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di Tito Pulsinelli Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), lunedì scorso ha deciso di mettere in vendita 400 tonnellate d'oro stivate...

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(a cura di Sbancor) Ripubblicare oggi un testo di J.P. Sartre, scritto nel 1973, edito allora, non è filologia dei movimenti. Chiunque lo legga con attenzione potrà trovarvi riferimenti alle scelte elettorali che dovremo fare fra in questi giorni. E riflettere su cosa fare.

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di Sbancor Sulla scrivania ho tre schermi. Due sono di Bloomberg, il sindaco di New York. Uno manda in continuazione...

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dallagobusinessmini.gif[...] Al termine, di questa ricognizione il libro indica una strada promettente e, a mio avviso, decisiva: il potere nelle mani della filosofia è quello di costruire una filosofia del potere. La filosofia non può certo riproporsi nella chiave spoliticizzata e ideologica della metafisica...

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di Carlo Loiodice Avrei voluto intervenire subito dopo gli eventi, ma in casi come questi, scattano meccanismi terribili di imperdonabile...

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di Enrica Collotti Pischel [Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore...

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di Blicero Martedì 11 marzo 2008 i pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati hanno letto le loro richieste di pena...

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hadotmini.jpg"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."

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jaumecabremini.jpgIl clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.

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bushkosovomini.jpgLe 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpgFocalizza la propria attenzione su presunte manchevolezze del sistema, ma non riesce a operare miglioramenti sulla propria persona. Ogni lacuna è esterna. È la vittima sacrificale.

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fabbriche_big.jpgLa forza intellettuale di queste creature è interamente assorbita dall’impegno professionale, dal telecomando e dal carrello Ipercoop. Eppure sono più scaltri di me.

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di Enzo Fileno Carabba [Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire] Tutte le puntate di Discese estreme 14. Il...

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di Angelo Scotto Quando aprii gli occhi, capii di essermi cacciato in un guaio. Ero seduto con la schiena appoggiata...

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di Alessandra Daniele Selenio Bruscoli aveva molti nemici, e se ne vantava. “Molti nemici, molto amore!” diceva, storpiando il motto...

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di Franco Ricciardiello Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un'epoca di saggezza, era un'epoca di follia, era...

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di Wu Ming 1. Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 lavoravamo a casa di Wu Ming 2. Tiravamo la volata finale, ultimo rettilineo prima di giungere al traguardo del nostro romanzo 54. La consegna era fissata a novembre. In quei giorni curavamo ancora le ferite di Genova, venti e ventun luglio. Ferite soltanto metaforiche, per grazia del cielo, ma a centinaia di persone era toccata peggior sorte...

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di A. D. Altieri
clinton-obama-jabs.jpgDall'America, un reportage su quello che potrebbe essere il declino terminale dell'impero americano.

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Far parlare i dati, è questo che bisogna fare adesso, come condizione per tornare a raccontare le singolarità, le esistenze, le storie. Le storie possono venir raccontate male, o si possono trascegliere quelle, per quanto eccezionali, che convengono alla tesi che si intende dimostrare. Ed è necessario che a quelle raccontate male, quelle che tutti i giorni affollano le pagine dei giornali, se ne oppongano altre raccontate bene.

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Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

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telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

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di Chiara Cretella [E' uscita, alla fine dell'anno scorso, un'opera importante e singolare in tre volumi: AA. VV., Atlante dei...

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di S. Quadruppaniroberto_silvimini.gifVenerdì 4 aprile, prima vera giornata di primavera parigina, la dolcezza e la luminosità che c'era nell'aria si accordava perfettamente con la personalità di Roberto Silvi, morto tre giorni prima, e al quale abbiamo detto addio quel giorno, al cimitero di Père Lachaise...

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Contro il Paese semplice

paesesemplice.gifdi Wu Ming 2

[E' appena stato pubblicato on line il numero 21 di Giap, la newsletter elaborata dalla fucina Wu Ming. Da questo numero estraiamo l'editoriale, che ci sembra fondamentale per il momento storico italiano che stiamo attraversando - che pare una parentesi elettorale e invece esprime visioni che minacciano di modificare geneticamente il nostro futuro. Per accedere al nuovo numero di Giap, basta cliccare qui. Per iscriversi alla newsletter dei Wu Ming, questo è il link]

In un recente discorso alla Confartigianato, il candidato premier del Partito Democratico ha dichiarato che la sua "ossessione" è quella di "fare un Paese semplice". La frase riguardava in particolare la burocrazia, ma nei giorni successivi, ripetuta in altri contesti, è diventata un vero e proprio slogan: dal Paese normale di Massimo D'Alema al Paese semplice di Walter Veltroni.

