Dicembre 30, 2006
Che c'è da ridere?
di Mario Benedetti

[Quale regalo di fine anno, Carmilla offre una nuova poesia dell'uruguaiano Mario Benedetti, che tanto consenso ha suscitato tra i nostri lettori. Si tratta di versi scritti per la cantante Nacha Guevara, su musica di Alberto Favero. Esiste della poesia una versione non cantata, leggermente diversa. La traduzione è del sottoscritto, con tutti i limiti che ne derivano. Su Mario Benedetti suggerisco un bel documentario in spagnolo, visibile qui.] (V.E.)
In una nitida foto del giornale,
Signor ministro dell’impossibile,
La vedo ridente e in preda all’euforia,
E soddisfatto del suo viso volgare.
Mi tolga una curiosità, signor ministro.
Di cosa ride?
Di cosa ride?
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Dicembre 29, 2006
Potassa (3): "...in pubblico non godeva di stima, ma era temuto"
di Alberto Prunetti
[Memoria sommersa e insubordinazione popolare: terza e ultima puntata degli estratti da Potassa, edito da Stampa Alternativa. I precedenti post si trovano qui e qui]
13 luglio 1921. Un pomeriggio estivo come tanti, a Potassa, stazione di Gavorrano, nella Maremma grossetana. Un pomeriggio caldo, coi campi che cominciano a ingiallire, i contadini che bestemmiano sotto il sole, senza vento: la vita di sempre. D’un tratto un punto nero, lontano sulla linea dell’orizzonte, comincia a sollevare prima polvere, poi rumore, un fastidio che entra nelle orecchie cerose del barrocciaio Sandrini e lo disturba più dei tafani che da ore torturano le orecchie dei suoi muli. Il punto nero si fa più grande: è un autocarro. Il Santini scorge gli abiti neri degli individui che occupano l’automezzo: sono fascisti, si muovono da un paese all’altro dell’Alta Maremma per “bonificarla” dei tanti sovversivi che rendono la vita difficile ai signori. Giunto nei pressi di Potassa, l’autocarro dei fascisti è costretto a fermarsi bruscamente. Il barrocciaio Santini si è messo di traverso alla strada e impedisce il passo agli “italianissimi”. L’individuo si ostina, nonostante le minacce, nel suo proposito. Ne nasce una disputa, e il barrocciaio viene ferito da un colpo di rivoltella. I fascisti liberano la strada e si rimettono in movimento. Ma c’è un uomo che tenta di inseguirli. È il cognato del barrocciaio, si chiama Domenico Marchettini.
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Maggio 68, i movimenti sociali in Francia e Les amants réguliers
(considerazioni agitate di un sessantottino non pentito)
di Serge Quadruppani (trad. di Maruzza Loria)

Nel marzo 2006, il movimento detto "anti CPE" (anti-contratto per il primo impiego, n.d.t.) ha sollevato una buona parte della gioventù francese, e dietro a essa, della popolazione, contro un progetto di legge che aggrava la precarietà dei giovani. Nei dintorni della Sorbona, in mezzo alla folla dei giovani e meno giovani che andavano e venivano a seconda delle cariche poliziesche, che discutevano e cantavano e gridavano e che stavano sviluppando quella tattica la cui efficacia si rivelerà nelle settimane successive, la tattica "a stormi di passeri", mi ritornavano in testa alcune scene del film di Philippe Garrel Les amants réguliers. Mi dicevo allora che era questa la cifra del grande cinema: quando le immagini che si sono viste alcuni mesi prima, vi ritornano all'improvviso e mostrano la loro influenza sulla vita stessa.
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Dicembre 28, 2006
La Cina invade l'Africa
di Irene Panozzo
“I primi anni del nuovo secolo testimoniano una continuazione dei profondi e complessi cambiamenti della situazione internazionale e l’ulteriore avanzamento della globalizzazione. (…) La Cina, il più grande paese in via di sviluppo del mondo, segue la via dello sviluppo pacifico e persegue un’indipendente politica estera di pace. (…) Il continente africano, che comprende il più gran numero di paesi in via di sviluppo, è una forza importante per lo sviluppo e la pace del mondo. Le nuove circostanze creano nuove opportunità per le relazioni tra Cina e Africa, tradizionalmente amichevoli.”
Inizia con queste parole il documento programmatico che il governo di Pechino ha presentato il 12 gennaio 2006. Un documento non a caso intitolato “La politica della Cina in Africa”, che fotografa e allo stesso tempo costituisce la punta dell’iceberg di un fenomeno di ampia portata, in atto da anni ma sempre più all’ordine del giorno nelle riflessioni che riguardano l’Africa: la penetrazione cinese nel continente.
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Amélie Nothomb: ANTICHRISTA
di Chiara Cretella
Amélie Nothomb, Antichrista, Voland, 2004, pp. 128, € 13,00
[Il 31 ottobre Carmilla ha proposto l'incipit di Antichrista di Amélie Nothomb, seguito da un commento molto elogiativo sull'autrice tratto da La Stampa. La nostra "vecchia" collaboratrice Chiara Cretella ci manda una recensione di diverso tono, che pubblichiamo volentieri.] (V.E.)
TUTTI I LIBRI DI AMÉLIE NOTHOMB
Blanche è un’adolescente introversa, sempre immersa nei sogni della letteratura, incapace di gestire i rapporti con i suoi coetanei. Il suo unico piacere è la lettura, ed in essa s’immerge per sfuggire alle inquietudini che le lancia il suo corpo: «La lettura non è un piacere sostitutivo. Vista dall’esterno, la mia esistenza era scheletrica; vista dall’interno ispirava quello che ispirano gli appartamenti il cui unico mobilio è una biblioteca sontuosamente stracolma di libri: l’ammirazione gelosa per chi non si sovraccarica del superfluo e trabocca del necessario». Ma un giorno, a scuola, Blanche è avvicinata da Christa, una bellissima ragazza che tutti i suoi compagni adorano.
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Dicembre 27, 2006
Thomas Pynchon: AGAINST THE DAY
di Tommaso Pincio
TUTTI I LIBRI DI THOMAS PYNCHON
Apparso nelle librerie americane in prossimità del Giorno del Ringraziamento, dopo un'attesa protrattasi per quasi un decennio, il nuovo Pynchon non ha certo ricevuto una calorosa accoglienza. Com'era prevedibile, tra i più veementi stroncatori si è prontamente distinta l'acidula Kakutani che pure aveva apprezzato il precedente Mason & Dixon. Per il critico del New York Times il libro «sembra l'imitazione di un romanzo di Pynchon scritta da un suo accanito quanto grossolano fan sotto l'effetto di qualche stupefacente». Pareri dello stesso tenore sono stati espressi da una nutrita schiera di detrattori. Chi lo ha definito un libro senza capo né coda; chi un Moby Dick senza capitano Achab né balena; chi ha ipotizzato che nemmeno Pynchon capisce quel che scrive.
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Swingin' Sheckley
di Alessandra Daniele
TUTTI I LIBRI DI ROBERT SHECKLEY
Il primo anniversario della morte di Robert Sheckley è passato da poco, ma consolatorie celebrazioni ufficiali non gli si addicono. Non c’è niente di consolatorio nella sua narrativa. Al contrario è beffarda, sarcastica, iconoclasta, mirata allo spiazzamento cosmico del lettore. Fatta per smontare l’universo a partire dalla superficie delle convenzioni sociali, fino alle fondamenta delle leggi fisiche. Dimostrare l’assurdità di qualsiasi certezza di comodo, strappando la maschera della realtà per svelare l’inquietante nulla che la indossa.
Robert Sheckley esordisce negli anni ‘50 nel settore della sf sociologica – che fa capo soprattutto alla rivista “Galaxy” di Horace Gold – e contribuisce decisamente a fondarne la grandezza. I suoi racconti sono proiettili infallibili che inchiodano con la forza micidiale del paradosso e dell’ironia visionaria tutte le principali tendenze socio-politiche sviluppatesi dai suoi ai nostri tempi, e le eterne questioni etico-filosofiche che sottendono.
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Dicembre 26, 2006
Vincenzo Ruggiero: DEVIANZA E LETTERATURA 2/2
di Gioacchino Toni

