Giugno 29, 2006
PARADIGMI DI UN CALOGEROEMA (Prima parte)
di Enzo Melandri
Dopo l'articolo ZOON POLITIKON. Bolk e l'antropogenesi [1 e 2], pubblichiamo un altro testo poco noto di Enzo Melandri, il filosofo autore de "La linea e il circolo". Si tratta di un testo del 1983, compreso nel volume collettivo "La creatura e il pleroma" [a cura di Antonio Covi, Roma-Cosenza, ed. Lerici], un volume militante scritto in favore degli imputati del Caso 7 aprile da alcuni intellettuali (oltre a Covi e Melandri, D. Corradini, G. Scarpari, P. Dusi, J.-P. Faye, R. Canosa, A. Santuososso, M. Galzigna, C. Formenti, M. Cacciari, S. Caruso, G. Contri, G. Mosconi, P. Schiera, S. Acquaviva, G. Baget Bozzo) che non scelsero la linea del silenzio e/o dell'indifferenza. Come sempre, Melandri mette la sua lucida intelligenza all'opera nell'analizzare un fenomeno all'interno delle sue relazioni con il background e con le possibili alternative che da esso potrebbero aprirsi. Molti dei temi allora trattati hanno ancora una forte attualità (compresa la trattazione della figura del pentitismo, in qualche modo annunciata da certe presenze oggi "sorprendenti" nell'indice di questo testo), e smentiscono il facile luogo comune che vuole Enzo Melandri essere un filosofo "oscuro" e "difficile" (g.d.m.).
Passare d'infilata attraverso i due assi ortogonali del sistema sociale, la "struttura" e la funzione", questo è il problema teorico. E qui parlar di Bestie, di Cavalieri, di Demoni e di Angeli può andar altrettanto bene che l'uso dei più raffinati concetti tecnici o supposti tali. Sotto l'aspetto pratico mi ritrovo invece molto scettico e piuttosto sfiduciato, ma cercherò di argomentare anche questo momento esistenziale. Questo perché son d'accordo nel non voler ridurre la coscienza alla pura semplice registrazione della conoscenza, sia pure obiettiva e ideologicamente "pura", degli stati di cose e rapporti di forza attualmente esistenti o in vigore. Da un punto di vista etico-politico, la morale che si ricava dalla riduzione gnoseologica della coscienza si dice biblicamente "filisteismo".
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WAKEFIELD
di Nathaniel Hawthorne(*)
[qui il testo in lingua originale]
In qualche vecchia rivista o giornale, ricordo d'aver letto la storia, riferita come vera, di un uomo, cui daremo il nome di Wakefield, il quale abbandonò per lungo tempo sua moglie. Questo fatto, così astrattamente enunciato, non è particolarmente insolito, e senza un'opportuna descrizione delle circostanze, non può nemmeno essere giudicato crudele o insensato. Nondimeno, anche se non è il più grave, questo è forse il più strano caso registrato di inadempienza nei doveri coniugali, e anche un singolare esempio tra quanti se ne possono trovare in tutti gli annali delle umane stravaganze. La coppia abitava a Londra, e l'uomo, col pretesto di partire per un viaggio, prese alloggio in una strada vicina alla sua casa e lì, all'insaputa della moglie e degli amici, e senza un'ombra di motivo per questo volontario esilio, visse per più di vent'anni. Durante questo periodo, si recava ogni giorno a vedere la sua casa, e non di rado anche la moglie abbandonata. E dopo un così lungo intervallo della sua felice vita coniugale, quando la sua morte era ormai data per certa, divise le sue proprietà, cancellato il suo nome dal ricordo, e la moglie ormai da tempo rassegnata alla sua autunnale vedovanza, una sera costui si presentò alla porta di casa, tranquillamente come dopo un giorno di assenza, e divenne uno sposo devoto fino alla morte.
Questi fatti essenziali sono tutto ciò che ricordo. Ma l'episodio, per quanto assolutamente originale, senza precedenti e probabilmente irripetibile, è tale, io credo, da richiamare la generale curiosità della gente. Ciascuno di noi sa bene che non potrebbe commettere una simile follia, eppure, proviamo la sensazione che qualcun altro ne sarebbe capace.
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Van Vogt, l'Uomo Cosmico
di Alessandra Daniele

Quando il giovane Asimov varcò per la prima volta la soglia della redazione di Astounding, le colonne fondanti che reggevano quel leggendario tempio laico della Golden Age, erano due: Robert Heinlein, e Alfred Elton Van Vogt, la cui pirotecnica immaginazione faceva da degno contraltare al pragmatico rigore di Heinlein.
Van Vogt era infatti, come dal titolo d’un suo romanzo del 1953, uno sfrenato Universe Maker, e non era tipo da adattare le proprie storie alle leggi della natura: preferiva adattare le leggi della natura alle proprie storie, spesso inventando anche le relative nuove scienze, per studiarle e spiegarle. Come la teoria dell’ “Universo Ombra”, o quella sulla ”Totipotenza delle cellule del corpo umano”, che, per quanto possa suonare bizzarra, nasconde sorprendenti profetiche assonanze.con le recenti scoperte sulle potenzialità reali delle cellule staminali.
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Giugno 28, 2006
La bioetica di Peter Singer
di Helga Khuse
Si comincia con sei conigli albini. Si prende ciascun animale e si controlla che i suoi occhi siano in buone condizioni. Poi, tenendo saldamente l'animale, si distacca la palpebra inferiore da un bulbo oculare in modo che formi un piccolo invaso. In questo invaso si mettono 100 milligrammi di ciò che si vuole testare. Si tengono chiuse le palpebre del coniglio per un secondo e poi lo si rilascia. Il giorno dopo si ritorna e si controlla se le palpebre sono gonfie, l'iride infiammata, la cornea ulcerata, se il coniglio cieco da quell'occhio". Così, nel 1981, Peter Singer descriveva il test Draize. Il test, che prende il nome da John H. Draize, già capo del dipartimento pelle e tossicità della statunitense Food and Drug Administration, veniva solitamente difeso sostenendo che fosse necessario per testare le sostanze che potrebbero finire negli occhi delle persone, per proteggerle da eventuali danni. Tuttavia, per quasi tre decenni, Singer ha energicamente sostenuto che il danno che viene inflitto agli animali è spesso ignorato in modo opportunistico e non giustificabile quando si tratta di promuovere benefici per gli esseri umani.
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Giugno 27, 2006
APPELLO UMANITARIO
SE INCONTRATE QUEST'UOMO, PER FAVORE DATEGLI UN PASSAGGIO FINO A LUGANO! (g.d.m.)

