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Ottobre 31, 2005

Gordiano Lupi e altri, CATTIVE STORIE DI PROVINCIA

di Daniela Bandini

Gordiano Lupi, Franco Micheletti, Sacha Naspini, Yuri Leoncini, Irene Di Natale, Maria Mazzei, Cattive storie di provincia, ill. di Elena Migliorini, Edizioni Il Foglio, 2005, pp. 134, € 10,00

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I sei autori di questa splendida antologia sono riusciti a compiere un piccolo miracolo “di provincia”. Leggi e addosso ti si appiccica un odore inconfondibile di salsedine e di mare, di pineta e di orizzonti che si contendono il blu: le ciminiere di Piombino e tutto ciò che rappresentano, e il mare che si fonde con il cielo, con tutto ciò che rappresenta. Sei racconti di esclusiva ambientazione locale, sei autori seriamente impegnati nella decifrazione del dramma collettivo del delitto e della verità. Una verità più spesso chiamata in causa come interpretazione che come dogma.

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Ottobre 30, 2005

PLAYMAKER - Sesta puntata

di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati

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8.

”...in balia di se stessi e delle proprie paure". Cosa avrà voluto intendere? si chiedeva Walter mentre Lucia, la moglie di Enrico, portava in tavola l’insalata con i pomodori.
“Ti vedo pensieroso, Walter. Tutto OK?”
“Sì...sì certo. Sai, oggi ho conosciuto un tizio, un certo Soldani.”
“Il professor Soldani? Fu mio insegnante per un anno alle medie.”
“Lo conosci quindi, che tipo è?”
“Un bravo professore, in gamba. Mi è sempre sembrato una persona seria, a posto. Perché?”
“No, chiedevo così. Abbiamo parlato molto...delle ultime cose insomma.”

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Cronache di Bassavilla 37

DARK WATER

di Danilo Arona

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Nel corso delle mie annose indagini su quell'altra dimensione in cui tanti qui a Bassavilla affermano di credere ho spesso verificato che i cosiddetti fantasmi amano infestare con la loro “presenza” i luoghi più impensabili. Non solo quindi i classici castelli gotici di cui questa provincia e il Piemonte tutto abbondano, ma pure eleganti palazzi di recente costruzione, le automobili nelle quali c'infiliamo ogni mattina, certe strade di campagna a notte fonda e persino alcuni insospettabili negozi o locali pubblici, tipo bar in pieno centro, le cui soglie varchiamo con assoluta e inconsapevole tranquillità.

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Ottobre 29, 2005

Come è esploso il Cia-gate: il Governo Ombra alla Casa Bianca

di Ritt Goldstein
[pubblicato il 13 ottobre 2003 su The Sindey Morning Herald e ripreso dal Manifesto tre giorni dopo]

cheneyciagate.jpgDouglas Feith [di cui Carmilla si era occupata qui], Richard Perle [vd. ancora qui], Paul Wolfowitz [ce ne siamo occupati à go go], Donald Rumsfeld [su Carmilla rasentiamo l'enciclopedia, a suo proposito], il vicepresidente Dick Cheney [nella foto a destra; su Carmilla, vedi questi contributi] e poi chi altro? Una rete extragovernativa sembra cingere la Casa Bianca e orientarne le azioni, un vero governo-ombra che fa e disfa la politica americana. In segreto, in nome della "sicurezza nazionale", passando sopra anche al Pentagono. E a Bush.

Mentre l'Fbi indaga sul presunto coinvolgimento della Casa Bianca nella fuga di notizie sul nome di un'agente della Cia, lasciato trapelare sembra a scopo di vendetta politica, si delinea sempre più chiaramente l'allarmante connessione fra questa ed altre accuse. Sono emerse informazioni sull'esistenza di una politica-ombra in totale contrasto con la politica Usa proclamata ufficialmente. Se Lewis Libby, capo di gabinetto del vicepresidente Cheney, è il maggiore indiziato per la fuga illecita del nome, Cheney stesso è sospettato di essere al centro di altre discutibili condotte politiche [i risultati dell'indagine FBI e dello scoop di Repubblica stanno emergendo in queste ore: vedi qui. gg].

