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Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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Renato Barilli: MANIERA MODERNA E MANIERISMO

di Gioacchino Toni

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Renato Barilli, Maniera moderna e Manierismo, Feltrinelli, 2004, pp.302, € 30,00.

L’autore, in aperta polemica con la “lettura debole” proposta nel 1960 dallo storico dell’arte John Shearman, rilancia una “lettura eroica” del Manierismo inaugurata da una parte della critica artistica di area austro-tedesca (es. Max Dvorak, Walter Friedländer ed Arnold Hauser) nel corso della prima metà del Novecento. In particolare Barilli struttura la sua analisi recuperando lo studio dell’evoluzione stilistica proposto dal Vasari nel corso del Cinquecento, ove vengono distinte le ben note “tre maniere” (intese come sinonimi di “stili”). L’introduzione di elementi di aderenza alla realtà già presenti nella “prima maniera”, vengono sviluppati in senso scientifico nella “seconda” ma, secondo l’analisi vasariana, è soltanto con la “terza maniera”, o “maniera moderna”, che si raggiungono esiti pienamente naturalistici (resa atmosferica, rappresentazioni sciolte e vitali...).

Il testo di Barilli insiste sulla limitatezza dell’esito maturo del Rinascimento nei primi del XVI secolo: pochi sono gli artisti che davvero raggiungono un pieno naturalismo ed altrettanto esigue appaiono le aree geografiche in cui ciò avviene. Tra i pittori vanno certamente annoverati Leonardo, Giorgione, Raffaello, Correggio e Tiziano, mentre tra le località ci si può limitare a Firenze, Roma e Venezia. A partire da tali premesse, l’autore indica come l’esperienza manierista si manifesti, sul finire degli anni ’20, non come opposizione ad un “generico Rinascimento”, ma alle norme artistiche proprie soltanto della sua fase matura. Ove non viene raggiunta la “maniera moderna”, cioè una pittura caratterizzata da effetti atmosferici e da precisi giochi di lontananze, non abbiamo nemmeno una reazione manierista. In Europa risulta pertanto impossibile, per tutto il primo Cinquecento, discernere tra “maniera moderna” e “manierismo” visto che elementi di modernità rinascimentale saranno rintracciabili soltanto a cavallo tra fine XVI ed inizio XVII secolo in artisti come Rubens, Poussin e Velàzquez.
È con tali premesse che il testo analizza il fenomeno manierista come tentativo di fuga dall’eccesso di mimesi e naturalismo proprio della “maniera moderna” dei “grandi maestri”. Al naturalismo la compagine manierista contrappone l’arbitrio dell’artista: vengono contraddetti i rapporti proporzionali e le corrette scansioni in profondità, le anatomie dei personaggi risultano inverosimili così come i colori e le luci ecc. All’osservazione fenomenica viene in sostanza contrapposto un arbitrario recupero di particolari desunti dagli artefici della “maniera moderna”, dando luogo a scenari complessi ed a pose ben oltre la plausibilità. Il rifiuto di farsi specchio del percepibile porta a composizioni visionarie e fantasiose quasi si determinasse il passaggio da una realtà fenomenica e tangibile ad una onirica.
Nascendo l’esperienza manierista in alternativa alla “maniera moderna”, non può che svilupparsi nei centri che hanno dato i natali a quest’ultima: Firenze e Roma. In ambito toscano, l’elaborazione di questo linguaggio anti-moderno segue sostanzialmente due ondate: gli anni ‘20 e ‘30 del XVI secolo palesano i primi sintomi sull’onda di proposte eccentriche riconducibili a più diffusi rivolgimenti epocali, mentre la definitiva consacrazione e, per certi versi, riduzione a “gusto ufficiale”, avviene negli anni ’40, nell’ambito di un generale consolidamento dei poteri restaurati. La fucina del manierismo toscano è rappresentata dalla bottega di Andrea del Sarto, artista che, pur non venendo mai meno alla sua vocazione pienamente moderno-rinascimentale, introduce nelle sue opere tratti che, portati alle estreme conseguenze dagli allievi Pontormo e Rosso Fiorentino, danno luogo ad un “linguaggio altro” rispetto a quello del naturalismo moderno. I citati allievi, sin dalle prime opere optano senza indugi per un’evidente artificiosità, palesata nell’allungamento delle anatomie che, in alcuni casi, si fanno rigide e spettrali. In ambito toscano seguono la strada manierista anche artisti come Beccafumi, Bronzino e Cellini. In ambito romano è invece dalla cerchia degli aiuti di Raffaello attivi presso le Stanze Vaticane che si sviluppano gli esiti manieristi grazie a Giulio Romano e Perin del Vaga che, sull’onda del “rompete le righe” determinato dal Sacco di Roma del ’27, diffonderanno ben oltre l’Urbe il nuovo linguaggio. Dissidenze le troviamo anche in altre aree geografiche: particolarmente interessanti appaiono i confronti proposti dall’autore in ambito emiliano tra Correggio e Parmigianino ed in territorio veneto tra Tiziano e Tintoretto.
La “fiammata manierista” ha comunque vita breve; lo spirito controriformista non manca di supportare soluzioni stilistiche antitetiche a quelle manieriste, richiamando l’impostazione naturalistica. Alla nuova esigenza di controllo espressivo è legata la stessa nascita delle accademie, intese come sacrari di un fare artistico strutturato secondo apparati di regole. Contrariamente a quanto hanno suggerito le letture settecentesche, il XVII secolo si apre proprio con la precisa volontà di recuperare quel naturalismo che il fenomeno manierista aveva abbandonato. Si possono individuare almeno tre correnti principali di recupero mimetico secentesco: una carraccesca di tipo classicista, una caravaggesca di intonazione realista ed una più strettamente sensualista sull’onda delle opere berniniane e rubensiane. Barilli suggerisce che proprio dalle accantonate soluzioni manieriste sembrano patire “artisti visionari” come Füssli, Goya e Blake nel loro anticipare l’età contemporanea e proprio di questa nuova “stagione ribelle” si occupa il suo saggio L'alba del contemporaneo. L'arte europea da Fussli a Delacroix (Feltrinelli, 1996).

Indice del saggio Maniera moderna e Manierismo:

Introduzione
1. Il Vasari e la nozione di "maniera moderna"
2. A Firenze: Andrea del Sarto vs Pontormo
3. Rosso Fiorentino, Beccafumi, Bronzino
4. La grande officina romana di Raffaello
5. Giulio Romano e Perin del Vaga, il trionfo del Manierismo
6. La difficile modernità del Lotto e del Pordenone
7. A Parma: Correggio vs Parmigianino
8. A Venezia: Tiziano vs Tintoretto
9. Maniera moderna e Manierismo in architettura
Indice dei nomi


Pubblicato Febbraio 17, 2006 03:45 AM

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