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Venezuela: il caso RCTV (1/2)

di Attilio Folliero (da La Patria Grande)

Hernandez.jpg[Chi legga sui quotidiani italiani le vicende della televisione venezuelana RCTV, rischia di credere che Hugo Chávez abbia compiuto chissà quale attentato alla libertà di espressione, nel rifiutarle il rinnovo della concessione a trasmettere in analogico giunta a scadenza. In realtà, contrariamente a quanto si legge, il governo del Venezuela non ha affatto “chiuso” RCTV, che resta libera di trasmettere via cavo (digitale terrestre) o via satellite. Non si comprende allora – o si comprende anche troppo bene - lo scandalo dei quotidiani vicini al centrosinistra, che invocano per Rete 4 la stessa sorte. Prevedo che enfatizzeranno la protesta degli studenti di Caracas senza precisare che si tratta di allievi delle università private della zona est – i “quartieri bene” – della capitale venezuelana, mentre gli studenti delle università pubbliche stanno esprimendo tutt’altra opinione.

Per fare chiarezza, riporto qui, dalla rivista on line italo-venezuelana La Patria Grande, un articolo del giornalista Attilio Folliero. Aggiungendo che la defunta RCTV era una tv di merda, zeppa di programmi scadenti e volgari, come le messicane Televisa e Tele Azteca, fattasi parte attiva durante il tentato colpo di Stato del 2002 in appoggio ai golpisti. Insomma, non troppo dissimile, se non in peggio, dalle reti italiane, pubbliche e private, che il centrosinistra censura, o finge di censurare. La caricatura che illustra il testo è di Hernandez, e tratta dal blog messicano El Sendero del Peje.] (V.E.)

Il caso della televisione venezuelana “RCTV” ha assunto dimensioni mondiali. Ovunque si sta parlando della “chiusura” della Televisione venezuelana “RCTV”. Il motivo per cui se ne parla é dovuto unicamente al fatto che c'é di mezzo il governo di Hugo Chávez. Ogni anno chiudono in tutto il mondo centinaia di televisioni perché le competenti autorità decidono di revocare o non rinnovare la concessione dello spettro radioelettrico per poter trasmettere, evidentemente nell’interesse superiore della collettività o per motivi stabiliti dalle leggi locali.
Da oltre un anno esiste Telesur, la televisione del Sud America, una delle poche televisioni transnazionali esistenti al mondo, assimilabile a CNN, Aljazira ed Euro News. Ebbene in Venezuela, dove è la sede di questa TV, fino a pochi mesi fa poteva trasmettere solamente via cavo, che è un servizio a pagamento e costosissmo; costa non meno di 50 dollari mensili per ricevere un pacchetto con certo numero di canali.
La mancanza di frequenze libere obbligava lo Stato venezuelano, maggiore azionista di questa televisione transnazionale a trasmettere solo via cavo. Il problema è stato parzialmente risolto per determinate zone del Venezuela, acquistando l’utilizzo delle frequenze assegnate ad altre TV, e in particolare acquistando quelle di CMT, una delle principali TV implicate nel Golpe del 2002. Si è trattato di un negozio giuridico, mediante il quale si è “chiusa” una televisione e aperta un’altra. Nessuno ha avuto niente da ridire.
Lo spettro radioelettrico è un bene pubblico inalienabile in qualsiasi parte del mondo. Lo Stato assegna le frequenze mediante un contratto di concessione, in base al quale per un determinato numero di anni le frequenze sono concesse in uso a un privato, che può ovviamente utilizzarle per trasmettere secondo le norme previste. Ossia, anche in presenza di una concessione, la TV assegnataria deve comunque sottostare a delle norme, pena la revoca immediata, oltre a possibili sanzioni amministrative e/o penali. In Italia abbiamo assistito negli anni Ottanta alla chiusura, sia pure per poche ore, delle televisioni di Berlusconi, da parte di un giudice, in quanto in quel determinato momento Berlusconi stava violando le leggi vigenti in materia. Sono situazioni assolutamente normali in qualsiasi paese.
Al termine del contratto di concessione, lo Stato può decidere di rinnovare il contratto di concessione dell’utilizzo delle frequenze allo stesso attore oppure non rinnovare il contratto e assegnare l’utilizzo di quelle stesse frequenze ad altri, o utilizzarle in prima persona.
E’ esattamente quanto succede in tutto il mondo con i beni inalienabili, ossia beni di interesse pubblico superiore che non possono essere trasferiti a titolo definitivo ai privati. Lo Stato per opportune ragioni può decidere che in un determinato momento questi beni possano essere assegnati e sfruttati da privati, riservandosi il diritto di rientrarne in possesso al termine del contratto o in qualsiasi momento, secondo i casi, secondo le leggi.
Nessuno si permette di intromettersi nelle decisioni degli Stati sovrani e sarebbe successo lo stesso anche in questo caso. Invece per RCTV si monta un affare di proporzioni mondiali. Quasi ovunque si sta parlando del governo Chávez come di un governo dittatoriale che reprime la liberta di stampa, la libertà di informazione; di un governo che chiude un canale dell’opposizione! Niente di più falso.
Il legittimo governo venezuelano che presiede Hugo Chávez non ha chiuso nessun canale dell’opposizione; non sta chiudendo RCTV. Scaduto il contratto di concessione dell’utilizzo delle frequenze, esattamente alla mezzanotte del 27 maggio 2007, ha deciso in modo legittimo e sovrano di non rinnovarlo con la società proprietaria del Canale TV “RCTV”. Dietro questa decisione ci sono motivi importanti, di interessi superiori della collettività che ha diritto a un servizio televisivo pubblico, come è in Italia e in tutti i paesi civili. In Venezuela è evidente lo squilibrio del servizio televisivo, praticamente a favore del settore privato. Anzi, quando arriva Hugo Chávez al governo, praticamente non esiste un servizio pubblico. L’unica TV pubblica, “Venezolana de Television” (VTV), invisibile alla maggioranza del popolo venezuelano, era in fase di smantellamento e privatizzazione.
Esistevano ed esistono, per contro, grandi canali privati a carattere nazionale nelle mani di poche famiglie, tra l’altro imparentate tra loro e allo stesso tempo proprietarie degli altri mezzi di diffusione dell’informazione (stampa, radio, TV via cavo e telefonia). Una concentrazione che in Italia, per esempio, non sarebbe permessa. Una concentrazione dei mezzi di informazione che é emersa chiaramente durante gli anni di opposizione durissima al governo Chávez, tra il 2001 e il 2004.

