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 Jacques Le Goff, Nicolas Truong: IL CORPO NEL MEDIOEVO
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 Chiaiano e i media: riflessioni da lontano
di Carlo Loiodice In un appello per Chiaiano, firmato fra gli altri da Valerio Evangelisti e da Wu Ming, si...
 Cortigiani, vil razza dannata
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 Monaci o popolo del Tibet
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 Hadot: la filosofia come esercizio spirituale e bene comune
di N. Ordine "Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."
 Intervista a Jaume Cabré
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 Dal Kosovo all'universo: Babsi Jones (prima del commiato)
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 DISCESE ESTREME - capitolo 16
di Enzo Fileno Carabba [Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire] Tutte le puntate di DISCESE ESTREME 16. La...
 CATTEDRALE - Capitolo XII
di S. Fattori Sindacato e Direzione ci vogliono così, segmentati in minuscole unità di produzione che non si riconoscono corpo unico. Pulviscolo fastidioso che non si fa materia solida.
 CATTEDRALE - Capitolo XI
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 Armi femminili
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 AmeriKa dämmerung? – Parte II: L'eKonomia (2)
di A.D. Altieri Grandi saggi del passato ci hanno insegnato che sono due i demoni primari dell’essere umano: avidità & paura. Non necessariamente in quest’ordine. Poche categorie professionali si fanno possedere da questi due demoni come finanzieri d’assalto e agenti di borsa.
 AmeriKa dämmerung? – Parte II: L'eKonomia (1)
di A.D. Altieri Gli Stati Uniti d’America - cuspide del capitalismo rampante del Terzo Millennio, locomotiva della produzione industriale globale - continueranno a essere LA forza trainante della crescita economica planetaria. Giusto? Sbagliato.
 NEW ITALIAN EPIC
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 "NON SI FUCILA ABBASTANZA!"
di G. De Michele Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.
 Neo-irredentismo e foibe: quello che i media non dicono
di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...
 "CUORI NERI" di Luca Telese, recensito da Valerio Marchi
 "Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]
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 Emilio Lussu, rivoluzionario
di Valerio Evangelisti [Le edizioni Gwynplaine, dopo un'ottima antologia di scritti di Gramsci, hanno appena ripubblicato il saggio di Emilio...
 Da mercoledì a Milano: OFFICINA ITALIA
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 Alice disoccupata
di Chiara Cretella [E' uscita, alla fine dell'anno scorso, un'opera importante e singolare in tre volumi: AA. VV., Atlante dei...
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H.P. Lovecraft: IL CASO DI CHARLES DEXTER WARD
di Massimo Gardella
H.P. Lovecraft, Il caso di Charles Dexter Ward, BUR, trad. M. Crepax, prefazione di V. Evangelisti, € 8.60
TUTTI I LIBRI DI H.P. LOVECRAFT
È uscito in Bur lo scorso aprile Il caso di Charles Dexter Ward di H. P. Lovecraft, con una bella e ampia prefazione di Valerio Evangelisti. Lo scrittore americano, contemporaneo di innovatori della forma-romanzo come John Dos Passos, Faulkner ed Hemingway, fu un autentico antimodernista i cui echi letterari spaziano da Polidori a Poe, passando per Stoker e la struttura diaristica del romanzo del terrore.
Un libro straordinario, che evoca orrori “impossibili” e paure ancestrali descrivendone solo l’aura immonda, per usare uno degli aggettivi più amati (e abusati) dall’inventore dell’immaginario Necronomicon, il più terribile dei libri proibiti...
Per certi versi la fortuna critica di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) nei tempi in cui visse rispecchia quella di un altro autore riscoperto solo quando la sua vita stava giungendo al termine, e osannato molto dopo: Philip K. Dick. I due scrittori non possono essere più diversi, ma entrambi sono stati relegati in vita a una categoria letteraria di genere – rispettivamente horror e fantascienza pulp, in pratica la serie B – quando invece proiettavano mondi alternativi a loro modo orribili e quasi tattili in termini di visionarietà. Lovecraft li creava rivolgendosi al passato, Dick verso un futuro prossimo molto simile al presente attuale, ma in tutti e due si può respirare una comunione empatica che ha al centro un pessimismo cosmico di leopardiana memoria, ma qui inteso in senso letterale. Le divinità che popolano la cosmologia di Lovecraft, e che i personaggi dei suoi romanzi cercano di riportare nel nostro universo, sono creature animalesche guidate solo da istinti sanguinari e ferini, totalmente prive di intelligenza; allo stesso modo, in Dick, la proiezione dell’Uomo nello spazio è sempre votata al fallimento e all’inutilità più assoluta, come i coloni su Marte ne Le tre stimmate di Palmer Eldritch, che ogni santo giorno sono costretti ad arare ex novo i loro campi perché i parassiti e le tempeste di sabbia che incessantemente squassano il pianeta rosso non permettono nessun genere di coltivazioni, costringendo gli umani a trovare l’unica via di fuga nell’escapismo artificiale della droga.
