Se mi chiedessero, a bruciapelo, qual è l’autore italiano di narrativa fantastica che preferisco, risponderei Maurizio Cometto. Naturalmente farei torto a molti altri scrittori, come sempre capita nel caso di domande del genere. Sono tantissimi gli autori nostrani, specializzati nel fantastico in tutte le sue varianti, bravi o bravissimi, ma Cometto mi è particolarmente gradito. Un piacere particolare, nel fare quel nome, mi viene dal fatto che è conosciuto da pochissimi. Averlo scoperto è un merito della casa editrice Il Foglio di Gordiano Lupi. Forse non sono del tutto d’accordo (in parte sì) con Gordiano sulle sue valutazioni su Cuba e su certi miei colleghi. Ma su Cometto non si discute: un fior di scrittore, e averlo reso noto, sia pure a un numero circoscritto di lettori, e scommesso su di lui, è stata una dimostrazione di fiuto e di buon gusto.
Questo racconto è collegato a un altro della stessa autrice, da noi già pubblicato: si veda qui.]
Guardava nel bianco vuoto intorno a lei, gli occhi persi insieme ai suoi pensieri. Era confusa e, anche se non voleva ammetterlo, delusa.
Anche questa volta lei non sarebbe venuta.
Se lo aspettava, in qualche modo, ma la speranza tradita bruciava lo stesso.
Sua sorella non posponeva mai il lavoro a nulla - neanche a lei.
E di fatto non le era possibile.
Sospirò, riappoggiò la testa alle braccia e tornò a guardare il vuoto, ascoltando il suono vellulato e solitario del silenzio intorno a lei.
Poi, in maniera del tutto inaspettata, sentì qualcosa poggiarsi delicatamente sulla sua testa.
Una mano, che si posava aperta sulla sua chioma scura e setosa, con delicatezza e insieme con possessività.
Fabrizio Foni, Alla fiera dei mostri. Racconti pulp, orrori e arcane fantasticherie nelle riviste italiane 1899-1932, ed. Tunué, Latina, 2007, pp. 342, € 22,50.
Croce, Prezzolini e numerosi altri fondatori della cultura letteraria “ufficiale” prefascista erano convinti che all’anima italiana, per sua natura solare, non si addicesse il “romanticismo”: vale a dire quella passione per il macabro, il fantastico, l’estremo che connotava invece, a loro avviso, la diversa anima germanica e, per derivazione da questa, quella anglosassone. Questo parere continuò a pesare anche dopo che il timone della cultura fu passato in altre mani. Non a caso fu un allievo di Croce, Giovanni Gentile, a modellare il campo dell’istruzione in Italia sotto il fascismo. Né più proclive a considerare con simpatia il “romanticismo” (ormai non più chiamato così) fu, nel dopoguerra, l’impostazione culturale comunista, ferreamente dettata da Togliatti e ispirata sia a Zdanov che a certe considerazioni di Gramsci, peraltro più duttile del migliore.
Hugo Chávez è la conseguenza di un collasso sociale, che si produsse ai tempi in cui il grido di battaglia modernista era “zero Sato, tutto il potere alle imprese (multinazionali)”. Era l’epoca in cui il monopensiero metteva la mano sul fuoco che la soluzione era moltiplicare la produttività, poi i benefici sarebbero automaticamente e liricamente affluiti all’intera società. L’importante era produrre, altrimenti non poteva esserci ridistribuzione sociale. Il PIL scatenava euforie isteriche, tutto il resto erano arcaismi e obsolescenze umanitarie. Fu così che in America Latina, addomesticata da Pinochet, venne applicatato integralmente il kit neoliberista.
Per molti anni ho condotto esperimenti della massima importanza. Tali esperienze avevano luogo soprattutto in camera mia e nel bagno attiguo.
La mia idea, me ne rendo conto solo adesso, era che l'anima andasse potenziata per sopravvivere nell'aldilà. Non potevo credere che tutte le anime sopravvivessero dopo la morte.
Non era possibile. E se anche fosse stato possibile, il risultato sarebbe stato una confusione improponibile.
Tuttavia non era neanche possibile che tutto andasse perduto. Ci doveva essere una specie di selezione delle anime. Alcune sopravvivevano. Non tutte.
La mia sì, per esempio.
Si accorse che era morta soltanto quando la vide irrigidirsi dentro la veste di seta. Il colore della sua pelle, fino a poco prima roseo e caldo, aveva assunto la sfumatura dell'acciaio gelato.
C'era poco da fare, le cose non sarebbero cambiate neanche se fosse rimasto lì a guardarla per un altro giorno intero. Si passò il palmo della mano aperta sul viso, come per riattivare la circolazione sulla sua espressione; la stessa da troppe ore ormai.
