Dicembre 31, 2005
Kai Zen: LA POTENZA DI EYMERICH
di Alessandro Vincenzi
[da BUONI PRESAGI]
E alla fine arrivò.
“La Potenza di Eymerich”, il romanzo totale di Kai Zen ed Emerson Krott (pseudonimo collettivo nel quale si cela anche il sottoscritto) dedicato all’inquisitore creato da Valerio Evangelisti è diventato un libro (come testimoniano IBS e 365Bookmark), edito da Bacchilega Editore. Un libro con una gran copertina, un'introduzione dello stesso Evangelisti e un mucchio di bei disegni a colori, come quello che orna questa pagina, un po' più in basso.
All’inizio era un gioco. Kai Zen aveva dato un capitolo, il primo, e si trattava di andare avanti. C’era la trama già delineata, a grandi linee, ma tutto poteva essere cambiato, messo in discussione, ampliato. Un gioco da fare assieme ad altre persone, conosciute per l’occasione, in un fiume di e-mail che rimbalzava da un capo all’altro dell’Italia, cercando di coordinare le idee che saltavano fuori man mano. Il risultato? Un caos ribollente di idee.
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Dicembre 30, 2005
1993: Draghi in imbarazzo
[Riceviamo, da Giuliana D'Olcese, un articolo del 7.1.2003, pubblicato su Virus, che volentieri riprendiamo]

1993, l'anno dei Boiardi & dei Complotti sul "Britannia", il panfilo di Sua Maestà la regina Elisabetta d'Inghilterra
C'erano tutti, da Prodi a Draghi e, guarda caso, dopo la merenda sul Britannia, le privatizzazioni vennero effettuate a ritmi serratissimi
di Mauro Bottarelli
Dieci anni fa Prodi & C. cominciarono la svendita. Passarono in mani straniere Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini Perufine, Mira Lanza e molte altre aziende. Il 7 gennaio 2003 non era un giorno normale, ricorreva l'anniversario di quello che in molti - ma non moltissimi, in fondo l'Italia è fatta così - ricorderanno come l'anno dei complotti, ovvero il 1993.
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Dicembre 29, 2005
Octavia E. Butler: LEGAMI DI SANGUE
di Giulia Gadaleta

Octavia E. Butler, Legami di sangue, trad. di S. Gambescia, pref. e cura di M. G. Fabi, ed. Le Lettere, 2005, pp. 343, € 18,50.
“I miei antenati in questo emisfero erano schiavi per legge. Negli Stati Uniti lo sono rimasti per due secoli e mezzo, almeno dieci generazioni. Pensavo di sapere che cosa significasse, ma ora mi rendo conto di non immaginare nemmeno tutte le cose terribili che hanno dovuto subire. Come hanno fatto a sopravvivere e a mantenere l’umanità?”.
A questo interrogativo che si pone Lauren Oya Olamina, protagonista de La parabola dei talenti, un romanzo ambientato in un futuro a noi prossimo, Octavia E. Butler tenta di dare una risposta già in Legami di sangue, che risale invece al 1978. Agli albori della propria carriera e dopo aver ottenuto un certo successo con il ciclo di fantascienza Patternmaster, la Butler scrisse Kindred, un omaggio alle proprie radici afroamericane, ma anche una sorta di manifesto, un punto di partenza i cui temi e le cui domande ritroviamo nella produzione di genere, estremizzati e contestualizzati in accelerazioni temporali o esasperati in contesti fantastici.
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La svolta contemporanea di Paul Cézanne (2/2)
di Gioacchino Toni e Gianluca Ruggerini

Nato a Aix in Provenza nel 1839, Paul Cézanne si affianca cronologicamente alla compagine degli impressionisti, essendo praticamente coetaneo di Alfred Sisley (1839-1899) e Claude Monet (1840-1926) e di solo una decina di anni più giovane di Edouard Manet (1832-1883) e Camille Pissarro (1830-1903). La sua vicenda umana ed artistica incrocia in più occasioni le loro, ma difficilmente i rispettivi esiti avrebbero potuto risultare più distanti. Mentre infatti gli impressionisti portano a compimento il ciclo della modernità - evidenziandone in ultima analisi anche il “limite”, come abbiamo visto -, Cézanne, muovendosi in tutt’altra direzione, apre la strada all’arte contemporanea (di cui a buon diritto può essere considerato il vero padre).
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Dicembre 27, 2005
La svolta contemporanea di Paul Cézanne (1/2)
di Gioacchino Toni e Gianluca Ruggerini

