Che il successore di Giovanni Paolo II si sarebbe chiamato Benedetto XVI , gli appassionati di fantascienza lo sapevano già da quando fu eletto, nel 1978. Il numero 745 di Urania, pubblicato nel marzo di quel fatidico anno, si intitolava infatti Il dilemma di Benedetto XVI. Il racconto, scritto da Herbie Brennam, è un po’ la dimostrazione di quanto la fantascienza possa guardare avanti. In un futuro non ben definito, Brennam immagina che il Vaticano sia stato trasferito a Ginevra e ricostruito più o meno pietra su pietra. Non è spiegato bene il perché, ma tra le circostanze più divertenti ci sono i centurioni mandati dal comune di Roma a sostituire le guardie svizzere e i programmi trasmessi in olografia da TeleVaticano. In realtà, mimetizzati sotto una patina straniante, quasi surreale, Brennam tratta i materiali tipici dell’utopia negativa: sullo sfondo, infatti, c’è la vicenda di Victor Ling, il tiranno che opprime il popolo di Anderstraad con la sua dittatura sanguinaria. I protagonisti del racconto riconosco in lui il nuovo Hitler, l’ennesima incarnazione del male. Leggere ulteriori riferimenti alla situazione attuale sarebbe un giochino fin troppo facile (ma viviamo o no nell’epoca in cui si vanno realizzando le peggiori visioni distopiche?).
Ad ogni modo, il tema fondamentale del racconto è proprio questo: il dovere di lottare contro il Male che ritorna, perennemente, per sconvolgere il mondo. È questa l’ossessione e il delirio di Benedetto XVI, che vive tormentato dalle visioni dell’Apocalisse di San Giovanni e della Battaglia dell’Armageddon. Sintomi allucinatori o segni di santità? Il Papa si rivolge allora a un grande psichiatra, il dottor Steinmann: “Vi chiediamo di decidere, nel più breve tempo possibile, se io sono matto”. Benedetto XVI, infatti, ha intenzione di armare lo Stato del Vaticano e sferrare un attacco militare contro la nazione di Anderstraad. Il finale si chiude in modo troppo veloce e sicuramente ambiguo: Steinmann dichiara il Papa sano di mente e al tempo stesso confida a un cardinale che Benedetto XVI è, in realtà, affetto da “schizofrenia monodirezionale”. Steinmann spera infatti segretamente che la guerra di Bendetto XVI possa spazzare per sempre la dittatura di Victor Ling.
Molto più ironico e riuscito, invece, è l’altro classico del fantapapismo. In Buone notizie dal Vaticano (sempre in Urania, il numero 623 del 1973), Robert Silverberg descrive un gruppo di turisti, seduti al tavolino di un caffè di Roma mentre aspettano i risultati del conclave. Il racconto, all’epoca, fece storcere il naso a più di qualche benpensante, soprattutto per i passaggi più irriverenti ed esilaranti. Innanzitutto perché il Papa di cui si attende l’elezione è un robot. “Ma che aspetto ha?”, chiede preoccupata Miss Harshaw. “Come tutti gli altri. Una scatola di metallo lucido su rotelle, con degli oblò in cima”. In realtà, il rabbino Mueller che l’ha visto di persona, rassicura tutti dicendo che il cardinale robot è alto e distinto, con una bella voce. Ma quando qualcuno gli chiede se cammina sulle rotelle risponde: “Su cigoli. Come quelli di un trattore”. Silverberg si diverte a ironizzare sulle solite divisioni tra progressisti e conservatori che avvengono ad ogni nuova elezione del Papa. Se, come osserva uno dei personaggi, un papa-robot potrebbe avvicinare alla Chiesa i giovani dalla mentalità più tecnologica, forse potrebbe anche comportare effetti dalle conseguenze dirompenti. Tanto per cominciare, una delegazione di 250 giovani cattolici robot aspetta in un aeroporto dell’Iowa l’esito delle votazioni. “Se vince il loro candidato c’è un charter pronto a portarli qui”. L’entusiasmo dei papaboys (robot o meno) è sempre bellissimo ma, come osserva Miss Harshaw, “ve li immaginate 250 robot che entrano sferragliando in San Pietro?”.
Alla fine il Papa robot è eletto e sceglie il nome di “Sisto VII”. Appena appare sul balcone, mentre sta per recitare l’“urbi et orbi”, allarga le braccia e avvia i motori a reazione. In una nuvola di vapore, come forse solo Mazinga riusciva a fare, Papa Sisto VII si solleva lentamente da terra e prende il volo.


[...]Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita...
Sembra incredibile che Mario Soldati sia stato contemporaneo di Alberto Moravia, per tanti decenni figura di riferimento della narrativa italiana. Tra i due autori non esiste la minima affinità. Nessuno psicologismo (senza che il termine abbia un significato negativo) in Soldati, nessuna pagina aspirante alla complessità...
Nell'attuale, intensissimo dibattito sul New Italian Epic e sugli orizzonti delle poetiche narrative che stanno prendendo forma in questi anni in Italia, si inserisce prepotentemente il bellissimo romanzo di Alessandro Bertante, Al Diavul (Marsilio, € 17). Si tratta di un romanzo storico e, nonostante ciò, nitidamente e sinceramente autobiografico...
"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."
Il clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.
Le 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...
Da mercoledì 14 a venerdì 16 maggio a Milano, la seconda edizione di Officina Italia, festival letterario a cura di Antonio Scurati e Alessandro Bertante. Reading di inediti di Parrella, Avallone, Luzzatto, Vassalli, Raimo, Domanin, Bajani, Zaccuri, Mari, Siti, Di Gregorio, Postorino, Giordano, Desiati, Pariani, Veronesi. Dibattito sul caso Littell, moderato da Cortellessa.
La semplificazione non è una scorciatoia per rappresentare un’idea in maniera sintetica: è un processo di riduzione che elimina tutte le sfumature...

Sono gravissime le affermazioni che compaiono sul numero in edicola di Famiglia Cristiana. Gravissime, ma previste con ampio anticipo... A fronte di ciò, proponiamo di organizzare un referendum confermativo sulla 194...

