di Valerio Evangelisti

Jack Finney, L’invasione degli ultracorpi, Marcos y Marcos, 2005, pp. 226, € 13,50.
Marcos y Marcos sta accumulando molti meriti, nel campo della fantascienza, e il suo catalogo è ormai ricco di titoli eccellenti. Però questa ultima scelta non riesco a condividerla.
Diciamocelo chiaramente. The Body Snatchers (1954) di Jack Finney è un romanzetto. Deve la propria fama all’eccellente film che ne trasse Don Siegel nel 1956, e ai due remakes di buona qualità girati da Philip Kaufman e Abel Ferrara (diligente il primo, Terrore dallo spazio profondo; di gran classe il secondo, Ultracorpi: l’invasione continua).
Per il resto, il romanzo è un esempio assai mediocre del filone narrativo, particolarmente prospero nell’America degli anni Cinquanta, in cui perfidi alieni invadono la mente degli umani. Sia Jack Finney che Don Siegel negheranno di avere voluto stigmatizzare, con ciò, la penetrazione dell’ideologia comunista negli Stati Uniti, in sintonia con il maccartismo. Per quanto riguarda Siegel non so, ma Finney mentiva sapendo di mentire (parlo al passato perché è deceduto nel 1995). Basta leggere ciò che, nell’edizione originale del libro, diceva uno degli invasati (la prima edizione italiana finita nelle mie mani, su Urania, si intitolava per l’appunto Gli invasati, e aveva una copertina dipinta da Karel Thole difficile da dimenticare), per comprendere come bersaglio dell’autore fossero proprio le idee socialiste, contrapposte al sano individualismo statunitense.
Erano anni in cui nelle sale cinematografiche uscivano, quasi in contemporanea, i film Ho sposato un mostro venuto dallo spazio e Ho sposato un comunista. Nulla di male, nel fatto che Finney si adattasse al clima politico che lo circondava. Sullo stesso tema, e partendo da identiche posizioni ideologiche, Robert Heinlein scrisse uno dei suoi romanzi migliori, Il terrore dalla sesta luna (The Puppet Masters, 1951).
Ma Heinlein, anticomunista se mai ve ne furono, era scrittore di razza. Invece Finney imbastisce una storiella esile e contraddittoria, di dimensioni paesane. Dei baccelli, specie di fagioloni giganti, cadono dallo spazio. Ne escono batuffoli che assumono le sembianze dei viventi e li sostituiscono (che fine facciano i corpi veri non si saprà, almeno fino al film di Kaufman). I protagonisti si salvano ingannando gli alieni con un espediente che puzza di artificioso lontano un miglio. Dopo avere incontrato tale resistenza in località Mill Valley, i baccelli si alzano in volo e se ne vanno (noto per inciso che le truppe coloniali in Iraq, versione aggiornata dei baccelli, pur avendo avuto quasi duemila morti si ostinano a restare).
Insomma, lo si sarà capito: il romanzo di Jack Finney è una delle peggiori stronzate che siano mai state scritte.
Confezionata la torta, non resta che metterci la ciliegina. Ho parlato di “edizione originale”. Perché?
Il motivo è triste ma va detto. Nel 1978 Jack Finney rimette mano al suo romanzo e lo rende politically correct. Si intitolava The Body Snatchers, diventa ora Invasion of the Body Snatchers. Chi in origine fumava, adesso non fuma più. Spariscono le battutine contro le donne (non più gravi di quelle pronunciate da William Powell nei film su L’uomo ombra). Il protagonista, nella prima stesura scettico sul matrimonio, ne diventa entusiasta. Il discorso brutale degli alieni si arricchisce di lezioncine ecologiche. Jack Finney imita il feuilletoniste Paul Féval che, convertitosi al cattolicesimo in vecchiaia, cercò di riscrivere le proprie opere in chiave edificante, senza peraltro riscuotere grande successo.
Chi voglia Finney non purgato, può leggere la versione originale de L’invasione degli ultracorpi nel n. 4 di Urania Collezione. Chi preferisce la purga, si accomodi: Marcos y Marcos lo accontenterà.. Personalmente considero il pentitismo un’aberrazione.
Doverosa nota finale: sono molto migliori gli altri romanzi di Jack Finney pubblicati dallo stesso editore: Indietro nel tempo e La monetina di Woodrow Wilson. Se fossi in voi leggerei quelli, mentre lascerei gli ultracorpi riposare nei loro fagioli.


[...]Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita...
Sembra incredibile che Mario Soldati sia stato contemporaneo di Alberto Moravia, per tanti decenni figura di riferimento della narrativa italiana. Tra i due autori non esiste la minima affinità. Nessuno psicologismo (senza che il termine abbia un significato negativo) in Soldati, nessuna pagina aspirante alla complessità...
Nell'attuale, intensissimo dibattito sul New Italian Epic e sugli orizzonti delle poetiche narrative che stanno prendendo forma in questi anni in Italia, si inserisce prepotentemente il bellissimo romanzo di Alessandro Bertante, Al Diavul (Marsilio, € 17). Si tratta di un romanzo storico e, nonostante ciò, nitidamente e sinceramente autobiografico...
"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."
Il clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.
Le 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...
Da mercoledì 14 a venerdì 16 maggio a Milano, la seconda edizione di Officina Italia, festival letterario a cura di Antonio Scurati e Alessandro Bertante. Reading di inediti di Parrella, Avallone, Luzzatto, Vassalli, Raimo, Domanin, Bajani, Zaccuri, Mari, Siti, Di Gregorio, Postorino, Giordano, Desiati, Pariani, Veronesi. Dibattito sul caso Littell, moderato da Cortellessa.
La semplificazione non è una scorciatoia per rappresentare un’idea in maniera sintetica: è un processo di riduzione che elimina tutte le sfumature...

Sono gravissime le affermazioni che compaiono sul numero in edicola di Famiglia Cristiana. Gravissime, ma previste con ampio anticipo... A fronte di ciò, proponiamo di organizzare un referendum confermativo sulla 194...

