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di T. Pulsinelli
superciukpulsinellimini.jpg[...]Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita...

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di G. Genna
bertante_aldiavulmini.jpgNell'attuale, intensissimo dibattito sul New Italian Epic e sugli orizzonti delle poetiche narrative che stanno prendendo forma in questi anni in Italia, si inserisce prepotentemente il bellissimo romanzo di Alessandro Bertante, Al Diavul (Marsilio, € 17). Si tratta di un romanzo storico e, nonostante ciò, nitidamente e sinceramente autobiografico...

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di Daniela Bandini Giorgio Bona, Chiedi alle nuvole chi sono, ed. Besa, 2008, pp. 160, € 13,00. Se è vero...

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di Carlo Loiodice In un appello per Chiaiano, firmato fra gli altri da Valerio Evangelisti e da Wu Ming, si...

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di Carlo Loiodice Avrei voluto intervenire subito dopo gli eventi, ma in casi come questi, scattano meccanismi terribili di imperdonabile...

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di Enrica Collotti Pischel [Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore...

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di N. Ordine
hadotmini.jpg"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."

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di G. Gadaleta
jaumecabremini.jpgIl clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.

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di G. Bavagnoli
bushkosovomini.jpgLe 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...

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di Enzo Fileno Carabba [Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire] Tutte le puntate di DISCESE ESTREME 16. La...

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpg Sindacato e Direzione ci vogliono così, segmentati in minuscole unità di produzione che non si riconoscono corpo unico. Pulviscolo fastidioso che non si fa materia solida.

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpgPensavo fosse colpa delle sostanze da taglio, oggi ho dubbi e non saprei datare l’inizio dei disturbi. Per non avere problemi di dipendenza assumo eroina solo per tre giorni, al centro della settimana operaia.

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di Chiara Vozza Lui ha estratto il caricatore. Lei si irrigidisce – muscoli della mascella contratti, la lingua ritratta preme...

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di Massimo Maugeri [Massimo Maugeri, autore di un romanzo molto bello e molto sconcertante per la sua insolita attenzione al...

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di Angelo Scotto Quando aprii gli occhi, capii di essermi cacciato in un guaio. Ero seduto con la schiena appoggiata...

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di A.D. Altieri
house_of_bush.jpg Grandi saggi del passato ci hanno insegnato che sono due i demoni primari dell’essere umano: avidità & paura. Non necessariamente in quest’ordine. Poche categorie professionali si fanno possedere da questi due demoni come finanzieri d’assalto e agenti di borsa.

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di A.D. Altiericrisi.jpgGli Stati Uniti d’America - cuspide del capitalismo rampante del Terzo Millennio, locomotiva della produzione industriale globale - continueranno a essere LA forza trainante della crescita economica planetaria. Giusto? Sbagliato.

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di Wu Ming 1. Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 lavoravamo a casa di Wu Ming 2. Tiravamo la volata finale, ultimo rettilineo prima di giungere al traguardo del nostro romanzo 54. La consegna era fissata a novembre. In quei giorni curavamo ancora le ferite di Genova, venti e ventun luglio. Ferite soltanto metaforiche, per grazia del cielo, ma a centinaia di persone era toccata peggior sorte...

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di G. De Michelecampoarbe.jpg
Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

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telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

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di Valerio Evangelisti [Le edizioni Gwynplaine, dopo un'ottima antologia di scritti di Gramsci, hanno appena ripubblicato il saggio di Emilio...

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di G. Genna
officinaitalia2mini.gifDa mercoledì 14 a venerdì 16 maggio a Milano, la seconda edizione di Officina Italia, festival letterario a cura di Antonio Scurati e Alessandro Bertante. Reading di inediti di Parrella, Avallone, Luzzatto, Vassalli, Raimo, Domanin, Bajani, Zaccuri, Mari, Siti, Di Gregorio, Postorino, Giordano, Desiati, Pariani, Veronesi. Dibattito sul caso Littell, moderato da Cortellessa.

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di Chiara Cretella [E' uscita, alla fine dell'anno scorso, un'opera importante e singolare in tre volumi: AA. VV., Atlante dei...

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¡Que viva Pinochet? Troppo tardi...

di Riccardo Orioles

pinochet1.jpg[E' finalmente scomparso dal largo parco viventi uno dei più indecenti esseri incarnatisi in forma umana nel Novecento: Augusto Pinochet, già assasino collettivo travestito da dittatore, dopo l'omicidio di Salvador Allende. Nel 2004, la Catena di Sanlibero, la newsletter di Riccardo Orioles dedicò, a questo personaggio tanto Augusto da ricevere attestati privati di stima dal Vaticano durante e dopo la dittatura, un anticoccodrillo nel suo inimitabile stile. I successivi accadimenti afflissero l'analisi di Orioles: arrestato, Pinochet, attraverso il suo intatto network di potere, fu libero di fare quel che voleva. Ora che la carogna di Pinochet è carne repentinamente destinata a marcire, ci sembra cosa giusta e proba offrire a Orioles la rivincita con la versione corretta di un controelogio, revisionato da una dipartita che chiude un'epoca sanguinaria e il suo strascico di indegni simbolismo e corruttela. In coda, un articolo di Irene Panozzo sul ruolo di Henry Kissinger nell'imporre Pinochet in Cile.]