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Chiesa vs. Ufo
Le connessioni tra credo di tipo religioso e fiducia in tutta una serie di entità extraterrestri o soprannaturali ha contraddistinto molte, forse tutte, le culture monoteiste e politeiste del passato. La distinzione che oggi si opera tra esseri alieni ma vivi nel senso in cui siamo vivi noi ed entità divine come angeli o santi vivi in senso ultraterreno è figlia del progredire della nostra cultura, ma nasce da un retroterra di grande confusione. E' basandosi su questa naturale propensione a confondere elementi che sfuggono alla comprensione immediata che fanno leva quanti affermano in mala fede di avere visto la Madonna o avere incontrato alieni.
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Giugno 26, 2006
Cronache di Bassavilla 63
IL SIGNORE DELLE MOSCHE
di Danilo Arona

I tipi li avete conosciuti nelle Cronache n° 53, titolo La casa dalle finestre che ridono: quei ghostbusters ante litteram che percorrevano, tra la fine dei Sixties e l'inizio del decennio successivo, le lande piemontesi alla caccia, infinita e vana, di fantasmi e case infestate, di esperienze ai confini della realtà e di "stregherie". Mentre amici e parenti, più pragmatici e "padani", consigliavano loro di dedicarsi alla gnocca o a qualche sport sublimante, costoro s'infilavano nottetempo in chiese sconsacrate, cimiteri di campagna e castelli diroccati. Come quei surfisti mitizzati dal cinema che aspettano per una vita l'onda perfetta, loro cercavano il brivido dell'assoluto.
Forse una notte lo sperimentarono, decidete voi.
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Giugno 25, 2006
...E sia chiaro che si vota NO!

Ce ne stavamo dimenticando, tanto era ovvio. Carmilla e i carmillani votano NO. Il motivo non è tanto complesso: ciò che piace ai fascisti non piace a noi. La Costituzione, con tutti i suoi limiti, ha tenuto assieme questo paese per cinquant'anni. Dopo avere impedito che sia manomessa, si tratterà di evitare che sia il centrosinistra a modificarla, come purtroppo ha già fatto. Piuttosto, andrebbe ripristinato l'articolo che vieta ai Savoia di stare in Italia: di puttanieri ne abbiamo già abbastanza. E rafforzata la clausola che vieta la ricostituzione del partito nazionale fascista: così sì che si svuoterebbe metà parlamento.
Insimma, abbronzatevi pure le chiappe al mare, ma quando rientrate votate NO, senza se e senza ma. Che lo facciano anche Ciampi, Fassino, Scalfaro ecc. è solo un "danno collaterale". (V.E.)
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Risposta a un ragazzo di oggi (su Mao)
di Franco Fortini (da L'Espresso, 31 agosto 1986)

Questo articolo di Fortini, apparso in occasione del decennale della morte di Mao, può aiutare chi è nato dopo il 1970 a comprendere quella che, a giudicare da una pubblicistica pseudo-storica sempre più fastidiosamente assillante, sembra essere stata una ondata di follia collettiva ispirata da un dittatore feroce quanto perverso.
Per chi volesse poi approfondire l’argomento, consigliamo il volume collettivo, curato da Tommaso Di Francesco “L’assalto al cielo. La rivoluzione culturale cinese quarant’anni dopo” edito da Manifestolibri, che contiene saggi di Alain Badiou, K.S. Karol, Edoarda Masi, Angela Pascucci, Rossana Rossanda, Alessandro Russo. (R.S.)
1 Non ho dimenticato gli ammicchi e i trionfi giornalistici dei miei concittadini e di tanti europei quando, dieci anni fa, sepolto Mao, fu assestato il colpo definitivo alla cosiddetta “Banda dei Quattro". Non erano solo le "destre" ad applaudire; erano soprattutto le "sinistre" e gran parte delle Nuove Sinistre, già da più anni rientrate nell'area del Pci, che esultavano per la conferma storica del primato dello"sviluppo", come oggi parlano di Chernobyl quale virile esempio dei sacrifici necessari al progresso.
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Giugno 24, 2006
Il maestro Manchette
di Valerio Evangelisti

