testatahomenew.jpg


frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
new.gif
di T. Pulsinelli
superciukpulsinellimini.jpg[...]Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita...

new.gif
di V. Evangelisti
realismooniricomini.jpgSembra incredibile che Mario Soldati sia stato contemporaneo di Alberto Moravia, per tanti decenni figura di riferimento della narrativa italiana. Tra i due autori non esiste la minima affinità. Nessuno psicologismo (senza che il termine abbia un significato negativo) in Soldati, nessuna pagina aspirante alla complessità...

new.gif
Appunti sul Paese Semplice di Wu Ming, editoriale del n. 22 di Giap, VIIIa serie, maggio 2008 Alla fine il...

new.gif
di G. Genna
bertante_aldiavulmini.jpgNell'attuale, intensissimo dibattito sul New Italian Epic e sugli orizzonti delle poetiche narrative che stanno prendendo forma in questi anni in Italia, si inserisce prepotentemente il bellissimo romanzo di Alessandro Bertante, Al Diavul (Marsilio, € 17). Si tratta di un romanzo storico e, nonostante ciò, nitidamente e sinceramente autobiografico...

new.gif
di Gioacchino Toni Jacques Le Goff, Nicolas Truong, Il corpo nel Medioevo, Editori Laterza, 2007, pp. XIV-188, € 8.50 Salvo...

new.gif
di Daniela Bandini Giorgio Bona, Chiedi alle nuvole chi sono, ed. Besa, 2008, pp. 160, € 13,00. Se è vero...

new.gif
di Carlo Loiodice In un appello per Chiaiano, firmato fra gli altri da Valerio Evangelisti e da Wu Ming, si...

new.gif
di Carlo Loiodice Avrei voluto intervenire subito dopo gli eventi, ma in casi come questi, scattano meccanismi terribili di imperdonabile...

new.gif
di Enrica Collotti Pischel [Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore...

new.gif
di N. Ordine
hadotmini.jpg"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."

new.gif
di G. Gadaleta
jaumecabremini.jpgIl clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.

new.gif
di G. Bavagnoli
bushkosovomini.jpgLe 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...

new.gif
di Enzo Fileno Carabba [Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire] Tutte le puntate di DISCESE ESTREME 16. La...

new.gif
di S. Fattori
fabbriche_big.jpg Sindacato e Direzione ci vogliono così, segmentati in minuscole unità di produzione che non si riconoscono corpo unico. Pulviscolo fastidioso che non si fa materia solida.

new.gif
di S. Fattori
fabbriche_big.jpgPensavo fosse colpa delle sostanze da taglio, oggi ho dubbi e non saprei datare l’inizio dei disturbi. Per non avere problemi di dipendenza assumo eroina solo per tre giorni, al centro della settimana operaia.

new.gif
di Chiara Vozza Lui ha estratto il caricatore. Lei si irrigidisce – muscoli della mascella contratti, la lingua ritratta preme...

new.gif
di Massimo Maugeri [Massimo Maugeri, autore di un romanzo molto bello e molto sconcertante per la sua insolita attenzione al...

new.gif
di Angelo Scotto Quando aprii gli occhi, capii di essermi cacciato in un guaio. Ero seduto con la schiena appoggiata...

new.gif
di A.D. Altieri
house_of_bush.jpg Grandi saggi del passato ci hanno insegnato che sono due i demoni primari dell’essere umano: avidità & paura. Non necessariamente in quest’ordine. Poche categorie professionali si fanno possedere da questi due demoni come finanzieri d’assalto e agenti di borsa.

new.gif
di A.D. Altiericrisi.jpgGli Stati Uniti d’America - cuspide del capitalismo rampante del Terzo Millennio, locomotiva della produzione industriale globale - continueranno a essere LA forza trainante della crescita economica planetaria. Giusto? Sbagliato.

new.gif
di Wu Ming 1. Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 lavoravamo a casa di Wu Ming 2. Tiravamo la volata finale, ultimo rettilineo prima di giungere al traguardo del nostro romanzo 54. La consegna era fissata a novembre. In quei giorni curavamo ancora le ferite di Genova, venti e ventun luglio. Ferite soltanto metaforiche, per grazia del cielo, ma a centinaia di persone era toccata peggior sorte...

new.gif
di G. De Michelecampoarbe.jpg
Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

new.gif
di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

new.gif
telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

new.gif
di Valerio Evangelisti [Le edizioni Gwynplaine, dopo un'ottima antologia di scritti di Gramsci, hanno appena ripubblicato il saggio di Emilio...

