Giugno 30, 2005
IL COCCIGE DA VINCI - Nona puntata
di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre è stato ucciso. La nipote Sophie e lo studioso Londong si recano dall’esperto di religioni Teadrinker a chiedere informazioni.
–Lascia almeno che mi infili una giacca. Non ricevo gli amici in maniche di camicia, mi caccerebbero dal mio club.–
Un minuto più tardi, la porta si aprì per lasciar vedere la faccia tonda e la giacca da camera di Teadrinker, che sorrideva deliziato.
–Robert, non ti aspettavo fino a domani. A che devo questa visita così, ehm, prematura?–
–La signorina è convinta che mi vogliano arrestare per l’uccisione di suo zio, il Conservatore del Louvre; veniamo a chiederti un consulto.–
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Technology Review: il futuro è condivisione
di Bernardo Parrella
“Come il movimento del software libero ha costruito un’economia basata su tale software, la gente del Brasile, e di altre parti del mondo, va costruendo un’economia basata sulla cultura libera, in concorrenza con la cultura proprietaria attualmente dominante, e se forse riuscirà a sostituirla, senza dubbio saprà modificarla”. Con questa nota ottimista Lawrence Lessig chiude un articolo chiaro e puntuale (come e più del solito) che fa da perno alla cover story di giugno di Technology Review, il noto mensile curato e diffuso dal MIT di Boston.
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Una nuova rivista SF
“Quaderni d’Altri Tempi ri-parla di fantascienza, un fenomeno d’altri tempi, sia il genere letterario che i suoi appassionati fan e/o studiosi, e per questo motivo una rivista in/attuale, perché quando si parla di sf, si parla di letteratura (e poi di fumetto, cinema e telefilm) che racconta d’altri tempi. Quindi, parliamo di libri, cinema, fumetti e altro, ma a partire dal loro paesaggio naturale, ovvero artificiale: le merci intelligenti, i non luoghi, l’ibridazione dei corpi. Scorribande tra il presente e la science fiction (la memoria narrata), un viaggio possibile se utilizziamo, metaforicamente, un’invenzione del genere: la macchina del tempo”.
In piena aderenza a questa dichiarazione di intenti, è on-line una nuova rivista di fantascienza che ha per titolo: Quaderni d’Altri Tempi – Culture e Fantascienza di Massa (www.quadernisf.altervista.org).
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Giugno 29, 2005
Toni Negri: su Filosofia economica di Zanini
 di Toni Negri
Theatrum politico-oeconomicum: questo potrebbe essere il titolo di questo libro, dove Adelino Zanini ripercorre, attraverso l'analisi del pensiero economico di Adam Smith, di Karl Marx, di Joseph Schumpeter e John M. Keynes, i punti cruciali dello sviluppo dell'economia politica tra il XVIII e il XX secolo (Filosofia economica, Bollati Boringhieri, 24). Per Zanini si tratta della sintesi di una vita di studio - una vita di studio che è stata sempre aperta ad una critica dell'economia politica che andava più in là (raggiungeva l'azione rivoluzionaria) di quanto l'atmosfera accademica permettesse. Due personaggi: il Politico e l'Economico; un coro: le passioni degli uomini. Non è male questa scena, appena metafisica - non alla Salvador Dalì ma alla greca, etico-politica ovvero ontologica, un percorso teatrale vissuto dentro un destino critico i cui attori sono del tutto materiali e i cui capitoli sono quelli della storia del moderno.
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Baer: il "lato oscuro" della CIA
[Una delle molte, incomprese leggi che governano l'intelligence prescrive che le cose devono essere chiare, devono essere fatte alla luce del sole. Quando tutto è palese, nessuno se ne accorge. In questo senso è indicativa la pubblicazione sul Corriere della Sera, a tutta pagina, di questi consigli che l'ex dirigente CIA Robert Baer suggerisce di attuare al neodirettore della Agency, Porter J. Goss. Conviene archiviare: magari, ottenuto l'effetto, l'interessante saggio non lo si trova più. gg]
Sono stati tre anni difficili, sig. direttore. La Cia ha sbagliato sulle armi di distruzione di massa in Iraq, calcolato male il rischio di resistenza armata all’interno del Paese, alcuni la ritengono la prima responsabile di una guerra inutile e costosa per gli Stati Uniti. Molte critiche sono esagerate e molte sorvolano su fallimenti del governo ugualmente gravi. Eppure, la Cia è evidentemente allo sbando e lei ha l’opportunità di rimetterla in pista. Prima di tutto, eviti due trappole: non pensi che il recente, e assai discusso, piano di riforma dell’agenzia metterà le cose a posto. Come lei sa, un rimpasto ai vertici della comunità dell’intelligence non riuscirà a migliorare le prestazioni della Cia. E non sprechi tempo nella battaglia per la sua nuova squadra di comando. La maggior parte dei membri del team sarà destinata ad altri incarichi prima di impadronirsi dei segreti dell’attività di reclutamento dell’intelligence. Tutto l’apparato direttivo ha bisogno di una riforma ma il primo obiettivo dovrà essere la trasformazione della Direzione Operazioni (DO), la cui missione - reclutamento e addestramento di spie straniere - dovrebbe essere l’attività cardine dell’agenzia. Se la Direzione avesse avuto a disposizione una fonte vicina a Osama Bin Laden, non ci sarebbe stato l’11 settembre. Ecco i miei consigli.
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Giugno 28, 2005
La sindrome della sfiga televisiva
di Giuseppe Genna
Arnold, avete presente quello con le guanciotte? Era il protagonista della fiction Il mio amico Arnold. Era un bambino di colore paffuto, simpatico, una peste. Arnold aveva un fratello, Willis (a cui lui diceva sempre “Che cosa stai dicendo, Willis?”), e insieme a lui era stato adottato dal signor Drummond, un bianco rimasto vedovo, che aveva una figlia bianca, Kimberly. Vivevano in un attico davanti alle Torri Gemelle. Arnold e Willis erano un problema per Kimberly, una razzista al cui confronto George Bush è Nelson Mandela. Il signor Drummond non aveva polso. Kimberly vessava i due fratellastri di colore come Rumsfeld vessa tutti gli afghani. Il telefilm intendeva dire che non bisogna mai essere razzisti, una cosa che chiunque ha già detto in tv e per questo siamo qui a metterlo in guardia.
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Giugno 27, 2005
IL PIANOFORTE A CODA
di Manfredi Starace
Proprio il genere di ufficio da direttore che ci si poteva aspettare in un posto del genere. Tutto affreschi con putti, tavoli di vetro nero e poltrone di design, in una villetta staccata dal resto della clinica. C’ero stato una volta sola, il giorno della mia assunzione, se così si può chiamare.
Con quei modi bonari da baffuto barone sessantenne arrivato, il diretur mi aveva detto:
“ Guarda, per uno come te non ci sarebbe futuro nella nostra professione. Però io mi sento in debito verso i tuoi poveri genitori e mi sento in colpa per non averti dato due consigli ogni tanto, sai sembravi uno che se la cavava benissimo da solo. Poi io ho bisogno di qualcuno che mi faccia le sostituzioni, qui all’ ultimo momento i miei dottori s’imboscano, strippano, vanno in vacanza, si danno malati e le guardie chi me le fa? “.
Eh sì, chi gliele fa?
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Giugno 26, 2005
Hitomi Kanehara: SERPENTI E PIERCING
di Roberto Sturm
Conosco pochissimo la società e la cultura giapponese e, forse per questo, non le ho mai troppo amate.
Riaffiorano lontane nella mia mente alcune scene del documentario di Wenders Tokio Ga, girato nel 1985 durante una pausa della lavorazione del bellissimo Paris, Texas oppure un articolo di un quotidiano della fine degli anni settanta che raccontava come molti lavoratori giapponesi che svolgevano la loro attività lontani dalla propria residenza preferissero dormire, durante la settimana lavorativa, in dei cubicoli messi loro a disposizione dall’azienda stessa. L’idea mi fece rabbrividire.
Chi si apprestasse ad acquistare questo libro pensando di trovarvi una situazione attuale dello sviluppo politico-sociale di una nazione in cui convivono tradizione e modernità da decenni, farebbe bene ad astenersi.
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Giugno 25, 2005
Riformate la controinformazione
di Giuseppe Genna
Dal 1990 a oggi i tempi sono cambiati, anche se non sembra. C’era allora una guerra tra Stati Uniti e Iraq – e c’è anche oggi. A scatenarla, George Bush – come oggi. Un periodo di recessione incombeva sull’occidente industrializzato – ça va sans dire, anche oggi. Eppure in questi quasi quindici anni è cambiato qualcosa di profondo, di essenziale, di sfuggente anche se platealmente sensibile. E’ cambiata la circolazione delle informazioni. A imporre questo mutamento di paradigma è stata una realtà politica emergente, collettiva e inarrestabile. Il Movimento dei movimenti ha praticato, da subito, un’incredibile e rivoluzionaria modalità di osmosi tra realtà differenti e, prima dei Novanta, piuttosto lontane. Non che prima non esistesse una comunicazione digitale: le BBS, per chi desiderava, esistevano anche nell’85. E’ tuttavia cambiato l’accesso a un mezzo tanto potente e diffusivo come la Rete. Da élite a massa. Kali emerge. Con un’evidenza conseguente a questa opera di subitaneo allargamento: il contraccolpo ideologico su ciò che prima sembrava essere un segreto battuto a colpi di tamburo tra aree distanti di un’immensa foresta, e che ora ha perduto l’aura di segreto, per acquisire lo statuto di informazione legittima.
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Giugno 24, 2005
Cronache di Bassavilla 22
SEX AND THE CITY
di Danilo Arona

