Agosto 29, 2006
FILOSOFIA DEL NOIR
di Gilles Deleuze * (1966)

La Série Noire festeggia un importante evento: il suo numero 1000. C'è una coerenza, un'idea di questa collana che deve tutto al suo direttore. La letteratura è come la coscienza: è sempre in ritardo. Sulla polizia, il crimine e i loro rapporti tutti quanti sappiamo alcune cose, non foss'altro che per la lettura delle notizie sui quotidiani, o per la conoscenza dei memoriali specialistici. Ma queste cose non avevano trovato la loro espressione letteraria corrente, non erano passati allo stato di luoghi comuni della letteratura. È stato Marcel Duhamel [creatore della collana Série Noire nel 1945, e direttore della collana sino al 1977] a colmare questo ritardo, in un'epoca particolarmente favorevole.
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Cronache di Bassavilla 71
di Danilo Arona
IL GRANDE SILENZIO
Io sono cresciuto annegando nel suono e nel rumore. Nei rantoli distorti di Hendrix e Clapton, tra i fischi Larsen di casse impolverate e le urla paesane delle feste in balera. Quando tornavo a casa dalle serate di Quel pazzo mondo, le mie orecchie risuonavano e ronzavano ancora per ore, sino a giorno fatto, e m'impedivano di chiudere occhio. Sono un animale metropolitano e la più coerente musica diuturna per indirizzarmi lungo il binario del ritmo vitale è quel caotico e sgradevole mix che tutti conoscete a base di auto in transito, sirene, segnali d'allarme, lingue incomprensibili e urla di litigiosi.
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John Titor, l'uomo venuto dal futuro?
Sul numero 167 della rivista Focus, attualmente in edicola, è pubblicata un'intervista a John Titor, l'uomo che da sette anni produce prove, per alcuni inconfutabili e per altri bufale ben cognegnate, del fatto che proviene da una dimensione parallela, appartiene alla specie umana ma non di questo frame universale in cui esiste Berlusconi. Titor sta dividendo la scienza americana, perché ha riprodotto lo schema della macchina che gli permette di compiere viaggi tra dimensioni e tempi diversi. Un'ossessione della letteratura fatta realtà. Proponiamo due contenuti di segno diverso: gli scettici del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale); e brani da un sito italiano dedicato a John Titor. Quanto a noi, ci limitiamo a sottolineare quanto Titor ha finora azzeccato in maniera comprovata da enti scientifici o industriali consultati.
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Agosto 28, 2006
Mario Benedetti: i versi di Isabella Leardini
di Mario Benedetti
[L'autore di questo articolo (nella foto a sinistra) è il poeta italiano autore di Umana gloria (Mondadori) e non l'omonimo uruguagio, candidato al premio Nobel, ripreso in un precedente post di Carmilla]
Isabella Leardini - La coinquilina scalza - collezione di poesia contemporanea Niebo - Edizioni La Vita Felice
Tra “irrealtà” e dato realistico, fondamentale per non smarrirsi in sussunzioni del reale implausibili, astratte, od emotivamente appaganti e liberatorie, inautentiche e fumose di certo passato poetico, mi sembra si disponga e si risolva questa scrittura. C’è un io che parla di un Noi, o dell’altro, che sono assenti per il desiderio dell’io che quindi non si realizza e si sospende, tutto sospendendo. Ma significativa è la presenza di un’estrema precisione e concisione di parole e immagini, plasticità direi ma non per linee orizzontali attraverso le quali si svolge la vita dei sentimenti, pensieri e azioni, ordinariamente. Non si tratta di una dimensione descrittiva poeticizzata.
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Agosto 27, 2006
Cronache di Bassavilla 70
REDRUM
di Danilo Arona
