di Riccardo Valla

Riassunto. Parigi, estate 2005. L’ispettore Fouché informa Robert Londong, esperto di religioni, della morte del Conservatore del Louvre. L’assassino, il monaco Valjean, trova a Notre Dame un misterioso messaggio.
*
«Valjean, torna alla macchina, devi lasciare Parigi, ho la soluzione.»
«Bene, Magister, e cos’era? Ho provato a pensare a quella sorta di indovinello, ma non ne ho capito granché. Il primo verso parla del vento, ma dov’è che il vento ha abbattuto i soldati? Potrebbe essere la prima guerra mondiale. Il vento che porta i gas tossici. Infatti poi cita una guerra lunga, combattuta nell’Adriatico.»
«Avanti, continua!» rise il Magister. «Sentiamo le tue deduzioni.»
«Poi accenna a cavalieri, o nobili, spagnoli che combattono una guerra di religione?»
«No, la risposta è molto più semplice. Bastava prendere le iniziali dei versi, viene Ve-le-za-y, che è un anagramma di Vezelay. Cerca nella basilica di Vezelay, “Caballeros” significa probabilmente che devi cercare la statua equestre: un condottiero spagnolo, visto che usa quella lingua. Dai riferimenti al sermone sembra una guerra di religione come dici tu, qualcuno che ha combattuto nella crociata contro gli Albigesi. Intanto cercherò un repertorio di storia dell’arte, per vedere se trovo il nome. Ma temo che il materiale utile si possa trovare solo alla biblioteca del Louvre.»
«E al Louvre ci sarà certamente il mio vecchio nemico, l’ispettore Fouché... Devo partire subito?»
«Ma certo!»
«Peccato. Stavo per guadagnarmi cento dollari facili. Mi ero accordato con un giapponese. Mi infilavo una borsa sulla schiena, sotto la tonaca, e lui mi riprendeva per poi raccontare agli amici di avere conosciuto l’autentico Gobbo di Notre Dame.»
«Lascia perdere quegli spiccioli. Trova il documento e avrai mille volte tanto!»
Capitolo quarto
«Quindi, le memorie del cell di Sommelier contenevano due tipi diversi di informazioni. I messaggi mandati a Sophie, che lei dice di avere cancellato...»
«Forse riesco ancora a rintracciarne qualcuno, ispettore» disse la giovane, prendendo dalla borsetta il telefonino e mettendosi a schiacciare tasti, tra varie esclamazioni di: “Qui non c’è niente” e: “Proviamo qui” e spiegando: «A volte me li tiene nella rubrica...».
«... i messaggi a Sophie, scritti dopo essere stato ferito, e una serie di giochi enigmistici, ciascuno col titolo. Per esempio, il primo è: “Acronimo sillabico con anagramma, 7”.» Passò il mazzetto di fogli a Londong.
«Guardi un po’ se c’è questo!» chiese Sophie, porgendo all’americano il telefonino.
L’esperto di religioni guardò il display e lesse: “Attento a F. Venga nel bagno delle donne”. Mentre stava per dire qualcosa, Sophie spense rapidamente il cell.
Aggrottando la fronte, la ragazza mormorò: »Dove ho messo le chiavi...» Guardò Fouché: «Devo averle perse sulla scala, quando ho preso il fazzoletto. Vado e torno.»
Un attimo più tardi, era già uscita dalla stanza.
«Dovrei andare in bagno» osservò Londong. «E, visto che non possiamo andare avanti senza la signorina...»
«In fondo al corridoio» spiegò Fouché, ancora intento a leggere i messaggi. Indicò la direzione. «A sinistra c’è quello degli uomini, a destra quello delle donne... Lei quale sente più suo?» aggiunse con una smorfia.
Londong alzò le spalle e uscì. Un minuto più tardi apriva con circospezione la porta delle toilette. Sophie gli fece segno di affrettarsi.
«Fouché la vuole arrestare; dobbiamo fuggire» disse subito la ragazza. «Mi segua, questa scala non è sorvegliata.»
Lo spinse verso una porta con la scritta “uscita di sicurezza”. Londong azzardò un: «Ma io...»
«Lo so che non è stato lei, ma la polizia cerca sempre un capro espiatorio. Creda a me, lei è americano, e da voi al polizia non si accontenta di dare la colpa al primo che trova.»
«Ma io...»
«Sì, è innocente. Non ha visto come Fouché faceva tintinnare le manette? Tintinnio di manette, arresto, tintinnio di speroni, golpe. In Europa è così.»
«Ma Fouché...»
«Fouché è un ambizioso.»
Avevano raggiunto l’uscita. Davanti alla porta c’era l’auto più piccola che Londong avesse mai visto, una Topolino Fiat. Mentre l’americano la guardava senza capire, la ragazza aprì la porta e lo spinse verso il sedile.
«Ma non aveva perso le chiavi?» chiese Londong, sempre più frastornato.
«Era una scusa per portarti via, mio bel battacchione. Non l’avevi capito?»
«”Battacchione”?» chiese lui, Ma Sophie aveva già avviato il motore ed era partita con una sgommata.
(5-CONTINUA)
Pubblicato Giugno 5, 2005 02:59 AM | TrackBack


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