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di G. Genna
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di Carlo Loiodice In un appello per Chiaiano, firmato fra gli altri da Valerio Evangelisti e da Wu Ming, si...

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di Enrica Collotti Pischel [Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore...

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hadotmini.jpg"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."

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di G. Gadaleta
jaumecabremini.jpgIl clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.

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di G. Bavagnoli
bushkosovomini.jpgLe 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...

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di Enzo Fileno Carabba [Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire] Tutte le puntate di DISCESE ESTREME 16. La...

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpg Sindacato e Direzione ci vogliono così, segmentati in minuscole unità di produzione che non si riconoscono corpo unico. Pulviscolo fastidioso che non si fa materia solida.

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpgPensavo fosse colpa delle sostanze da taglio, oggi ho dubbi e non saprei datare l’inizio dei disturbi. Per non avere problemi di dipendenza assumo eroina solo per tre giorni, al centro della settimana operaia.

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di Chiara Vozza Lui ha estratto il caricatore. Lei si irrigidisce – muscoli della mascella contratti, la lingua ritratta preme...

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di Angelo Scotto Quando aprii gli occhi, capii di essermi cacciato in un guaio. Ero seduto con la schiena appoggiata...

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house_of_bush.jpg Grandi saggi del passato ci hanno insegnato che sono due i demoni primari dell’essere umano: avidità & paura. Non necessariamente in quest’ordine. Poche categorie professionali si fanno possedere da questi due demoni come finanzieri d’assalto e agenti di borsa.

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di Wu Ming 1. Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 lavoravamo a casa di Wu Ming 2. Tiravamo la volata finale, ultimo rettilineo prima di giungere al traguardo del nostro romanzo 54. La consegna era fissata a novembre. In quei giorni curavamo ancora le ferite di Genova, venti e ventun luglio. Ferite soltanto metaforiche, per grazia del cielo, ma a centinaia di persone era toccata peggior sorte...

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di G. De Michelecampoarbe.jpg
Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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di Claudia Cernigoi [Claudia Cernigoi, giornalista triestina, è l'autrice dell'importante ricostruzione storica Operazione "foibe" tra storia e mito (KappaVu, Udine...

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telese.jpg"Questa recensione a firma Valerio Marchi è apparsa su Carta n.10 (13 marzo 2006). Ora fa parte di un bello speciale dedicato dalla rivista a Valerio..." [WM1]

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di Valerio Evangelisti [Le edizioni Gwynplaine, dopo un'ottima antologia di scritti di Gramsci, hanno appena ripubblicato il saggio di Emilio...

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di G. Genna
officinaitalia2mini.gifDa mercoledì 14 a venerdì 16 maggio a Milano, la seconda edizione di Officina Italia, festival letterario a cura di Antonio Scurati e Alessandro Bertante. Reading di inediti di Parrella, Avallone, Luzzatto, Vassalli, Raimo, Domanin, Bajani, Zaccuri, Mari, Siti, Di Gregorio, Postorino, Giordano, Desiati, Pariani, Veronesi. Dibattito sul caso Littell, moderato da Cortellessa.

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di Chiara Cretella [E' uscita, alla fine dell'anno scorso, un'opera importante e singolare in tre volumi: AA. VV., Atlante dei...

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Piccoli germogli di espatrio, ovvero: Fare cultura nell'Italia post-coloniale

di Wu Ming 2


italiax2.jpgEstratto da un'intervista apparsa sulla rivista "Lo spazio bianco".
Doppio botta-e-risposta: pars destruens con omaggio a Remo Remotti; pars construens senza illusioni.


Che cosa significa "fare cultura"? E che significato date al "fare cultura" in un contesto come quello italiano?

Minchia. Nel contesto italiano, niente ha significato. Le poche cose sensate che si riescono a partorire nascono a prescindere dall'Italia, come se il Mediterraneo arrivasse fino alla Svizzera. Per vivere in questo paese bisogna sottoporsi a una ginnastica mentale estenuante, la cosiddetta "fuga di cervello". Ripetere come un mantra: "Qui fuori c'è Godthab, Groenlandia". Appena ho finito con queste domande mi metto la tuta termica e vado allo spaccio del mio amico eschimese a comprare merluzzo e renna affumicata. Non voglio dire che bisogna abbandonare il paese a sé stesso, ma il giardino che ci è stato affidato è più ampio. L'Italia è solo una vecchia aiuola, piccola e nascosta, giusto dietro i cessi. Cureremo l'aiuola prendendoci cura dell'intero giardino, non certo standocene lì a contare le spine sulle rose e a pestare merda di cane. La fuga di cervello è l'unica soluzione non-violenta per il paese (l'altra sarebbe un pogrom da venti milioni di persone). Ogni giorno coltivo la speranza di poter fuggire anche con il corpo, per non condannare i miei figli ad un'adolescenza italiana. Ma forse avverrà il contrario. I bambini sono nomadi per natura, si addormentano al ritmo dei passi. Saranno loro a salvarci, a portarci via.

