Novembre 30, 2006
Filippo La Porta: di gialli capisce poco
Questo elzeviro, pubblicato su Liberazione, esce senza firma per l'adesione del giornale e dell'autore allo sciopero delle firme. In appendice, i link ai più recenti interventi su Carmilla sul genere (g.d.m.).
All'interno del libretto Sul banco dei cattivi in cui quattro critici uniti da non si sa cosa criticano sei autori che nulla hanno in comune, Filippo La Porta ha riproposto la sua avversione per il giallo: trentamila battute per metterci una pietra sopra, o forse per segnalare l'impotenza del Critico contro l'onda montante del «Genere Unico – correlativo del Pensiero Unico» (come può uno scoglio arginare il mare?), con un'ammicatina alla tesi della "dittatura del realismo thrilleristico" di Scarpa (che però viene criticato da Berardinelli nel saggio seguente). Provo a spiegare perché La Porta non convince.
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Il caso Lopez (3): loro sanno dov'è!
di Alberto Prunetti
Buenos Aires, mercoledì 28 novembre. Un gruppo di manifestanti si è presentato per un “escrache” (manifestazione di protesta, dal lunfardo: portare alla luce) sotto l’abitazione del repressore Rodolfo Gonzalez Conti, commissario di polizia negli anni della dittatura e collega di Miguel Etchecolatz, esigendo la “Aparicion con vida de Jorge Julio López”. A protezione del repressore la polizia democratica ha schierato un nutrito cordone di miliziani in assetto antisommossa che hanno manganellato la folla, lanciato gas lacrimogeni e sparato pallottole di gomma. In difesa di Jorge Julio López, Carmilla pubblica una traduzione di alcuni brani drammatici estratti dalla sua deposizione al tribunale di La Plata del 1999, seguiti da una nota finale che ripercorre le azioni dei repressori in “piena democrazia”: dalla sollevazione militare della settimana santa del 1988 alla sevizia della figlia di Hebe Bonafini del 2001, fino alla recente scomparsa di López (settembre 2006).
Presidente: Giura di dire la verità?
Testimone: Lo giuro
Presidente: Nome e cognome
Testimone: Jorge Julio López
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Novembre 29, 2006
La Rivelazione: emerge la verità sulla morte di Carlo Giuliani
[Riprendiamo da Carta lo sconvolgente scoop che costituisce l'intervista integrale rilasciata a CalabriaOra da Mario Placanica, il giovane appartenente alle forze dell'ordine che, secondo le inchieste avrebbe sparato a Carlo Giuliani, uccidendolo, durante i disordini del G8 a Genova. Sono dichiarazioni che incominciano a fare emergere verità scomode per lo Stato e per la Polizia, e che ci auguriamo vengano riprese da più parti sulla Rete, per l'importanza che hanno nel porre interrogativi sulla "verità ufficiale" che De Gennaro e i suoi hanno imposto riguardo alla più recente tragedia politica italiana. In calce, i materiali che Carmilla ha pubblicato sull'affaire G8. La redazione]
La rivelazione
Pubblichiamo il testo integrale dell'intervista a Mario Placanica
che il quotidiano CalabriaOra ha pubblicato oggi. Per la prima volta,
il carabiniere catanzarese che era sulla jeep defender in piazza
Alimonda, nel corso dei drammatici giorni del G8 genovese del 2001,
afferma esplicitamente di essere "un capro espiatorio usato
per coprire qualcuno" e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani. Alcuni particolari sono raccapriccianti, come le reazioni entusiaste
dei colleghi di Placanica dopo la morte di Carlo. E poi Placanica
si pone queste domande: "Perché alcuni militari hanno
'lavorato' sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato
la testa con una pietra?". E poi, sempre per la prima volta,
ricostruisce l'incidente automobilistico che ha avuto qualche anno
fa. "Lo sterzo è come se si fosse bloccato, non riuscivo
più a sterzare", afferma.
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Novembre 28, 2006
Della propaganda in tempo di guerra (4). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
Patria, amor di (cfr. anche Nazionalismo, Sciovinismo) Patriottismo dolce. Si è tenuto recentemente a Fiesole un convegno promosso da alcuni autorevoli personaggi, correnti e sottogruppi della Sinistra per accreditare l’idea che ciò di cui ha maggiore urgenza il Paese è una buona iniezione di patriottismo, proprio la Sinistra apparendo ai convegnisti particolarmente anemica da questo punto di vista (cfr. U. Rosso, E la Margherita lancia il «patriottismo dolce», in la Repubblica, 19 nov. 2006). Si tratterebbe, sostengono a Fiesole, di «patriottismo dolce», senza escandescenze o efferatezze par di capire, essendo la variante hard evidentemente da lasciarsi ad altri, secondo le regole dell’alternanza.
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Cronache di Bassavilla 81
di Danilo Arona
L'ASSO NELLA MANICA
Diversi anni fa una famiglia abitante in una casa isolata nell'immediata periferia di Bassavilla fu tenuta sveglia per diverse notti da una serie di misteriosi e raggelanti "sospiri" che provenivano dal giardino sotto le finestre della camera da letto. Si trattava di rumori assolutamente impressionanti, una sorta di ansito tombale, enfisematico e prolungato, che iniziava a farsi udire non appena i due non più giovani coniugi si ritiravano in camera da letto, accendendo le luci nella medesima. Nella convinzione che dei buontemponi privi di tatto e con una certa inclinazione al sadismo avessero scelto proprio la loro casa per azzardare degli scherzi fuori luogo, moglie e marito chiamarono in aiuto i tre nerboruti figli, già tutti quanti accasati qua e là in città, per risolvere la stramba questione.