Dopo avere fatto tappa a New York (Museum of Modern Art) e a Los Angeles (County Museum), la mostra Cézanne et Pissarro 1865-1885, che propone un interessante parallelo tra la produzione dei due pittori, sarà a breve allestita a Parigi presso il Musée d'Orsay (Salles d'exposition temporaire, dal 28 febbraio al 28 maggio 2006). In occasione dell’imminente apertura dell’esposizione parigina vale la pena insistere sulla sostanziale differenza esistente tra le proposte dei due artisti: ancora interno a una logica moderna Pissarro, indirizzato nella ricerca di nuove modalità di rappresentazione della spazialità contemporanea Cézanne.
Questo breve scritto intende tratteggiare la portata delle novità cézanniane anche alla luce delle tante mostre organizzate negli ultimi anni che tendono, in qualche modo, ad annacquare la produzione dell’artista di Aix en Provence all’interno di una sorta di indistinta nebulosa impressionista che appare più utile a richiamare il grande pubblico che non a un vero e proprio approfondimento.
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Dicembre 26, 2005
Cronache di Bassavilla 43
IN MEZZO SCORRE IL FIUME
di Danilo Arona

Casette collocate su palafitte di cemento armato, prati all'inglese sul davanti, barbecue e pile di sedie di plastica, chitarre con corde arrugginite e amache sfondate. E' lo scenario delle “baracche”, cresciute quasi come funghi in ordine sparso lungo le rive del Tanaro, il grande nastro limaccioso che taglia in due Bassavilla. Ne resistono ancora alcune oggi al quartiere Orti, ma negli anni Sessanta se ne contavano almeno tre volte tanto. La falcidia è arrivata un po' per le alluvioni e un po' per il maggior controllo sugli abusi edilizi, ma verso la fine dei Sixties, quando alle spalle non annusavi ancora il profumo del cemento, alle baracche si stava da dio: quando le zanzare non erano tante e moleste come di questi tempi, quando i ragazzi amavano i Beatles e i Rolling Stones, quando nella piana di Marengo andava per la maggiore una discoteca che si chiamava Napoleon a ricordo della battaglia locale che contrappose il Bonaparte agli austriaci il 14 giugno del 1800.
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Dicembre 25, 2005
PLAYMAKER - Nona puntata
di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati
Qui tutte le puntate del romanzo on line PLAYMAKER

10.
La prima cosa che Walter notò aprendo gli occhi fu il televisore spento. Poi si girò verso l’altro divano e lo vide vuoto. Cercò di alzarsi ma sentiva le gambe incredibilmente pesanti. Fece uno sforzo per riuscirvi e cercò di trascinarsi verso la porta. Per un attimo pensò di essersi preso l’influenza.
Appena entrato nell’ingresso vide la sagoma di Soldani che, con uno sguardo diabolico, brandiva un’accetta e si scagliava contro di lui.
Che idiota sono stato a fidarmi, è suo complice e io ci sono cascato come un pollo pensò in quell’istante. Arrivatogli ad un metro lo vide vibrare un colpo. Walter disperatamente riuscì a bloccare con una mano l’avambraccio e con l’altra il manico dell’arnese. I due caddero e lottarono a terra per un po’, poi Walter riuscì a trovare la forza per divincolarsi dal suo avversario e catapultarsi in fondo al corridoio. Si alzò girandosi. Fu questione di un secondo, sentì lo scroscio di qualcosa di liquido sulla sua faccia e chiuse d’istinto gli occhi. Quando li riaprì vide Soldani che si manteneva a distanza da lui e cercava di calmarlo.
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Dicembre 24, 2005
Da Bologna (Serie A) a Bologna (Serie B)
di Franco Berardi Bifo
![bifo01[1].jpg](http://www.carmillaonline.com/archives/bifo01[1].jpg)
[ Da Bologna (Serie A) a Bologna (Serie B). Lettera aperta di un provocatore ai buoni cittadini bolognesi è il titolo di un pamphlet che ho scritto alla fine del novembre 2005. E' in distribuzione gratuita in alcune librerie, edicole e locali pubblici bolognesi. Il testo completo dell'opuscolo si può trovare qui ].
CHE SUCCEDE?
Ma che succede nella città che un tempo si considerava vetrina del socialismo dal volto umano? Adesso il socialismo non c'è più, ma anche il volto umano è ricoperto di pustole e cicatrici. Parlo di Bologna dove da qualche tempo è arrivato un tizio che vuole metterci in riga. Da quando c'è lui, l'ordine regna sovrano. Nervosismo, discordia, aggressività, sfruttamento, violenza. Tutto nel quadro della legalità.
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Dicembre 23, 2005
Le voci di dentro (2/2)
INTERVISTA A EMILIO QUADRELLI
di Chiara Cretella

