Marzo 30, 2006
BOLLITI E MANGIATI. LEONARDA CIANCIULLI, LA SAPONIFICATRICE DI CORREGGIO
di Sashinka Gorguinpour

Ascolta lo sceneggiato radiofonico Rai3 del 02/06/2002 cliccando qui
Infanzia e Famiglia
Nacque ad Avellino nel 1893, da Emilia di Nolfi e Mariano Cianciulli. La sua fu un’infanzia difficile, da lei così descritta: “Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che portavano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita [nota: la madre di Leonarda fu violentata dall'uomo che fu poi costretta a sposare; Leonarda Cianciulli è il "frutto" di quello stupro (g.d.m.)]. Ero una bambina infelice e desideravo morire. Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire, e mangiai due cocci di vetro: non accadde nulla”.
Nel 1914 sposò Raffaele Pansardi, un impiegato dell’ufficio del registro e andò a vivere nell’Alta Irpinia, ad Ariano.
Nel 1930, in seguito al tragico terremoto dell’Irpinia, la loro casa venne distrutta e decisero di trasferirsi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Qui, fu grazie ai soldi del risarcimento statale concesso ai terremotati che le condizioni dei coniugi Pansardi si risollevarono e al commercio degli abiti usati portato avanti da Leonarda.
La Cianciulli ebbe 17 gravidanze, ma le sopravvissero solamente 4 figli.
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68 o anni di piombo? L'anomalia italiana 3/3
di Cesare Battisti

5. Una classe politica cieca
Dopo il '68, i valori del vecchio universo agricolo si svuotarono improvvisamente del loro significato. La sinistra italiana non seppe comprendere questo fenomeno e per questo continuò sul vecchio cammino. Come se la Chiesa, l'ordine, la moralità, il dovere del lavoro, fossero ancora al loro posto e come se i vecchi ingranaggi facessero girare ancora la macchina. Divenuti obsoleti, questi valori sopravvivessero in un clerico-fascismo divenuto oramai marginale.
In compenso sorsero altri valori, lasciando intravedere una nuova era. Il sussulto degli anni '70, vissuto da molti altri Paesi, prende una connotazione molto particolare in Italia. Si potrebbe arrivare a dire, parafrasando ancora Pier Paolo Pasolini, che il post '68 celebrò la prima unificazione del Paese attorno a nuovi modelli. Al contrario, nelle altre nazioni, la nuova situazione si giustappose a una struttura radicata in unificazioni antiche, dalla monarchia alle rivoluzioni borghesi e industriali. In Italia vi fu realmente un pre e un post ’68.
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Marzo 29, 2006
68 o anni di piombo? L'anomalia italiana 2/3
di Cesare Battisti

3. La dissoluzione del sottoproletariato e le sue conseguenze
Ma da dove venivano quelle orde selvagge di giovani che volevano tutto e subito? Anche la risposta a questa domanda esige un passo indietro.
All'inizio degli anni '60 i più poveri tra i poveri in Italia avevano ancora il comportamento archetipico della società dei miserabili. La purezza della povertà che li contraddistingueva valeva loro l'appellativo di “sottoproletari” Erano portatori di valori antichi, di vecchie culture regionali e di un modello di relazioni sociali privo di qualsiasi legame con le regole urbane. Vivevano nelle loro grandi riserve ove dimoravano ancora usanze feudali, dimenticati da Dio e visitati dai candidati politici durante la campagna elettorale.
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Marzo 28, 2006
Premiato IL COCCIGE DA VINCI!
di Valerio Evangelisti

Dal 23 al 26 marzo si è svolta a Fiuggi la 32^ Italcon, cioè la riunione annuale degli appassionati di fantascienza, in simultanea con la settima Deepcon, meeting dei cultori della SF cinematografica e televisiva.
Nel corso del raduno, affollatissimo e molto ben organizzato, si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Italia, assegnato ogni anno dalla sezione italiana della World SF Association, presieduta da Ernesto Veggetti.
Ebbene, quest'anno il premio, nella categoria "racconto professionale", è andato a Riccardo Valla (nella foto, mentre sventola il libretto rosso di Mao) per il suo Il Coccige Da Vinci, pubblicato a puntate su Carmilla.
Ricordiamo che Valla è il traduttore in Italia de Il Codice Da Vinci di Dan Brown.
Tutta la redazione di Carmilla si congratula con il vincitore. Per festeggiare l'evento, presto pubblicheremo in tre puntate un'edizione rivista del racconto, che ha già avuto decine di migliaia di lettori.
Un altro Premio Italia, nella sezione saggistica, è andato a un altro collaboratore di Carmilla, Salvatore Proietti, per un articolo apparso sul n. 48 della rivista Robot.
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68 o anni di piombo? L'anomalia italiana 1/3
di Cesare Battisti