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Novembre 27, 2006
Los Perros de Saturno & Che Guevara
[Anteprima da Giap#5, VIIIa serie - 29 novembre 2006. Cliccando il simbolo che precede il link audio puoi ascoltare l'mp3 senza lasciare questa pagina di Carmilla. E' il Playtagger di del.icio.us, informazioni qui. Se invece vuoi salvare il file sul tuo disco rigido: clicca col destro sul link testuale e scegli "salva come" (se usi un PC) o vai sul link testuale e fai ctrl + click (se hai un Mac).]
di Wu Ming
Clicca qui per ascoltare Hasta siempre nella versione di Jet Set Roger y los Perros de Saturno (mp3 128k, 3:50)
Quarant'anni fa.
Nella seconda metà del novembre 1966 Ernesto "Che" Guevara e i suoi compagni entravano nella macchia boliviana, dando avvio all'ultima, fatale campagna di guerriglia.
Meno di un anno dopo, la cattura, l'uccisione, il clamore e l'entrata nel mito.
"Tutto abbastanza bene;" scrive il Che sul suo diario boliviano, traendo il bilancio del primo mese. "il mio arrivo, senza inconvenienti; la metà del gruppo è giunta anch'essa senza inconvenienti anche se con un poco di ritardo; i collaboratori principali di Ricardo sono pronti a lottare contro ogni ostacolo. Le prospettive appaiono buone in questa regione sperduta dove tutto sembra indicare che potremo restare indisturbati fin tanto che lo riterremo conveniente."
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Il nuovo regno è già qui
di Valerio Evangelisti
[Nel numero di novembre de La Repubblica XL è ospitata un'intervista di chi scrive a James G. Ballard. La si può leggere sul sito della rivista. In realtà l'intervista era accompagnata da un lungo commento all'utimo romanzo di Ballard tradotto in Italia, Regno a venire, commento poi ridotto ai minimi termini per esigenze giornalistiche. Eccone la versione integrale.] (V.E.)
La collezione da edicola di fantascienza Urania Mondadori, al di là dei miti, non era negli anni Sessanta-Settanta il massimo della finezza. I curatori, Carlo Fruttero e Franco Lucentini, non avevano una grande considerazione per il genere che si trovavano a trattare. Tagliavano ferocemente i testi (qualche volta opportunamente, altre volte meno), mescolavano letteratura avventurosa di infimo livello (vedasi la passione per Murray Leinster) ad altra di avanguardia (lo scrittore trotzkista Mack Reynolds), non sapevano distinguere tra romanzetti di consumo e capisaldi della narrativa a venire.
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Novembre 26, 2006
Have a wonderful trip, grande Professor Bad Trip
[Un infarto fulminante ci ha strappato ieri a la Spezia, all'età di 43 anni, Gianluca Lerici, uno dei massimi artisti grafici d'italia, notissimo ovunque con lo pseudonimo di Professor Bad Trip. Proveniente da e permanente nell'underground, in questi decenni Bad Trip ha imposto il suo segno con una memorabilità e una selezione iconica da grande artista. Il 2006 si rivela un annus horribilis per la creatività underground e avant-presente: dopo Piermario Ciani e Valerio Marchi, un altra inaspettata dipartita, fulminea - una di quelle scosse che fece dire a Majakovskij, alla notizia della morte di Mandel'stam, che "l'uomo è un parafulmine, fa terra: solo così non crolla": è un'ulteriore desertificazione dell'anima. Lo scritto che segue, a firma Giuseppe Genna, intende solo parzialmente celebrare l'opera fondamentale di un artista del presente. Invitiamo amici e/o esperti dell'opera di Bad Tirp a inviarci altri interventi, più qualificati e meno impressionistici, che verranno pubblicati su queste pagine. A nome di Carmilla, le condoglianze alla famiglia e agli intimi amici del grande Professor Bad Trip]
Con il Professor Bad Trip, senza fare facile retorica (sempre più rischiosa nei momenti di lutto), non evapora per niente la forza di un segno che ha inciso la memoria di almeno 25 anni. Se ne va un artista che, nelle sue contaminazioni e nella sorprendente resa del suo immaginario disparato eppure coerente, è stato il nostro Keith Haring, soltanto un po' più profondo di quest'ultimo. La perdita, in termini umani e artistici è enorme. Ma appunto adesso si misura, con la storia e con il tempo, la decisività del geniale lavoro di Bad Trip: e lo scrivente è pronto a mettere la mano sul fuoco del tempo e a sostenere che, da esso, come un'araba fenice l'opera del "Professore" uscirà indenne - siamo, cioè, a livelli d'arte, non di pubblicistica.
Permalink: postato alle 06:22 PM
Petizione: no alla tassa sui cellulari
[Da giorni questo appello gira in Rete. La tassa sulla ricarica dei cellulari è una sperequazione unicamente italiana, che dovrebbe fare montare l'ira dei consumatori ben più dell'innalzamento di certe aliquote per ricchi imprenditori. Aderiamo volentieri all'iniziativa e invitiamo a firmare la petizione, ci cui al link in calce]
Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male pagare la tassa di ricarica sui cellulari e ha chiesto alla Commissione Europea l'abolizione dei costi di ricarica che esistono solo in Italia.
Una delle tante imposizioni che ci rendono (inconsapevolmente) più poveri.
Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l'Authority.
Bastano 800.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica.
Firmate la petizione!
http://www.petitiononline.com/costidir/petition-sign.html
Permalink: postato alle 01:22 PM
Novembre 24, 2006
Intervista a Hannah Arendt
[Il 28 ottobre 1964 la televisione della Repubblica federale tedesca trasmise
la seguente conversazione tra Hannah Arendt e Guenter Gaus, al tempo stimato
giornalista e in seguito alto funzionario nel governo guidato da Willy
Brandt. Questa intervista ricevette il premio Adolf Grimme e venne
pubblicata l'anno successivo col titolo Was bleibt? Es bleibt die
Muttersprache, in Guenter Gaus, Zur Person, Piper, Muenchen 1965. La
traduzione italiana si basa sulla versione inglese di Joan Stambaugh.]
