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Maggio 31, 2006

Cronache di Bassavilla 60

LE STRADE DELLA PAURA

di Danilo Arona

CronacheBassavilla.jpg
[Segnaliamo che le ormai notissime Cronache di Bassavilla di Danilo Arona sono felicemente divenute un volume di 300 pagine, pubblicato dall'editore Dario Flaccovo di Palermo. Presto cercheremo di presentarlo più degnamente.]

Antonella Beccaria, senza il cui sostegno mai ci saremmo tanto addentrati nei misteri di Melissa (che, lo anticipo, non sono finiti) mi manda la seguente mail:

"Prima delle Cronache di Bassavilla, non mi ero soffermata sulla valenza delle autostrade, per me erano (e sono ancora) altri i luoghi che catalizzano qualcosa, come i boschi, che sono vivi e popolati anche quando non c'è nessun umano in vista.

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Maggio 29, 2006

Piazza bella piazza. Gli 'Zingari' compiono trent'anni

qui il sito La Brigatra Lollilolli.gif

Mentre è da poche settimane uscito nei negozi un suo nuovo album, La scoperta dell'America, che sta ottenendo un'ottima accoglienza dal pubblico e dalla critica, Claudio Lolli è stato invitato a Perugia venerdì 2 giugno per un doppio evento molto speciale di cui sarà protagonista: Piazza Bella Piazza. Gli 'Zingari' compiono 30 anni, un convegno pomeridiano, presso il centrale Oratorio di Santa Cecilia, che prende spunto dal trentesimo anniversario dall'uscita di un album-spartiacque come Ho visto anche degli zingari felici per rivolgere lo sguardo al passato e dibattere sul significato di quegli anni, la fine dei '70, che tanto hanno contribuito alla trasformazione sociale, politica e culturale del nostro Paese; un'epoca di cui Claudio Lolli è stato allo stesso tempo testimone ed interprete con la sua musica.

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Desiati: VITA PRECARIA E AMORE ETERNO

desiaticovervita.jpgdi Giuseppe Genna

desiati_autore.jpgNon sarà uno spettro ad aggirarsi per l'Italia, ma una certa letteratura è indubbio che stia circolando come un soffio inquietante per le devastate lande del Belpaese. E' una letteratura molto diversa da quella che si attendeva certa critica, la quale, impegnata ormai da un quarto di secolo a celebrare o ignorare al massimo l'esistente, ha perduto ogni capacità predittiva. Questo spettro letterario è un'abnormità, i cui confini non sono al momento osservabili, mentre il terriotrio è esperibile, nei suoi avvallamenti, nelle sue feritoie e nei suoi irregolari geomorfismi. E' una mappa vivente, poiché il suo esito è quello di una colossale mappatura: della memoria, della storia, del presente e del futuro del nostro Paese. Si sta consumando in questo modo la poetica dei generi, e nell'affermarlo prescindo totalmente dall'audience, che è uno specchietto per allodole e tordi. Il thriller e i generi commerciali non la fanno da padroni rispetto a una sorta di macropetica che determina l'ormai avvenuto risveglio della narrazione all'italiana - narrazione che è in se stessa divisa per poetiche distanti se non contrastanti, ma che ha l'obbiettivo unico di testimoniare, per allegoria o assenza della stessa, la storia - tentando di farne letteratura. Di questo macrogenere storico fa parte a pieno titolo Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati: storia di un personaggio emblematico che connette Sigonella alla legge Biagi, scavalcando la psicologia canonizzata dal genere intimistico.

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Maggio 28, 2006

Cronache di Bassavilla 59

Speciale Export Ciudad Juarez: HELL CITY

di Danilo Arona

CiudadJuarez.jpg
Concedetemi d'indirizzare l'attenzione che dedico di solito alla piccola, italiana Bassavilla verso un'altra “città infernale”, la messicana Ciudad Juárez, mastodontica e malata, teatro di una delle più incredibili mattanze degli ultimi anni della quale ancora troppo poco si parla e si scrive, nonostante diverse prese di posizione, siti e articoli sparsi e un libro fresco di stampa. Cedo allora la parola a Gianni Proiettis che, in quest'articolo pubblicato quasi due anni fa sul “Manifesto”, sintetizza con cruda efficacia la tragica situazione delle donne di Juárez.