new.gif
di G. Genna
officinaitalia2mini.gifDa mercoledì 14 a venerdì 16 maggio a Milano, la seconda edizione di Officina Italia, festival letterario a cura di Antonio Scurati e Alessandro Bertante. Reading di inediti di Parrella, Avallone, Luzzatto, Vassalli, Raimo, Domanin, Bajani, Zaccuri, Mari, Siti, Di Gregorio, Postorino, Giordano, Desiati, Pariani, Veronesi. Dibattito sul caso Littell, moderato da Cortellessa.

new.gif
di Chiara Cretella [E' uscita, alla fine dell'anno scorso, un'opera importante e singolare in tre volumi: AA. VV., Atlante dei...

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Interventi   frecciabr.gif    LA PIGRA MACCHINA DEL NOIR. Considerazioni sul genere dopo la sua morte annunciata - 2/3

LA PIGRA MACCHINA DEL NOIR. Considerazioni sul genere dopo la sua morte annunciata - 2/3

di Girolamo De Michele lavitaeunoschifo.gif

qui la prima parte, qui la terza

Ci fanno ridere, sempre e comunque, i pennivendoli che eternamente dichiarano che questo o quel libro è più di un "poliziesco" (Jean-Patrick Manchette)

Il poliziesco è realistico

Torniamo alla definizione di “realismo thrilleristico”. Uno dei motivi per cui l'abuso di questa definizione lascia insoddisfatti è che non si chiarisce a quale tipo di realismo si intende far riferimento. Propongo, un po' provocatoriamente, di considerare come modello negativo quello di Lukács: il poliziesco diventa negativo e criticabile quando aderisce ai criteri formulati da Lukács (9).

«Realismo significa riconoscimento del fatto che la creazione non si fonda [...] su un principio individuale che dissolve se stesso e svanisce nel nulla, su un'espressione esasperata di ciò che è unico e irripetibile», ci dicono (parafrasando Hegel) i Saggi sul realismo.imm_maigret_apigalle.jpg La categoria centrale del realismo è per Lukács il “tipo”, nel quale « confluiscono e si fondono tutti i momenti determinati, umanamente e socialmente essenziali, d'un periodo storico», che esso presenta «nel loro massimo sviluppo, nella piena realizzazione delle loro possibilità immanenti». In parole più semplici: la letteratura deve mostrare il “tipo” storicamente determinato, cioè l'Operaio, o il Borghese, o il Detective, quale storicamente è al massimo delle sue possibilità. Deve mostrare come da una potenza di essere si giunse all'atto, alla realizzazione ultima della forma perfetta (quella che Aristotele chiama entelechia). Deve mostrare il mondo com'è, e spiegare com'è che il mondo è diventato così com'è.
