Gennaio 30, 2007
Zaccuri: IL SIGNOR FIGLIO
di Giuseppe Genna
Se fosse uscito un mese fa, sotto Natale, Il signor figlio di Alessandro Zaccuri (Mondadori SIS, € 17.00) sarebbe risultato, a mio parere, il romanzo più bello del 2006. Non sostengo il più importante, ma certamente il più bello. E' uno di quei casi in cui la letteratura travolge se stessa, esce da se stessa e obbliga il lettore a un'attività immaginifica prodigiosa, realmente spettacolare. Mentre quasi tutti i libri, oggi, sono passibili di diventare film, a causa della loro linearità, della leggibilità scialba che pure, magari, sorregge temi e sovrastrutture importanti, Il signor figlio esibisce una struttura, degli snodi, un sapere e una fantasmagoria - insomma un'umanità totale che è irriducibile al racconto cinematografico per quello che è diventato. Ho scritto che si tratta di un romanzo e ho volutamente sbagliato: questo è un coacervo studiatissimo di scatole cinesi in cui la centrale, la più piccola, contiene tutte le altre, compresa l'esterna. E, elemento non trascurabile, quella di Zaccuri è la lingua più bella della letteratura degli ultimi anni. Ed esiste un motivo preciso per cui lo è.
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La libera comune di Oaxaca
[Segnalo la pubblicazione di uno speciale sui fatti di Oaxaca, La libre commune d'Oaxaca, a cura della rivista marsigliese CQFD e delle edizioni L'Insomniaque. L'ultima pagina riporta un appello di Raoul Vaneigem in difesa degli insorti e una dichiarazione del forum per l'autonomia indigena, ospitato lo scorso novembre a Mezcala. Il testo indigenista è riportato di seguito, l'appello di Vaneigem si trova in italiano qui. Due sensibilità diverse per la stessa lotta] A.P.
I. Noi siamo nati nella madre terra, noi siamo in lei, siamo ospitati nel suo seno; i nostri popoli, le nostre comunità abitano la terra madre sin dall’origine: in lei le nostre vite, le nostre culture e i nostri saperi crescono e si radicano.
II. La madre terra, irrigata dal sangue dei nostri antenati, conserva la parola, la memoria e la storia dei nostri popoli, in lei vive la nostra cultura e riposano i nostri morti; pertanto non è una merce che si compra e si vende.
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Se questo è cinema
di Mauro Gervasini
Il cinema italiano subisce da sempre due ipoteche. La prima è quella neorealista: solo la rappresentazione (almeno in apparenza) realistica del contesto ha valore. La seconda, conseguenza della prima, è il senso di colpa nei confronti della commedia, genere nel quale, sullo schermo e nella vita, primeggiamo da sempre. Siccome solo il realismo è buono, per anni l'intellighenzia nostrana, con il suo fardello ideologico appresso, ha snobbato e ferocemente criticato tutto ciò che veniva considerato "popolare", da Totò a Poveri ma belli e addirittura, scopriamo oggi, Lo sceicco bianco di Federico Fellini, forse perché parlava di fotoromanzi. Se per tutto il secolo scorso è stata la prima ipoteca a contribuire pesantemente all'involuzione del nostro cinema, ora è giunto il momento di preoccuparsi della seconda.
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Gennaio 29, 2007
About THE PRESTIGE
La narrazione come gioco di prestigio
di Federica Manzon
[Proponiamo questo intervento sul film di Nolan, dopo che se ne è già animatamente discusso su Lipperatura. The Prestige sembra interrogare snodi fondamentali di un mutamento di retorica della narrazione, così come già avvenuto con Lost, che esorbitano dal prodotto cinematografico e televisivo, e interrogano l'opera letteraria e l'idea stessa del narrare. ATTENZIONE: SPOILER - Si consiglia vivamente chi ancora non ha assistito alla proiezione di The Prestige di non leggere questo intervento]
Ad attrarre in The Prestige è il doppio gioco del prestigio, condotto e tenuto fino alla fine, che incastra la struttura narrativa con la trama, secondo una necessità illusionistica dichiarata già dalla prima scena. Cutter, anziano assistente di scena, spiega a una bambina, che si saprà poi essere figlia di uno dei due protagonisti, le fasi di un trucco: la promessa, la svolta, il prestigio. La sequenza nel film però non è mai rigidamente rispettata: nell’attimo in cui il prestigio scende dal palcoscenico e investe la storia intera tutti i momenti si duplicano e vanno a crearsi punti di svolta che mettono irrimediabilmente in crisi la promessa iniziale. Si inserisce poi, mescolandosi, quello che doveva essere un elemento esterno alla messa in scena: il segreto.
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Mitologia, epica e creazione pop al tempo della Rete
Texto disponible también en ESPAÑOL |
di Wu Ming 1 e Wu Ming 2
[Questo è il terzo articolo di una serie dedicata alla complessità dell'odierna popular culture, alle narrazioni trans-mediali e alle dinamiche di creazione collettiva nell'epoca della Rete.
