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H.P. Lovecraft: IL CASO DI CHARLES DEXTER WARD

charlesdexterwardcover.jpgdi Massimo Gardella

frecciabr.gif H.P. Lovecraft, Il caso di Charles Dexter Ward, BUR, trad. M. Crepax, prefazione di V. Evangelisti, € 8.60
frecciabr.gif TUTTI I LIBRI DI H.P. LOVECRAFT

È uscito in Bur lo scorso aprile frecciabr.gif Il caso di Charles Dexter Ward di H. P. Lovecraft, con una bella e ampia prefazione di Valerio Evangelisti. Lo scrittore americano, contemporaneo di innovatori della forma-romanzo come John Dos Passos, Faulkner ed Hemingway, fu un autentico antimodernista i cui echi letterari spaziano da Polidori a Poe, passando per Stoker e la struttura diaristica del romanzo del terrore.
Un libro straordinario, che evoca orrori “impossibili” e paure ancestrali descrivendone solo l’aura immonda, per usare uno degli aggettivi più amati (e abusati) dall’inventore dell’immaginario frecciabr.gif Necronomicon, il più terribile dei libri proibiti...

Lovecraftcdw.gifPer certi versi la fortuna critica di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) nei tempi in cui visse rispecchia quella di un altro autore riscoperto solo quando la sua vita stava giungendo al termine, e osannato molto dopo: Philip K. Dick. I due scrittori non possono essere più diversi, ma entrambi sono stati relegati in vita a una categoria letteraria di genere – rispettivamente horror e fantascienza pulp, in pratica la serie B – quando invece proiettavano mondi alternativi a loro modo orribili e quasi tattili in termini di visionarietà. Lovecraft li creava rivolgendosi al passato, Dick verso un futuro prossimo molto simile al presente attuale, ma in tutti e due si può respirare una comunione empatica che ha al centro un pessimismo cosmico di leopardiana memoria, ma qui inteso in senso letterale. Le divinità che popolano la cosmologia di Lovecraft, e che i personaggi dei suoi romanzi cercano di riportare nel nostro universo, sono creature animalesche guidate solo da istinti sanguinari e ferini, totalmente prive di intelligenza; allo stesso modo, in Dick, la proiezione dell’Uomo nello spazio è sempre votata al fallimento e all’inutilità più assoluta, come i coloni su Marte ne frecciabr.gif Le tre stimmate di Palmer Eldritch, che ogni santo giorno sono costretti ad arare ex novo i loro campi perché i parassiti e le tempeste di sabbia che incessantemente squassano il pianeta rosso non permettono nessun genere di coltivazioni, costringendo gli umani a trovare l’unica via di fuga nell’escapismo artificiale della droga.
Come spiega esaurientemente Valerio Evangelisti nell’ottima prefazione alla riedizione in Bur de frecciabr.gif Il caso di Charles Dexter Ward di H. P. Lovecraft, l’autore di Providence, nel Rhode Island, ha uno stile artificiosamente antiquato (il romanzo, scritto tra il gennaio-marzo ‘27 fu pubblicato postumo nel 1941 in due puntate sulla rivista «Weird Tales») e un utilizzo a volte a sproposito di avverbi e aggettivi ricorrenti usati in modo eccessivo (“immondo”, “osceno”, “orribile” e via dicendo) attraverso cui sopperisce alla descrizione delle tremende – eccone un altro! – creature evocate dai suoi negromanti. L’influente critico Edmund Wilson, che riconobbe solo la qualità dell’estro artigiano di Lovecraft, non fu mai benevolo con le opere dello scrittore antimodernista, ma oggi finalmente è possibile riscoprire l’innata fantasia e la creatività di questo autore troppo spesso scambiato – e a torto – a sua volta per un esperto occultista se non addirittura uno stregone da strapazzo. In realtà, e nel romanzo ve ne sono prove a profusione, Lovecraft utilizzava notizie e fonti alchemiche e mistiche pescate alla rinfusa e le sottometteva ai fini della sua letteratura, per citare un passo della prefazione di Evangelisti: «Il caso di Charles Dexter Ward appartiene al novero degli scritti narrativi in cui Lovecraft fonde la mitologia da lui ideata con altre, e nello specifico quella di matrice giudaico-cristiana. Tale è per esempio la classica formula evocativa che ricorre in vari punti del romanzo (...). Lovecraft la trae dal secondo volume de Le Dogme et le Rituel de l’Haute Magie di Eliphas Lévi (volume noto in Italia anche col titolo frecciabr.gif Storia della magia), e la piega ai propri fini narrativi».