Giusto, avete tutte le ragioni. Ci sono troppi punti in sospeso, domande senza risposta, spunti abbozzati e poi tralasciati in quelle "Cronache di Bassavilla" che si sono materializzate in libro. I "bassavilliani" (i bassavillani?) che coltivano poteri nascosti, le gallerie sotterranee dove si celerebbero altari più antichi della civiltà conosciuta, una città completamente infestata dai fantasmi del suo passato e, non dulcis in fundo, delle misteriose audiocassette dove - a detta di una bellissima sensitiva di nome Alessandra - si sentirebbe addirittura la voce di Melissa con un messaggio a me indirizzato.
"Ti sei predisposto un sequel, va da sé", mi scrive Maurizio dalla provincia di Pavia (altra zona densamente fantasmatica come ci ha indottrinati il grande Mino Milani), "ma dovrebbero essere i tuoi concittadini a farti le pulci per come hai messo in scena Alessandria. A Pavia le polemiche ti avrebbero sotterrato."
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Agosto 26, 2006
Gli angeli con le orecchie d'asino di Damon Knight
di Michele Petrino
 Damon Knight, Il pianeta dei superstiti, Urania Collezione n. 38, Mondadori, 2006, pp.198, € 4,90 [per richiederlo, contattta questo indirizzo]
[Questa recensione appare purtroppo in ritardo rispetto all’uscita in edicola di uno dei migliori romanzi di fantascienza di tutti i tempi: malinconica, crudele, cupissima riflessione sulla vacuità di tutte le varianti del nazionalismo, in cui anche i personaggi negativi hanno una loro fosca grandezza e quelli positivi dubbi sulle loro azioni. Raccomando ai lettori di Carmilla di cercare di procurarsi un romanzo che difficilmente potranno dimenticare.] (V.E.)
Spesso i migliori libri di fantascienza partono da un’intuizione, da un’idea.
Certo, questa poi va sapientemente sviluppata e organizzata e ampliata, ma per fare questo, com’è intuibile, occorrono grandi scrittori.
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Agosto 25, 2006
Notte in una commedia di mezza estate
di Roberto De Caro
[Nella foto che correda questi aforismi di Roberto De Caro, anima della purtroppo cessata rivista Hortus Musicus, il compagno Paolo Persichetti. Per lui, come per Cesare Battisti e per altri detenuti e perseguitati politici, Carmilla non smetterà mai di battersi.]
Radicalismo sinistro
Studio da tempo il decennio ’90 nella ex Jugoslavia: tremendo e paradigmatico. Osservare la logica di potenza attraverso la frenesia diplomatica, così come storicamente si è data, illumina il futuro non meno del presente. Coloro che invocano la copertura giuridica e morale dell’ONU a giustificazione delle loro scelte politiche attingono al fondo della sentina. Forse non sanno quel che dicono, di sicuro non ci perdoneranno.
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Futurologia del sé: intervista a Barton Kunstler
Nonostante risalga al 1998, questa intervista a Kunstler, docente a Cambridge e propugnatore di un ritorno al nesso umanesimo-scienza (di cui è fondamentale si torni a praticare l'impatto), apre una serie di prospettive che, pur discusse in questi otto anni, continuano a essere fortemente attuali e aperte, mostrando come la svolta cognitiva ed emotiva che sta vivendo l'occidente industrializzato sia molto più lenta dei processi a cui pensiamo. Kunstler, rispetto ai molti teorici del post-human, ha un vantaggio: include ogni paradigma (compreso quello psicologico oltre che quelli fisici) nelle trasformazioni del "sé" - nozione su cui l'occidente industrializzato mostra, e davastantemente, il fianco, e che invece è al centro dell'altra rivoluzione fondamentale dei nostri tempi, cioè quella dell'emergentismo neuroscientifico.
Per questi motivi, riproponiamo l'intervista, rilasciata ai tempi a Mediamente. [gg]
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Agosto 23, 2006
RAZZISMO, ANTISEMITISMO, SIONISMO - Appunti 1992
a cura di Wu Ming 1
[Il testo che segue (siglato con le mie iniziali anagrafiche) fu scritto nel dicembre 1992 e immesso nel circuito di bacheche telematiche European Counter Network (realtà che di lì a poco si sarebbe spostata sul web).
