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Il sindacoCofferati non è la causa, ma una trista conseguen- za. Non è stato lui a fare di Bologna una città gretta, chiusa e di merda. Lo era già prima e lo sarà pure dopo. "Tradizioni di ospitalità di Bologna". Quali, di grazia? Quelle dei proprietari di case che affittano in nero a cifre astronomiche, inbottendo gli appartamenti di disperati (e magari non vogliono negri e terroni)?

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di G. e R. De Caro
scacchi.jpg A conclusione e a corredo del saggio si presentano tre importanti documenti, ampiamente discussi nel testo, con l’avvertenza che mentre i primi due sono ancora leggibili ai link indicati, il terzo, l’intervento di Antonio Di Pietro, sarebbe ora davvero virtuale, se non fosse stato a suo tempo prudentemente pubblicato come fonte. A volte, si sa, in rete scripta volant: meglio premunirsi…

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di B. Sebaste
afterlifemini.jpgUn sondaggio pubblicato dalla rivista Focus rivela che due italiani su tre ai fantasmi ci crede, e uno su due ne ha visto. Che cosa significa? Dal momento che, Eduardo docet, “siamo noi i fantasmi”, dovremmo abituarci a convivere con l’inquietudine del vederci dal di fuori, duplicati, estranei, “così vicini e così lontani”, fantasmi appunto...

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di G. Genna
agambenamicomini.jpgL'amico di Giorgio Agamben è lo scritto meditativo filosofico più decisivo, il più acuminato, rivoluzionario e imprescindibile che sia apparso in questi anni in Italia...

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di Sbancor
babsicovermini2.jpgNel silenzio che solitamente circonda il genio, è uscito per Rizzoli (€ 16.50), un autentico capolavoro della letteratura italiana del III millennio, che sarà anche iniziato da poco, ma che in letteratura sembra più promettente che in politica. Sto parlando dell’opera di Babsi Jones: Sappiano le mie parole di sangue“.

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di G. Marelli
suonatrice.jpg Gianni-Emilio Simonetti ci accompagna a visitare i luoghi dell’emigrazione russa a Parigi, luoghi in cui Nastja è amata ed apprezzata per i suoi dolci, i suoi piatti baltici che la riportano indietro nel tempo: all’infanzia, alla gioventù, al primo amore. Al fatto che è meglio esser cuoca che rivoluzionaria se bisogna dirigere lo Stato… verso il suo annientamento.

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di Luca Barbieri (c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via...

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di Luca Barbieri (c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via...

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di G. Genna
babsicovermini2.jpgNon sono capace di stabilire la linea di demarcazione fra Babsi-persona e Babsi-scrittore; citando Burroughs, “tutti i miei libri sono un libro solo, un unico libro continuo. Ogni parola che scrivo è autobiografica, ogni parola che scrivo è finzione”.

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da Gnosis
cossigaintervistamini.jpg"A ben vedere il '68, con il suo spontaneismo, è la negazione del comunismo. L'immaginazione al potere è quanto di meno marxista, di più lontano dalla pretesa scientista del marxismo, che si possa pensare..."

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di D. Albano
oconnormini.jpg"Penso che noi scopriremo che Marx aveva ragione su molte cose, e che l’unico modo che noi abbiamo per continuare a esistere sia diventare più 'redistributivi'..."

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di C. Gazzotti
gazzotti5mini.jpgAnche la scelta del lavoro successivo, Il Bugiardo di Carlo Goldoni, venne concordata con i funzionari dell’ente teatrale regionale, questa volta all’interno dell’iniziativa denominata ‘Fantafrottole’ dedicata per quell’anno al tema della ‘bugia’.

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di Carlo Gazzotti 4. La scena meccanica (1991-1992) All'inizio dell'anno scolastico 1991/92 venni avvicinato da una serie di funzionari del...

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di Carlo Gazzotti 3. La scena alchemica (1989-91) Scottati sul versante politico affaristico amministrativo, nonché, naturalmente, su quello scolastico, io...

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di Alessandra Daniele La città dolente - Adesso! – ordinò il generale Treacon. Il nucleo del TimeXPand sganciato sopra la...

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di Anarcoreta [Qui la prima parte del racconto] Quando arriviamo io e Gideon, gli occhi di tutti si voltano verso...

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di Anarcoreta [Carmilla presenta un racconto in tre puntate che combina etnografia e narrativa. La narrativa sta diventando una tecnica...