E’ uscito un libro di un’importanza decisiva per chiunque si interessa alla narrativa di genere e alle sue problematiche. Si tratta di Jean-Patrick Manchette, Le ombre inquiete. Il giallo, il nero e gli altri colori del mistero, a cura di Doug Headline e François Guérif, ed. Cargo, Napoli, pp. 338, € 16,00. Il titolo originale era Chroniques. Si tratta della raccolta delle note critiche che Manchette scrisse, su varie testate, dal 1976 al 1995, anno della sua morte: in prevalenza recensioni librarie, ma con incursioni nel cinema e continui riferimenti alla vita politica e sociale.
Non ci sono parole sufficienti per raccomandare questo libro. Dalle sue pagine emergono la statura intellettuale di Manchette, l’estrema coerenza che ne improntò la vita, il rigore che ispirò la sua visione della letteratura e, più in generale, della società. Pungente, disincantato, aggressivo, sempre ironico, Manchette offre una lezione tuttora preziosa a chi si occupa di scrittura, non necessariamente di genere.
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Re: viste sulla letteratura e le arti
 Esce dalla meritoria Editrice Zona il volume 2006 di Re: viste sulla letteratura e le arti - ITA - ES- USA, progetto culturale semestrale a cura della redazione di http://www.re-vista.org. Un volume che raccoglie testi, interventi, traduzioni da originali interessantissimi e che dichiara la propria poetica senza compromessi, in forma interrogativa ma radicale:
Perché la letteratura, ancora, piuttosto che il nulla, in una società senza classi, della modificazione perpetua, nella comunicazione simultanea e planetaria, ridda di ruoli intercambiabili, di simulacri, di telegenie? Perché la buona letteratura piuttosto che la cattiva? Un reportage–fiction sulle grazie e le disgrazie della prostituzione di un William Vollmann piuttosto che uno di un’Oriana Fallaci sull’universo islamico in via d’espansione? Perché la letteratura buona può dirsi tale?
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Giugno 23, 2006
La MetaGomorra del Primo Amore
di Giuseppe Genna
Poiché Roberto Saviano, con il suo splendido romanzo Gomorra, ha raggiunto vette alte della classifica di vendita della narrativa italiana, si è scatenata una sorta di lotta al padrinaggio, che ha condotto a uno degli atti più indegni a cui mi sia capitato di assistere in Rete, da quando ci lavoro, cioè dal '95. L'atto è un atto in due tempi. Parto dal primo tempo.
Sono a Roma, per la prima volta nella redazione di una certa rivista, e mi fa piacere esserci, sono leggero come una piuma nonostante il peso di viaggi e seminari tenuti in giorni concitati. I redattori della rivista in questione stanno contemplando scandalizzati un post di Tiziano Scarpa sul Primo Amore, che, a proposito di Roberto Saviano, sembra (bisogna sempre concedere l'attenuante della buona fede) avanzare una sorta di padrinaggio esplicito rispetto all'emersione di un autore che è stato portato in Mondadori da Helena Janeczek, pubblicato dal direttore della narrativa Mondadori, Antonio Franchini, e ha avuto accesso a trasmissioni televisive grazie ad alcune telefonate del direttore generale Mondadori, Gian Arturo Ferrari. Scarpa sembra (la buona fede, anzitutto) alludere invece a un altro tipo di provenienza e formazione autoriale, per quanto concerne Roberto Saviano e Gomorra. I redattori della rivista romana, dopo i brividi, esprimono schifati pareri che non so se condividere.
La cosa finirebbe lì, con questo primo tempo che, buona o cattiva fede, risulta comunque meschinello, oltreché offensivo per chi da anni tenta di lavorare con la Rete alla costruzione di un tipo alternativo di società letteraria e che solo Scarpa & co. sembrano, buoni ultimi arrivati, avere conseguito. Le considerazioni vanno poi a scapito di Gomorra: un testo eccezionale che disvela, al centro del turbocapitalismo, un nucleo criminogeno narrato con visionaria precisione - e si sprecano giudizi sull'intellighentsja e l'editoria. Uno si dice: mah. Dovrebbe davvero finire lì.
Invece no.
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Giugno 22, 2006
Nandropausa e Google
E' on line il n.10 della webzine letteraria curata da Wu Ming [qui sotto, un estratto e l'indice]
Interrogato in proposito, il più noto motore di ricerca risponde per enigmi (tutto vero!):

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ANNULLARSI O AMPLIFICARSI PER RESISTERE: BATTISTI VS. PYNCHON
di Stefano Castelli
 In nessun luogo andai / per niente ti pensai / e nulla ti portai per mio ricordo.
La prima frase fatta ascoltare al mondo dal duo di rivoluzionari Battisti-Panella mi fa pensare a una sorta di minimalismo esistenziale.
Il principale male dell’uomo -oltre che il suo principale bene, ma sono due campi separati, il godimento non smentisce la sofferenza- è la complessità. Ossia l’esistente stesso, rappresentato in primis dalle svariate possibilità che si presentano in ogni attimo davanti a ciascuna persona, e dal conseguente, temibile obbligo di scegliere, di prendere una decisione, seppure talvolta istintiva e involontaria, oppure obbligata.
Bene, un antidoto a questa ineluttabile situazione sarebbe l’atrofizzarsi simbolico della sensibilità della propria mente.
Permalink: postato alle 12:28 AM
Giugno 21, 2006
LA MORTE DI FEDERICO ALDROVANDI
Continuiamo ad accuparci (i precedenti interventi qui e qui) della morte di Federico Aldrovandi, deceduto dopo l'incontro con quattro agenti di pubblica sicurezza a Ferrara, con la pubblicazione di un appello dei suoi genitori e il resoconto di una testimonianza di una cittadina che ha assistito alla morte di Aldro postati sul blog aperto dalla madre (g.d.m.)
qui i video realizzati da Arcoiris
leggi qui l'attacco di Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) alle scuole che hanno organizzato assemblee di discussione sul caso, e qui la pacata risposta del Dirigente del C.S.A. (ex Provveditorato agli Studi) di Ferrara.
BASTA ALLE IPOCRISIE!
Abbiamo atteso lunghi mesi chiedendo verità e giustizia sulla morte di nostro figlio, ora è il momento per noi di dire basta alle ipocrisie, ai pietismi istituzionali ad arte proposti alla collettività al fine di difendere l’operato di 4 persone che non sono più degne di vestire la divisa della polizia.
Rimane fermo e ben saldo il nostro rispetto per le istituzioni e per la polizia tutta compresa quella di Ferrara, alla quale esprimiamo la nostra gratitudine per aver garantito la presenza della teste sentita ieri dal Gip.
Questo non significa che non possiamo accettare che si voglia nascondere o passare sotto silenzio quanto è accaduto a nostro figlio.
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VERTIGINE di Rossano Astremo: il volume
di Giuseppe Genna
Non me ne vogliano i curatori e gli organizzatori dei vari Best Off di minimum fax, ma ciò che mi trovo tra le mani, e cioè il numero unico di VERTIGINE, il parto editoriale di Rossano Astremo pubblicato da Luca Pensa Editore (10 euro), è davvero di molto superiore alle antologie, sempre un poco forzate e non del tutto oggettive, che hanno tentato di raccogliere conati, suggestioni, interventi e - quel che è peggio - polemiche letterarie dalla Rete, per condurli all'edizione cartacea. Astremo compie un'operazione differente: fa una rivista anche con materiali extra-Web e la porta in Rete e in carta, riunendo tre anni di produzione.
Lontano da qualunque centro di potere, inarrestabile nella sua opera di osservatorio su quanto accade nel Web quanto a letteratura, autore in proprio che dovrà presto essere pubblicato e lanciato (dispone di una lingua formidabile e di un immaginario scatenato), Rossano Astremo ci dà, con VERTIGINE, un panorama su cui il minimo che c'è da compiere è una seria meditazione sulla reale consistenza della letteratura e critica contemporanea, che viene qui antologizzata con una sapienza che inquieta: cioè, fa sorgere domande centrali.
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Giugno 20, 2006
La carta e il pane
La carta e il pane. Libri al macero e diritto d’autore
di Alberto Prunetti
Dove si racconta di un libro fantasma, di autori morti e di “aventi diritto” vivi, e si finisce per dar ragione a Proudhon allorché sosteneva che la proprietà è un furto.
Ci sono scatoloni pieni delle copie di un libro fantasma, pronte per finire al macero. Copertina rossa, formato in sedicesimo, brossura e un titolo semplice: Bianciardi com’era. Lettere di Luciano Bianciardi ad un amico grossetano, autore Mario Terrosi, introduzione di Pino Corrias, edizioni Stampa Alternativa. Libri da distruggere, prima ancora di essere distribuiti. Libri che sono stati dati alle stampe prima che fosse trovato un accordo con tutti gli aventi diritto, e che presto saranno trasformati in stracci.
Ma qual è la storia di questo libro fantasma?
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Cordelli: PROCIDA
di Giuseppe Genna