Una ricerca del mensile Men's Health, rilanciata dall'ANSA lo scorso 14 giugno, ha posto Bassavilla (Alessandria) al vertice di una poco lusinghiera classifica. Sarebbe, infatti, la mia gotica ghost town - sul cui fascino noir intendo da mesi speculare per consacrarla a metafora del “doppio” e della normalità “misteriosa” - una delle quattro città italiane in cui si vive peggio. A Trapani, Enna, Alessandria e Asti, mancherebbero infatti discoteche e ritrovi, languirebbe la vita notturna e, orribile rivelazione, si farebbe pochissimo sesso, in media 1,1 volta la settimana (sic).
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Giugno 23, 2005
GUERRA AL SISTEMA - Dodicesima puntata
di Federica Vicino

XXIV.
- Sei sicura che ti vogliano addormentare?
- Sì.
- Come fai ad esserne sicura?
- Gliel'ho sentito dire.
- L'hanno detto davanti a te?
- Sì.
Ci fu una pausa: Sara si fece triste, più silenziosa del solito. Continuava a guardare la TV ed io continuavo a guardare lei: i suoi capelli corti, troppo corti per far parte di questo mondo; gli occhi grandi, stessa cosa: troppo grandi per appartenere all'umanità... eppure limpidi. Il tutto immerso in un pallore spettrale: ora sì, era evidente che si trattava di un clone. Bella, bellissima, ma un clone.
La descrizione, certo, è solo questione di convenzioni: in altri tempi, il pallore sarebbe stato candore e lo sguardo vitreo lo specchio d'un cuore sincero.
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Manifesto del doposviluppo
elaborato da Serge Latouche
[nell'ambito del Cercle François Partant]
La corrente di pensiero che si riferisce al doposviluppo ha conservato fino a oggi un carattere quasi
confidenziale. Nel corso di una storia già lunga ha prodotto, ciò nonostante, una letteratura non
disprezzabile che si trova rappresentata in numerosi campi di ricerca e d’azione nel mondo.
Nata negli anni sessanta, il decennio dello sviluppo, da una riflessione critica sui presupposti
dell’economia e sul fallimento delle politiche di sviluppo, questa corrente riunisce ricercatori, attori
sociali del Nord come del Sud portatori di analisi e di esperienze innovatrici sul piano economico,
sociale e culturale. Nel corso degli anni si sono intrecciati dei legami spesso informali tra le sue
diverse componenti e le esperienze e le riflessioni si sono mutuamente alimentate. Il Réseau pour
l’après-developpement s’inscrive dunque nel movimento dell’International Network for Cultural
Alternatives to Development (INCAD) e si riconosce pienamente nella dichiarazione del 4 maggio
1992. Intende proseguire e ampliare il lavoro così cominciato.
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Per Susan Sontag
di Christopher Hitchens
Susan Sontag ha dedicato una parte notevole della sua vita a ricercare la felicità privata nella lettura e nel piacere di condividerla con gli altri. Per lei, l'atto del consumo letterario era il generoso antecedente dell'atto della produzione letteraria. Era rimasta talmente colpita dagli autori che aveva letto, che era quasi timida quando si trattava di offrire al lettore la sua prosa.
Basta un'occhiata ai suoi scritti per constatare che non è stata un'autrice prolifica. Se così non sembra – se cioè si ha l'impressione che sulla carta stampata, da qualche parte, Susan Sontag sia sempre stata presente – è perché ha scelto sempre con grande abilità il momento in cui intervenire. Alla metà degli anni sessanta i vivaci ed empatici saggi della Sontag sulla crisi della cultura "alta" erano opera di una persona che aveva il senso della tradizione e che quella cultura alta la prendeva sul serio.
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Giugno 22, 2005
Natura morta con Pera
Quanti Marcello Pera esistono? Gianni Barbacetto ne individuava due, in quell'indagine felliniana che fu Campioni d'Italia (Tropea): un Pera giustizialista e un Pera garantista, uno che metterebbe alla forca i corrotti e uno che si frappone tra indagati e caramba. Oggi siamo in grado, senza neanche affidarci a capacità fenomenologiche particolarmente fini, di aggiungere altri due Marcello Pera a quelli scovati da Barbacetto. C'è un Pera laico, strenuo difensore del razionalismo di matrice anglosassone, che discetta in termini albionici di Hegel. E poi c'è il Pera di questo pomeriggio, ma anche di un po' prima di questo pomeriggio: uno dei camerlenghi di Ratzinger, uno che dice che non va a votare al referendum nonostante sia la seconda carica dello Stato, uno che si scaglia contro il relativismo come se fosse lo Squartatore dello Yorkshire (e il relativismo e Pera stesso). In un contesto di assoluta disforia, Pera ha presentato questo pomeriggio, insieme a Vespa e Ruini, davanti ad Andreotti e Casini, l'ultimo libro di Ratzinger, asserendo che "l'aborto è un piccolo omicidio", mentre il boss della CEI annuiva dicendo che non dobbiamo rassegnarci ai "piccoli omicidi": è il primo passo ufficiale verso l'abolizione della legge 194. Cosa dobbiamo dire? Nulla. E' meglio lasciare la parola a Barbacetto e fare la conoscenza degli altri due Pera, prima che diventino sei. [gg]
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Vian: Sedici pensieri sul jazz
di Boris Vian
[Questo affondo imperdibile del grande autore della bohème surrealista è stato pubblicato in occasione dell'uscita de La schiuma dei giorni, il formidabile romanzo di Vian ora disponibile grazie a Marcos y Marcos, con prefazione di Ivano Fossati e un'intervista a Daniel Pennac]
Cosa rappresenta il jazz per i giovani? Sarebbe una domanda ben sciocca se si considerasse la gioventù come un tutt'uno e non come un insieme di individui diversi. Ma le divergenze d'opinione che si riscontrano fra i giovani, permettono di distinguere i loro comportamenti di fronte a questa musica invece di assimilarli semplicemente, senza neppure domandarsi se sono tutti d'accordo...
Per molti il jazz è soltanto musica ballabile, come un qualsiasi valzer di Strauss. Poco importa che si tratti di jazz buono o cattivo, di Duke Ellington o di Jo Privat: musica ballabile, pretesto per un flirt o per sciogliere i muscoli in movimenti puramente coreografici.
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Giugno 21, 2005
Intervista a Matthew Sharpe
di Giuseppe Genna
Non è vero che Ingannevole più di ogni cosa è il cuore, come dice JT Leroy: ingannevole più di ogni cosa è la famiglia.
“E’ una vecchia legge dei romanzi, e vale sempre. Faulkner, in Mentre morivo, racconta di una famiglia che porta un cadavere in giro per l’America”. A parlare è Matthew Sharpe, il migliore tra i romanzieri americani di nuova generazione, sbarcato in Italia con Gli Schwartz (per Einaudi Stile Libero), un successo che negli Usa ha sbancato le classifiche e non era per nulla annunciato. Non solo Faulkner: Roth, Bellow, Eggers e Franzen sono stati citati a proposito de Gli Schwarz, da tutte le testate letterarie, entusiaste del capolavoro di Sharpe.
Permalink: postato alle 12:42 AM
Future Combat Systems: la guerra del futuro
di Marco Deseriis
Potrebbe essere la scena madre di un film di fantascienza ad alto budget: uno sciame di robot si muove sul campo di battaglia, come fosse una cosa sola. Presto invece potrebbe diventare un fatto di cronaca. Ad annunciare la messa in produzione degli swarm robots (sciami di robot) è la iRobot, azienda di stanza a Burlington, in Massachussets, che produce robot militari nell'ambito del Future Combat System, il programma di ricerca militare del Pentagono che punta a trasformare l'esercito americano nella forza combattente del XXI secolo.
Permalink: postato alle 12:22 AM
Giugno 20, 2005
STILOS in tutta Italia dal 21 giugno