Mi sto occupando da qualche tempo delle scritture dei detenuti politici degli anni Settanta. Penso che l’emergere di queste scritture “individuali” sia da ricollegarsi alla riforma penitenziaria, taciuta l’espressione della “voce collettiva”. Inutile dirti le difficoltà che ho incontrato a riaprire un tema su cui si è operata una vera e propria rimozione, ma quello che mi ha stupito grandemente è stata la censura scientifica sull’apporto teorico dei “politici”. Insomma, questi testi sono spesso bellissimi, laceranti, ed anche stilisticamente irreprensibili. Si ha quasi l’impressione che essi non vengano considerati materia narrativa, neanche quando sono scritti nella forma impersonale del racconto o della terza persona, escamotage per distanziarsi, nel raccontarlo, da un vissuto autobiografico pesante.
La tua domanda presuppone una duplice risposta.
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Dicembre 22, 2005
Le voci di dentro (1/2)
INTERVISTA A EMILIO QUADRELLI
di Chiara Cretella

Di Emilio Quadrelli, DeriveApprodi ha pubblicato due volumi sull’universo carcerario: Andare ai resti. Banditi, rapinatori, guerriglieri nell’Italia degli anni Settanta (2004) e Gabbie Metropolitane. Modelli disciplinari e strategie di resistenza (2005). Questi spettacolari lavori di ricerca sono strutturati lasciando ampio spazio alla voce dei detenuti, così da divenire una vera e propria storia collettiva a partire dal ciclo di lotte degli anni Settanta. Un’analisi lucida e tagliente, attraverso cui ci si rende conto che l’evoluzione del sistema carcerario non è che l’evoluzione stessa della nostra società. Sorprende, nella lettura del testo, trovare quel senso intimo di appartenenza a un qualcosa di superiore e affratellante, così da far sembrare queste voci una sola. La stessa lingua, le stesse esperienze, lo stesso slang ma soprattutto la medesima visione politica del mondo. Quella chiarezza speculativa data dall’esperienza dello scontro di classe, che oggi, nell’indistinto magma del presente, fatica anche a essere concepita.
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Dicembre 21, 2005
IL FANTASMA DI ANDERSEN - 2a puntata
di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]
II
“Vedi questo ricordino funebre? È di mio padre.”
“Ti somiglia”, osservò Hans Christian, e lesse. “‘La sua vita continua nel cielo e nel cuore di quelli che quaggiú lo amarono’. Nato il 15-6-1921, morto il 10-3-1953. Trentadue anni, dunque, non 33!”
“È vero”, sospirai. “Devo aver fatto confusione. Parlami ancora di tuo padre, se ti va. Come si chiamava?”
“Hans Andersen.”
“E ti voleva bene?”
“Certo che me ne voleva. Viveva per me e assecondava ogni mio desiderio. Ero interamente padrone del suo cuore. La domenica mi fabbricava giocattoli, teatrini e figure. Spesso, la sera, ci leggeva a voce alta qualche romanzo o qualche storia tratta da ‘Le mille e una notte’. Era, anzi, solo in momenti come quelli che credo di poterlo ricordare allegro, perché non fu mai felice nella sua vita e nella sua professione.”
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Dicembre 20, 2005
Termidoro
NOTE SULLO STATO DELLA LETTERATURA DI GENERE
di Tommaso De Lorenzis