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judenrein.jpgE' chiaro fin da subito (dal lungo prologo intitolato "Toccata") che Le benevole di Jonathan Littell vuole imporsi come il romanzo supremo e definitivo su Germania nazista e sterminio degli ebrei. Di questa ambizione, questa hybris che fa scavalcare ogni argine e sfidare ogni precedente narrazione sull'argomento, ho un'esperienza diretta di molti giorni. Leggere Le benevole è ritrovarsi testimoni, percossi e attoniti, di...

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di Wu Ming 1
300mini.jpgMito tecnicizzato e responsabilità del narratore. Omaggio a Furio Jesi: una lezione al DAMS di uno dei componenti del collettivo che ha partorito Manituana: retoriche, mitopoiesi, rappresentazione, autore e sguardo critico. Tutto comincia la sera in cui WM1 va al cinema a vedere 300... File audio in streaming: la voce dell'autore senza mediazioni.

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vonnegutaldvmini.jpgA tutti i non-nati, a tutti i nascituri, a tutti gli innocenti grumetti di indifferenziata nientità: Alla larga dalla vita! Io me la sono beccata, la vita. io mi sono ammalato di vita. ero anch’io un batuffolo di indifferenziata nientità, e poi , pifff, s’è aperto all’improvviso uno spiraglio, uno spioncino. Luce e rumore si sono riversati dentro il nulla...

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di G. De Michelecampoarbe.jpg
Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

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telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

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di Wu Ming [Da tempo vi parliamo di Henry Jenkins, docente al Massachusetts Institute of Technology e autore di alcuni...

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di Babsi Jones
babsicoverrcsmini.jpg[Pubblichiamo uno stralcio da Sappiano le mie parole di sangue, il quasiromanzo di Babsi Jones: torneremo a scrivere, di questo sconcertante reportage dall'umano, libro di guerra esteriore e interiore, compendio dell'alienazione brutale e brutale confessione di chi ha il coraggio di mettersi a nudo...]

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di Alberto Prunetti L’Argentina è un paese affascinante, segnato però da una tradizione repressiva e da una vocazione all’oblio che...

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Babsi Jones su Vanity Fair: "Ho scritto il sangue"

Clicca quidi Giuseppe Genna
[da Vanity Fair, 11 ottobre 2007 - versione integrale]

Virginia Woolf si è reincarnata. Vive in Italia, a Milano, e utilizza un nomme de plume non italiano: si chiama Babsi Jones. Anche la sua scrittura non sembra italiana, pare provenire da un altro continente, da profondità abissali che fanno del suo romanzo, Sappiano le mie parole di sangue (Rizzoli 24/7, 16.50 euro), un capolavoro che scuote la letteratura italiana, i cuori e le menti dei lettori e delle lettrici. C’è un cromosoma di Jack Kerouac in questa incarnazione della Woolf. Il libro di Babsi Jones può essere interpretato come un On the road, laddove la strada sia lastricata per l’inferno, un On the road map dove si entra a contatto con l’abiezione e la purezza, l’angelico e il demonico, il corpo devastato proprio e di una nazione dissolta, droghe per sopravvivere e carenza di cibo, follia e penuria di umanità.

