di Alessandra Daniele
L'ARTE DELLA GUERRA
La città era una distesa di cadaveri carbonizzati.
- Cazzo, che potenza! – esclamò ammirato il sergente Fox, uscendo dal blindato.
- Merito delle Devil’s Tears, le bombe al plasma incendiario - commentò il colonnello Granville, serafico. – Praticamente una vera e propria colata di lava incandescente che piove dal cielo – aggiunse con un gesto delle dita che ricordava un arpeggio – quasi come a Pompei, in Italia.
- Ehi, credevo che gli spaghettari fossero dalla nostra parte, quand’è che li abbiamo bombardati? – sogghignò Fox.
Granville sorrise bonario.
- Non ancora, sergente… quello di Pompei era un vulcano vero. Ma i risultati furono simili. Ecco, guardi per esempio quei due corpi laggiù – indicò il cadavere di una donna che sembrava reggere tra le braccia quello d’un bambino. Entrambe le figure apparivano carbonizzate all’istante, al punto da sembrare scolpite nella roccia lavica.
- Li guardi bene – continuò il colonnello. – Il fuoco non li ha distrutti, li ha conservati – sorrise ancora.
- Prendiamo questi due allora? – chiese Fox, infilandosi i guanti. Il colonnello annuì.
* * *
- Avanti, Marella, non farci aspettare! – ammiccò l’ingioiellata divetta sorseggiando il suo Vodka-prozac.
- Seguitemi – rispose solenne la padrona di casa, guidando i suoi ospiti. – Eccola!
- Ma è stupenda! – commentò l’ambasciatore, tra il generale brusio di meraviglia.
- Chissà quanto ti sarà costata! – aggiunse l’ereditiera.
- Sembra una madonna col bambinello – sospirò il cardinale.
- Guardate, la fiamma li ha avvinti rendendo immortale l’attimo della loro morte – mormorò l’editorialista, in tono ispirato.
- Me la sono aggiudicata dopo un’asta molto combattuta, ma valeva la spesa. – disse fiera Marella.
- Di cadaveri carbonizzati ce ne sono milioni, ma questo… be’, questo è arte!
LE MANI SULLA CITTA'
Grazie ai generatori antigravità le due grandi piattaforme circolari fluttuavano eleganti nel cielo sopra la metropoli. Ciascuna conteneva un migliaio di vip internazionali selezionati fra miliardari in neo-eurodollari, ministri theo-democon, top models cyborg, e campioni di PallaVuoto orbitale. Ballavano, bevevano, palpavano, e tiravano, fieri di essere stati ammessi nella discoteca più esclusiva del mondo, “La Disco Volante”. Dal suo attico panoramico della Golgotower Two l’ideatore e proprietario, il cosiddetto “re del lusso luccicante” Dodi Lardore, dirigeva il tutto smanettando sulla console di controllo. L’antigravità era un brevetto militare, ma Dodi aveva sempre fatto ottimi affari con le forze armate. In particolare la distribuzione ai dettaglianti delle svariate droghe transgeniche delle quali l’esercito sfruttava la produzione nei paesi occupati. Era quella ad aver fatto guadagnare a Dodi, oltre a parecchi milioni di n-eurodollari, l’esclusiva dell’antigravità per uso civile.
- Davvero puoi manovrare quelle due cose enormi da qui? – cinguettò Bilba, manovrando il coso per niente enorme di Lardore.
- Certo! E non hai ancora visto niente! – rispose lui, con una vistosa strizzata d’occhio. Bilba ridacchiò facendo sballonzolare le tette quasi fossero state vere. Dodi staccò dalla console due sottili bracciali metallici, e li indossò. Poi si alzò in piedi seminudo, aprì le braccia, e cominciò a muovere le mani come per dirigere una muta orchestra invisibile. Oltre l’ampia vetrata Bilba vide le due piattaforme ondeggiare nel cielo riproducendo esattamente i movimenti delle mani di Dodi.
Sul suo faccino scolpito dal bisturi laser si dipinse un espressione di sincero stupore, l’unica cosa genuina di lei
- Mitico!…Ma…non è pericoloso?…
Lardore sorrise bonario
- Ma no, testolina! La gravità all’interno delle piattaforme è stabilizzata in modo che in qualsiasi posizione io le metta la gente resti comunque attaccata al pavimento. Guarda!
Inclinò le mani di 45°, e poi le fece svirgolare. Anche i dischi s’inclinarono e svirgolarono, sfrecciando fra i grattacieli. Dentro i vip strillavano divertiti come sull’ottovolante. Dodi disegnò nell’aria un mezzo cerchio della morte, poi fece guizzare le mani verso l’alto.
- Guarda Bilba, undicisettembre!
Le piattaforme sfrecciarono diritte di taglio contro la Golgotower One, il primo dei tre grattacieli a forma di crocefisso scintillante. Bilba gridò. A pochi metri dall’impatto, replicando i movimenti di Lardore, s’impennarono evitandolo, e schizzarono verso il cielo.
Bilba si scatenò in un applauso.
Dodi vide riflessa nella vetrata la sua immagine stagliarsi contro il maestoso skyline della capitale.
Non poté trattenersi dall’applaudire se stesso.
Le piattaforme si scontrarono di piatto, esplodendo.
Bilba urlò di nuovo.
L’onda d’urto trasformò la vetrata in una tempesta di schegge luccicanti.