La vera Restaurazione
Sono risuonati, negli ultimi tempi, roboanti proclami contro l’età della Restaurazione, epoca dominata dalla dittatura plutocratica dei dati di vendita e ignara dei tanti Kafka, Joyce, Proust che nascono a frotte e che la cecità delle burocrazie editoriali non permette di strappare alle tenebre dell’anonimato. Abbiamo letto invettive contro il pervertimento della “cultura”, allusioni a presunte pratiche censorie, prediche oziose su sottili meccanismi di auto-censura, pronunciamenti isterici contro i processi di «convergenza» che agiscono sulla letteratura, disponendola alle influenze contraddittorie di altri mezzi espressivi. Il discorso è rimasto astratto, cupa profezia di un’apocalisse senza millennio. Soprattutto, sono rimaste oscure tre cose che andavano dette chiaramente e senza giri di parole: ovvero quale istituto – o regime – sarebbe stato reintegrato nelle sue funzioni, dopo quale periodo di vacanza si sarebbe consumato il re-insediamento e quali opere rappresenterebbero la letteratura della Restaurazione. Visto che niente di tutto questo è stato detto, è consentito ribaltare il piano e offrire un’altra versione.
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Dicembre 19, 2005
Aforismi del pizzaiolo
di Alberto Prunetti

1
L’industria del cibo è una di quelle in cui il lavoro è condotto ancora coi ritmi delle fabbriche tayloriste. A turni spesso massacranti i cibi escono dalle scatole e dalla surgelazione e arrivano sui piatti di spocchiosi clienti, dopo essere passati attraverso le mani imprecanti di una serie di schiavi che a catena li trattano: passare i pelati, soffriggere, tagliare, affettare, cuocere, sono i verbi della schiavitù culinaria, verbi che risuonano in certe sarabande infernali tra pentole, fritture d’olio, getti bollenti di lavastoviglie, stridii d’affettatrice, su cui rimbomba a ritmi sempre più serrati la campanella del cuoco, richiamo imperioso che il cameriere, questo topolino pavloviano, non può eludere.
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Dicembre 18, 2005
Cronache di Bassavilla 42
GRANO ROSSO SANGUE
di Danilo Arona

Le campagne che circondano Bassavilla farebbero schiattare l'Eraldo Baldini dall'invidia. Qui siamo popolati da streghe, cascine infestate, orchesse che infestano i fossi (la Splorcia), rituali agresti dinanzi ai quali impallidirebbero Stephen King e Thomas Tryon (defunto da tempo e pallido da par suo – ma quand'è che lo riscoprite?), statali maledette, castelli con fantasma, sobborghi misteriosi non segnati dalle carte (Retorto dove ci dicono nacque Giacomo Crosa) e delitti irrisolti. Ne parleremo, se il tempo e l'Alzheimer non ci ostacoleranno.
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Dicembre 16, 2005
CARL HAMBLIN
[Questa poesia dell'"Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Master è incisa sulla lapide dell'anarchico Giuseppe Pinelli]
La macchina del «Clarion» di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago:
«Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati
ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alxzando al suo volto il volto implorante.
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Dicembre 15, 2005
Biondillo: sui giallisti "falsi letterati"
di Gianni Biondillo
[Gianni Biondillo, 37 anni, architetto milanese, autore di testi televisivi e cinematografici, ha pubblicato i noir Per cosa si uccide e Con la morte nel cuore (Guanda), incentrati sulla figura dell'ispettore di polizia Ferraro e ambientati a Milano]
Ho ricevuto un fax da una amica. È un articolo di Maurizio Cucchi sul Corriere della Seradi lunedì: Il trionfo dei giallisti, “falsi” letterati. Interessante, molto interessante.
La prima cosa che fa Cucchi è mettere, come dire, le mani avanti: a lui Lucarelli in tivù gli sembra bravo e “persino” simpatico. Bene. E poi, en passant, ci confessa che con tutta la buona volontà, lui, Lucarelli non l’ha mai letto. Non ce l’ha con lo scrittore, è proprio che Cucchi non riesce ad appassionarsi ai cruciverba (?), ai rebus (?), e ai gialli (scusate, sono tonto: ma cosa c’entra?).
Non riesce a leggere la leggendaria Settimana enigmistica, così come i noir o i thriller sono per lui “misteriosamente tabù”. Be’, uno potrebbe dire: “finiamola qui. Non li hai letti, non hai nulla da dire in merito”. No. Non è così. Non li ha letti, ma Cucchi ha un sacco di cose da dirci in merito.
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Dicembre 14, 2005
Cronache di Bassavilla 41
HANNO SETE
di Danilo Arona