"E l'idea che non si trattasse d'altro che di un esercizio di bravura, uno squallido esercizio della volontà, mi ha portato via, ha disintegrato l'ingorgo. Ho abbandonato lo specchio al suo ovvio destino, e ho deciso che la strada era quella buona, probabilmente, ma se perseguita con distrazione maggiore, per vie indirette, scorciatoie, quasi smarrimenti".  E' un passo delle pagine iniziali di Procida, il romanzo d'esordio che Franco Cordelli pubblicò nel '73 per i tipi Garzanti e che ora esce, riasciugato e se possibile più contratto e cartesiano, per Rizzoli. Uno dei romanzi più impossibili che si possano, più che scrivere, celebrare, come nozze a cui si presenta un unico sposo: un romanzo che tenta di dissolvere la mente in una forma più larga della mente, laddove la forma è sempre una storia e, quindi, un romanzo. E il fallimento di questo cartesianesimo (ma anche nietzschianesimo del tutto atipico) è il successo di un libro che, oggi, sembra necessarissimo nell'impartirci il valore conoscitivo della lingua, tanto bistrattata nella narrativa contemporanea: una lingua perfetta, al tempo stesso classica ed espressionista, ma deviante, borderline, fino all'apice del romanzo stesso, che è la narrazione come profezia su se stessi.
Permalink: postato alle 12:25 AM
Giugno 19, 2006
Riflessioni artigianali sul mito di Orfeo
 di Giuseppe Genna
[La Fabula Orphica, da un testo del sottoscritto, verrà rappresentata a Mantova, a Palazzo Te, il 30 giugno alle 21, per la regia di Federica Restani. E' in corso di facimento un'installazione web che riguarda testo e spettacolo e che potete raggiungere qui. Pubblico alcune considerazioni che concernono la narrazione del mito (e non solo orfico), che possono valere come polaroid della cucina di un testo]
Si necessita di molto coraggio e di parecchia irresponsabilità nel momento in cui si decide di scrivere di Orfeo. E tanto più se l'ambizione è quella di cogliere ciò che di quel mito è vivo (sempre lo è stato e sempre lo sarà), per riproporlo oggi, in tempi di nebbia cognitiva ed emotiva, fenomeni atmosferici tutti mentali, che impediscono di cogliere il semprevivo del mito medesimo.
Poiché qui, come recita il titolo dell'intervento, mi applico a considerazioni di ordine artigianale, dispongo della fortuna e della possibilità di non appoggiarmi teoreticamente all'immensa tradizione che, nel definire cosa è vivo nel mito, si è dilatata come un universo in espansione nel corso della storia umana. Piuttosto, il metodo sarà positivo e impositivo: esattamente come un artigiano racconta come ha fatto un vaso, tento di dire con quali modalità ho lavorato sulla Fabula di Orfeo. Si prescinda dall'esito del vaso, ovviamente, che è storto per alcuni, levigato per altri, squilibrato per altri ancora.
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Giugno 18, 2006
ZOON POLITIKON. Bolk e l'antropogenesi (Seconda parte)
di Enzo Melandri