Quello che era forse il migliore inserto libri di un quotidiano - Stilos, allegato settimanalmente a La Sicilia, dal 21 giugno acquista vita propria e diviene un quindicinale diffuso in edicola su scala nazionale.
Noi di Carmilla ce ne rallegriamo e facciamo al direttore, Gianni Bonina, i nostri auguri per la nuova impresa.
Riportiamo qui sotto il comunicato della trasformazione e il sommario del primo numero.
Dal 21 giugno Stilos esce dal quotidiano La Sicilia e diventa una testata indipendente. Cambia veste, pagine e collocazione: un quindicinale (in edicola il martedì) a diffusione nazionale, con 24 pagine al costo di un euro. A sette anni dalla nascita, il magazine nato con La Sicilia compie un salto importante. Stilos uscirà nelle edicole italiane e del Canton Ticino con una rinnovata veste grafica più mossa e vicina a una vera e propria rivista letteraria.
Permalink: postato alle 03:25 AM
Cronache di Bassavilla 21
BRIVIDO NELLA NOTTE
di Danilo Arona

Nel buio di una notte infinita l'orologio digitale sul cruscotto segnava le 5,20, ma all'esterno pareva l'ora del lupo, quella che Ray Bradbury aveva fissato ne Il popolo dell'autunno alle tre del mattino, battezzandola come “la mezzanotte dell'anima”. Da poche ore era il 30 dicembre, l'anno il 1999 e Bob Orsetti tornava a Bassavilla da Venezia, sfrecciando ai duecento sulla A4 poco trafficata. Ancora un giorno e Bob avrebbe varcato il confine dei quarantacinque anni. Sospinto dalla nostalgia e dalla musica di una vecchia canzone di Errol Garner in sottofondo (la sempreverde Misty), si ritrovò a pensare agli anni Settanta e al suo periodo di fuoco nella prima radio “libera” della città.
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Giugno 19, 2005
Franco Limardi: ANCHE UNA SOLA LACRIMA
di Giancarlo De Cataldo

Franco Limardi, Anche una sola lacrima, Marsilio Black, 2005, pp. 194, € 12,00.
Ex-militare di carriera, reduce dal Libano, Renzo Madralta, faccia di ferro, sguardo inespressivo, calma terrificante, governa con fermezza la security di un grande supermercato. Professionalmente inappuntabile nel quotidiano esercizio della repressione di borghesucce traccheggiatrici e ladruncoli di mezza tacca, ha un’amante tanto focosa nell’alcova quando gelida e distaccata sul piano dei sentimenti. Apparentemente integrato, Maldrata è in realtà guastato dentro da un’irredimibile sensazione di malessere alla quale non sa dare né forma né risposta. La passività è il suo tratto distintivo. E passivamente Renzo accetta di lasciarsi trascinare nel pericoloso gioco di una rapina ideata dal suo superiore e soi-disant amico Vittori.
Permalink: postato alle 02:29 AM
Giugno 18, 2005
Alain Corbin: STORIA SOCIALE DEGLI ODORI
La percezione olfattiva sullo sfondo di desideri, conflitti e controllo sociale nell’Europa del Sette-Ottocento
di Gioacchino Toni

Alain Corbin, Storia sociale degli odori, Bruno Mondadori, Milano 2005, pp. 332, € 15,00
L’elevata quantità di studi relativi alle modalità percettive visive ed uditive, contribuisce a rendere del tutto “normale” che si continui ad indagare in tali direzioni. Se non proprio stupore, almeno una certa curiosità, è invece destinata a suscitare una dettagliata analisi relativa ai mutamenti subiti dalla percezione olfattiva nel corso del tempo. L’uscita in lingua italiana del testo Les miasme et la jonquille di Alain Corbin rientra a pieno titolo in quella categoria di studi “insoliti” che dovrebbero non mancare di risvegliare un certo interesse tra coloro che assegnano un ruolo importante alle ricostruzioni della vita quotidiana e dell’immaginario nell’analisi storica di società, culture e classi sociali.
Permalink: postato alle 03:49 AM
IL COCCIGE DA VINCI - Ottava puntata
di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre è stato ucciso. La nipote Sophie e lo studioso Londong decidono di indagare sui moventi dell’omicidio, che pare legato a un antico documento.
«Uno fa un favore e la polizia lo prende per i fondelli» commentò Londong, seccato, spegnendo il cell. «Quel Fouché fa troppo lo spiritoso.»
«Gioca come il gatto col topo. Ti vuole arrestare. Aspetta che tu torni da lui.»
Lo studioso fece spallucce. «Prenda la strada per Versailles. Le dirò io dove girare per arrivare da Teadrinker. Inutile cercare di avvertirlo, la sera spegne il cell.»
«Sì, ma non ho capito una cosa» lo interruppe Sophie. «Com’è la storia del prepuzio che passa di bocca in bocca?»
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Giugno 17, 2005
Valerio Romitelli: GLI DEI CHE STAVAMO PER ESSERE
di Chiara Cretella