Il biennio 1992-93 fu un periodo di attentati neonazisti e antisemiti in tutta Europa. Fu anche un periodo di intenso dibattito sui nuovi tratti del razzismo, non più giustificato in base a un'obsoleta discriminante biologica, bensì articolato secondo una logica "differenzialista", fondato su un'assolutizzazione delle diversità culturali e antropologiche, viste come perenni, inconciliabili, astoriche, chiuse a ogni possibilità di evoluzione.
Oggi - in tempi di "scontro di civiltà", "difesa dell'Occidente", "pericolo-Eurabia" etc. - pare la scoperta dell'acqua bollente, ma all'epoca non erano in molti a studiare il guizzare delle fiamme sotto la pentola.
Lo scopo di queste acerbe note era stimolare un dibattito sulle dialettiche antisemitismo-sionismo e razzismo-antirazzismo, ma soprattutto sul pericolo di accettare una loro "equivalenza", proposta in modo implicito nel discorso pubblico sul razzismo.
In parole povere: è vero che il razzismo culturale contemporaneo funziona come una sorta di "antisemitismo generalizzato" (E. Balibar), ma dal momento che antisemitismo e sionismo sono speculari l'uno all'altro e si alimentano a vicenda, dobbiamo evitare una risposta "sionista" (cioè tutta identitaria e reattiva) al razzismo, risposta che, lungi dal permetterci di smontare le argomentazioni neorazziste, ci avvilupperebbe nella loro stessa logica, perdipiù in posizione subalterna.
Per evitare questa trappola, dobbiamo capire cos'hanno in comune antisemitismo e sionismo, e possiamo capirlo soltanto risalendo alle remote origini del sionismo come reazione identitaria alla "schiusura" delle comunità ebraiche nell'Europa orientale del XIX secolo.
Ripropongo questi appunti oggi, così com'erano e con tutti i loro limiti (compresa una micro-boutade in fondo al testo, che al me di oggi suona aliena e puerile, ma il me ventiduenne era frequentemente puerile), perché mi sembrano tornati di qualche limitata utilità. Purtroppo non ho a disposizione il testo integrale, ma soltanto un lungo estratto circolato nelle mailing list del movimento bolognese nel febbraio 2002. (WM1, 23 agosto 2006)]
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Cagnotti & De Vanna: CERCO UN ATEO PER PARLARE DI DIO. DIALOGHI ONLINE
di Vittorio Catani
Marco Cagnotti, Umberto De Vanna, Cerco un ateo per parlare di Dio. Dialoghi online, ed. Ancora, Milano 2006, pp. 128, € 11,00.
Un libro nato quasi per caso, a posteriori, frutto di un intenso dialogo sviluppatosi in Internet - dapprima come semplice corrispondenza privata su tutt’altro argomento - fra due persone che si conoscono da tempo.
Due persone molto diverse fra loro. Marco Cagnotti, laureato in fisica, giornalista, responsabile delle pagine di scienza e tecnologia del “Corriere del Ticino”; Umberto De Vanna, salesiano e giornalista, si occupa di pastorale giovanile e catechesi e ha scritto numerosi libri, alcuni tradotti all’estero.
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Agosto 22, 2006
La persecuzione contro Paolo Persichetti
Non usufruirà di permessi, Paolo Persichetti. Dopo quattro anni di carcere maturato a partire dall'arresto in Francia (in relazione alle indagini sul delitto Biagi, con cui niente c'entrava), Persichetti sconta una condanna per concorso nell'omicidio Giorgianni. Francesco Cossiga più volte ha fatto appello ai magistrati e alla pubblica opinione perché il regime carcerario a cui Persichetti è costretto fosse perlomeno attenuato (l'uomo è stato sballottato da una prigione all'altra per tutta la Penisola) e perché con la sua liberazione si incominciasse un serio dibattito che preludesse alla chiusura degli strascichi di una stagione che il carcere non storicizza. Ora che ne ha il diritto, Persichetti ha fatto domanda per qualche ora di libertà. Negata: il magistrato si è preso la briga, esaminando una domanda considerata routine, di svolgere opera ermeneutica sul libro Esilio e castigo, scritto in carcere e pubblicato in Francia e in Italia.
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LE INASPETTATE EPIFANIE SULLA STRADA DI VALERIO MARCHI
di Wu Ming 5
Articolo pubblicato su Il Manifesto del 22/08/2006