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Maggio 27, 2006

Marte contro la classe operaia

di Valerio Evangelisti
(da Robot n. 48, 2006)

Acari2.jpg
Io difendo Steven Spielberg. Tutti quanti hanno detto che il suo La guerra dei mondi è una gran boiata. Ora, io non mi permetto di negare che sia una gran boiata; però affermo che Spielberg ha inteso impartirci una grande lezione, che va al di là di ogni giudizio estetico e narrativo. Non esistono forse brutti libri rimasti memorabili perché contengono un monito o una lezione di vita? (adesso non me ne viene in mente nessuno, però so che esistono). Ecco, con La guerra dei mondi siamo di fronte a un caso del genere.
Qui dovrei fare amare considerazioni sulla superficialità e l’ignoranza di tanti critici cinematografici, incapaci di cogliere un messaggio che viene ripetuto quasi in ogni scena. Me ne astengo e passo direttamente a una disamina che, suppongo, spingerà molti a dire: “Ma guarda! E’ vero! Non ci avevo pensato!” E’ logico che lo spettatore possa non pensarci, ma è inammissibile che lo faccia un critico. Vabbe’, lasciamo perdere…

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Maggio 26, 2006

Come sopravvivere allo sviluppo

INTERVISTA DI DAVIDE TURRINI A SERGE LATOUCHE
(Da Liberazione del 9 maggio 2006)

SergeLatouche.jpg
Bastone sottile che non serve nemmeno da appoggio, viso canuto alla Burt Reynolds, cravatta leopardata sopra una camicia bianca con righine azzurre e viola, Serge Latouche, 66 anni portati meravigliosamente, professore emerito di scienze economiche all’università Paris Sud, esperto di rapporti economici e culturali tra Nord e Sud del mondo, fa la sua comparsa in Italia, a Bologna. La facoltà di Scienze Politiche, materialmente a pochi passi dell’ex dimora del nuovo premier Prodi, è lo sfondo architettonico per l’incontro del professore che prende a prestito il titolo del suo nuovo volume, Come sopravvivere allo sviluppo (Bollati Boringhieri), per argomentare l’utopia del nuovo secolo: la decrescita economica.

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Maggio 25, 2006

David Peace: GB84

di Seba Pezzani

gb84Ci sono autori che ci fanno vibrare le corde dell'anima con la leggerezza dell'ironia, altri con la profondità dei sentimenti. Ce ne sono altri che, invece, scelgono di scioccarci con una profusione quasi intollerabile di violenza. David Peace, scrittore quasi quarantenne dello Yorkshire, preferisce «disturbarci» con una prosa secca, frenetica, con un passo da cronista giornalistico. GB84 (Marco Tropea, pagg. 474, euro 16) risolve la continuità dei suoi precedenti romanzi solo nel titolo, anche se non del tutto, visto che quello degli altri suoi libri era semplicemente l'anno in cui si svolgevano. Ma l'ambientazione è sempre quella dello Yorkshire, terra di miniere e colline verdeggianti nel nord dell'Inghilterra che l'autore conosce bene, essendoci nato e cresciuto, e che certo nessuno immaginerebbe possa fare da scenario a storie così cupe.
Storie, prima di GB84, facenti leva sulla vicenda torbida e mai risolta dello «Squartatore dello Yorkshire», un terribile assassino seriale che sconvolge le vite della tranquilla regione e le storie private di un gruppo di poliziotti. «Ho pensato che GB84 fosse la conclusione naturale di quella serie. In fondo, la vicenda dello Squartatore non è che una storia di tragedia privata che fa da apripista a una vera e propria tragedia collettiva, quella dello sciopero dei minatori condotto fra il 1984 e il 1985». GB84, al pari dei suoi precedenti lavori, si sviluppa su piani narrativi diversi e in parte sovrapposti.

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Maggio 24, 2006

Gli USA secondo Amnesty International

amnestyint.jpg[dal Rapporto 2006 a cura di Amnesty International]