«Il realismo non è una faccenda che riguardi solamente la letteratura, è un'importante faccenda politica, filosofica e pratica», diceva Brecht. Studiare ed esprimere il mondo per come esso è significa non chiedersi come potrebbe diversamente essere; spiegare perché esso è necessariamente quello che è significa non chiedersi se avrebbe potuto essere diverso da quello che è. Significa non operare per un mondo diverso dallo stato di cose presenti, ed accettare la necessità storica. L'autore dei Saggi sul realismo è lo stesso intellettuale che, messo agli arresti domiciliari per aver partecipato alla Rivoluzione ungherese del 1956, riceveva nel suo studio János Kádár per dargli lezioni sulla Filosofia del diritto di Hegel. Le mani dei realisti lukácsiani grondano del sangue dei rivoluzionari di Kronstadt e degli anarchici spagnoli. Il lukácsismo è il togliattismo della critica letteraria, e come tale va combattuto by any means necessary.
La questione è: il romanzo poliziesco corre il rischio della tipizzazione realistica? Si. Perché il poliziesco classico – il giallo – ha un limite, messo in luce con insuperabile icasticità da Manchette: «Nel poliziesco classico (ossia il poliziesco a enigma), il delitto turba l'ordine del Diritto, che bisogna restaurare scoprendo il colpevole ed “eliminandolo” dalla scena sociale» (10). Nel giallo il conflitto di classe è inesistente, l'ordine regna sovrano, e il delitto non è che una turbativa momentanea cui il detective porrà rimedio usando lo stesso strumento del dominio: la logica deduttiva. Naturalmente anche questo limite negativo, come gli aspetti positivi del giallo, è una possibilità, non un destino. È però quantomeno possibile, se non probabile, che il giallo finisca, per dirla con Carlotto, per diventare socialdemocratico: cioè per riaffermare l'ordine esistente come “il migliore dei mondi possibili”. Nel giallo classico il detective, a dispetto delle sue particolarità e dei suoi tic, è sempre sull'orlo di diventare il Detective (il tipo del...), o il Poliziotto (il tipo del...). Ci si abitua a Miss Marple (non assomiglia alla condomina del piano di sotto o alla vecchia zia Edvige?), a Poirot (dài!, quello dell'ufficio vendite, uguale!), forse anche a Sherlock Holmes, sicuramente al noioso Ellery Queen (a Philo Vance meno, forse il suo irritante dandysmo lo tiene a distanza) ed abituandovisi li si erge a modelli, a Tipi Ideali. Che di Sherlock Holmes si ricordino raramente le “debolezze” (la cocaina, la misoginia) è in qualche modo sintomatico. L'uso stesso della logica deduttiva ci ricorda che esiste una logica che governa il mondo, che il mondo è dotato di un ordine e di un ordito buoni per il semplice fatto che esistono. Insomma, il poliziesco è un dramma (ricordate la definizione di “thriller”?), ma i drammi si concludono spesso con la reintegrazione dell'ordine infranto: la Danimarca sarà comunque governata meglio, anche se Amleto è morto, e in Scozia si pensa che Malcolm sarà un sovrano migliore di Macbeth. La catastrofe del romanzo poliziesco classico, o a enigma, o giallo è sempre provvisoria.
Col romanzo noir le cose stanno diversamente.