Via da quest'Italia di leccaculo, yes-men e sissignori. L'Italia monarchica che parla di leader, ma vuole solo un capetto, un duce in sedicesimo, un re pastore. L'Italia che va da Che Guevara a Madre Teresa, passando per San Patrignano. Quest'Italia di cocainomani contro la droga, papa boys contro il fondamentalismo, emigranti contro immigrati. L'Italia uniti contro il terrorismo, prendiamo le distanze, sono d'accordo a metà col mister. L'Italia del campionato più bello del mondo e dei calciatori che non cantano l'Inno. L'Italia con l'elmo di Scipio, te lo faccio vedere io come muore un italiano. L'Italia che va tutto bene, siamo brava gente, non è colpa di nessuno e se c'ero dormivo. L'Italia che si beve il sangue dei vinti, ventimila infoibati, le Fosse Ardeatine per colpa dei partigiani. L'Italia strapaese, quartierino, tuttinfamiglia. L'Italia che se ne frega, l'Italia impaurita, l'Italia no grazie. L'Italia dei tormentoni, allegra come un DJ, depressa per noia. L'Italia dei nonni al potere, il cinquantenne giovane scrittore, mai fidarsi di uno sotto i sessanta. L'Italia che va da Firenze a Bologna in trenta minuti, venti cimici, tre scorpioni, un'ora di ritardo indipendente dall'azienda e grazie per la preferenza accordataci. Via dall'Italia del Maresciallo Rocca, Distretto di Polizia, Ros, Carabinieri 5, Bolzaneto 50, Genova -1, Lampedusa – 20. L'Italia del volemose bbene, gli amici degli amici, tutte puttane tranne la mamma. L'Italia che crepa di parto, di anestesia e di lavoro ma la pillola del giorno dopo è un omicidio e l'influenza aviaria una pandemia. L'Italia Sua Emergenza, la pista anarchica, i satanisti, gli Anni Settanta e il reato d'opinione. L'Italia di Beccaria contro la pena di morte che annega i clandestini nel canale d'Otranto. Via dall'Italia dei sondaggi, 30% di analfabeti, 60% di ana-alfabeti, 90% di anal-fabeti che parlano col culo. L'Italia senza elezioni, solo share. L'Italia a sovranità limitata, col Vaticano, Porto Marghera e il Cermis. L'Italia di don Mazzi, don Benzi, don Gelmini, don Giussani, don Calogero e Padre Pio. L'Italia della maggioranza e dell'arroganza. L'Italia Cenerentola, Terra dei Cachi travestita da G8 . L'Italia che non c'è la censura, sei tu terrorista, antisemita, frocio e assassino. L'Italia che ce l'ha sempre duro, ma casto e puro. Quest'Italia che le gallerie sono Grandi Opere ma dormire per strada è degrado. L'Italia con la busta paga in lire e la verdura in euro. L'Italia che per staccarle il culo dalle automobili ci vorrà il greggio a cento dollari il barile. Via da quest'Italia porca e infame. Quest'Italia dimmerda.


Hai dato un'immagine tremenda dell'Italia, un'immagine che nasce senza dubbio dall'osservazione, dall'esperienza e da un confronto con quello che accade fuori da qui. Ma allora, esiste un luogo fuori dall'Italia, in cui abbia senso "fare cultura"?

Questa domanda investe il senso stesso del termine "utopia" e il nostro rapporto con l'idea di avvenire. Roba grossa, insomma. Cosa succede se il contesto dove vivo è talmente lontano dal mio ideale di territorio e di comunità da rendere quell'ideale un'utopia distante, tanto dal qui ed ora che dal futuro remoto? Ci provo lo stesso? Cerco la via d'uscita? Mi sforzo di coltivare piccoli germogli di un'esistenza diversa? Da sempre mi trovo a mio agio con la terza ipotesi – e la chiamo "fare cultura" – convinto che la "via d'uscita" non esista mai (o conduca, a lungo andare, a progettare la fuga su un altro pianeta) e che il "ci provo lo stesso" (a ribaltare il contesto come un calzino), porti a perdere di vista la dimensione individuale e immediata del desiderio, in nome delle magnifiche sorti dell'umanità. Il problema è che questa terza via ha senso se il contesto che intendo criticare è spacciato ma decente, inumano ma ancora sostenibile. L'Italia non è più nemmeno questo. Ecco allora che prende vita una quarta opzione, figlia della precedente: coltivare piccoli germogli di espatrio, quella che ho chiamato "fuga di cervello". Scrivere romanzi pensando al pubblico inglese, spagnolo, delle Isole Figi. L'Italia viene dopo il Botswana nella graduatoria della libertà di stampa, quindi smettiamo di tirarcela da "potenza culturale". Contiamo quanto il Burundi e Capo Verde. Uno scrittore del Burundi, di solito, anche se parla del suo paese, cerca sempre un pubblico più vasto, quantomeno anglofono. Noi dobbiamo entrare in questa logica post-coloniale e trasformarci da consumatori globali in produttori globali. La rete ce lo permette, e non solo lei. Però attenzione: logica post-coloniale non significa sudditanza nei confronti dell'Impero di turno (americano, cinese o marziano che sia). Significa ottica globale. Ti faccio un esempio: oggi molte band della scena indie italiana riescono a proporsi all'estero, a fare tournée. Parlo di Settlefish, Afterhours, Yo Yo Mundi, Forty Winks, Death of Anna Karina, Yuppie Flu, Franklin Delano...Molti di loro hanno scelto di cantare in inglese, influenzati da milioni di ascolti in quella lingua e per rivolgersi a un pubblico internazionale. È una scelta che non mi convince. Voglio dire: o sei bilingue (come molti autori delle ex-colonie) oppure dovresti cogliere l'occasione di sperimentare, con l'italiano, una sonorità rock diversa, aliena. Se il pubblico inglese può innamorarsi di una band come i Sigur Ros, che canta in finto islandese, allora puoi provarci anche tu con l'italiano, o con l'ostrogoto [...]

Pubblicato Marzo 18, 2006 06:21 PM

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