Un mese fa moriva Valerio Marchi, sociologo, studioso delle sottoculture giovanili più problematiche e meno MTVizzabili, capace come nessun altro prima di tenere un piede (riluttante) nell’accademia e un altro in una realtà che per molti, per quasi tutti, è solo resoconto scientifico, o al più terreno d’osservazione partecipata. All’indomani della scomparsa i più lucidi tra di noi - quelli che la perdita non colpiva in modo diretto e duramente emotivo - già si chiedevano chi sarebbe stato in grado di proseguirne il lavoro, chi avrebbe continuato un cammino che appare, in prospettiva, di importanza decisiva. Ora mi si chiede di scrivere della sua opera in veste critica. E’ un compito duro, ma doveroso, indispensabile. Qualcun altro mi seguirà, con maggiore lucidità e più profonda dottrina.
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IL COCCIGE DA VINCI Author's Cut 5/5
di Riccardo Valla

CAPITOLO DICIASSETTESIMO
— Ah, è così! — esclamò un’altra voce, dal fondo della sala. — Chi si credono di essere questi autori? So fare di meglio io!
— Perché, c’è qualcosa che non la convince? — chiese Tonnorosa. — E, di grazia, che cosa la autorizza a parlare? è un autore? un critico? ha la tessera da giornalista?
— Mi autorizzano questi. — Mostrò i pugni. — Bisognerebbe darvi quattro schiaffi, e ben dati! Non fate i furbi con me! — L’uomo cominciò ad avvicinarsi minacciosamente.
— Se vuole suggerire, si accomodi... — ironizzò il vescovo.
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Agosto 21, 2006
Walter Siti: TROPPI PARADISI
di Giuseppe Genna
Troppi paradisi nella terra in cui, da tempo, di paradiso non si scorge l'ombra. Il titolo ironico (no: sardonico) del nuovo romanzo-mondo di Walter Siti è, come spesso accade per certi libri fondamentali, tutto il testo e la struttura che lo sostanzia. Non c'è soltanto il cinismo, il disincanto, la cattiveria che ride al pari della morte; c'è anche l'ombra di una speranza che si erige su ceneri attive (radioattive) di una memoria che è esperienza consumata, la traiettoria del degrado di un tempo, di una nazione, dell'occidente tutto - e di sé.
Complesso, strutturatissimo, scritto con una lingua capace di un'ampiezza di spettro impressionante - dall'aulico-sublime al basso-parlato, spesso entrambi i registri giocati sul comico, quando non sul drammatico meditativo o sul saggistico -, Troppi paradisi è in assoluto il primo esempio di postmodernism in Italia da molti anni a questa parte: non sfiorando mai, se non in un punto preciso, che merita trattazione a sé - il tragico, trova una forma per il tragico nella contemporaneità. Questo è ciò che la critica italiana non ha mai compreso, citando un postmoderno che non è mai stato l'equivalente del postmodernism angloamericano. Siti riesce nell'impresa, aggiungendo ciò che agli angloamericani non riesce: stende un romanzo che può dirsi pensiero in movimento e che commuove.
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Leiber delle tenebre
di Alessandra Daniele

Tra i fondatori della letteratura fantastica moderna in tutte le sue forme, Fritz Leiber (1910-1992) è uno dei pochissimi grandi riuscito ad attraversarne da maestro tutte le ere principali, col suo stile elegante, e il suo immaginario potente e multiforme. Dalla Golden Age del suo straordinario L’alba delle tenebre (“Gather, Darkness”, 1943) alla New Wave della mitica antologia Dangerous Visions (1967) col racconto Per muovere le ossa (”Gonna roll the bones”) fino all’urban-horror dei nostri anni, anticipato da molta della sua narrativa breve. E come accade alla migliore letteratura fantastica i suoi primi capolavori non risultano oggi meno attuali di quelli più recenti.
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Agosto 20, 2006
WIR SIND EIN VOLK: Grass e il caso Germania
di Giuseppe Genna
"Mi fa male ancor oggi. Un male che poco fa mi ha costretto a cacciare la testa tra i cuscini" - Günter Grass, Il tamburo di latta (1959)
Per coincidenza dovuta a sfighe personali e motivi di studio per il prossimo romanzo, mi sono trovato a Berlino nelle due settimane che hanno visto emergere, sui media europei e americani,  l'aspro dibattito intorno alla confessione di Günter Grass, che nella sua autobiografia, Sbucciare cipolle, rivela di essersi arruolato a 17 anni nelle file delle SS, dopo un rifiuto della Marina militare di Hitler presso le cui sedi aveva presentato richiesta, essendone respinto. Ne è fuoriuscita una colata lavica, uno strascico di letame intellettuale e storico, un boom di news. Nello stesso momento in cui un altro scrittore saliva alla ribalta di riflettori funerei: l'israeliano David Grossman, a cui avevano ucciso il figlio Uri, riservista militare caduto nell'invasione del Libano da parte di Israele.
Tempi ambigui che esigono un'analisi provvisoria. Provvisoria, ma necessaria: sul nostro tempo, sulla memoria, sulle responsabilità, sulla Germania e il nostro continente.
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I tre fronti - Seconda parte
di Sbancor

Se l’Europa fosse qualcosa di più di una “espressione geografica,” vincolata a una serie di parametri e regolamenti idioti, e ad alleanze quantomeno discutibili, il suo compito sarebbe stato quello di intervenire immediatamente, assicurando, ad esempio, l’inviolabilità dello spazio aereo libanese. Evitando così la distruzione del Libano, la migrazione biblica degli sfollati, oltre a un migliaio di morti. Una posizione forte, certo, ma almeno chiara.
Ma Israele, come la Turchia dal 2004 è praticamente un paese NATO (vedi qui).
Difficile pensare quindi un esito diverso da quello della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, che di fatto ha concesso a Israele un mese di tempo per protrarre i bombardamenti indiscriminati sul Libano.
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Agosto 19, 2006
Marx, Spinoza, Machiavelli. Variazioni attorno al trittico maledetto della filosofia
di Roberto Ceccarelli
Vittorio Morfino, Incursioni spinoziste. Causa, tempo, relazione (Milano, Mimesis, 2006, pp.235)
da il manifesto, 15 agosto 2006
E' una fortuna che nessuno abbia ancora avuto il cattivo gusto di dichiarare l'avvento di un «rinascimento di Spinoza», anche se in Italia continuano a moltiplicarsi libri, convegni, tesi di laurea e un certo fascino diffuso per il filosofo olandese. Spinoza non è mai stato arruolato e, di conseguenza, abbandonato da un partito, dalle masse o semplicemente dagli specialisti. Dopo il «secolo grande e terribile», il Novecento, oggi non viene riscoperto proprio da «nessuno».
Al contrario di quanto purtroppo accade a Marx da qualche tempo.
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I Pelleazzurra
di Nevio Galeati