Valerio Romitelli, Gli dei che stavamo per essere, Gedit, Bologna, 2004, pp. 284, € 14,00.
Perché gli storici sono tra i migliori scrittori di narrativa contemporanea? Perché sono abituati alla narrazione, sanno raccontare la storia e le storie. Questa capacità incredibilmente organica che emerge dalla stesura perfetta della trama, manca molto spesso ai giovani scrittori che provengono da altre formazioni più specificatamente letterarie. Probabilmente, mi si dirà, la qualità dello stile è diversa nei due modi di operare. È lavorare sulla trama oppure disegnare descrizioni e atmosfere che insistono sul profondo, piuttosto che preoccuparsi dell’organicità dello svolgimento.
Permalink: postato alle 03:02 AM
Forest: da Tutti i bambini tranne uno
 di Philippe Forest
[Il primo romanzo di Forest, Tutti i bambini tranne uno, è la storia autobiografica dell'ultimo anno che l'autore ha trascorso con la piccola Pauline, sua figlia, 4 anni, destinata dal tumore a una tragica scomparsa. E' un libro toccante e profondissimo, scritto da uno dei migliori narratori contemporanei francesi. Lo ha pubblicato Alet, per la bellissima traduzione di Gabriella Bosco, al prezzo di 17 euro]
Io non sapevo. O meglio: non me lo ricordo più. Era una vita smemorata e quelle cose non le
vedevo. Vivevo in mezzo a parole – insistenti, insensate, sontuose, insolenti. Però me lo ricordo:
io non sapevo.
Ora abito quel punto del tempo. Ogni sera poso ritualmente il volume rosso sul tavolo di legno
che mi serve da scrivania. Faccio la somma dei giorni: aggiungo, tolgo, annoto, leggo.
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Giugno 16, 2005
UN NO PORTATORE DI AVVENIRE
di Jean-Pierre Chevènement
Presidente onorario del Mouvement républicain et citoyen (MRC)
Trad. di Paolo Chiocchetti
[L'intervento dell'ex-ministro ed ex-socialista francese Chevènemet, apparso su Libération del 9 giugno, ci sembra particolarmente degno di nota. Esso interpreta alla perfezione alcune motivazioni dell'elettorato francese così vilipeso nella stampa italiana, mescolando una certa retorica "sovranista" con la richiesta forte di un inversione di tendenza neo-keynesiana della politica europea e una mano tesa ad una nuova unità delle sinistre che parta da settori socialisti fino ai trotzkisti della LCR. Su questo revival di una "sinistra keynesiana" nei paesi cardine dell'Europa avremo molto da dire nei prossimi mesi. PC]
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Jean-Patrick Manchette, la scrittura della radicalità
di Serge Quadruppani
Trad. di Maruzza Loria - Da http//quadru.free.fr

Negli ultimi anni, quando si telefonava a Jean-Patrick Manchette, si incappava immancabilmente nella segreteria telefonica che aveva messo tra sé e il mondo e che diceva :
“ Siamo assenti, o occupati, o addormentati… ” Dopo essere stato il segno del suo stile, il “ ritiro ” era diventato quello della sua vita. La malattia c’entrava certamente qualcosa, ma anche e soprattutto la sua appartenenza a una corrente di critica sociale, nata nella scia dell’Internazionale Situazionista, per la quale lo stile e la vita sono tutt’uno.
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Atto d'amore per Jean-Patrick Manchette
di Giuseppe Genna
Dovrei scrivere una recensione a Pazza da uccidere di Jean-Patrick Manchette, uscito per Einaudi Stile Libero Noir. Perché uno deve scrivere una recensione? Per fare vendere il libro? Per smarchettare? Perché non ha meglio da fare? Le recensioni non esistono, questa è la verità. Il genere critico della recensione non è più tale. Le recensioni, come ormai afferma la dilagante opinione tra gli addetti ai lavori, "non spostano più copie". E' vero. Ed è tanto più vero se si considera il profondo mutamento di specie che ha colto la comunità dei recensori. Costoro non si sporgono più sul testo, non rischiano il tutto per tutto, non rasentano più la partigianeria, la cecità, l'errore. Spesso le recensioni sono patetiche varianze sulle quarte di copertina, le quali a loro volta sono la più patetica tra le patetiche componenti della filiera che dà alla luce un libro. E perché, ai bei tempi, una recensione era efficace? Semplicemente perché, a quei tempi andati, belli o brutti che fossero, la recensione era un atto di spesa emotiva: un atto d'amore, così come la stroncatura era un atto di odio. Il che significa, restando allo hic et nunc, che qui non mi passa minimamente per la capa l'idea di compitare un temino a proposito di Pazza da uccidere. Sarebbe inutile. In calce a questo pezzo, pubblico a vostro vantaggio direttamente la quarta del romanzo. Sono invece qui a scrivere e a vivere un atto di profondo amore per Jean-Patrick Manchette. Lo ha fatto anche Valerio Evangelisti. E' diverso. E' meglio.
Permalink: postato alle 12:03 AM
Giugno 15, 2005
RESISTENZA60
di Francesco Scalone
In occasione del sessantesimo anniversario della sconfitta del nazifascismo e della fine della seconda guerra mondiale, l’editore Fernandel pubblica questa antologia di racconti dedicati al tema della lotta partigiana (Resistenza60, a cura di Sergio Rotino, 12 euro). I sedici autori presentati sono tutti nati dopo il ’45 e appartengono a diverse generazioni. A tutti è stato chiesto di partire dal presente e di raccontare la Resistenza dal loro punto di vista, con il loro stile, esprimendosi in piena libertà.
Ad aprire l’antologia, c’è un racconto bello e struggente di Carlo Lucarelli sul dovere di difendere la verità e la memoria: un partigiano ormai ottantenne rimane solo a “resistere” contro la solita amministrazione di centrodestra che vuole dedicare una piazza ad un noto brigatista nero.
L’imperativo morale di resistere alla vigliaccheria e all’arroganza fascista è un tema che ritorna in molti racconti. In alcuni, si presenta come una sorta di riflesso obbligato, una necessità che irrompe nel quotidiano dei protagonisti, in alcuni casi, malgrado il loro stesso volere.
Permalink: postato alle 12:20 AM
Giugno 14, 2005
OH, LEVIATHAN! (Conclusione)
di Vittorio Catani
[Racconto incluso nella nuova antologia personale del'autore Chimere senza tempo. La precedente puntata è qui.]

