Aprile 30, 2005
Griffiths: IANTO
di Niall Griffiths
[estratto da Ianto, tradotto da Silvia Rota Sperti, Feltrinelli, 14 euro]
Tuffato in un campo di segale che gli arriva alle ginocchia e che costringe le ricche fioriture d’erica striate di viola a risalire verso le montagne, Ianto gioca con due piccole pietre, due ciottoli levigati e resi sferici dai continui venti, dalle piogge instancabili e dal quieto infrangersi delle onde del mare interno che in tempi immemori occupava la piccola valle, prima di evaporare per lasciar spazio a questa fresca distesa di terra, prima di ogni sogno, di ogni fantasia, fors’anche di ogni conoscenza.
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Thompson: IN FUGA
di Jim Thompson
[estratto dalla nuova traduzione, firmata da Anna Martini, di In fuga, il romanzo da cui Peckinpah trasse Getaway ora riedito da Fanucci, con postfazione di Luca Briasco]
Carter ‘Doc’ McCoy aveva ordinato di svegliarlo alle sei e stava già allungando la mano all’apparecchio quando il portiere notturno lo chiamò. Si era sempre svegliato facilmente e piacevolmente; tipico di un uomo senza un rimpianto per il passato e del tutto fiducioso e sicuro di sé nell’affrontare ogni nuovo giorno. Dodici anni di routine carceraria non avevano fatto che plasmare le sue tendenze naturali tramutandole in abitudine.
«Oh, ho dormito benone, Charlie» disse con la sua voce affabile e sincera. «Meglio che non ti faccia la stessa domanda, immagino, eh? Ah ah! È in arrivo, la mia colazione? Bene, cosí si fa, figliolo. Sei un gentiluomo da dieci e lode, Charlie.»
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Aprile 29, 2005
Nori rifà Lermontov
di Caterina Graziadei
È raro potersi stupire all’ennesima rilettura e ancora più raro emozionarsi. Così succede leggendo la nuova traduzione che Paolo Nori [nell'immagine a destra] ha dato del romanzo di Michail Lermontov Un eroe dei nostri tempi, dove le innovazioni si annunciano già dal titolo, nel plurale che muta il singolare "del nostro tempo", con cui una tradizione ben salda esprimeva la contemporaneità, fedele all’originale russo. L’autonomia delle scelte di Nori colloca la sua traduzione accanto alla traduzione di Rebora del Cappotto gogoliano o a quella di Landolfi per La Dama di picche di Pushkin. Così spicca l’aver reso in un dialetto d’invenzione, plasmato su una cadenza meridionale, la parlata del ragazzo cieco in Taman’, che Lermontov sottolinea come "piccolo russo", restituita finora con un italiano corretto o appena alterato. Dunque, sin dall’acquisto in libreria, il lettore che abbia consuetudine con questo testo straordinario (è d’abitudine datare dalla sua stampa nel 1840 l’inizio del romanzo psicologico russo), si aspetta qualcosa di nuovo, una scoperta. Non verrà deluso.
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Aprile 28, 2005
La bomba legislativa USA
[editoriale da The Nation tradotto da Emiliano B. Serra per IS]
Secondo un’indagine della Cbs il settantaquattro per cento degli americani afferma che il Congresso è intervenuto nel caso di diritto all’eutanasia di Terry Schiavo per motivi politici, e non perché fosse interessato a quello che stava accadendo alla donna della Florida, gli ultimi giorni della quale sono stati il centro dell’attenzione di un grottesco spettacolo da circo mediatico. Le persone hanno distintamente riconosciuto questa mossa, nel momento stesso in cui la destra conservatrice al Campidoglio la confermava nei fatti con la violenza della sua reazione alla morte di Terry Schiavo. «Verrà il momento in cui gli uomini responsabili di questo dovranno rendere conto del loro comportamento» ha ringhiato Tom DeLay, leader della maggioranza alla Camera; il senatore John Cornyn si è domandato a voce alta fissando il pavimento del Senato, se ci fosse qualche connessione tra la “percezione” che i giudici stessero prendendo decisioni politiche e il fatto che “qualcuno [...] iniziasse ad assumere atteggiamenti violenti”.
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L'ultima volta che ho visto i fascisti...
...li ha spazzati via la grandine! Ancora da Trieste, ma stavolta è meteorologia operaia contro il meteorismo nazi. Gli Elementi si scatenano contro certi elementi. Forse un tal personaggio storico, tirato per la giacchetta con insistenza, si è leggermente rotto le balle... E ora se la ghigna :-) [WM1]
Dal "Piccolo" di Trieste del 26/04/2005
"Tito boia". Poi grandine e pioggia li fanno scappare
Alla Foiba di Basovizza trecento naziskin e ultras da stadio hanno partecipato alla contromanifestazione del Gruppo unione difesa
Sono arrivati da Ravenna, Brescia, Vicenza, Verona, da Trento e dal Friuli.
Con loro tricolori con l'aquila, fasci littori e stendardi azzurri con la capra istriana
"Per noi è una giornata di lutto, onoriamo la Rsi, basta bugie partigiane"
Tuoni, lampi, pioggia, grandine, teste rasate, anfibi, e braccia tese nel saluto romano.
Ieri duecento naziskin a cui si sono aggiunti un buon numero di "ultras" da stadio, si sono radunati nella spianata che circonda la Foiba di Basovizza. Hanno celebrato a modo loro il 25 aprile, la festa della Liberazione. "Per noi è invece un giorno di lutto" ha affermato al microfono uno dei capimanipolo del "Gruppo unione difesa", la sigla sotto cui si raggruppa l'estrema destra dell'estrema destra. Tanto destra che non vuol nemmeno essere definita tale.