Ho orizzonti limitati. Lo so. Ma mentre un migliaio di uomini “operativi” e oltre il doppio di marinai di cinque navi da guerra stanno per essere spediti in Libano come “forza d’ingresso”, mi scopro scandalizzato per una notizia pubblicata in breve, con foto però, dal quotidiano il Resto del Carlino. Trascrivo: “A Ravenna, per opera di cittadine italiane di origine extracomunitaria, è nato ‘Azzurri dal Mondo’, comitato di protesta che punta sui valori di libertà, solidarietà e ricerca di una cittadinanza italiana consapevole. Aderisce anche Forza Italia”. E nella fotina spunta il sorriso di Sandro Bondi. Accidenti.
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Agosto 18, 2006
I tre fronti - Prima parte
di Sbancor

L’Italia sta per mandare 3.500 soldati allo sbaraglio su quello che G.W.Bush ha definito “il terzo fronte” della guerra al terrorismo. Ma qual è il terzo fronte? Oggi è la frontiera libano-israeliana. Già lungamente ed inutilmente presidiata dall’UNIFIL. Ma dalla fine di agosto, quando l’Iran risponderà negativamente alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul nucleare, il Terzo Fronte, quello vero, sarà l’Iran e, forse anche la Siria.
Ora se valutiamo con spirito equanime l’andamento delle operazioni sugli altri due fronti, Afghanistan e Iraq, c’è di che rabbrividire.
Cito da fonte non sospetta: Alessandro Politi, in un paper intitolato Un multipolarismo difficile, presentato all’interno del Rapporto Nomisma “Nomos & Khaos” 2005:
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Agosto 17, 2006
Libano: come togliere le castagne dal fuoco con le zampe del gatto
di Paolo Chiocchetti

La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la decisione del governo italiano di partecipare con alcune migliaia di soldati alla forza internazionale di interposizione nel sud del Libano sembrano essere accolte favorevolmente da larga parte del mondo “pacifista”, secondo quanto riferito da Repubblica di oggi (“Stavolta i pacifisti danno l’ok”, p. 11). La tavola della pace ad esempio afferma in un appello sul proprio sito: “Dopo 30 lunghi giorni di stragi e devastazioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha finalmente approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti l´immediato cessate il fuoco. Nonostante questa risoluzione giunga con grande e ingiustificabile ritardo essa segna un importante passo in avanti.
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Agosto 16, 2006
IL COCCIGE DA VINCI Author's Cut 4/5
di Riccardo Valla

CAPITOLO TREDICESIMO
— Una cosa non mi è chiara, signorina Sophie — chiese Londong, mentre raggiungevano l’auto. — Perché era tanto offesa con suo zio?
La donna lo guardò con una strana luce negli occhi. — Mi hai fatto impazzire per tutto il giorno, ma adesso siamo soli, finalmente... Via, non fare il timidone, il tuo amico è lontano... Cosa preferisci? Ti bacio le palline o facciamo l’amore?
Londong la guardò con sospetto. — Curiosa frase... Allora, cosa le ha fatto suo zio?
— Niente, maledizione! — sbottò lei. — Dopo tante promesse... vederlo nel nostro salotto, tra un coro di “daglielo duro, daglielo mollo, falle tremare le vene del collo”... ho visto che si stavano ... oh, ho capito che...
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Agosto 15, 2006
QANA
di Patty Smith

[Dal sito di Patty Smith, la sua nuova canzone sul massacro di Qana (ascolta qui l'MP3)] (G.D.M.)
La pratica di Israele della punizione collettiva è un crimine di guerra per la Convenzione di Ginevra; perchè è stato permesso loro di farlo ? Perché permettiamo che lo facciano? Noi mandiamo ogni anno a Israele 4 miliardi di dollari in aiuti e armi; stiamo pagando noi per questa devastazione; la morte di bambini, il paese in rovina; Bush ha rifiutato di imporre una tregua e ora ci capita questa strage di Cana sulla testa; Cana è considerata da alcuni il luogo del primo miracolo di Gesù dove trasformò l'acqua in vino; non c'è più vino a scorrere a Cana, solo sangue, sangue.
Patty Smith
12 agosto 2006 (da Peacelink)
There's no one
in the village,
not a human
nor a stone
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Agosto 14, 2006
Lo specchio di Silverberg
di Alessandra Daniele