Il primo testo, scritto da WM1, è apparso su L'Unità il 31/12/2006 ed è stato riproposto su Carmilla con il titolo
Stephen, Lisey e la complessità pop;
il secondo, scritto da WM2, è uscito sullo stesso quotidiano il 13/01 scorso ed è stato riproposto su Giap n.6, VIIIa serie, con il titolo
Create nuovi mondi e nutrirete il cervello;
quello che segue, scritto a quattro mani da 1 & 2, è uscito su L'Unità di ieri, 28/01, con il titolo "Crescete in Rete e moltiplicatevi", integrato da un articolo di Renato Pallavicini sulla continuity nel mondo epico e mitologico dei supereroi.]
Se gettiamo uno sguardo ai rapporti tra narrazione e patrimonio mitologico nella Grecia antica dall'invasione dorica all'età classica (suppergiù dal XII al IV secolo a.C.), vediamo che il mito ha un carattere plurale e policentrico. La versione più celebre di ciascun episodio coesiste e s'incrocia con tante versioni alternative, sviluppatesi ciascuna in una delle molte comunità del mondo greco, cantate e tramandate dagli aedi locali. Aedi che non sono una casta chiusa, a differenza di quanto avviene nelle civiltà più a Oriente: i rapsodi greci non sono detentori esclusivi della facoltà di raccontare e tramandare, né selezionatori - autorizzati da un potere centrale - delle versioni "ufficiali" di ciascuna storia. La civiltà che si riorganizza dopo il crollo del mondo miceneo è (letteralmente) un arcipelago di città-stato, il potere è frammentato e non può garantire l'unitarietà del sapere né condensare l'immaginario a proprio uso e consumo. Le storie iniziano a cambiare e divergere, a diramarsi e intrecciarsi.
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La trama dell'idiozia - Seconda puntata
di Carlo Gazzotti
2. La scena giacobina (1988-89)
L’anno scolastico 1988-1989 si aprì con il mio allontanamento dalle classi quarte e quinte dell’istituto, (troppo pericolose, forse, perchè formate da maggiorenni). Le nuove classi, soprattutto la 1^, la 2^, la 3^ C di quegli anni, luogo punitivo nel quale starsene buoni e remissivi, divennero però il serbatoio dal quale sarebbero scaturiti i nuovi protagonisti di quello che continuava chilometricamente a definirsi ‘Collettivo studentesco di ricerca e di produzione teatrale’. Un gruppo che assorbiva sempre più ogni mia energia e che superava ormai le cinquanta unità. Analogamente estendevo e rafforzavo la collaborazione con la Circoscrizione n. 5 del Comune. Del resto, la sala-teatro SGB eravamo noi.
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Gennaio 28, 2007
Mailer: su THE CASTLE IN THE FOREST
di Maurizio Molinari
TUTTI I LIBRI DI NORMAN MAILER
Nel suo primo romanzo dopo un silenzio di dieci anni (l’ultimo era stato Il Vangelo secondo il figlio, del 1997) lo scrittore americano Norman Mailer dedica 480 pagine al racconto dell’incarnazione di Satana sulla Terra con la divisa delle SS. The Castle in the Forest (Il castello nella foresta, pubblicato da Random House; in Italia uscirà a ottobre per i tipi di Einaudi) è la storia del Diavolo che entra nel corpo di un SS al quale Himmler ha ordinato di scoprire la verità su Adolf Hitler: una missione che guida il lettore negli aspetti più bui e torbidi delle origini famigliari del capo del nazismo e si conclude con l’uccisione dell’SS da parte di un capitano americano, ebreo e pacifista, in un Lager liberato i cui internati chiamano «Waldschloss» (Castello nella foresta) il luogo dove hanno attraversato l’inferno dello Shoah. Arrivato all’ultima pagina il lettore ha la sensazione di aver letto un romanzo che è anche un viaggio nel nazismo ovvero del modo in cui Satana - che l’ottantatreenne Mailer nel libro chiama «Maestro» - si manifesta fra gli uomini.
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Cronache di Bassavilla 88
SAINT-GERMAIN A BASSAVILLA
di Danilo Arona
Protagonista di una memorabile saga vampiresca pubblicata in Italia dalla mai troppo lodata Gargoyle Books, il conte di Saint Germain è una celeberrima icona horror nata dalla mente di una delle grandi regine del genere, l'americana Chelsea Quinn Yarbro che scrive a raffica sin dalla fine degli anni Settanta con un attivo di oltre settanta titoli. Da Hotel Transilvania a Giochi di sangue, transitando per Il Palazzo (ma i titoli della serie sono in realtà più di venti), le avventure di questo elegante e poco conforme vampiro gentiluomo trascinano il lettore in un'Europa minuziosamente ricostruita e sospesa tra Medio Evo e romanticismo premoderno.
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Gennaio 26, 2007
Il Postmoderno e il Moderno
 di Odo Marquard
[Rispetto a molta filosofia tedesca,
il pensiero di Marquard
si presenta come un pensiero,
se non debole, certo leggero e
duttile. La concezione dell’imprescindibilità
delle scienze
dello spirito nella modernità,
che è anche la base dell’affinità
che Marquard individua tra
moderno e postmoderno, dà un contributo importante
alla determinazione di quest’ultimo - Gianni Vattimo]
Nella filosofia tedesca sembra
che le cose oggi stiano in questo
modo: vi sono sostenitori del
Moderno, sostenitori del Postmoderno
e poi ci sono io, dal momento
che sono sostenitore sia
del Moderno sia del Postmoderno.
