORIALE
intro.gif TEMA DI MATURITA': LE FOIBE
di Claudia Cernigoi Un mio sogno ricorrente è quello di dover affrontare di nuovo l’esame di maturità, sogno che mi...

frecciabr.gif Tutti gli Editoriali

frecciabn.gif NEW ITALIAN EPIC
frecciabr.gif LA SVOLTA NARRATIVA
NEW ITALIAN EPIC
Da un saggio di Wu Ming, l'orizzonte di una rinnovata narrativa, che riporta al centro il rapporto con la Repubblica dei Lettori. Contributi e interventi che fanno discutere.
frecciabr.gif IL SAGGIO DI WU MING
GLI ULTIMI INTERVENTI
intro.gif NEW ITALIAN EPIC E OLTRE: "STROOOKKK!", Filosofia di Romanzo criminale, news from the world

intro.gif L'UOMO CHE SPARÒ ALL'AUTORE DI GOMORRA
intro.gif SPECIALE NEW ITALIAN EPIC - TERZO ANNO DI DIBATTITO

frecciabn.gif OSSERVATORIO AMERICA LATINA
frecciabr.gif TEXAS-PAMPA
OSSERVATORIO AMERICA LATINA
Incursioni mediatiche e avvistamenti inattesi dall'universo Latino-Americano e dintorni. A cura di Fabrizio Lorusso.
intro.gif Città sommersa - I

intro.gif Santa Muerte de mi Corazòn. Vita e culto a Tepito, "barrio bravo" di Città del Messico
intro.gif L'italiano in carcere a Città del Messico

frecciabn.gif IN EVIDENZA
carmillaspec.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 5

di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...

carmillaspec.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 4

di Filippo Casaccia Let me stand next to your fire… Ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di...

frecciabr.gif Tutti gli Speciali

frecciabn.gif DA RILEGGERE
intro.gif Divine Divane Visioni (Best of 00/01) – 5 di Dziga Cacace Mio fratello è figlio unico... [...] ...e non ha mai criticato un film senza prima vederlo Rino...
intro.gif TEMA DI MATURITA': LE FOIBE di Claudia Cernigoi Un mio sogno ricorrente è quello di dover affrontare di nuovo l’esame di maturità, sogno che mi...
intro.gif La strada bruciata delle magliette a strisce di Marco Philopat Sono passati esattamente cinquant'anni dalla rivolta dei ragazzi in maglietta a strisce scesi piazza a Genova per...
intro.gif La voglia, la pazzia... di Filippo Casaccia Quando segni solo tre gol in vita tua, poi te li ricorderai per sempre, come se fossi...
intro.gif Generatore X di Alessandra Daniele - Finché si trattava di piazzare le ragazze... adesso però, con tutti questi a cui evitare la...
intro.gif Iacopo Barison: 28 GRAMMI DOPO di Marco Meneghelli Iacopo Barison, 28 grammi dopo, Voras edizioni, 2010, pp. 144, € 13,00 Il cosiddetto genere noir ha...
intro.gif Il corpo di Carmilla di Andrea Cattaneo [Da un paio di mesi è in corso in rete un esperimento interessante. Si tratta della stesura,...
intro.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 5 di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...
intro.gif La pupa e il coglione di Marilù Oliva format indecoroso di tele-prigione All’inizio le pupe erano cinque, di tutte le tonalità: una rossa, una ossigenata,...
intro.gif Soldi & Potere? Welcome To (Maffya) Hell! Trittico Montecristo, Gli anni nascosti, La città nera: il grande ritorno del thriller politico Italian-style di Alan D. Altieri Guess...


frecciabn.gif CONTENT POLICY
frecciabr.gif È possibile diffondere liberamente i contenuti di Carmilla on line utilizzando i seguenti collegamenti:

XML RSS 0.91

XML RSS 1.0