TUTTI I LIBRI DI HANNAH ARENDT
Hannah Arendt: Io non appartengo alla cerchia
dei filosofi. La mia professione, se si puo' considerarla tale, e' la teoria
politica. Non mi sento affatto una filosofa, ne' credo di essere stata
accolta nella cerchia dei filosofi, come lei gentilmente suggerisce.
Rispetto poi all'altra domanda da lei posta nelle sue osservazioni iniziali,
puo' anche essere vero, come dice lei, che la filosofia e' ritenuta in
genere una professione maschile, ma non per questo e' destinata a rimanere
tale per sempre! E' perfettamente possibile che un giorno vi sia una donna
filosofo... (1)
Permalink: postato alle 04:42 PM
Novembre 23, 2006
Della propaganda in tempo di guerra (3). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
È successo poche ore fa, a Sadr City: «Soldati Usa hanno sparato sui civili […] hanno aperto il fuoco contro un minibus». Quattro morti e otto feriti, la prima stima. Gli «operai a bordo del bus si recavano a lavorare al grande mercato di Jamila, a Bagdad Est. Fra i feriti alcuni sono molto gravi e ci sono anche due donne», battono le agenzie. Ieri in Afghanistan «alcuni soldati Nato hanno sparato contro un minibus considerato ‘sospetto’ […] un civile è rimasto ucciso». Normale orrore quotidiano, laddove ci sia una guerra. A commento ripubblichiamo da Hortus Musicus, anno IV, n. 15, luglio-settembre 2003, l’articolo L’eccezione e la regola, che purtroppo continua ad essere d’attualità. Si era in quei giorni appena conclusa con la grande vittoria della Civiltà occidentale la guerra in Iraq e la popolazione cominciava a godere i frutti della pace. Non mancavano tuttavia di quando in quando incidenti su cui i comunicati ufficiali non sempre facevano chiarezza. L’articolo mostra che in simili circostanze talvolta la buona letteratura può offrire utili chiavi di interpretazione.
Permalink: postato alle 02:42 PM
L'appello di Sebaste: Lo Stato si occupi della memoria delle sue stragi
di Beppe Sebaste
[Uscito su l’Unità del 20-11-06, questo intervento dello scrittore Beppe Sebaste (nella foto; qui tutti i suoi libri) riveste, a parere della redazione di Carmilla, un valore civile che merita all'articolo la più ampia diffusione. Per questo lo pubblichiamo anche in Rete, ringraziando l'autore e auspicando che l'appello qui lanciato sia ripreso da parti multiple. gg]
L’Unità, unico giornale, riportava il 19 novembre scorso alcune delle testimonianze che si sono potute udire nel pubblico processo sul massacro nazista di Marzabotto, oltre sessant’anni fa. Non è solo il principio dell’imprescrittibilità del crimine, le cui carte giacevano occultate in un armadio polveroso della procura militare, a rendere importante questo processo in corso che pure riguarda i fondamenti costituzionali dell’Italia repubblicana, e coinvolge ogni cittadino come “parte civile”. La sfilata di oltre duecento testimoni, che travalica le stesse necessità processuali, riporta alla mente l’evento inaugurale dell’Era dei testimoni (come titolava il suo bel libro la storica Annette Wievorka): il processo Eichmann a Gerusalemme.
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Novembre 22, 2006
Carlotto: LA TERRA DELLA MIA ANIMA
di Gioacchino Toni
TUTTI I LIBRI DI MASSIMO CARLOTTO
L’ultimo libro di Massimo Carlotto (La terra della mia anima, e/o, pp. 158. euro 15) narra la vita dell’amico Beniamino Rossini conosciuto durante il comune soggiorno in carcere e presentato, indirettamente, ai lettori come compagno fedele dell’Alligatore in una lunga e fortunata serie di romanzi.
L’idea di questo libro nasce dalla grave malattia che ha colpito Rossini; da qui l’idea di lasciare una traccia scritta di una vita passata, tra mille contraddizioni, come avviene del resto in ogni vita reale, da comunista e da malavitoso.
Permalink: postato alle 09:21 AM
Novembre 20, 2006
Il caso López (2): l’uomo che scomparve due volte
di Alberto Prunetti
[Approfitto di questo secondo post sulla scomparsa di J.J.L. per rettificare una inesattezza del primo post: Miguel Etchecolatz era un semplice commissario di polizia, il capo della bonaerense era il signor Ramón Camps. Il primo articolo di Carmilla su questo nuovo desaparecido si trova qui] A. P.
Jorge Julio López ha settantasette anni, la carnagione chiara, i capelli bianchi e corti e gli occhi azzurri. È alto un metro e settanta, la sua struttura fisica è ancora robusta. Sul suo addome ci sono le tracce di alcune cicatrici: le stigmate della tortura. Questo muratore argentino, con un passato di militanza nel peronismo rivoluzionario, ha una storia di tragici paradossi alle spalle. È desaparecido per la seconda volta. Ha costruito con le proprie mani uno dei luoghi della propria detenzione. È forse il più recente desaparecido argentino, scomparso nel giorno in cui doveva incastrare uno dei suoi torturatori.
López è stato sequestrato la prima volta il 26 ottobre 1976 e la sua detenzione è durata fino al 25 giugno 1979.
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Novembre 19, 2006
La Zona Amorfa n.3 - I nuovi profeti
 di Emiliano MattioliUna volta fare il catastrofista era una professione faticosa. Occorreva prepararsi
un discorso, premunirsi di scaleo e pannello di cartone con scritto a pennarello
"Pentitevi" o qualcosa di simile e andare in una piazza a infastidire
i passanti, sfidando il caldo dell'estate e il freddo dell'inverno; tutto questo
fino all'arrivo della polizia.
Ora esistono internet e i newsgroup. Si può ben terrorizzare le masse
stando comodamente seduti. Bastano un computer anche vecchio e una connessione
telefonica. Sempre tenendo conto che tutto questo durerà fino all'arrivo
della polizia.. comodamente e a casa vostra!