Chi scrive, in Venezuela da oltre cinque anni, è stato testimone, anzi spettatore incredulo di quanto stava accadendo. Arrivato in Venezuela nel marzo 2002, e guardando la realtà con gli occhi di un italiano. e soprattutto sulla base delle leggi italiane, rimanevo incredulo di fronte allo spettacolo cui assistevo ogni giorno.
Hugo Chávez arriva al governo vincendo le elezioni del dicembre 1998. I primi due anni di governo sono dedicati alle grandi riforme istituzionali, appoggiate da tutti, anche dai mezzi di informazione e in parte anche dall’opposizione. La nuova costituzione, ad esempio, è approvata con oltre il 90% dei voti.

I problemi arrivano quando il governo di Hugo Chávez, in nome del popolo, decide di vederci chiaro con gli introiti derivanti dall’utilizzo delle grandi risorse di cui é ricco il Paese. Si parla del Venezuela sempre in relazione al petrolio, ma ne possiede molte altre, dal gas al ferro, all’oro, alla bauxite ecc.
Ricordiamo che il Venezuela ha la riserva di petrolio accertata più grande del mondo: oltre 300.000 milioni di barili di petrolio. L’industria petrolifera era stata nazionalizzata negli anni Settanta e il Venezuela, essendo uno dei principali produttori mondiali di petrolio (attualmente produce 3 milioni di barili al giorno, ma la produzione, sulla base dei contratti stipulati, è praticamente destinata a raddoppiare entro il 2012), ricava dall’estrazione ingenti quantità di denaro. Trattandosi di impresa statale si presupponeva che queste risorse affluissero allo Stato.
Quando Hugo Chávez arriva al governo, trova una situazione disastrosa: il Venezuela produce sì tanto petrolio, ma gli introiti sono pochissimi. Colpa sia della congiuntura internazionale, con prezzi del petrolio ai minimi storici, sia della situazione interna, che vede PDVSA quasi in perdita, tanto che si parla della sua privatizzazione.
Hugo Chávez è l’artefice della risalita dei prezzi e della rinascita della OPEC: i suoi giri internazionali nei primi anni di governo, le sue viste ai principali governanti dei paesi OPEC e la congiuntura mondiale (l’enorme sviluppo capitalistico dei paesi industrializzati e della Cina, che necessitano sempre più energia, e le invasioni nordamericane) determinano un innalzamento dei prezzi.
A livello interno inizia quella ristrutturazione che toglierà definitivamente di mezzo le famiglie oligarchiche venezuelane dalla gestione del petrolio. In sostanza, fino al 2003 PDVSA, pur essendo una società statale, era gestita da una “aristocrazia” in modo clientelare e nell’interesse non solo proprio, ma anche di potenze straniere (USA).
PDVSA, l’industria petrolifera venezuelana, fino al 2003 era uno Stato dentro lo Stato e funzionava come un’ impresa privata. Il livello di autonomia di gestione era talmente alto da poter definire in tutta libertà la politica petrolifera dello stato, anzi, gli interessi dello Stato erano secondari rispetto ai propri.
Quando il governo Chávez, di fronte alle necessità di un 75% della popolazione che viveva nella più assoluta miseria, inizia a scardinare questo stato di fatto, appaiono i contrasti con l’oligarchia, che controllando i mezzi di comunicazione riesce a manipolare e influenzare una parte consistente della popolazione.
A partire dal Dicembre 2001 le tv private venezuelane smettono di fare televisione per vestire i panni dell’opposizione al governo. Si trasformano in un vero partito politico. Di fatto smettono la normale programmazione fatta di informazione e di intrattenimento con film, spettacoli e programmi vari per dedicarsi 24 ore al giorno a una continua attività propagandistica antigovernativa.
In Venezuela l’entrata sulla scena politica di Chávez aveva spazzato via tutti i partiti politici fino ad allora esistenti. Letteralmente l’opposizione politica si scioglie. Non ha nessun credito nell’opinione pubblica venezuelana. Questo ruolo viene assunto appunto dalle televisioni private, che, concentrate nella mani di poche famiglie oligarchiche, praticamente si trasformano in una sola grande catena televisiva. Ovviamente la forza della televisione è tale da riuscire a manipolare una parte consistente della popolazione, fino al punto massimo di riuscire a convogliare centinai di migliaia di persone nella famosa marcia dell’11 aprile del 2002. Gli spettatori vengono trasformati in carne da macello.

(CONTINUA)

Pubblicato Maggio 30, 2007 04:32 AM | TrackBack

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