Il noir non è realistico, è induttivo e tragico

Diamo ancora la parola a Manchette: «Con minore evidenza [rispetto al giallo], ma in maniera assai chiara, il noir è caratterizzato dall'assenza o fiacchezza della lotta di classe, e dalla sua sostituzione con l'azione individuale (necessariamente disperata). Mentre i delinquenti e gli sfruttatori detengono il potere sociale e politico, gli altri, gli sfruttati, la massa, non sono più il soggetto della Storia, e ricoprono per lo più “ruoli secondari”, socialmente marginali [...]. Qui però la lotta di classe non è assente come nel romanzo poliziesco a enigma; semplicemente, gli oppressi sono stati sconfitti e sono costretti a subire il regno del Male. Tale regno è la scena del noir, all'interno della quale e contro la quale prendono forma gli atti dell'eroe». Nel noir la catastrofe non è un incidente della storia, ma un fatto sociale. Il destino esiste, ma a posteriori: il noir ne presuppone non l'eternità, ma la sua creazione. L'hard boiled di Chandler presuppone l'avvenuta sconfitta dei movimenti sindacali americani e l'avvenuta pacificazione della società americana negli anni Trenta: che Chandler sia apparentemente impolitico, che di questo non si faccia esplicita menzione nei suoi romanzi, non deve ingannare: l'assenza della catastrofe occhieggia ovunque nella trama, come l'ordine sociale arbitrariamente imposto risalta per antifrasi dal confronto col poco di ordine che Marlowe riesce ad immettere nel mondo: «può raddrizzare qualche torto, ma non raddrizzerà mai l'iniquità complessiva di questo mondo, e lo sa; di qui la sua amarezza». Lo stesso vale per la trilogia nera di Fabio Montale di Jean-Claude Izzo (a destra),Izzo.jpg che fa i conti con la sconfitta dei movimenti degli anni '60-'70. La Storia, nel noir, non è uno sfondo indifferente (come invece può benissimo essere nel giallo classico, che pure ci dà ottime descrizione dell'interno borghese, soprattutto in epoca vittoriana): è parte integrante dell'intreccio. A volte, soprattutto nell'ultimo decennio, il noir affronta a viso aperto la grande Storia: Ellroy, con la trilogia iniziata con American Tabloid, o De Cataldo con Romanzo criminale. Ma anche Didier Daeninckx, che con Meurtres pour mémoire ha rimesso in moto dapprima la ricerca storica, e poi l'accertamento giudiziario della verità sul massacro del 17 ottobre 1961. Ma anche in questi casi la Storia non è – non può essere – raccontata analiticamente, ma dev'essere accennata, lasciando al lettore la fatica di completare i tasselli mancanti. In un caso o nell'altro, siamo costretti a ricostruirla, questa Storia, o a rievocarla proprio quando credevamo, seduti in poltrona o in treno con in mano un romanzo “d'evasione”, di rimuoverla. Così facendo il noir aggiunge una terza ragione alle due ereditate dal giallo per legittimare la definizione di macchina pigra. Questa ragione coincide con la possibilità dell'impegno civile che è connaturata al noir:AmericanTabloid.jpg possibilità – sta poi all'autore attuarla, se ne è capace – che fa rientrare il genere a pieno titolo in quella narrativa che, secondo Salman Rushdie, ha il dovere della verità: «la narrativa dice la verità in un'epoca in cui le persone cui è demandato di dirla inventano storie. I politici, i media, coloro che creano le opinioni inventano storie. Allora è dovere dello scrittore di finzioni cominciare a dire la verità». Un'affermazione che, fatta da altri, suscita reazioni scomposte, simili a quella del (post-)fascista Landolfi, che rimproverò alla satira di informare, laddove il suo compito sarebbe solo quello di deformare (11).
Il noir non è realistico perché sceglie di non aderire all'ordine esistente. Di più: il noir non mostra un ordine alternativo all'esistente, non difende una verità contro un falso. Il noir non fa altro che mostrare l'intera società nella più alta potenza del falso (Deleuze). I suoi protagonisti non sono mai Tipi Ideali: il noir immette nella trama del reale dosi massicce di individualità, di singolarità. La morte di Fabio Montale, solo nella sua barca, ne è l'esemplificazione. Anche quando i personaggi sono una folla, non si compone mai una figura generale, un simbolo universalizzabile, una metafora buone per tutte le stagioni. L'eroe del noir non usa la logica deduttiva: ad essa oppone l'induzione, che tiene conto di quante variabili casuali compongano il presunto ordine del mondo (da questo punto di vista Maigret, poliziotto induttivo per eccellenza, piccolo borghese mai a suo agio nella piccola borghesia francese, è già noir).
Il noir non è drammatico: è tragico. Nessun dio, sia esso il dio della logica o il dio-in-terra dell'ordine costituito, scende dai suoi cieli per allungare la mano e salvare l'eroe in procinto di annegare. Non è casuale che l'Izzo della trilogia marsigliese sia anche l'autore di due tragedie assolute come Il sole dei morenti e I marinai perduti, smentendo la profezia di Steiner sulla morte della tragedia.