Permalink: postato alle 07:59 PM
Novembre 18, 2006
Della propaganda in tempo di guerra (2). Lessico universale ragionato
di Gaspare De Caro e
Roberto De Caro
Vivacità
La disciplina per i paesi in guerra è virtù civica irrinunciabile e prima la si
impara meglio è, come ha spiegato lo scorso maggio, agitando la manina
pragmatica, Ségolène Royal, neocandidata socialista all’Eliseo, quando ha fornito la
sua ricetta per i capricciosi della banlieue: «Se si vuol dare
una nuova opportunità ai giovani, al primo atto di delinquenza, ci vogliono dei
sistemi d’inquadramento a dimensione militare» (Giampiero Martinotti, Tutto su madame
Ségolène, una donna per presidente, in la
Repubblica, 18 novembre 2006). C’è però
chi, con apparente minor ferocia, confida piuttosto nella medicina sociale,
come mostra l’esempio che segue. Da qualche tempo si discute molto – ma
in Italia non abbastanza – di ADHD, acronimo di «Attention Deficit
Hyperactivity Disorder», ossia Sindrome da iperattività e deficit di
attenzione. Si tratta di una tra le migliaia di nuove patologie di cui la
creatività della medicina ha arricchito il suo prontuario negli ultimi
cinquant’anni, sicuramente tra quelle professionalmente più stimolanti, di
largo interesse anche per i cugini della farmacologia e per quelli mai
indifferenti della farmacopea. L’ADHD individua infatti un bacino di utenza
terapeutica praticamente illimitato, proponendo come urgente oggetto di cure
l’intera infanzia: l’«iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi che
si manifesta generalmente prima dei 7 anni d’età».
Permalink: postato alle 07:41 PM
Novembre 17, 2006
Cronache di Bassavilla 80
di Danilo Arona
Il villaggio dei dannati
Vi ricordate di Giovanni Albanese, il fioraio cinefilo perdutamente innamorato del ricordo di Melissa Prigione, scomparsa da Bassavilla nella primavera del 1925?
Forse, ma nel caso contrario vi rinfresco la memoria.
Giovanni Albanese, nato in città nel 1902, faceva il fioraio come suo padre. Era un uomo triste e sempre chiuso in se stesso. Non si era mai sposato. La sua vita nell'aprile del 1925 aveva imboccato il percorso della rassegnazione e del rifiuto alla serenità: sua cugina, Melissa Prigione (la bellissima Melissa che incantava le clienti della cappelleria Valizzone), era misteriosamente scomparsa sul tragitto di casa all'ora del rientro dal lavoro, più o meno intorno alle venti. Giovanni amava con tenerezza la sua splendida cugina e, nonostante la parentela così diretta non giocasse a suo favore, possedeva la certezza di esserne ricambiato.
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Novembre 16, 2006
S.P.Q.R. (Sono Pazzi Questi Romani)?
ovvero: Perché la vita degli italiani è ristretta al solo presente?
di Giacomo Leopardi
dal Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani
Gl’italiani non temono e non curano per conto alcuno di essere o parer diversi l’uno dall’altro, e ciascuno dal pubblico, in nessuna cosa e in nessun senso. Lascio stare che la nazione non avendo centro, non havvi veramente un pubblico italiano; lascio stare la mancanza di teatro nazionale, e quella della letteratura veramente nazionale moderna, la quale presso l’altre nazioni, massime in questi ultimi tempi è un grandissimo mezzo e fonte di conformità di opinioni, gusti, costumi, maniere, caratteri individuali, non solo dentro i limiti della nazione stessa, ma tra più nazioni eziandio rispettivamente.
Permalink: postato alle 05:33 PM
Novembre 15, 2006
Flavio Santi: L'ETERNA NOTTE DEI BOSCONERO
di Giuseppe Genna
FLAVIO SANTI, L'ETERNA NOTTE DEI BOSCONERO, RIZZOLI 24/7, € 16
Impressionante e appassionante. Complesso come un labirinto catacombale di quell'ormai dimenticato successo popolare che fu I Beati Paoli di Luigi Natoli (da poco riedito), eppure capace di mesmerizzazione del lettore, con colpi di scena che non sono tali, poiché sono lenti rovesciamenti totali, sismatici, della narrazione - una narrazione incastonata in una narrazione incastonata a sua volta in una narrazione: qualcosa che da anni stiamo vedendo allargarsi nel panorama letterario e che con L'eterna notte dei Bosconero raggiunge apici di altissima levatura, anche grazie a uno stile inarrivabile, che dovrebbe mettere a tacere gli adepti della maniera Gadda, perché qui ci troviamo, senza peso per chi legge, all'incrocio più alto degli ultimi anni tra prosodia prosastica e poetica. Insomma, Flavio Santi [già intervistato su Carmilla da Danilo Arona], con questo suo "neogotico", sfonda le barriere del suono fin qui ascoltato negli ultimi vent'anni, invera una poetica che in diversi scrittori italiani sta ottenendo i risultati migliori: i più potenti perché i più veritativi.
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Novembre 14, 2006
Dov’è Jorge Julio López?
di Alberto Prunetti
Sono ormai quasi due mesi che non si hanno notizie di Jorge Julio López, un argentino di 76 anni. Testimone chiave di un processo contro Etchecolatz, commissario della polizia bonaerense ai tempi della notte delle matite spezzate, López è scomparso a Buenos Aires il 18 settembre scorso. Era già stato sequestrato nell’ottobre del 1976. Si teme che sia il desaparecido numero 30.001, il primo sequestrato politico della democrazia argentina. Dal giorno della sua scomparsa alcune forze occulte, riconducibili però agli apparati di polizia, hanno iniziato una campagna pesantissima che sta gettando un velo macabro sull’Argentina. Un desaparecido, il ritrovamento di un cadavere bruciato, decine di telefonate anonime con registrazioni di sessioni di tortura, agguati notturni, minacce, aggressioni. E poi la messa in scena di un grand-guignol tragico, che ripete i riti intimidatori delle squadre d’azione del passato. Ecco una cronologia degli eventi degli ultimi due mesi.