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Ottobre 28, 2005

LA TESTA

Piccolo requiem per l'Occidente sbagliato
di Giuseppe Genna

Questa è una guerra.
Piccola, interiore.
witkintesta.jpgL’edificio è svuotato, è corroso, è abbattuto. La necrosi avanza. Schieramenti di folle disumane senza colore assaltano, distruggono. Si mangiano tra loro. Boati immensi, smottamenti. Sono come bacilli impazziti, si vedono gruppi, colonie intere dissociarsi e riunirsi, esodi impensabili, folle che puntano al nervo che pulsa. Vogliono nutrirsi della vita altrui.
E’ guerra e pestilenza e sta accadendo ora, qui. Come miriadi, come eserciti impazziti, falangi danno l’assalto al palazzo bianco, lo devastano, lo riducono a polvere morta e nera. L’edificio immenso è cariato. Sta per crollare.
Il dolore è altissimo.

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Ottobre 26, 2005

Clerici: TENNIS

di Gianni Clerici
tennis.jpg[Pubblico un articolo che non è un articolo, ma un racconto. E' stato editato su 'la Repubblica' il 15 maggio 2005, ma è indistinguibile dalla stupefacente prosa anamnestica di cui Clerici ha dato prova, per esempio, in Terra rossa, edito da Fazi. Chi non avesse letto nessun libro di Clerici è invitato caldamente a fare la prova. gg]

Il corridoio che collega gli spogliatoi al Campo delle Statue, il Centrale del Foro Italico, è lunghissimo. Lo percorrevo per la prima volta, nel 1950, l'anno che vedeva la ripresa del torneo, nel dopoguerra, dopo una sosta imposta all'Italia dai suoi ex-nemici anglosassoni. Fianco a me camminava un piccolo australiano che mi pareva vecchissimo, con i suoi trentasei anni. Uno che aveva vinto l'ultima edizione di Davis nel 1939, Adrian Quist. Camminavamo senza parlarci. Non sapevo l'inglese, durante la guerra quella lingua era stata proibita nelle nostre scuole, e sostituita con il tedesco. Ero senza fiato, scorgevo una fonte vivissima di luce alla fine del tunnel, e finalmente vi arrivai. Sul campo, che poteva ospitare quattromila persone, c'erano più statue che spettatori. Le guardai una ad una, quasi potessero aiutarmi: il pescatore col falco, l'arciere, il vogatore, il tennista con racchetta...

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Ottobre 25, 2005

GLAMOUR

Soggetto per una fiction generalista di massa appositamente brutta, sul mondo dello spettacolo e sulla vita di tutti quelli che vogliono fare quella vita lì
di Giuseppe Genna

1. Premessa
glamour1.jpgChe cos’è oggi, nel 2004, l’equivalente dello sbalorditivo successo degli yuppies di Via Montenapoleone, immortalati negli anni Ottanta dai fratelli Vanzina, con un successo di pubblico e di costume impressionante? Che cosa, in pratica, sognano oggi gli italiani? Se allora la vincita alla lotteria della vita era il successo finanziario, oggi qual è il miraggio comune a milioni di italiani?
Dopo la stagione dello yuppismo e l’esplosione dei mercati finanziari, dopo il periodo di involuzione sotto Tangentopoli e, infine, dopo il crollo della New Economy, la società italiana al Nord vive al giorno d’oggi una fase di profonda rielaborazione dei propri sogni e della propria situazione economica. E’ una fase apparentemente schizofrenica: da un lato, le fusioni tra grandi gruppi, i licenziamenti di massa, la crisi di marchi industriali storici e la rivoluzione del mondo del lavoro sotto il segno della flessibilità espongono gli italiani a una sensazione di ansia diffusa, di depressione economica; d’altro canto, questo è un popolo che non ha mai smesso di sognare e, anche in situazioni di estrema difficoltà, continua a farlo – e, oggi, sogna la televisione.