Nel romanzo il lettore si trova al cospetto di un complotto ordito da un mago fuggito da Salem nel 1690 nel periodo subito antecedente la caccia alle streghe, il malefico e dannatamente affascinante Joseph Curwen, che insieme ad altri “colleghi” cerca di richiamare misteriose quanto terribili potenze dai recessi del cosmo, da una dimensione di antico terrore che ha le sue radici nei culti pre-cristiani di matrice druidica. La struttura del libro rispecchia il canone vittoriano della narrazione indiretta, in questo caso la voce che racconta i fatti che si dispiegano fino all’alba del proibizionismo negli anni ’30 utilizza la forma del carteggio e della riproduzione di dialoghi e stralci di giornale per dare corpo al mondo fittizio di orrore puro e palpabile che trasuda dalle pagine. Il giovane Charles Dexter Ward, figlio unico di una famiglia di notabili di Providence, è a tal punto ossessionato dal fascino del passato e da ciò che si cela nel sottosuolo della sua cittadina che la famiglia, grazie all’aiuto del medico di famiglia, il dottor Willet, è costretta a chiederne l’internamento volontario in un istituto, dove il giovane – che ha mutato il suo aspetto fisico per le privazioni a cui si è sottoposto e la malattia mentale che sembra averlo colpito – si chiude in un silenzio spaventoso, latore di minacce innominabili che il medico e gli altri alienisti si sforzano di risolvere. Senza nulla togliere alle scoperte del lettore, il “caso” di Charles Dexter Ward ha radici profonde, come la serie di gallerie e stanze dell’orrore che si celano sotto la maledetta fattoria di Curwen, che un gruppo di coraggiosi distrusse centocinquant’anni prima...
Molti autori, questo è quasi superfluo aggiungerlo, hanno attinto dalle visioni di Lovecraft nel creare i loro mondi inquietanti. Tra i corrispondenti dello scrittore, uno a caso, troviamo il nome di Robert Bloch, il cui frecciabr.gif Psycho ha ispirato a Hitchcock uno dei film più morbosi della sua produzione e un sacrosanto classico del terrore. Ma per restare nell’alveo della letteratura horror contemporanea va citato il maestro degli incubi di Bangor, Stephen King, che nel suo capolavoro frecciabr.gif It pone al centro della ragantela delle paure ancestrali dei giovanissimi protagonisti una creatura arrivata dai recessi dello spazio-tempo (come i Grandi Antichi di Lovecraft) e che produce incubi terrificanti e reali dalla sua tana nel profondo sottosuolo di Derry, la cittadina del Maine dove sono ambientati alcuni suoi romanzi (per esempio frecciabr.gif Insomnia). Lovecraft trasmette l’energia dell’incubo, del Male puro, tramite evocazioni di contorni, mai a figura piena, e per questo risulta ancora più spaventoso.
Da frecciabr.gif Il caso di Charles Dexter Ward il prolifico regista Roger Corman trasse nel 1963 un film, La città dei mostri (tit. or. The Haunted Palace) per la verità un libero adattamento, ma uno degli esempi più riusciti di trasposizioni da inchiostro a celluloide.
E, per concludere, il senso di malvagità senza tempo dei mostri di Lovecraft echeggia nel rampicante senziente che, uno dopo l’altro, minaccia prima la sanità mentale e poi quella fisica dei protagonisti di frecciabr.gif Rovine, l’ultimo e terrficante romanzo di Scott Smith.

Pubblicato Maggio 21, 2007 11:14 PM | TrackBack

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