[Questo testo, datato 30 gennaio 2006, è il primo fatto pervenire da Cesare Battisti dopo l'esilio. Lo abbiamo suddiviso in tre parti. Terminata la pubblicazione, aggiorneremo i nostri lettori sui più recenti quanto vacui tentativi di linciaggio dello scrittore, nonché sull'imminente uscita in Francia del suo nuovo libro, Ma cavale ("La mia fuga").] (V.E.)
1. Premessa. Quale Verità?
Non ho alcuna intenzione di fornire l'ennesima analisi degli anni di piombo. Non potrei farlo. Perché sono una parte in causa, perché non sono uno storico e soprattutto perché mi è oggettivamente impossibile raccontare una ferita che non si è ancora cicatrizzata nel corpo sociale italiano. Ma se mi avventuro su questo terreno sdrucciolevole è perché dopo che sono fuggito dall'Italia nel 1981, durante i miei ventiquattro anni d'esilio politico e con l'attività letteraria che ne è seguita, ho dovuto continuare a rispondere alle stesse domande: "Perché sei un rifugiato? Come è possibile trent'anni dopo? Che cosa è successo nell'Italia del 1968?”
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GOD JR, il crollo di Dennis Cooper
di Giuseppe Genna
Il retro di copertina dell'edizione italiana di God Jr è un insieme di praise impressionante: dal Los Angeles Times, da Michael Cunnigham (che parla dell'autore di Idoli alla stregua di Flannery O'Connor o Céline), di Bret Easton Ellis, di Irvine Welsh. Come se non bastasse, proprio in copertina (di cui quella a destra è una versione reperita in Rete, diversa dall'originale cartacea), sotto il titolo e la dicitura "romanzo", torna un giudizio di Irvine Welsh, sintetico, e che non ammette repliche: "Dennis Cooper è uno dei più grandi scrittori contemporanei". Tutto falso. Dennis Cooper era - o, meglio: prometteva di essere - uno dei più grandi scrittori contemporanei americani.
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Marzo 27, 2006
Cronache di Bassavilla 54
INSEPARABILI
di Danilo Arona

E' notizia di qualche giorno fa. In Colombia due donne, due gemelle, muoiono nello stesso istante, stroncate da un infarto simultaneo, pur vivendo a moltissimi chilometri di reciproca distanza. I giornali riferiscono che Ana e Maria, così si chiamavano, erano descritte da chi le conosceva come un'unica persona con gli stessi sentimenti, gioie, sofferenze e persino disturbi fisici. La gente comune parla di miracolo, pur nella dolore della dipartita, e la scienza ufficiale allarga le braccia, dicendo che si tratta di misteri sui quali si può al massimo ipotizzare un'identica predisposizione genetica al male che risulterà loro fatale.
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Marzo 25, 2006
Cormac McCarthy: QUESTO NON E' UN PAESE PER VECCHI
di Giuseppe Genna
A volte gli scrittori hanno problemi - o ne creano ai loro lettori. E' il secondo caso quello di cui qui si scrive. Sono assolutamente sconcertato dalla inaspettata prova di potenza che Cormac McCarthy, autore della memorabile Trilogia della Frontiera (Meridiano di sangue, Cavalli selvaggi e Città della pianura), offre con questo suo nuovo, chirurgico romanzo, Non è un paese per vecchi. Non è un mondo né per vecchi né per giovani, quello in cui McCarthy ambienta il più classico inseguimento a tre dell'hard-boiled anni Cinquanta, pura occasione narrativa per costruire la premessa maggiore alla conclusione di un sillogismo sorprendente, che ha tappe consimili a un'operazione endoscopica: la spietatezza pura, la spietatezza del tempo in generale e di questo tempo in particolare, e di quest'epoca americana ancor più in particolare.
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Marzo 24, 2006
Tantra di Carmilla: una posizione irrinunciabile
di Mauro Biani

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Marzo 23, 2006
Canto di Buenos Aires
di Alberto Prunetti


Nel 30° anniversario del colpo di Stato in Argentina (24 marzo 1976)
Cresce di fronte a me oltre i canneti. Su terra di recupero, di riporto
fangoso della Plata. Ecologia di macerie in frantumi, di cemento
disarmato e bandoni d'acciaio torturati, contorti. Discarica di cadaveri
e di inerti edili. Discarica ecologica su cui si rovesciano la domenica
i serviti svenduti ai rigattieri. Da lì ti vedo, rosa e catarifrangente,
ammasso di cemento e cristallo. Città di scritte cubitali e di marmo
mitragliato. Col tuo porto che scarica merci norteamericane e trattati
di libero commercio. Il tuo porto di sangue immigrato. Il tuo porto che
è un eldorado di razze e miseria.
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Marzo 22, 2006
Cronache di Bassavilla 53
LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO
di Danilo Arona