Blues per l’uomo bianco di James Baldwin e Paura di Richard Wright consentono a Vincenzo Ruggiero di affrontare il modo in cui l’analisi criminologica affronta le minoranze etniche, denunciando chiaramente la sproporzione esistente tra gli studi che affrontano tali comunità in quanto “produttrici di reati”, rispetto al loro ruolo di vittime. La pièce teatrale Blues per l’uomo bianco di James Baldwin mette in scena l’assassinio di un afroamericano da parte di un bianco in una città rigidamente divisa in due mondi paralleli e distinti: Whitetown e Blacktown. L’opera di Baldwin ha il merito di indagare la mentalità che porta all’omicidio e all’assoluzione del colpevole che, appunto, non è percepito dalla comunità bianca in quanto tale.
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Dicembre 25, 2006
Cronache di Bassavilla 84
NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS
di Danilo Arona

Pulsioni di morte: il mondo ne è soffocato. O, per dirla con una certa corrente esoterica in grado di elargire scomode verità secondo canoni del simbolismo ermetico che personalmente troviamo più concreti di qualche reportage televisivo, l'essenza elementale del pianeta - il suo corpo sottile - è intossicata da forme-pensiero di bassissimo livello che determinano ovunque nel mondo un inasprimento energetico di portata negativa e distruttiva. Si tratta di quelle forze invisibili che così descrive uno studioso di lungo corso come l'ingegner Carlo Splendore:
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Dicembre 24, 2006
Vincenzo Ruggiero: DEVIANZA E LETTERATURA 1/2
di Gioacchino Toni

Vincenzo Ruggiero, Crimini dell’immaginazione. Devianza e letteratura, Il Saggiatore, Milano 2005, pp. 253, € 17,00.
Crimini dell’immaginazione non è un testo di critica letteraria, bensì un libro scritto da un sociologo che legge la letteratura classica sociologicamente, forte della convinzione che la finzione possa essere più importante della sociologia, in quanto «la finzione possiede la parola e la parola conquista le idee». Dopo una serie di conferenze e articoli in cui Ruggiero ha fatto ricorso a testi letterari e artistici al fine di spiegare determinati concetti sociologici, si è sviluppata in lui l’idea di stendere tale testo. Precedentemete l’autore aveva, ad esempio, fatto ricorso alle stampe di Giovan Battista Piranesi, alle sue “prigioni della mente", per spiegare l’essenza immateriale del carcere contemporaneo, oppure ad alcuni scritti di Daniel Defoe per ragionare sulla differenza tra “affari appropriati” e “affari non appropriati” e sulla “legittimità morale” degli affari.
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Dicembre 23, 2006
Schegge di topazi 3/3
di Claudia Andretta

