di Sbancor
[Diamo qui testimonianza audiovideo di quanto accaduto giorni fa in Oaxaca, dove si sono verificati scontri, innescati dalla polizia, nel corso di una civile manifestazione. Diverse le vittime tra i civili, tra cui il reporter Bradley Will, di cui qui potete visionare il filmato dell'impressionante momento in cui viene colpito. La sua stessa telecamera era puntata (qui il suo ultimo video), al momento dell'esplosione del proiettile che l'avrebbe ucciso, sul poliziotto che l'ha assassinato. Nel video qui sotto, residente su YouTube, una circostanziata cronaca per immagini degli scontri e delle reazioni di solidarietà nel mondo. A seguire, il commento-epitafifo di Sbancor]
venid a ver
la sangre por las calles,
venid a ver la sangre
por las calles
(Pablo Neruda)
Conoscevo Brad Will? Forse avrei potuto conoscerlo o forse l’ho conosciuto davvero. Sulla rete i nomi non ci sono. E su ((i))ndymedia anche i “nickname” non hanno molto peso. Pesano assai più le news, le informazioni, il fluire anonimo e costante di messaggi sul newswire. E allora in qualche netstrike o in qualche newswire di Indy-NYC scrutato di notte per seguire una manifestazione per la pace o semplicemente per ascoltare il verme della Grande Mela, al di là dell’oceano, avrei potuto incontrarlo o conoscerlo. Oppure no. Ma non è questo che importa adesso, e probabilmente non sarebbe importato neanche a lui. Guardo la sua foto

I suoi occhialetti tondi e quella barba rada, ne ho conosciuti a centinaia di ragazzi così negli ultimi anni. I nomi non li ricordo, se non per alcuni, di altri solo i “nickname”, di altri ancora niente. A loro andava bene così. A me pure. Girano il mondo il lungo e in largo, con piccole webcam, computer portatili wi-fi, e poco altro. Puoi averli incontrati a Seattle nel 1992 o a Quebec, a Praga o a Goteborg o in mezzo ai lacrimogeni di Genova, ad asciugarsi gli occhi senza smettere di filmare.
In qualsiasi fottuto posto del mondo ci fosse da raccontare una lotta, un meeting, una marcia di protesa, o semplicemente una riunione di “hackers”, loro c’erano. Ma chi sono “loro”, quelli di ((I))ndy? In un mondo dove tutti vogliono “firmare” qualcosa, in un mondo fatto di “copyright, diritti d’autore, brevetti, royalities, dove anche le mutande sono firmate e l’acqua calda brevettata, “loro” si affidano alla narrazione collettiva e anonima. Quella che ha prodotto l’Iliade e l’Odissea, tanto per capirci, o la Chanson de Roland, Tristan und Isolde, il Romanzo del Graal, Cappuccetto Rosso e le storie per bambini che ci raccontava nonna.
Brad aveva deciso di raccontare la sua storia da Oaxaca, Messico 2006. Cristo se ce l’ha raccontata!
GUARDA L'ULTIMO VIDEO DI BRADLEY WILL
Ci ha raccontato anche la sua morte. Guardate le foto di quelli che l’hanno ammazzato. Guardatele bene. Sembrano usciti da un film di Quentin Tarantino. E invece no. Sono veri. Uccidono. Continuano a uccidere. Vanno fermati… Ora, subito.
Difficilmente il male ha un volto. Ora ce l’ha. Sappiamo che e qui. In mezzo a noi c’è gente pronta a sparare su uno sciopero di insegnanti. La notizia non sembra scuotere l’opinione pubblica, sempre più opinione e sempre meno pubblica.
Bryan non è Oriana Fallaci e non è neppure Hemingway. Non lo è semplicemente perché non ha voluto esserlo e non gliene fregava niente di esserlo. Ma è un cronista di guerra. Avrebbe potuto passeggiare fra le barricate di Madrid nel 1939, o nelle risaie del Viet-Nam durante l’offensiva del Tet. Avrebbe potuto essere in Ungheria nel 1956 o a Tien-an Men. O in Iraq nel 1991 e nel 2003.
Invece era in una piccola città messicana, una di quelle forse attraversate da John Reed al seguito di Pancho Villa o Emiliano Zapata. O forse no. Una città dove il cielo è pieno di sole, e le strade piene di sangue.
E morto lì. Sotto il sole del Messico, in mezzo a una strada, con i suoi sogni di “leftist” newyorkese e la piccola telecamera puntata contro i suoi assassini. Come un fucile.
Le antiche leggende celte dicono che il “giorno dei morti” il confine fra questo mondo e quell’altro si fa più sottile, sino a confondersi e che i morti possono tornare sulla terra. Per tenerli lontani occorre accendere un fuoco. Io non l’ho acceso. E ho sentito la voce di Brad parlarmi da Oaxaca. Parlarmi di gente che lotta e di PFP. Di lacrimogeni e di molotov, di “priisti” che sparano sulla folla e della Radio dell’Università accerchiata che continua a trasmettere. Questa notte Brad ha fatto il suo più grande reportage. E la polizia si è ritirata da Oaxaca.
Ciao, Brad, take care.


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