Ahi, memoria e nostalgia canaglia... Per la puntata che inaugura il secondo anno delle “Cronache” dobbiamo salire sulla macchina del tempo. E scendere nel 1970 quando, per scherzo o per tirare le tre di notte, si faceva quel che dovrebbe fare un serio antropologo culturale: la ricerca sul territorio. Non stavo da solo, ovviamente: esistevano altri sette, otto disgraziati come me, coi quali si percorreva nottetempo la provincia di Alessandria alla ricerca di castelli infestati, cimiteri abbandonati, maledizioni e via esultando. Donne rigorosamente escluse: una roba machissima ai confini del legittimo sospetto. Ma di fatti “strani” in tutte quelle nottate ne sono capitati a bizzeffe. Quello che mi accingo a raccontarvi è tra i miei preferiti: rigorosamente vero e con un popò di testimoni, con un sapore “padano” che non sarebbe spiaciuto a Buzzati e piacerebbe a Pupi Avati, e con una sua stramba morale.
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Marzo 21, 2006
IL FANTASMA DI ANDERSEN - 6a puntata
di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]
Cap. XIII
“Stavo per compiere i quattordici anni e la mamma pensò bene di cresimarmi. Era un passo necessario perché potessi presentarmi come apprendista dal sarto e iniziassi a combinare qualcosa di utile. Mi amava di tutto cuore, ma non capiva le mie aspirazioni, né, d’altra parte, le capivo io. La gente che le stava intorno continuava a biasimare la mia condotta, mettendomi in ridicolo, e lei ne soffriva. La nostra parrocchia era quella di San Canuto. I cresimandi potevano iscriversi o dal prevosto o dal cappellano. Dal primo, in genere, andavano i figli delle famiglie per bene, insieme con gli alunni del ginnasio, dal secondo i piú poveri, che rimanevano nel fondo della chiesa. Io mi presentai al prevosto, che fu costretto ad accettarmi, non senza attribuire a pura vanità il mio desiderio di essere inserito tra i suoi cresimandi. Ma io sono certo che non era solo la vanità, la mia: in realtà avevo paura dei ragazzi poveri che mi avevano deriso, e sentivo sempre il desiderio di avvicinarmi agli studenti di ginnasio, che ritenevo molto migliori degli altri. Quando giocavano nel giardino del cimitero li spiavo attraverso l’inferriata e desideravo essere tra quei fortunati, non tanto per il gioco, quanto per i molti libri che possedevano e per ciò che sarebbero potuti diventare nel mondo. Iscrivendomi dal prevosto avrei potuto trovarmi in mezzo a loro, essere come loro.”
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Marzo 19, 2006
L'UMANO E' PARANOIA. FREE KARMA FOOD
di Girolamo de Michele
[vedi il sito di Free Karma Food]

Che uso si fa oggi della teoria critica? C'è chi, come Carlo Galli (nella sua introduzione alla Dialettica dell'Illuminismo), suggerisce un uso archeologico, invitandoci a «desistere dalle sue ansie assolute di giustizia e verità» e riducendola a esercizio di bella scrittura capace di «generare un po' di turbamento nelle nostre compiaciute sicurezze». C'è chi, continuando a leggere il mondo presente come una ipostatizzata totalità, ne pratica un uso monumentale evocando l'incubo dell'alternativa tra il pensiero lucido ma inefficace, e l'inglobamento nella sfera del potere. E c'è chi, come Bauman, al di là dei cimenti intellettuali degli eroi in pantofole e delle anime belle, lavora a un uso critico della teoria critica, cercando di redigere una categorizzazione della post-modernità e un'«agenda pubblica dell'emancipazione».
Permalink: postato alle 03:08 PM
Piergiorgio Di Cara: VETRO FREDDO
di Daniela Bandini

Piergiorgio Di Cara, Vetro freddo, edizioni e/o, 2005, pp.190, € 15,00
L’ispettore Salvo è stato trasferito. Motivi di convenienza o di servizio, una promozione arrivata in fretta e furia corredata da una targhetta di merito con una dicitura dal nome sbagliato, anch’essa paradossalmente frettolosa, quasi non volesse lasciar traccia di sé neppure negli archivi e sulle ricevute di pagamento. Quel brutto incidente che gli ha procurato una pallottola nel polmone ancora brucia al contatto autolesionista di ogni boccata di sigaretta, in una giornata che si stava concludendo come tante, con quell’arrendevolezza che ti coglie a ogni fine turno, quando sai che hai dato tutto, quando credi che il destino non ti possa più giocare brutte sorprese.
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Marzo 18, 2006
Il commissario nero
di Valerio Evangelisti (da L'Unità del 17 marzo 2006)