Lo so, molti di voi pensano che su Bassavilla spesso scherzo o esagero. Come molti di voi sono convinti che i romanzi horror siano soltanto un bel prodotto dell'immaginario. Non voglio ricordarvi il banalissimo adagio sul diavolo cui nessuno crede, però molti di voi sbagliano. Se soltanto cominciassero a leggere i quotidiani con la predisposizione intellettuale di un aggiornato Van Helsing, avrebbero di che meditare. Da Castelluccio dei Sauri a Cogne, per chi crede alla Realtà Nascosta non c'è che l'imbarazzo della scelta.
Okay, resettiamoci, l'ermetismo non giova. Vi ricordare di Paolo Provera, quel nostro impareggiabile concittadino che s'incatenò in piedi all'interno del proprio sarcofago funerario un paio d'ore prima di morire e di cui vi parlai nelle Cronache n° 11?
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Dicembre 13, 2005
Piazza Fontana: la verità storica resta
di Guido Salvini
[Giudice milanese, Guido Salvini è l'autore della monumentale istruttoria che la sentenza della Corte di Cassazione, nel maggio di quest'anno, ha sconfessato per incompletezza dei dati probanti]
Di nuovo, dopo tanti anni, quanti sono quelli trascorsi dalla riapertura a Milano, a metà degli anni 90, delle indagini su piazza Fontana, l’anniversario della strage rischia di essere vissuto solo con sentimenti di amarezza e disillusione come se, dopo tante attese e tre nuovi processi, la verità sulla ragione della morte di quelle povere 17 vittime fosse stata definitivamente cancellata.
Ma così non è.
Anche se i grandi mezzi d’informazione non sono riusciti a discostarsi da questa immagine - il buco nero scavato nel pavimento della Banca Nazionale dell'Agricoltura, che appare in una fotografia quasi un'icona della nostra storia, il simbolo di un mistero - dev’essere ricordato che quasi dieci anni d’indagini hanno dato comunque un nome ai gruppi che idearono e organizzarono la strage e confermato le coperture di cui hanno goduto da parte di settori dello Stato portatori di un progetto politico di congelamento dei fermenti democratici che crescevano nell'Italia della fine degli Anni 60.
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Patrick Chamoiseau: IL VECCHIO SCHIAVO E IL MOLOSSO
di Giulia Gadaleta

Patrick Chamoiseau, Il vecchio schiavo e il molosso, trad. di P. Ghinelli, ed. Il Maestrale, Nuoro, 2005, pp. 147, € 10.
Patrick Chamoiseau ha dedicato tutta la sua narrativa alla città: ha scritto, in Texaco, l’epopea dell’inurbamento, senza risparmiarci bruttezza e precarietà, mancanza di fognature e sgomberi. Ha raccontato il mito fondativo della città attraverso la conquista di un agglomerato di baracche e catapecchie del rango di quartiere. Sebbene urbanizzazione abbia significato inurbamento caotico, l’abbandono delle campagne ha rappresentato la liberazione dall’economia della piantagione. La sua narrativa della città è insomma una poetica e una politica.
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Dicembre 12, 2005
IL FANTASMA DI ANDERSEN - 1a puntata
di Lucio Angelini
[Lucio Angelini, uno dei migliori autori italiani per ragazzi, ha pubblicato per EL, Emme, Panini Ragazzi, Il Capitello, Loescher, Flammarion-Castor Poche eccetera]
Là fuori, nel mondo, c’è un tale marasma (infuriano guerre, distruzioni, malattie nuove, soprusi appena inventati), che preferisco starmene buono e tranquillo in questa specie di casa-armadio, dove nessuno può venirmi a cercare. Volete sapere perché mi chiamo Solingo? È presto detto. A mio padre, marchigiano di Recanati, piacevano un sacco le poesie di Leopardi e in particolare l’apostrofe:
“Tu, solingo augellin, venuto a sera
del viver che daranno a te le stelle,
certo del tuo costume non ti dorrai... ”
Purtroppo, non avendo fatto il liceo classico (e probabilmente nemmeno le scuole medie), era convinto che Solingo fosse il nome della bestiola, cosí, quando nacqui, trovò poetico appiopparlo anche a me. E tuttavia, in qualche misterioso modo, quel nome riuscí a influenzarmi il carattere (i latini dicevano ‘Nomen omen’, no?), perché solitario divenni davvero.
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Nandropausa #9