Stati Uniti d’America
Capo di Stato e di governo: George W. Bush
Pena di morte: mantenuta
Statuto di Roma della Corte penale internazionale: firmato, tuttavia senza intenzione di ratifica
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: firmata
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato

guantanamoai06.jpgMigliaia di detenuti hanno continuato a essere trattenuti sotto la custodia degli Stati Uniti senza accusa né processo in Iraq, Afghanistan e nella base navale di Guantánamo Bay a Cuba. Sono giunte notizie riguardanti centri di detenzione segreti gestiti dal governo statunitense situati in località sconosciute dove i reclusi sarebbero stati arrestati in circostanze simili a quelle che caratterizzano le “sparizioni”. Decine di detenuti di Guantánamo hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il duro trattamento ricevuto e la mancanza di accesso a tribunali indipendenti; secondo quanto riportato, alcuni di loro versavano in gravi condizioni di salute. Sono giunte notizie di decessi durante la detenzione, torture e maltrattamenti perpetrati dalle forze statunitensi in Iraq, in Afghanistan e a Guantánamo. Nonostante l'esistenza di prove secondo cui il governo aveva avallato tecniche di interrogatorio assimilabili a tortura o maltrattamenti e “sparizioni”, nessun funzionario o militare ai più alti livelli è stato chiamato a risponderne, anche nel caso di possibili responsabili di crimini di guerra o crimini contro l’umanità.

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Maggio 22, 2006

M'A RECUÈRDE

Cosimo Argentina, Cuore di cuoio, Sironi, Milano, 2004
erasmo-iacovone-2.jpg
di Girolamo De Michele

Questo articolo è compreso nel nuovo numero di Vertigine, il periodico di scrittura e critica letteraria sinora curato e autoprodotto da Rossano Astremo, ed ora edito da Luca Pensa Editore. Vertigine sarà presentata al Fondo Verri di Lecce domenica 28 maggio 2006 a partire dalle ore 20. Il numero è dedicato ai romanzi del 2005 passati sotto silenzio, o comunque sottostimati dalla critica.

qui una videointervista a Cosimo Argentina

Per comprendere questo libro bisogna immaginarselo come un'intersezione di luoghi dell'anima e luoghi della città: luoghi che si intersecano, e compongono possibili punti di passaggio, o di trasformazione. Questo libro è, in fondo, la storia di passaggi che sarebbero potuti avvenire, di trasformatori che sarebbero potuti attivarsi, di passaggi che ci sarebbero potuti essere.
Topografia del rione. Il libro ha una sede fisica, tra via Calabria e piazza Messapia, e tra questi due luoghi nella piazzetta che i panarìedde hanno chiamato “Maracanà”, e che è già un luogo dell'anima. Chi conosce Taranto sa che in questo punto corso Italia, la direttrice principale del “nuovo” Rione Italia, si inserta col tradizionale Tre Carrare, il rione proletario alle spalle del signorile Borgo, ma anche dell'Arsenale Militare. In quelle strade abitava il nuovo proletariato, quello che, grazie alla Fabbrica (il complesso dell'Italsider, primo in Europa per capacità produttiva e per mortalità operaia) era sfuggito alla rigidità sociale e si affacciava al benessere: la casa di proprietà, i figli scolarizzati, il salario garantito, la macchina e la gita domenicale – le mille lire al mese, arrivate alla buon'ora. In quegli anni il più popolare dei capipopolo tarantini era un figlio di pescatori, che la lotta politica aveva strappato a un destino già scritto.

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Antoine Gimenez: SOUVENIRS DE LA GUERRE D'ESPAGNE

di Alberto Prunetti

Gimenez.jpg
Antoine Gimenez, Les Giménologues, Les Fils de la nuit. Souvenirs de la guerre d’Espagne, Paris, L’Insomniaque, 2006; Marseille, Les Giménologues, 2006, pp. 558, € 16.00

Lerida, Spagna. 18 giugno 1936. Nel Convento di Santa Chiara si raccolgono un manipolo di falangisti. La popolazione è insorta, il pronunciamiento è fallito. Gli anarchici assediano il convento.
All’interno del recinto sacro, preti e falangisti annunciano alle monache di clausura di prepararsi al peggio: i diavoli anarchici, mostri senza pietà, stanno per entrare e semineranno morte, stupri e atrocità.
Nella sua cella Teresa, ai piedi del crocefisso, trema di paura. Non ha mai visto il mondo, da quando è entrata in convento, a sette anni. Adesso ne ha diciassette e il cuore palpita sotto il velo, allorché la dinamite fa saltare le porte dell’edificio sacro.