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Prolegomeni a LA POSSIBILITA' DI UN'ISOLA di Houellebecq / 1

houellebecqisola.jpgdi Giuseppe Genna

Inizio con una serie di riflessioni che non ambiscono ad alcun rigore. In seguito, vorrei accostare materiali a stralci del testo di Houellebecq: essenzialmente, stralci del Gordon Pym di Poe e di Petrolio di Pasolini.
houellebecq_a.jpgInizio, dunque, dalla fine.

E' impossibile comprendere la grandezza di La possibilità di un'isola senza fare l'esperienza delle ultime cinquanta pagine del libro. La terza parte, ovvero il Commento finale - Epilogo, costituiscono una rottura, una discontinuità non solo rispetto al corpus che le precede, ma rispetto a tutta la letteratura contemporanea. Queste cinquanta pagine creano un cortocircuito totale con qualcosa che, apparentemente, non è testuale, eppure lo è - cioè, il titolo.

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Ottobre 23, 2005

La pizza oltre la Manica

di Alberto Prunetti

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Dalla padella alla brace: alla pubblicazione "artigianale" delle prime copie di Teglie di rabbia, nel settembre 2000, seguì la mia partenza per l'Inghilterra, dove ho soggiornato per quasi un anno e mezzo, lavorando in svariate cucine. Non ho voglia di tediarvi troppo con il racconto delle mie vicissitudini culinarie nella terra degli Angloni e dei Sassoni. Vi dirò in breve che il tratto paradossale del mio servaggio nelle cucine non si è certo affievolito: a Bristol cercavo lavoro nelle pizzerie italiane e a momenti venivo arruolato nella malavita locale; nel Dorset ho lavorato come pizzaiolo in una pizzeria di finti italiani: turchi che utilizzavano il loro aspetto mediterraneo per vendere pizze a un prezzo più alto.

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Ottobre 22, 2005

Terrorismi

di Gaspare De Caro e Roberto De Caro

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Ci scusiamo con la redazione di Hortus Musicus se, nell'anticipare l'intervento di Roberto De Caro Razzismo e legalitarismo, destinato al n. 24 della rivista (a giorni in libreria), lo abbiamo presentato come editoriale, mentre figurerà nella rubrica della posta. Per riscattarci proponiamo l'editiriale vero di una pubblicazione che merita, più di ogni altra, di essere sostenuta. (V.E.)

Viviamo in un mondo che si sta spostando verso l’inferno il più velocemente possibile.
(Terrence Malick, La sottile linea rossa)

E al dio degli inglesi non credere mai
Sono tempi assassini. Il 7 luglio scorso 56 persone perdono la vita a Londra in quattro orrendi attentati dinamitardi. La risposta di Downing Street è la stretta repressiva, come nei giorni dell’Ira, come se quell’esperienza non avesse insegnato nulla.

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Ottobre 21, 2005

Uno sguardo nero e critico. Parla James Sallis

Intervista a cura di Giulia Gadaleta e Paola Ghinelli, realizzata a Mantova il 18 settembre 2005

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Tutti i romanzi di James Sallis sono pubblicati in Italia dalle edizioni Giano. L'ultimo è Il calabrone nero, 2005, pp. 204, € 15,00.

Nei suoi romanzi la solitudine dell’individuo è centrale, potremmo chiamarli Noir esistenziali?

Una delle caratteristiche dei romanzi polizieschi è quella di essere imperniati su un individuo solo, staccato dalla società, con il proprio credo le proprie regole che costruisce nel corso della vita, il che è esattamente il ruolo del detective nelle storie di crimine.

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Pansa, Mentana e la rappresentazione berlusconiana dell'Emilia

di Giuseppe Caliceti

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C'è questo nuovo libro di Ganpaolo Pansa che si intitola Sconosciuto 1945. Continua a stupirsi di cosa accade in un dopoguerra. Ne ha parlato recentemente anche in tv in studio da Mentana. Parlando dell'Emilia di ieri e di oggi. Pansa. Mentana. Alcune sere fa parlavano di comunisti e fascisti sopravvissuti. Di come in Emilia ci sia stata questa affluenza record alle primarie. L’Emilia è stata descritta terra conservatrice, conformista, quasi bolscevica, ammaliata dal mito sovietico, nostalgica di Stalin. Diciamo la verità: non se ne può più di questo brodo riscaldato.