E' on line Nandropausa #9. Fanne buon uso.
Dedicato a Richard Pryor (1 dicembre 1940 - 10 dicembre 2005). Rest in peace, brother.
"Sto parlando del mito, qui. Nel nostro immaginario quei match (come Ali-Foreman a Kinshasa, o Argentina-Inghilterra al Mundial messicano dell'86) valgono la gara di pugilato tra Polluce e il re dei Bebrici durante la spedizione degli Argonauti, o il combattimento tra Eracle e Alcioneo nei Campi Flegrei, durante lo scontro fra Dei e Giganti. Chiunque canti quelle imprese (al bar, a tavola, in pausa caffè, a teatro), ha in quel momento qualcosa in comune con Omero, con Virgilio, ci vuol tanto a capirlo? Raccontando di quelle tenzoni, ampliamo le possibilità del nostro immaginario, potenziamo il presente, allunghiamo il respiro del tempo."
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Dicembre 11, 2005
PLAYMAKER - Ottava puntata
di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati
(Qui tutte le puntate del romanzo on line PLAYMAKER)

5.
Erano circa le 8.10 quando Walter salì sul fuoristrada di Soldani, un Cherokee color blu.
“Ha un’idea di quale possa essere il punto esatto da dove proviene di solito il fumo?” chiese Walter.
“Credo di sì. Secondo me viene dall’avvallamento opposto a dove si trova la conca. Per questo dal paese si ha l’impressione che il fumo salga da lì.”
Pochi minuti dopo, lasciata la provinciale, Soldani salì per una strada sterrata. Arrivato nel punto più alto si fermò e spense il motore facendo segno a Walter di guardare in basso.”
“Se il posto è quello giusto, da qui potremo vedere senza doverci avvicinare troppo.”
“C’è un edificio laggiù.”
“E’ la vecchia Palestra Comunale di S.Clara, ora in disuso. Lì si allenava la Robur all’epoca in cui Tirelli era sulla breccia. Questo prima che venisse ampliato il Centro Sportivo di Groppiano. Non la conosceva?”
“Da piccolo non mi avventuravo mai fin laggiù.”
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Dicembre 10, 2005
Susan Musgrave: CARGO DI ORCHIDEE
di Giulia Gadaleta

Susan Musgrave, Cargo di orchidee, trad. di G. Iacobaci, ed. Meridiano Zero, 2005, pp. 311, € 15,00.
Cargo di orchidee dell'autrice canadese Susan Musgrave è un libro forte che, come mi ha consigliato il suo bravo traduttore, va letto in modo emozionale. Perchè sfugge alle facili schematizzazioni e al moralismo. E’ un libro che non si digerisce facilmente perchè urta la sensibilità: l’autrice e la sua storia personale si pongono a conferma della veridicità del romanzo impedendoci di giudicarlo come semplice parto di una iperbolica fantasia (e d’altra parte Questa storia è vera recita la prima pagina)
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Dicembre 09, 2005
NO TAV
[Dal sito www.notav.it pubblichiamo questi allegri versi composti in occasione dell'intervento delle forze dell'ordine a Venaus il 6 dicembre scorso. Sulla stesso sito un'ampia documentazione tecnica sulle ragioni della lotta contro la TAV in Val Susa, gli appelli contro la TAV e il Ponte sullo Stretto, e l'inequivocabile prova della presenza degli anarco-insurrezionalisti all'intrno delle manifestazioni di questi giorni]
6 DICEMBRE
Cellerin che vien di notte
viene a darti tante botte,
vuoi sul naso, o sulla schiena,
l’importante è che ti mena.
Gli occhi fuori dalla testa,
corre, urla, picchia e pesta.
Sono in mille contro cento,
son davvero un gran portento.
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Stephen King, Colorado Kid
di Wu Ming 1 (*)