« L'uomo è per natura un animale sociale», dice Aristotele all'inizio della Politica; «la società (la polis, il modo d'essere politico) è un fatto naturale e anteriore all'individuo (umano)». Gli umanisti non hanno difficoltà nel comprendere il passo: lo han reso così ovvio, che ormai non se intende più il senso. I filosofi lo hanno usato come epigrafe genericamente introduttiva a un discorso il cui senso veniva tutto dopo. Questo vale per Hegel e per Feuerbach; e - in penultima analisi - anche per Marx. Alcuni storici moderni han cercato di riaprire il discorso: Eduard Meyer, il grande storico dell'antichità; e Arnold J. Toynbee, in una nota del suo primo volume degli « Studi di storia». Purtroppo lo schema dinamico del challenge-and-response è da ultimo puramente funzionale. Toynbee pretende di fondarsi su una morfologia obiettiva: la classificazione delle civilizations. Ma qui nessuno vuole, o è in grado di seguirlo. In mancanza di un solido supporto strutturale (il cui ultimo fondamento sta sul terreno della morfologia) le considerazioni funzionali degenerano inevitabilmente in tautologie; e della peggiore specie. Il funzionalismo rende banale fin dall'inizio la profonda implicazione biologica contenuta nella concezione aristotelica dell'anthropos inteso quale zoon politikon.
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Giugno 17, 2006
De Cataldo: su MINIMA CRIMINALIA
di Giancarlo De Cataldo
[Esce, per i tipi ManifestoLibri, la riedizione di Minima criminalia - storie di carcerati e carcerieri, dell'autore di Romanzo Criminale. Pubblichiamo la sua introduzione a questa versione aggiornata]
Mi ha fatto una curiosa impressione riprendere fra le mani, a quindici anni di distanza dalla prima edizione, Minima Criminalia.
Quindici anni, nella giurisdizione, possono essere un’eternità così come un attimo. Sono un attimo, se li si rapporta all’iconografia più convenzionale del mondo giudiziario, dominato ancora, nella percezione di molti, da toghe, da divise, da formule e da riti che risalgono alla notte dei tempi: con l’odore stantìo e il vago sentore di muffa di scenari che, nella loro immutabilità, sono concepiti per comunicare, allo stesso tempo, un senso di sgomento e di rassicurazione.
Ma quindici anni in Italia, in questa Italia, non sono nemmeno più un’eternità: sono un altro mondo.
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Giugno 16, 2006
ZOON POLITIKON. Bolk e l'antropogenesi (Prima parte)
di Enzo Melandri
[La recente edizione italiana del saggio di Luis (Lodewijk) Bolk Il problema dell’ominazione, per i tipi di Derive e Approdi, a cura di Rossella Bonito Oliva, è senz’altro una iniziativa coraggiosa e meritoria, in quanto mette a disposizione del lettore italiano l’esposizione di una delle più rivoluzionarie scoperte dell’antropologia, le cui implicazioni per tutte le altre discipline umanistiche sono della massima rilevanza.
E’ anche una buona occasione per ripubblicare un articolo sull’argomento del filosofo Enzo Melandri, uscito originariamente sulla rivista “Che fare” di Milano nel numero 3 del 1968.] (R.S.)
E' tuttora raro veder citato il nome di Lodewijk Bolk (1866-1930) a proposito dell'antropogenesi. In Italia le concezioni dotate di un certo respiro speculativo sono tenute prudentemente al di fuori di ogni scambio culturale: dagli scienziati, perchè non rientrano nel loro àmbito specialistico e quindi non sarebbe «serio» occuparsene; dai filosofi e in generale dagli umanisti, perchè o non ne sanno nulla o non sanno, data la loro formazione, come farne un argomento di interesse generale; e non parliamo poi del pubblico delle «persone colte», le quali hanno appreso le scienze naturali dai libri della scuola media.
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Giugno 15, 2006
Cronache di Bassavilla 62
SEASON OF THE WITCH
di Danilo Arona