Trascorse tempo. Settimane. Il primo a scomparire fu Mango. Loli in realtà se l’era aspettato, perché Mango era sempre stato molto vicino a Bess e perciò tenuto d’occhio come era stata lei. Era una controprova che essi erano al corrente, sapevano del macabro rogo e li avevano scoperti. Ora che del gruppo erano rimasti solo lui e Trizia, evitavano con estrema cura Cortile Corvino, Quartiere Quarzite e gli altri vecchi posti.
Poiché aveva abbandonato da tempo qualsiasi altra relazione sociale, né desiderava cercarne nuove, Loli prese a frequentare più regolarmente la propria casa, anche per ridurre i sospetti. D’altronde quelli avevano sistemi imperscrutabili, e volendo l’avrebbero ripescato pure in capo al mondo.
Permalink: postato alle 11:02 AM
GUERRA AL SISTEMA - Undicesima puntata
di Federica Vicino

XVIII
La prima sorpresa era stata la verginità.
Troppo bello per essere vero, avevo pensato - scoprendomi più tradizionalista e bigotto dei predicatori ecclesiastici! - la mia donna ideale che si rivela tutta solo mia; mia e di nessun altro prima di me. Lei mi aveva chiesto che vuol dire "essere vergini". Bella domanda!
- Non sai che vuol dire essere vergini? - mi ero stupito, e con un cattivo gusto degno della peggiore delle belve metropolitane avevo anche riso. Subito dopo m'era scivolata la mano sulla spalla di Sara, sul tatuaggio di origine - e il tempo s'era fermato e dilatato in un singulto di indescrivibile tensione, come la puntina che si inceppa sul vinile quando, per pura esigenza antiestetica, viene voglia di ascoltar musica alla vecchia maniera.
Permalink: postato alle 05:53 AM
Giugno 13, 2005
Il Paese di merda
di Giuseppe Genna
L'esito del referendum è un'ulteriore prova che, al di là delle convinzioni delle singole persone, noi viviamo in un Paese di merda. Questa è una nazione che non capisce un cazzo in massa, snobba i minimali della strumentazione democratica, se ne fotte di problemi fondamentali quali ricerca scientifica e statuti della vita. E' un Paese il cui Sud persiste nel fare da zavorra elettorale di fronte ai momenti politicamente decisivi e il cui Nord è capitanato da idioti sfatti dal benessere crasso e da ragiunatt che chiedono il ritorno alla lira ma sognano la Cermhania. Questo è uno Stivale bucato, la portaerei nel Mediterraneo ormai in secca, una landa in cui si affittano le spiagge e, se non si affittano, è tutto un Riminiriccione identico alle spiagge affittate. E' una provincia vaticana che pensa che spettrali e ossuti ominidi, con la zucchetta color porpora in testa, ancora abbiano ragioni civili da esprimere. E' la melma dell'occidente e una disgrazia che l'oriente non si augura, quest'avanguardia del provincialismo e dello scazzo, che si sente invasa dalle scarpe cinesi ed è manipolata da lesbiche roche che nel tivvì spacciano spazzatura per realtà. Mi vergogno profondamente di viverci, in questa merda, a poche ore dall'esito dei referendum.
Permalink: postato alle 09:44 PM
Cronache di Bassavilla 20
ZODIAC KILLER
di Danilo Arona
Ci ritorniamo in Val Cerrina. E ci torneremo più volte, se le cronache avranno la possibilità di continuare. E' che oggi ho ritrovato un nuovo tassello di quella lunga lista di morti (ragazzi e ragazze che se sono andati nei modi più assurdi e crudeli) che ancora oggi, pare, stia proseguendo. All'apparenza sembra non collegato alla “maledizione” perché la sua tragica banalità lo collocherebbe in un ambito “normale”, per capirci. Invece in un omicidio, soprattutto se la vittima è una ragazza poco più che ventenne e bella come certe giornate primaverili nell'alto Monferrato, non esiste nulla di “normale”. Anzi, si percepisce una spaventosa “anormalità” sociale nell'oblio che è sceso su questo (e altri, va sottolineato) fatto di sangue.
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IL COCCIGE DA VINCI - Settima puntata
di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre è stato ucciso dal monaco Valjean. La nipote Sophie e lo studioso Londong decidono di indagare sui moventi dell’omicidio.
«Magister, notizie del mio documento?»
«Vescovo, notizie del mio milione di euro?»
«Appena il documento sarà in mano mia, le trasferirò la somma a mezzo bonifico; ho con me il portatile. Però, lei mi assicura che quella pergamena mi otterrà il riconoscimento dell’Ordine?»
«Perché questi dubbi? E le vengono proprio adesso, dopo tuttoil tempo che ho perso per rintracciarlo?»
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Giugno 12, 2005
OH, LEVIATHAN! (Prima parte)
di Vittorio Catani

[Il presente racconto è incluso nell'antologia personale di Catani Chimere senza tempo, recentemente edita da KOL (Kipple Officine Libraria, "Bibliotheka di Avatar", n. 1; pagg. 232, ill.ni di Giuseppe Festino). Il volume ripropone 12 storie apparse dal 1972 ad oggi. Il racconto (1985) apparve nel 1996 su Carmilla versione cartacea (anno II n. 2; ill. di Francesco Mattioli, qui riprodotte). Ulteriori notizie su Chimere senza tempo, e modalità di reperimento, sono qui.]
Basterà cambiare il mondo intero
perché cambi un singolo essere umano?
GIANNI RODARI
Si svegliò.
Percepì l’aria tiepida della notte, l’odore delle siepi di Cortile Corvino, e alla nuca la pressione del bastone. Rigido, come la sagoma china su di lui.
C’era la ghiaia, in quell’ansa interna del viottolo. Gli escoriava i gomiti e lo pungeva.
— Muoviti, animale — disse la sagoma. Incombeva con quel bastone premuto.
Loli si alzò, bestemmiando e massaggiandosi. Il mondo di Loli era fatto di paura, odore di città, carne, morte, tenebre e violenza. Un succedersi di spostamenti furtivi, sonni brevi al riparo delle siepi, ricordi sgradevoli spesso sconnessi.
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Giugno 11, 2005
Bologna 1998: l'occupazione di San Petronio
di Claudia Girolomini

[L'articolo che pubblichiamo è in realtà un capitolo della tesi di laurea di Claudia Girolomini intitolata Immigrazioni e nuovi razzismi a Bologna: il caso San Petronio (Facoltà di Scienze della formazione, anno accademico 2001-2002). Tesi inedita, ma che meriterebbe un editore. L'episodio che analizza non è né locale né secondario. L'occupazione nel '98, da parte di un gruppo di immigrati, della basilica bolognese di San Petronio fu un po' una cartina di tornasole. Lasciando da parte l'adesione precoce della Curia a tesi che Oriana Fallaci avrebbe poi reso popolari, il comportamento dell'amministrazione Vitali, all'insegna del motto legge e ordine e teso a rassicurare i mitici ceti medi, non solo le procurò le critiche persino del Gabibbo, ma disgustò una larga fetta dell'elettorato di sinistra. Questa porzione della città, quando si trovò a scegliere tra il sindaco Vitali e il suo oppositore Guazzaloca, o si astenne o, addirittura, votò il secondo.
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Giugno 10, 2005
Perché lascio il Partito socialista
di Jack London