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Ottobre 20, 2005

Cronache di Bassavilla 36

FEARDOT.COM

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di Danilo Arona

Un'altra mail datata 26 settembre 2005 mi pone un problema serio a proposito del caso di P.M., una ragazza di ventidue anni forse narcolettica che morì nel proprio letto a Bassavilla nelle prime ore del 29 dicembre 1999. La ricordate? Morì alla stessa ora in cui Melissa veniva travolta sulla Bologna-Padova e urlò come se lei stessa, in quel momento sconvolgente, si fosse trovata là, allo svincolo di San Pelagio, e proprio nei panni di Melissa. Gridò: “Ci sono luci e macchine, ma di chi è questo giubbetto, mamma svegliami non c'è più tempo!”. Poi si contorse e balzò in aria come se il letto l'avesse presa a calci. Saltò in alto per almeno un metro e ricadde morta. L'autopsia stabilì che la poverina presentava un rovinoso quadro di lesioni interne del tutto compatibili con l'ipotesi di un decesso per investimento da automobile. Una follia, dato che era trapassata nel suo letto. Una follia, a dir poco, imbarazzante.

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Ottobre 19, 2005

Razzismo e legalitarismo

di Roberto De Caro

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Per gentile concessione del direttore, anticipiamo l'editoriale di Hortus Musicus n. 24 (ottobre-dicembre 2005), tra pochi giorni in libreria. Invitiamo fortemente a sostenere questa rivista politico-culturale, probabilmente la più anticonformista esistente in Italia, oggi alle prese con le difficoltà derivate dalle sue coraggiose scelte di campo. (V.E.)

Caro Roberto,
nell’ultimo numero di “Hortus Musicus”, pag. 75/76, leggo un attacco a Cofferati. Ne dissento per la sostanza e per la forma. Questa mi pare appartenere alla tradizione dei polemisti reazionari della scuola di Joseph de Maistre ed epigoni. Quanto alla sostanza, non la condivido in nulla; sono stato fin dall’inizio e sono tuttora convinto sostenitore di Sergio Cofferati, col quale mi dichiaro solidale. Così come lo sono con la direttrice della Biblioteca italiana delle donne.

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Un omaggio a Riccardo Bonavita

di Mauro Simoni

Pubblichiamo volentieri un ricordo di Riccardo Bonavita che ci ha fatto pervenire un suo amico, Mauro Simoni. Lo facciamo seguire da una nota apparsa su Indymedia e scritta da un nostro redattore, Wainer Marchesini.

Dopo tante testimonianze (nessuno lo dubitava nemmeno prima) il ritratto di Riccardo è quello che ognuno di noi conosceva ed amava.
Uno schiacciasassi della cultura con l'entusiasmo di un ragazzino.
A spiazzarlo poteva essere il caso, più che disinteresse per partito preso.
Era un caso che si interessasse più di Olocausto che dei Padri Fondatori e certe volte, il dubbio era che non fosse così assodato trovare qualcosa che gli fosse totalmente estraneo.

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Ottobre 18, 2005

Un conciliabolo di spettri 2/2

Sguardo sull'Occidente a dieci anni dalla scomparsa di E. M. Cioran

di Jedel Andreetto

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L’anemia della civiltà. (Il sole tramonta a ovest)

Chi appartiene organicamente a una civiltà non può identificare la natura del male che la mina. La sua diagnosi non conta gran che; il suo giudizio che ha su di essa lo concerne; se le usa dei riguardi è per egoismo. (La tentazione di esistere)

I paesi occidentali abbagliati dai propri successi non tardarono ad assegnare un valore teleologico e un senso alla storia, esaltandola. Essa apparteneva loro, se ne fecero gli agenti, e per questo doveva seguire il sentiero della razionalità. Venne, di volta in volta, messa sotto l’egida della Provvidenza, della Ragione e del Progresso. Ora in vista del loro tramonto, prevedendo l’assenza che li attende cominciano ad acquisire quel senso che era sempre venuto loro meno: la fatalità.