Permalink: postato alle 07:33 PM
Edogawa Rampo, o la trascendenza dell'abisso
di Matteo Boscarol e Alessandro de Mitri
TUTTI I LIBRI DI EDOGAWA RAMPO
Edogawa Rampo, al secolo Hirai Taro (1894-1965), e` uno di quei personaggi cardine, su cui girano e si sviluppano intere parti di una cultura, in questo caso quella giapponese degli ultimi cinquant`anni: dalla letteratura, ai manga fino al cinema, la sua influenza, anche dopo quarant`anni dalla scomparsa, e` piu` viva che mai e pulsa specialmente dagli schermi cinematografici. Ma andiamo con ordine. Nato nella prefettura di Mie, nel Giappone centrale, si trasferisce a Tokyo nel 1912, citta` che lo vedra` animatore di una serie di attivita` frenetiche e variegate fra cui quella della scrittura. Fortemente influenzato da E.A. Poe, Edogawa Rampo e` infatti la translitterazione in giapponese del nome del grande scrittore americano, e` stato un erratico viaggiatore ed e` considerato l`esponente principale del mystery giapponese, inserendo all`interno del genere una caratteristica nota di cupezza venata di erotismo, che in seguito verra` denominata ero-guro (erotico-grottesca).
Permalink: postato alle 07:32 PM
Grossman: Per la pace israelo-palestinese
di David Grossman
[Discorso tenuto dallo scrittore israeliano a Tel Aviv, il 5 novembre scorso, davanti ai massimi esponenti governativi, in occasione della commemorazione della morte di Yitzhak Rabin e a poche settimane dal decesso del figlio di Grossman, Uri, richiamato alle armi nella guerra al Libano. A questo discorso, secondo una dichiarazione dello stesso Grossman, il premier Olmert ha reagito con irritazione]
TUTTI I LIBRI DI DAVID GROSSMAN
Il ricordo di Yitzhak Rabin è un momento di pausa in cui riflettiamo anche su noi stessi. Quest´anno la riflessione non è per noi facile. C´è stata una guerra. Israele ha messo in mostra una possente muscolatura militare dietro la quale ha però rivelato debolezza e fragilità. Abbiamo capito che la potenza militare in mano nostra non può, in fin dei conti, garantire da sola la nostra esistenza. Abbiamo soprattutto scoperto che Israele sta attraversando una crisi profonda, molto più profonda di quanto immaginassimo, una crisi che investe quasi tutti gli aspetti della nostra esistenza.
Permalink: postato alle 12:16 AM
Della propaganda in tempo di guerra (1)
di Gaspare De Caro e
Roberto De Caro
Gli stessi rappresentanti dei governi di tutto il mondo
che organizzano conferenze di pace e parlano della «Lega delle Nazioni» e di
«Pace internazionale», contemporaneamente si preparano al riarmo mondiale in
vista di un nuovo massacro.
(Ernst Friedrich, Guerra alla guerra,
Berlino 1924)
Ai lettori
Occorre dirlo subito. Lo scopo di questa
riflessione in fieri sulla propaganda in tempo di guerra non è
affatto quello di mettere in guardia da possibili pericoli, poiché tutto si è
compiuto. Neanche si coltiva il progetto di alimentare irresponsabili ipotesi
palingenetiche, frenate in verità già dal ridicolo, né tanto meno di illuminare
didatticamente alcunché, poiché la didattica in sede critica è appunto
propaganda. Certamente l’impulso alla testimonianza, pur con i suoi limiti
coatti, gioca un ruolo decisivo, ma non è il motivo che sostanzia l’impegno.
Esso deriva piuttosto da consapevolezza storica: dal decifrare nelle lugubri
pieghe del presente gli ideogrammi di un secolo di experimenta in corpore
vili, incisi sulla carne dell’umanità da
scribi sempre attivi, che in questa pretesa postmodernità, subito declinata al
passato, rifanno scorta ingente d’inchiostro per costruire il futuro. È
necessario, dunque, e urgente separarsi senza ambiguità da quanti banchettano
all’orgia sacrificale, e in primo luogo dalle maschere sinistre, da chi le
delega e da chi invita a delegarle. La frattura irreversibile – morale,
politica, culturale – è l’esigenza primaria, pena la complicità. Non è
catarismo, è decenza.
Permalink: postato alle 12:02 AM
Novembre 13, 2006
Processo a Satana. I delitti mai commessi da Marco Dimitri
[Dal sito latelanera.com: Stefano Valbonesi intervista Antonella Beccaria, autrice del libro Bambini di Satana. Processo al diavolo: i delitti mai commessi da Marco Dimitri (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2006, € 10). Questo è un estratto della presentazione che ne fa l'editore:
"Il libro, rilasciato con licenza Creative Commons (prefazione di Carlo Lucarelli), racconta dell’inchiesta e del processo che tra il 1996 e il 1997 vede indiziati tre esponenti di un gruppo satanista per stupro, pedofilia e associazione a delinquere. Ne nasce un caso che esplode in tutta Italia, salvo concludersi con l’assoluzione degli imputati. La vicenda dei Bambini di Satana non solo racconta di un errore, ma riprende il difficile argomento della violenza sui minori come strumento per favorire il controllo sociale, narra di come le voci dissidenti siano state tacciate di estremismo e istigazione alla violenza e spiega come l’utilizzo di Internet e del 'no copyright' siano diventati una 'licenza per uccidere'. Un mosaico di avvenimenti che va dalla fine degli anni Ottanta all’inizio dell’attuale decennio in cui i protagonisti sono – oltre agli accusati e agli accusatori – le istituzioni, la Chiesa, la stampa e un pugno di intellettuali svincolati dalla cultura ufficiale."]
Ciao Antonella. Ti va di dirci qualcosa di te? Chi sei, dove vivi, cosa fai, da dove vieni e dove stai andando?