Il genere noir, in Italia, gode di buona salute solo apparente. E’ vero che riscuote i favori di una larga fetta di pubblico (anche se minori di quanto credono i detrattori per partito preso della narrativa di genere), è vero che ha espresso una non tanto piccola scuderia di fuoriclasse di cui ormai nessuno contesta il valore. Permane però l’equivoco, molto italiano, della confusione tra noir e giallo – dove il primo, di taglio pessimistico, apre squarci di crisi individuale o sociale che si prolungano oltre la conclusione della storia, mentre il secondo, più consolatorio, si riduce alla soluzione di un enigma, magari orrido, affascinante, problematico, senza però riverberi duraturi che si proiettino oltre il finale.
Permalink: postato alle 07:47 PM
Piccoli germogli di espatrio, ovvero: Fare cultura nell'Italia post-coloniale
di Wu Ming 2
Estratto da un'intervista apparsa sulla rivista "Lo spazio bianco".
Doppio botta-e-risposta: pars destruens con omaggio a Remo Remotti; pars construens senza illusioni.
Che cosa significa "fare cultura"? E che significato date al "fare cultura" in un contesto come quello italiano?
Minchia. Nel contesto italiano, niente ha significato. Le poche cose sensate che si riescono a partorire nascono a prescindere dall'Italia, come se il Mediterraneo arrivasse fino alla Svizzera. Per vivere in questo paese bisogna sottoporsi a una ginnastica mentale estenuante, la cosiddetta "fuga di cervello". Ripetere come un mantra: "Qui fuori c'è Godthab, Groenlandia". Appena ho finito con queste domande mi metto la tuta termica e vado allo spaccio del mio amico eschimese a comprare merluzzo e renna affumicata. Non voglio dire che bisogna abbandonare il paese a sé stesso, ma il giardino che ci è stato affidato è più ampio. L'Italia è solo una vecchia aiuola, piccola e nascosta, giusto dietro i cessi. Cureremo l'aiuola prendendoci cura dell'intero giardino, non certo standocene lì a contare le spine sulle rose e a pestare merda di cane. La fuga di cervello è l'unica soluzione non-violenta per il paese (l'altra sarebbe un pogrom da venti milioni di persone). Ogni giorno coltivo la speranza di poter fuggire anche con il corpo, per non condannare i miei figli ad un'adolescenza italiana. Ma forse avverrà il contrario. I bambini sono nomadi per natura, si addormentano al ritmo dei passi. Saranno loro a salvarci, a portarci via.
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Marzo 16, 2006
A LETTERA MORTA. La scuola di Paola Mastrocola - Seconda parte
di Girolamo De Michele
[qui la prima parte]
«Sono un'insegnante, dunque insegno!»

La Mastrocola è un'insegnante – anzi: un'insegnante di lettere – non una sociologa: perché dovrebbe preoccuparsi della società? «Io ero un'insegnante di lettere. Ho frequentato la Facoltà di lettere, ho preso la laurea in lettere e quindi sono diventata, in modo del tutto naturale e direi scontato, un'insegnante di lettere [...]. Io quindi ho scelto di studiare letteratura. Non ho scelto di insegnare. L'insegnamento era la naturale conseguenza dei miei studi. Il mio mestiere dunque non era insegnare: era insegnare letteratura italiana. [...] Mi sembra particolarmente importante che uno nella vita non scelga la parola insegnare, ma la parola letteratura. Vuol dire che non ha un fine, ma una passione. Vuol dire che non ha scelto di insegnare, bensì ha scelto di potersi occupare di una determinata faccenda che si chiama letteratura e che più o meno consiste nel leggere le grandi opere dei grandi autori, studiare la critica su quelle opere, i commenti, le note, gli articoli più recenti. Cose così. E poi sì, anche insegnare tutto ciò, ma come conseguenza» [p. 69].
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Le due anime di RAH
di Alessandra Daniele