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Ottobre 17, 2005

IL COCCIGE DA VINCI - Sedicesima puntata

di Riccardo Valla

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Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre, Sommelier, è stato ucciso. Dopo una notte di ricerche, tutti i protagonisti sono tornati al museo. Madame Madeleine Pâtissière rivela di essere la madre di Valjean; il padre era l’ucciso.


— Ah, è così! — esclamò un’altra voce, dal fondo della sala. — Chi si credono di essere questi autori? So fare di meglio io!
— Perché, c’è qualcosa che non la convince? — chiese Tonnorosa. — E, di grazia, che cosa la autorizza a parlare? è un autore? un critico? ha la tessera da giornalista?
— Mi autorizzano questi. — Mostrò i pugni. — Bisognerebbe darvi quattro schiaffi, e ben dati! Non fate i furbi con me! — L’uomo cominciò ad avvicinarsi minacciosamente.
— Se vuole suggerire, si accomodi... — ironizzò il vescovo.

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Ottobre 13, 2005

Sciopero!

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Anche Carmilla aderisce allo sciopero del 14 ottobre contro i tagli ai finanziamenti della cultura previsti dalla legge finanziaria. Il sito non verrà aggiornato fino a lunedì 17 ottobre.
Di seguito riportiamo il comunicato degli amici di Nazione Indiana, promotori dell'allargamento dell'azione di protesta al Web.

UN’AZIONE DI NAZIONE INDIANA PER LO SCIOPERO DEL 14 OTTOBRE

Oggi cinema, set cinematografici, allestimenti e prove teatrali, musei e gallerie d’arte resteranno chiusi in tutta Italia per protestare contro il taglio del 40% previsto dalla finanziaria 2006. I luoghi canonici del “fare cultura”, insieme a quelli più recenti e irregolari principalmente diffusi in rete, hanno deciso di fermarsi per un’intera giornata e, in questo modo, hanno scelto di evidenziare lo stato di mortificazione della cultura in Italia.

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PLAYMAKER - Quinta puntata

di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati

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Sospetti e vecchi ricordi

1.
Nel centro di Verbania, in un ufficio della Procura della Repubblica, stavano seduti l’uno dinanzi all’altro due uomini divisi da una scrivania. Uno in completo grigio, stempiato e con baffi, l’altro in completo scuro con capelli corti color castano chiaro.
“Pensa che potenziando il numero di unità nella zona le cose potrebbero migliorare? Posso avanzare una richiesta, se lo ritiene necessario” disse l’uomo con i capelli castani.
“Non credo sia un problema di mezzi” disse l’uomo stempiato “e non credo nemmeno che possa essere utile spezzettare le indagini tanti tronconi.”
“Ma lei ha parlato di casi tra i quali non si intravede un seppur vago filo conduttore…”

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Ottobre 12, 2005

Un conciliabolo di spettri 1/2

Sguardo sull'Occidente a dieci anni dalla scomparsa di E. M. Cioran

di Jedel Andreetto

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Le mie preferenze: l’età delle Caverne e il secolo dei Lumi. Però non dimentico che le grotte sono andate a sfociare nella Storia, e i salotti nella Ghigliottina. (Il funesto demiurgo)

Sono passati dieci anni esatti dalla scomparsa di Emile Michel Cioran, Il pensatore privato amico di Beckett, Eliade, Ceronetti, Savater, Ionescu... Rumeno di nascita, parigino per languore e apolide per scelta, dalle finestre della sua mansarda di rue de l'Odéon non ha mai smesso di osservare il mondo con sguardo beffardo e tormentato. Personaggio scomodo, più volte accusato dalla sinistra di essere un mediocre reazionario, più volte preso dalla destra come improbabile modello intellettuale.