Il noir è allegorico e paratattico

Nel noir, diversamente dal giallo classico, gli elementi indiziari sono meno importanti. La lezione di Chandler (che detestava tanto Il delitto della Rue Morgue quanto Il mastino dei Baskerville) ha segnato il prevalere dell'azione sulla catena deduttiva, sminuendo il ruolo degli oggetti. Ha depotenziato quella funzione metaforica implicita nel romanzo ad enigma. E del resto i personaggi del noir non sono, lo abbiamo già detto, metaforici. L'eroe del noir compare sempre senza adeguata introduzione, come se la sua figura fosse stata ritagliata da un'altra trama e trasposta nel libro che stiamo leggendo: basti pensare agli anarchici di La vita è uno schifo o di Nada. Il carattere non-riconciliato col mondo, la voluta estraneità all'ordine esistente, l'individualismo e il cinismo come difesa contro l'omologazione disciplinante accentuano la propensione del noir all'allegorico. Se nel giallo classico si assisteva a uno slittamento significante, col noir il significato in sé può essere fatto slittare altrove: col linguaggio del massimo teorico dell'allegoria, può essere esploso dal corso della storia – in questo opera ancora una macchina pigra. Non che l'allegoria sia propria solo del noir, o in esso si esprima al massimo grado: l'allegoria è una funzione naturale della mente libera da disciplinamenti, ed è insita nella struttura stessa del mondo dopo la fine delle “grandi narrazioni”. Il post-moderno, in generale, non fa che attingere liberamente a questa fonte, e il noir non è da meno. Ma l'allegoria è una funzione naturale della ragione critica: non c'è descrizione storicamente dettagliata (si pensi a Kubrick, o al primo Cimino) che non assuma valore allegorico, e non c'è modo di impedirlo. Il problema è solo se il narratore ne è cosciente, e se è in grado di operare piccole deviazioni nel corso della macchina allegoria. Il noir non fa eccezione, come romanzo post-moderno. Ma attenzione: il noir pre-esisteva al post-moderno. Come il romanzo gotico ha anticipato sotterraneamente la svolta anti-realistica del romanzo ottocentesco, il noir ha prefigurato il ruolo della funzione allegorica nel romanzo contemporanea. Non è un caso che Walter Benjamin abbia abbozzato (e ce ne ha lasciato gli appunti) un Kriminalromane che gli eventi gli hanno impedito di portare a compimento.polar08.jpg
Un ulteriore elemento che fa del noir una macchina pigra è la sua forma espressiva. In genere non si indaga la scrittura di un noir: la critica si limita alla trama, come se la forma dell'espressione non fosse l'altra faccia della forma del contenuto, o come se questo assunto non valesse anche per il noir. Diversamente dal giallo classico, che tende a uno stile generalmente realistico, il noir fa un uso massiccio del linguaggio cronachistico. Importare all'interno del romanzo il linguaggio della cronaca giornalistica comporta uno slittamento della percezione temporale. La descrizione just in time della cronaca è coerente con l'oggetto-contesto del giornale, che viene fruito in tempo reale. Trasposto nel romanzo, il linguaggio giornalistico confligge con l'aspettativa del lettore, orientata sul tempo lungo della trama romanzesca, tempo lungo che il romanzo rende accettabile attraverso quei salti temporali che il romanzo demanda al lettore: non solo il salto di giorni o anni, ma anche l'omissione di brevi istanti. «L'uomo entrò nella stanza», ci viene detto senza descrivere l'apertura della porta, la rotazione della maniglia, ecc. Il noir invece indugia nel dettaglio giornalistico, sfasando il tempo del mondo narrato – che appare insopportabilmente statico – dal tempo della narrazione attesa, e creando uno stato di aspettativa che spinge il lettore ad anticipare l'azione narranda. È lo stesso meccanismo per cui in un film (diversamente dalla rappresentazione teatrale) per far salire la tensione basta far svolgere un'azione in tempo reale: l'orologio del timer che si avvicina allo 00.00 della deflagrazione, mentre l'eroe deve decidere se tagliare il filo rosso o quello blu; o, a un livello più alto, la Steadycam che segue il bambino sul triciclo nei corridoi dell'Overlook Hotel. Il paragone col cinema ci ricorda un altro elemento formale che il noir ha appreso dal cinema: il montaggio alla Dos Passos (12), che contribuisce a moltiplicare le prospettive e a rendere irrappresentabile l'unità del mondo, che dev'essere rincorsa dal lettore con la stessa fatica con la quale Sisifo spingeva il masso per vederlo poi nuovamente rotolare a valle.
Un secondo elemento, più marcato nel noir dell'ultimo ventennio, è l'uso massiccio della paratassi. Una sottrazione continua di elementi significanti, quasi che si cercasse il grado zero della significazione (come fecero gli Area nel Massacro di Brandeburgo n. 3 in sol maggiore). Notiamo che spesso questa sottrazione funziona come nella musica dub, dove lo spazio ottenuto svuotando una traccia musicale pre-esistente viene poi riempito da altri suoni: i dialoghi del noir sono volentieri ridotti all'osso, frequentemente incompiuti, e il loro completamento è affidato alla descrizione dei gesti dei parlanti. Che è la stessa tecnica narrativa che usava Dostoevskij (congiunta allo spiazzamento temporale causato dal racconto-feuilletton all'interno del giornale quotidiano), assieme all'uso del linguaggio giornalistico: a conferma della fondatezza del paragone manchettiano tra il noir e i romanzi di Dostoevskij.
La paratassi opera, a livello formale, allo stesso modo della narrazione romanzesca: costringe il lettore a riempire quei vuoti lasciati dalla scrittura, sia nel contenuto che nell'espressione. Quindi mette al lavoro, di nuovo, la capacità linguistica: capacità che è l'interfaccia della facoltà di giudizio, che subisce un nuovo stimolo. Il noir, insomma, ha la potenzialità di far pensare.