Alzandosi dalla sedia di plastica verde, una semplice sedia da giardino di plastica verde, sobbalzò al rumore provocato quasi si aspettasse un maremoto. O qualsiasi altra catastrofe di pari peso.
Sentì il sangue fluire in tutto il corpo, rattrappito dal tempo trascorso immobile a vegliare il cadavere, nella speranza che accadesse qualcosa. Qualsiasi cosa.
Antonella Beccaria ci mette in leggera registrata, torna sulla vicenda della banda della Uno Bianca, una manciata di anni sanguinosi che ha avuto come epicentro Bologna e ha percorso l’Emilia, la Romagna, fino alle Marche. Sono anni di transizione tra la Piramide di Craxi e Tangentopoli, un’era di confusione di potere, assestamenti per nuovi equilibri. Tra il 1987 e il 1994 luoghi banali come aree di servizio, Ipercoop, autostrade sembravano essere diventati zone di guerriglia urbana.
Non c’era ragione per non continuare a polverizzare di grigio sottile oltre il vetro decorato d’ovatta: la cenere non sa del Natale. La cenere non sa nulla, la cenere viene giù: cade, e basta. Sottile, grigia, impalpabile: avrebbe mai smesso? Abbiamo fatto prima a smettere di chiedercelo, pensò distogliendo lo sguardo. Non era riuscito ad abituarsi. I suoi figli non avevano mai conosciuto un mondo senza cenere: lui ricordava il brillare dei verdi, i gialli e i rossi caldi e splendenti, l’azzurro del cielo.
[Fabrizio Caruso gestisce il sito www.sexpol.it, dedicato al tema della rivoluzione sessuale e ispirato, sia pure in maniera non pedissequa, alle idee di Wilhelm Reich e di Herbert Marcuse. Caruso è anche drammaturgo, e ha scritto un testo teatrale, per l'appunto Sex Addict. Ne riporto qualche brano: l'intera pièce è un dialogo tra due amanti, un uomo e una donna, che discutono della loro sessualità. L'autore conta di farlo rappresentare anche grazie all'apporto dei frequentatori del suo sito. L'operazione sembra avere successo.] (V.E.)
U: « Ho sete di vita… lotto contro la solitudine… Cerco di sfuggire alla morte che ci uccide quotidianamente… un po’ alla volta… Cerco l’amore… amore senza limiti,. senza distinzione… donne, uomini… certo, le donne le preferisco… la loro dolcezza…. I loro corpi… opere d’arte… ma anche un corpo maschile.. apollineo, mi eccita… ecco, mi definirei etero all’ 80% e omo al 20… o forse 85% e 15%...
Breve incursione nel Messico della violenza diffusa
di Fabrizio Lorusso
Il funerale del cantante messicano Sergio Gómez, volto noto del gruppo “K-Paz de la Sierra” , tenutosi il 9 dicembre scorso a Indianapolis, si unisce agli oltre 2600 celebrati negli ultimi 12 mesi per seppellire le vittime di morti violente in un Messico, la maggior parte per motivi legati al narcotraffico. Il 97% di questi delitti è rimasto impunito e non sembra che si possano intravedere delle luci in fondo al tunnel d’impunità e lentezza in cui sono incagliati le procure nazionali, quelle statali e gli organi di giustizia in generale. Purtroppo i dati che testimoniano la violenza estrema della società e i casi irrisolti rappresentano una caratteristica ormai comune a tutti i paesi dell’area latinoamericana, specialmente El Salvador, Honduras e Colombia dove, per citare un esempio drammatico, basta considerare una sola città, Cali, per avere lo stesso numero di omicidi che registra tutto il Messico, circa 2400 solo nel corso del 2007.
[La promessa dell'assassino aveva già entusiasmato il nostro redattore Mauro Gervasini (vedere qui). Altrettante lodi giungono, per vie diverse, da un altro collaboratore di Carmilla. Che quello di Cronenberg sia il vero film di Natale, per chi se ne intende?]
La vicenda di La Promessa dell’assassino prende spunto da una giovane ragazza russa che muore nel momento in cui dà alla luce una bambina in un ospedale di Londra. L’ostetrica Anna (Naomi Watts), un’inglese di padre russo, prendendo il diario della ragazza, si accorge che essa è stata violentata e maltratta. Inizia cosi una ricerca che la porta in breve tempo in contatto con una famiglia di ristoratori (in apparenza) russi, dove l’anziano proprietario, dai modi gentili e raffinati, campeggia su tutti (l’interpretazione di Armin Mueller-Stahl è di quelle che rubano la scena a tutti gli altri protagonisti), in particolare sul figlio Kirill (Vincent Cassel) e sul suo guardaspalle Nikolai (Viggo Mortensen). Nel racconto iniziale della trama ci fermiamo qui per non togliere allo spettatore il gusto di una perfetta narrazione thriller, grazie all’eccellente sceneggiatura di Steven Knight.