[Il 7 marzo 1916, otto mesi prima di suicidarsi, lo scrittore Jack London abbandonava il Partito socialista americano, in cui aveva militato fin dalla giovinezza, dopo una breve esperienza nel più radicale Socialist Labor Party di Daniel De Leon. La sua era stata una militanza molto attiva, sia sul piano organizzativo che su quello letterario, e non era mai venuta meno nemmeno quando, nei suoi romanzi, era parso lontano dagli ideali egualitari. London giustificava opere come Martin Eden o L’ammutinamento dell’Elsinore come messe in guardia contro l’individualismo quale risposta ai mali sociali. Più probabilmente, però, l’individualismo era in lui radicato tanto quanto la critica sociale, e aveva spinto London a vedere nelle classi subalterne una sorta di superuomo collettivo, nel quale i due atteggiamenti potevano ricomporsi in un’unità superiore. Quando quel superuomo fu reso fiacco dalla stessa forza politica che avrebbe dovuto rappresentarlo e guidarlo alla lotta, la certezza di London si incrinò. E, come si vedrà dalla lettera di dimissioni, riemerse in lui la nostalgia per le ruggenti battaglie di gioventù, assieme alla consapevolezza amara che quei tempi erano trascorsi e la causa era perduta. Rimasto solo con se stesso, London non sopravvisse a lungo a quella perdita di identità.] (V.E.)
Miei cari compagni,
ho appena terminato la lettura della lettera di dimissioni dalla sezione, recente ma non datata, del compagno Edward B. Payne.
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Cossiga e la passione per i servizi segreti
di Piergiorgio Oddifreddi
Se l'Italia è passata, alla fine del Novecento, dalla prima alla seconda Repubblica, lo deve anche a Francesco Cossiga. Il più giovane presidente della nostra storia, eletto plebiscitariamente nel 1985 a soli cinquantasette anni, si trasformò infatti nel 1990 nel "picconatore'', dedicandosi a demolire la stessa Costituzione che aveva giurato di servire. Tutta la vita politica di colui che, per il suo americanismo e la sua durezza, venne chiamato "KoSSiga'' è stata caratterizzata da polemiche e sospetti: le richieste di "impeachment" (da presidente del Consiglio e della Repubblica), le dimissioni (da ministro degli Interni, presidente della Repubblica e senatore a vita), le coperture di scandali ed episodi oscuri (De Lorenzo, Moro, Ustica, la P2, Gladio).
Cossiga ha dichiarato una volta: "Come a qualcuno piacciono i fiori, a me piacciono le spie''.
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Giugno 09, 2005
IL COCCIGE DA VINCI - Sesta puntata
di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre è stato ucciso dal monaco Valjean, che ora si reca a Vezelay per recuperare un’antica pergamena.
«Valjean, sei ancora a Parigi? Non ho trovato nulla. Adesso faccio qualche telefonata ad amici per vedere se sanno qualcosa. Tutt’al più mando qualcuno alla biblioteca del Louvre, domani. Non chiamarmi, mi metto in contatto io. Tanto siamo ormai sulla pista giusta!»
«Va bene; del resto, sull’autostrada, non c’è abbastanza campo.»
*
«Voleva dire “mattacchione”?» chiese Londong, cercando di tenersi alle maniglie. Aveva ‘l’impressione di viaggiare dentro una scatola di latta: il rumore non era granché diverso.
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Gli americani? Sono mezzi matti
di Giuseppe Genna
I prestigiosi Archives of General Psychiatry pubblicano nell'ultimo numero i risultati di una ricerca governativa USA che ha dello sconvolgente. Si tratta degli esiti di uno studio effettuato per dodici mesi su circa diecimila soggetti maggiorenni ambosessi (9.282, per la precisione). I risultati sono sconfortanti nella stessa misura in cui appaiono inquietanti. Dopo raffinate tare statistiche e approntando protocolli di controllo assai selettivi, gli studiosi si sono trovati a fronteggiare un verdetto che vale mille accuse alle politiche di condizionamento mentale attuate negli Stati Uniti. Dalla ricerca, condotta da specialisti delle più importanti università e istituzioni psichiatrice d'America, emerge che metà della popolazione USA è affetta da disturbi mentali. Sembra uno scherzo, non lo è affatto.
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Giugno 08, 2005
Cronache di Bassavilla 19
HELL HOUSE
di Danilo Arona

“Esistono case nelle quali può essere pericoloso per il proprio equilibrio mentale mettere piede per il più breve intervallo di tempo. Entrare in una di queste case significa penetrare in una sfera abitata da qualcosa che trascende la nostra percezione e la nostra comprensione, sebbene la presenza silenziosa e cupa si manifesti ai nostri istinti e ci colmi l'anima di oscure apprensioni”. Quantunque provenga da uno scrittore che si chiama Raymond Rudorff, qui si tratta della classica “lezione” di Shirley Jackson, fatta propria nel tempo da molti “grandi” che hanno inteso cimentarvisi: Richard Matheson, Stephen King, Dean Koontz, per citare i più famosi.
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Le expertise di Luttwak
di Giuseppe Genna
Conosciamo tutti il peso e l'autorevolezza che Edward Luttwak esercita in Italia e nel mondo. Come dice la biografia tratteggiata sul sito Analisi Difesa, "autorità universalmente riconosciuta, Edward Luttwak è stato Consulente del segretario alla Difesa, del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti oltre ad essere membro del Gruppo di Studio per la Sicurezza Nazionale del Dipartimento della Difesa e membro associato dell'Istituto del Ministero delle Finanze Giapponese per la politica Fiscale e Monetaria. Luttwak è inoltre docente presso numerose università, tra le quali Berkeley e Yale, e istituti militari negli Stati Uniti all'estero (Russia, Italia, Francia. Spagna, Giappone, Argentina e Gran Bretagna). I suoi articoli e le sue analisi appaiono su molti giornali in tutto il mondo ed è autore di 9 libri".
Poiché la Rete permette di godere di certe expertise senza dovere presenziare ai convegni o assistere in diretta a tutte le dirette tv di cui certi illustri ospiti sono protagonisti, ecco alcune analisi di qualità di Edward Luttwak, reperite in vari luoghi del Web. Ogni affermazione è linkata alla pagina da cui è stata reperita la prestigiosa citazione:
"La recessione mondiale sarà intensa, ma le aziende che sanno cogliere le opportunità, come l'industria delle piastrelle di ceramica italiana, usciranno rapidamente dalla congiuntura sfavorevole".
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Giugno 07, 2005
NeoPrimitivismo
di Alberto Prunetti
[Prefazione a Primitivo Attuale, di John Zerzan, edito da Stampa Alternativa]
No, non sono né selvaggi, né barbari, né bestie. Gli uomini addomesticati
chiamano se stessi “civili” e pronunciano questa parola
con un carico di vibrazioni etiche e di autostima. Eppure… eppure
alla lettera civile viene da civis, che in latino significa soltanto
“colui che abita in città”.
Abitato da persone civili da svariati millenni e ricoperto dalle loro
città, il pianeta sembra prossimo al collasso. I più civili tra questi
abitanti delle città si preoccupano di non creare allarme: certo, il
clima si riscalda, ma è un episodio tra altri… la popolazione cresce,
le zone desertiche si estendono, si allarga il buco dell’ozono, le
specie scompaiono insieme alle foreste pluviali, la gente muore di
fame su tre continenti e si gonfia di psicofarmaci nelle altre lande,
più civili, dove si respira aria inquinata e ci si ammala di tumore.
E tuttavia il problema, per questi signori, non sta nella civiltà.
Anzi, dobbiamo essere ancor più civili: ci vuole il nucleare per
rispondere ai blackout elettrici, tuona Bush, e più guerre per ridare
fiducia ai consumatori.
Aldilà di questi paradossi, lo stato del pianeta e la vita degli esseri
che lo abitano esigono un ripensamento completo del nostro stile
di vita.
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GENOCIDIO IN LIBIA
di Eric Salerno
[Prefazione a Genocidio in Libia. Le atrocità nascoste dell'avventura coloniale italiana, ManifestoLibri, 14 €]
Italiani brava gente? Oltre un quarto di secolo è trascorso da quando fu pubblicato Genocidio in Libia, una ricerca su alcuni aspetti del colonialismo italiano in Libia. Gli storici di professione, in questi anni, hanno scoperto e divulgato altri particolari (dove modificavano la sostanza degli eventi, sono stati integrati in questa nuova edizione) e una parte della nostra società è stata capace di riconoscere le colpe di quell’Italia, tra Giolitti e Mussolini, anche in Etiopia, Eritrea e Somalia. Ma il mito dell’Italiano Buono, portatore di Civiltà, non è del tutto scomparso. Anzi. Assomiglia, quando viene evocato, alle giustificazioni del presidente americano, George W. Bush, quando giustifica l’invasione dell’Iraq con la necessità di portare la democrazia occidentale tra chi non l’ha mai sperimentata. Assomiglia alle parole dei crociati moderni contro l’Islam, a chi insiste per sottolineare gli aspetti positivi, illuministici del Cristianesimo nella storia dell’Europa dimenticando, e cito soltanto due tragici imperdonabili prodotti della società cristiana, l’Inquisizione e l’Olocausto.
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Giugno 06, 2005
GUERRA AL SISTEMA - Decima puntata
di Federica Vicino