E come può essere? Nell’ambito
di questa esposizione introduttiva,
farò al riguardo tre rapidissime
osservazioni: 1. Il Postmoderno non è il contrario
del Moderno; 2. Il Postmoderno è una parte del
Moderno; 3. Da dove viene il “post” del Postmoderno?
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Gennaio 25, 2007
DE RERUM NATURA - II parte: Dignità dell'umano e divenire animale
di Girolamo De Michele 
[Intervento letto al convegno La questione della natura umana, Firenze, 13 gennaio 2006]
Può sembrare curioso un titolo come Dignità dell'umano e divenire animale, nel quale si incontrano un concetto tratto da Pico della Mirandola ed uno deleuziano: l'antropocentrismo umanistico e l'anti-umanesimo del post-strutturalismo. Eppure un terreno d'incontro fra Pico e Deleuze esiste: è la comprensione della natura umana come potenzialità, come incompiutezza. Un secolo di ricerche antropo-filosofiche ed etno-antropologiche ha rafforzato l'idea che l'essere umano sia, per usare un'espressione di Günther Anders «l'essere che non può essere determinato, l'essere indefinito, che sarebbe un paradosso voler definire».
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Gennaio 24, 2007
Cina e India alla conquista dello spazio
di Bruce Sterling
TUTTI I LIBRI DI BRUCE STERLING
Nell'ottobre 2003 il tenente colonnello dell’Aeronautica Yang Liwei è stato il primo cinese in orbita intorno alla Terra. Meno di un anno dopo, l’India ha lanciato Edusat, un satellite di monitoraggio scientifico e tecnologico. Ci si potrebbe chiedere per quale motivo paesi in via di sviluppo come l’India e la Cina abbiano così tanta voglia di investire risorse preziose nell’esplorazione spaziale. In realtà le ragioni di queste nazioni sono più che valide, e forse più inoppugnabili di quelle che spingono, per esempio, gli Stati Uniti. Prendete il caso del fattore climatico, che in Asia può diventare anche una questione di vita o di morte. Grazie ai satelliti, si possono prevedere in anticipo tifoni, alluvioni e tempeste di sabbia, allertando tempestivamente le potenziali vittime.
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L'alta cucina del delitto
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro  Cuochi di varia estrazione si alternano quotidianamente al grottesco microonde in cui la Sinistra di lotta e di governo frigge il delicato cervello del proprio elettorato per privarlo di residue ancorché improbabili scorie critiche. Da ultimo, a sanare l’incongruità di un 64% di favorevoli al ritiro delle truppe dall’Afghanistan, si è deciso di accompagnare la pietanza con contorno spiritoso di insalata verde e radicchio rosso. Ad armonizzare i sapori è intervenuto lo chef dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, che in un'intervista rilasciata oggi a la Repubblica (Umberto Rosso, «Un dissenso limitato non è un dramma: il governo non deve andarci di mezzo», 24 gennaio 2007) si è esibita in uno spettacolare numero di haute cuisine.
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Una legge assurda, inutile, controproducente
di Valerio Evangelisti

Apprendo dai giornali che presto, su iniziativa del ministro Mastella, sarà reato passibile di detenzione negare la Shoah, e cioè lo sterminio intenzionale degli ebrei da parte del Terzo Reich. Così ci conformeremmo alle legislazioni di altri paesi europei, tipo Francia, Austria e Germania. Potremo finalmente mandare in galera i “negazionisti” (che si definiscono “revisionisti”, nel tentativo di agganciarsi a Nolte o a De Felice) locali.
Mai, secondo me, legge più assurda, idiota e pericolosa – sì, pericolosa! – fu concepita. Fa il paio con la Legge Mancino, che tentò di vietare in via giuridica le organizzazioni di estrema destra. Oggi esse proliferano, agganciate al centrodestra. Non è da profeti immaginare una proliferazione ulteriore, quando lo stesso bando riguarderà le idee.
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Gennaio 22, 2007
LA VITTIMA NUMERO 1.500.001 DEL GENOCIDIO DEGLI ARMENI
di Robert Fink
[Questo articolo è stato pubblicato sull'"Indipendent" del 20 gennaio 2007. La traduzione è di Girolamo De Michele]
Qui il video su Hrant Dink [da Youtube]
Qui un precedente intervento sul genocidio degli Armeni
Hrant Dink è diventato ieri [19 gennaio] la vittima numero 1.500.001 del genocidio degli Armeni. Un colto e generoso giornalista ed accademico, direttore del settimanale turco-armeno Agos, Dink aveva cercato di creare tra le due nazioni un dialogo che portasse ad una narrazione comune del primo olocausto del 20mo secolo. Ne ha pagato il prezzo: due pallottole nella testa e due nel corpo da parte di un assassino nelle strade di Istambul, ieri pomeriggio.