Sappiano le mie parole di sangue è un taccuino ed è un atto di verità. Sono sette giorni di assedio subìto a Mitrovica, in Kosovo, al culmine della guerra più dimenticata e più efferata della storia europea di questi ultimi cinquant’anni. E’ tutto vero, perché Babsi Jones, come Orlando della Woolf, ha vissuto molte vite ed è finita nell’inferno dei bombardamenti, dei cecchinaggi, delle non rivelate storture ONU che hanno annichilito la ex-Jugoslavia. Giovanissima, è stata ai vertici dello showbiz musicale internazionale, in una posizione che nessun italiano si è mai sognato di ricoprire: è stata a contatto con le star mondiali del rock e del pop. Poi, di colpo, la ritroviamo reporter di guerra nel conflitto più cruento e falsificato della storia contemporanea. Sappiano le mie parole di sangue è dunque un diorama radioattivo di quell’esperienza. Ma non solo. Come ogni grande scrittore, Babsi Jones fa apparire tutto lo spettro dell’umano e dell’inumano, dalla stanza spoglia dove lei e altre tre donne sono assediate. Pensare che questo sia soltanto un libro sulla guerra è come sostenere che il Pasto nudo di Burroughs (uno dei santi protettori di Babsi Jones) è un libro di cucina. E’ la tragedia tutta dell’umanità, che viene messa in scena con una lingua che si eleva al di sopra dei fumi vaporosi della narrativa italiana: se non a livello DeLillo, siamo a livello Houellebecq – siamo cioè finalmente di fronte a un autore di dimensione internazionale. A fare da filo rosso a questa tragedia, infittita di flashback e di messaggi in bottiglie centrate da tiratori scelti, è l’Amleto di Shakespeare, che il personaggio Babsi Jones si porta dietro per tutto il libro, come un mandala o un mantra. La tragedia dell’ambiguità e della vendetta per eccellenza non riesce a guidare nell’orrore e nella tenerezza dell’inermità questa inviata di guerra, di ogni guerra, che coi suoi anfibi calpesta fango, cadaveri in decomposizione, pavimentazioni lacerate dalle esplosioni.
A differenza di Tilda Swinton, che interpretò l’Orlando di Virginia Woolf in un memorabile film, Babsi Jones è una dark lady mutevole, camaleontica per necessità di sopravvivenza, magnetica, seduttiva e urticante. La sua schiettezza è scandalosa per i molti benpensanti che ancora resistono, attaccati alla sicurezza delle loro ipocrisie. Scarnifica e si autoscarnifica, mette a nudo le colpe collettive, la cecità di un continente che ha creato un disastro, non ha suturato la ferita, ha voluto rimanere cieco di fronte al vento di morte che ha sollevato.

Babsi Jones, come sei finita in Jugoslavia? Si avverte una spinta potente, nella tua scrittura, la potenza della ricerca di verità. Perché proprio nell’occhio di un ciclone che l’Italia e l’Europa non hanno voluto guardare?

Mi sono trovata in quel non-luogo che chiamiamo ex-Jugoslavia per caso: un colpo di fulmine storico, culturale, geopolitico mentre assistevo a una conferenza stampa di Emir Kusturica. Sono inquieta, divoro informazioni, suggestioni, emozioni, ho bisogno di nuove dosi, di dosi sempre più letali. All’epoca mi occupavo di musica rock ed ero ossessionata dalla drammaturgia; volevo spostare il mio baricentro esistenziale e immergermi in “altro”. Questo “altro” è stata la dissoluzione della Jugoslavia: perfetto per me, che sono attratta dai buchi spazio-temporali, dal non detto, dalle zone interdette, dai divieti pseudomorali. Ho studiato serbocroato, ho dedicato dieci anni di vita esaminare la questione-jugo. Mi sono imbarcata in diversi viaggi balcanici. Ho fatto tutto da sola, senza mai smettere di scrivere.

E questo si avverte. la tua scrittura mostra un’urgenza quasi crudele, metastatica. Una lingua che non ha pari nel panorama italiano contemporaneo. Uno stile tragico e cinico, ma anche tenero, profondissimo, fuori dai protocolli. E infatti tu hai più volte definito il tuo libro quasiromanzo...

Io scrivo da sempre, non posso che scrivere, è una medicina, è una necessità primaria: io non esisto senza la scrittura. Alla fine di quel decennio avevo dozzine di quaderni di appunti: potevo farne un saggio, gli editori mi ronzavano intorno, ognuno con la sua sporta di suggerimenti e di metodologie. Ho scelto un approccio differente: ho ridotto tutte le mie esperienze all’essenziale, ho intrecciato fatti reali e fiction, ed è nato Sappiano le mie parole di sangue. Volevo un testo denso, tachicardico, che mandasse in frantumi le regole del gioco, che potesse innestare epica, storia medievale e reportage, autobiografismo, narr-azione, finzione. Volevo che fosse una sfida con me stessa: scrivere di crampi mestruali e della leggenda di Tito nello stesso testo, mescolare Srebrenica, la corte di Elsinore, Lynch e la questione femminile. Ricetta del caffè alla turca e rapporti desecretati CIA, truffe mediatiche e abuso di psicofarmaci: tutto quello che avevo visto o immaginato, che era germogliato in me o che avevo risucchiato dall’immaginario collettivo doveva amalgamarsi. Sappiano le mie parole di sangue è tutto questo: il surreale, l’iper-reale, la storia, la geopolitica, il mio taccuino. Ci sono molte menzogne, ma sono menzogne che conducono a verità; ci sono molte verità, ma i media mainstream ti diranno che si tratta di menzogne. Non credo che il libro vada “spiegato”: ci si affonda dentro, qualcosa accade. Come io ho accettato di mettermi in gioco totalmente, così tocca al lettore: non sono venuta al mondo per disporre didascalie, per regalare semplificazioni né rassicurazioni. La guerra che racconto è totale: è jugoslava, ma va ben oltre il territorio balcanico. Non è un testo che garantisce risposte, è un testo che scatena domande. Vado contro la miopia europea, vado contro il pacifismo trademark, vado contro me stessa, infine. La scrittura è scavo, è dubbio, è deflagrazione, è destabilizzazione — o non è.

