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1_maggio_mini.jpg"Il lavoro estraniato, strappando all'uomo l'oggetto della sua produzione, gli strappa la sua vita di essere appartenente ad una specie, e muta il suo primato nel fatto che la natura gli viene sottratta".

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di Redazione
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di D. Feroldi
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di G. Toni
deangeliscovermini.jpgIl saggio di De Angelis, piuttosto che limitarsi ad una facile critica a Fukuyama, preferisce insistere nel dimostrare come le varie lotte per i beni comuni e la dignità sviluppatesi negli ultimi decenni, abbiano attraversato la gerarchia salariale planetaria mirando ad una realtà “altra”, quella dell’ “inizio della storia”.

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delillo_uomochecademini.jpgdi T. Litt
dal 'Guardian' del 26 maggio 2007. Privato di qualunque attenzione critica di spessore, "Falling Man" di DeLillo è passato quasi inosservato. Non esiste, di fatto, un ragionamento all'altezza né dello scrittore né del testo, la cui apparente "delusività" è un elemento che indurrebbe a riflessioni profonde, ma che finora ha guadagnato al grande autore americano un discredito abbastanza comico da Body Art in poi...

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di Valerio Evangelisti Puerto Escondido, Oaxaca, Messico. Scrivo da un paese che sembra sprofondato nella follia. La località in cui...

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copenhagen2009mini.jpgIl 30 novembre 2009 i governi del mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Sarà il più grande vertice sul cambiamento climatico di sempre perché si dovrà decidere se tentare di risolvere il problema: leggete e aderite all'appello di Rising Tide UK.

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di Luca Barbieri Qui le precedenti puntate. c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la...

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di S. Ricciardi
cargo.jpeg «Ero terrorizzato dal fatto di essere onesto, il più onesto possibile, e nello stesso tempo avevo anche la pretesa di ricostruire la storia, quindi tutto si gioca tra queste due esigenze. Ma chi fa la storia mente per forza…»

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di Loredana Lipperini [Claudio Vergnani, Il 18° vampiro, Gargoyle Books, 2009.] Cacciatori di vampiri metropolitani. Quale l’ispirazione? Quale il modello?...

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di Francesco Lo Duca Qui le precedenti puntate. "Sta nel nero della pelle nella festa collettiva sta nel prendersi la...

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fabbriche_big.jpg La direzione aveva annunciato la messa in mobilità per ottanta persone. Questa azienda è finita. Io ho già mandato via un sacco di curriculum. Finita. Questa fabbrica è finita.

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di Francesco Lo Duca Qui le precedenti puntate. "Sta nell'immaginazione nella musica sull'erba sta nella provocazione nel lavoro della talpa...

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di Alessandra Daniele - Perché mi avete fermato?.. - Controlliamo il suo chip subcutaneo – rispose l’agente, puntandole il lettore...

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a cura di S. Quadruppani e I. Bussonni
L'"affaire de Tarnac": il giovane Julien Coupat in carcere da sette mesi per un libro. L'oscena dimostrazione di forza di un regime totalitario e biopolitico a estensione globale.

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di Antonella Beccaria Giuseppe D'Agata è un nome che la letteratura dovrebbe tenere bene a mente. Perché, spesso, il vizio...

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terror_war.jpg La direzione che gli Stati Uniti sceglieranno di prendere definirà i prossimi confini di ground zero. Una torre per sfidare il cielo. Oppure una ameriKadammerung.

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di G. De Michelecampoarbe.jpg
Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

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telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

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di Alberto Prunetti L'affare s'ingrossa. Avevamo già segnalato su Carmilla (qui) l'uscita della prima raccolta delle storie del tremendo Don...