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Quello che la tv non mostra
da ARCOIRIS - Ogni aereo, elicottero o mezzo corazzato dell'esercito americano dispone di uno o più registratori digitali, che memorizzano tutte le immagini esterne e tutti i dialoghi intercorsi fra i membri dell'equipaggio nelle varie operazioni. Quello che pubblichiamo, con sottotitoli in italiano, è un filmato che non doveva certo essere reso pubblico. Proviene da un AC-130, in missione notturna in Iraq. E' il vero volto della guerra, ed è anche il vero volto del nostro alleato. I morti passano, la Storia rimane. E noi stiamo passando alla storia, ancora una volta, da una parte che molto probabilmente in futuro non ci piacerà riconoscere, e che cercheremo in tutti i modi di "rivisitare" ad uso e consumo delle nostre coscienze. Ma certe immagini non si cancellano. Il filmato dura sei minuti, e mostra in realtà due diverse azioni, delle quali abbiamo sottotitolato tutto quello che siamo riusciti a capire. Ma il resto non è difficile immaginarlo.
Nella prima azione, che si svolge di notte, la telecamera è a raggi infrarossi, per cui gli esseri umani appaiono completamente bianchi. L'illusione di potersi nascondere nell'oscurità è, come vedrete, completamente fasulla. Se c'è qualcosa che turba profondamente, è questa schiacciante superiorità tecnologica unita al tono distaccato con cui si decide della vita e della morte altrui.
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La fortezza USA da finanziaria a militare
di Tito Pulsinelli
E’ ormai un segreto pubblico che i malesseri di cui è preda l’economia degli Stati Uniti non sono inquadrabili in una diagnosi di influenza stagionale. Non ci credono più nemmeno gli scrivani tanto-al-pezzo gettonati dalla catena di montaggio del totalitarismo mediatico. E’ finito il ciclo cominciato nel 1997, dopo la crisi asiatica, quando divenne una economia di rifugio per i capitali, grazie agli alti tassi di interesse e alla credibilità globale del modello USA. Allora, l’economia degli Stati Uniti attirava l’80% del risparmio mondiale, e questo costituiva la base reale della loro stabilità ed espansione. Clinton lasciò un attivo di 200 miliardi di dollari, poi sopravvenne la morte prematura della "new economy", e cominciò il valzer necrofilico di Bush: aumento astronomico del debito, svalutazione, guerra, crescita esponenziale delle spese militari, disoccupazione, imposizione di uno stile di vita impregnato di paranoia, grettezza e blindaggio mentale.
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Aprile 27, 2005
Notizie da Trieste
1. Monumento bipartisan per criminalizzare i partisan
2. Il fascista Menia contro Giacomo Scotti
3. Di terroristi e terrorizzati
4. Operazione foibe. Tra storia e mito
- 1 -
Promemoria. Associazione per la difesa dei valori dell'antifascismo e dell'antinazismo - Društvo za zaščito vrednot protifašizma in protinacizma
e-mail: promemoriats@virgilio.it
Trieste, 26.4.2005
Come noto il Comune di Trieste intende porre in piazza Goldoni un monumento dedicato alle "vittime dei regimi totalitari", formulazione ambigua con la quale si vuole mettere sullo stesso piano i caduti della Resistenza, le vittime dei deliri razziali nazisti e fascisti e i c.d. "infoibati", cioè le vittime della resa dei conti alla fine della guerra, tra i quali sono numerose le SS, le Camicie nere, i membri della Banda Collotti e simili.
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Aprile 26, 2005
Wu Ming & Ravagli: torna ASCE DI GUERRA!
Il 3 maggio torna in libreria, aggiornato con una Premessa 2005 e una lunga postfazione, un libro che, rispetto ai conati revisionisti di questi anni, equivale a un antiemetico: Asce di guerra, il romanzo scritto da Wu Ming insieme a Vitaliano Ravagli, è trasmigrato in Einaudi e tra pochi giorni sarà sugli scaffali di tutte le librerie italiane. Qui la sezione del sito di Wu Ming dedicata ad Asce di guerra, ricca di extra e materiali complementari al testo. Dal quale estraiamo e pubblichiamo il secondo prologo, che si intitola
COLUI CHE RIMANE SVEGLIO QUANDO TUTTI DORMONO
Quanti nomi ha avuto? E quante vite?
Nasce Nguyen Sinh Cung, nella provincia di Nghe Tinh, Vietnam centrale, Indocina francese. E’ l’anno 1890.
La sua è una terra arida, povera e sovrappopolata, in balìa di tempeste e tifoni. Sui suoi abitanti circola una storiella, quella del “pesce di legno”: quando un uomo dello Nghe Tinh si mette in viaggio per cercare lavoro, porta con sé un pesce finto. Nelle locande può permettersi appena una ciotola di riso e una scodella di salsa nuoc-mam, e per non sembrare troppo povero infila il pesce nel condimento. Inoltre, il legno si impregna di salamoia, e durante la marcia lo si può succhiare per placare la fame.
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Tra Israele e Palestina, il Muro d'acqua
di Abdel Rahman Tamimi *
Molto è stato scritto del muro dell'apartheid e del motivo per cui esiste. Israele sostiene che è una struttura temporanea, eretta per motivi di sicurezza. I palestinesi la vedono come un semplice furto di terra, progettato espressamente allo scopo di assicurare che qualunque futuro "stato" palestinese non sia altro che un insieme di bantustans isolati, uno stato solo sulla carta.
Il controllo delle risorse idriche può dare un'idea dello scopo di questo muro.