Robert Silverberg è un perfetto esempio di come nella fantascienza la creatività più immaginosa e visionaria possa dimostrarsi lo strumento migliore per raccontare la realtà.
Come molti altri grandi, Silverberg emerge negli anni 50 dal variegato maelstrom delle fanzine, scrittore già energico, ma non ancora raffinato. Dopo un periodo di crisi, coincidente con quello dell’sf stessa, al manifestarsi dei fermenti di quella rinascita che fu la.New.Wave, anche Silverberg rinasce come romanziere compiuto, pronto a dimostrare e realizzare l’intrinseca verità dell’apparente paradosso prima citato.
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Agosto 13, 2006
Sono un caso disperato
di Mario Benedetti

[L’autore della poesia che presentiamo non va confuso con l’omonimo poeta italiano, più volte apparso o citato su Carmilla. Si tratta invece del poeta, scrittore, saggista e attivista politico uruguaiano Mario Benedetti, uno degli autori più noti dell’America Latina. La traduzione è di V.E.]
Finalmente un critico sagace ha rivelato
(sapevo che lo avrebbero scoperto)
che nei miei racconti sono parziale
e a margine mi esorta
a far mia la neutralità
come ogni intellettuale che si rispetti
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Agosto 12, 2006
Un tranquillo week-end di terrore: cronache dalla guerra infinita
di Sbancor

[Nella foto: feroce e fanatico Hetzbollah si serve come scudo umano del corpicino del figlioletto morto.] (V.E.)
Questa settimana Roma già era vuota. E io comunque non ho più molti amici. Alla fine eravamo in due a commentare la situazione internazionale. Entrambi praticavamo il cinismo: l'ultima arma degli intellettuali contro l'orrore che avanza.
Alla mia battuta che Bernard Henry Levy aveva ragione quando aveva detto che il Libano era come la Spagna del '36, ma che come avenne anche nel '68 si era messo dalla parte sbagliata della barricata e che il Libano era veramente la speranza di fermare la guerra al terrorismo, prima che diventasse la III guerra mondiale, il mio amico rispose con il suo accento barese" Ehi bast n'attentado d'Al Cheda e ricomincia a' cummedia!"
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Agosto 11, 2006
Nuovi messaggi in bottiglia
di Federica Vicino

NINNA NANNA
dormi - dormi bimbo
che domani andrai a lavorare
in fabbrica
e troverai un omone
imbronciato
che ti dirà quello che devi fare
e che -se non ti sta bene- quella è la porta
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Agosto 10, 2006
L'orrore di Hiroshima e di Beirut
di Nico Maccentelli

[Nella foto, una bimbetta che non costituirà più un pericolo per Israele.] (V.E.)
Nei giorni della commemorazione dell'atomica su Hiroshima, è triste vedere giornalisti RAI, degli autentici pezzi di merda, in Israele, con il giubbotto antiproiettile, così, tanto per fare coreografia, perché l'eventualità che vengano colpiti da un missile di Hezbollah è purtroppo equivalente a quella che una tegola arrivi loro in testa quando escono dall'hotel di lusso in cui alloggiano.
La funzione del loro giubbotto è duplice: abituare l'opinione pubblica alla guerra e far credere che Israele sia sottoposta alle medesime piogge di fuoco a cui sottopone i libanesi e i palestinesi.
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Pier Ciani, il guerrigliero della cultura
di Wu Ming 1
da L'Unità, mercoledì 9 agosto 2006
Non vengo qui a seppellire Piermario Ciani. E' già stato fatto un mese fa. Vengo a farne l'elogio. Voglio dire: questo non è un "coccodrillo". Nessuno si aspettava che Pier, ancorché malato, morisse così presto, e nessuno dei suoi amici avrebbe avuto il cattivo gusto di tenersi pronto un pezzo.
Ho atteso qualche settimana prima di scrivere queste righe. Non sapevo come cominciare. Ogni mia riflessione o "mente locale" partiva dagli immediati dintorni del computer di Pier, e finiva per tornarci, tra pile di riviste e cumuli di materiali. Subito dopo il funerale Emanuela, la sua compagna, ha proposto a noi venuti da lontano di dormire nella casa-studio, per non dover prendere subito un treno o metterci in strada. Abbiamo declinato l'invito. Troppo presto per disturbare le presenze. Io so che non avrei resistito, avrei trascorso la nottata senza chiudere occhio, rovistando nell'aleatorio archivio, scoprendo chissacosa.
Creature magnifiche o mostruose, selvatiche o übertecnologiche, rimangono là, acquattate tra le scartoffie, i floppy vetusti, i cd-rom, le diapo, i negativi, pronte a saltar fuori non appena qualcuno ci affonderà le mani. Lo stesso Pier è in mezzo a quelle creature, primus inter pares, demiurgo democratico e affettuoso. Dal fondo di trent'anni di lavoro creativo e guerriglia culturale, attende senza fretta la "rivalutazione" e la qualifica di artista "di culto".
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Agosto 09, 2006
IL COCCIGE DA VINCI Author's Cut 3/5
di Riccardo Valla