Se interrogate l'oracolo di link Google con la parola "semplicità", dalle link prime dieci risposte potete distillare questa sintesi:
"C'è un grande bisogno di semplicità. Convivere con la complessità è solo un'inefficiente e inutile perdita di tempo, di attenzione e di energia mentale. E' necessaria una notevole intelligenza per essere semplici. Il pubblico, ormai saturo di slogan e promesse non mantenute invoca chiarezza e semplicità. La gioia delle piccole cose."
In un senso o nell'altro, l'ossessione di Veltroni sembra piuttosto condivisa.
Il mio modesto parere è che all'Italia servirebbe una ricetta per molti versi opposta: innamorarsi della complessità.
L'aggettivo link semplice deriva dal latino simplex, formato dal prefisso sin(e) = senza e dal sostantivo plica = piega, oppure dalla radice sa- che indica unità (cfr. singolo = piccola unità, insieme, simultaneo, sempre) e plak- = mescolo, lego, con il significato etimologico di senza piega, ovvero piegato una volta sola. Si contrappone quindi da un lato a molteplice (piegato molte volte) e dall'altro proprio a complesso (cum = insieme + plecto = intreccio, che ha la stessa radice plak- di plico).
Rispetto all'uso, il link Dizionario De Mauro della lingua italiana propone svariate definizioni:

1. composto di un solo elemento, non mescolato, puro.
2. privo di complessità.
3. privo di ornamenti eccessivi, essenziale, poco raffinato, naturale, sano.
4. spontaneo, senza malizia, ingenuo.
5. con valore limitativo (s. domanda, soldato s.)
6. erba medicinale
Da subito, quindi, i seguaci del Semplice hanno un problema: il loro aggettivo prediletto ha una semantica complessa, molteplice, ambigua.
Che cosa dobbiamo intendere per Paese semplice? Possiamo intendere un concetto preciso oppure chi usa quel termine allude di fatto a un'intera galassia di senso?
Nel significato 1, l'idea di Paese semplice ha un vago retrogusto ariano e di certo contrario alla storia d'Italia, nazione bastarda e meticcia come poche altre. Con buona pace dei razzisti, il popolo italiano non esiste, né in senso biologico né come portatore di una cultura, anche solo per il fatto che la cultura non si porta e non si ha: la cultura si fa.
Ma il Paese semplice di tipo 1 potrebbe anche essere qualcosa di meno nazista e di più ecumenico: "formato da un solo elemento" perché abitato da cittadini tutti uguali. Achtung! Quello dell'uguaglianza universale è spesso un trucchetto, per poter dire che chi è diverso non è davvero diverso, è solo più indietro, manchevole, arretrato. Se non è uguale a noi, arriverà ad esserlo, diamogli tempo.
"Siamo tutti uguali, le classi sociali non esistono, non sono mai esistite, erano solo un modo complicato e cattivo di descrivere la realtà". Il Paese semplice di tipo 1 piacerebbe molto al Cav. Mussolini Benito e a Papa Ratti (Pio XI).
Il Paese semplice di tipo 3 sarebbe anche auspicabile. Peccato che a ben guardare si tratti di un paese complesso: link chiunque abbia provato ad abbracciare uno stile di vita più "sano" e sostenibile, con un impatto ambientale meno devastante, sa che si tratta di una scelta molto intricata e faticosa.
Semplicità volontaria è la traduzione italiana del termine downshifting, ovvero, secondo Wikipedia: "la scelta di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario, bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero". Non vedo come questa semplicità possa essere quella di un paese, sempre auspicato da Veltroni, che deve aumentare i salari, rilanciare i consumi e "spingere l'acceleratore della crescita".
Va tutto benissimoIl Paese semplice di tipo 4 potrebbe contrapporsi a quello dei furbi, e non sarebbe male. Tuttavia, credo sarebbe ancora meglio tenersi la malizia e buttare a mare i link furbetti.
Il Paese semplice di tipo 5 esiste già. Limitato, ghettizzato e provinciale: ne abbiamo già scritto abbastanza.
Il Paese semplice di tipo 6 dipende dall'erba in questione. Nel caso dell'Italia, si direbbe la coca, l'unico acceleratore della crescita che ancora funzioni. Ma la coca dà anche molte complicazioni. Se si vuole un paese semplice, che non fa una piega, un paese di link sedotti e sedati, patria di un fascismo zen non autoritario, meglio usare la valeriana.
Arriviamo al significato 2, il più immediato: gli accoliti del Semplice sembrano preferirlo.
Spesso tirano in ballo la scienza e la sua predilezione per le spiegazioni più semplici e lineari. Già settecento anni fa Guglielmo da Occam raccomandava che link "Pluralitas non est ponenda sive necessitate". Io sono laureato in logica: conosco il piacere anche estetico di dimostrare in due passaggi quello che altri hanno ottenuto con pagine di simboli. Ma scienza e logica sono soltanto una parte, una piccola parte, della nostra vita. Una spiegazione semplice è sempre meglio di una complessa, ma a patto che renda conto degli stessi fenomeni, nessuno escluso. Una soluzione semplice non è sempre meglio di una complessa. Tutto dipende da cosa si vuol risolvere, e a che prezzo. Nel Paese semplice di Veltroni sarà possibile fare "un'impresa in un giorno". E magari due morti bianche ogni ora, per non complicarsi la vita.
Si possono usare parole semplici, frasi semplicissime, ma se una realtà è complessa non si può descriverla in due battute rapide prima dello stacco pubblicitario. I catecumeni della semplicità si lamentano delle troppe complicazioni, ma a me pare che in Italia vada di moda l'esatto contrario: siamo un paese ancora all'inseguimento del mainstream, convinti che la "gente a casa" non sia in grado di seguire tre concetti in fila, sorpresi dal successo di libri "difficili", con argomenti "tosti".
Noi stessi, come cantastorie, ci siamo spesso definiti link "riduttori creativi di complessità", ma tutto sta nello spirito con cui si opera la riduzione. John Maeda sostiene che per raggiungere la semplicità bisogna "sottrarre l'ovvio e aggiungere il significativo". Più che una definizione è uno scaricabarile: che cos'è ovvio? Che cos'è significativo? Un libretto di istruzioni ben fatto è privo di ridondanze, ogni riga è efficace e informativa. Peccato che la realtà non sia un aspirapolvere. La u dopo la q non dice niente di nuovo, eppure in italiano scriviamo così. Amare la complessità significa interrogarsi sul nome, la storia e gli ingredienti di quello che ci sta intorno. Se vado in vacanza in montagna, non posso tornare a casa senza aver mai aperto una mappa dei dintorni. Se vado al mare in Egitto, non posso mangiare spaghetti per una settimana. Amare la complessità non significa complicarsi la vita, come facevano Aldo, Giovanni e Giacomo quando davano un nome sardo a ogni foglia, a ogni goccia di pioggia. Le foglie si chiamano foglie, ma un albero può chiamarsi faggio, quercia, ulivo, ontano, sicomoro.
Il Paese semplice rischia di essere il paese delle rane bollite. Se ne parla link sempre in questo numero di Giap, proprio a proposito della mentalità del ghetto: se metti una rana nell'acqua bollente, salta via (o forse: muore all'istante). Se la metti nell'acqua fredda e aumenti la temperatura poco per volta, si lascia bollire senza scappare.
Meglio di così non potrebbe andareLa rana bollita odia la complessità. Vuole concetti chiari, precisi, senza sfumature. O l'acqua è calda oppure l'acqua è fredda, punto.
Allora tu la metti in guardia: "Occhio che adesso alzo la temperatura". Ma lei non sente la differenza. Tu allora la avverti di nuovo: "Attenta che la alzo di altri 0,05 gradi". Lei non sente niente. Tu vorresti avvertirla ancora, ma lei ti blocca. Che fastidio tutti questi avvisi. Che inutile complicazione. "Aumenterai la temperatura sempre di 0,05 gradi?", ti chiede. Rispondi che è così. Bene, pensa la rana. E' evidente che aumenti del genere non fanno alcuna differenza. L'acqua resterà sempre fredda, cioè ospitale. "Non seccarmi più", ti dice la rana, "adesso voglio dormire in pace".
In pace. In una pentola di acqua semplice, senza increspature e senza pieghe. Perché le pieghe fanno paura, nascondono mostri, e in fondo il famigerato bisogno di sicurezza è solo un altro nome per il bisogno di semplicità. Non a caso colpisce ovunque: anche nei quartieri più tranquilli, perché in realtà l'insicurezza non nasce dal crimine, ma dall'odio per la complessità.
L'evoluzione ci mette 50 millenni a selezionare la specie adatta per un determinato ambiente. I nostri cervelli saranno "adatti" a questo mondo nel 52008, anno più, anno meno. Al momento, cercano di barcamenarsi con quello che hanno, ed è naturale che la complessità li infastidisca.
Ma soltanto amandola è possibile ridurla senza tradirla.
Soltanto un paese che ama la complessità può evolversi e vedere il futuro.


Pubblicato Marzo 18, 2008 12:59 AM | TrackBack

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