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Ottobre 11, 2005

Cronache di Bassavilla 35

IL GRANDE FREDDO

di Danilo Arona

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Succede.
Succede che, rovistando fra vecchie carte alla ricerca di qualche prezioso appunto, ti capiti fra le mani un vecchio fogliettino vergato con una calligrafia che sembra la tua e che invece non lo è più. Gli getti un'occhiata e leggi una parola accompagnata da una data sinistra e precisa: “classifica del 29 gennaio 1976”. Allora si apre per qualche istante una porta fra due dimensioni temporali e ti ricordi, di botto e con precisione, situazioni, eventi e personaggi che giacevano sepolti a qualche chilometro più in basso, nel famoso inconscio.

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Ottobre 08, 2005

Ancora su GLI DEI CHE STAVAMO PER ESSERE, di Valerio Romitelli

di Daniela Bandini

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[Di questo romanzo di eravamo già occupati, con una recensione di Chiara Cretella. Ora proponiamo una seconda recensione, di Daniela Bandini. Inutile dire che riteniamo il libro importante.] (V.E.)

Una precisazione, subito. Questo libro è, come ben precisa lo stesso autore, basato su documenti d’epoca e fatti realmente accaduti per l’80%, confutabili per il 7% e per il 13% pura invenzione.
Questo prezioso e coinvolgente lavoro di Romitelli ci porta, attraverso il tono suadente dell’autobiografia, a ripercorrere e forse scoprire i fatti che accaddero nella Bologna del fine Settecento, quando giunse l’armata di Bonaparte. Il nostro eroe, erede di una delle famiglie più in vista di Bologna, Gioseffo Gioannetti, comincia le sue pagine da “questa tetra stanza, senza finestre, pervasa da un’umidità invincibile”, teatro della durissima prigionia del carcere di San Leo, dall'aprile 1800.

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Ottobre 07, 2005

Guglielmo Pispisa: CITTA' PERFETTA

di Jadel Andreetto

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Guglielmo Pispisa, Città perfetta, Einaudi Stile Libero, pp. 388, € 15,50.

Darryl Domino era il cantante dei Rasberry of God, gruppo australiano, seminale, visionario, anticipatore quanto sconosciuto. Un vero culto. Darryl Domino è anche la prima rock star profeta del pianeta a impazzare per i media senza controllo, e senza diritto d’autore. Già perché questa sorta di David Bowie/mahatma Gandhi/Gene Scott/Carmelo Bene in acido non esiste o meglio non esiste in questo piano di realtà. Le sue cellule non sono altro che una sequela di 0 e di 1, perché Darryl Domino è virtuale. È il sogno proibito di ogni mastodonte della musica e dell’intrattenimento: la star perfetta senza spese.

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Ottobre 06, 2005

Sdoganare anche le "Bagatelle"?

di Valerio Evangelisti (e, involontariamente. di L.F. Céline)

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Mi capita sempre più spesso di imbattermi in proteste per l'emarginazione cui la sinistra, ritenuta egemone in campo culturale, avrebbe condannato il pamphlet di Louis-Ferdinand Céline Bagatelle per un massacro (1937). Ci si riferisce in particolare al fatto che l'edizione Guanda del 1981 fosse esclusa dal commercio e limitata alle biblioteche - in sintonia con la messa al bando del volume in tutta Europa.
E' recente una protesta di Franco Cardini, nell'ambito di una intervista a La Repubblica, contro questa "ingiusta" esclusione. Altre, meno autorevoli, sono seguite.

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Lansdale: Il mondo? Assurdo come il mio Texas

di Beppe Sebaste
(da L'Unità, 7 settembre 2005)

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Joe R. Lansdale è ormai anche in Italia un autore di culto, e il pubblico che ha affollato una piccola libreria del centro di Roma lo ha mostrato. Niccolò Ammaniti ha detto una volta che i libri di Lansdale sarebbero un buon motivo per imparare a leggere, e per molti, sottoscritto compreso, un suo nuovo libro è sempre una festa.
Il mix di fantasia sfrenata e di descrizione impietosa della realtà, nei suoi aspetti di crudeltà, violenza e assurdo, si impasta con un umorismo disincantato e beatificante.