Il noir è giacobino

Eppure, anche il noir è costantemente sull'orlo dell'esaurimento. La morte del noir è come quella morte dell'arte che è annunciata da due secoli come prossima: in attesa del suo avvento, cerchiamo di capirne le ragioni. Come al solito è Manchette a darci l'imbeccata, là dove riconosce a Chandler di aver rappresentato «il momento della riconciliazione e della bellezza nella storia del genere». Ma, aggiunge subito il Maestro: la stilistica perfezione dei romanzi di Chandler (e oggi di Izzo ed Ellroy) «non deve farci dimenticare che il genere non può restare riconciliato, a rischio di diventare vuota forma». Il noir deve essere non-riconciliato: se ciò non accade, il noir scivola nello stilismo e ricade nei limiti del romanzo poliziesco classico. La serialità, ad esempio, è in genere nemica del noir (ma Malet non viola questa regola?): nella serialità l'eroe noir ridiventa Tipo, nella ripetizione l'induzione rischia di farsi deduzione, la sorpresa cede il posto all'anticipazione e questa alla conferma. L'andamento del noir è quasi ciclico: allo scadimento nella serialità o nella conciliazione stilistica succede sempre, prima o poi, l'avvento di un innovatore che rifluidifica la durata irrigidita nella ripetizione e inventa qualcosa di nuovo (o qualcosa di dimenticato che, estrapolato dal passato, opera come innovazione). Questo perché, come abbiamo sostenuto qui, il noir è una macchina pigra, e tutto ciò che di positivo può esserne detto si basa su una possibilità, non su un fatto.
Ma non ci interessano i critici controrivoluzionari che giudicano la Rivoluzione alla luce del Termidoro, preparandosi ad accogliere l'Impero e la restaurazione (contro la quale levano alte strida). Ci interessa sapere perché la Rivoluzione può germinare Termidoro, per evitare che accada. Ci interessa uscire dal Termidoro, il mese più crudele.
Soprattutto, ci interessano scrittori e libri che sfuggano alla crudeltà del presente. Quanto al resto, come diceva Brecht: torniamo ai romanzi polizieschi!

[2- continua]

(9) Ovvio che c'è di meglio: ad esempio ancora Brecht, che allarga il realismo includendovi il formalismo, l'intervento del narratore che divaga interrompendo il racconto del fatti nudi e crudi, ecc.: ma appunto, stiamo cercando un modello negativo.
(10) Jean-Patrick Manchette, Le ombre inquiete. Il giallo, il nero e gli altri colori del mistero, Cargo, 2006.
(11) La risposta di Daniele Luttazzi fu: «con buona pace di Landolfi la satira informa, deforma e fa il cazzo che le pare».
(12) Alla Dos Passos non perché il noir lo abbia appreso dall'autore di Manhattan Transfert: Dos Passos ha contribuito a rendere popolare una tecnica già faulkneriana, che l'hard boiled scopre per proprio conto là dov'è nata: nel cinema.

Pubblicato Settembre 4, 2006 12:16 PM

frecciabr.gif versione stampabile

frecciabn.gif EDITORIALE
intro.gif L'estetica di Superciuk
di F. Ricciardiello
superciukmini.jpgLa semplificazione non è una scorciatoia per rappresentare un’idea in maniera sintetica: è un processo di riduzione che elimina tutte le sfumature...

frecciabr.gif Tutti gli Editoriali

frecciabn.gif NEW ITALIAN EPIC
frecciabr.gif LA SVOLTA NARRATIVA
NEW ITALIAN EPIC
Da un saggio di Wu Ming, l'orizzonte di una rinnovata narrativa, che riporta al centro il rapporto con la Repubblica dei Lettori. Contributi e interventi che fanno discutere.
frecciabr.gif IL SAGGIO DI WU MING
GLI ULTIMI INTERVENTI
intro.gif CINEMA E GOMORRE

intro.gif VERSO IL REALISMO LIQUIDO
intro.gif Vittorio Giacopini: RE IN FUGA

frecciabn.gif OSSERVATORIO VENEZUELA
frecciabr.gif CHÁVEZ & GLI ALTRI
OSSERVATORIO VENEZUELA
Binocolo puntato su Venezuela e Sudamerica, contro la disinformazione che i media liberisti attuano per demonizzare una rivoluzione geopolitica in atto.

intro.gif Intervista a LUIS BRITTO GARCIA

intro.gif La lotta degli Indios di Raposa Serra do Sol in difesa della propria terra
intro.gif Messico ferito

frecciabn.gif IN EVIDENZA
carmillaspec.gif AmeriKa dämmerung? – Parte II: L'eKonomia (2)

di A.D. Altieri
house_of_bush.jpg Grandi saggi del passato ci hanno insegnato che sono due i demoni primari dell’essere umano: avidità & paura. Non necessariamente in quest’ordine. Poche categorie professionali si fanno possedere da questi due demoni come finanzieri d’assalto e agenti di borsa.