Come spesso citi proprio dalla Woolf: “O tu, o io”. Ci sono molti libri dentro il libro e c’è una Babsi Jones protagonista, che coincide e non coincide con te.

Ci sono molti libri dentro il libro, c’è un sito web [www.slmpds.net] che ho costruito che è un’ulteriore stratificazione di livelli inediti, per cui si possono scaricare brani recitati perché la carta non poteva avere voce, si può vedere il breve film che al quasiromanzo dà corpi e terra, muri, macerie, e ci sono molte Babsi: una di loro è sempre in guerra, una si nutre di incubi, un’altra si incanta, un’altra ancora sta già lontanissima dall’esperienza jugoslava e pensa a quel che scriverà, che sarà un’altra sfida in un altro mondo. Non sono capace di stabilire la linea di demarcazione fra Babsi-persona e Babsi-scrittore; citando Burroughs, “tutti i miei libri sono un libro solo, un unico libro continuo. Ogni parola che scrivo è autobiografica, ogni parola che scrivo è finzione”.

Oltre a Babsi Jones, sono protagoniste altre tre donne. Perché quattro donne in un contesto bellico visto dall’interno, in questa peristalsi dell’orrore di cui l’umano è capace?

La scelta di creare quattro donne come protagoniste del romanzo è ponderata e politica: noncurante de Il secondo sesso di De Beauvoir, la nostra società concepisce donne-angelo del focolare, donne-oggetto, donne-Amazzone, donne-musa, donne-qualcosa che non è mai tutto, “femmine” che sono frammenti di un non-essere. Non sono persone, non c’è alterità. Le donne sono libere, ma libere per niente: ancora non si riconosce a Woolf e a Wolf, a Kane e a Plath, a Kahlo e a Claudel il diritto naturale di sedere nell’Olimpo dell’arte. Siamo, noi donne, ancora buffi animaletti da scrutare, temere, tenere a bada. Nel mio libro i maschi sono quel che le donne sono nella realtà odierna: marginali, accessori. Chiamala vendetta, se vuoi. Il potere della scrittura è anche questo: rivendicare, accusare. Ho voluto un capitolo sul mestruo, ho voluto un capitolo sull’abbandono coniugale: anche questo è guerra. Donne spezzate, incapaci di dire, tossiche, donne che impugnano armi e sparano, donne che svelano gli imbrogli militari, donne che stracciano i capolavori della grande letteratura per farne un falò. Voglio scrivere di quel che non si scrive, di quel che raramente si può dire: i mutilati, i paria, gli esclusi, i caduti. E le donne — per intero, senza le maschere che di volta in volta sono costrette a indossare per provare di esistere.

Amleto corre come un filo rosso nel libro. Cosa rappresenta per te Amleto?

L’unico Virgilio possibile in un luogo come i Balcani: perché il principe danese incarna la contraddizione, inocula il dubbio, è spinto solo apparentemente dall’esigenza di vendetta; in realtà, la sua è un’inchiesta (inquest, direbbe Shakespeare), un’esegesi esistenziale.

Da decenni non riscontravo in Italia una presenza letteraria tanto impegnata, capace di una lingua così spiazzante. Cosa riserva il futuro a Babsi Jones?

In quarta di copertina c’è un indizio: “…prima di finire nel carnaio bellico della ex-Jugoslavia, Babsi Jones è stata vista nei backstage del luccicante mondo del rock”. Il futuro della mia scrittura mi riserva, paradossalmente, un viaggio, forse allucinante, nel passato.

Pubblicato Novembre 3, 2007 12:55 AM | TrackBack

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