Era accucciata su un ampio pagliericcio ricoperto da un lenzuolo bianco abbastanza pulito, e si stringeva al petto una coperta di lana grezza. I lunghi capelli ondulati giacevano sotto le sue spalle in tutta la loro lunghezza, e ricadevano di lato sul giaciglio. Ieriel si accorse subito che aveva il volto scavato di chi ha subito ogni fatica umanamente sopportabile, ed è andato oltre. Il suo incarnato, di solito eburneo, era adesso di un biancore luminescente, quasi trasparente, che la fece apparire più simile a un fantasma -o a un angelo, piuttosto che ad un soldato ferito.
Ieriel soffocò un gemito, deglutì e mosse in avanti verso di lei, cercando di non barcollare.
Le si avvicinò e subito le prese una mano, delicatamente, tra le sue. Poteva sentire, sotto il suo tocco, i calli che deformavano e rendevano ruvidi i contorni delle dita di Ranya, lasciati dagli anni di allenamento con la spada e dai lunghi mesi di combattimenti trascorsi da quando avevano lasciato l’Ilendar.
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Dicembre 22, 2006
La giudiziarizzazione della eccezione (2)
di Paolo Persichetti  Lo stato di eccezione postfordista La «guerra asimmetrica», nuova categoria utilizzata in campo geopolitico per interpretare i conflitti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, ha spinto l'amministrazione Bush a varare nuove modalità di applicazione dello stato di eccezione caratterizzate da misure stabili e permanenti, che pur salvaguardando regole e procedure prevedono la presenza di buchi neri, «zone grigie» in cui il confine tra legalità e illegalità resta incerto, «ambiti riservati davanti ai quali lo Stato di diritto arretra».
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Diritto alla vita, diritto alla morte
di Alberto Prunetti
[Pubblico questo post senza il corredo fotografico per non caricare il fardello mediatico che ha gravato sulla morte di Piero Welby] A.P.
In questi giorni, di fronte all’esposizione della morte di Welby, in molti hanno sollevato lo scudo del diritto alla vita, anteposto al diritto a una morte non crudele. Da parte mia, se il termine “diritto” non fosse inflazionato, rivendicherei il diritto alla disperazione, che si porta dietro come corollario il diritto di farla finita in qualsiasi momento, anche quando, godendo di un perfetto stato di salute, semplicemente non esistano più le condizioni umorali per sopravvivere. E questo solo perché, non avendo scelto di nascere, voglio almeno decidere io quando e in quali condizioni morire.
Pertanto, invece di entrare in mille polemiche sul diritto e sulla vita (che sono due cose che non hanno nulla in comune), preferisco segnalare ai lettori di Carmilla un paio di testi. Il primo è un saggio stupendo sul suicidio: Suicidio modo d’uso, pubblicato in italiano dalla Nautilus di Torino e ormai esaurito (traduzione di Isabella De Caria).
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Dicembre 21, 2006
La giudiziarizzazione della eccezione (1)
di Paolo Persichetti  Un dilemma ossessiona il pensiero giuridico ogni qualvolta il potere costituente assume la forma di un potere costituito: quale posto attribuire allo stato di eccezione? Iscriverlo all’interno di uno statuto giuridico, anche se singolare, come ha proposto Carl Schmitt? Oppure rifiutarne ogni collocazione, come suggerisce la tradizione del formalismo kelseniano, relegandolo ad una manifestazione pregiuridica propria dello stato di natura, ad una regressione antigiuridica che riafferma, sotto le spoglie di un decisionismo politico rivestito di diritto, il potere nella sua forma più brutale e pura?
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Il babbo che credeva a Babbo Natale
di Lucio Angelini

C'era una volta un signore che, malgrado non fosse più nel fiore degli anni, credeva ancora a Babbo Natale. Quando arrivava dicembre suo figlio, sorprendendolo a scrivere la letterina di rito, gli diceva: «Guarda che Babbo Natale è il tuo babbo!».
«Ma se è morto!», ribatteva piccato il signore. E ripassava mentalmente la lista dei regali da chiedere per quell'anno.
A dire la verità erano dieci anni, ormai, che i suoi desideri restavano regolarmente inevasi. La mattina del 25 dicembre il signore si alzava smanioso prima degli altri, scendeva in salotto in punta di piedi e si metteva a frugare nel mare dei doni natalizi, sperando di trovare il suo... no, non quello di sua moglie o di suo figlio o della sua segretaria o di sua madre (la poveretta era ancora viva). Cercava proprio il particolare dono lasciato espressamente per lui da Babbo Natale. Invece, come abbiamo detto sopra, da qualche anno la sua attesa finiva puntualmente delusa.
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Dicembre 19, 2006
Della propaganda in tempo di guerra (9). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro  Contabilità Riproponiamo l’articolo Come si muore a Bologna, già pubblicato in Hortus Musicus, III, 11, luglio-settembre 2002, evocativo di un episodio esemplare del nostro modo di essere e di non essere più, del diverso trattamento, cioè, che le nostre usanze civiche riservano ai morti dello Stato e ai morti della società. Cade a proposito un tale tema nel momento in cui da ogni parte politica si esibisce con concorrenziale cordoglio la memoria dei militari italiani morti tre anni fa a Nassirya, in quella che l’excusatio costituzionalista ha persistito a garantire, con memorabile trovata lessicale, guerra non guerreggiata. Tali guerre pacifiche, d’altra parte, non da oggi listano a lutto i semisecolari bollettini irenici delle nostre Forze armate, mandate dallo Stato a cercar glorie cavourriane in improbabili Crimee e a fraternizzare con locali generalmente poco inclini alle parentele coatte, in Congo, Somalia, Mozambico, Libano, Bosnia, Kosovo, Albania, Macedonia, Iraq, Afghanistan, ancora Libano.
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Sara Gran: LA VOCE DENTRO
di Daniela Bandini