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Prefazione a "La prima volta che ho visto i fascisti"
[Wu Ming:] Si è concluso il progetto di narrazione collettiva "La prima volta che ho visto i fascisti", lanciato il 21 marzo scorso sul n.7 di Giap (VIa serie). Abbiamo raccolto e montato quarantasei testimonianze spediteci in poco più di un mese. Ne è venuto fuori un vero e proprio libro di ottantadue pagine, che ora diffondiamo sotto licenza creative commons. E' scaricabile dal nostro sito in formato pdf (354 kb). In anteprima, la prefazione.
***
Quel che segue è un eterogeneo insieme di testimonianze: pagine di diario, frammenti, racconti, reminiscenze, visioni febbrili. Testi curati o tenuti per anni in un cassetto della mente, rovesciati sulla pagina d'istinto, di getto, senza preoccupazioni di estetica o di stile. Persone dai diciotto ai sessant'anni ci narrano storie, esperienze d'infanzia, ustioni e abrasioni della pubertà o della tarda adolescenza, primi incontri con la violenza, col "fascismo-sostantivo" (il fascismo storico) o col "fascismo-aggettivo" (epiteto da usare lato sensu), col "vetero-", col "neo-", col "post-" e col "cripto-"fascismo, col "microfascismo" quotidiano (insidiosa logica della prevaricazione), col fascismo trauma personale e familiare, stanza privata dei cimeli e degli orrori, refolo d'aria viziata.
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Aprile 22, 2005
James White e la fantascienza inglese
di Riccardo Valla
James White era nato a Belfast nell’aprile del 1928 ed è morto nell’agosto del 1999, privando la fantascienza inglese di uno dei suoi autori più amati dal pubblico, anche se la critica specializzata - la quale, tra gli inglesi, pare tenere conto soltanto di Disch - si è sempre disinteressata delle sue opere. Il solo che venne notato, ai suoi tempi, è un romanzo del 1966, Incontro nell’abisso (The Watch Below), storia di un gruppo di superstiti che si crea un habitat autosufficiente in alcuni sezioni di una grande nave da carico affondata. A dare respiro alla vicenda è l’incontro con un gruppo di extraterrestri che si nasconde nel mare per studiare la Terra. Anche se la storia è un po’ claustrofobia, la vicenda parallela dei due gruppi è narrata in modo corretto e convincente e deve essere quella che ha ispirato a Crichton una delle sue storie.
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U.S. AlieNation
di Herbert I. Schiller *
La brutale espansione della potenza degli Stati uniti a livello internazionale può essere largamente spiegata dal modo in cui viene costruito il consenso interno. Pubblicità onnipresente; martellamento ideologico, orchestrato da molteplici istituzioni che, finanziate dalle imprese, respingono l'idea stessa di politiche sociali o di bene comune; ignoranza del resto del mondo; protezionismo culturale senza pari: questo è il pesante tributo che gli americani devono pagare all'egemonia del business.
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Aprile 21, 2005
Filosofia, politica e invenzione
di Fulvio Papi
Un filosofo, come molti altri, sente spesso parlare della crisi della politica come una pratica inadeguata rispetto ai problemi più importanti del nostro vivere contemporaneo. La politica, nel caso migliore, diventa un'area auto-referenziale del discorso che, solo in poche circostanze riesce ad essere occasione per la formazione di una comunità omogenea. Nel sociale appaiono aree di politicità generazionali, locali, ambientali, ciascuna con una propria retorica incapace, per lo più, di valicare i propri confini. Ma per tradizione la polis da costruire è una, e, sebbene nel mondo contemporaneo quest'osservazione sia talmente fragile da apparire una metafora fuori luogo, essa segna il perimetro di una domanda intorno a quali siano le condizioni per cui il desiderio di essere politici possa disegnarsi come una politica. Non si tratta, come vedremo, di un codice normativo e rigido che sarebbe ridicolo, ma dell'esplorazione dell'orizzonte che si accompagna a un comportamento intellettuale e pratico che cerca la strada difficile della politica.
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Uomini e robot
di Salvatore Romagnolo e Roberto Saracco
[dall'omonimo e-book edito e distribuito gratuitamente da Apogeo]
Il termine robot è stato coniato dallo scrittore
ceco Karel Čapek nel suo romanzo fantapolitico
R.U.R. (Rossum's Universal Robots), del 1920. In
realtà, pare, Karel Čapek non fu il vero inventore
della parola, che gli venne, invece, suggerita dal
fratello Josef, scrittore e pittore cubista, che
aveva già affrontato il tema in un suo racconto del
1917, “Opilec” (L'ubriacone), nel quale però
aveva usato il termine automat.
La diffusione del romanzo di Karel ha dato
un’enorme fama al termine Robot, anche se il
libro è caduto lentamente nel dimenticatoio,
almeno in Italia. Attualmente non è disponibile
una versione in italiano e per leggerlo è necessario
accontentarsi di quella in inglese. Anche se i
robot di Čapek erano uomini artificiali organici, il
termine viene generalmente utilizzato per indicare
un uomo meccanico. Uno dei sinonimi di robot è androide (dal greco anèr,
andròs, uomo, e che quindi può essere tradotto "a forma d'uomo"), mentre
cyborg ("organismo cibernetico" o "uomo bionico") sta a indicare una creatura
che combina parti organiche e meccaniche.
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Aprile 20, 2005
Papa Ratzinger: politico o metafisico?
Joseph Ratzinger è un uomo che ha sempre riservato sorprese. In questi ultimi anni lo conosciamo quale custode inflessibile dell'ortodossia non solo della dottrina, ma anche della morale cattolica. Sempre censore, sempre disposto a intervenire contro i movimenti del divenire che interpreta quali storture eretiche. Ma non è sempre stato così. Senza Ratzinger non disporremmo né di Kung né di Boff. I cattolici, di fatto, non dispongono più di Boff: ed è colpa di Ratzinger. Maestro e interlocutore di questi due fondamentali teologi contemporanei, Ratzinger si è progressivamente trasformato nel loro più acerrimo avversario e nel loro fustigatore curiale. Eppure fu l'autore del documento che ribaltò le sorti del Concilio Vaticano II, letto dal cardinale Frings.