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Maggio 19, 2006

Difesa della poesia nel tempo senza poeti

mario-thumb.jpgdi Mario Benedetti
[L'autore di questo intervento ha pubblicato, nella collana Lo Specchio di Mondadori, il libro Umana gloria. Questo intervento viene pubblicato in contemporanea anche sul sito Il Primo Amore, a questo link]

Sto ascoltando Mendelssohn, concerto No.1, op. 25, al pianoforte András Schiff. Nel 1979 all’Università di Padova ho assistito a una conferenza-intervista di Vittorio Sereni il quale era, per me inaspettatamente, ancora irritato dall’uso del termine Ermetismo che secondo lui accomunava in modo impertinente esperienze molto diverse: la voce singola sembrava difendere, la persona con il suo percorso biografico, le vere amicizie, gli interlocutori veri per esempio nel suo caso Franco Fortini, e le occasioni di scrittura. Cosa c’entra tutto ciò. Conversare con Andrea Zanzotto significa seguirlo tra i propri umori, malumori e accensioni improvvise: gli alberi nel Settecento avevano una forma diversa, la percezione del paesaggio e degli uomini al suo interno era differente, per noi che viviamo ora. Pensieri, riflessioni, scarti rispetto all’oggi, abissi dell’uomo, ecc. E accanto la sua poesia, i libri sul grande tavolo o nella mia mente.

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Maggio 18, 2006

Lagioia: BABBO NATALE

di Daniela Bandini

babbonatale.jpgBabbo Natale - dove si racconta come la Coca-Vola ha plasmato il nostro immaginario – Nicola Lagioia, Fazi Editore, €13,00.

nicola_lagioia.jpgNicola Lagioia è uno scrittore di romanzi, ma stavolta si cimenta in questo interessantissimo saggio, che parla delle origine e degli sviluppi della Coca-Cola, di un fenomeno che da industriale è divenuto immaginario di massa, passando per tutte le peripezie che ciò ha comportato. E Babbo Natale? Per cortesia, non toccateci almeno Babbo Natale, di questi tempi cupi, cupissimi di ora in ora in un crescendo esponenziale, non toccateci il mistero della fede dell’aspettativa della notte di Natale, dell’infanzia nostra o dei nostri figli, una delle poche cose che sappiamo con certezza di aver tramandato, e della quale non ci pentiamo. E invece, putroppo c’entrano, e moltissimo, e corredato da splendide stampe d’epoca, Lagioia ne ripercorre le tappe. Ma in fondo cosa abbiamo da rimproverare alla Coca-Cola?

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Maggio 17, 2006

OPERAZIONE ZAMA - LA FINE DEGLI U.S.A. - 2a puntata

unclesam.jpgdi Marco Campi
[Qui la prima puntata]

Lenta ed inesorabile scorre, giorno dopo giorno, l’agonia di New York.
I danni provocati dall’attentato alle centrali idroelettriche appaiono subito molto gravi. Una riparazione in breve tempo, da una prima ispezione con gli elicotteri, viene giudicata impossibile.
I primi specialisti giunti sul posto, alle cascate del Niagara, saltano in aria sulle mine. Tutta la zona intorno alle centrali distrutte è disseminata di ordigni. Invisibili, mimetizzati con l’ambiente, fabbricati in plastica e non rilevabili coi metal-detector.
La riparazione degli impianti inizia con molto ritardo, per scoprire che all’interno vi sono collocate molte trappole esplosive.
Nel frattempo, prive di energia elettrica, New York, Cleveland e Detroit sprofondano nel baratro.
Manca l’aria condizionata, le scorte di cibo, senza frigoriferi e congelatori, si deteriorano rapidamente.

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Maggio 16, 2006

Dialogo sui Balcani, Kusturica e la letteratura jugoslava

di Babsi Jones

kusturicalexique.jpgEmir inizia a sentirsi angosciato, 9 novembre. Emir si dichiara disponibile a rinunciare al suo salario, 10 novembre. Emir si sveglia sempre più tardi, arriva sul set a tarda sera improvvisando, 17 novembre. La tensione fra gli attori è al culmine, Emir non fa altro che acuirla, 19 novembre. Emir aveva promesso che avrebbe tagliato la sceneggiatura, invece continua incessantemente ad aggiungere pagine supplementari, 24 novembre. Emir è nervoso, continua a dire che non può lavorare più velocemente di così, 10 dicembre. Emir è molto depresso, la situazione in Bosnia lo opprime, 14 dicembre. Emir si aggira per i corridoi mormorando che ha problemi esistenziali, 11 gennaio. Ogni volta che Emir esce a bere un caffè temiamo che non torni più, 26 gennaio.
Questi sono brevi stralci dall’esilarante diario di bordo redatto nel 1993 da Pierre Spengler durante le riprese di quello che resta il più grande capolavoro della storia del cinema jugoslavo: “Underground”. Lavorare con Emir Kusturica, il genio nato nel ’54 a Sarajevo e cresciuto alla scuola praghese di Miloš Forman, per molti è un incubo. Io ho incontrato Kusturica tre volte.