XIV
"Artificiale", bella parola: "artificiale". Eppure davanti alla capigliatura fosforescente della dottoressa, mi viene in mente un altro aggettivo: "artificioso". Sono le ultime novità del mio vocabolario: "aggettivo" - "artificiale" - "artificioso", altre tre parole che ho memorizzato e compreso - e che so ripetere, naturalmente.
- La differenza fra un clone e la sua origine risiede in quest'area del cervello - (e mi tocca la testa, in un punto ben preciso) - qui, secondo gli ultimi studi, hanno sede tutte le terminazioni nervose che determinano il carattere, la personalità, le attitudini, le predisposizioni, ereditarie e non, di ogni singolo individuo: l'intelligenza, se vogliamo impiegare un termine un po' abusato. Ed è sempre qui che si annidano i punti di collegamento caratteristici, o meglio caratterizzanti dell'io; i più delicati. In medicina si chiamano "sinapsi".
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Giugno 05, 2005
IL COCCIGE DA VINCI - Quinta puntata
di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. L’ispettore Fouché informa Robert Londong, esperto di religioni, della morte del Conservatore del Louvre. L’assassino, il monaco Valjean, trova a Notre Dame un misterioso messaggio.
*
«Valjean, torna alla macchina, devi lasciare Parigi, ho la soluzione.»
«Bene, Magister, e cos’era? Ho provato a pensare a quella sorta di indovinello, ma non ne ho capito granché. Il primo verso parla del vento, ma dov’è che il vento ha abbattuto i soldati? Potrebbe essere la prima guerra mondiale. Il vento che porta i gas tossici. Infatti poi cita una guerra lunga, combattuta nell’Adriatico.»
«Avanti, continua!» rise il Magister. «Sentiamo le tue deduzioni.»
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TOLSTOJ, GLI ANARCHICI E LA VIOLENZA - (Conclusione)
di Piero Brunello
[Due concezioni teoriche della resistenza alla violenza istituita si fronteggiano, a cavallo tra '800 e '900, nelle figure emblematiche di Lev Tolstoj ed Errico Malatesta, muovendo dai due episodi dell'uccisione del presidente francese Sadi Carnot da parte dell'anarchico Sante Caserio nel 1894, e del re Umberto I nel 1900 per mano dell'anarchico Gaetano Bresci. Il grande scrittore russo, che ha analizzato acutamente la struttura fondamentalmente autoritaria dei governi e delle istituzioni, lontani dai reali interessi del popolo, propende per una resistenza ferma ma non violenta, e per una "presa di coscienza" degli individui; l'anarchico italiano - pur condividendo molte idee tolstojane - ritiene invece che talune situazioni richiedano la mobilitazione e una risposta decisa, contrapponendo "la forza alla forza", e che siano necessarie "libertà di propaganda e di organizzazione". Idee queste che anticiperanno e ispireranno un ampio e variegato ventaglio di rielaborazioni, attuazioni, discussioni, nel xx secolo. Nella conclusione, l'articolo vede l'entrata in scena di altri protagonisti (in particolare Arturo Labriola), e segue le vicende editoriali e la diffusione in Italia degli scritti di Malatesta e Tolstoj sull'argomento. (Ripreso da Vittorio Catani, dal n. 297 - marzo 2004 - della rivista "A". La prima parte è apparsa su Carmillaonline del 30 maggio 2005)].
Una sera in cui gli anarchici italiani si trovarono assieme, come spesso succedeva, in una birreria, Malatesta accusò Carrà e Tedeschi di aver tradito «la causa della libertà». Secondo Carrà, scoppiò «un putiferio indescrivibile che per un vero miracolo non degenerò in un tafferuglio». Malatesta conosceva Carrà perché lavoravano nello stesso ristorante: lui ad un
impianto elettrico, mentre il giovane pittore eseguiva alcune decorazioni. In seguito, incontrandolo al lavoro, Malatesta si avvicinò e chiese scusa per il suo comportamento. Ma la divisione si approfondì. Carrà fece un ritratto di re Umberto e lo mise in palio come premio di una lotteria. L'epigrafe sotto il ritratto, dettata da Tedeschi, diceva: «Ucciso per mano assassina». Il quadro fu vinto dal Circolo monarchico italiano. La pensione di Tedeschi fu presa a sassate(27).
Lo scritto di Malatesta inizia affermando che il gesto di Gaetano Bresci esprimeva «l'ira popolare» provocata dall'ignoranza e dalla miseria in cui le istituzioni tengono le masse proletarie. Gli anarchici andavano ripetendo che solo la rivoluzione potrebbe rendere gli uomini «fratelli nel comune lavoro per il benessere di tutti», ma i potenti continuavano a rispondere con persecuzioni e con ferocia. Poi, «quando l'ira accumulata dai lunghi tormenti scoppia in tempesta, quando un uomo ridotto alla disperazione, o un generoso commosso dai dolori dei suoi fratelli ed impaziente di attendere una giustizia tarda a venire, alza il braccio vendicatore», allora «i colpevoli siamo noi». Come sempre, commenta Malatesta, la colpa viene addossata all'agnello.
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Un intruso per ogni computer
[da GNOSIS, rivista italiana di intelligence, a cura del Sisde, numero 1/2005]
Il fatto che il computer, in senso lato, sia uno strumento di comunicazione valido e flessibile è ormai evidente a tutti. Se ci si ferma a riflettere sulla quantità di dati quotidianamente elaborati e trasmessi da un qualunque sistema informativo risulta chiaro come l'infrastruttura informatica sia diventata indispensabile: le informazioni memorizzate nei sistemi, la connettività tra questi e la continuità del servizio sono diventate preziose e irrinunciabili. Il valore dell'informazione di cui parliamo è quasi sempre legato alla riservatezza e all'integrità dei dati, problemi di sicurezza che accomunano i "dati sensibili" e che sono stati finalmente recepiti in ambiente tecnico e legale. Il dato informatico, per la sua natura "non fisica", oltre a godere di innumerevoli vantaggi in termini di gestione è soggetto ad una serie di rischi elevati, ad esempio la sua sottrazione (copia) non lascia alcuna traccia. Inoltre esiste sempre la possibilità che un dato residente su un sistema interconnesso ad altri sia osservato attraverso mezzi puramente logici non tracciabili.
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Giugno 04, 2005
Guerra di immaginario: il ventre molle dell'Impero
di Giuseppe Genna
Quello che segue non è un manifesto, ma intendo esprimere qui alcune convinzioni personali e però apodittiche, che valgono un invito ai colleghi scrittori. Per una volta, evito di includere i lettori italiani in un appello alle risorse della letteratura. Se fosse possibile classificare la tipologia di questo intervento, direi che si tratta di geopolitica della letteratura. Si può considerare, un simile appello, come l'altra faccia della moneta che i Wu Ming ci misero in mano ai tempi della Dichiarazione per i diritti (e i doveri) dei narratori. Queste mie considerazioni aspirano a essere un complemento attivo a quella dichiarazione e intendono tracciare una possibile traiettoria, che gli scrittori italiani (e, più latamente, europei) possono contribuire a fare percorrere a un immaginario alternativo a quello occidentale dominante, ma già implicitamente iscritto nei geni di questa melma con cui è andata identificandosi la fantasia del mondo industrialmente sviluppato.
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Mission to Mars
di Philippe Rivière
Harrison H. Schmitt, l'ultimo uomo ad aver messo piede sulla luna, sta per festeggiare il suo settantesimo compleanno. Era il 1972. Dopo, l'avventura spaziale non ha mai ritrovato l'entusiasmo popolare che aveva suscitato nel pieno della guerra fredda. Ma diversi progetti rilanciano oggi quell'attrattiva. I viaggi in orbita si banalizzano, piuttosto che democratizzarsi. Alcuni miliardari si regalano qualche viaggio intorno alla Terra nella stazione spaziale internazionale (1). E persino dei semplici milionari, dopo il successo di SpaceShipOne - il primo aereo spaziale privato ad aver effettuato due voli a meno di cinque giorni d'intervallo - possono ormai pagarsi il privilegio di contemplare dall'alto il Pianeta blu. Il 4 ottobre 2004, il costruttore di questa astronave (2), si vedeva attribuire l'Ansari X-Prize, un premio di 10 milioni di dollari. Era il segnale di partenza per la conquista dello spazio da parte dei privati. Ma tutto questo è solo un gadget a confronto con l'altro grande progetto spaziale con equipaggio. Non è più questione di fantascienza: tra non molto approderemo su Marte. Principale promotore di questa impresa, è Robert Zubrin, presidente della Mars Society, un'associazione internazionale che conta 6.000 membri (3).
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L'esercito messicano ha organizzato le bande paramilitari per isolare l'Ezln
di Juan Balboa
[da La Jornada, 9.2.05, traduzione di Annamaria Pontoglio del Comitato Chiapas "Maribel"]
La testimonianza di un ex comandante del gruppo paramilitare Paz y Justicia conferma che l'Esercito Messicano, a partire dall'offensiva contro l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) del 9 febbraio 1995, pianificò, organizzò ed appoggiò gruppi paramilitari in tre regioni fondamentali del Chiapas: Altos, selva e nord. Il suo scopo, sempre secondo la testimonianza: rompere le relazioni esistenti tra la popolazione e gli zapatisti. Nella testimonianza registrata e documentata dal Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC), il testimone - indicato come PyJ e per il quale la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha richiesto misure cautelari - ha confermato la partecipazione diretta nell'appoggio ai paramilitari dell'allora comandante della settima Regione Militare con base a Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, generale Mario Renán Castillo.
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Giugno 03, 2005
Gordiano Lupi: SERIAL KILLER ITALIANI
di Daniela Bandini