L'acronimo di Robert Anson Heinlein ben richiama ciò che lo scrittore rappresenta nel pantheon della fantascienza: Il Dio Sole, la divinità maschile per eccellenza, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Potenza, incisività narrativa, ma pure inclinazione al militarismo e alla psicologia squadrata con l'accetta.
Eppure esiste un'affascinante produzione letteraria di RAH meno nota, ma non meno importante dei suoi ruggenti scenari bellici, che svela quanto la reale complessità dell'autore sia invece impossibile da schematizzare così facilmente. Ci sono racconti come Essi (They, 1941) o Confino (Coventry, 1940) che paiono richiamare suggestioni esoteriche, alludendo alla soggettività del reale, o interpretando l'esperienza di vita come una sorta di percorso iniziatico.
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Marzo 15, 2006
IL FACCIA A FACCIA BERLUSCONI-PRODI SECONDO MARCO PHILOPAT
a cura degli AMICI DEL CICAP ALLA MANIERA DI MARCO PHILOPAT
[Per la comprensione profonda di questo gonzo reportage, è fondamentale visionare i link evidenziati in grassetto dopo averlo letto]
1. La solitudine degli strateghi
E guardali, cazzo, fanno schifo! - tutti qui a vedere il faccia-a-faccia dalla sala stampa - lo schermo gigante è spento e li riflette - Come diceva Pertini: - "Bisogna scardinare l'immaginario di questo paese di merda" - o forse non era Pertini - Sono tutti riuniti in capannelli, guardali, gli spunta la coda dal mezzo delle chiappe - e puzzano di regime - qualunque regime - fai tanto che mi guardano e io gli faccio il ditaculo com'è vero Dio - bastardi... - C'è la moglie di Rutelli - giornalista, scrittrice, con uno sguardo sempre attento alla realtà attuale - deve avere trangugiato succo d'aglio - ha un alito che uccide i buoi muschiati - nelle regioni fredde del nord del Canada e della Groenlandia - Il nome deriva dal forte odore di muschio emanato dai loro corpi massicci - e infatti c'è Arturo Diaconale - con un borsello anni Settanta da sindacalista - e stivali a punta tipo Bitols - ride risate di prozac - C'è Gino Bramieri prima della dieta - pur di respirare l’aria del palcoscenico si accontenta di uno spettacolo di quart'ordine - lo ricordo fin da piccolo - la gioia dei miei pomeriggi - un quartiere devastato dall'eroina - percorso da compagni che erano diventati peggio degli altri - Bramieri era l'unico aggancio col mondo reale - e adesso è qui - c'è Beppe Severgnini - e c'è Piergianni Prosperini - con una copia autografata di Metello di Pratolini - (autografata da Severgnini) - ray-ban a goccia, e non è mai l'ultima - quella che fa traboccare il vaso - duecento posti esclusivissimi - per vedere il faccia a faccia - e anch'io ho ottenuto il pass - grazie alla mia amicizia con Raf Valvola e Marco Lodoli.
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Marzo 14, 2006
Ancora su FUCKED UP
di Giuseppe Genna
C'è un elemento extratestuale su cui vale la pena di ragionare a proposito di Fucked Up (edito da BUR, 8.60 euro), di cui abbiamo segnalato qui l'uscita, con annessa intervista al curatore Gianluigi Ricuperati. L'elemento storico in questione, che fa di questo libro una testimonianza fondamentale, è che il materiale iconografico contenuto nel testo sta scomparendo, senza che la Rete svolga una funzione che è diventata una delle funzioni più devastanti contro ogni conato di censura.
 Brevissimo riassunto a uso di chi fosse nuovo alla questione: in Fucked Up sono raccolte foto che militari Usa di stanza in Iraq hanno scattato in loco e spedito a un sito porno a libero accesso; il gestore el sito è stato sepolto da capi d'imputazione, fino a giungere a un compromesso che gli salva il conto in banca e il sistema nervoso, cioè chiudere il sito. Le foto in questione sono un materiale rivoltante, una testimonianza diretta di una guerra che sarà pure postmoderna, ma offre scorci di ancestralità cruenta. Le foto non si sono diffuse sul Web: Fucked Up rimane l'unica testimonianza al mondo degli scempi idioti commessi da killer di Stato, sotto l'egida di un presidente che non è così jr come i suoi G.I.
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Marzo 13, 2006
A LETTERA MORTA. La scuola di Paola Mastrocola - Prima parte
di Girolamo De Michele
Premessa
Il 16 aprile 2004 ero a un convegno su Le ragioni della riforma. Un convegno “ministeriale”, al quale ero andato per sentire le parole della riforma Moratti dalla viva voce dei suoi artefici. 
A un tratto la sottosegretaria Valentina Aprea (una delle menti della riforma), dopo aver ammonito una platea di insegnanti al limite dell'insorgenza con frasi come : «Siamo troppo in ritardo, non c'è più tempo per discutere e scontrarci sulle ragioni della riforma», cominciò a sventolare un libro. Si trattava, ci disse, di un'autrice che le aveva ispirato più di una riflessione sulla scuola, e che la Aprea si augurava di poter incontrare al più presto; un'autrice dal cognome vagamente collodiano: Paola Mastrocola (a destra). Nel libro mostrato, Una barca nel bosco, si narra del giovane Gaspare, cresciuto in beata solitudine su un'isola, che proprio per l'assenza di futilità e distrazioni era già in grado, a soli 13 anni, di tradurre Orazio. Poi, come in una canzone della Pausini, la vita costringe Gaspare a trasferirsi a Torino e ad iscriversi in un liceo, dove il suo genio precoce viene sommerso dalla mediocrità imperante, dove il povero genio è costretto a ricominciare dalla prima declinazione! E la Aprea glossò: «dobbiamo costruire la scuola di Gaspare».
Permalink: postato alle 02:02 PM
Cronache di Bassavilla 52
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI
di Danilo Arona

(Premessa: è del tutto intenzionale che a commentare graficamente l'articolo che fa fugace riferimento al film di Fausto Brizzi attualmente in programmazione e baciato da un grande successo di pubblico ci troviate la locandina di un altro film, “Fragole e sangue” di Stuart Hagmann, che fu girato nel '69 ed è logicamente molto vecchio... Ma la carica della polizia alla fine contro gli studenti che cantano “Give Peace a Chance” di Lennon è ancora, dopo 37 anni, piena di senso. Se ha senso vedersi un film durante la notte prima degli esami, notte in cui si fanno cose strane e tutto men che studiare – e vale anche per quelli che sono convinti di farlo - mi rivedrei “Fragole e sangue”...)
Permalink: postato alle 02:34 AM
Marzo 11, 2006
LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE IN ITALIA
di Lorenzo Ansaloni