Luci e ombre (più le seconde che le prime) contrastano il profilo del nuovo pontefice, Benedetto XVI.
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Aprile 19, 2005
Lo Schifometro - 4
di Vittorio Catani
[Qui tutti gli 'Schifometri' di Catani]
MISTER BANANA E LE ROVINE DI ATTILA
L’altra sera, venerdì 15 aprile 2005, una “misura dello schifo” me l’ha suggerita, anzi gridata, la trasmissione su Rai2 “Contatti”, condotta non so bene da chi perché lo spettacolo – spettacolo lo era davvero, ma inguardabile – era già iniziato quando sono capitato casualmente sul canale (vedo raramente la tv). Devo anzi precisare che eravamo a sabato 16 aprile, giacché “Contatti” (ho poi verificato) era iniziato alle 0,05 per terminare alle 0,45. Ospiti: Stefano Zecchi, il docente universitario e saggista famoso perché “creato” dal Maurizio Costanzo Show, e Pasquale Squitieri, il regista famoso perché “creato” dalla moglie Claudia Cardinale (il Morandini alla voce “Squitieri” riporta una quindicina di film, con punteggi della critica che vanno in massima parte da 1 - il minimo - a 2, salvo “Il prefetto di ferro” con Giuliano Gemma, che raggiunge 3,5) e famoso anche per la sua militanza destrorsa. Il tema di base della trasmissione, mi è parso di capire, era: “la cultura” in Italia.
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La superguerra per le materie prime
di Lothar Komp
La crisi del dollaro è amplificata in particolar modo dalla bolla delle materie prime, un settore che è praticamente finito sotto il controllo completo di interessi privati speculativi. Come conseguenza delle gigantesche iniezioni di liquidità nel sistema finanziario, fatte dalle banche centrali, e del controllo esercitato dai mercati a termine di Londra e New York sulle trattazioni delle commodity, i prezzi di moltissime materie prime, dal greggio al rame ai minerali ferrosi, sono schizzati a livelli stratosferici. L'indice Reuters CRB (Commodity research bureau), che segue le 17 materie prime più importanti, lo scorso 8 marzo ha raggiunto il record degli ultimi 24 anni. Nel solo mese di febbraio l'indice ha registrato un aumento del 7,1%, come non si verificava da 21 anni. Sempre l'8 marzo al London Metal Exchange (LME) il prezzo del rame ha raggiunto il massimo in 19 anni. Lo stesso giorno il petrolio ha sfondato la soglia dei 55 dollari. Solo sei anni fa costava dieci dollari il barile.
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Aprile 18, 2005
Beirut sospesa tra paura e voglia di futuro
di Nicola Manca *
L’Internazionale Socialista nei giorni di aprile ha convocato a Beirut il Comitato mediterraneo per aprire un dialogo con le forze dell’opposizione libanese.
Membro del comitato è il partito di Walid Jumblatt il PSP (partito socialista progressista) che ha una lunga storia politica e in questi giorni è al centro dell’iniziativa insieme alle altre forze dell’opposizione.
Beirut è una città moderna, il cuore dei commerci di tutta la regione. E’ qui che i sauditi investono e da qui i libanesi avviano molte delle loro attività finanziarie e commerciali.
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Aprile 16, 2005
Una vita lunghissima
di Valerio Evangelisti
[Nel 1999, la rivista IL PARADISO DEGLI ORCHI chiese a una decina di scrittori quale fosse stato, secondo loro, il personaggio più importante degli ultimi 2000 anni. Questa fu la risposta di Valerio Evangelisti. A due giorni dall'inizio del Conclave, la risposta assume ulteriore pregnanza. gg]
Tra i personaggi degli ultimi duemila anni, quello che ritengo più significativo è Dio. Il Dio dei cristiani, naturalmente. Gli altri o non li conosce nessuno, o agiscono su scala circoscritta. Solo il Dio dei cristiani è veramente universale.
Nessun personaggio degli ultimi due millenni è stato, come lui, costantemente presente; e nessuno è nato quasi esattamente duemila anni fa. Prevedo l'obiezione. Si dirà che esisteva già da prima. Rispondo che è vero, però prima operava in ambiti circoscritti e si occupava di problemi minori.
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M. (Ancora mille Mondi)
di Francesco Scalone
 A Bryan Talbot, Rudy Rucker e Thomas Pynchon.
Per le visioni, le idee e tutto il resto
Londra. Ottocento, nessun altro riferimento temporale. Mondo parallelo: imprecisato.
Questa volta Mirad è morto subito. Aveva appena ventisei anni: un bel ragazzo, due occhi azzurri come il ghiaccio ed un profilo slavo. Biondo, pallidissimo. Lo uccisero in una di quelle regioni inferiori del multiuniverso dove anche i migliori uomini dell'Agenzia si muovono a disagio.
Bisogna stare sempre attenti, sul chi vive.
Sapevamo che c'era un agente degli Antagonisti che ci stava dando la caccia. Purtroppo Mirad aveva commesso un errore: si era innamorato di una nativa. Forse, in una delle altre diecimila realtà parallele sotto il controllo dell'Agenzia sarebbe stato tutto più semplice. Qui però, stavano vincendo gli Antagonisti. La situazione internazionale era tesa: gli eventi si sottraevano al nostro controllo andando a comporre un quadro fortemente dissimile da tutto quanto avevamo prefigurato. La Regina Vittoria era stata assassinata cinque giorni prima e l'Impero Britannico si trovava sull'orlo del baratro.
