di Alberto Prunetti
In ore drammatiche, mentre il sud del Libano è devastato dai bombardamenti, segnaliamo una voce di dissenso che la “macchina decervellante” statunitense sta cercando di mettere a tacere. Alto, lunghi capelli corvini e sangue nativo nelle vene, Ward Churchill è uno dei più brillanti scrittori del movimento indigenista. Nei suoi saggi (tra cui A Little Matter of Genocide, Indians’R’Us, Agents of Repression) Ward ha espresso le più interessanti prospettive indigeniste dai tempi di Vine Deloria, in pagine che mescolano critica storica, radicalità filosofica e capacità di condurre reportage d’assalto sugli aspetti più inquietanti delle attività del governo e dei servizi americani. Il giorno dopo l’11 settembre 2001 Churchill ha scritto un articolo, Some People Push Back, in cui rende esplicito, nella maniera più chiara, un fatto che dovrebbe essere evidente a tutti, e cioè che chi semina vento, raccoglie tempesta.
Secondo Churchill, l’attacco dell’11 settembre non sarebbe altro che il risultato della politica estera criminale degli USA. Cifre alla mano, Churchill ridicolizza la retorica patriottica americana, dimostrando che i morti del World Trade Center sono un’inezia rispetto alle vittime dei “bombardamenti chirurgici” nordamericani, alle centinaia di bambini arabi che muoiono ogni giorno da qualche parte del mondo, in luoghi che un nordamericano medio neanche saprebbe trovare sulla cartina.
Il suo articolo (ripubblicato nel 2003 in edizione più estesa dalla AK Press, sotto il titolo On the Justice of Roosting Chickens: reflections on the consequences of U.S. imperial arrogance and criminality) lo potete trovare in traduzione italiana qui, nel sito di Transnext, un progetto di traduzione radicale, con il titolo Se seminate vento.
I quieti cittadini americani, sentendo parlare nei notiziari di Fox News dell’articolo di Ward, hanno risposto alla solita maniera: prima la stampa lo ha aggredito, poi l’accademia si è messa in moto per cercare di licenziarlo, infine si sono mossi i coraggiosi “americani comuni”: minacce di morte, telefonate anonime, conferenze già previste saltate. Un sito web dopo aver pubblicato una sua dichiarazione ha ricevuto centinaia e centinaia di mail piene di insulti in un solo giorno. Chi aveva programmato sue conferenze si è visto costretto a chiamarlo per dirgli di lasciar perdere. Churchill è messo sotto attacco, in un clima da caccia alle streghe. Un linciaggio coordinato e ritmato dal solito sventolio di bandiere e dai ritornelli del patriottismo e della War On Terror. Ma le parole di Churchill sull’11 settembre sono purtroppo sostenute da fatti incontestabili: i bambini morti e le bombe sganciate aumentano ogni giorno, e più la realtà dà ragione a Churchill, più i cani da guardia delle falsificazione spargono menzogne per metterlo a tacere.


"Il lavoro estraniato, strappando all'uomo l'oggetto della sua produzione, gli strappa la sua vita di essere appartenente ad una specie, e muta il suo primato nel fatto che la natura gli viene sottratta".
[...] Vorrei che noi, abitanti di questo paese, di questa città che è stata la sua, pur così matrigna, potessimo vedere il volto dei suoi assassini e interrogarci su quello che si può leggere negli occhi di qualcuno che in una notte di furia abbatte un innocente, senza fermarsi un momento a guardare il volto umano che ha di fronte...
Il 30 novembre 2009 i governi del mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Sarà il più grande vertice sul cambiamento climatico di sempre perché si dovrà decidere se tentare di risolvere il problema: leggete e aderite all'appello di Rising Tide UK.
Una videosession firmata Dj ElektroPier, figura di spicco della scena techno milanese: sulla base del remix di "The Human Bond" di Kevin Saunderson, materiali che vanno da Elio Petri a Matthew Barney a Maya Deren. Una performance inframediale su potere, repressione, controllo e corpo.
Confidiamo che una lettura pacata di quanto segue faccia sorgere, in chi è in buona fede, molti dubbi sull’effettiva colpevolezza di Battisti. Comunque, il punto non è nemmeno se Battisti sia innocente. Quel che ci preme è denunciare le distorsioni che la cosiddetta “emergenza” provocò, negli anni Settanta, nelle procedure processuali italiane, fondate, come ai tempi dell’Inquisizione, su “pentimenti” veri o fasulli.