CAPITOLO NONO
Quando la biblioteca aprì, il primo che si presentò davanti all’impiegato fu un alto monaco con una strana tonaca color giallastro-verdognolo. — Nei miei studi sulle eresie ho trovato questi versi — gli disse. — Chissà se a fare una ricerca nel computer...
— Non ce n’è bisogno — sorrise l’altro, con aria divertita, dopo avere dato un’occhiata alla scritta. — Abbiamo anche gli altri indovinelli della serie, vada nell’ufficio del Conservatore.
Il monaco lo guardò con sospetto, ma era impossibile che l’uomo l’avesse riconosciuto. — Non credo di capire... — azzardò.
L’uomo gli prese di mano il foglietto. — Sì, questo indovinello di Sommelier:
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Agosto 08, 2006
Alessandro Raveggi: L'EVOLUZIONE DEL CAPITANO MOIZO
di Chiara Cretella

Alessandro Raveggi, L’evoluzione del capitano Moizo, introduzione di Tommaso Ottonieri, Zona, 2005, pp. 84, € 11,00.
Ne L’evoluzione del capitano Moizo, Alessandro Raveggi mette in scena le cronache dei quotidiani bombardamenti. Parola intesa in più sensi: bombardamenti reali come quelli del Capitano Moizo, uno dei primi propugnatori dell’aviazione nel bombardamento bellico durante la guerra di Libia, quelli della guerra onnipresente - chiamata metaforicamente “missione di pace” -, bombardamenti figurati - quelli dei media che ci invadono d’immagini e slogan - : «sta sulla tv satellitare / supernova che non si placa / tanto che hanno collocato un manto di stelle cadenti / sui biscotti al cioccolato / da inzuppare in breakfast polisemici». Ci sono poi in Raveggi, bombardamenti a caduta libera sulla lingua, operati dall’autore-attore sul testo, che mimano la performance collettiva dell’assurdo.
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Agosto 07, 2006
Cronache di Bassavilla 69
IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI
di Danilo Arona

Ecco che nella calura da estate post-atomica arriva una notizia. Purtroppo una notizia come tante, di quelle che provocano un'intollerabile assuefazione. Questa però esibisce un valore aggiunto, snocciolato nelle pieghe, raggelante e demenziale, che invita all'approfondimento, nostro malgrado.
TORINO, mercoledì 2 agosto. Avvicinata da tre uomini nei giardini di Piazza Borgo Dora, picchiata e portata a forza in un monolocale dove ha subito violenze sessuali al limite delle sevizie fino al giorno successivo: è quanto accaduto a una rumena di 22 anni a Torino. Gli agenti del commissariato Dora Vanchiglia, dopo la denuncia della giovane, sono riusciti a identificare i presunti colpevoli e li hanno arrestati.
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Agosto 06, 2006
"PARLINO, DUNQUE". UN CONSIGLIO DI LETTURA PER LA SIGNORA EDNA
di Ortensia
Alla cortese attenzione di EDNA CALO LIVNE.
Cara Signora, ho la sfortuna di essere abbonata a un giornale ["La Repubblica", NdR] in cui compaiono i suoi diari, perdipiù con continui rimandi e giustificazioni legati alla storia e al sentire 'ebraico'. Fossi di religione ebraica (sono a-religiosa) mi sentirei profondamente offesa per il suo uso della storia ebraica in giustificazione dei misfatti di uno Stato che non rappresenta certamente Tutti gli ebrei. Esistono infatti voci e sensibilità ebraiche che si levano quotidianamente (anche se non con l'esposizione mediatica dei suoi diari) per condannare l'operato d'Israele e le sue politiche che ogni giorno di più sterilizzano il 'senso Umano' di cui la cultura ebraica (come moltissime altre culture, del resto) è portatrice.
Vorrei che il giornale per cui scrive desse altrettanto spazio alle voci di Ury Avnery, Tanya Reinhart, Aharon Shabtai, Daphna Baram , Ilan Pappe, Gilad Azmon e altri. Sarebbe anche interessante se un giornale che si occupa di Notizie pubblicasse la lettera di "dimissioni da ebreo" scritta da Bertell Ollman.
Mi rendo conto che per una persona come Lei, Sig.ra Edna, può essere veramente difficile accettare le posizioni degli ebrei di cui sopra e quindi le allego la pacata lettera che un Uomo italiano di origini ebraiche indirizzò sul finire degli anni '80 agli ebrei italiani. Credo che le sia sfuggita, perchè non lascia indifferenti ed è di quelle che aiutano a cambiare punti di vista egocentrici, etnocentrici o comunque basati sempre e solamente sulla salvaguardia dei propri ristretti e miseri interessi particolari.
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Agosto 05, 2006
Dreaming Sturgeon 2/2
di Alessandra Daniele