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I riferimenti esoterici e le formule magiche de IL CASO DI CHARLES DEXTER WARD di H.P. Lovecraft

di Valerio Evangelisti

CharlesDexterWard.jpg[Si moltiplicano le pubblicazioni di opere di Howard Phillips Lovecraft. Il pretesto è il settantesimo anniversario dalla morte dello scrittore americano. Il motivo reale è la scadenza dei diritti. Ma ben vengano entrambi, se il risultato è il magnifico saggio scritto da Giuseppe Genna sul suo sito. Da parte mia, ho partecipato al revival lovecraftiano scrivendo l'introduzione a Il caso di Charles Dexter Ward, RCS editore, già segnalato su Carmilla. La segue, nel libro, una decifrazione di tutti i riferimenti esoterici presenti nel romanzo, indirettamente polemica verso chi ha attribuito ad HPL fantasiose conoscenze iniziatiche. Propongo ora l'appendice. Il mio omaggio a Lovecraft proseguirà con il trattamento cinematografico del racconto di HPL Orrore a Red Hook, scritto per una casa produttrice spagnola ora scomparsa, e, più tardi, con l'introduzione al Charles Dexter Ward.]

Come ho già detto nella prefazione, le conoscenze di Lovecraft in tema di esoterismo appaiono molto sommarie. Tuttavia, dato che il romanzo è ricco di richiami a testi dell’occulto, forse non è superfluo precisarne fonti e significato.
Il caso si apre con una citazione, che tornerà nel racconto, attribuita a un alchimista di nome “Borello”, circa la possibilità di ricavare dai corpi umani essenze capaci di ricostituirli dopo la morte. In realtà, come ha dimostrato un ricercatore, John Dorfman, le citazioni provengono dall’opera Magnalia Christi Americana del predicatore puritano Cotton Mather (1663-1728), e furono riprese in un compendio degli scritti sulla magia di Eliphas Lévi (Alfred Charles Constant, 1810-1875) a firma di Arthur Edward Waite (1857-1943), The Mysteries of Magic, probabilmente finito nelle mani di Lovecraft.
Ciò ha indotto alcuni a ritenere che “Borello” sia un nome fittizio, e che comunque Lovecraft lo abbia citato a sproposito. Non è così. Pierre Borel (1620-1689) fu medico, scienziato e botanico francese, con frequenti incursioni nell’alchimia. Tra le sue ricerche, figura il tentativo di estrarre dalle piante essenze che ne permettessero la replica. Un esperimento che condusse soprattutto sugli agli (ala Borelli).
La citazione fattane da Lovecraft è senz’altro derivativa ed equivoca, ma più che pertinente.

Anche la formula di evocazione negromantica che ricorre nel romanzo, Per Adonai ecc., è tratta dalla raccolta di Waite di testi di Eliphas Lévi, e in particolare da Il dogma dell’alta magia, tradotto in italiano dalle Edizioni Mediterranee di Roma. Somiglia a molte altre formule con le quali, invocando il nome di Dio o degli angeli secondo le dizioni della Kabbalah, si cercava, nei grimoires, di costringere i demoni a manifestarsi.
Nessuna parola dell’invocazione è particolarmente oscura. Adonai significa “Signore”, Elohim, Jehova, Sabaoth, Gibor indicano Dio, come anche l’acronimo AGLA (Ateh Gibor Le-olam Adonai, “Tu, Signore, eternamente potente”). Almouzin e Metatron sono due angeli. Jeoshua è Gesù, Gad (erroneamente scritto God in Lovecraft) è il nome di un profeta biblico, e anche di una delle dodici tribù di Israele. La “parola profetica” (“verbum pythonicum”), “il mistero della salamandra”, “l’assemblea dei silfi” (quasi di sicuro l’espressione corretta era conventus sylphorum, e non cenventus sylvorum: salamandre, silfi o silfidi e gnomi erano rispettivamente simbolo di fuoco, aria e terra), gli “antri degli gnomi”, i “demoni del cielo” costituiscono altrettanti arricchimenti alla suggestione di un’accozzaglia di nomi che, disposti in maniera differente, figurano in molti manuali medioevali di negromanzia.
Evam è “Eva” all’accusativo, in quanto retto da Per.
Il solo “Zariatnatmik”, o “Zariatnatmick”, forse angelo, oscuro lanciatore di saette per conto dell’Onnipotente, appare per quanto ne so in un unico testo (ma non in tutte le edizioni), intitolato Le Grand Grimoire, attribuito a un veneziano di nome J. Karter, oppure Antonio del Rabbino (sic!). Si veda per esempio la ristampa anastatica - di un originale di data imprecisata (ma probabilmente tardo settecentesco) - curata nel 1987 da Brancato Editore.