"...Mi disse: 'Tu torni su quella vecchia storia come un bambino che ha perso un dente torna con la punta della lingua dove è rimasto il buco'. E io pensai tra me, sì, proprio così, l'hai detta giusta. E' come un buco che non posso smettere di rovistare e tormentare, per il bisogno impellente di arrivare fino in fondo."
Con questa frase, Stephen King parla al cervello e al cuore di noi post-Piazza Fontana, post-Strategia della tensione, post-Uno Bianca, post-catena di comando a Bolzaneto.
Non sempre, nella "vita reale", i misteri trovano una soluzione. Sovente lasciano un "buco" tra i denti, ci finiscono dentro pezzetti di cibo, c'è rischio si formi un ascesso. Noi siamo condannati a tormentarlo, quel buco, a saggiarne i bordi con la punta della lingua, constatarne il gonfiore.
Colorado Kid si presenta come "il primo mystery nella produzione di Stephen King". Bello scherzo, brillante gioco di parole (di parola): confondere le aspettative giocando con l'uso metonimico di un termine, per poi tornare bruscamente al significato letterale.
E' chiaro che, quando si qualifica un'opera come "del mistero" ("mystery books", "mystery fiction"...), s'intende "della soluzione del mistero". Quel che conta è che il mistero sia risolto e spiegato. Non a caso, in inglese il sotto-genere più classico è chiamato "whodunit", "chi-l'ha-fatto".
Permalink: postato alle 02:11 AM
Dicembre 07, 2005
"Nessuno faccia vibrare fatuamente le corde della lira..."
dei Lavoratori Autorganizzati della Scala
[In occasione della consegna dell'Ambrogino d'oro da noi rifiutato abbiamo distribuito - all'interno di un'elegante cartellina rossa con impresso sopra in giallo il seguente verso di Garcia Lorca "... in questo momento drammatico per il mondo, l'artista deve piangere e ridere insieme al suo popolo. Bisogna lasciare il mazzo di fiordalisi e immergersi nella melma fino alla vita per aiutare quelli che cercano i fiordalisi" - un documento sugli intellettuali che inviamo e diffondiamo]
Viviamo in un paese socialmente e culturalmente devastato in cui i lavoratori sono sempre più poveri e privi di diritti, e 7 milioni dei quali – giovani, donne, migranti, di ogni categoria e professione – vivono di impieghi temporanei, flessibili e provvisori a salari bassissimi. Un paese dove la precarietà è la condizione di vita e di lavoro più diffusa. Dove la legge Bossi-Fini istituzionalizza i campi di concentramento per gli immigrati. Dove la guerra è giusta e la continua menzogna e ogni tipo di macelleria sociale la fanno da padroni.
Permalink: postato alle 08:30 PM
Nudo e crudo
di Beppe Sebaste
[Una versione abbreviata di questo articolo è apparsa su L'Unità del 14 novembre 2005.]