Sturgeon non dimentica nessuno. Parte naturalmente dagli emarginati e dai perseguitati, che sono sempre i suoi protagonisti principali, ma non scorda la gente comune, resa spesso ”invisibile”, e quasi altrettanto isolata, dal grigiore della propria vita quotidiana, come la protagonista di uno dei suoi racconti più famosi ed emblematici, Disco di solitudine (“Saucer of Lonelyness”, 1953) In esso, un manufatto alieno raggiunge la terra non per preannunciare un’invasione o svelare un complotto galattico, ma per uno scopo, a ben vedere, più importante: creare un contatto fra esseri altrimenti destinati a una disperata solitudine.
Un ”disco”, quindi, molto diverso dai ”dischi volanti” che i miopi detrattori della letteratura fantastica sempre associano con spregio alla SF, ma invece molto simile, quasi presago, degli hard disc dei nostri attuali computer, che ci mettono in proficuo contatto, a dispetto delle distanze.
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Agosto 04, 2006
Messaggi in bottiglia per navigatori solitari
di Federica Vicino

NOTTURNO IN BICICLETTA
Sto dormendo
dio solo sa come questo sia possibile
non dormivo da anni
ma adesso è tutto diverso.
Se n’è andato
Come quando uno dice me ne vado e poi non se ne va
Ma lui se n’è andato
E io sono rimasta al buio.
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Agosto 03, 2006
Dreaming Sturgeon 1/2
di Alessandra Daniele

1933. Un ragazzetto scarno, sensibile e acuto lascia per sempre la casa del proprio arrogante, conformista, e ottuso patrigno, e s’immerge nel mare turbolento degli USA della Grande Depressione. Passerà attraverso una miriade di esperienze diverse, compresi i più eterogenei fra i proverbiali mille mestieri, dal marinaio al trapezista, dal chitarrista al manovratore di bulldozer, per poi approdare a una variegata comunità di”sognatori”, nella quale la ricchezza della sua immaginazione non è più condannata come una sorta di vizio sovversivo, ma, al contrario, è apprezzata e incoraggiata, anche come strumento per comunicare, per acquisire autocoscienza e, nel frattempo, guadagnarsi da vivere. Lì diventerà uomo, scrittore, e infine maestro, per i suoi colleghi, contemporanei, e futuri.
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Agosto 02, 2006
Il Cipresso tagliato: la questione libanese
di Stefano Alamari
[da RelazioniInternazionali]
Come altri Stati del Medio Oriente, la repubblica libanese è nata al termine della I guerra mondiale dalla dissoluzione dell'Impero ottomano. In particolare, essa fu la diretta conseguenza dell'Accordo Sykes-Picot del 1916 fra Gran Bretagna e Francia, con il quale le due nazioni si attribuivano le rispettive zone d'influenza in Medio Oriente al termine del vittorioso conflitto: all'Inghilterra l'Iraq, la Palestina e la Transgiordania, alla Francia l'area corrispondente ai futuri Stati di Siria e Libano. Oltre all'accordo Sykes-Picot, durante la guerra ci furono altri accordi tra le potenze dell'Intesa per la spartizione delle spoglie dell'Impero ottomano giudicato ormai sull'orlo del collasso.
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Agosto 01, 2006
Estratto da: JEAN GENET, "QUATTRO ORE A CHATILA"
Una fotografia a due dimensioni, e anche lo schermo televisivo - né l'una né l'altro si possono percorrere. Da un muro all'altro di una via, curvi o inarcati, i piedi contro un muro e la testa appoggiata all'altro, i cadaveri neri e gonfi, che dovevo scavalcare, erano tutti di palestinesi o libanesi. Per me come per quello che restava della popolazione, la circolazione a Chatila e a Sabra somigliava a un gioco di "saltacavalletta". Un bimbo morto, a volte, può bloccare le strade, che sono così strette, quasi sottili e i morti sono così tanti. Il loro odore è indubbiamente familiare ai vecchi: non mi infastidiva. Ma quante mosche! Se sollevavo il fazzoletto o il giornale arabo posato su una testa, le disturbavo. Inferocite dal mio gesto, arrivavano a sciami sul dorso della mia mano, cercando nutrimento.
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