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Aprile 15, 2005
Willeford: Tiro mancino
di Laura Grimaldi
[da Il Sole 24ore]
 Terminata la lettura di Tiro mancino di Charles Willeford ci si chiede se un romanzo sbagliato può risultare alla fine un romanzo straordinario e si ha la sensazione di poter rispondere di sì. Dopo aver atteso con impazienza, per molte pagine, che la storia dia un qualche segno di dinamismo o che l’autore fornisca almeno un’indicazione del tipo di trama che intende svolgere, il lettore si lascia intrappolare nella rete di una narrazione ipnotica, dilatata, che gradualmente lo fa sentire interno ai fatti, personaggio fra i personaggi, e scopre che appunto questo il libro di Willeford vuole essere, una galleria di personaggi scrutati con attenzione quasi maniacale. In altri termini, il racconto non solo di ciò che l’uomo è, ma anche di quello che può diventare, malgrado se stesso, se mosso da qualcosa di sufficientemente forte.
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GUERRA AL SISTEMA - Quarta puntata
di Federica Vicino
[Qui tutte le puntate del romanzo]
1. LA PESTE DEI SOBBORGHI
Aleksa Drexter si accomodò sulla fake leather poltrona da 100mila kontinental. Cercò non il migliore, ma il più umano dei suoi sorrisi. Con la docilità di una tigre anestetizzata, si lasciò acconciare i capelli alla perbene signora. Era pronta al segnale di okay, quando guardandosi nel monitor scoprì che la camicia del tailleur era sbottonata un bottone di troppo. Deformazione professionale, pensò. Bloccò tutti e chiuse la scollatura in eccesso. In cuor suo le veniva da ridere. Con un cenno fece intendere che ora sì, era pronta davvero. La macchina televisiva si rimise velocemente in moto. Le dettero il count-down, le dettero il nero, le dettero l’ on the air, i dieci secondi, la sigla, il via.
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Aprile 14, 2005
Il sogno di Dostoevskij. Come la mente emerge dal cervello
In un libro di Tagliagambe, tra letteratura e filosofia, indagati i meccanismi del pensiero. I romanzi dello scrittore russo portano in primo piano il rapporto tra i vari livelli dei processi mentali. Un secondo cervello che funziona come un'interfaccia tra il mondo fisico e quello delle costruzioni culturali
di Fabio Bacchini
C'è stato un tempo in cui la letteratura e la filosofia sono andate molto d'accordo. Ma, secondo le malelingue, ciò è avvenuto principalmente perché la filosofia era una filosofia non sufficientemente rigorosa nel ragionamento e nella terminologia: una forma, essa stessa, di letteratura. Negli ultimi cento anni, una parte della filosofia ha deciso che era ora di svestire i panni della disciplina inconcludente e ciarliera, e che valeva la pena essere meno vaghi, e molto più esatti. E' nata la «filosofia scientifica», che si propone di giungere «mediante l'analisi logica a conclusioni precise, articolate, e attendibili come i risultati della scienza contemporanea» (la definizione è di Hans Reichenbach). Secondo le malelingue, la filosofia scientifica paga un prezzo costante per riuscire ad essere chiara e razionalmente approvabile: essa risulta eccessivamente algida a chi le si accosta in modo non professionale, e «non tocca davvero il cuore» delle persone.
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Aprile 12, 2005
Il tragico diario del “Che” in Bolivia
di Roberto Romani
[da “l’Unità”, 17 luglio 1968]
Per undici mesi - dal novembre ‘66 all'ottobre ‘67 - Ernesto "Che" Guevara tenne il comando di un gruppo di guerriglieri nella provincia di Santa Cruz, sud-est della Bolivia. Erano una quarantina di uomini di diverse nazionalità. Alcuni venivano da Cuba, altri - come Ciro Bustos - dall'Argentina, altri dalla guerriglia peruviana. E tra questi Juan Pablo Chang detto “El Chino”. La pattuglia boliviana era stata reclutata dai fratelli Coco e Inti Peredo. Tutti intellettuali o contadini poveri, rappresentavano quel tipo di alleanza che Regis Debray ha teorizzato come base dei focos della lotta armata.
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Cronache di Bassavilla 13
di Danilo Arona
[Tutte le Cronache di Bassavilla]
MAD (Alessandria 1951- Milano 2000)
"Vivo a Milano, ma da Alessandria non ho mai traslocato, quindi non rimpiango questa città che non ho mai realmente lasciato. Non morivo dalla voglia di andarmene, ma non ho mai nemmeno per un attimo immaginato di rimanere, di avere lì un futuro. In realtà forse è il mio futuro che non ho mai immaginato. O forse sì, pensavo che sarei diventata grassa e alta, ma non è capitato. L'unica cosa che sapevo era che volevo dipingere. In realtà, prima dei diciott'anni non ho mai viaggiato e non ho neppure avuto le chiavi di casa. Quando sono arrivata a Milano negli anni Settanta mi pareva il paese di Bengodi, la fine del mondo".
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Aprile 11, 2005
Il cardinal Martini: un Concilio Vaticano III?