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Gennaio 21, 2007
Giorgio Bona: ERANO VOCI
di Daniela Bandini
Giorgio Bona, Erano voci, pref. A. De Filippi, ed. Il Molo, Viareggio, 2006, pp. 162, € 10,00
Erano voci è un romanzo nel quale l’autore riversa la saggezza antica dell’introspezione, l’amore, la pazienza, l’arte del dosare pause ed emozioni, e la convinzione che ogni storia personale abbia inizio e fine da una descrizione assolutamente soggettiva e non condivisibile da altri esseri umani. Un romanzo che consiglio vivamente a chi si sente affogare nel narcisismo dei dialoghi intessuti per sfoggiare cultura e non certo per introiettare, anche se momentaneamente, ciò che offre l’interlocutore.
La professione di Giorgio Bona, traduttore di poesie, fiabe e narrazioni dall’inglese e dal russo, ha certamente raffinato la sua sensibilità. Erano voci è il libro del viaggio, dell’antica arte del viaggiare, della riscoperta del percorso vero, cioè quella linea che non è unire la distanza da A a B, ma una fitta rete di accadimenti emotivi e riflessivi che portano allo stupore e all’innamoramento verso il nuovo, o il vecchio rivisitato.
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Stefano di Lauro: ÒPERÉ
di Valerio Evangelisti
 Stefano Di Lauro, ÒperÉ, ed. Besa, 2006, pp. 180, € 13,00
I romanzi e i racconti ambientati “dentro” i videogiochi, o in cui questi ultimi interagiscono con la realtà (ammesso che una realtà ci sia), cominciano a essere numerosi. E’ segno dell’imporsi di un medium che, sugli adepti, ha un impatto almeno pari a quello del cinema, e può rivelarsi persino più pervasivo.
Sta di fatto che il tema, nel suo proliferare, rischia di condurre alla noia. Per evitare il pericolo, occorrono nuove idee, nuovi approfondimenti e, perché no, nuovi linguaggi. Il primo romanzo di Stefano Di Lauro, regista e autore teatrale, riporta splendide vittorie su tutti e tre i fronti.
ÒperÉ è una rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice, ma è molto più di questo. Nello specifico, Orfeo è un trombettista jazz che inizia un videogioco pieno di insidie alla ricerca di una donna, Euridice, che vorrebbe strappare ai pixel e portare alla vita reale. Si immerge così in un mondo piovoso dominato da squallidi ipermercati e dall’odore stagnante di benzina, retto dalle feroci regole del profitto. In pratica un inferno. (Piacerebbe molto, mi sia consentita la boutade, al ministro Bersani).
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Gennaio 18, 2007
Della propaganda in tempo di guerra (11). Lessico universale ragionato
Difesa, ministro della. (II) Il professor Parisi e la via militare alla democrazia di Gaspare De Caro e Roberto De Caro  Sintesi del Nuovo Ordine. Caduto il Muro e sdoganata finalmente l’idea di guerra con il concorso dell’interventismo democratico, fin dalla prima metà degli anni Novanta la Sinistra si è affannosamente adoperata per costruire nel paese una «memoria condivisa». Una visione del passato che potesse riunire ciò che la Storia aveva separato, un patrimonio comune sul quale riedificare un genuino sentimento nazionale. Alla Camera Violante riabilitò i «ragazzi di Salò», nei palinsesti televisivi la Chiesa acquisì l’ubiquità, la «Commissione stragi» concluse il suo derisorio percorso e un settennato presidenziale scagliò il suo carme apotropaico contro le sacre ampolle padane: «un Tricolore in ogni casa!».
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Cronache di Bassavilla 87
LA GRANDE GUERRA
di Danilo Arona

UNIONE TELEPATICA - NORME INIZIALI
1. Chiunque giunga in possesso di una copia della progettata azione telepatica è pregato di darne comunicazione integrale, colle presenti norme, ad altre due persone amiche, le quali alla lor volta saranno tenute a fare altrettanto più sollecitamente possibile, affinché la Guerra Telepatica possa avere al più presto esecuzione.
2. Per l'unificazione delle energie psicofisiche occorrerà si formino gruppi di dieci persone, le quali deleghino una di loro per le ulteriori comunicazioni. Ognuna delle persone così delegate dovrà mantenersi in rapporto con altre dieci persone egualmente delegate, le quali alla lor volta creeranno un incaricato di centuria, e così di mano in mano verranno a crearsi rappresentanti di migliaia, di centinaia di migliaia di individui.
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Gennaio 17, 2007
LA VERITÀ DI GOMORRA
di Raffaele Cantone
[Raffaele Cantone è un Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Attualmente è considerato il numero uno nella battaglia ai clan più potenti della camorra imprenditrice. Le sue indagini più importanti hanno permesso di scoprire gli interessi del clan dei Casalesi in Emilia Romagna, il potere dei La Torre di Mondragone ad Aberdeen, il tentativo dei Casalesi di riciclare capitali provenienti dall'Ungheria attraverso il progetto di acquistare la squadra di calcio della Lazio, sino ai rapporti tra Parmalat e Casalesi. Di recente, grazie a indiscrezioni pervenute alla Commissione antimafia, è stato scoperto un tentativo da parte del clan Zagaria di eliminare questo magistrato: l'esplosivo era già stato ordinato alle n'drine calabresi, alleate organiche dei Casalesi.