[NOTA: Abbiamo omesso il capitolo IV del romanzo di Carabba perché è già apparso su Carmilla: vedi qui. Si tratta di un capitolo essenziale, che consigliamo di rileggere, perché in esso il protagonista scopre i suoi "poteri paranormali".]
5. IL GIORNALISTA SULLA RUSPA
All'epoca in cui manifestavo le mie perplessità circa le apparizioni di Gesù Bambino, mi fu chiesto – forse con preoccupazione - cosa volevo fare da grande.
Il giornalista sulla ruspa! Risposi io, senza esitare.
Dissi giornalista perché volevo essere come papà. Di ruspisti invece in famiglia non ce n'erano. Ma dissi ruspa pensando a gru (non conoscevo bene le parole). Non c'erano neanche gruisti in famiglia, se è per questo. Ma io immaginavo di scrivere i miei articoli lassù per aria, in cima a una gru gialla. In alto, in bilico a cento metri da terra, lontano da tutti.
Luoghi comuni contro rom e sinti. Parte quarta: porrajmos (4 di 4)
di Alberto Prunetti
[Le prime tre parti di questo intervento si trovano qui, qui e qui] A.P.
Forse l’unico popolo che non ha mai dichiarato una guerra. L’unico popolo che non ha mai preteso un territorio da governare, che non ha mai innalzato dei “sacri” confini da difendere a suon di mitraglia.
Hanno continuato a camminare, spingendosi da oriente a occidente.
Li hanno massacrati i nazisti negli zigeunerlager e nessuno ha riconosciuto il loro olocausto.
Oggi, più che mai, sono circondati dai sospetti e da pratiche che rendono le loro esistenze sempre più marginali.
Trevis mollò una gomitata al collega.
– Siamo nella Palestina del primo secolo d.C., piantala di fischiettare canzoni che non sono ancora state scritte!
Sidney grugnì: – Ma cos'è che avevano già scritto in quest'epoca di merda?
- La Bibbia
- Che faccio, fischietto la Bibbia?
Con un’altra gomitata Trevis zittì il collega, poi gli indicò un uomo di spalle davanti a loro.
- Eccolo! – bisbigliò – L’abbiamo trovato! E’ solo, prendiamolo!
I due si avventarono sull’uomo armati d’un paio di siringhe. Lo stordirono, e lo trascinarono via.
Quando si risvegliò era legato a bordo del TimeRunner, veicolo sperimentale della NASA per il viaggio nel tempo, ideato – e poi rubato – dal dottor Horatio J. Trevis, e dal collega, Sidney.
- Qualsiasi cosa stiate cercando di farmi, sarà inutile. In verità, vi dico…
Trevis si voltò di scatto dai comandi, e gli puntò un dito contro.
- Non ci provare! Non sperare di fregarci con le tue cazzate!
Un diario lasciato da una ragazzina incinta morta di botte. Una bambina che ha fatto in tempo a vedere la luce. Una ostetrica di origine russa come la vittima che cerca di scoprire chi possa essere il padre, o un parente, della piccola. Un boss della mafia russa nascosto dietro la rassicurante e paciosa bonomia di un ristoratore. Il figlio debole e violento. L'autista con gli occhi del killer e un segreto incoffessabile. Non c'è molto di più nel nuovo film di David Cronenberg, La promessa dell'assassino.
In originale Eastern Promises, come se l'altra faccia di un giano bifronte ci parlasse di "promesse dell'Est" dopo che A History of Violence (il precedente titolo del cineasta canadese) si era occupato dell'Ovest, inteso come West, con archetipi di sangue annessi. E se nel film precedente era il fantasma di una natura criminale a irrompere nell'ordinary life dell'americano medio, ora avviene il contrario. Il mondo chiuso della mala è contaminato da una presenza non malvagia (anzi due, l'ostetrica e la bambina) e dalla possibilità di scegliere il bene.
Meno male che Ingrid Betancourt è un po' francese, meno male che è elegante e che è pure bella.
“Liberiamo il nostro cuore” come ci consiglia di fare Francesco Merlo sulle pagine de La Repubblica, e guardiamo il video di You Tube che la riprende nella selva, depressa, con il capo chino, smagrita e pallida, sorvegliata dai suoi carcerieri.
E’ quella che ognuno di noi, pur senza aver visto il video, ha immaginato fosse in tutti questi anni la condizione di Ingrid Betancourt, e quella degli altri prigionieri nelle mani dei guerriglieri.
Meno male che Ingrid invece, caro Merlo, da bella che era è diventata pallida ed emaciata, meno male che aveva le catene ai polsi, meno male che ha inviato una lettera struggente alla madre.