Per quanto possa sembrare improbabile, in un contesto di piena restaurazione anticonciliare, il cardinale Carlo Maria Martini, 78 anni, in queste ore vede salire le proprie quotazioni. Le voci sugli esiti dell'imminente Conclave stanno del resto raggiungendo il livello del tumulto, in queste ore. Però a questa voce in particolare, che ci arriva da fonte solitamente bene informata, ci piace credere, se non altro come ci piace credere a certa realizzabilità di desideri impossibili. Oltre all'indubbia opposizione politica che dovrebbe affrontare una simile candidatura "progressista", giocano contro la nomina a pontefice di Martini due fattori essenziali: una malattia cronica e l'età (78 anni). Vero è che, nel caso gli elettori scegliessero l'opzione di un papato breve, cosiddetto di transizione, il fattore anagrafico non sarebbe ostativo, anzi. Preoccupa invece la salute dell'ex arcivescovo della diocesi milanese. Preoccupa altri, di contro, la messe di opzioni davvero rivoluzionarie che Martini considera praticabili, e di cui dà testimonianza nell'intervista che pubblichiamo, rilasciata giusto un anno fa al Tempo. [gg]
Permalink: postato alle 09:25 PM
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Aprile 09, 2005
Geopolitica del Conclave
di Giancarlo Zizola
[Giornalista vaticanista, autore di importanti saggi quali Il Successore e L'altro Wojtyla, Zizola è uno degli analisti più acuti e informati in fatti di Chiesa. Questo articolo sull'imminente Conclave è a nostro parere, tra i molti pubblicati in questi giorni da tutte le testate italiane, il più completo e pedagogico circa gli schieramenti interni che vanno ad affrontarsi nel segreto della Sistina, ed è apparso sul Sole 24ore]
Due linee fondamentali si confrontano nel collegio degli elettori del successore di Giovanni Paolo II. I “riformisti” appoggiano un papa abbastanza giovane per affrontare un regno di almeno dieci anni. Un papa disposto ad impegnarsi sui nodi della crisi della Chiesa attraverso una politica di riforme e capace di riparare le fratture interne ereditate dal wojtylismo. Nell’altro campo, i “conservatori”, partigiani di un “wojtylismo senza Wojtyla”, sono invece decisi a sfruttare a fondo l’impulso dato dal papa polacco per ricollocare la Chiesa in un ruolo pubblico influente di fronte alla crisi della società moderna sui terreni etico e politico.
Permalink: postato alle 12:06 AM
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Giovanni Paolo II: un pontificato controverso
di François Houtart
[da "Le Monde Diplomatique", 27 marzo 2005]
Ripercorrere alcune delle linee di fondo del pontificato di Giovanni Paolo II non è impresa di poco conto, dati i numerosi anni da lui trascorsi al governo della Chiesa cattolica (poco meno di un quarto di secolo), i quasi cento viaggi internazionali, una dozzina di encicliche, innumerevoli discorsi, gli incontri con tante personalità e centinaia di beatificazioni e canonizzazioni.
E tutto questo, in un periodo storico che ha visto il consenso di Washington (1) orientare l'economia mondiale verso il neoliberismo, con le conseguenti catastrofi sociali. Il periodo del crollo del muro di Berlino, dell'avvento del pensiero unico e del fiorire dei movimenti di protesta su scala mondiale, per non parlare dell'attacco terroristico contro gli Stati uniti, o delle guerre che rafforzano il dominio del sistema mondiale oggi in atto.
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Aprile 08, 2005
Frei Betto: teologia della liberazione
di Gianni Minà
[da "Un continente desaparecido", Sperling & Kupfer editori, 1995]
L'olimpiade dei bambini della strada era una delle tipiche ipocrisie della società brasiliana di oggi che- più offendevano la sensibilità di Frei Betto, mentre mi raccontava la sua vicenda di religioso e di intellettuale ribelle. Era luglio e i dati spietati delle organizzazioni umanitarie segnalavano che, dal primo di gennaio al 30 giugno del '93, per esempio, a Rio de Janeiro, polizia, vigilantes e guardie armate, quasi sempre impunite, avevano già ammazzato 321 minori e che a San Paolo, la città più avanzata del Brasile, l'anno prima la polizia militare, che continuava a godere di impunità anche dopo l'avvento della democrazia, aveva ucciso 1370 persone, mentre quella civile soltanto 5. Dati riuniti in un libro che Betto mi aveva regalato: Rota 36, la storia della polizia che ammazza, un'opera del giornalista Caco Barcellos, frutto di scrupolosa investigazione giornalistica durata cinque anni e che in poco tempo era arrivata a 19 edizioni.
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Aprile 07, 2005
GUERRA AL SISTEMA - Terza puntata
di Federica Vicino
[Qui tutte le puntate del romanzo]
VI.
Avverto uno scricchiolìo, un cling-clang di portellone a chiusura ermetica in fase di innesco.
L’onda gelida del reflusso organico scompare in pochissimi istanti. Tutto il liquido che carambolava giù con la violenza di un turbine si riduce ad un esile gorgoglio, dietro l’oblò a tenuta stagna che si serra con forza. Il pozzo è così stretto e profondo, che l’imboccatura dalla quale ci siamo tuffati è già invisibile.
Kerrer, poco più giù di me, con i piedi puntati contro le pareti umide, che adesso offrono all’attrito degli scarponi tutt’altra resistenza, impreca.
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Tra scultura e letteratura: le Linee di Melotti
di Giuseppe Genna
Fausto Melotti pubblica nel 1975, per Adelphi, un sorprendente libro che è una compattissima e sbalorditiva deflagrazione della letteratura: si intitola Linee, procede per aforismi (che vengono via via teorizzati, nella loro forma “vibratoria”, secondo la definizione di Melotti stesso), poesie, dialoghi, addirittura canzonette. Non desidero intraprendere parallelismi, che non sono in grado né di sostenere né di fare coincidere all’infinito, tra la produzione artistica “figurale” (o “transfigurale”) di Fausto Melotti e la sua opera letteraria. Mi è consentito invece riportare un’impressione, per quanto epidermica e, per stare nel cerchio magnetico che lo stesso Melotti definisce “vibratorio”, intercettiva: Melotti supera l’arte (nelle sue eterne contraddizioni formali, contenutistiche, figurative) con un movimento di sussunzione (non di sintesi: per allontanare Melotti da ogni sistematica di ordine filosofico occidentale) che ha un corrispettivo identico nei modi in cui Melotti stesso supera la letteratura.