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Maggio 14, 2006

ASIMOV CONTRO L'IMPERO

di Alessandra Daniele isaac-asimov.jpg

Isaac Asimov, IA, ecco un altro acronimo evocativo, eppure insieme riduttivo. Perché, se Asimov, col suo ricco ed "ipertestuale” ciclo dei Robots, può sicuramente essere considerato l'Omero dell'Intelligenza Artificiale, il complesso delle sue attività letterarie supera di molto il confine di questa definizione, e diviene vasto quasi quanto l'Enciclopedia Galattica di sua invenzione.
L’immenso affresco Asimoviano di Storia Futura, costituito dal sapiente intreccio di ben tre saghe, e giunto ad abbracciare 50 millenni dell’intera galassia, nasce dai racconti Fondazione (Foundation, 1942), e ReasonAstounding, John W.Campbell, saprà intuire il fecondo potenziale.

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Maggio 10, 2006

ALLA FELTRINELLI SI SCIOPERA!

CulturaMorta2006_web.0.jpg
Pubblichiamo il comunicato dei lavoratori delle librerie Feltrinelli di Milano, solidarizzando con l'agitazione dell'11 maggio (g.d.m.)
qui il blog dei lavoratori Feltrinelli in agitazione
qui e qui precedenti interventi dei lavoratori Feltrinelli su Carmilla

STATO DI AGITAZIONE IN FELTRINELLI - SCIOPERO GIOVEDI’ 11 MAGGIO

2° SCIOPERO DEI LAVORATORI FELTRINELLI DI MILANO,
INTENSIFICARE LA LOTTA PER RIAPRIRE LE TRATTATIVE.

Presidio-contestazione davanti al megastore di piazza Piemonte dalle 18.30 in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Aldo Nove su precarietà e lavoro:
se la Feltrinelli vuol parlare di lavoro lo faccia con i propri dipendenti!

In una trattativa per il rinnovo del contratto integrativo che dura da più di un anno intervengono i due presidenti CARLO FELTRINELLI e DARIO GIAMBELLI che alla trattativa non hanno mai preso parte, sostenendo che: “quanto contenuto nell’ultima proposta d’accordo rappresenta le migliori condizioni che possono essere assicurate.”

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OPERAZIONE ZAMA - LA FINE DEGLI U.S.A. - 1a puntata

di Marco Campi

distruzioneamerica.jpgIl "fratello" Carlos inizia a parlare, il viso celato dal cappuccio. Un breve discorso, non più di dieci minuti; sufficienti a raggelare l’uditorio, della grande loggia coperta della massoneria di Buenos Aires.
Il piano viene approvato all’unanimità, i programmi del "fratello" Carlos
non si mettono mai in discussione. Soprattutto perché non è lui a farli!
Il "fratello" Carlos è solo il portavoce, di una “grande ombra” che solo pochissimi conoscono.
Marcos ha già capito, prima della conclusione del discorso, che lo avrebbero chiamato per quel compito. Esce dalla sala, si toglie il cappuccio e raggiunge a piedi le banchine del porto, nella vecchia Baires.
E’ sempre andato lì a riflettere, nei momenti determinanti della sua vita. Tra l’odore di mare e di salsedine, le vecchie case, le navi provenienti da tutto il mondo. Su queste banchine arrivò il suo bisnonno, dal Veneto italiano, per sfuggire ad un destino di miseria e pellagra.
Si siede in un bar all’aperto, coi tavolini lungo le banchine del porto. Era venuto qui anche trent’anni prima, quando decise di lasciare la guerriglia Montoneros della “risaia” di Buenos Aires.
Appoggia il telefonino sul tavolo, pronto a rispondere. Chiameranno certamente lui, ora, per realizzare una parte importante del piano del "fratello" Carlos: contattare le F.A.R.C. colombiane di Tirofijo Marulanda, l’ultima guerriglia rimasta in America Latina.
Il telefonino squilla, di fianco alla ciotola del Mate.