Meno male infine, che Ingrid Betancourt sia prigioniera delle FARC. Meno male che esista e sia viva, perchè solo questo dà una speranza di vita a tutti gli altri prigionieri.
Luoghi comuni contro rom e sinti. Parte terza: il caso L.S.C. (3 di 4)
di Alberto Prunetti
[Le prime due parti di questo intervento si trovano qui e qui] A.P.
Firenze, piazza della stazione di Santa Maria Novella. Sono circa le 23 del 5 ottobre 2007. I vigili urbani che pattugliano la zona, abituale ritrovo di tanti immigrati costretti a dormire all’aperto, identificano una coppia di rom rumeni, D.S. e D.S., e la loro bambina, L.S.C. La polizia municipale diffida il padre “a tenere la propria figlia L.S.C. in uno stato di disagio costringendola a dormire, durante tutto l’arco della giornata, all’aperto e allevandola conseguentemente in luoghi insalubri e pericolosi.” Il padre della piccola rom viene anche avvisato che “nel caso la bambina fosse rintracciata dagli organi di polizia continuamente in uno stato di disagio gli stessi, ai sensi dell’ art. 403 c.c., provvederanno a collocare la minore L.S.C. in un luogo sicuro[…]”
Ma qual è la storia di questa coppia di rom che è costretta a vivere per strada?
Sceglie una mistura di toni dal nostalgico al colto, popolare, ironico, patetico (talora poetico), ma soprattutto satirico se non corrosivo come un acido Giacomo Annibaldis, autore del breve romanzo Casa popolare vista mare (Besa, 2007, pagg. 92, euro 10,00). Siamo in una sorta di odissea quotidiana vissuta e dipanata nel corso d’un paio di decenni in un ambiente davvero fuori del tempo: un gruppo di case popolari, L’Iaccipì, IACP (Istituto Autonomo delle Case Popolari). Il volumetto è ordinato non per capitoli ma per “palazzine”, perché sono queste ultime (la “A”, la “B”, la “C”…) in un certo senso le vere protagoniste: incombenti, immobili, immutabili a fronte di eventi e vite che, quasi fossero arredo, si susseguono, alternano, ripetono e consumano in un loop temporale circolare. Perché su tutte le paure di chi abita nell’Iaccipì pende quella terribile e definitiva: il furto violento della casa che si è avuta in assegnazione. O che, comunque, “si è avuta”. Furto che può estrinsecarsi in una stupefacente gamma di modalità, sebbene tutte con finale obbligato: “smammare”, cambiare aria, “fuori dai piedi”. Con l’annessa appendice di “varia umanità”.
Cristiano Governa, Il catechista, Aliberti editore, 2007, pp. 229, € 15,00.
Conosco Cristiano Governa da tre anni. Ci siamo incontrati per la prima volta a Bologna, per la prima edizione del Festival su Cinema e letteratura. Cristiano collaborava con la Cineteca di Bologna, abbiamo gestito assieme una rassegna sulle trasposizioni filmiche dei romanzi di Jim Thompson, combattendo un caldo record e colmandolo delle nostre chiacchiere.
Abbiamo cominciato parlando di noir, di lì siamo passati alla letteratura tout court, alla musica, alla politica. Mi sono trovato davanti una mente straordinariamente ricca, ma soprattutto, per citare direttamente da Il catechista, una mente che sa porsi le domande giuste, ossia quelle che non si fanno "per sentirci rispondere ciò che abbiamo già deciso". Una mente di cui la scrittura è il braccio armato, l'emanazione diretta. Quella di Cristiano Governa è una scrittura di domanda, a sua volta; una scrittura che non esita a interrogarsi sul degrado del mondo, ma rinunciando ai sociologismi e alle spiegazioni precostituite.
Ci sono molte prospettive che permettono di scrutare, dall'esterno e dall'interno, la formidabile pièce di Valeria Parrella recentemente uscita per i tipi Bompiani, Il verdetto (€ 11). La più sbagliata delle prospettive, e al tempo stesso - come cercherò di spiegare - anche la più corretta, è ravvisarne un interludio tra una pregressa e molto celebrata produzione di racconti e il romanzo breve che sta per uscire da Einaudi, Lo spazio bianco. La prospettiva centrale, invece, è quella che permette di restare dentro il testo, in sé e per sé, sacavando in esso e osservando le potenzialità della scrittura di Parrella, che qui esce dalla semplice letteratura per aggredire l'azione extratestuale, con un lavoro che va recitato. La prospettiva centrale è quella che vede Il verdetto semplicemente per quanto è: una tragedia. In tempi di volatilizzazione della percezione del tragico, Parrella allestisce una tragedia aggiornando alcuni nuclei fondanti dell'Orestea. E' un lavoro che va a braccetto col tentativo, ormai collettivo, di ripristinare moduli epici nella narrativa di casa nostra. Però fare la tragedia, oggi, appare ancora più complesso che scrivere epica, utilizzando il genere storico e compiendo su di esso un lavoro di necessaria trasformazione.