Ho 33 anni, sono di origini pavesi ma vivo a Bologna dal 1999 e ho un passato di cronista di nera in un quotidiano di provincia. Chiusa questa esperienza, ho progressivamente cambiato settore e sono approdata all’editoria informatica e al software libero scrivendone molto. Adesso uso abitualmente GNU/Linux e questo strano percorso mi ha permesso di conoscere le realtà legate alla libertà di cultura in rete e fuori. Poi si sa che i grandi amori sono quelli che alla fine rimangono e scrivere mi ha permesso di tornare su argomenti più da pagine di nera che da listati di codice sorgente.
Permalink: postato alle 01:32 PM
Novembre 11, 2006
Cronache di Bassavilla 79
di Danilo Arona
SUPERSTITION - THE NANNY THEY CALLED A WITCH
Cosa può accadere durante l'infanzia di un'autentica firestarter? Può definirsi una normale coincidenza che l'incendiaria Carol Compton, protagonista suo malgrado di uno dei più incredibili casi di malagiustizia italiana, sia nata e vissuta fino al compimento dei suoi vent'anni vicinissima alla Blue Bell Hill nella contea inglese del Kent, laddove una certa Melissa Parker trovò la morte a poche ore del suo matrimonio la mattina del 29 dicembre 1965?
Permalink: postato alle 01:23 AM
Hans Ruesch: “La Figlia dell’Imperatrice”
Il libro Imperatrice Nuda è l’indimenticabile documento di denuncia contro la sperimantazione animale comparso nel 1976 in Italia. In quell'anno, Hans Ruesch fu il primo a dare nascita, con una solida ed inattaccabile documentazione storica e scientifica, al movimento scientifico antivivisezionista, ed a dimostrare che la vivisezione non giova ma è di ostacolo al progresso. Hans Ruesch, che ha continuato instancabilmente il suo lavoro in difesa della salute umana e dei diritti dei più deboli, malgrado le persecuzioni subite in tutti questi anni, pubblica oggi un libro di uguale valore e peso. La Figlia dell’Imperatrice edito da Stampa Alternativa (e già presente in tutte le librerie) denuncia ciò che l’autore chiama la “grande industria della malattia” e fornisce informazioni preziose per la nostra salute.
Permalink: postato alle 12:06 AM
Novembre 10, 2006
Antonio Pascale: S'E' FATTA ORA
di Giuseppe Genna
Non avevo mai letto un libro di Antonio Pascale. E avevo fatto male, malissimo. Di Pascale avevo esperito soltanto una curatela: quella del primo Best Off, l'annuario edito da minimum fax. Ora, a lettura terminata di questo romanzo breve che è S'è fatta ora (minimum fax, € 9.50), suppongo che andrò a prendermi tutti i precedenti titoli di Pascale e me li leggerò, compatibilmente con gli allucinanti tempi che mi impongono fatiche e fibrillazioni di un certo peso. Perché è vero che Pascale è uno dei migliori prosatori italiani e perché il suo procedere apparentemente calmo, digressivo per aneddoti che vengono minuziosamente spalancati, la sua scrittura così calda e così feroce al tempo stesso, questo elemento fabulistico insomma, chiudono un buco che nella narrativa italiana contemporanea rimaneva aperto: quello della funzione Lodoli, per stare al secolo scorso: funzione che andava aggiornata.
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Potassa: quando i fascisti arrivarono a Tatti
di Alberto Prunetti
[Dopo la pubblicazione di brani delle memorie di Erminia Mattarelli Carmilla pubblica alcuni estratti da Potassa di Alberto Prunetti: altre schegge di memorie che documentano la resistenza popolare all’avanzata dello squadrismo fascista. Il primo brano racconta una rissa scatenata dall’arrivo di un gruppo di squadristi a Tatti, un borgo di minatori con una forte tradizione rossa, posto sulle colline dell’Alta Maremma]
21 maggio 1922. Il brigadiere dei carabinieri Mauri, di stanza a Tatti, si avvicina al caffè del Martelli. Il militare ama il quieto vivere e si accorge con un po’ di contrarietà della presenza di un gruppetto di fascisti all’interno del locale. Si rende conto che nasceranno guai. La presenza di questi sei o sette “schiavisti”, come li chiamano tutti in paese, non passerà inosservata. Già i primi comunisti cominciano a rallentare il passo nei pressi dell’entrata del caffè. Il brigadiere si fa coraggio e tenta di intercedere con le buone. Si avvicina al tavolo dei fascisti. Loro sono solo di passaggio, vengono da Torniella, un paese vicino alla provincia di Siena che ha ospitato una manifestazione fascista. Il carabiniere li invita bonariamente ad affrettarsi, perché il paese è pericoloso per la folta presenza di sovversivi.
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Novembre 09, 2006
IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI E IL RIDUZIONISMO INGENUO DI GUENTER LEWY
di Girolamo De Michele*
Ascolta su Arcoiris Marcello Flores sul genocidio degli armeni.
Sul genocidio degli armeni in Turchia, se tralasciamo i negazionisti ad oltranza (secondo i quali le vittime del genocidio sarebbero poche migliaia), abbiamo due diverse tesi storiografiche, esemplificate da due libri usciti contemporaneamente nel 2006: la tesi del genocidio politicamente diretto, affermata con forza da Marcello Flores in Il genocidio degli armeni, e quella del massacro inintenzionale, sostenuta nel 2005 dallo storico americano Guenter Lewy in Il massacro degli armeni. Un genocidio controverso e ultimamente ribadita in un intervento sul Jerusalem Post (Was it genocide?, 14 maggio 2006) e in Commentary (The First Genocide of 20th Century?, febbraio 2006).