Cantone è intervenuto (nonostante non sia solito prendere parte nei dibattiti) su Il Mattino del 13 gennaio scorso a proposito di Gomorra di Roberto Saviano, dopo che la testata aveva ospitato prese di distanza da parte di Alessandro Baricco, Raffaele La Capria e Edoardo Sanguineti. Nel valutare Gomorra al di là del giudizio estetico, il PM nota che mai un libro era riuscito a divenire strumento di lotta al potere criminale italiano.]
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Gennaio 16, 2007
Della propaganda in tempo di guerra (10). Lessico universale ragionato
Difesa, ministro della. (I) Il professor Parisi e la via militare alla democrazia di Gaspare De Caro e Roberto De Caro  Il professor Arturo Mario Luigi Parisi, approdato con indubbia vocazione al ministero eufemisticamente definito della Difesa, conclude ed esprime quasi con la sintetica efficacia di una maschera teatrale la sinistra ricomparsa nella vita politica italiana del vecchio, nefasto episodio dell’«interventismo democratico». Questo infatti, secondo tradizione, in aggiunta per buona misura alla santificazione della guerra in nome dell’Umanità, della Giustizia e del Progresso, si impegna ad accreditare democraticamente, contro ogni scetticismo, le ragioni di chi la guerra è deputato a farla, storicamente di solito altrimenti accreditato.
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Il quartiere in cui il negativo aveva la sua corte...
Tra il Luxembourg e il Jardin des Plantes, non molto lontano dal centro del mondo…
di Yves Le Manach
[Ripreso dal blog di Transnext. Yves Le Manach è un operaio parigino che da trent’anni vive a Bruxelles. In un periodo di disoccupazione ha iniziato a scrivere dei fogli volanti di critica sociale, che ha diffuso informalmente sotto il titolo di Artichauts de Bruxelles. Nel 1999 la casa editrice L’Insomniaque ha pubblicato un’antologia dei suoi “artichauts”. Ecco un brano dedicato alle memorie di un quartiere dal passato situazionista, ormai ridotto a una vetrina dell’alta borghesia di Parigi]
Terminata la guerra, lasciammo Toul-an-Neunet e tornammo a Parigi nel VI° arrondissment, in rue Saint-Placide (dove nacque il poeta Hégésippe Moreau e dove morì lo scrittore J.K. Huysmans). Ho trascorso i miei anni d’infanzia nel quartiere Sèvres-Babylone. Frequentavo la scuola materna di rue Vanneau[i] (dove vissero Karl Marx e George Darien, e dove viveva ancora André Gide), poi la scuola elementare di rue Chomel. Con mio fratello e mia sorella, più piccoli, andavamo a giocare nel giardino pubblico di Commaille o in quello del Bon-Marché[ii]. Mi recai presto all’oratorio Olier, in rue d’Assas…A quell’epoca incontravo spesso Michèle Bernstein e Guy Debord che abitavano in rue du Bac e venivano anche loro a rilassarsi nel giardino di Commaille.
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La trama dell'idiozia - Prima puntata
di Carlo Gazzotti

Introduzione. La scena astratta
Idioti e idiozia sono oggi sinonimi di stupidità, d’insensatezza, di imbecille minorità psichica. A fissare i connotati della definizione corrente qualcosa che porta alla Francia del XII secolo o, più ancora, alla terminologia medica di stampo positivista.
Non così quando ‘idiota’ e ‘idiozia’ definivano tutto ciò che era proprio dell’uomo privato, dell’individuo naturale contrapposto all’uomo propriamente detto, all’uomo pubblico, civile, esperto, politico.
Dostoevskij non c’entra, e non c’entra nemmeno Pirandello. Qualche utile indizio può essere semmai contenuto nell’espressione ‘idiotismo’. Termine che designa, in ambito linguistico, ogni espressione dialettale, provinciale, ogni ‘cretinismo’ delle piccole comunità chiuse.
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Gennaio 15, 2007
DE RERUM NATURA - parte I: Gli sbirri dell'ordine naturale
di Girolamo De Michele 
(Versione integrale dell'articolo pubblicato su Liberazione-Queer del 14 gennaio 2007)
Nel 1550, a Valladolid, l'erudito aristotelico Ginés de Sepúlveda e il domenicano Bartolomé de Las Casas, vescovo di Chiapas dusputarono sulla superiorità della civiltà cattolica europea rispetto alla natura barbara e feroce degli amerindi. A uno sguardo ingenuo la contrapposizione appare evidente. Per Sepúlveda i "selvaggi" vivono in una condizione naturale, prossimi più alle scimmie che agli uomini, in preda agli istinti ferini e privi di quella ragione che, per contro, si evidenzia nelle pratiche dei civilizzati europei. Per Las Casas, al contrario, i nativi vivono in una naturale condizione adamitica, prossima a quella di Adamo prima del peccato: sono naturalmente predisposti all'evangelizzazione, poiché la loro natura non solo non si oppone, ma prelude al messaggio culturale di cui sono portatori i missionari europei.
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Libano: i Soliti Sospetti
di Sbancor

Il Daily Telegraph del 10 gennaio 2007 riporta la notizia che la C.I.A. è stata autorizzata a effettuare “covert action” contro gli Hezbollah e in sostegno del traballante governo di Fouad Siniora.