Sara Gran, La voce dentro, Longanesi, 2006, pp. 165, € 13,00
Questo romanzo di successo di una giovane scrittrice americana ha avuto importantissime segnalazioni e recensioni, è pubblicato in ben dodici paesi del mondo, e leggendolo con attenzione ho colto la palese causa del suo successo: l’identificazione. Chiunque potrebbe aderire a questo affascinante questionario che riporto, anche solo per dare un tono un più, una valorizzazione in più, forse anche uno scopo in più, o magari l’unico, alla sua vita. Una grigia esistenza di miseri conflitti, intrisa di invidie e crisi di autostima può mutarsi in una “possessione”. Se rispondi di sì ad almeno 4 domande su 10 c’è la possibilità che tu sia posseduto, da 0 a 3 probabilmente non lo sei, da 6 a 10 ne hai la certezza. Sei pronto per il test?
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Dicembre 18, 2006
Ritratto a matita di cinema "artaudiano"
Per i dieci anni dalla scomparsa di Lucio Fulci (1927-1996)
di As Chianese

Strani destini, quasi burle, quelli delle “dipartite” dei nostri artigiani della celluloide. Quegli inossidabili stakanovisti del cinema popolare che, terminate lunghissime carriere vissute in modo “estremo”, in quello zoo dalle parvenze di una casbah chiamato Cinecittà: dopo anni a sbraitare contro produttori avvoltoi, ammansire ferine commissioni di censura, far guaire attori cani, girando su piccoli set con carrelli ricavati da sedie per disabili e (cosa indispensabile) portare sempre a casa la giornaliera razione di pane e burro; se ne sono andati in sordina così come magari in quell’affollato bazar c’erano entrati, con la solita gavetta da assistente volontario o segretario d’edizione. Dimenticati e bistrattati, ma sempre a braccetto con ben più coccolati e pagati colleghi stranieri.
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Dicembre 17, 2006
Intervista a Luisa Valenzuela
di Giulia Gadaleta

Luisa Valenzuela è scrittrice argentina, cosmopolita e poliglotta. Ha condotta una vita errabonda tra Buenos Aires, New York, Parigi. Di questo nomadismo ha lasciato un segno particolare nei suoi due romanzi pubblicati in Italia: Noir con argentini (Perosini, 2002) e Realtà Nazionale vista dal letto (Gorée, 2006). Entrambi usciti nel 1990, sperimentano un punto di vista obliquo sulla vita argentina, o per meglio dire, sotterraneo. La parodia e il grottesco sono, d’altra parte, una vera e propria vocazione, di cui fa le spese il potere, e quello militare in special modo. E’ la seconda volta in pochi anni che viene a Bologna e questa volta non mi faccio scappare l’occasione per un’intervista.
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Dicembre 16, 2006
Mario Benedetti: LE CANAGLIE VIVONO A LUNGO, PERO' PRIMA O POI CREPANO
di Mario Benedetti

[L'omonimia impone di precisare che l'autore di questa poesia, ispirata dalla morte di Auguto Pinochet, è l'urugaiano Mario Benedetti, e non il poeta italiano che porta lo stesso nome, più volte apparso su Carmilla. La traduzione è del sottoscritto.] (V.E.)
Necrologio con urrà
Andiamo a festeggiarlo
venite tutti
gli innocenti
i lesi quelli che gridano di notte
quelli che sognano di giorno
quelli che soffrono con il corpo
quelli invasi da fantasmi
quelli che marciano scalzi
quelli che bestemmiano e bruciano
i poveri congelati
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Cronache di Bassavilla 83
SCANNERS - THE BEGINNING
di Danilo Arona

Era il 23 aprile 1916. Melissa Prigione aveva 9 anni, Giovanni Albanese stava per compierne 14. Bassavilla, come ogni altra città d'Italia, si mostrava fiera e risentita. Alle otto di sera, nel salone convegni del Dopolavoro Ferroviario sul cavalcavia Dongione, a pochi metri dalla stazione, un centinaio di persone sedevano composte in attesa della misteriosa relazione dell'ingegnere del Genio Civile Vittorio Galli dal titolo quanto mai sibillino e suggestivo: "Applicazioni di psicofisica in tempo di guerra."
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Dicembre 15, 2006
Il canto di Babsi Jones: prodromi alla Rete "letteraria" 2.0
di Giuseppe Genna
Ascolta "Talvolta abbiamo tempo", file .mp3, 2.79mb, circa 3 minuti, nell'esecuzione di Babsi Jones
Con un post non dissimile agli altri che ingemmano il suo blog - il quale personalmente ritengo fondamentale per il Web italiano: la realtà transculturale e trans-soggettiva più vivace e stilisticamente alta della blogosfera letteraria, che una volta fu e adesso è morta e sepolta -, Babsi Jones conclude una fase di transizione che l'Internet italiana, intesa quale àmbito di "discussione" culturale, sta faticosamente compiendo, per trascinarsi verso una fase 2.0: una fase in cui non ci sarà più asilo per osservazioni circa il rigore dei dibattiti, poiché i medesimi dibattiti assumeranno altra dimensione e forma. y cuando ya ganaron ellos y también ganamos nosotros si intitola il post ed è degno di alcune osservazioni generali.
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Dicembre 14, 2006
Della propaganda in tempo di guerra (8). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro Identità (II)  Napule. Tra Napoli e la Repubblica c’è indubbiamente un rapporto speciale. Guardate per esempio i Presidenti: di Napoli ce ne sono stati già tre (su dieci). Sassari, è vero, ne ha avuti due, e anche questo è un bel caso: ma Napoli tre. Macerata, tanto per dire, nessuno; e Palermo, non avrebbe avuto Palermo almeno altrettanti titoli di Napoli? Siamo sicuri che in futuro si provvederà. Intanto questo è un innegabile indizio di identità, potremmo dire un giusto risarcimento storico. Nel 1860 l’Italia conquistò Napoli, oggi Napoli conquista l’Italia. Certo, Milano rimane la capitale morale, perché c’è Piazza Affari, Roma quella politica perché c’è il papa, ma Napoli è l’autobiografia della Repubblica, il suo specchio, il suo destino, perché a Napoli ’a nuttata non passa mai.
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Schegge di topazi 2/3
di Claudia Andretta