Veniamo adesso alla formula enigmatica, Dies Mies Jeschet Boene Doesef Douvema Enitemaus, che, secondo Lovecraft, Pico della Mirandola avrebbe definito "la più pericolosa tra le invocazioni della magia nera”. La fonte di Lovecraft è sempre la stessa: Eliphas Lévi, che attribuisce la formula a Cornelio Agrippa. Nelle opere di quest’ultimo, però, o almeno in quelle più note (De occulta philosophia libri tres, o anche l’apocrifo libro quarto, detto Il libro del comando; tutti pubblicati in Italia dalle Edizioni Mediterranee), il Dies Mies ecc. non si trova. E’ citato, invece, nella traduzione di Samuel Liddel McGregor Mathers (1854-1918, fondatore della società esoterica inglese Golden Dawn, maestro di Aleister Crowley), di un famoso grimorio, La grande chiave di Salomone (diverso dalla clavicula, cioè la “piccola chiave”). L’ortografia è però differente, almeno nell’edizione in mio possesso (The Key of Salomon the King, The Book Tree, 1999, ristampa anastatica di un’edizione del 1914):
Dies Mies Yes-Chet Bene Done Fet Donnima Metemauz.
Una variante in Grillot De Givry, Il tesoro delle scienze occulte, SugarCo, 1988 (l’originale, intitolato Le Musée des Sorciers, Mages et Alchimistes, è del 1929):
Dies, Mies, Jeschet, Doefet, Dowina, Enitemaus.
La formula è attribuita a Pietro D’Abano (1257-1315), scienziato e alchimista perseguitato dall’Inquisizione domenicana, la quale, post mortem, ne mandò al rogo le ossa. Alcuni capitoli del De occulta philosophia di Agrippa sarebbero tratti di peso da D’Abano, secondo De Givry.
Va però notato che il Dies Mies, comunque sia scritto, non è un’invocazione negromantica, bensì un metodo per indurre gli autori di un furto a confessare. E’ molto improbabile che Pico della Mirandola ne avesse un tale terrore.
Sì, ma l’invocazione cosa significa? Difficile dirlo. Pare aprirsi con un appello a Dio, ringraziare per qualcosa di positivo e terminare con la menzione di una signora o padrona, forse araba (il suffisso –auz era una tipica traslitterazione medioevale dall’arabo). Una donna sospettata di furto e poi rivelatasi innocente?
La mia è una semplice supposizione, molto azzardata. Penso che Lovecraft fosse, sul tema, ignorante quanto me. Conosceva tuttavia il potere che hanno parole ignote sul subconscio di appassionati lettori. Il massimo teorico della magia del Medioevo, Al-Khindi, non sosteneva forse che ogni parola ha risonanze cosmiche, se pronunciata con intenzione?

Tralascio del tutto l’ultima formula magica de Il caso di Charles Dexter Ward. A parte i simboli della luna crescente e della luna calante, il resto è Lovecraft puro. Alcune frasi, come y’ai ‘ng’ngah, o h’ee, hanno assonanze con termini della religione Yoruba, però è un’ipotesi della quale dubito anch’io. E’ comunque notevole che uno scrittore “secondario” abbia spinto me e molti altri, con risultati variabili, a ragionare sui passaggi più criptici e suggestivi dei suoi testi. Ciò richiede una bella dose di abilità, e di potere seduttivo. A Lovecraft non mancavano né l’una né l’altro.

Pubblicato Maggio 29, 2007 04:12 AM | TrackBack

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