[questo documento è stato pubblicato su Asfalto Bagnato, il blog di Lorenzo Ansaloni (g.d.m.)]
“La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire" (George Orwell)
Tempo fa mi capitò di sentire di una classifica che posizionava l’Italia attorno al quarantesimo posto in quanto a libertà d’informazione e dietro paesi quali il Mozambico. La notizia mi rimase in mente e ci rimuginai fin quando, dopo quasi due anni di vita in Inghilterra, mi è sembrato evidente che qualcosa di vero dopotutto ci dovesse essere.
Mi sono preso la briga di fare una ricerca a proposito del tema “libertà d’informazione in Italia”. È un argomento che spesso accende gli animi nel nostro paese e volevo esaminare la questione con una certa equanimità, racimolando le informazioni attraverso un mezzo (Internet) che ancora non risente in maniera apprezzabile della censura e dando una netta preferenza a documenti ufficiali di organi o istituzioni autorevoli.
Va da sè che, per non incorrere in una sorta di petitio principii, ho usato fonti internazionali (prevalentemente in inglese ma ho cercato di tradurre il piu' fedelmente possibile i paragrafi citati). Se infatti fosse vera l’ipotesi di una compromessa libertà d’informazione in Italia, questo ci dovrebbe portare a ritenere le fonti italiane “compromesse” e, almeno parzialmente, non affidabili da cui nel dubbio la preferenza per fonti internazionali sicuramente piu’ lontane dai teatrini televisivi della politica italiana e dai chiassosi battibecchi tra gli opposti schieramenti.
Permalink: postato alle 03:45 PM
BUONANOTTE, GIORNO
di Chiara Cretella

Sono uscita dal cinema ed è stato
uno sfavillio d’immagini riflesse
io disperati alla ricerca di una luce
che ponesse in evidenza soldi e croce
Una discoteca chiamata Lobby
dove spingevano per entrare
ragazzi lampadati e troiette Pomellato
mi hanno avvolto in sigarette e tacchi a spillo
Permalink: postato alle 03:46 AM
Marzo 10, 2006
Piattaforma sulle Politiche Culturali Cinematografiche in Italia
a cura del RING - Forum Registi Indipendenti
[qui il sito del RING]

In quanto libera associazione di registi indipendenti in attività ormai da oltre due anni, il RING è stato sollecitato da più parti a prendere posizione rispetto allo stato attuale del cinema italiano. Quella che segue è la sintesi delle nostre idee, articolate in una serie di proposte concrete, che intendono contribuire alla discussione in atto, in previsione di nuove e più adeguate norme di regolamentazione del nostro settore.
Senza catastrofismi inutili ma anche senza ottimismo ipocrita, i registi di RING ritengono il cinema italiano giunto ad un preoccupante grado zero produttivo e distributivo. Un processo che riflette quello più generale di un’evidente assenza di politiche culturali nel nostro Paese. A tutto ciò vanno ad aggiungersi la disunione imperante nel nostro settore e la mancanza di solidarietà interna, che ne hanno indebolito la credibilità e avvilito la dignità professionale. Vi è infine una pressoché totale assenza di programmazione nel campo della ricerca e dello sviluppo di nuove forme espressive e di nuovi talenti, parte essenziale di ogni industria sana, soprattutto se basata sulla creatività. Questo stato di cose ha fatto sì che la nostra generazione, in particolare, soffra a tal punto della drastica restrizione dell’impresa culturale nel mercato cinematografico, che l’accesso ai mezzi di produzione non solo non è più incentivato, ma scoraggiato e in molti casi reso impossibile.
Permalink: postato alle 12:50 PM
Derek Raymond: COME VIVONO I MORTI
di Daniela Bandini

Derek Raymond, Come vivono i morti, Meridiano Zero, 2005 (2a edizione), pp. 249, € 13,50.
Della biografia di Derek Raymond e della sua vita il lettore saprà certamente molto, eppure questa riedizione di Come vivono i morti non fa che aggiungere leggenda alla leggenda. Se ognuno praticasse il mestiere di vivere con la stessa intensità di Raymond, e mettesse la sua stessa efficacia in qualsiasi gesto, dall’alzare un boccale di birra al fumare una sigaretta, al camminare per strada, vivremmo in un mondo multidimensionale, pieno di sfaccettature, ologrammi inaspettati, prospettive lunghissime, intuizioni geniali.
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Marzo 08, 2006
FUCKED UP
Guardate queste foto. O ingrandite la foto a destra. Sono materiale che procura choc: uno choc di cui si ringraziano i militari americani in Iraq, che lo hanno preparato e realizzato. In duplice senso: i militari non soltanto hanno compiuto queste azioni choccanti, ma le hanno anche fotografate. E pubblicate: su un sito che presto verrà chiuso, per un patteggiamento del gestore con la Contea - i guai legali spaventano, si sa. Non importa che il sito chiuda: questo materiale è ormai patrimonio di carta e sta in un libro, Fucked Up, a cura di Gianluigi Ricuperati e con una postfazione di Marco Belpoliti, pubblicato da BUR (nella collana futuro/passato, 8.60 €). Questo rimarrà un atto unico al mondo di un'aberrazione che non avrà altre testimonianze. E' un libro importante. Riprendiamo un'intervista rilasciata dal curatore del libro.
Permalink: postato alle 06:44 PM
Mostruosità della Musa (in occasione dell'8 marzo)
di Chiara Cretella
(dalla rivista Le voci della luna, Speciale 8 marzo)