- Non mi dicesti mai quale fu la vera ragione per la quale decidesti di entrare al Licevm, e io non te lo chiesi.
Prendo una breve pausa, lasciando che le parole dei miei ricordi - che stringo a me con forza, che afferro per appropriarmene ancora una volta - fluiscano nella mia mente e arrivino sulle mie labbra. Così che io possa pronunciarle, e dividerle con lei, e raccontarle cose che conosce già, e che tuttavia la morte potrebbe averle portato via.
Questo non lo so, e non m'importa, in verità.
Voglio solo avere l'illusione di parlare con mia sorella ancora una volta, a un anno dalla sua scomparsa.
Voglio solo credere che lei sia qui, materializzata nei mille piccoli frammenti di luce che giocano sulle lettere del suo nome che furono incise sulla pietra da Khristalia, in quel giorno maledetto.
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Dicembre 12, 2006
Della propaganda in tempo di guerra (7). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro  Identità (I) Istituzioni di ogni ordine e grado, dagli organismi sovranazionali alle autorità locali, sono assiduamente impegnate a registrare e catalogare identità di società, stati, gruppi, individui secondo la logica binaria Ordine-Disordine, Amico-Nemico dell’attuale emergenza senza fine. Certificati di idoneità, compatibilità, omogeneità riconoscono inclusioni ed esclusioni, privilegi e doveri, dalle deliberazioni delle Nazioni Unite, in particolare quelle dotate di bomba, all’erogazione o al rifiuto di passaporti e permessi di soggiorno. Tanta ricognizione e convalida di identità è necessariamente introduttiva e produttiva di giuste persecuzioni ed esemplari punizioni – dalla guerra preventiva alla persuasione carceraria – così della riottosità di stati-canaglia come della pervicace insistenza a sopravvivere di quanti non ne hanno titolo.
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12 dicembre 2006: nessun imputato per l'anniversario
di Sbancor

Pochi lo noteranno, ma questo è il primo anniversario di Piazza Fontana (17 morti, 84 feriti) in cui non c’è nessun imputato.
L’ultimo sul banco degli accusati e peraltro, come ricorda il giudice Guido Salvini, l’unico condannato, era Carlo Digilio, “Zio Otto”, l’armiere di Ordine Nuovo, il primo e unico “pentito”. E’ morto, per uno di quegli strani incroci del destino, il 12 dicembre del 2005.
Gli altri sono stati tutti assolti. Assolto Valpreda, morto anch’esso, assolto Freda, assolto Ventura, assolto Delfo Zorzi.
A questo punto, se non ci fosse il dolore ancora attuale dei parenti delle vittime e quel ragazzino che era allora nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, che ora è un uomo, ma a cui mancano le gambe, ci sarebbe forse da chiedersi se quella bomba è veramente esplosa. Non c’è più neppure la Banca Nazionale dell’Agricoltura, fagocitata dalle fusioni e acquisizioni che hanno attraversato il mondo del credito.
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Dicembre 11, 2006
Un cracker di nome "Al-Garni"
di Wu Ming
Cos'hanno in comune il sito della metropolitana di Montréal, il sito del museo marittimo di Vancouver, svariati siti russi, indiani e thailandesi, il sito di Wu Ming, il sito de iQuindici e il sito dei Bambini di Satana?
Tutti questi siti - e probabilmente molti altri che google non ha fatto in tempo a "immortalare" mentre erano deturpati - hanno subito un hackeraggio & imbrattamento da parte di un misterioso hacker, o meglio un "cracker" (o gruppo di crackers) che si firma "Al-Garni" (ma anche "SwEET-DeViL & viP HaCkEr & HaCkEr sUn"), il quale è presuntamente di fede islamica e ci tiene a gridarlo dai tetti a pieni polmoni. O forse si tratta di qualcuno che vuole attizzare malumori contro gli islamici (ne parliamo tra un minuto).
Alle 15 di ieri, 11 dicembre 2006, "Al-Garni" ha forato l'hosting server dove stanno il nostro sito, quello de iQuindici e quello di Marco Dimitri, e ha sostituito tutte le homepage con questa schermata [trovi l'immagine anche qui]. Non era mai capitato, il server è sempre stato molto sicuro e il sistema era privo di falle note. C'è sempre una prima volta. Mentre scriviamo, qualcuno lavora indefesso a otturare la falla e spennellare il bitume.
Permalink: postato alle 11:21 PM
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Messico inquieto
di Valerio Evangelisti