Fin qui niente di nuovo. In fondo anche D’Alema appoggia Siniora.
E però, a leggere l’articolo, appaiono dei nomi inquietanti. La decisione è stata caldeggiata da Bandar bin Sultan, ex ambasciatore dell’Arabia Saudita a Washington, la cui moglie si dice finanziasse Al Qaeda.
Oggi Bandar è il consigliere per la sicurezza del re Abdullah. Bandar lavora per una “alleanza sunnita” che comprenda Egitto e Giordania contro lo strapotere della “Shia” e dell’Iran. Non è un mistero infatti che dopo la fine di Saddam Hussein la bilancia del potere nell’area mediorientale si sia spostata in favore degli sciiti che oggi controllano l’Iraq, buona parte del Libano e sono presenti in Bahrein e Palestina.
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Gennaio 12, 2007
La particella "mu" nella parola "comunismo"
Texto disponible también en ESPAÑOL / This text is also available in ENGLISH |
di Wu Ming.
[Anteprima da Giap n.6, VIIIa serie, "Libri, pugnalate e fichi secchi".]
[All'inizio del 2006 ricevemmo un invito da Oltremanica, dai curatori del libro Make Everything New: A Project on Communism. Nello specifico, ci era richiesto di scrivere un articolo sull'alquanto demodée parola "comunismo". Prendemmo il suggerimento alla lettera e ci concentrammo sulla parola, le sue sillabe, le sue lettere. Ne ascoltammo il suono. Distillammo tutto ciò che sapevamo di etimologia per produrre un denso, compattissimo saggetto su quelle che crediamo essere le più remote origini del vocabolo. Andammo a ritroso fino al 2500 a.C. e rinvenimmo l'ur-sillaba che giace sotto tutti gli strati della "parola C". Quella sillaba altro non è che la parola accadica per "acqua".]
Insomma, volete che vi spediamo un contributo sul comunismo.
Non su un qualunque gruppo di persone che si definiscono "comunisti".
Non su stati-nazione da operetta come il Laos o la Corea del Nord.
No, voi vi riferite proprio al nucleo concettuale del comunismo. Volete che scaviamo e tocchiamo le radici.
Grazie a comunisti e anticomunisti, oggi il comunismo sembra essere il tema più datato, impopolare e bistrattato. Il termine stesso è malfamato, adulterato, ridicolizzato, schiodato via dal discorso pubblico.
E' tempo di tornare a occuparsene.
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Gennaio 11, 2007
John Kabat-Zinn su Mindfulness
di John Kabat-Zinn
[E' uscito in tutte le librerie Mindfulness. Al di là del pensiero, attraverso il pensiero (di Zindel V. Segal, Mark G. Williams, John D. Teasdale, prefazione di Fabio Giommi, Bollati-Boringhieri, con 2 CD audio allegati, 37 euro). E' un testo in un certo senso rivoluzionario, che porta all'acme l'approccio di cura corpo/mente elaborato da John Kabat-Zinn, docente alla facoltà di medicina all'Università del Massachusettes. Pubblichiamo la sua presentazione del libro. Per informazioni sulla pratica clinica della Mindfulness, contattare il sito dell'A.I.M.]
Considero un evento di grandissima importanza l'uscita di questo libro, che mette in insieme per la prima volta, in una sintesi innovativa, quelle che abitualmente si definiscono le pratiche di meditazione orientale con le prospettive che ne scaturiscono (in questo caso, la meditazione di mindfulness), e le epistemologie e le pratiche della psicologia occidentale (in questo caso la terapia cognitiva). Questo nuovo modello terapeutico è stato messo a punto allo scopo di alleviare la sofferenza umana, e specialmente la sofferenza emozionale di chi vive la depressione. Tuttavia le implicazioni di questo lavoro vanno oltre la depressione e forniscono aperture teoriche e cliniche potenzialmente utilizzabili per un'ampia serie di disturbi affittivi.
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Gennaio 10, 2007
La vergognosa sentenza su Ustica
di Giuseppe Genna
Era prevedibile. La decisione emessa questa sera dalla Cassazione ha decretato che il processo su Ustica chiude i battenti, dietro i quali non rimane nessuno. E' la legittimazione dell'impotenza, politica geopolitica civile e incivile, di uno Stato che era sotto controllo quando il disastro aereo accadde e che, 27 anni dopo la tragedia, è sfasciato e disilluso e, in maniere diverse, impotente politicamente geopoliticamente civilmente e incivilmente.
Nessun colpevole per uno dei capitoli più vergognosi del servaggio italiano a Guerra Fredda in corso.
Ricordando che esiste una Banca dati su Ustica, allestita da un pool capitanato anni fa da Gianluca Neri, desideriamo qui riproporre alcuni nodi non sciolti nell'intricato labirinto giudiziario di quello che, a bella posta e contro il popolo italiano, è stato trasformato da dramma in affaire - e come tale risolto mediante non risoluzione.