Esseri umani che hanno ricevuto le loro prime impressioni cognitive non dalla madre, ma da una macchina. È la prima volta che accade nella storia dell’evoluzione umana.
Rose Goldsen, The Show and tell machine, 1975
Il percorso tecnologico sta compiendo la sua rivoluzione: attraverso le inarrestabili manipolazioni sul corpo femminile, una nuova specie mutante si attesta, complice l’immaginario fantascientifico, genere d’avanguardia capace di anticipare, con le sue intuizioni, le svolte epocali dell’umanità. Rosi Braidotti nel suo ultimo libro (Madri Mostri e Macchine, Manifestolibri, 2005), esemplifica i processi con cui la mostruosità sta divenendo centrale nella nostra società. Ma la poetica dello strano e del deforme, lo sa bene chi si occupa di letteratura, si era già diffusa con il Romanticismo, quando Goya affermò che “Il sonno della ragione produce mostri”. Le religioni occidentali hanno da tempo cercato di adeguare i loro “mostri” (nel senso di prodigio divino) alla temperie contemporanea. Non credo ancora no, che vedremo presto una Madonna in minigonna (se escludiamo la Ciccone), ma alcuni salti stanno avvenendo.
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Marzo 06, 2006
Cronache di Bassavilla 51
MALOMBRA
di Danilo Arona

Per scrivere la vicenda di Melissa, il fantasma autostradale di cui ho scritto a più riprese nel corso delle Cronache (e del quale leggerete la storia al completo in un libro che uscirà a breve per Dario Flaccovio), ho dovuto quanto mai documentarmi sui Vanishing Hitchhickers italiani, ritenuti dal resto del mondo più che altro una bella leggenda metropolitana che cambia ambientazione e protagonisti a seconda di chi la racconta. In realtà le cose stanno un po' diversamente: la nazione è zeppa di personaggi, qualcuno si può definire al di sopra di ogni sospetto, che spergiurano di avere vissuto queste esperienze paranormali, senza per questo trarne lucri o visibilità salottiere in TV.
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Marzo 05, 2006
Speciale Gian Carlo Fusco
[L'articolo che segue, a firma di Gianni Clerici, è apparso a tutta pagina sul Domenicale de La Repubblica il 26 febbraio scorso.
Il ritorno di interesse per la figura di Gian Carlo Fusco (1915-1984), scrittore e "gonzo journalist" nostrano, avventuriero e mitomane, è iniziato qualche anno fa, con la riepubblicazione dei suoi libri da parte di diversi editori (Sellerio, Laterza, Einaudi, Baldini Castoldi & Dalai...) Da lì in poi, la goccia ha scavato la pietra, l'acqua ha solcato la terra e il rivolo si è fatto fiume. C'è stato il film Gli indesiderabili di Pasquale Scimeca (con Vincent Gallo, Vincent Schiavelli e Antonio Catania nel ruolo di Fusco); c'è stata la ri-edizione del quintessenziale Duri a Marsiglia ad opera di Luigi Bernardi e Tommaso De Lorenzis (Einaudi Stile Libero Noir, 2005); infine, è da poco uscito L'incantatore, biografia scritta da Dario Biagi, qui magistralmente (non-) recensita da Clerici.
In questo meta-speciale riproponiamo:
- un'intervista a Tommaso De Lorenzis apparsa qualche mese fa nello "Speciale Fusco" su Blackmailmag
- la prefazione di Andrea Camilleri alla nuova edizione de Gli indesiderabili
- Lo streaming audio della trasmissione Fahreneit di Radio 3, che il 22 febbraio scorso ha dedicato ampio spazio a L'incantatore, intervistando l'autore Dario Biagi.]
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RATZINGER E PERA. L'ORIGINE DELL'ODIO XENOFOBO E' LA DONNA
di Angela Azzaro
[Angela Azzaro è la responsabile della terza pagina di "Liberazione" (g.d.m.)]
Papa Benedetto XVI è ritornato sul tema che sta caratterizzando il suo Pontificato: la celebrazione dell’embrione e il conseguente attacco alla libera scelta delle donne. Le dichiarazioni di Ratzinger arrivano qualche giorno dopo la presentazione del “manifesto” teo-con di Marcello Pera (che noi, su Liberazione, abbiamo accostato al manifesto in difesa della razza del 1938).
In apparenza tra Ratzinger e Pera c’è contrasto (l’ecumenismo del papa, la xenofobia di Pera), in realtà a me pare che ci sia un tracciato comune: la volontà di subordinare alla vita astratta, fondata sull’amore di dio, le vite reali, quelle delle donne (che rappresentano il massimo della diversità) e poi quelle di chi ha un’altra identità sessuale, o un’altra cultura, o un’altra religione. C’è un filo che tiene insieme queste discriminazioni: la prima discriminata è la donna e poi, via via, le diversità che appaiono più evidenti.
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Marzo 04, 2006
Pierre Bordage: IL VANGELO DELLO SCIAMANO
di Daniela Bandini