Come spiega esaurientemente Valerio Evangelisti nell’ottima prefazione alla riedizione in Bur de Il caso di Charles Dexter Ward di H. P. Lovecraft, l’autore di Providence, nel Rhode Island, ha uno stile artificiosamente antiquato (il romanzo, scritto tra il gennaio-marzo ‘27 fu pubblicato postumo nel 1941 in due puntate sulla rivista «Weird Tales») e un utilizzo a volte a sproposito di avverbi e aggettivi ricorrenti usati in modo eccessivo (“immondo”, “osceno”, “orribile” e via dicendo) attraverso cui sopperisce alla descrizione delle tremende – eccone un altro! – creature evocate dai suoi negromanti. L’influente critico Edmund Wilson, che riconobbe solo la qualità dell’estro artigiano di Lovecraft, non fu mai benevolo con le opere dello scrittore antimodernista, ma oggi finalmente è possibile riscoprire l’innata fantasia e la creatività di questo autore troppo spesso scambiato – e a torto – a sua volta per un esperto occultista se non addirittura uno stregone da strapazzo. In realtà, e nel romanzo ve ne sono prove a profusione, Lovecraft utilizzava notizie e fonti alchemiche e mistiche pescate alla rinfusa e le sottometteva ai fini della sua letteratura, per citare un passo della prefazione di Evangelisti: «Il caso di Charles Dexter Ward appartiene al novero degli scritti narrativi in cui Lovecraft fonde la mitologia da lui ideata con altre, e nello specifico quella di matrice giudaico-cristiana. Tale è per esempio la classica formula evocativa che ricorre in vari punti del romanzo (...). Lovecraft la trae dal secondo volume de Le Dogme et le Rituel de l’Haute Magie di Eliphas Lévi (volume noto in Italia anche col titolo Storia della magia), e la piega ai propri fini narrativi».
Nel romanzo il lettore si trova al cospetto di un complotto ordito da un mago fuggito da Salem nel 1690 nel periodo subito antecedente la caccia alle streghe, il malefico e dannatamente affascinante Joseph Curwen, che insieme ad altri “colleghi” cerca di richiamare misteriose quanto terribili potenze dai recessi del cosmo, da una dimensione di antico terrore che ha le sue radici nei culti pre-cristiani di matrice druidica. La struttura del libro rispecchia il canone vittoriano della narrazione indiretta, in questo caso la voce che racconta i fatti che si dispiegano fino all’alba del proibizionismo negli anni ’30 utilizza la forma del carteggio e della riproduzione di dialoghi e stralci di giornale per dare corpo al mondo fittizio di orrore puro e palpabile che trasuda dalle pagine. Il giovane Charles Dexter Ward, figlio unico di una famiglia di notabili di Providence, è a tal punto ossessionato dal fascino del passato e da ciò che si cela nel sottosuolo della sua cittadina che la famiglia, grazie all’aiuto del medico di famiglia, il dottor Willet, è costretta a chiederne l’internamento volontario in un istituto, dove il giovane – che ha mutato il suo aspetto fisico per le privazioni a cui si è sottoposto e la malattia mentale che sembra averlo colpito – si chiude in un silenzio spaventoso, latore di minacce innominabili che il medico e gli altri alienisti si sforzano di risolvere. Senza nulla togliere alle scoperte del lettore, il “caso” di Charles Dexter Ward ha radici profonde, come la serie di gallerie e stanze dell’orrore che si celano sotto la maledetta fattoria di Curwen, che un gruppo di coraggiosi distrusse centocinquant’anni prima...
Molti autori, questo è quasi superfluo aggiungerlo, hanno attinto dalle visioni di Lovecraft nel creare i loro mondi inquietanti. Tra i corrispondenti dello scrittore, uno a caso, troviamo il nome di Robert Bloch, il cui Psycho ha ispirato a Hitchcock uno dei film più morbosi della sua produzione e un sacrosanto classico del terrore. Ma per restare nell’alveo della letteratura horror contemporanea va citato il maestro degli incubi di Bangor, Stephen King, che nel suo capolavoro It pone al centro della ragantela delle paure ancestrali dei giovanissimi protagonisti una creatura arrivata dai recessi dello spazio-tempo (come i Grandi Antichi di Lovecraft) e che produce incubi terrificanti e reali dalla sua tana nel profondo sottosuolo di Derry, la cittadina del Maine dove sono ambientati alcuni suoi romanzi (per esempio Insomnia). Lovecraft trasmette l’energia dell’incubo, del Male puro, tramite evocazioni di contorni, mai a figura piena, e per questo risulta ancora più spaventoso.
Da Il caso di Charles Dexter Ward il prolifico regista Roger Corman trasse nel 1963 un film, La città dei mostri (tit. or. The Haunted Palace) per la verità un libero adattamento, ma uno degli esempi più riusciti di trasposizioni da inchiostro a celluloide.
E, per concludere, il senso di malvagità senza tempo dei mostri di Lovecraft echeggia nel rampicante senziente che, uno dopo l’altro, minaccia prima la sanità mentale e poi quella fisica dei protagonisti di Rovine, l’ultimo e terrficante romanzo di Scott Smith.
Pubblicato Maggio 21, 2007 11:14 PM
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