Luoghi comuni contro rom e sinti. Parte seconda: chi ruba i bambini rom? (2 di 4)
di Alberto Prunetti
Nella prima parte dell’articolo (clicca qui) ho messo in discussione l’idea che i rom rubino i bambini italiani. La seconda parte insiste nella sua pretesa di paradossalità rispetto al senso comune. Non solo non sono i rom a rubare i bimbi italiani: sono gli italiani a rubare i bambini ai rom. Secondo alcune stime si possono contare 500 casi registrati negli ultimi venti anni. Una statistica più dettagliata è in corso d’opera presso una università veneta, ma ancora non se ne conoscono i risultati.
In genere i rom perdono i loro bambini sullo sfondo di due contesti diversi.
"Cosa resterà di quegli anni Sessanta, afferrati già scivolati via?" (Wilma)
di Lucio Angelini
Premetto che attraversavo un periodo di fastidiosa depressione. La militanza politica non aveva risolto certe mie esigenze espressive, e il gruppo da me fondato, la SI.RA, si era presto dissolto, anziché consolidarsi e raccogliere proseliti. Stavo, tuttavia, con un compagno non ancora in crisi, gran confezionatore di bombe, che era arrivato alla lotta armata clandestina dopo la solita parentesi orientaleggiante. Nessuno vi ha mai parlato dei tre gradi dell'ascesi mistica classica? A quel tempo, a me, ancora no. Cristo (così lo chiamavano, a causa di un suo intercalare) mi assicurò che il percorso altro non era che un continuum cogitatio-meditatio-contemplatio, o qualcosa del genere. Che lui l'aveva attraversato tutto, ma che, deluso, alla fine si era dato alla lotta armata. Piazzava ordigni dappertutto: ai grandi magazzini, dentro i confessionali, sotto le pantere della polizia, e non riuscivano mai a pizzicarlo.
Dopo un lungo purgatorio nelle estemporanee collane per edicole, Serge Quadruppani comincia ad avere lo spazio editoriale che gli è proprio, uscendo dalla nicchia dei suoi cultori per arrivare a un pubblico più vasto: merito della collana Marsilio Black, che pubblica la sua ultima fatica, In fondo agli occhi del gatto (192 pp., 13 euro).
Trattato europeo. Approvata la Costituzione EU a porte chiuse
di Tito Pulsinelli
[Sullo stesso tema, si consiglia di leggere le critiche al trattato espresse dall'organizzazione Attac. Un altro passo indietro della democrazia rappresentativa, e una conferma della sua crisi forse definitiva.] (V.E.)
L'Unione Europea ha una nuova Costituzione, alleluia! Fiato alle trombe, inni, giubilo, gaudio e... facciatosta.
Finalmente è stato trovato l'inghippo per aggirare l'ostacolo rapresentato dalla bocciatura sonora dei cittadini francesi e degli olandesi. La Francia e l'Olanda, infatti, rimangono gli unici due Paesi in cui fu concesso respingere alle urne l'oltranzismo liberista della élite tecnocratica continentale. Poi sospesero democraticamente tutte le consultazioni, anche quelle dei parlamenti nazionali.
Tentativo di monologo in memoria di Leonarda Cianciulli, detta anche "La saponificatrice di Correggio"
di Sashinka Gorguinpour
Sono nata a Montella di Avellino nell’anno del Signore 1893. Mia madre si chiamava Emilia di Nolfi e mio padre Mariano Cianciulli. Nessuno al mondo ha la possibilità di scegliersi il cognome, e, nel mio caso, nemmeno colei che mi ha portato in grembo per nove mesi, ha potuto decidere quello che avrebbero avuto i suoi figli.
“Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che portavano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita.”
E come avrebbe potuto? Vorrei davvero che qualcuno s’apprestasse a spiegarmi com’è possibile amare il frutto marcio di uno stupro… sì, avete sentito bene: quel Mariano, l’uomo che mi ha regalato un cognome, in una giornata qualsiasi prese una donna qualsiasi e le usò violenza. Per un’altra incomprensibile ragione Nostro Signore Iddio decise che subito dopo sarei dovuta venire al mondo proprio io e che io e solo io avrei dovuto portare un marchio maledetto per l’intera mia vita. Sangue del sangue di un gesto mostruoso.