La recente uscita per i tipi Gargoyle de La pioggia di Wither, secondo episodio del ciclo streghesco firmato da John Passarella che ci auguriamo di veder proseguire il più rapidamente possibile, ci offre lo spunto per tornare su un argomento spesso sfiorato nella nostra rubrica, quello dell'interazione tra l'autentico folclore contadino e la contemporanea narrativa gotica. Senza entrare nel sorprendente specifico dello scrittore americano (per il quale è obbligatorio transitare dal romanzo Wither, titolo fra i primi usciti della casa editrice romana), si può svelare che Passarella ci racconta di oscure congreghe moderne, creature notturne che rivendicano e celebrano il loro femmineo seguendo i ritmi biologici delle stagioni e applicando l'antica arte della magia, quella vera e segreta. E non a caso i due tomi abbondano di sensati riferimenti al calendario, alle lunazioni, ai mutamenti climatici e ai rituali agresti. Con un occhio quanto mai particolare al mese di giugno...
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Giugno 14, 2006
Scoop! Un RAP inedito di Arbasino!
a cura degli Amici del CICAP alla maniera di uno scrittore
Dunque la storia è andata così - Quello con la barba per la seconda volta - sindaco a Venezia - cioè Cacciari - anche filosofo geotellurico - molto etilico - che ha fatto fuori il Pds nella sua interezza - nella persona del magistrato Felice Casson - anch'egli etilico come dimostrano le gote e l'impressionante somiglianza - con Oliviero Beha - ma con in più gli occhiali - Cacciari dunque una volta sindaco ce l'ha su col MOSE - niente a che vedere col supereroe biblico - ma una specie di Diga che salva Venezia dalle alghe e dal pantano - niente a che vedere con Pantani - supereroe popolare - e allora Cacciari genialmente con acume filosofico commissiona ad Arbasino - Pitigrilli dei nostri giorni - uno dei suoi famosi RAP! - usciti non in un libro ma addirittura due!, da Feltrinelli - la migliore poesia a cavalcioni del secolo - Arbasino vestito benissimo si vede recapitare una lettera acida di Cacciari - una busta tipo contenente antrace - che gli dice senza terminologia filosofica che il suo RAP contro il MOSE fa schifo - allora è la volta che Arbasino gli girano il farfallino e la pochette - e la fa pervenire a uno scrittore nostro amico che desidera rimanere anonimo - e che ha scritto una saga sugli anni Settanta su una Banda - su cose ematiche negli Ottanta - e poi addirittura sui Sessanta e la voglia di scoparsi le svedesi - e lui ce la gira, così Carmilla fa lo SCOOP - col RAP inedito di Arbasino - uno degli autori più giustamente famosi a Capo Verde - che ha scritto testi non a caso tipo FRATELLI DI CHE COSA? e SUPERMAN ELIO: GABBALO! - o PAESAGGIO ITALIANO CON ROMERO - testi che vengono però sotterrati per qualità e versi ma non tipo: "Bleah") - dai due RAP! posseduti da carlo Feltrinelli - di cui questo inedito viene qui pubblicato in qualità di SCOOPY DOO!
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Giugno 12, 2006
Su GB84 di Peace e il superamento del genere
di Giuseppe Genna
Ho l'onore di conoscere personalmente David Peace e di fruire, spesso, di dediche sui suoi libri che escono in Italia. Tra i quali, il più recente è il più sconvolgente e (si badi bene: intende essere uno stratosferico giudizio positivo) il meno bello: GB84, edito da Tropea (già recensito qui su Carmilla).
Siccome si tratta di uno scrittore che non è noto all'immane pubblico, ma soprattutto alla nicchia dei lettori di noir e hardboiled, spendo qualche parola per presentarlo, prima di addentrarmi in ragionamenti di carattere generale che si appoggiano su GB84. Peace è l'autore di una straordinaria quadrilogia, detta Red Riding Quartet, composta dai titoli 1974, 1977, Millenovecento80 e Millenovecento83 (i primi due per Meridiano Zero, i secondi due per Tropea). Essa ruota intorno allo Yorkshire del periodo pre- e thatcheriano, laddove una vastissima e complessa caccia allo Squartatore, efferato serial killer, dà la stura a Peace per fare ciò che soltanto Ellroy sta facendo attualmente: la saga epica della contemporaneità.
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Giugno 11, 2006
LETTERA DI SERGIO D'ELIA AL PRESIDENTE E AI COLLEGHI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
comunicato dell'associazione Nessuno Tocchi Caino
Pubblichiamo il comunicato di Nessuno Tocchi Caino e la lettera di Sergio D'Elia in risposta alla campagna diffamatoria lanciata da Carlo Giovanardi e dal SAP (Sindacato Autonomo di Polizia), aggiungendo alcuni link di approfondimento (g.d.m.)
Sergio d'Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, è oggetto di una campagna di diffamazione e di aggressione politica da parte di alcuni esponenti del centro destra, di alcune associazioni di familiari delle vittime e del sindacato di polizia SAP per la sua elezione a deputato del Rosa nel Pugno e per la sua elezione ad uno dei 16 Segretari di Presidenza della Camera. Questa elezione è avvenuta il 22 maggio con votazione dell'Assemblea a scrutinio segreto.
La polemica è stata lanciata da Carlo Giovanardi dieci giorni dopo in coincidenza con la concessione della grazia ad Ovidio Bompressi e con l'annuncio del Ministro della Giustizia Clemente Mastella di voler concedere entro l'anno la grazia ad Adriano Sofri e ad avviare l'iter parlamentare per l'approvazione di un provvedimento di amnistia ed indulto.
Riteniamo importante che anche voi conosciate la storia e l'identità del segretario di Nessuno tocchi Caino e per questo vi inviamo la lettera che ha deciso di scrivere al Presidente della Camera e ai suoi colleghi deputati.
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MICHEL FOUCAULT: GOVERNARE LA VITA
di Sandro Chignola
Pubblichiamo l'introduzione di Sandro Chignola al volume Governare la vita. Un seminario sui Corsi di Michel Foucault al Collège de France (1977-1979) (g.d.m.)
qui la scheda del libro
ascolta qui la presentazione di Sandro Chignola al Seminario degli IWW (Invisible workers of the world) del 3 giugno 2006 a Verona
«Non sono né un filosofo, né uno scrittore. Non compongo un’opera: faccio ricerche che sono ad un tempo ricerche storiche e ricerche politiche». Nel corso di un’intervista del 1977, pubblicata originariamente con il titolo El Poder, una bestia magnifica in «Quadernos para el dialogo», Michel Foucault esplicita ancora una volta la premessa che orienta complessivamente il suo lavoro. Il «passo del granchio» - il suo muoversi di lato, decentrando continuamente la propria riflessione e sorprendendo il lettore con radicali innovazioni concettuali e metodologiche, il frequente abbandono di piste di ricerca promettenti sulle quali si era avviato e sulle quali ci si sarebbe aspettati quindi di poterlo reincontrare - è l’unica modalità che gli rende possibile inseguire una problematizzazione della realtà che si trasmette, irrisolvibile, di libro in libro («vengo trascinato spesso da problemi che ho incontrato in un libro, che in esso non ho potuto risolvere e che cerco pertanto di trattare in un libro successivo», scrive Foucault) o che gli si presenta come imposta dall’urgenza politica.
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Giugno 10, 2006
Negri Scaglione: Questioni private. Vita incompiuta di Beppe Fenoglio
di Paolo Rastelli
L'importante era che qualcuno la scrivesse, la biografia di Beppe Fenoglio. Il compito di raccontare la storia del «più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato», come lo definì Italo Calvino, se lo è preso il giornalista albese Piero Negri Scaglione. A metà gennaio è uscito in libreria Questioni private - Vita incompiuta di Beppe Fenoglio, edito da Einaudi. Sono 277 pagine frutto di una ricerca iniziata nel ’97 da Scaglione con Massimo Bergadano, Stefano Campanello e Giampiero Vico per il documentario di Guido Chiesa e proseguita in solitaria ovunque ci potesse essere una traccia di Fenoglio. Dalla fondazione Ferrero all’Imperial war museum di Londra.
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Germania: la Notte dei Cristalli del p2p
Lo avevano detto e lo hanno fatto. I prodromi nel 2005, con una legge che suonava minacciosa, ma che, salvo applicazioni concrete, restava sulla carta. Ma da due settimane quella legge emanata in Germania è un incubo per circa tremila indagati: gente che utilizzava e-Donkey per scaricare film e musica. una vastissima perquisizione in tutto il regno della Merkel ha condotto all'inglorioso e perigliosissimo risultato di duemilacinquecento utenti tedeschi di software peer to peer, che ora rischiano di finire in carcere, dopo che polizia e magistratura locali hanno accertato il loro coinvolgimento in un grosso "traffico illegale" di file musicali on-line.
Gli incriminati avrebbero reso disponibili attraverso il popolare network p2p fino a 8 mila canzoni non autorizzate dai proprietari dei copyright, a cui – se le accuse nei loro confronti verranno confermate – dovranno risarcire anche i danni economici per diverse migliaia di euro.
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Giugno 09, 2006
Il neo-fascismo dopo il lavoro degli enzimi
di Wu Ming
Controllando i dati di traffico di wumingfoundation dell'ultima settimana, abbiamo notato 300 contatti provenienti da un blogghetto fascista appollaiato su Splinder (non lo linkiamo per non mandargli visitatori), pieno di prevedibile ciarpame.
Ohibò, e come mai?
Subito scoperto e presto detto: da tempo, nella sezione antifascismo del nostro sito, a illustrazione di questa pagina campeggia l'immagine di un torvo squadrista in posa ridicola. Il sosia deficiente di Boris Karloff.
Quale mentecatto potrebbe mai identificarsi con un soggetto del genere, al punto da "richiamare" l'immagine dal nostro sito e farla comparire sul suo blog come parte della testata?
Beh, il tizio lo ha fatto. Ogni volta che un camerata visitava il suo blog, richiamava l'immagine e lasciava una traccia nelle nostre stats.
Allora noi che abbiamo fatto?
Abbiamo sostituito l'immagine...
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Gianni Biondillo: PER SEMPRE GIOVANE
di Daniela Bandini