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Stephen King: su La storia di Lisey
di Keith Blackmore
[Questa intervista, pubblicata da "Times", è stata ripresa lo scorso ottobre da Repubblica. Per la decisività che La storia di Lisey esercita sul nostro contemporaneo, probabilmente con la medesima intensità del Lunar Park di Bret Easton Ellis, e circa la quale è consigliabile leggere il determinante intervento di Wu Ming 1 apparso su Carmilla, la riproponiamo a uso dei lettori a cui fosse sfuggita. gg]
TUTTI I LIBRI DI STEPHEN KING
Posso chiederle qualcosa su La storia di Lisey? Quando ha scritto la storia originale?
"L'ho cominciata nel dicembre del 2001 e ho terminato la prima stesura verso la fine dell'estate del 2002. La prima stesura, quindi, mi ha preso circa sei mesi e poi ci ho lavorato sopra. Ci è voluto più o meno un anno, dal dicembre del 2001 al dicembre del 2002, per finire la bozza e completare il libro".
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Alexander McCall Smith: AMICI, AMANTI, CIOCCOLATO
di Daniela Bandini
Alexander McCall Smith, Amici, amanti, cioccolato, Guanda, 2006, pp. 262, € 14,50
Il personaggio della protagonista, Isabel Dalhouie, lo si ritrova in una serie di romanzi di questo autore, e ha ottenuto un grandissimo successo. In quest'opera impariamo a familiarizzare con Isabel: sui 45 anni, laureata in filosofia, direttrice della “Rivista di etica applicata”, impregnata della sua Scozia e delle sue atmosfere come un bar dell’aroma del caffè. Colta, economicamente benestante, eticamente ineccepibile, benefattrice senza ostentazione, amante della musica e deliziosa conversatrice, Isabel è quel tipo di persona di cui ti innamori sapendo che il semplice contatto con lei, l'immergersi nell’alone che lascia dietro di sé per stile, eleganza e coerenza, sono già un motivo più che sufficiente per ringraziare il giorno in cui il destino vi ha messi sulla stessa strada.
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Gennaio 09, 2007
Cronaca Vera: VIULENZA CARNALE!
Dagli archivi di Cronaca Vera, grazie alla inedita partnership con la storica rivista di informazione popolare, una chicca imperdibile: sotto (e sopra) il titolo "BRUTTI MAIALI, MI AVETE VIOLENTATA", la tragica vicenda di uno stupro comminato a una 63enne aquilana. Per citare uno strillo dell'imperdibile articolo: "tre amici attempati vanno all'osteria, bevono due bicchieri di vino, e decidono di aver diritto a qualche distrazione". E la scelta cade sulla donna, che si nega essere la madre putativa di Jimmy il Fenomeno, ma che è vedova e vive isolata. "In galera!" è l'auspicio della signora, presa di mira dai tre lubrichi sfaccendati, peraltro nemmeno motivati da assunzioni di Cialis o Viagra.
Una storia che testimonia il lato verace e oscuro della Penisola. Per leggerne la prosa quantistica e antimeditica, cliccate sull'immagine a fianco, laddove è già possibile intuire la fattezza della vittima di questa inaudita violenza sessuale.
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Il cinema shock and awe
di Mauro Gervasini

Due riflessioni sulle polemiche successive all'uscita del nuovo film di Mel Gibson, Apocalypto. La prima riguarda l'ipocrisia di chi ha invocato la censura. Come è stato fatto notare, una società che sciorina nei Tg di prima serata le fasi di un'impiccagione o mostra senza problemi uomini e donne che lavano ettolitri di sangue da strade martoriate da autobombe e kamikaze, dovrebbe solo tacere per pudore. Oltretutto la violenza del film di Gibson, senz'altro compiaciuta, è contestualizzata in un intreccio narrativo che impedisce di subirla passivamente. Lo strazio di un corpo distrattamente visto tra un bicchiere di vino e una forchettata di pasta davanti al piccolo schermo fa parte di un flusso di immagini alle quali è facile assuefarsi, mentre il sacrificio umano di un personaggio cinematografico nei confronti del quale è maturata una certa empatia costringe a elaborare anche la brutalità (della) messa in scena.
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Gennaio 08, 2007
Come un cane in chiesa
Presentazione de "La trama dell'idiozia" di Carlo Gazzotti, il nuovo romanzo a puntate di Carmilla
di Gioacchino Toni

A breve Carmilla inizierà la pubblicazione a puntate del romanzo “La trama dell’idiozia” di Carlo Gazzotti: è la storia di una follia, di un ostinato tentativo, da parte dell’autore/protagonista, docente di Materie letterarie, di combinare esperienze teatrali e scolastiche rendendole vive e partecipate. Nel racconto, una sorta di diario di bordo, l’autore intreccia riflessioni di teatrologia, spiccia quotidianità e scontri titanici con la burocrazia scolastica e le miopie di tanti suoi operatori.
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Gennaio 07, 2007
Il racket di Bush
di Tito Pulsinelli
[Tito Pulsinelli è un giornalista italiano residente da molti anni in Venezuela. Con questo articolo inizia la sua collaborazione periodica a Carmilla.]
Il (man)rovescio elettorale di Bush è il primo nodo – ad alto valore simbolico - che viene al pettine del racket petrolifero-armamentista che finanziò la sua scalata al vertice politico degli Stati Uniti. Questo racket, vorace e cinico, è andato assai oltre il fisiologico darwinismo sociale che sostanzia il liberismo in qualsiasi latitudine.