[Leo Chiosso, paroliere, autore televisivo e cinematografico, scrittore e poeta, è morto il 25 novembre 2006, senza troppe commemorazioni. Se il suo romanzo Kuore è da tempo fuori commercio, Mondadori ha da poco pubblicato il libro Fred Buscaglione. I giorni di Fred (2007, pp. 124 con Dvd, € 19,00). Chiosso appartiene di diritto, a suo modo, alla storia del genere noir in Italia. Morera ne individua un inedito versante politico.] (V.E.)
Il ‘77 italiano per me, che all’epoca avevo 5 anni, lo vissi postumo di un lustro (nel 1982) poiché fu in quell’anno che iniziai ad avere una consapevolezza degli eventi storici e sociali che segnavano un’epoca. L’ ‘82 fu l’anno del massacro di massacro di Sabra e Shatila, della morte di Gilles Villeneuve e di Breznev, della vittoria ai mondiali di calcio in Spagna, ma per me fu anche l’anno che mi fece (ri)vivere il ‘77 e il suo vero spirito, uno spirito non necessariamente violento (come si tende a enfatizzare a sproposito di quell’anno, attraverso le tante, sicuramente troppe, parole spese in pubblico), anzi tutt’altro: uno spirito creativo gioioso, fantasioso e soprattutto impregnato di una tensione verso una libertà di sperimentazione nei campi socio-culturali e artistici ancor più evoluta di quella emersa nel fatidico ‘68.
Luoghi comuni contro rom e sinti. Parte prima: i ladri di bambini (1 di 4)
di Alberto Prunetti
[Pubblico la prima parte di questo articolo mentre i telegiornali lanciano l’ennesimo scoop su una presunta organizzazione rom dedita allo sfruttamento dei bambini. Non conosco ancora la vicenda nel merito, ma sappiamo, da altri episodi, qual è la manipolazione sensazionalistica che si cela dietro a operazioni di polizia di questo tipo. Non posso nascondere il fatto che le condizioni in cui molti bambini rom vivono siano obiettivamente negative e disumane. Il problema è che le istituzioni per queste condizioni incolpano i rom e la loro cultura, e non se stesse, che di queste condizioni sono responsabili. Se avremo notizie sugli episodi di cui oggi parlano i telegiornali – e per notizie intendo qualcosa di più del frettoloso rimpasto delle veline della questura – interverremo anche nel merito dell’episodio in questione. Per ora basterà leggere le righe che seguono per vedere come lanci giornalistici simili si sono dimostrati operazioni di criminalizzazione volte ad alimentare lo stereotipo del rom ladro, infingardo, sporco e pericoloso per il benessere dei suoi stessi figli.]A.P.
Verso Natale e durante l’estate le mie capacità matematiche si intensificavano. Ho appreso i rudimenti del calcolo grazie allo scopone scientifico. E’ vero che non sono andato molto oltre i rudimenti, ma bisogna riconoscere che è già qualcosa. Lo scopone ha inculcato in me l’idea che alla base di tutto c’è l’addizione e ha sopperito a eventuali lacune del sistema scolastico. Tre e quattro sette, sei e uno sette, e altre somme del genere, sono state - se non le prime parole che ho sentito - certo le seconde.
E’ davvero spassoso confrontare le versioni contrapposte delle prime pagine -web e cartacee - che il sistema della comunicazione ha sfornato a ridosso del referendum sulla riforma della Costituzione del Venezuela.
Una prima versione attribuiva la vittoria al SI', e nei commenti abbondavano le tinte oscure e apocalittiche sulla compiuta deriva dittatoriale del Paese sudamericano. Ha ingenuamente addentato la mela avvelenata del populismo, ora si tengano il regno millenario del Caudillo rosso!
Poi, a rotta di collo, una improvvisata seconda versione narrava l’affermazione del NO alla riforma, in cui i toni si capovolgevano, con squilli di trombe come nella marcia trionfale dell'Aida. Una risicata affermazione dell’1%, è stata celebrata come la stoccata mortale del torero che abbatte il “tiranno”. Olè!
Wu Ming 2 - Le dieci competenze del prof. Henry Jenkins
Quella che segue è la registrazione dell'intervento di Wu Ming 2 al convegno per insegnanti "Il diavolo in corpo - la Biblioteca delle Passioni Giovanili", organizzato dalla Fondazione Mondadori e svoltosi il 15 novembre 2007 in quel di Palazzo Visconti, a Milano.
Il titolo della relazione era "Scrivere in Rete", ma in realtà si parla di educazione alla Rete come strumento di una cultura partecipativa. Ne risulta una sorta di approfondimento degli ultimi capoversi scritti da Wu Ming per l'introduzione a Cultura Convergente di Henry Jenkins:
Nessuno sembra capace di attivare un confronto sulle "competenze digitali" che sempre più determinano la formazione sociale, culturale e professionale degli individui. L'Età della Partecipazione, inaugurata dalla Rete, è carica di promesse: cittadinanza attiva, consumo consapevole, creatività diffusa, intelligenza collettiva, saperi condivisi, scambio di conoscenze. Tuttavia, se ci si aspetta di vederla sorgere all'orizzonte come un'alba scontata e inevitabile, si finirà per trasformarla nel suo contrario, producendo una nuova, vasta massa di esclusi.
