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di T. Pulsinelli
superciukpulsinellimini.jpg[...]Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita...

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Appunti sul Paese Semplice di Wu Ming, editoriale del n. 22 di Giap, VIIIa serie, maggio 2008 Alla fine il...

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di G. Genna
bertante_aldiavulmini.jpgNell'attuale, intensissimo dibattito sul New Italian Epic e sugli orizzonti delle poetiche narrative che stanno prendendo forma in questi anni in Italia, si inserisce prepotentemente il bellissimo romanzo di Alessandro Bertante, Al Diavul (Marsilio, € 17). Si tratta di un romanzo storico e, nonostante ciò, nitidamente e sinceramente autobiografico...

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di Gioacchino Toni Jacques Le Goff, Nicolas Truong, Il corpo nel Medioevo, Editori Laterza, 2007, pp. XIV-188, € 8.50 Salvo...

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di Daniela Bandini Giorgio Bona, Chiedi alle nuvole chi sono, ed. Besa, 2008, pp. 160, € 13,00. Se è vero...

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di Carlo Loiodice In un appello per Chiaiano, firmato fra gli altri da Valerio Evangelisti e da Wu Ming, si...

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di Carlo Loiodice Avrei voluto intervenire subito dopo gli eventi, ma in casi come questi, scattano meccanismi terribili di imperdonabile...

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di Enrica Collotti Pischel [Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore...

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di N. Ordine
hadotmini.jpg"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."

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di G. Gadaleta
jaumecabremini.jpgIl clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.

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bushkosovomini.jpgLe 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...

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di Enzo Fileno Carabba [Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire] Tutte le puntate di DISCESE ESTREME 16. La...

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpg Sindacato e Direzione ci vogliono così, segmentati in minuscole unità di produzione che non si riconoscono corpo unico. Pulviscolo fastidioso che non si fa materia solida.

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpgPensavo fosse colpa delle sostanze da taglio, oggi ho dubbi e non saprei datare l’inizio dei disturbi. Per non avere problemi di dipendenza assumo eroina solo per tre giorni, al centro della settimana operaia.

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di Chiara Vozza Lui ha estratto il caricatore. Lei si irrigidisce – muscoli della mascella contratti, la lingua ritratta preme...

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di Massimo Maugeri [Massimo Maugeri, autore di un romanzo molto bello e molto sconcertante per la sua insolita attenzione al...

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di Angelo Scotto Quando aprii gli occhi, capii di essermi cacciato in un guaio. Ero seduto con la schiena appoggiata...

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di A.D. Altieri
house_of_bush.jpg Grandi saggi del passato ci hanno insegnato che sono due i demoni primari dell’essere umano: avidità & paura. Non necessariamente in quest’ordine. Poche categorie professionali si fanno possedere da questi due demoni come finanzieri d’assalto e agenti di borsa.

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di A.D. Altiericrisi.jpgGli Stati Uniti d’America - cuspide del capitalismo rampante del Terzo Millennio, locomotiva della produzione industriale globale - continueranno a essere LA forza trainante della crescita economica planetaria. Giusto? Sbagliato.

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di G. De Michelecampoarbe.jpg
Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

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telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

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di Valerio Evangelisti [Le edizioni Gwynplaine, dopo un'ottima antologia di scritti di Gramsci, hanno appena ripubblicato il saggio di Emilio...

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di G. Genna
officinaitalia2mini.gifDa mercoledì 14 a venerdì 16 maggio a Milano, la seconda edizione di Officina Italia, festival letterario a cura di Antonio Scurati e Alessandro Bertante. Reading di inediti di Parrella, Avallone, Luzzatto, Vassalli, Raimo, Domanin, Bajani, Zaccuri, Mari, Siti, Di Gregorio, Postorino, Giordano, Desiati, Pariani, Veronesi. Dibattito sul caso Littell, moderato da Cortellessa.

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Lagioia: BABBO NATALE

di Daniela Bandini

babbonatale.jpgBabbo Natale - dove si racconta come la Coca-Vola ha plasmato il nostro immaginario – Nicola Lagioia, Fazi Editore, €13,00.

nicola_lagioia.jpgNicola Lagioia è uno scrittore di romanzi, ma stavolta si cimenta in questo interessantissimo saggio, che parla delle origine e degli sviluppi della Coca-Cola, di un fenomeno che da industriale è divenuto immaginario di massa, passando per tutte le peripezie che ciò ha comportato. E Babbo Natale? Per cortesia, non toccateci almeno Babbo Natale, di questi tempi cupi, cupissimi di ora in ora in un crescendo esponenziale, non toccateci il mistero della fede dell’aspettativa della notte di Natale, dell’infanzia nostra o dei nostri figli, una delle poche cose che sappiamo con certezza di aver tramandato, e della quale non ci pentiamo. E invece, putroppo c’entrano, e moltissimo, e corredato da splendide stampe d’epoca, Lagioia ne ripercorre le tappe. Ma in fondo cosa abbiamo da rimproverare alla Coca-Cola?

Ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, la spiaggia del primo turismo di massa e delle seconde case degli anni ’60, le madri preoccupate perché la Coca faceva innervosire i bambini, quelle bottigliette così fredde quasi ghiacciate, dava a noi preadolescenti la sensazione di appartenere finalmente al mondo dei grandi, quella bibita accomunava, dava appartenenza, non era il mefitico alcool dal quale stare alla larga, c’era l’America, intera, in quella bottiglietta. L’America anticonvenzionale del movimento hippy, quella delle marce per i diritti dei neri, quella di Malcolm X e Martin Luther King, quella del rock. Qualsiasi immagine era provvida, purchè facesse vendere, così, slegata dall’establishment, accontentava tutti perché la filosofia della Coca- Cola era ed è sempre stata questa: che ognuno ci trovasse dentro quello che voleva, purché la bevesse…
Ripercorriamo con l’autore tutte le reincarnazioni di Babbo Natale, dalle feriae pagane ai saturnali, da San Nicola a Wehnachtsmann a Sinterkaes, e non ci scandalizziamo, ma è bene sapere l’origine, del come e quando la Coca- Cola assunse come testimonial proprio Babbo Natale. E questo saggio lo spiega bene.
Pensate che nella Francia del 1951, la chiesa protestante di Digione fece radunare i fedeli al cancello principale della cattedrale, “impiccato” un pupazzo con le fattezze di Babbo Natale e fatto bruciare come eretico. Al termine dell’esecuzione venne letto questo comunicato: “In rappresentanza di tutte le famiglie cristiane della parrocchia desiderose di lottare contro la menzogna, duecentocinquanta bambini… hanno bruciato Babbo Natale… Non si è trattato di un atto simbolico. Babbo Natale è stato sacrificato in olocausto. La sua menzogna non risveglia nei bambini alcun sentimento religioso e non può considerarsi in nessun caso educativo. Per noi cristiani la festa del Natale è e deve rimanere la ricorrenza che celebra la nascita del Salvatore”. Altro parallelismo tra i due fenomeni: l’Europa ostentava diffidenza all’ ingresso così massiccio e capillare della Coca. Le Monde, ad esempio, “denunciava i pericoli che la Coca-Cola poteva rappresentare per la civiltà francese”, mentre una schiera di leggende metropolitane tentavano inutilmente di rallentarne la diffusione.
Tra le più curiose, la voce che negli stabilimenti di Lambach in Austria si nascondesse un arsenale nucleare degli Stati Uniti, che l’assunzione della bevanda facesse venire i capelli bianchi, che provocasse violente coliti, tanto che Alexander Makinsky, uomo chiave della compagnia, arrivò a dire che “per misurare i rapporti tra Stati Uniti e resto del mondo era sufficiente misurare il tasso di gradi gradimento della Coke in terra straniera”. A Cipro “sfregiarono”con falce e martello alcune insegne della bibita, in Germania apparvero pamphlet diffamatori, uno dei quali intitolato “Coca-Cola, Karl Marx e l’imbecillità delle masse. Nelle Filippine si diffuse la voce che “la Coca-Cola faceva cadere i denti, in Egitto alcuni integralisti islamici cercarono di far crollare le vendite della bibita dichiarando che tra i suoi ingredienti c’era sangue di maiale. In Giappone si riteneva che la Coca-Cola potesse rendere sterili le donne, mentre in Brasile venne accusata di provocare l’impotenza maschile e favorire i processi tumorali”.
Ma fu la seconda guerra mondiale la vera arma vincente della Coca-Cola, il suo definitivo, grande lancio, e ciò che la assocerà per sempre al simbolismo del capitalismo vincente. Si racconta che fu lo stesso Eisenhower che, nel giugno del ’43 inviò un cablogramma urgente in cui chiedeva “L’imbarco di 3 milioni di Coca-Cola imbottigliate (piene) e attrezzatura completa per l’imbottigliamento, lavaggio, tappatura; stessa quantità due volte al mese”. Ma furono gli olandesi coloro che, inconsapevolmente, riuscirono a conciliare, anzi a rendere l’uno diretto pubblicitario dell’altro, il matrimonio d’interessi tra lei, la Coca-Cola, e lui, Babbo Natale. Entrambi provvisti di notevole dote personale, questo sodalizio economico-mediatico si rivelò imbattibile. Sta di fatto che gli olandesi portarono negli States ciò che restava loro del culto di Mira e cominciarono a venire importati i cosiddetti “biscotti di San Nicola”, pregevoli biscotti raffiguranti la sagoma del santo, il cui consumo era legato al periodo tra natale e capodanno.
Così cominciò lo scambio di doni, largamente diffuso nella comunità di Manhattan, originariamente di natura alimentare. E da lì il business, i legami tra società che fiutarono l’affare del secolo, i legami ideologico-pubblicitari, Il Prodotto per antonomasia, non Chanel n°5, né il visone, ma una bottiglietta, una lattina alla portata di tutti, ecco La vera rivoluzione. Con pochi cent aderire e rappresentare senza sforzi tutta la campagna ideologica del modernismo e dell’efficienza, degli ideali di libertà e di autonomia, il gesto dell’adolescente come quello del soldato, del manovale che lavora sulle impalcature come dell’operaio in fabbrica. Il Prodotto transculturale e multirazziale, proletario, portato a cavallo di una slitta da un simpatico ed irresistibile Babbo Natale già cittadino USA, che elargisce doni e per una notte, una notte che si sogna tutto l’anno, elargisce doni ed immortalità per il solo fatto di aver condiviso quel sogno.

Pubblicato Maggio 18, 2006 12:37 AM

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