A volte, nonostante tutto, la televisione ci mostra immagini così vere e crude da rendere le parole dei giornali quasi vacue, come se il loro compito fosse quello di addomesticare le notizie e non, invece, offrirle nella loro imbarazzante verità. Non è solo il caso dei cadaveri liquefatti dal fosforo americano a Falluja, Iraq. Accade anche a Roma, da qualche parte in fondo alla via Tiburtina, dove al telegiornale di venerdì sera, su Rai Tre, ho assistito all’esecuzione di uno sfratto (con tanto di fabbro, polizia e altri tecnici) di una donna anziana e sola, inerme e in precarie condizioni di salute.
Permalink: postato alle 03:18 AM
Dicembre 05, 2005
Romanzo popolare e fascismo
di Girolamo de Michele
«Più fascista di Pierangelo Buttafuoco e le sue uova del drago, più contro-fattuale di Philiph Dick, più complottardo dell'ultimo Philiph Roth, più fantapolitico dei Babette (factory) con l'ennesimo omicidio Berlusconi, più collettivo dei Wu Ming, già Luther Blisset (L. Mastrantonio, Il Riformista, 19.11.05)». È il caso letterario del momento, il «Grande Romanzo d'Avventura» Lo zar non è morto, e qualcuno ci si butta in scivolata, a piedi uniti, come il rozzo stopper inspiegabilmente arrivato in serie A sul talentuoso centravanti avversario, con l'aria di voler regolare vecchi conti. La scrittura collettiva? Fascista e futurista, e per di più datata: «Altro che Luther Blissett e Wu Ming, altro che Babette Factory e la loro Italia del 2005 d.C., altro che Romanzo totale di Kai Zen o progetto Apparatchik, altro che collettivi narrativi e cooperazioni letterarie varie. Cari Raimo & Lagioia, carissimi Genna e indiani telematici, ci spiace: siete vecchi, vecchissimi. Pensavate di aver inventato il romanzo collettivo? Pensavate di aver (ri)scoperto la fantapolitica all’italiana? E invece siete stati superati, da destra, ottant’anni fa, nientemeno che da un gruppo di fascisti, anzi dal Gruppo: il Gruppo dei Dieci (L. Mascheroni, Il Giornale, 19.11.05)».
Permalink: postato alle 08:47 PM
Dicembre 03, 2005
Sul CANTICO DEL DOPOGUERRA NEI BALCANI di Babsi Jones in Nuovi Argomenti
di Giuseppe Genna
Tra i molti interventi (interventi d'arte?, interventi civili?, interventi incivili?) apparsi sul nuovo numero di Nuovi Argomenti, il 32, dedicato all'"Io so" di Pasolini in piena celebrazione della salma irrisolta di Colui Che Sapeva (in Rete ha quasi fastidiosamente debordato), scelgo di riportare sulle pagine di Carmilla il Cantico del dopoguerra nei Balcani scritto da Babsi Jones, perché vorrei ragionarci intorno. A coloro che, dei miei ragionamenti, poco o niente sanno farsi, l'invito è a scendere laddove il testo di Babsi Jones ha inizio.
La guerra nei Balcani è un enorme, colossale, indecente rimosso di un decennio - i Novanta - che di per sé si è eretto sulla rimozione e sulla dissociazione collettiva, qui in Italia, perlomeno fino al manifestarsi dei Movimenti e alla complessa, dinamica storia che ne è derivata. Già in quanto traccia mnestica, dunque, il Cantico di Babsi Jones avrebbe un rilievo speciale, cioè mnemonico, contro cui fare strusciare le fronti lisce di molti italiani, persino di coloro che allora votarono e stanno per accingersi a votare a sinistra. Non è tuttavia di un simile rilievo che qui desidero parlare. Desidero qui parlare di lingua, pietà, consapevolezza e inconsapevolezza, e dello sguardo dello scrittore: il che costituisce l'eredità di quell'articolo scritto da Pasolini sul Corriere della Sera, il prestigioso quotidiano di via Solferino.
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Dicembre 02, 2005
CRONACHE DI BASSAVILLA 40
di Danilo Arona
[Tutte le Cronache di Bassavilla]
LOST IN THE DARKSIDE
Ci sono delle leggende delle nostre parti che sostengono che uno spettro conosciuto come “la ragazza del fiume” frequenti una certa zona sulle rive del fiume Tanaro nel quartiere Orti di Bassavilla. Per i più si tratta della solita leggenda urbana. Solo per pochissimi c'è qualcosa di vero o, se non altro, di creduto tale da presunti testimoni.
A quel che si sente dire in giro, la “ragazza” è una figura spettrale che qualcuno sostiene di avere visto passeggiare nel parco sul lungofiume in abiti d'altri tempi. C'è chi, addirittura, l'avrebbe vista seduta su una panchina intenta a leggere un libro. Esistono varie “testimonianze”, o forse diverse versioni di una leggenda, che con il tempo crescono di particolari e si abbelliscono. Tra le tante che hanno in qualche modo raggiunto la carta stampata, eccone una risalente ai primi anni Sessanta, pubblicata dal “Corriere di Bassavilla” e inclusa in seguito nell'Archivio degli Studi Antropologici della Società del Folklore Piemontese (Torino, 1970).
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Dicembre 01, 2005
Butô: l'underground del Sole che danza
di Matteo Boscarol
Yokohama - Figlio naturale del grande Kazuo Ohno ed artistico di Tatsumi Hijikata, Yoshito Ohno e` forse oggi l`unico testimone che vide ed esperi` in prima persona la nascita in Giappone della "danza delle tenebre" , l`ankoku butô, poi semplicemente butô. Nacque dall`incontro del talentuoso Kazuo Ohno e del ribelle del corpo Tatsumi Hijikata nel Giappone degli anni `60, periodo di movimenti, proteste e, artisticamente parlando, molto fertile (nuovo cinema, letteratura che rompe col passato, etc.). Proprio ora si e` arrivati ad un punto di svolta per il butô, visto che dopo la prematura scomparsa di Hijikata nel 1986 ormai anche Kazuo Ohno, quasi novantanovenne, sembra essersi ritirato dalle scene. Sara` interessante vedere come i nuovi danzatori, ormai provenienti da tutto il mondo, sapranno continuare il percorso iniziato dai due, integrandolo con necessita` di una societa`inevitabilmente cambiata. Abbiamo chiesto questo ed altro a Yoshito Ohno, in questo periodo in Italia ai DAMS, che abbiamo incontrato nella sua casa, situata sulle incantevoli nei sobborghi di Yokohama.
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