Gianni Biondillo, Per sempre giovane, Ugo Guanda editore, 2006, pp. 196, € 14,00.
A questo romanzo di Gianni Biondillo si dovrebbe allegare un cd, per poter ascoltare e quindi rivivere tutta una serie di sensazioni e di legami che solamente il suono e certi odori hanno il dono di evocare con potenza nella nostra memoria. E non solo evocare, ma farla proprio rivivere: il sogno sempre odierno della macchina del tempo che ripercorre i nostri anni passati. Un vecchio disco, un brano dimenticato, una sigla televisiva. Proprio ieri sera ho riascoltato il vecchio incipit delle trasmissioni rai, con quella specie di rete che cadeva dallo schermo, e ho improvvisamente realizzato che il tempo organico della nostra vita è enormemente dilatato. La tv in bianco e nero emana la stessa fascinazione di una mummia egiziana, un qualcosa che non ci riguarda più ma che ci appartiene profondamente.
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Giugno 08, 2006
Periferia di Alphaville. 23,25, ora oceanica
di Valerio Evangelisti

[E' uscito, presso L'Ancora del Mediterraneo, Distruggere Alphaville, una raccolta di saggi di Valerio Evangelisti che fa seguito alle precedenti Alla periferia di Alpaville. Interventi sulla paraletteratura e Sotto gli occhi di tutti. Ritorno ad Alpaville. Riportiamo una parte dell'introduzione.]
Erano le 23,15, ora oceanica, quando Natasha e io uscimmo da Alphaville attraverso i viali periferici.
(Dal film Agente Lemmy Caution: Missione Alphaville, di Jean-Luc Godard. Idem per le successive citazioni.)
In apparenza la battaglia è vinta. La narrativa di genere – quella che, per semplificarne le diverse anime, definisco “paraletteratura”, strappando la definizione insultante dalle mani di chi la avversa – in Italia ha vinto e stravinto. Domina largamente il mercato, soprattutto in una sua componente, quella poliziesca e noir. Vede, sull’onda del consenso di pubblico, issati sul piedistallo della gloria (attenzione dei media, premi importanti, collezioni prestigiose) i suoi autori, anzitutto Andrea Camilleri, mentre nelle enciclopedie letterarie entra per la prima volta la voce “Lucarelli, Carlo”. Nessun critico sensato discrimina più un romanzo solo perché tratta di delitti o di astronavi, di gangster o di pirati. L’ingresso di Dumas al Panthéon ha sancito a livello mondiale un trionfo ormai acquisito.
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Giugno 07, 2006
Eraldo Baldini: COME IL LUPO
di Daniela Bandini