Oaxaca: a un anno dalla repressione del 25 novembre 2006
di Fabrizio Lorusso
[Fabrizio Lorusso è un italiano dottorando presso la UNAM, la più importante università di Città del Messico, dove insegna anche e svolge attività giornalistica. Con questo articolo inizia la sua collaborazione a Carmilla.]
Il venticinque novembre si è trasformato in una data simbolica e significativa per centinaia di migliaia di abitanti dello stato messicano di Oaxaca e per molti loro compatrioti che simpatizzano con le lotte popolari dell’ultimo anno, condotte dal movimento dei professori della sezione 22 del sindacato nazionale e, soprattutto, dalla APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), l’organizzazione della società civile che ancora vive e rivendica diritti per la parte più emarginata della popolazione.
Ci sono film che vedo e poi cerco di dimenticare, per preservare la mia mente in buone condizioni. Uno di questi è I fantastici 4. Visto prima incompleto durante una lunga trasferta aerea (e non credevo ai miei occhi), e dimenticato. Poi rivisto in dvd e dimenticato di nuovo. Rimaneva però un vago, indefinito sentore di boiata. Dato che per Robot scrivo solo critiche a film di merda, ho dovuto rivederlo una terza volta. Le mie sensazioni iniziali hanno trovato piena conferma.
Devo subito dire il lato positivo del film, direi l’unico: la graziosa Jessica Alba. Dagli extra del dvd appare stupidotta anzichenò, una specie di velina degna di Striscia la notizia. Però resta un gran bel vedere. Spero che esca prima o poi un’edizione condensata de I fantastici 4, comprendente solo le scene in cui appare lei. Tutto il resto è superfluo.
Mino aspettava tranquillo di passare il controllo bagagli. “Ho fatto bene a scegliere di tornare in aereo - pensava - Questa sera alle otto sicuramente sarò a casa.”
L’agente finì di ispezionare la valigetta col detector. Poi la aprì, rovistò dentro, e ne estrasse un paio di occhiali
- E questi? – gli chiese torvo. Mino si affrettò a scusarsi.
- Li ho scordati lì… mi dispiace... la fretta… - disse con aria mortificata.
- Sa che portare qualsiasi oggetto di vetro in aereo è reato, vero?
- Sì certo, da quando è stato scoperto quel progetto di dirottamento che prevedeva l’uso di cocci come arma da taglio
L’agente gettò gli occhiali in un piccolo tritarifiuti e li distrusse. Mino farfugliò qualcosa con aria avvilita, l’agente lo zittì perentorio.
[Proponiamo un intervento scritto a caldo da Tito Pulsinelli per www.selvas.org, appena resa nota la vittoria di stretta misura dei "no" al referendum indetto, in Venezuela, per approvare o respingere le modifiche alla Costituzione proposte da Hugo Chávez e dal suo governo. Le ragioni della sconfitta di Chávez erano in qualche misura state anticipate da Pulsinelli in un suo precedente articolo. In attesa di una riflessione più ampia dello stesso autore, consiglio a chi conosca lo spagnolo di leggere la riflessione molto lucida e dura scritta da due amici della "rivoluzione bolivariana" su Rebellión. Alcune brevi considerazioni in appendice.] (V.E.)
Il referendum per la riforma della Costituzione si è concluso con un vittoria al "fotofinish" del settore che vi si opponeva.
Si è registrato un 44% di astensioni.
Il SI alla riforma ha ottenuto il 49,2% dei voti
Il NO ha ricevuto il 50,7% dei consensi.
[Lo scorso sabato 24 novembre Bologna ha ospitato un convegno sul cosiddetto “disturbo di attenzione e iperattività", una nuova “malattia” che colpirebbe i bambini troppo vivaci. Alcuni membri del Telefono viola di Bologna hanno distribuito volantini informativi su questa pseudo-sindrome e sugli psicofarmaci di riferimento, tra cui spicca il Ritalin. Sul luogo si erano raccolti altri contestatori e mentre la tensione saliva sono volati un po' di spintoni. I “disturbatori” sono stati condotti fuori mentre sul luogo arrivava la polizia, che procedeva alla denuncia per concorso in violenza privata di due volontari del telefono Viola di Bologna e di una terza persona. Vista l'importanza della critica dei trattamenti farmacologici dell'alienazione e del disagio, riproduciamo il volantino sul Ritalin redatto dal Telefono viola.]A.P.