Il 1° dicembre 2006 si è svolto, a Città del Messico, uno spettacolo tra il penoso e l’imbarazzante. Nella Camera dei Deputati doveva prestare giuramento il nuovo presidente, Felipe Calderón. Fuori del palazzo di San Lázaro tumultuavano centinaia di migliaia di manifestanti, persuasi che il conservatore Calderón fosse un “presidente spurio”, e che il “presidente legittimo” fosse invece il candidato di sinistra (molto moderato nei programmi) Andrés Manuel López Obrador.
Da tre giorni la tribuna del parlamento messicano era occupata sia da deputati del PAN (partito di azione nazionale), compagni di Calderón, che del PRD (partito della rivoluzione democratica), cui appartiene Obrador. I primi volevano che il loro “eletto” giurasse, gli altri intendevano impedirlo. La Costituzione del Messico prevede infatti che un presidente possa entrare in carica solo se ha giurato di fronte ai parlamentari.
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Dicembre 10, 2006
¡Que viva Pinochet? Troppo tardi...
di Riccardo Orioles
[E' finalmente scomparso dal largo parco viventi uno dei più indecenti esseri incarnatisi in forma umana nel Novecento: Augusto Pinochet, già assasino collettivo travestito da dittatore, dopo l'omicidio di Salvador Allende. Nel 2004, la Catena di Sanlibero, la newsletter di Riccardo Orioles dedicò, a questo personaggio tanto Augusto da ricevere attestati privati di stima dal Vaticano durante e dopo la dittatura, un anticoccodrillo nel suo inimitabile stile. I successivi accadimenti afflissero l'analisi di Orioles: arrestato, Pinochet, attraverso il suo intatto network di potere, fu libero di fare quel che voleva. Ora che la carogna di Pinochet è carne repentinamente destinata a marcire, ci sembra cosa giusta e proba offrire a Orioles la rivincita con la versione corretta di un controelogio, revisionato da una dipartita che chiude un'epoca sanguinaria e il suo strascico di indegni simbolismo e corruttela. In coda, un articolo di Irene Panozzo sul ruolo di Henry Kissinger nell'imporre Pinochet in Cile.]
Che viva a lungo, il vecchio bastardo, e si faccia finalmente la galera a cui la giustizia del suo paese, meglio tardi che mai, lo sta finalmente destinando. Fu lui ad aprire le porte al capitalismo selvaggio in Cile: un esperimento che non sarebbe finito lì.
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Saverio Fattori: CHI HA UCCISO I TALK TALK?
di Chiara Cretella

Saverio Fattori, Chi ha ucciso i Talk Talk? Falsa autobiografia autorizzata di Marco Orea Malià, Gaffi, Roma, 2006, pp. 196, € 8,00.
Il primo romanzo di Saverio Fattori, Alienazioni padane, è stato come uno schiaffo in faccia per il giovanilismo modaiolo imperante nell’ultimo decennio. Se Tondelli raccomandava di parlare di sé questo non doveva andare nel senso di una estetizzazione soliloquiante delle proprie paranoie. È ciò che Fattori non ha mai fatto, neanche quando ha raccontato di se stesso. Perché diverso è l’approccio alla letteratura, un approccio carnale, sofferto, una voce usata per dichiarare la scomodità di una situazione personale che può e deve divenire pubblica. È la sconfitta di una generazione che “non è uscita viva dagli anni Ottanta”, un decennio fatto di rimozione storica, musica elettronica e ombretto rosa per le Star dei primi video musicali.
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Dicembre 09, 2006
Le maschere di Vance
di Alessandra Daniele