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Aprile 06, 2005
Natalia Ginzburg: García Marquez o del romanzo
di Natalia Ginzburg
[da La Stampa, 6 aprile 1969]
Tempo fa un giornale mi ha chiesto di rispondere alla domanda se credevo che il romanzo fosse in crisi, ma non ho risposto, perché le parole “crisi del romanzo” le trovavo odiosissime, evocando in me il loro suono unicamente romanzi brutti, e già morti e stramorti, il cui destino mi era indifferente. Credo d’aver pensato che non aveva senso ragionare tanto sul romanzo, e meglio era forse tentare di scrivere dei romanzi per seppellirli magari in qualche cassetto nel caso che non fossero vivi, se siamo o siamo stati dei romanzieri.
Poi ho letto Cent'anni di solitudine [ora riedito da Feltrinelli per il cinquantesimo anniversario della casa editrice: vedi qui] di Gabriel García Márquez, colombiano che vive in Spagna. Da tempo non leggevo più nulla che mi colpisse tanto profondamente. Se è vero come dicono che il romanzo è morto, o si prepara a morire, salutiamo allora gli ultimi romanzi che son venuti a rallegrare la terra.
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Panikkar: Vangelo e Zen
di Raimon Panikkar
[Nato a Barcellona il 3 novembre 1918 da padre indiano e madre spagnola, Panikkar si è laureato in filosofia, chimica e teologia, ha insegnato fino al 1987 all'Università di California e Santa Monica. Sacerdote, ha ricevuto dalla Chiesa l'interdizione a celebrare la messa. E' uno dei massimi teologi viventi. Quella che segue è la prefazione che egli ha scritto al testo Il Vangelo secondo Giovanni e lo Zen, pubblicato dalle edizioni Dehoniane di Bologna]
La normale
esegesi cristiana dei Vangeli per lo più è consistita in una interpretazione
degli stessi all’interno del contesto storico della cultura
giudeo-ellenico-romana dei tempi in cui essi furono scritti. Per una corretta
ermeneutica di un testo si richiede la conoscenza del suo contesto e, aggiungo
io, quella dell’intento dello scrittore. Sui Vangeli sono stati scritti migliaia
di libri, al punto che è proprio dall'interpretazione della Bibbia che la
moderna scienza ermeneutica trae le sue origini. Si è venuto formando perfino un
corpus di interpretazioni della Scrittura, che ha avuto l’approvazione
ecclesiastica e costituisce quella che è chiamata la tradizione
cristiana, una cornice obbligata per ogni interpretazione cristiana che voglia
essere ortodossa.
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Aprile 05, 2005
Giovanni Paolo II, il Grande Restauratore
di Leonardo Boff
[L'eminente esponente della teologia della liberazione ha pubblicato questo articolo su El Mundo. La traduzione è nostra]
Il pontificato di Giovanni Paolo II è risultato esteso e complesso. Gli diamo il giusto merito solamente se lo consideriamo all'interno di un vasto insieme di temi che da molto tempo impegnano la Chiesa.
Qual è la caratteristica fondamentale di questo Papato? La restaurazione e il ritorno alla rigida disciplina. Giovanni Paolo II non si è caratterizzato né in direzione della riforma né in quella della controriforma. Ha rappresentato il tentativo di arginare un processo di modernizzazione che ha fatto irruzione nella Chiesa all'altezza degli anni Sessanta, e che stava interessando tutto il cristianesimo. In questo modo è venuta realizzandosi una resa dei conti che la Chiesa sta affrontando in relazione a due gravi questioni, dalle quali è martirizzata da più di quattro secoli.
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Aprile 04, 2005
Küng: Wojtyla, il Papa che ha fallito
 di Hans Küng
La situazione della Chiesa Cattolica è seria. Il Papa merita ogni compassione. Ma la Chiesa deve vivere. Per questo, nella
prospettiva di un'elezione papale, ha bisogno di una diagnosi, di una
sincera analisi svolta dal suo interno. Delle terapie si potrà discutere
dopo. Gli oltre venticinque anni di Pontificato di Karol Wojtyla sono stati
una conferma delle critiche che già avevo espresso dopo un anno del suo
Pontificato. Secondo la mia opinione, egli non è il Papa più grande ma il
più contraddittorio del XX secolo. Un Papa dalle molte, grandi doti, e
dalle molte decisioni sbagliate! La sua «politica estera» ha preteso da
tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta
contraddizione, la sua «politica interna» ha puntato alla restaurazione
dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del
dialogo intra-ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma. Questa
contraddizione si evidenzia in undici ambiti problematici. Riconoscendo gli
aspetti positivi di questo Pontificato, mi concentrerò quindi sui suoi
aspetti critici e contraddittori.
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L'Uomo Nero
di Sandrone Dazieri
Enzo è immerso nel buio. Un buio punteggiato di immagini che non riesce a capire. Piastrelle decorate a fiori, onde, l’ombra di un uomo che passa da una porta. Un po’ alla volta riesce a sentire il suo corpo. E’ disteso in un letto. Nudo. No, non è nudo, indossa qualcosa. Una camicia da notte, gli sembra. Ha qualcosa sulla fronte, e sente male. Ha male alla testa, male alle orecchie, tormentate da un ronzio cupo, rimbombante. Cerca di alzare la mano destra per toccarsi il viso. Una mano, gentile, afferra la sua. Una voce dice. – Piano. Con calma. Le abbiamo medicato la fronte, non si tocchi.