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William Burroughs: VICOLO DEL TORNADO
di William Burroughs
[La versione elettronica del volume, edito da Stampa Alternativa, viene rilasciata sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-NonCommerciale-Condividi allo stesso modo: http://creativecommons.ieiit.cnr.it/preview/Licenses/by-nc-sa_
2.0_it.html. Per scaricare il libro: http://www.liberacultura.it. La traduzione è di Roberto Fedeli]
A John Dillinger con la speranza che sia sempre vivo
Giorno del Ringraziamento. 28 novembre 1986
Grazie per il tacchino e i piccioni viaggiatori, destinati a essere cacati attraverso le sane budella americane –
grazie per un Continente da saccheggiare e avvelenare –
grazie per gli Indiani che ci procurano quel tanto di stimoli e di pericoli –
grazie per le immense mandrie di bisonti da uccidere e scuoiare, lasciando le carcasse a marcire –
grazie per le laute ricompense sui lupi e i coyotes –
grazie per il SOGNO AMERICANO da involgarire e falsificare fin quando la nuda menzogna non vi risplenda attraverso –
grazie per il KKK, per gli uomini di legge che incidono una tacca per ogni negro ucciso, per le rispettabili signore casa-e-chiesa con le loro facce meschine, smunte, sgradevoli, perverse –
grazie per gli adesivi «Ammazza un frocio in nome di Cristo» –
grazie per l’AIDS di laboratorio –
grazie per il Proibizionismo e la Lotta contro la Droga –
grazie per un paese dove a nessuno è dato di badare ai fatti propri –
grazie per una nazione di spie-sì, grazie per tutti i ricordi… va bene, facci vedere le tue braccia… sei sempre stato un problema, ci hai proprio rotto i coglioni –
grazie per l’ultimo e più grande tradimento dell’ultimo e più grande dei sogni umani.
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Novembre 08, 2006
In morte di Bradley Roland Will: "Todos somos Oaxaca"
di Sbancor
[Diamo qui testimonianza audiovideo di quanto accaduto giorni fa in Oaxaca, dove si sono verificati scontri, innescati dalla polizia, nel corso di una civile manifestazione. Diverse le vittime tra i civili, tra cui il reporter Bradley Will, di cui qui potete visionare il filmato dell'impressionante momento in cui viene colpito. La sua stessa telecamera era puntata (qui il suo ultimo video), al momento dell'esplosione del proiettile che l'avrebbe ucciso, sul poliziotto che l'ha assassinato. Nel video qui sotto, residente su YouTube, una circostanziata cronaca per immagini degli scontri e delle reazioni di solidarietà nel mondo. A seguire, il commento-epitafifo di Sbancor]
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Novembre 07, 2006
Il giardino degli americani omicidi
di Giuseppe Genna
Il pianeta ha una voce e l'America la sta ignorando. Quest'ignoranza trascinerà il globo, entro il 2050, a un mutamento climatico che definire impazzito sarà un eufemismo di cui la specie non potrà permettersi il lusso: il collasso bioclimatico non aprirà un'èra di eufemismi o tantomeno di lussi.
Il mondo ha una voce e l'America la sta ignorando. Quest'ignoranza trascinerà il Medioriente in una situazione ancora più caotica sul piano etnico, civile, militare - e questo accadrà tra al massimo 60 giorni, se l'entusiasmo con cui George W. Bush ha accolto la sentenza a morte di Saddam Hussein troverà un appoggio nella decisione della Corte d'Appello, che già tutti sappiamo essere un fantoccio angloamericano.
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Novembre 06, 2006
LUMI DI PUNK/2
PUNK A BARI: DAI WOGS ALLA GIUNGLA (1979-1984)
di Enzo Mansueto (The Skizo)
qui il livejournal di Enzo Mansueto
Punk: quando è entrata questa parola nel mio mondo? La memoria vacilla, e falsifica. Per questo genere di cose è facile appoggiarsi alle storie collettive, ai racconti, alle teorizzazioni sedimentate. E sul punk, anche italiano, la letteratura è ormai fluente. Mi risulta davvero difficile, dopo tanti anni e tante pinte, scindere le schegge mnemoniche della mia adolescenza dal flusso immaginario condiviso. O no?
Un luogo comune stabilizzato racconta delle mitiche puntate di Odeon o dell’Altra Domenica, tra 1976 e 1977. E’ vero, le ho viste. Non avevo ancora l’apparecchio a colori. E ricordo anche le prime apparizioni e recensioni sulla stampa specializzata, sulle riviste per audiofili ai tempi del culto dell’hi-fi, quando, accanto ad un Alan Parsons o ad un ennesimo Pink Floyd, dischi ottimi per testare la nuova puntina o le esoteriche bass reflex, scoprivi uno speciale punk con foto d’ordinanza, in un guazzabuglio mediatico capace di mescolare gli X-Ray Spex ed Elvis Costello, i Boomtown Rats e gli Adverts, i Damned e Patti Smith, gli Skiantos e i Chrisma.
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LUMI DI PUNK/1
di Marco Philopat
In occasione della pubblicazione di Lumi di punk, a cura di Marco Philopat (già autore di Costretti a sanguinare), pubblichiamo la presentazione della neonata casa editrice AgenziaX e un estratto del testo di Enzo Mansueto, ex cantante degli Skizo (g.d.m.)
Come saprete il libro è frutto di una serie di registrazioni e interventi raccolti tra l'estate del 2005 e l'autunno 2006. Qui in redazione abbiamo lavorato per garantire l'uniformazione narrativa e confezionare il libro come una sorta di mappa della memoria di un periodo storico quasi dimenticato, almeno per quanto riguarda i percorsi personali e politici. Una minuscola generazione stritolata dal correre del tempo, dall'eroina e dal riflusso, ma forse, a distanza di anni, si può dire che i nostri destini non siano finiti nell'immondezzaio, come molti di quelli che ci avevano preceduto. I sessantottini hanno scritto e storicizzato ogni microbo del loro vissuto, quante centinaia di pubblicazioni ci sono state sugli anni Settanta? la nostra esperienza non sarà stata così eclatante ma possiamo contare su pochissimi abiuri. Quasi nessuno è diventato un segretario di Forza Italia o un portaborse di Tronchetti Provera...