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Ottobre 05, 2005

Riccardo Bonavita e il precariato intellettuale

di Alberto Prunetti

[Il presente intervento di Alberto Prunetti, che prende spunto dalla morte del nostro collaboratore Riccardo Bonavita, è originariamente apparso su una mailing list di traduttori. Come preannunciato, ogni articolo dedicato a Riccardo esce senza illustrazioni..] (V.E,)

In questi giorni è rimbalzata in rete la notizia del suicidio di Riccardo Bonavita, un collaboratore della rivista elettronica Carmilla. Non lo conoscevo, ma ho letto che il precariato intellettuale lo stava minando. Lavorava a una storia della letteratura per non so quale editore (Il Mulino, n.d.r.), e sembra che questo progetto lo avesse prosciugato. Ho deciso di inserire la notizia della morte di Riccardo Bonavita in questa mailing list dedicata ai problemi della traduzione, perché ci riguarda tutti. I curatori e i traduttori, che poi sono degli autori sfortunati, conoscono il precariato da sempre. La precarietà del lavoro intellettuale, di ogni lavoro, sta aggredendo le nostre esistenze.

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Ottobre 04, 2005

PLAYMAKER - Quarta puntata

di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati

9.
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Era di nuovo venerdì, l’ultimo delle sue vacanze e con tanta polizia in giro per Santa Clara come non se ne era mai vista. Toccò a lui questa volta, come già successo a tanti altri del luogo, essere fermato da una pattuglia per accertamenti. Dei due gli parlò quello più anziano.
“Lei vive a Novara. Come mai da queste parti?” disse con tono non proprio amichevole.
“Vacanze. Ho una seconda casa qua vicino.”
“Capisco. Quanto intende fermarsi ancora?”
“Riparto lunedì.”
“Bene. Attenda in auto, per favore.”
Poco dopo il poliziotto gli restituì i documenti.
“Tutto a posto. Buona serata” disse molto più gentilmente di prima.

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Ottobre 03, 2005

George S. Schuyler: MAI PIU' NERO

di Valerio Evangelisti

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George S. Schuyler, Mai più nero, postfazione di M.G. Fabi, ed. Voland, 2005, pp. 194.

Agli inizi degli anni Sessanta, il giornalista texano John Howard Griffin acquistò fama internazionale con un libro intitolato Nero come me. Vi si narrava di un esperimento a cui lo stesso Griffin si era sottoposto. Con una serie di iniezioni dall’esito irreversibile aveva scurito la propria pelle; poi, ormai divenuto un nero, aveva percorso il Sud degli Stati Uniti registrando quanto poteva capitare da quelle parti a un uomo di colore.

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Cronache di Bassavilla 34

LA FACCIA NELLO SPECCHIO

di Danilo Arona

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Bassavilla, la sera del 26 novembre 2004. Le mamme di Sara e Miriam- undici anni, compagne di scuola – decidono di uscire per un film: spettacolo delle venti, come si conviene se non si vuol rincasare a ora tarda. I mariti, amiconi per la pelle sin dall'adolescenza, si trovano in montagna per un week-end tutto sport e salute: almeno così hanno dichiarato. Sara e Miriam resteranno da sole a casa per un paio d'ore o qualcosa di più, giusto per una pizza dopo il film. La mamma di Sara si chiama Susanna, l'altra Patrizia.

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Ottobre 02, 2005

Teglie di rabbia 3/3

di Alberto Prunetti

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In questo senso io passavo come un poco di buono, e tutti i discorsi che venivano fatti sui ladri finivano sempre con un’occhiata della proprietaria nei miei riguardi. Quello che mi fa veramente incazzare è che lei parlava sempre male di ladri, zingari, albanesi, e poi aveva preso l’abitudine di fare la cresta sulla liquidazione quando i dipendenti se ne andavano: diceva che aveva perso la busta paga e rifaceva i calcoli a occhiometro, trattenendosi una buona milionata da sputtanare in riviste gastronaziste.

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