Pierre Bordage, Il vangelo dello sciamano, Fanucci, 2005, pp. 460, € 17,00.
Leggendo la breve biografia di questo grandissimo scrittore, mi ha colpita soprattutto il fatto che nel 1997 avesse vinto il Prix Tour Eiffel, e questo per un semplice motivo: anche Valerio Evangelisti ha vinto questo premio e non può essere una mera coincidenza né l’unica analogia tra questi due scrittori. A mio avviso entrambi hanno l’insolita caratteristica di proiettarti in un mondo talmente verosimile pur nell’inverosimile che staccartene, tornare alla vita di prima, può diventare persino doloroso. Entrambi hanno il dono, rarissimo soprattutto tra gli scrittori italiani, di spaziare oltre il quotidiano, di oltrepassare la confortante ma un poco claustrofobica costrizione a narrare solo di ciò che si sa e che si è vissuto.
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Marzo 03, 2006
Le signore dell'orrore
di Danilo Arona


1.
Da tempo immemore ne sono convinto e presumo di stare in buona compagnia. L'horror scritto dalle donne attizza e inquieta di più. Beninteso, non è una dichiarazione di guerra agli scrittori di cui faccio parte, ma un inevitabile riconoscimento a quella sensibilità, oscura e nascosta perciò veramente dark, che sa avvicinarsi più di noi maschietti alla sorgente del mistero e farne partecipe il lettore senza dover ricorrere alla necessità di una virile e catartica delucidazione finale. Ovviamente sto parlando per sommi capi, ma se esiste un dato che accomuna tante scrittrici, dalle classiche di ieri alle buone ultime arrivate, è proprio quello di evitare per quanto possibile il ricorso allo schema risolutorio dell'epica classica, concedendo al mistero il suo reale predominio territoriale e ricordandoci ogni qualvolta che nel gotico e nei suoi aggiornamenti non tutto ha da svelarsi, pena una prevedibile caduta di fascino e di sense of wonder.
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Marzo 02, 2006
Stephen King: CELL

di Wu Ming 1
Molti ammiratori "storici" di Stephen King, letto questo libro, proveranno sollievo. Parleranno del "ritorno in forma del Re" dopo le recenti vaghezze e astruserie (da Cuori in Atlantide a Buick 8, da Insomnia a Colorado Kid, storie nate all'ombra dell'eptalogia La Torre nera). Diranno che "era ora", finalmente la storia ha un capo e una coda, proprio come ai "vecchi tempi", viva il figliol prodigo, King è ancora il maestro dell'horror. Diranno tutto questo, anzi, in America già lo dicono. Lo dicono e hanno torto, perché si fermano (non tutti, per fortuna) alle apparenze. La questione è più complicata: King si sta "ri-evolvendo", proprio come i phoners che riempiono le strade di questo romanzo.
Di primo acchito, Cell (Scribner, New York, 2006) è un romanzo più "canonico" e "di genere", quel genere neo-horror che King ha trasformato e rivoluzionato sin dalla metà degli anni Settanta. Sono evidenti i richiami a L'ombra dello scorpione, saga di apocalisse e palingenesi terminata da King nel 1978 ma pubblicata nella sua versione uncut solo dodici anni dopo.
Là un'epidemia denominata "Captain Trips" decimava la specie umana nel giro di poche settimane. Qui The Pulse, messaggio trasmesso alla stessa ora da tutti i telefonini d'America (e quindi del mondo, com'è tipico della narrativa americana), "riformatta" il cervello di chi lo ascolta, come fosse il disco rigido di un computer. Millenni di cultura e civiltà spazzati via, rimangono gli istinti-base. Nudi, immediati, acuminati. L'istinto di uccidere e quello di sopravvivere. Si colgono echi - e pure qualcosa di più - di letture etologiche e antropologiche: c'è il Konrad Lorenz de L'aggressività e de Il declino dell'uomo, c'è il Robert Ardrey de L'istinto di uccidere, forse pure l'Irenäus Eibl-Eibesfeldt di Etologia della guerra.
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Marzo 01, 2006
Antonio Moresco: SCRITTI DI VIAGGIO, DI COMBATTIMENTO E DI SOGNO
di Daniela Bandini

Antonio Moresco, Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno, Fanucci, 2005, pp. 215, € 15,00.
Ho divorato questo saggio di Antonio Moresco, a ogni pagina un sobbalzo, un intimo compiacimento, la certezza di aderire al pensiero più profondo e più vero dello sgomento quotidiano e trovare un’anima (mi si passi il termine, meno obsoleto di quanto vorrebbero farci credere) così affine alla mia e, credo, a quella di tanti altri. Questi tempi sembrano imprigionarci in tante singole gabbie, racchiudenti personalità condannate all’autismo e alla deprivazione sensoriale, così quando riconosciamo l’altro come nostro simile ciò ci appare un evento capace di spezzare le catene del dominio, del controllo totale. Culturale, fisico, oggettivo, e relazionale. Forse in quei casi ci lasciamo andare, forse allentiamo la corda dell’autocontrollo che ci imponiamo per reggere il carico di responsabilità civile cui questo sistema ci costringe per non impazzire, per non perdere quelle coordinate che, sole, ti salvano dalla minaccia dell’isolamento.
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