Eraldo Baldini, Come il lupo, Einaudi Stile Libero, 2006, pp. 235, € 14,50.
Questo romanzo ne contiene almeno altri tre, e tutti di una suggestione tangibile. Per chi apprezza Baldini come scrittore, per chi si trovasse sulla sua stessa lunghezza d’onda per la prima volta, non cambia nulla: è una scoperta emozionante. Come il lupo parte da una vicenda accaduta nel 1651 in una località chiamata Valchiusa, dove una squallida vicenda di saccheggio e violenza verrà scongiurata per lasciare il posto a una leggenda destinata a perdurare fino ai giorni nostri. Una leggenda legata all’inarrivabile San Guilatrone, un vino prodotto unicamente nei vigneti della Valchiusa, talmente particolare e pregiato che tutte le vendemmie future sono già prenotate, tutte le bottiglie suggellate già da un patto tacito coi loro futuri proprietari, tutte le bottiglie vendute a prezzi altissimi, inimmaginabili ai comuni consumatori, attese e agognate come un dono del cielo.
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Giugno 06, 2006
Cronache di Bassavilla 61
IL GIORNO DELLA BESTIA (06/06/06)
di Danilo Arona
Non pochi amici, riferendosi alle "Cronache di Bassavilla" pubblicate su "Carmilla", mi accusano di "ciurlare nel manico" perché, a loro dire, confonderei appositamente la cronaca quotidiana con elementi prodotti dalla mia immaginazione. A loro, nella rubrica odierna che esce in data tanto sulfurea, oppongo affettuosamente che certi prolungamenti non sono esattamente "fantastici", ma vanno riferiti soltanto all'intuibile punto di vista dei protagonisti delle notizie o tutt'al più, in qualche caso più raro, a un personale tentativo d'interpretazione della realtà. Prendete, ad esempio, il fatto che segue e che ha fatto il giro del mondo nei giorni scorsi, partendo dalla sempre sorprendente Albione:
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Giugno 05, 2006
Telecom Italia e la Spy Story Infinita
[Anti Digital Divide dice la sua sulle nuove violazione delle norme in materia di concorrenza e privacy, poste in essere da Telecom Italia. Anti Digital Divide propone lo scorporo della rete di Telecom Italia come soluzione necessaria a far cessare gli abusi dell'incumbent]
Le illecite intercettazioni di dati attuate da Telecom Italia ai danni di Fastweb e di migliaia di utenti rappresentano solo la punta dell' iceberg di un avvincente thriller che vede come protagonista Telecom Italia e il gruppo del patron Marco Tronchetti Provera.
A tenerci informati sulla storia ci pensa la Repubblica con l'ottimo Giuseppe D'Avanzo, che snocciola dati e contenuti davvero interessanti.
Si va dalla questione spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, passando per l’Inter, in anticipo di circa 3 anni sullo scandalo calciopoli e sul "metodo Moggi" venuto alla luce solo nelle ultime settimane, dalla scalata del 1999 alla Telecom compresi i politici e i finanziere che guardarono con interesse a quella operazione, al caso Bpi – Antonveneta e Unipol – Bnl, per arrivare più o meno ai nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese.
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Giugno 04, 2006
LA TUA RIVOLUZIONE CI SARÁ. Lo sguardo malinconico sul mondo (omaggio a Claudio Lolli)
di Girolamo De Michele
Trascrizione dell'intervento all'incontro celebrativo del trentennale di Ho visto anche degli Zingari felici
qui tutti i testi di Claudio Lolli
qui il suono di Ho visto anche degli Zingari felici
Nel mio romanzo Tre uomini paradossali Claudio Lolli compare, di sfuggita. L'immagine di Lolli che porta a spasso il cane ha una sua specifica funzione narrativa, che qui non è importante esplicitare: potrebbe essere uno dei tanti personaggi reali che popolano i miei romanzi. Più importante è il “fantasma” di Lolli che nel III capitolo appare al protagonista nel corso di una sbornia triste, assieme ad Anna di Francia: cioè assieme al personaggio immaginario di una sua canzone. Perché proprio Anna di Francia? Perché questa ragazza è per me, da trent'anni, l'emblema della libertà. In questo intervento vorrei cercare di spiegarvi il perché.
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Caso "Telecom Intercettazioni": se la memoria è corta
Tre passi in un Paese che non è più sull'orlo del baratro, ma è definitivamente nell'abisso. Lo scandalo delle intercettazioni Telecom si configura come una violazione talmente vasta e sconcertante da fare impallidire le schedature dello Hoover de noantri, Federico Umberto D'Amato, gran capo dei Servizi italiani più compromessi della storia repubblicana. Tre passi: cosa si disse nel 2004, come si smentì nel 2005, cosa emerge nel 2006. Memento Mori: il prefetto di ferro mussoliniano...
Nel 2004
SuperAmanda, ovvero Echelon all'italiana
Telecom Italia è pronta a creare un centro di ascolto nazionale per telefonate, Sms ed e-mail; è solo la mancata approvazione della legge di riforma sui servizi segreti che la blocca.
[ZEUS News - 28-12-2004]
Telecom Italia ha messo a punto uno dei sistemi più sofisticati di intercettazione telefonica ed elettronica, e lo ha recentemente messo a disposizione di tutte le Procure della Repubblica con un'offerta commerciale ad hoc.
Si chiamerebbe "SuperAmanda" il centro di ascolto realizzato da Telecom Italia in Calabria che potrebbe diventare l'unico centro di ascolto nazionale per tutte le indagini che richiedano l'intercettazione di telefonate da fisso, mobile, Sms, e-mail e fax, insomma tutte le comunicazioni elettroniche.
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Giugno 03, 2006
La notte della fantascienza-spaghetti
di Valerio Evangelisti

[Anche quest'anno, nel corso del festival Le parole dello schermo - Cinema e letteratura, Valerio Evangelisti, che nell'edizione 2005 ideò La notte gotica, presenterà il 30 giugno una maratona notturna presso un cinema bolognese, con inizio a mezzanotte. Quest'anno il tema sarà La notte della fantascienza-spaghetti. Questa è l'introduzione alla rassegna, scritta per il catalogo del festival,]
Ormai quasi tutti i generi del cinema popolare italiano degli anni ’60-’70 sono stati riabilitati, per opera di una parte della critica, di un buon numero di appassionati e di qualche regista straniero del peso di un Tarantino. A ciò hanno anche contribuito alcuni festival, le programmazioni delle cineteche o quelle di alcune reti televisive satellitari.
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Giugno 02, 2006
Presente e futuro del fuorigioco
di Felice Campora
Premessa 2006
Riflettendo sullo scandalo degli arbitraggi pilotati che in questi giorni fa notizia sui media risulta evidente che gli elementi materiali a disposizione di tali arbitri per dirigere una partita verso il risultato predeterminato erano sostanzialmente due: l’esclusione di un giocatore da una partita mediante una decisiva ammonizione o un’espulsione nella partita precededente (in entrambi i casi al giocatore viene comminata almeno una giornata di squalifica) oppure la non segnalazione a favore della squadra da proteggere di una posizione di fuorigioco dei suoi attaccanti o, di converso, la segnalazione di un fuorigioco inesistente nel caso la suddetta squadra fosse sul punto di subire una rete.
Se l’esclusione di un giocatore per scorrettezze o per proteste ha un evidente risvolto umano che per potenza emotiva è notevolmente superiore al fatto che l’ha generata (il calcione, la spallata violenta o, peggio, un fallo veniale), la segnalazione o meno del fallo di fuorigioco è un elemento squisitamente tecnico, asettico direi, e proprio per questa ragione ben si presta ad essere portato come vero e proprio simbolo degli sporchi affari giocati intorno a uno sport che appassiona cittadini così diversi per età, sesso e condizione sociale.
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Giugno 01, 2006
Matteo Bortolotti: QUESTO E' IL MIO SANGUE
di Daniela Bandini

Matteo Bortolotti, Questo è il mio sangue, ed. Colorado Noir, 2005, pp. 262, € 14,00
“Sergio dacci casa se non ci dai lavoro”, non è l’incipit, ma il segno che contraddistingue questo giovane, ovvero il suo essere scrittore bolognese. Una frase scritta nei pressi della zona universitaria, una frase che implica moltissime contraddizioni e sgretolamenti della Bologna dell’immaginario di sempre, universitaria, liberale, democratica e multiculturale, ma governata da un sindaco non bolognese che non riesce proprio, non ce la fa, ad amare la città che amministra. Opinione personale, s’intende.
Invece Bortolotti questa città la ama. Si vede da come indugia nei vicoli e nei viali, dalle frase afferrate al volo sull’autobus, dai languori delle colline che sovrastano Bologna, dalla sua parlata, dal gergo sdrammatizzante del suo dialetto, piacevolmente benevolo e bonario che cela avidamente i suoi reali interessi..
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