Enzo apre finalmente gli occhi. E’ in una stanza bianca, una stanza d’ospedale. Riesce a mettere a fuoco i due uomini ai piedi del letto: sono due medici, con il camice bianco. – Come si sente? – chiede il più anziano dei due, un medico da libro di testo, con il pizzetto bianco e gli occhiali cerchiati d’oro sul naso.
Enzo apre la bocca per parlare. Ne esce solo un suono strozzato. Ci riprova. – Che cosa mi è successo? – riesce a dire.
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Aprile 03, 2005
Cronache di Bassavilla 12
di Danilo Arona
[Tutte le Cronache di Bassavilla]
IL GIORNO IN CUI I PESCI USCIRONO DAL MARE
Certe combinazioni storiche capitano di rado. Stiamo parlando di psicologia del profondo e di temporanea sospensione del tasso d'incredulità per colpa di eventi straordinari ben combinati con la planetaria ragnatela mediatica. In un incrocio del genere dovette trovarsi anche il sommo burlone Orson Welles che architettò la celebre farsa radiofonica de La guerra dei mondi nel 1938 in uno strano momento pre-bellico in cui l'America guardava l'Europa come ad un'estranea allucinazione. Fatto sta che il primo Aprile 2005, con il Papa moribondo e la dirittura d'arrivo delle elezioni regionali (nonché in totale assenza – lo avete notato? - delle notizie da mattatoio quotidiano da Iraq e Darfur), i proseliti del primo d'Aprile si sono scatenati più che nel passato, trovando terreni quanto mai fertili. Ad Alessandria-Bassavilla, ad esempio, decine di persone si sono presentate agli uffici postali pretendendo fantomatici rimborsi Telecom e una folla oceanica ha invaso una delle piazze principali, attendendo non so quali protagonisti calcistici di un reality show televisivo (il Cervia, forse) che naturalmente non avevano alcuna ragione di mostrarsi.
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La doppia anima del Regno
di Eugenio Scalfari
Quando si dice la Chiesa, si dicono tante cose e tante diverse realtà con una sola parola: la comunità dei fedeli, le congregazioni religiose, i sacerdoti che amministrano i sacramenti, i vescovi successori degli apostoli, la Curia dei ministeri vaticani, il Papa che guida, decide, rappresenta in terra il legame tra le anime credenti e il Cristo che venne per indicare la via della salvezza e della nuova alleanza.
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Idolatria. Un gioco di ruolo (3/3)
di Jari Lanzoni
Il gioco di ruolo è un gioco d’immaginazione che si svolge come una recita a canovaccio, con una persona denominata Master che conduce il gioco dopo averne deciso la trama principale per i Giocatori che vi saranno coinvolti. Ogni Giocatore controllerà un proprio Personaggio, ossia una sua rappresentazione, questi potrà essere del tutto uguale a lui, oppure il suo opposto.
Quando il Personaggio si rivolgerà ad altri, gestiti da Giocatori o dal Master, sarà il Giocatore a parlare in prima persona sostenendo la conversazione come una vera interpretazione orale. Spiegherà, discuterà, convincerà o litigherà con la propria voce. I suoi modi saranno eleganti o brutali come quelli del Personaggio che ha scelto di interpretare.
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Aprile 02, 2005
Cronache di Bassavilla 11
IO SONO LEGGENDA
di Danilo Arona

A pochi chilometri da Bassavilla, in un collinare paese che si chiama San Salvatore Monferrato, andando a grattare sotto la proverbiale indifferenza piemontese ci s'imbatte in un macabro mistero di provincia che, di sicuro, non sarebbe spiaciuto a Edgar Poe. E' la storia di Paolo Provera, classe 1850, che progettò e realizzò nell'ultima parte della sua vita un clamoroso “monumento a sé stesso”, una spettacolare cappella funeraria piena in ogni suo dove di lapidi, poesie incise su pietra e diversi busti raffiguranti amici e parenti “ospitati in loco”
A tutti pare ancora incredibile, ma il Provera seppe predire e programmare la sua morte in modo da farsi seppellire seduto su una grande sedia di cemento: una posizione francamente anomala, soprattutto per un morto, a indizio di una ferrea volontà che si spinse ad attendere la fine, prevista con assoluta precisione, il busto circondato da una robusta catena metallica in modo che – una volta privo di vita – il corpo non avesse a cadere in avanti, andando a vanificare il progetto rimuginato per anni. .
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Aprile 01, 2005
Questo è il mio corpo?
di Giuseppe Genna
Mentre scrivo il Papa è grave.
Siccome scrivo da sempre, il Papa è grave da sempre? No. La Chiesa è grave, il Papa si è aggravato soltanto negli ultimi anni. Da giorni, settimane e mesi è un rincorrersi di bollettini, di speciali, di CNN news, di reportage condotti grazie ai depositi storici del profluvio di immagini con cui questo Pontefice ha identificato il proprio mandato.
Prescindo, perciò, proprio in ragione di questa identificazione religiosa di sé e della Chiesa con le immagini di sé e della Chiesa, da una valutazione geriatrica di quanto accade a questo pover'uomo, devastato da un male che conosco bene e che non auguro a nessuno. Prescindo altresì dalle valutazioni storiche (il Papa che sconfigge il comunismo, il Papa che se la piglia poi col capitalismo), materia di altro tipo di geriatri, che sono gli storiografi tutti.
Affronto invece un tema metafisico, che è fisico: il dono del corpo e l'esito di questo dono - cioè il martirio mediatizzato a cui il Papa si è sottoposto nel dare un lungo congedo alla sua storia e a quella di tutti noi.
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