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Novembre 04, 2006
Culture, intercultura, multiculturalismo
di Willer Montefusco
[«E se le persone che entrano
in modo silenzioso e ci aiutano a risolvere tanti problemi non si vedono, al
contrario le nostre strade e i nostri quartieri si affollano in tutta evidenza
di immigrati che si dedicano ad attività illecite, occupano giardini, stazioni
e altri spazi pubblici. La gente reagisce con ansia, ostilità, rancore». Così,
senza pudore, il ministro Livia Turco (I
nuovi italiani. L’immigrazione, i pregiudizi, la convivenza, Mondadori,
Milano 2005, p. 17), che sull’adempimento del mandato europeo a straziare vite
migranti si è costruita una solida carriera: all’ombra, si capisce, del vecchio
apologeta dei massacratori di Budapest, da poco assurto alla vetta.
L’importante intervento di Willer Montefusco ha innanzitutto il pregio di
smascherare la ferocia pedagogica dei luoghi comuni istituzionali. RDC]
Il tema della relazione è «Culture,
intercultura, multiculturalismo». Ma non partirò da queste parole e concetti
ormai parte delle retoriche dilaganti in rapporto ai migranti per farne la
storia, per decostruirle in funzione critica, per mostrarne la funzionalità
politica. Vorrei piuttosto partire dai migranti stessi, anzi dalle parole di
una migrante, che ha partecipato ad un corso di formazione per l’insegnamento
della lingua italiana ai migranti organizzato alcuni mesi fa a Pordenone
dall’Associazione Immigrati.
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Novembre 03, 2006
La pornografia e i suoi nemici
di Pietro Adamo
[Essendosi espanso il dibattito, su Lipperatura, a proposito di industria culturale, innovazione tecnologica e pornografia, riportiamo questo brano dal testo di Pietro Adamo, in La pornografia e i suoi nemici, pp.95-109, il Saggiatore 1996. Pietro Adamo è autore del più recente - e consigliatissimo - Il porno di massa. Percorsi dell'hard contemporaneo, edito da Cortina]
La critica femminista al porno rappresenta una sfida interessante per tutti coloro che avversano (quasi) ogni censura in nome del principio della libertà d'espressione e dell'ideale della società aperta. Nel 1859 John Stuart Mill aveva saldato insieme principio e ideale nel suo Saggio sulla libertà. A suo parere ogni opzione del singolo (atto, pensiero, pratica) che non danneggiasse immediatamente i suoi consimili aveva diritto di cittadinanza in una società che aspirava al progresso e al miglioramento. Infatti, la libera discussione di tali opzioni si sarebbe rivelata comunque vantaggiosa, sia se si fossero rivelate vere, sia se si fossero rivelate false: in entrambi i casi le conoscenze sarebbero aumentate.
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Domanin: Left Brain Marketing
di Igino Domanin
[Redattore di Carmilla, ricercatore di filosofia teoretica a Milano, Igino Domanin è l'autore del celebrato libro di racconti Gli ultimi giorni di Lucio Battisti. Per la primavera 2007 è prevista l'uscita del suo primo romanzo, per i tipi Rizzoli, dal titolo tuttora misterioso. Il racconto che pubblichiamo è stato edito agli inizi di quest'anno sulle pagine de l'Unità]
Vengo da paesi remoti. Temperati. Dove soffia una brezza velocissima. Salmastra. L’aria scorreva su di noi come una mano carezzevole, che indugia e nutre.
Adesso il mondo è cambiato. Qui a Milano fa molto più caldo. Il sudore si appiccica ai nostri corpi. Come una pellicola. Adesiva.
Domenica mattina. Oggi non lavoro. La notte è stata afosa. Irrespirabile. Il sole adesso è acido e disfatto come un tuorlo d’uovo. Vado a fare la spesa. Fino alle 13,00 la grande distribuzione alimentare tiene aperti i propri esercizi.
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Novembre 01, 2006
Supremazia del rumore nero
Texto disponible también en ESPAÑOL |
Note e digressioni sulla presunta “bianchitudine” del punk
e le origini afro del corpo rock
di Wu Ming 1
[Questo saggio di non facile lettura, scritto nell'estate 2006, è uscito sul n. 23 di Mucchio EXtra, trimestrale di approfondimento musicale. Il numero è attualmente in edicola, con lunghi speciali su Lucio Battisti, Beach Boys (notevolissimo), George Clinton, Tom Verlaine e una lista ragionata dei 100 album fondamentali di country-rock. La versione che pubblichiamo qui è diversa nell'impostazione tipografica, poiché i capoversi sono separati l'uno dall'altro e numerati a ritroso, come in un countdown. WM1]
I. AFRICAN GENESIS
Gli africani sono il raggruppamento umano più antico del pianeta, e ogni estetica che abbia a che fare con la società umana deve assumerli almeno come punto di partenza!
- Amiri Baraka, 1994.
20. Lo rivelò il Guardian alla fine del decennio scorso: gruppi neo-fascisti di diversi paesi avevano comprato Los Pedriches, villaggio spagnolo abbandonato a una novantina di chilometri da Valencia. Intendevano trasformarlo in insediamento "utopico", rifugio per latitanti, sede di convegni e colonie estive dove sperimentare il lifestyle di un futuro "nuovo ordine". C'era e c'è lo zampino - anzi, trattandosi di maiali, lo zampone - di una nota formazione di ultradestra con un piede a Roma e uno a Londra.
Nei dépliants che si ebbe modo di vedere, si invitavano i giovani d'Europa a trasferirsi a Los Pedriches e sottoporsi a una severa disciplina, per smetterla di "parlare, muoversi, agire come dei negri" (corsivo mio). Un chiaro riferimento all'influenza dell'hip-hop: andatura dondolona, gestualità esagerata, braghe col cavallo infimo, slang appropriato alla bisogna. Antropologia da incubo, per un nazi.
Wiggers Beware! è la minaccia che appare sui siti di klanisti, miliziani e nazi americani. "State attenti, negri bianchi!"
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