carmillaspec.gif AmeriKa dämmerung? – Parte II: L'eKonomia (1)

di A.D. Altiericrisi.jpgGli Stati Uniti d’America - cuspide del capitalismo rampante del Terzo Millennio, locomotiva della produzione industriale globale - continueranno a essere LA forza trainante della crescita economica planetaria. Giusto? Sbagliato.

frecciabr.gif Tutti gli Speciali

frecciabn.gif DA RILEGGERE
intro.gif Film da riscoprire: ZARDOZ di John Boorman di Valerio Evangelisti (da Film TV) Si era nel 1973, dunque dopo 2001 Odissea nello spazio e prima di Guerre...
intro.gif Vittorio Giacopini: RE IN FUGA di L. Muratori
giacopini_re_in_fugamini.jpg[...] Su necessità e importanza del saggio sul NIE di WM1 tornerò al più presto e con l'attenzione che merita. Al momento ne approfitto per ragionare su Re in fuga di Vittorio Giacopini, libro che per certi versi rientra nella categoria delle biografie finzionali. Si tratta della vita di Bobby Fischer...
intro.gif CATTEDRALE - Capitolo X di S. Fattori
fabbriche_big.jpgNel mio reparto per un paio d’anni ha agito indisturbato un dirigente che ha tagliato risorse umane, non so se nelle scelte abbia inciso il Direttore. Nel dubbio, odio.
intro.gif Giovanni Maria Bellu, "L'uomo che volle essere Perón" Bellu si è messo sulle tracce di un segreto, lo ha indagato, strada facendo ha ritrovato se stesso e le sue radici, e alla fine ci ha consegnato un racconto in forma di mito. Che sia un mito con qualche fondamento o meno, in fondo, non ha nessuna importanza. Ciò che conta sono le storie che i miti alimentano, la loro qualità, la ricaduta che hanno sulla vita di ciascuno di noi.
intro.gif The Bride di Danilo Arona Cristiano Mussi è un chitarrista eccezionale, alessandrino, su cui ho scritto più volte in passato. Non è...
intro.gif Tom Rob Smith: BAMBINO 44 di A. D. Altieri
bambino_44.jpg Forse il thriller più esplosivo, più sinistro - ma soprattutto più politico - degli ultimi anni. Poche volte in tempi recenti un autore alla sua opera prima è riuscito a mescolare con tanta abilità politica e storia, suspense e horror, investigazione e azione.
intro.gif MARCIRE AL PASSO DELL'OCA Appunti sul Paese Semplice di Wu Ming, editoriale del n. 22 di Giap, VIIIa serie, maggio 2008 Alla fine il...
intro.gif Sgretolare in Parlamento la 194? Si faccia il referendum di G. Genna
194mini.jpgSono gravissime le affermazioni che compaiono sul numero in edicola di Famiglia Cristiana. Gravissime, ma previste con ampio anticipo... A fronte di ciò, proponiamo di organizzare un referendum confermativo sulla 194...
intro.gif Afferrare Proteo: dire l'indicibile nel Paese dei misteri di G. De Michele
Il mito di Proteo è stato interpretato come allegoria della conoscenza. “Afferrare Proteo”, fargli violenza significa ricondurre entro forme stabili quel reale che continuamente si trasforma: è ciò che oggi sta cercando di fare il romanzo italiano.
intro.gif CATTEDRALE - Capitolo IX di S. Fattori
fabbriche_big.jpg Un movimento sindacale che gestisce da sempre la Lotta di Classe come un’enorme bufala. Il tempo pare dare ragione a questa cinica visione. Lo scontro duro sarebbe inutile, farebbe solo danni. Gli operai sono cuccioli nati ciechi.

frecciabn.gif CARMILLA STORE
carmillalibreriauniversitar.jpg
Carmilla si è affiliata con libreriauniversitaria.it: potete cercare un titolo cliccando qui sotto o direttamente sui link dei titoli nei singoli articoli. Il ricavato per Carmilla è minimo e serve a coprire le spese del server. L'ottica è quella di offrire un servizio a tutti i carmilli.
• CERCA UN LIBRO »

frecciabn.gif CONTENT POLICY
frecciabr.gif È possibile diffondere liberamente i contenuti di Carmilla on line utilizzando i seguenti collegamenti:

XML RSS 0.91

XML RSS 1.0