Il ministero della salute nel 2002 ha autorizzato la sperimentazione del RITALIN, un farmaco "dedicato" ai bambini che si appresta entro sei mesi a invadere il mercato italiano. Gli psichiatri affermano che esiste una malattia psichiatrica dell'infanzia che consiste essenzialmente nel fatto che alcuni bambini sono distratti e molto vivaci. E' bene ricordare che la definizione di una nuova malattia nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali) non richiede vere prove scientifiche.
E' sufficiente che si compili una lista di domande, osservando il bambino: bastano sei risposte positive su nove per diagnosticare la ADHD (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder).
Lo scoop di "Panorama" sulle firme per Cesare Battisti
Una brevissima nota redazionale: sul numero di Panorama [settimanale diretto da Maurizio Belpietro, nella foto] attualmente in edicola è presente un articolo di Giovanni Fasanella intitolato "Intellettuali e pallottole: quelli che firmarono per Battisti".
In esso si afferma che il "sito dell'intellighenzia di estrema sinistra Carmilla online" avrebbe eliminato la lista degli intellettuali e cittadini che nel 2004 firmarono l'appello contro l'estradizione in Italia di Cesare Battisti.
Segue una conclusione travestita da ipotesi: "qualcuno si sarà vergognato di vedere per 3 anni il proprio nome sotto quell’appello e avrà chiesto di rimuoverne la traccia".
Brillante scoop.
Peccato solo che l'elenco dei 1500 firmatari sia ancora al suo posto, esattamente lì dov'è sempre stato. Bah.
Non usiamo sotterfugi, noi. In quasi quattro anni è accaduto una sola volta che un aderente a quell'appello chiedesse, legittimamente, di ritirare la propria firma. Com'era giusto e corretto, rendemmo pubblica la sua decisione. Era la primavera del 2004.
Da allora, tutto liscio e calma piatta. E Carmilla si vergogna a tal punto di aver fatto controinformazione sull'arresto di Battisti - scelta indubbiamente impopolare - da tenere in prima pagina una finestrella dedicata al caso (vedere a destra).
Le autentiche ragioni di quella mobilitazione (non oceanica, almeno in Italia) sono state spiegate più volte. Chi volesse conoscerle è invitato a leggere le "Frequently Asked Questions" su Cesare Battisti.
Ma... allora l'articolo di Panorama su cosa si fonda?
Noi non abbiamo modo di conoscere, tantomeno di ripercorrere, il tragitto dei pensieri del dottor Fasanella o del dottor Belpietro, per cui non ci permettiamo di trarre conclusioni, nemmeno travestendole da ipotesi. I lettori sono liberi di formarsi un'opinione. Grazie e buon proseguimento.
A dicembre mia nonna disse che per Natale intendeva regalarmi delle mutande di latta. Abbassò le palpebre, prese quell’aria assorta e spiegò che mi avrebbero protetto dagli stupratori di Campo di Marte e in ogni caso – anche ammesso che uno stupratore più abile degli altri fosse riuscito a sfilarmele – le mutande avrebbero prodotto un rumore tale da dare l’allarme e qualcuno sarebbe accorso. Io immaginai il rumore delle mutande di latta come un boato assordante, tipo i timpani di un’orchestra sinfonica.
Mia nonna era un vulcano di idee, a volte fondate a volte no. Resta il fatto che in quel periodo riscuotevo un successo straordinario presso i molestatori.
Venezuela: referendum costituzionale. Costituzione e socialismo giuridico
di Tito Pulsinelli
[A poche ore dal referendum con cui i cittadini venezuelani dovranno dire sì o no a una serie di modifiche alla Costituzione, proponiamo un articolo di Tito Pulsinelli apparso su www.selvas.org. Non mancano, come si vedrà, gli accenti critici. A giorni pubblicheremo una piccola rassegna delle falsificazioni con cui i principali media italiani ed europei si accaniscono contro il "governo bolivariano" di Hugo Chávez, divenuto lo spauracchio di chi, a destra come a sinistra, si è fatto difensore di un neoliberismo ormai boccheggiante.] (V.E.)
Mancano pochi giorni (in realtà è oggi, 2 dicembre, n.d.r.) al referendum sulla sostanziosa ristrutturazione costituzionale ma non si percepisce un abnorme surriscaldamento del clima politico. Non una debordante partecipazione appassionata né l'incontrollabile avversione biliosa delle altre numerose elezioni - una all'anno! - cui ci ha abituato il novennale ciclo bolivariano. Nonostante i doviziosi sforzi del sistema mediatico per inscenare nelle piazze il canovaccio delle “rivoluzioni colorate”, Caracas non è Tbilisi o Kiev.