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Maggio 09, 2006

Loredana Lipperini: MOZART IN ROCK - La nuova prefazione

di Loredana Lipperini
lipperini_foto.jpg[Va in libreria per i tipi del Saggiatore Mozart in rock, edizione aggiornata di un folgorante saggio di Loredana Lipperini, la quale è attualmente in libreria anche sotto il marchio Castelvecchi, con Don Giovanni. Il potere della seduzione, la musica, il mito. Pubblichiamo la prefazione rinnovata del libro di Lipperini, ringraziando l'autrice per il permesso]

im004805mediumHomer: Mozart! He makes Bach turn back, Haydn go into hidin', and well, those are the only ones there have been so far.

8 febbraio 2004, episodio 1511 della serie The Simpsons. Titolo: Margical History Tour. Pretesto: una ricerca scolastica dei gialli rampolli e l’insufficienza di testi nella biblioteca di Springfield che costringe la madre Marge a fornire aneddoti su alcune figure storiche, da Re Enrico VIII per finire, appunto, al Divin Fanciullo. Per esemplificare, Bart diviene Mozart. Anzi, diviene Amadeus, così come lo raccontò Milos Forman nel film. Il cast vede la sorella saccente, Lisa, nell’inevitabile ruolo di Salieri e i genitori Homer e Marge in quelli di Leopold e Anna Maria. Memorabilia: la frase che Homer-Leopold dice a Lisa- Salieri: “Oh, piccolo Salieri, perché non vai a giocare con gli altri tre membri della famiglia privi di talento, Tito Randy e Jermaine (nomi di tre dei Jackson Five)?”. E Bart-Amadeus che cita Jimi Hendrix suonando il pianoforte con i denti.

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Maggio 08, 2006

Carlo Bordone & Gianluca Testani: OGGI HO SALVATO IL MONDO. CANZONI DI PROTESTA 1990-2005

di Wu Ming 1

canzoniprotesta.jpgPersino Giovanna Marini, che certo di "canzoni di protesta" se ne intende, confessa di non ascoltare mai le parole: "E' una cosa che mi accade sempre: le parole non le sento, dopo molto incomincio a ripensarle, e solo in quell'istante escono dalla loro dimensione sonora per acquisire finalmente un significato preciso e non esclusivamente fonetico."
Le migliori canzoni di protesta in ambito "rock" e "pop" (nelle accezioni più vaste possibili, campi semantici che nessuno è mai riuscito a delimitare) rimangono politiche anche prescindendo dal testo. Noi italiani lo capiamo benissimo coi testi in inglese: di solito, nemmeno chi capisce e parla quella lingua ex-germanica ascolta subito il testo. Arrivano prima l'armonia, la melodia, la timbrica, l'atmosfera del pezzo, la grana della voce, l'attitudine di chi suona, canta, si presenta sul palco o sullo schermo. Il testo è puro suono, di primo acchito: fa parte di un fumigante calderone da sabba. E questo capita anche coi testi in italiano. Non sapremmo spiegare come, ma spesso capiamo che un pezzo è "di protesta" ben prima di ascoltarne e capirne le parole. E' una questione del mezzo che è già il messaggio, e del contesto che è il vero testo.
Prendiamo l'hardcore punk, dagli anni Ottanta in avanti. Prendiamo soprattutto l'hardcore punk europeo, e in particolare quello italiano: testi vomitati sul microfono, incomprensibili se non li leggi, parole sommerse dal frastuono, la batteria che corre in 2/4 e sembra un frullatore con dentro una moneta, e il "cantante" più che altro rantola, geme, grugnisce. Cionondimeno, l'hardcore punk è considerato l'epitome della musica politica, legata all'anarchismo militante, ai movimenti animalisti e vegan, al mondo delle autoproduzioni etc.