Che viva a lungo, il vecchio bastardo, e si faccia finalmente la galera a cui la giustizia del suo paese, meglio tardi che mai, lo sta finalmente destinando. Fu lui ad aprire le porte al capitalismo selvaggio in Cile: un esperimento che non sarebbe finito lì.

pinochet2.jpgA voi magari non dice niente ("Chi è?") il fatto che finalmente abbiano arrestato Pinochet, ma per me e per quelli della mia generazione è un momento che aspettavamo da trent'anni. Pinochet faceva il generale in un paese dell'America Latina, il Cile, sottoposto agli Stati Uniti come, nello stesso momento, la Romania era sottoposta alla Russia. Era un paese povero; l'unica cosa che produceva era il rame ma le miniere erano di proprietà di corporation americane. Nelle città c'erano un sacco di senza-casa (i "pobladores"); di sinistra c'erano i minatori e gli studenti delle università.
Un giorno la sinistra vinse le elezioni e salì un presidente - Salvator Allende - che cominciò a ridare al Cile le miniere di rame. I padroni delle miniere s'incazzarono molto, e quindi s'incazzò anche il governo americano e quindi sincazzarono i servizi segreti americani e organizzarono un bel colpo di stato. Questo, materialmente, fu fatto dal generale Pinochet; alcuni altri generali rimasero onesti, e lui li fece assassinare.
I carri armati di Pinochet circondarono il palazzo di Allende. "Arrendetevi! C'è un aereo pronto a portarvi in esilio!". Allende e le sue guardie del corpo (che erano giovani studenti del Mir, il Movimiento de Izquierda Revolucionaria) risposero sparando. Infine Allende morì, ucciso da una fucilata. I ragazzi lo sollevarono a braccia e lo deposero sulla poltrona presidenziale, con gran rispetto. Poi tornarono alle finestre e ricominciarono a sparare finché non furono uccisi tutti. Allora entrarono gli uomini di Pinochet: in fondo al salone videro il Presidente che li guardava con disprezzo, dalla sua poltrona, la fascia presidenziale sul petto. Nessuno sa se si fermarono un attimo o se gli spararono ancora.
La dittatura di Pinochet, lunghissima e feroce, fu il primo esperimento del dopoguerra di neo-liberalismo globale in Occidente. Furono chiamati degli economisti americani (i "Milton boys" della "scuola di Chicago") per "modernizzare" l'economia: via i diritti, pieni poteri ai manager, giù i salari, su i prezzi. Da lì, la ricetta fu poi applicata in Argentina, in Brasile, in Venezuela (ecco di cosa parlano Chavez e Lula, quando se la prendono con gli americani) e infine nelle metropoli, in America e in parte dell'Europa. I colpi di stato non si fanno per niente, nè si ammazza la gente per divertimento: tutto è finalizzato a "salvare l'economia". Poi magari si torna alla democrazia, ma nel frattempo leconomia (cioè l'econo-loro) è stata salvata dalle zampacce degli operai, dei poveri e di tutti gli altri sovversivi.
Adesso, dopo tutti questi anni, un giudice meno vigliacco degli altri ha finalmente deciso di incriminare Pinochet per le stragi. Io penso a un ragazzo che si chiamava Henriquez, Hernando Henriquez, ed era uno studente come tutti noi, fra Parigi e Roma, con l'unica differenza che era cileno, rappresentava il Mir in Europa e dopo il golpe fu richiamato dal suo partito per fare la resistenza in clandestinità. Sparì per sempre, non si sa quando e dove. Furono molti a sparire in Cile (e in Argentina, e in Brasile, e in Uruguay) in quegli anni. Io mi ricordo di Hernando perché è lui che ho coosciuto (anche Lerner, anche Rossella, anche Panella - ma loro hanno la memoria più lieve).
Que viva cientos anos Pinochet, che non tiri le cuoia adesso il vecchio bastardo, che arrivi a farsi un bel po' di galera. Brindiamo a questo, e alle ragazze e ai ragazzi che si schierarono contro di lui. Sono rimasti tutti giovani e lievi, bruciati nei loro venti-venticinque anni. Uccisi nella maniera più feroce: ma non dimenticati. Pensando a loro, ad Allende sulla sua poltrona, ai ragazzi del Mir, a Hernando, non resta neanche il tempo di disprezzare un po' quei funzionari di polizia italiani incriminati in questi giorni per aver cercato di essere, alla loro modesta maniera, dei piccoli Pinochet.


