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Beirut sospesa tra paura e voglia di futuro

libano.jpgdi Nicola Manca *

L’Internazionale Socialista nei giorni di aprile ha convocato a Beirut il Comitato mediterraneo per aprire un dialogo con le forze dell’opposizione libanese.
Membro del comitato è il partito di Walid Jumblatt il PSP (partito socialista progressista) che ha una lunga storia politica e in questi giorni è al centro dell’iniziativa insieme alle altre forze dell’opposizione.
Beirut è una città moderna, il cuore dei commerci di tutta la regione. E’ qui che i sauditi investono e da qui i libanesi avviano molte delle loro attività finanziarie e commerciali.

jumblatthariri.jpgLo stesso leader assassinato lo scorso 14 febbraio, Hariri, è l’espressione di un’imprenditoria libanese cresciuta in un contesto favorevole agli scambi economici e commerciali.
La città vive questi giorni come sospesa tra il risveglio democratico contro le bombe e il terrorismo – tantissimi cittadini, soprattutto giovani, lottano per evitare che tutto precipiti di nuovo in una tragica guerra civile – e un clima di paura, di preoccupazione che si avverte e si respira nell’aria.
Nella piazza dei Martiri sfilano ancora in tanti a rendere omaggio ai morti dell’attentato di S. Valentino, che è costato la vita ad Hariri.
Poco lontano dalla piazza, sul mare, in una strada stretta che costeggia una piccola darsena, decine di macchine distrutte, vetri rotti per un raggio di centinaia di metri e un cratere enorme alla fine della strada.
La città è tappezzata di manifesti che ricordano Hariri. Durante il giorno si vive un’apparente normalità: la gente cammina per le strade, il traffico è intenso e rumoroso come sempre.
La sera la città cambia faccia: luoghi di ritrovo deserti e strade vuote.
Il puzzle libanese ha tanti colori. Le diverse confessioni religiose si intrecciano alle diverse etnie: drusi, sanniti, cristiano-maroniti, sciiti, palestinesi. Questi ultimi senza diritti, confinati nei campi profughi, quattrocentomila persone senza speranza, a cui è vietato persino lavorare. Quattrocentomila ‘non cittadini’. Anche questa è un’anomalia per un Paese collocato in una posizione strategica tra l’Europa, l’Asia, L’Africa.
Un piccolo Paese di 10452 Kmq per una lunghezza di 200 Km ed una profondità di appena 70 Km.
L’eterogeneità confessionale del Libano si riflette nel suo ordinamento costituzionale.
Dopo gli accordi di Taef (Arabia Saudita) del 1989 che hanno posto fine alla guerra civile, l’attuale ordinamento costituzionale fa del Libano una Repubblica parlamentare con una ripartizione delle cariche istituzionali riservata ai gruppi etnici maggiori: la Presidenza della Repubblica ad un cristiano-maronita, la Presidenza del Consiglio ad un sunnita e quella del Parlamento ad uno sciita.
La stessa ripartizione dei seggi in Parlamento viene attribuita con un meccanismo elettorale che tiene conto della pluralità dei gruppi etnici di appartenenza.
La messa in crisi di questo equilibrio può pregiudicare la stabilità del Paese.
Le pressioni esterne possono condizionare negativamente il presente e inibire lo sviluppo futuro. In particolare, può rivelarsi determinante la posizione dell’amministrazione americana, non solo sulla questione Hezbolla, ma sul complesso delle dinamiche politiche che si sono aperte in Libano.
Ma ugualmente va tenuto conto degli elementi interni del panorama politico libanese. Le manifestazioni spontanee, ad esempio, animate da forze del “blocco plurale dell’opposizione”, che hanno sollecitato l’allontanamento delle forze militari siriane e posto al centro dell’iniziativa la rivendicazione di sovranità e identità nazionale. Ma pure Hezbolla che guarda con opposte valutazioni alla Siria e cerca il dialogo con le altre forze in campo.
Tenendo conto di questo contesto, si deve guardare alla risoluzione n. 1559 del Consiglio di Sicurezza Onu e al disarmo di Hezbolla. Le stesse forze dell’opposizione ritengono necessario un dialogo con tutte le componenti della società libanese. Dichiarare unilateralmente Hezbolla fuori dal gioco politico potrebbe voler dire destabilizzare il Libano e allargare a tutta la regione medio-orientale i fattori di crisi.
Il leader del PSP Jumblatt non a caso ritiene essenziale la “stabilità della Siria e il dialogo” pur mantenendo ferma la difesa della sovranità nazionale contro ogni ingerenza.
“Il blocco politico dell’opposizione” – che comprende oltre Jumblatt anche Forum Democratico, Sinistra Democratica, Rinnovamento Democratico, e il raggruppamento di Kornet Chehwane – ha formalizzato in un documento comune i punti essenziali per affrontare questo difficile momento: il nodo centrale è rappresentato dalla questione del governo. La formazione di un governo tecnico che porti ad elezioni immediate; la difesa della sovranità nazionale; il rifiuto di soluzioni non negoziate che possano mettere a rischio l’unità del Paese.
Movimento spontaneo e opposizione organizzata si incontrano su un punto essenziale: la difesa della democrazia e della peculiarità del sistema libanese.
Un contesto difficile e in movimento, che le forze “lealiste” cercano di contenere.
Karatè ha rinunciato a formare il nuovo governo e cerca ora spazi per resistere al vento nuovo che arriva dalla piazza e dall’opposizione.
Se l’ingerenza siriana viene vista da una parte importante della società libanese come un ostacolo allo sviluppo (non solo democratico, ma anche economico e sociale), Israele continua in molti casi ad essere percepito come il nemico di sempre: in questo contesto va letto il ruolo di Hezbolla.
Certo, se il negoziato tra palestinesi ed israeliani consoliderà il processo di pace e troverà soluzioni stabili e condivise, anche il rapporto tra Tel Aviv e Beirut andrà ripensato. La fase cruciale che tutta la regione sta vivendo, richiede dunque un’attenzione speciale della Comunità internazionale e innanzitutto un ruolo attivo delle Nazioni Unite. L’internazionale socialista, da parte sua, ha convocato nel mese di maggio il Consiglio – il suo organo più ampio e rappresentativo – proprio nei territori palestinesi e in Israele. Una riunione resa possibile dal concorso delle forze socialiste presenti in quelle realtà e che in quelle realtà svolgono un ruolo essenziale.

* Vice responsabile esteri DS. Questo intervento è stato ripreso dal sito ufficiale dei DS.

Pubblicato Aprile 18, 2005 11:00 PM | TrackBack

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