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Maggio 05, 2006

Paola Barbato: BILICO

di GIUSEPPE GENNA

bilico_di_paola_barbato.jpgA fare gli scrittori, i recensori, i consulenti, a stare nell'editoria insomma, si gode di certi privilegi, primo dei quali, nonostante il precariato che è a volte angosciante, è il vantaggio di fare un lavoro che non comporta la fatica che distrugge il minatore, ma sortisce raramente gli stessi esiti: tra tanto carbone càpita di incappare in un diamante. E di restarne affascinati, incantati. Di innamorarsene.
Ho avuto un privilegio: leggere in anteprima il migliore thriller scritto negli ultimi dieci anni. Oso dire: non solo in Italia. Bilico è il miglior thriller europeo che sia uscito nell'ultimo decennio e Paola Barbato è la morbosa affabulatrice che mancava in Italia. Mancava in Italia una scrittrice (anche se qui la questione del genere femminile c'entra solo per un picco di perversione del tutto personale, ma sospetto anche collettivo) che riuscisse a dare corpo alle fantasie più nere e alla narrazione più choccante di cui sono maestri certi americani, e nel caso di Bilico non posso non pensare a Stephen King (in questo caso, esplicitamente, il King di Colorado Kid, recensito qui da Wu Ming 1) e a Patricia Cornwell.

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Maggio 04, 2006

Cesare Battisti: MA CAVALE

macavale.jpgdi Paola De Luca

Cesare Battisti - «Ma Cavale» - Prefazione di Bernard-Henri Levy e postafazione di Fred Vargas - Grasset/Rivages - 18.50

«Augusto pensava a questo, e immaginava ogni sorta di cose, giusto per bloccare la porta alla paura. Si sentiva male dietro alla maschera, la sentiva spostarsi di continuo. Non appena frenava il rumore dei ricordi, sentiva la maschera cigolare come un paio di scarpe nuove. Ci vuole tenacia per costruirsi una maschera solida. La sua non aveva mai il tempo d'asciugarsi, ce ne voleva una nuova ogni giorno».

Parole tratte da Ma cavale, ultimo libro di Cesare Battisti, scritto dalla fuga, volato in Francia con un low cost misterioso e specialissimo, rara avis. Lui, il suo testo, come un resto di storia collettiva cristallizzata e ficcata dentro un involucro trasparente, che a capovolgerlo si mette a nevicare.

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Madrid, 13 Marzo 2004

di F. B. del colectivo el tronco de Senegal atocha.jpg

a due anni dalla bombe di Atocha

Il primo SMS arriva sabato, alle due del pomeriggio: alle 18:00 tutti alla sede del PP. Sono passate poco più di 48 ore dalle bombe esplose sui treni pieni di lavoratori, immigrati e studenti. L’11 marzo vengo a sapere dell’attentato quasi subito, alle 8 del mattino dal fornaio. “’E’ esplosa una bomba nella stazione di Atocha”, “Ci sono tre morti” “È stata l’ETA” mi dice in successione la gente in coda per comprare il pane. Una pensionata si sgola: “I baschi andrebbero tutti ammazzati”. Allo stupore delle prime ore, mano a mano che il numero dei morti aumenta, si aggiunge la rabbia contro chi ha fatto esplodere le bombe su treni che passano per quartieri operai, come sono Santa Eugenia o El Pozo del tio Raimundo, da sempre la prima tappa degli immigrati che arrivano a Madrid, ieri dall’Andalusia e dall’Estremadura, oggi dal Marocco, dall’Ecuador, dalla Romania, dalla Polonia.
E alla rabbia subentra lo sgomento. Il meccanismo psicologico è semplice: basta pensare agli amici e conoscenti che potevano essere su quel treno. Chiamo e mi chiamano per sapere se è tutto a posto. Una lunga serie di telefonate incrociate. Messaggini. E-mails. Penso a tutte le volte che sono passato per la stazione di Atocha. Mi vengono in mente i racconti di mio padre sui bombardamenti a Bologna durante la seconda guerra mondiale. La corsa nei rifugi di via Indipendenza, di notte, in pigiama, in ciabatte. Passato il pericolo, il risalire in strada a cercarsi, per assicurarsi che tutti siano sani e salvi, che la casa sia intatta, che anche per questa volta è andata bene. Penso a Bagdad, a Sarajevo, a tutte le guerre, alla barbarie di doversi adattare alla normalità dei bombardamenti. A Madrid l’11 marzo la città ha provato la paura di un bombardamento, della morte casuale, improvvisa, senza senso se non quello di essere una minuscola pedina sacrificata in un qualche gioco dei potenti del mondo.

