di Sbancor
Mi arrendo. Se solo tre parlamentari italiani hanno votato contro le missioni militari all’estero, probabilmente a me a tutti coloro che ritengono la pace un “bene indisponibile” non resta che la via dell’esilio. Il 23 gennaio il sondaggio IPR svolto per Repubblica dava il 56% degli italiani favorevoli al ritiro dall’Afghanistan. Il 20 febbraio eravamo al 54%. L’8 marzo il 70% è favorevole a restare, diviso fra un 50% che subordina il ritiro alle decisioni Nato e un 20% che dice al massimo per un altro anno. Se il Governo non va verso i sondaggi, i sondaggi andranno verso il Governo.
Pare che il Molto Onorevole Massimo D’Alema abbia detto a Bruxelles, a proposito dei morti afghani degli ultimi giorni: “Sono morti molti civili innocenti e questo richiede una riflessione molto seria perché le cose possono andare meglio. Ad esempio non uccidere civili potrebbe contribuire”. Inorridito mi accorgo che mai potrò superare l’inarrivabile humour noir del nostro Ministro degli Esteri.
Si, onorevole D’Alema, potrebbe “davvero contribuire”. Potrebbe contribuire a non fare mancare i voti al suo governo. Obiettivo encomiabile: ma mi chiedo quanti afghani dovremo comunque uccidere nei prossimi mesi per tenere in piedi il suo governo?
Perché di questo si tratta. Non mi fraintenda, Onorevole, non intendo quanti ne uccideranno americani e britannici, ché tanto loro ci sono abituati, ma quanti ne dovremo massacrare materialmente noi, italiani “brava gente”. Eppure Lei dovrebbe conoscere la situazione sul “campo”.
Il 18 febbraio un sito vicino all’intelligence indiana spiegava con dovizia di particolari come in previsione della controffensiva NATO verso ovest, i guerriglieri avessero spostato truppe verso est, nella regione di Helmand, riprendendo la provincia di Musa Qala alle truppe britanniche. Da quest’area minacciano Herat dove sono dislocate le truppe italiane. Eppure Peace Reporter l’aveva informata in anticipo sui giornali italiani.
Era il 21 febbraio. Il 3 marzo esplodeva la bomba nella Herat che uccideva una soldatessa spagnola a poca distanza da un nostro convoglio Quasi contemporaneamente almeno trecento talebani hanno occupato per qualche ora il capoluogo del distretto di Bakwa, nella provincia di Farah, sotto comando italiano.
Poi il rapimento di Mastrogiacomo. La missione di pace fra qualche ora, qualche giorno o qualche settimana diventerà una missione di guerra. E la differenza nelle regole di ingaggio fra “peace enforcement” e “peace keeping”, fra mandato ONU e comando NATO si rivelerà per quello che è: un guazzabuglio diplomatico nel migliore dei casi, una “pezza a colori” nel peggiore. L'Isaf era stata autorizzata dal Consiglio di sicurezza con la risoluzione 1386 del dicembre 2001, per assistere l'autorità ad interim afghana a Kabul e dintorni: fino all'agosto 2003 essa è stata di fatto una missione Onu. Ma l'11 agosto 2003 la Nato ha annunciato di avere «assunto il ruolo di leadership dell'Isaf, forza con mandato Onu». Solo nel febbraio 2006 il Consiglio di sicurezza l'ha riconosciuta. Ora la missione Isaf è inserita nella catena di comando del Pentagono ed è guidata dal generale americano Dan K. McNeill.
Si legga cosa ne pensa un generale italiano Fabio Mini.
Onorevole: si ricorda il motivo per cui si andò in Afghanistan? Inizialmente bisognava arrestare Osama bin Laden. Già allora ebbi qualche perplessità. Poi bisognava “esportare la democrazia”, prodotto made in USA a cui forse speravamo di aggiungere un po’ di made in Italy, che so, i vestiti di Valentino al posto dei Burka…
Ormai si parla solo di difendere il regime del “Sindaco di Kabul”, quel Karzai che ha un fratello noto trafficante di droga,
Ma diciamolo chiaramente, Onorevole, a Lei di questo non importa assolutamente nulla. Si è addirittura inventato una “Conferenza Internazionale di Pace” di cui si discute solo in Italia – caso unico nella storia delle conferenze internazionali – pur di raggiungere il primo obiettivo: spuntare le ali alla sinistra cosiddetta “radicale”.
La novità politica però è che l’UDC abbia trascinato tutta la CdL a votare per Lei e per la sua politica estera, il che trasforma la sinistra radicale da “utili idioti” in “idioti inutili” e riapre nuove ed entusiasmanti prospettive di grandi centri, grandi coalizioni, convergenze, governi moderati con cui fare le, “sempre” indispensabili, riforme. Ma soprattutto fa sempre più assomigliare la nostra democrazia a quelle democrazie “evolute” in cui sulle questioni definite di “interesse nazionale” non si discute. Siano esse le guerre, gli interessi dei grandi gruppi economici, le riforme ovviamente liberali e il progresso del libero mercato.
E se qualcuno dei nostri ci rimette la pelle in Afghanistan siamo sempre pronti per i funerali di Stato e Bruno Vespa ha una trasmissione pre-registrata sui “nostri ragazzi in Afghanistan”.
Ma ha ragione Lei Onorevole, Lei ha vinto e “il popolo della pace” ha perso. Buon lavoro, Onorevole, e soprattutto buona Guerra! Forse gli americani stavolta si fideranno di Lei e la lasceranno governare. Almeno ancora per un po’… poi si vedrà.
A chi si oppone a tutte le guerre non resterà che stare fuori dal Parlamento, come accade, peraltro, in tutti i paesi “democratici”. Non si preoccupi Onorevole: noi, per strada, ci staremo benissimo!


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