Uno dei più radicati e superficiali luoghi comuni sulla fantascienza è che parli soprattutto di alieni, anzi ”marziani”, cioè omini verdi o calamari giganti, e perciò non di esseri umani, non di noi. Ma chi sono davvero gli alieni della sf? Chi c’è dietro le maschere variopinte e scagliose, dietro gli occhi oscuri, le chele, i tentacoli, gli artigli, proiezione visibile dei tratti ancestrali che si agitano in fondo alla nostra psiche?
L’eccezionale talento per il quale Jack Vance (John Vance Holbrook, 1916) è considerato un maestro della sf è in particolare la capacità di creare civiltà aliene straordinarie, immaginose e complesse quanto accuratamente cesellate, con la precisione d’uno studioso in grado di compendiare biologia, sociologia e storia, associandole a un umorismo elegante e tagliente, al gusto per l’intreccio avventuroso, e a uno stile sapientemente evocativo.
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Dicembre 08, 2006
Sandrone Dazieri: E' STATO UN ATTIMO
di Daniela Bandini
TUTTI I LIBRI DI SANDRONE DAZIERI
Impara: Viacard. Impara: controllo elettronico della velocità. Impara: infotraffico. Impara: posta elettronica/e-mail, spam. Impara: parlamento europeo. Impara: transgender, ADSL, badante, girotondino, Millennium bug, mobbing, posta prioritaria, telelavoro, diversamente abile, print on demand, Tv via satellite, GPRS, antrace, migrante, G8, Carlo Giuliani. Impara: prione. Impara: influenza aviaria.
Immaginate di svegliarvi dopo quattordici anni di black-out, con l’ultimo ricordo peraltro non particolarmente gradevole, risalente al 1991. Vedrete che le prime 25 parole appena lette, per voi non rappresentano assolutamente nulla. Quando sentiamo qualcuno dire: “Ah! Mi sembra ieri!” provate a fargli questo test elementare. Semmai poi, con molto tatto, convincete il poveretto che non si può confondere la piattezza della propria vita con l’immobilità della storia. Eppure, anche chi non afferra i cambiamenti strutturali intorno a noi non ha tutti i torti: mai, nella vicenda della civiltà, mutamenti così significativi hanno inciso in maniera così astratta e incongruente nella vita quotidiana delle persone.
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Dicembre 07, 2006
L'Avventura marziana
di Piero Bianucci
Marte come un’altra Terra, dove scoprire forme di vita in cui specchiarsi, dove un giorno l’umanità potrebbe trovare un’altra patria. Nasce così il grande sogno collettivo, quando nel 1893 Percival Lowell, fortunato uomo d’affari americano con la passione dell’astronomia, si regalò un telescopio tra i migliori dell’epoca e interpretò i «canali» scoperti da Giovanni Schiaparelli come opere artificiali costruite da esseri intelligenti per fronteggiare l’aridità del pianeta. I canali si sono dissolti in illusioni ottiche, le sonde spaziali ci dicono che Marte è simile al deserto del Sahara, ma alla temperatura dell’Antartide e sollevato a 40 mila metri di quota, dove la pressione è 1/200 di quella al suolo.
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Cronache di Bassavilla 82
SIGNS
di Danilo Arona
Nel territorio di Bassavilla, a poca distanza dal nastro scuro e limaccioso - il fiume Tanaro - che attraversa il Piemonte con il suo carico d'immaginario spettrale, sono comparsi ad agosto del 2005 degli elaborati crop circles, i famosi "cerchi nel grano", che la stampa ha prontamente liquidato come il frutto delle solite, abilissime burle ordite da notturni e sfaccendati creativi. Sarà che l'ipotesi di quell'altra dimensione mi appare meno impegnativa, ma ben ricordo - in presenza di documentazione fotografica - che i cerchi appaiono quanto mai poveri e squallidi, nonché vistosamente irregolari, quando sono con ogni evidenza il risultato della tremolante mano dell'uomo, né potrebbe essere altrimenti.
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Dicembre 06, 2006
Potassa (2): la banda del prete e il poeta disertore, bandito e latitante
di Alberto Prunetti
[Riprendiamo la pubblicazione di storie di resistenza popolare negli anni del ventennio fascista, tratte da Potassa, edito da Nuovi Equilibri. Qui la prima parte, già pubblicata su Carmilla]
La sera del 21 maggio 1921, verso le 19, il possidente Giuseppe Bernardini sente bussare alla porta della sua abitazione, fuori dal borgo di Massa Marittima. Apre e si trova di fronte due tipi male in arnese. Uno lo conosce di vista, è Chiaro Mori. Chiaro fa la questua a mano armata. Il Bernardini obbietta di non avere denaro. Chiaro ribatte che la sera prima ha intascato tremila lire per la vendita di alcuni maiali. Convinto dai fucili dei visitatori, il possidente trova i soldi. I due espropriatori intascano, intimando di non far parola a nessuno dell'episodio e "raccomandando al Bernardini, se aveva cara la vita, il più assoluto ritegno." Ma si sa, certe esortazioni a volte lasciano il tempo che trovano. Così il Bernardini va di filato alla stazione dei carabinieri di Massa Marittima per denunciare Chiaro Mori di Antonio e Fiorentini Cecilia, nato il 26 febbraio 1885 a Massa Marittima, bracciante, disertore e latitante
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Schegge di topazi 1/3
di Claudia Andretta
La luce cristallina e il vento frizzante di primavera mi solleticano il viso, e fanno ondeggiare i fili d'erba sui quali cammino.
I miei passi non scricchiolano più, adesso che l'erba ha ceduto spazio al terreno. Quando lo calpesto, istintivamente rallento, e in capo a pochi secondi mi rendo conto di aver trattenuto il respiro.
Questo è un luogo sacro, penso. Normale che io lo tratti con deferenza. Con devozione.
Avanzo piano, cosciente e vagamente rassicurata della presenza di lui alle mie spalle, che mi segue silenzioso, fino a che non sono immersa completamente nell'ombra dell'albero davanti a me - e allora rimane a debita distanza, come se fosse intimorito. O se riservasse a questo luogo un timoroso rispetto.
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Dicembre 05, 2006
Della propaganda in tempo di guerra (6). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro  Vittime (II) Semantica del ‘noi’. Se dunque l’altro, sottoposto al processo di disumanizzazione, non è più percepito come vittima, chi saranno mai le vittime? La risposta sembra semplice: noi. Vero, ma non semplice. Non tutti coloro che non sono l’altro vengono automaticamente promossi al rango di noi. Occorre meritarlo, cioè aderire senza riserve, proprie o altrui, alla casamatta identitaria che nel contempo viene edificata. In Italia si è sempre stati molto esigenti al riguardo.
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Dicembre 04, 2006
Cronaca Vera su Carmilla: L'ALIENO CINESE
di Giuseppe Genna