Gordiano Lupi, Serial killer italiani. Cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia, Editoriale Olimpia, 2005, pp. 298, € 16,50.
Nell’ordinanza di tre pagine dei Giudici del Tribunale di Sorveglianza di Palermo si legge, a proposito di Angelo Izzo: “Bisogna preservare il condannato dai rischi di una prolungata segregazione”. Dalla relazione dello psicologo che lo ha in cura: “Oggi egli (Angelo Izzo) chiede fiducioso la riammissione al regime dei permessi premiali, consapevole di essere un individuo ormai completamente rinnovato e, in aggiunta, animato da una costruttiva volontà realizzativa pensando al suo futuro. Mi ha detto che avverte con acutezza il bisogno di verificare il rapporto che intrattiene con la sua fidanzata in ambiente extracarcerario ed è suo desiderio tornare ad allacciare i legami con il mondo esterno e in generale con i propri familiari…” Se i Giudici del Tribunale di Sorveglianza di Palermo e lo stesso psicologo avessero letto il libro di Gordiano Lupi sui serial killer, probabilmente avrebbero fatto un’altra scelta.
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Giugno 02, 2005
10 ragioni per rifiutare la Costituzione europea
di Herwig Lerouge
[Anche l'Olanda, con un plebiscito del 63%, ha bocciato l'angosciante e tecnocratica Costituzione europea. La bocciatura olandese, a pochi giorni dal 'no' francese, e in attesa del quasi scontato rifiuto al referendum in Gran Bretagna, consente di dare quasi per morta l'attuale versione della Carta continentale. In armonia con quanto scritto da Valerio Evangelisti nel suo editoriale, proponiamo dieci ragioni per essere contenti di questa bocciatura. gg]
1. Voi vorreste lavorare meno ore alla settimana o andare in prepensionamento per potere in contropartita fornire un posto di lavoro ad un disoccupato ? Un minuto. La Costituzione Europea sottopone i diritti sociali alla “creazione delle condizioni necessarie per la competitività dell’industria”. In più, predica “la flessibilità della mano d’opera e del mercato del lavoro”. Quindi fornisce una base costituzionale alla politica antisociale condotta dall’Unione europea da più di 20 anni. Per esempio, al progetto della Commissione europea di autorizzare la settimana lavorativa di … 65 ore.
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Crews: LUCIDI CORPI
di Harry Crews
[Quello che segue è il primo capitolo di Lucidi corpi, il romanzo di Harry Crews - che sarebbe la trincia truce qui a sinistra - che Meridiano Zero manda in libreria a luglio. Di Crews, la casa editrice padovana aveva già pubblicato nel 2004 lo splendido La fiera dei serpenti]
La chiamavano Shereel Dupont, ma non era il suo vero nome; erano ormai tre mesi consecutivi che non le venivano le mestruazioni, ma non era incinta, e lo sapeva. No, la sua situazione era molto meglio e molto peggio di una gravidanza. In parte era dovuta - come il suo nome, che non era il suo nome - al fatto di pompar ferro e crepare di fame, non potendo mangiare che vitamine e polvere proteica e sogliola alla griglia senza né burro né sale. Ma era dovuto soprattutto a Russell Morgan detto Russell "Muscle", ma soltanto alle spalle, mai in faccia. Russell era l'uomo che l'aveva scoperta, e allenata, e le aveva trovato il nome di battaglia, e l'aveva rivoltata come un guanto anche nel modo di parlare, obbligandola a perdere l'accento della Georgia nel mentre le imponeva di consacrarsi a quella forma fisica estrema che solo lui era capace di distinguere.
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Giugno 01, 2005
IL COCCIGE DA VINCI - Quarta puntata
di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. L’ispettore Fouché informa Robert Londong, americano esperto di religioni, della morte del Conservatore del Louvre. L’assassino, il monaco Valjean, cerca a Notre Dame un secolare segreto.
Il cell ebbe il tempo di squillare una sola volta, poi il Magister rispose: «Valjean, sei sempre davanti al portone?»
«No, Magister, sono dentro! Ho lasciato passare dieci minuti poi ho detto al citofono: “Sta arrivando l’imam della moschea di Parigi. Incazzatissimo. Hanno nascosto dietro una statua un pacco di volantini contro il chador. Non vorrà mica che li trovi?” e la suora mi ha aperto senza fiatare; ormai l’unica cosa che li smuova è il timore di offendere gli islamici.»
«Bravo! E hai trovato il gargoyle?»
«Sì, ed è brutto come il peccato. Nel foro c’era una pergamena arrotolata.»
«Bene, è la nostra! Che dice?»
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