Non si è accontentato del ruolo di anti-Robin Hood: rubare la spesa sociale destinata ai poveri per distribuire diminuzioni fiscali ai ricchi. No, il racket pensava in grande ed agiva di conseguenza: ha praticamente trasferito il grosso del bilancio statale alle guerre, all’armamentismo e alle “ricostruzioni”.
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Gennaio 06, 2007
Cronache di Bassavilla 86
THE HOLE (La buca del settimino)
di Danilo Arona

Come avete già letto in più di un passaggio delle Cronache, nel sottosuolo di Bassavilla scorrono linee energetiche che null'altro potrebbero essere che le famose leys, canali virtuali di scorrimento tellurico che collegano le zone più intensamente geomagnetiche del pianeta. Ovviamente ci troviamo di fronte a un modello culturale nei confronti del quale si può anche essere del tutto scettici, ci mancherebbe altro. E' un dato di fatto però che questi nuclei di antico sapere sono parimenti presenti in diverse civiltà, magari con nomi e riferimenti diversi: ad esempio, "Linee della Schiena del Drago" nell'antica Cina e un po' in tutto il mondo asiatico che ne ha recuperato, come "linee sincroniche", gli schemi e le geometrie nel processo di definizione dei punti dell'agopuntura.
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Gennaio 04, 2007
HUGO CHÁVEZ, Uomo dell'Anno per Carmilla
di Valerio Evangelisti

Quest’anno, alla rivista Time, è capitato un curioso incidente. Ha pensato di affidare ai suoi lettori on line la scelta dell’ “uomo dell’anno”, cui consacrare la prima copertina del 2007. Pessima decisione, visto che il personaggio più votato è stato il presidente del Venezuela Hugo Chávez, seguito dal capo del governo iraniano, Mahmoud Ahmadinejad.
Di fronte a due nomi imbarazzanti, Time ha scelto una via degna di Ponzio Pilato. Ha cioè deciso di conferire il titolo di “uomo dell’anno” ai votanti stessi. La copertina è andata a un generico “popolo di Internet”.
Ebbene, Carmilla non sta al gioco e conferisce il titolo proprio al personaggio indicato dai lettori di Time. Seguono le motivazioni.
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Gennaio 02, 2007
James Bond Begins
di Mauro Gervasini

[Con questo articolo inizia la sua collaborazione regolare a Carmilla, dopo vari interventi isolati, Mauro Gervasini, critico cinematografico per Film TV, Duel e altre testate, autore del volume Cinema poliziesco francese (ed. Le Mani, 2003) e di monografie su George Romero e Walter Hill, conduttore della rubrica Zoe su Radio Popolare. Il 2007 di Carmilla si apre con un team di collaboratori tra i più compatti della Rete.] (V.E.)
Dal primo romanzo di Ian Fleming, scritto nel 1953 in piena Guerra fredda, al Casino Royale cinematografico del 2006. In mezzo ci sono stati altri 20 film e l'evoluzione di un mito senza pari, come tale quasi sempre uguale a se stesso salvo le necessarie improvvisazioni dovute alle stagioni e agli interpreti.
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Gennaio 01, 2007
Stephen, Lisey e la complessità pop
Texto disponible también en ESPAÑOL |
di Wu Ming 1, articolo apparso su L'Unità il 31/12/2006
L'odierna letteratura popolare, discendente diretta e mutante del feuilleton, ci propone strutture, linguaggi e personaggi sempre più complessi, anche in opere che scalano le classifiche con facilità e non-chalance. E' il caso dell'ultimo best seller di Stephen King, La storia di Lisey (Sperling & Kupfer, 2006, pp. 619, €18).
Zoom out: in realtà è tutta la cultura pop a essere sempre più complessa e articolata, e a richiedere a chi la fruisce un maggiore lavoro cognitivo. Un cinespettatore ibernato trent'anni fa e svegliato oggi sarebbe molto turbato non soltanto da pellicole come Syriana, The Prestige o Il ladro di orchidee, ma anche da prodotti di penultima generazione come Fight Club o I soliti sospetti. Li troverebbe astrusi, ansiogeni, impossibili da seguire. E stiamo parlando di cinema narrativo, film “di cassetta”, non di Godard.
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Cronache di Bassavilla 85
NEW YEAR'S EVIL
di Danilo Arona

Estratto da Il Porcospino, giornale online di Bassavilla.
Lettera a Tommaso
Caro Bambin Gesù...
... tranquillo! Non ho richieste improbabili o conversioni urgenti da confessarti. Non farò come John Belushi che, a spasso in montagna in una mitica scena di Chiamami aquila, accortosi di avere a pochi metri da sé un orso Grizzly, cade in ginocchio e biascica “Signore! So che ti sembrerà ipocrita in questo momento!” e prosegue con una serie di voti che ovviamente non manterrà. Niente di tutto ciò. Semplicemente avevo bisogno di parlare, forse sfogarmi, per un peso che nel corso dell’anno che si sta concludendo è diventato sempre più opprimente.
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