Più che A sangue freddo, A sangue e basta: perché moltissimi aggettivi si possono impegnare per arrivare pallidamente a descrivere la vicenda che potete apprezzare (...) cliccando nell'immagine qui a fianco. E' un estratto da un numero di Cronaca Vera, rivista popolarissima e quindi pop, di cui già ci siamo occupati sulle pagine di Carmilla. E' un popolare fosco e sparato, surreale e indecidibile nella sua drammaticità patafisica, una deviazione dell'immaginario che è penetrata nelle coscienze quand'esse vadano dal parrucchiere o abitino in province in cui il gossip non ha ancora attecchito nelle sue forme defilippe, ma rimane ancorato a paradigmi settantini. Per questo ci interessa: è un'invenzione continua superata continuamente da una continua realtà abbacinante, più vera della finzione.
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Della propaganda in tempo di guerra (5). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
Vittime (I) Etiche di Stato. «La guerra è ciò che ne sperimentano le vittime. È in quest’ottica che la guerra risulta una cosa impensabile, non giustificabile in nessun caso, e per nessun fine». Così Gino Strada nella prefazione a Howard Zinn, La guerra giusta (Charta, Milano 2006). Questa definizione di ‘guerra’ e quanto l’autore ne deriva appaiono del tutto condivisibili a chi abbia una plausibile idea di umanità. Ma dire che oggi da noi tale idea è minoritaria è un eufemismo. Bene che vada, il rifiuto radicale della guerra è ormai comunemente considerato mancanza di coraggio democratico, irresponsabile e supponente cecità di fronte alle dure esigenze della vita.
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Dicembre 03, 2006
CHI FABBRICA I NAZISTI?
Violenza nera, fascino del male e fallimento della Legge Mancino
di Wu Ming 1
Alla carogna verminosa di Augusto Pinochet, in memoriam
La spina dorsale di quest'intervento è una serie di appunti presi dal sottoscritto (o meglio, dal mio alter ego) nel 1992 e 1993, e messi in circolazione nelle primitive reti telematiche dell'epoca.
Rinvenuti su un vetusto floppy mentre cercavo altro (che non ho trovato), li ripropongo come reperto e pre-testo perché, a dispetto delle mille ingenuità e della fraseologia schizo-situ-estremistoide, li ritengo in gran parte attuali. Più attuali di quando furono scritti.
Il 1992-93 è considerato, da chi lo ricorda, un biennio terribile di aggressioni, lame fasciste, centri sociali incendiati. Quella "naziskin" (che gli skin originali chiamano però "bonehead") era la sottocultura giovanile più discussa e rappresentata nei media. In quella temperie nacquero canzoni come Rigurgito antifascista dei 99 Posse (descrizione realistica del clima che si viveva) e libri come Skinhead di Riccardo Pedrini [poi "Wu Ming 5"] (tentativo donchisciottesco di far capire che gli skin non sono tutti nazi).
Non era un problema solo italiano: l'intera Europa si interrogava su come affrontare il problema. E i Sonic Youth incidevano Youth Against Fascism: "E' la canzone che odio / è la canzone che odio".
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Mare caldo, troppo caldo
di Nevio Galeati
Nelle acque del Mediterraneo nuotano, imperturbabili, branchi di barracuda; risalgono l’Adriatico seguendo le correnti. Lungo le coste francesi, fra Tolone e Mentone, prolifera la Caulerpa taxifolia, un’alga tropicale che ostacola i cicli vitali di altri organismi. Ma, anche vicino alle coste italiane che si affacciano sul Tirreno fin dall’inizio degli anni Settanta, sono apparse alghe che in origine si incontravano solo in Giappone. Poi spuntano pesci palla e ricciole fasciate di origine africana.
Questi movimenti subacquei sono provocati dal fenomeno di tropicalizzazione del “mare in mezzo alle terre”, uno fra gli effetti del mutamento climatico cui potrebbe porre rimedio il protocollo di Kyoto, inutilmente firmato l’11 dicembre 1997, entrato in vigore il 16 febbraio 2005 e squisitamente neppure preso in considerazione dai maggiori responsabili del dissesto ecologico del pianeta. Stati Uniti in prima fila: Clinton lo firmò negli ultimi mesi del proprio mandato, Gorge W.Bush, appena insediato, ritirò l’adesione. Ma, se pare che l’interesse delle emissioni di biossido di carbonio e altri cinque gas serra non tolga il sonno più di tanto, qualcuno sta pensando a come risolvere il problema del riscaldamento del mare; e proprio in Italia. La ricetta ha un nome: rigassificatore
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Dicembre 01, 2006
Il Nuovo Medioriente
di Sbancor
Ho passato la notte al telefono. Le notizie da Beirut sono brutte. Molto brutte. Oggi alle 15.00, cioè alle 16.00 ora italiana il fronte antigovernativo che comprende oltre a Hezbollah anche i cristiani di Michael Aoun, gli sciti di Amal e i piccoli partiti di sinistra, fra cui il minuscolo partito comunista, iniziano un sit-in al centro di Beirut, sotto la sede del governo [vedi qui]. Il sit in, mi informano ambienti vicini a Hezbollah, sarà a tempo indeterminato, fino alle dimissioni del governo Sinora. Nashrallah dice che non ci saranno violenze. L’Esercito libanese sostiene che manterrà l’ordine. Ma il rischio è alto. Si è sul filo del rasoio.
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Timothy Leary: IL GRAN SACERDOTE
di Giuseppe Genna
Le rinnovate Edizioni ShaKe (di cui a giorni sarà on line il nuovo sito) pubblicano tre nuove uscite, di cui una si può definire storica, e storica non soltanto per il refresh della grafica di una colonna portante dell'underground italiano. La traduzione di High Priest di Timothy Leary è un'operazione fondamentale per la saggistica contemporanea, a 50 anni dalla prima edizione (vi fu una significativa revisione nel 1995 - ma di ciò, oltre). Il Gran Sacerdote, splendida traduzione (a opera di Attilio Trentini) del titolo di Leary, che conserva tutta l'(auto)ironia che questo geniale pioniere occidentale dello spirito e della materia intendeva irradiare, è un classico della contemporaneità, di cui si pativa l'assenza sugli scaffali delle librerie italiane.
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La cospirazione fantascientifica
di Valerio Evangelisti
[E' uscito, presso la casa editrice Avverbi, il saggio di Daniele Barbieri e Riccardo Mancini Di futuri ce n'è tanti. Otto sentieri di buona fantascienza (pp. 168, € 12). Bellissimo un secondo sottotitolo: Istruzioni per uscire da un presente senza sogni. Quella che segue è la mia prefazione al volume.] (V.E.)
E’ splendido dovere scrivere la prefazione a una sorta di guida alla fantascienza. Un genere della letteratura (ma non solo: del cinema, della televisione, dei videogiochi, della pubblicità, ecc.) mille volte dato per morto. E mille volte risorto, a mo’ di Dracula nei film della Hammer.
Ma che la fantascienza letteraria sia in crisi non si può negare. Il fenomeno è presente ovunque. Urania, che vendeva 50.000 copie due decenni fa, oggi ne vende un decimo. Negli Stati Uniti, che non furono la patria del genere (europeo al 100%) ma sicuramente la culla della sua divulgazione popolare, le riviste più prestigiose o hanno cessato le pubblicazioni, o si sono trasferite su Internet. Quelle che resistono in forma cartacea, come la Isaac Asimov’s SF Magazine, vendono quanto Urania, però in un Paese ben più grande dell’Italia.
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