di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore Sommelier è stato ucciso. La nipote Sophie e lo studioso Londong decidono di tornare al Louvre. Intanto il commissario attende l’arrivo di una vecchia amica del morto, madame Madeleine Pâtissière.
“Attendo ancora una risposta” disse Londong, non appena la minuscola 500 imboccò l’autostrada e si poté tornare a parlare.
“Che risposta?” volle sapere lei.
“Perché era tanto offesa con suo zio?”
“Te l’ho detto, il rituale...”
“Signorina, mettiamo le carte in tavola” disse Londong, paziente. “Lei ha assistito per caso a una rappresentazione dell’Ifigonia, e io le ho citato alcuni versi. Ma lei ne conosceva vari altri... e in pochi istanti non può averne imparato tanti. Anche quel “Ti bacio le palline” e un verso della tragedia goliardica. Quante volte l’ha vista recitare?”
“Forse... negli anni precedenti... qualcosa...”
“Ammetta, lei s’è studiata le battute. Lei doveva recitare nella parte di Ifigonia?”
“Me l’aveva promesso!”
“Espressamente?”
“Me l’aveva fatto capire...”
“Su mi dica tutto, che paure ha?”
“Nessuna!” rispose lei, irritata. “Ma... la recitavano sempre, ogni anno... da bambina li ascoltavo da dietro la porta, poi hanno smesso per parecchi anni... E ho visto come era Long Dong anche lui!”
Sorrise a Londong, poi aggrottò la fronte e tornò a fissare la strada.
“Quando gli risolvevo quei suoi indovinelli, mi diceva sempre: “Al momento giusto sarai la principessa”... io ci contavo... mi studiavo i versi per conto mio. Sai...” continuò, pensosa “in quei versi mi riconoscevo:
“Sognavo un cazzo forte da bambina
E supplicavo Giove ogni mattina
Che come un giorno capitò ad Eunica
Potesse capitarmi nella fica.“
e quando lo sognavo era quello dello zio!”
“Era davvero così... maschietto?” chiese Londong, interessato.
“Assolutamente! Quando sono tornata, e li ho visti... gli ho detto: “Manda via quella donna, Ifigonia la faccio io!” Ma lui mi ha risposto ridendo: “Ifigonia puoi farla, ma guarda che non chiava mai!”“
Lanciò un’occhiata a Londong. “E l’ha detto senza neppure interrompere il... rito. Allora che dovevo fare? Gli ho gridato che era un bugiardo, ho sbattuto la porta e me ne sono andata! Che porco!”
Londong scosse la testa, pensoso. “Tutto un enorme equivoco. Sommelier si riferiva alla principessa del Priorato di Sion, non alla principessa dell’Ifigonia. È chiaro. Lei ha sviluppato un complesso di Elettra nei riguardi di suo zio, lo voleva rubare alla donna che non vedeva mai in faccia, la Nocchiera del Priorato. E le sue fantasie la hanno portata a elaborare il noto complesso di castrazione che...”
“Risparmiati la supercazzola freudiana!” esclamò lei. “Che palle, le analisi del dottor Frou-Freud! L’invidia del pene ce l’avrà avuta lui!”
“Comunque, la cosa è chiarissima, dal punto di vista simbolico” precisò lo studioso, ostinato.
Sophie non rispose, intenta a parcheggiare di fianco al Louvre.
*
“Il vescovo Pinna Gialla, suppongo?” chiese Fouché nel veder comparire il prelato.
“Tonnorosa” lo corresse lui. “Ho fondati motivi per ritenere che il mandante dell’omicidio del povero Sommelier stia per arrivare.”
“Davvero? E chi è?”
“Non l’ho mai visto. So soltanto che si fa chiamare il Magister. Mi ha convocato qui.”
“E quale sarebbe il movente dell’omicidio?”
“Un antico documento.”
“Posso?” li interruppe una voce femminile, dal corridoio.
“Madame Pâtissière?” chiese il poliziotto.
“Madeleine per gli amici” rispose lei, distogliendo immediatamente lo sguardo dal vescovo.
“Abbiamo trattenuto il suo assistente, eminenza.” Fouché tornò a rivolgersi al vescovo. “Stava venendo qui di soppiatto quando i miei uomini lo hanno fermato.” Fissò con severità Tonnorosa. “Sapeva, vero, che ha ucciso Sommelier?”
“Il Magister... un ordine suo...” mormorò debolmente il vescovo.
“Lasciatelo” disse il commissario, rivolto ai suoi agenti. “Per lui garantisce il vescovo, adesso non è più pericoloso.” Si rivolse a Tonnorosa: “lei è qui per caso o ha risolto l’indovinello?”
“Quale indovinello?” chiese Valjean, che si stava ancora massaggiando i polsi.
“Questo.” Fouché porse un foglio al monaco. “Non l’ha capito?
“Sotto l’automa antico
Il fiore della riviera
La sinistra inglese al posto del numero
Fondo fondo.”
L’automa è questo guerriero.” Indicò la statuina sulla scrivania. “Il fiore è il garofano, sinistra in inglese è left, abbreviata elle e numero è enne, una elle al posto della enne fa Garofalo, l’ebanista che ha intarsiato questa scrivania. Fondo fondo è poi doppio fondo. E infatti il cassetto ha un doppio fondo.”
“E contiene?” chiese Tonnorosa, ansioso.
“Conteneva” lo corresse il poliziotto. “Questa busta che Somelier ha voluto lasciare a madame Madeleine.”
(14-CONTINUA)
Pubblicato Settembre 22, 2005 02:39 AM


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