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Maggio 03, 2006

“FRA GLI ANELLI DELLA CATENA”. Storia in divenire di un rinnovo contrattuale

di un delegato "senza delega" fidel2picc.jpg

Riceviamo e pubblichiamo, dal nostro "inviato", questo documento sulla lotta dei lavoratori delle libreire Feltrinelli/Ricordi (g.d.m.)

qui il blog dei lavoratori delle librerie Feltrinelli/Ricordi

Aprile 2006

La nostra lotta per il contratto integrativo ha suscitato l’interesse dei mezzi di informazione, dei clienti nei negozi e delle persone che abbiamo avuto modo di incontrare e conoscere durante i nostri scioperi e volantinaggi. Al di là delle inevitabili strumentalizzazioni politiche di alcuni giornali la percezione che qualcosa sia cambiato sotto le insegne Feltrinelli è una percezione diffusa. Abbiamo voluto rompere un silenzio pesante e abbiamo fatto bene perché abbiamo ricevuto molte conferme, dai clienti, da chi con Feltrinelli ha lavorato in passato, anche a più alto livello. Noi oggi siamo la “faccia” e a quanto pare anche il “cuore” della Feltrinelli… ed al cuor non si comanda. Vogliamo rendere conto, dall’interno della riorganizzazione aziendale, di cosa sta cambiando e come, consapevoli che molte delle trasformazioni che oggi ci stanno travolgendo sono già avvenute nel settore della grande distribuzione, determinando un netto peggioramento della qualità del lavoro, dei diritti e dei salari. Inoltre volgiamo raccontarvi il senso di un percorso che i lavoratori feltrinelli hanno intrapreso più di un anno fa e che li ha portati in questi giorni organizzare il loro primo sciopero. Il nostro primo sciopero.

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Cronache di Bassavilla 58

spiderdvd.jpgdi Danilo Arona

Spider
“Fu allora che lo vide. Era sulla parete, fermo, nero. Claudio rimase a bocca aperta, bloccato, irrigidito, in ciabatte e con la borsa in mano, incapace di distogliere lo sguardo dall'enorme ragno peloso. Poi riuscì a muoversi, fece un passo indietro, sempre fissando quell'animale incredibile. Incredibile e orribile. Nella luce scarsa della lampadina gialla da sessanta watt, quella bestia pareva più irreale e mostruosa che mai. Non è possibile, pensò, non esiste un ragno grande così. Come accidenti fa a stare attaccato al muro? Deve pesare almeno un chilo, o forse più.”
Il brano è di Eraldo Baldini. Il racconto si chiama Il ragno ed è contenuto in una mirabile antologia del 2003 (alla faccia di chi aborrisce le antologie) che s'intitolava Bambini, ragni e altri predatori.

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Maggio 01, 2006

COSÌ HO INVENTATO LA BOLOGNA IN GIALLO. Intervista a Loriano Macchiavelli

di Tommaso De Lorenzis
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E allora? Dove sta andando Bologna? «Da nessuna parte. È inerte. Non cambia in niente. Ma se l’acqua sale e rimani fermo, finisce che affoghi».
Difficile annegare a Bologna, ma Loriano Macchiavelli, la «signora perbene», la conosce dalla testa ai piedi. Per anni, ha percorso le sue curve in sella a una vecchia vespa, osservandola sfiorire un poco alla volta. Storia travagliata, quella tra lo scrittore e la «matrona d’Emilia». All’ombra di portici e torri, scelse di ambientare la prima inchiesta del sergente Sarti, imboccando – con Le piste dell’attentato – l’impervio sentiero del poliziesco all’italiana. Era il 1974. Oggi, quel sentiero è diventato una strada maestra e Bologna il luogo di una misteriosa itterizia letteraria: da queste parti, qualunque cosa scrivi – anche un biglietto d’auguri – si tinge di giallo. Miracolo, verrebbe da dire. Ma non è l’unica cosa insolita. A pensarci bene, infatti, il povero Sarti, che – tra spasmi colitici e donne un po’ stronze – di fortuna ne ha sempre avuta poca, ha rischiato perfino di annegare in un canale del sottosuolo felsineo. Tutto può succedere e, dunque, non stupiamoci se la «dama beneducata» sia andata via via trasmutando fino a vendere l’anima a un diavolo, come si narra in Cos’è accaduto alla signora perbene, pubblicato nel 1979 e ristampato di recente da Einaudi Stile libero. Tanto per contravvenire alla regola che impone di non rivelare la conclusione di un poliziesco, anticipiamo che alla signora in questione capitò, un giorno, di trasformarsi in «una città di merda». Del resto, l’acqua non è l’unico elemento in cui è possibile affogare. Il tempo, poi, difetta in clemenza e proprio da qui conviene cominciare.

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