Kissinger e l'affaire Cile


Il consigliere per la sicurezza nazionale di Nixon avvertiva nel novembre del 1970, due giorni dopo l'insediamento di Salvador Allende alla Moneda, del pericolo per l'equilibrio mondiale constituito dall'esempio del Cile
di Irene Panozzo
[da il manifesto, 5 Febbraio 2004]

pinochetkissinger.jpg“L’esempio di un governo marxista eletto con successo in Cile avrebbe di sicuro un impatto su altre parti del mondo e costituirebbe un precedente, specialmente per Italia...” Un pericolo per l’equilibrio mondiale, quindi. Quantomeno agli occhi di un osservatore d’eccezione: Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale di Nixon, che così presenta l’elezione di Allende in una nota preparata per il presidente americano in vista della riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale del 6 novembre 1970.
Il memorandum, seppur desecretato nell’aprile 2002, è stato appena reso noto nell’ambito di un progetto della George Washington University. Un documento di otto pagine, datato 5 novembre, in cui Kissinger fa il punto della situazione dei rapporti tra Washington e Santiago due giorni dopo l’assunzione ufficiale dell’incarico da parte del neo-eletto presidente cileno
Il governo Usa aveva cercato nelle settimane precedenti di impedire ad Allende di insediarsi alla Moneda. Ma le manovre dell’ambasciatore Edward Korry non avevano portato a niente, con grande disappunto dell’Amministrazione. Che era quindi costretta a cercare un’altra via per sistemare la questione, in quella che poteva diventare “...la decisione di politica estera di maggior portata storica e la più difficile di quest’anno, perché ciò che succede in Cile nei prossimi sei o dodici mesi avrà ramificazioni che andranno ben oltre le relazioni cileno-statunitensi.”
Partendo dall’assunto che l’elezione democratica di Allende fosse “...una delle sfide più serie che abbiamo mai affrontato in questo emisfero”, Kissinger analizza con estrema lucidità tutte le opzioni. Visto che Korry aveva mancato il primo obiettivo, era necessario correre ai ripari ed evitare che Allende si consolidasse al potere, instaurando un regime marxista in Cile e legandosi all’Urss e al blocco socialista.
Ma il problema non era di facile soluzione: intervenire con forza e a volto scoperto negli affari interni di un paese indipendente per ostacolare un presidente liberamente eletto, avrebbe significato mettere a dura prova l’immagine e la retorica statunitense di paladini della libertà. D’altra parte, però, non reagire agli avvenimenti politici di Santiago poteva essere letto nel resto dell’America Latina e in Europa come segno di indifferenza o, peggio, di impotenza nei confronti di sviluppi negativi per gli interessi americani in una delle sfere d’influenza Usa.
Secondo Kissinger il dilemma poteva riassumersi in due opzioni contrapposte: o aspettare, limitandosi a tutelare gli interessi americani ma lasciando il tempo ad Allende di rafforzare il proprio potere; oppure agire subito, in modo da impedire il consolidamento del regime cileno, ma scatenando con ogni probabilità reazioni negative contro gli Usa in Cile e nel resto del mondo.
Kissinger non manca di sottolineare come le varie agenzie statunitensi coinvolte in decisioni di politica estera avessero opinioni opposte riguardo la via da seguire. Da un lato, gli uomini del dipartimento di Stato caldeggiavano una “strategia del modus vivendi”, convinti che il governo Usa non disponesse al momento della capacità di impedire ad Allende di consolidare il proprio potere. Dall’altro, quelli di altre agenzie, Cia in testa, spingevano per la linea dura, partendo dalla considerazione che solo agendo subito, nel momento di maggior debolezza del nuovo governo cileno, era possibile portare a casa qualche risultato. E anche in questo caso, rimaneva da scegliere tra misure di aperta ostilità – embargo, sospensione degli aiuti, campagna internazionale per screditare Allende – e una facciata di fredda ma corretta indifferenza che facesse da schermo ad operazioni sotto copertura.
Dopo la lunga panoramica di pro e contro, Kissinger non nasconde il proprio pensiero. E raccomanda a Nixon di scegliere la linea dura: fare di tutto per impedire che Allende consolidi il suo potere, “...avendo cura di impacchettare questi sforzi in uno stile che dia l’idea che stiamo reagendo alle sue mosse.”
In realtà le operazioni della Cia in Cile erano già in corso da anni, come ben documenta William Blum, ex funzionario del dipartimento di Stato, nel suo “Il libro nero degli Stati Uniti”. Erano iniziate negli anni Sessanta, dopo che nel 1958 solo uno scarto del 3% aveva impedito ad Allende di essere eletto presidente. Dopo la vittoria del 1970 la Cia alzò il tiro, fino a fornire un determinante aiuto nell’organizzazione del colpo di stato militare di Pinochet nel settembre del 1973.
Tra i documenti desecreati ci sono anche alcune trascrizioni di incontri di staff, in cui Kissinger, già Segretario di Stato, prende posizione nei confronti delle notizie che arrivano dal Cile nei mesi successivi al golpe, riguardanti le violazioni dei diritti umani e le atrocità del regime. Assolvendole.

Pubblicato Dicembre 10, 2006 10:16 PM | TrackBack

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