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Damasio: Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e cervello

8845917975.jpgdi Massimo Piermarini
[da SWIF - Sito Web Italiano per la Filosofia]

Un neurobiologo scrive un libro non-filosofico sul filosofo Spinoza. È il contesto di Alla ricerca di Spinoza di Antonio Damasio [ce ne siamo già occupati su Carmilla: qui]. “Poiché non sono un filosofo e questo libro non si occupa della filosofia spinoziana, è ragionevole chiedersi: perché Spinoza?” (p. 19). Altrove l’autore dichiara a chiare lettere: “Non intendo affrontare il suo pensiero al di fuori degli aspetti che ritengo pertinenti alla biologia” (p. 27). L’ipotesi teorica di partenza del saggio è che anche i sentimenti siano oggetto della scienza e se ne possa spiegare il come, il meccanismo e il dove, la localizzazione. Diventerebbe così possibile stendere la mappa della geografia cerebrale dei sentimenti e indicare l’ordine sequenziale emozioni-sentimenti: “L’emozione e le reazioni affini sono schierate sul versante del corpo, mentre i sentimenti si trovano su quello della mente” (p. 18). Il cervello produce una rappresentazione, attraverso le sue diverse configurazioni neuronali, dei molteplici aspetti dell’attività dell’organismo.

damasiospin.jpgL’autore rinvia a due precedenti lavori, l’Errore di Cartesio ed Emozione e coscienza, nei quali ha indagato il ruolo dei sentimenti nel processo decisionale e nella costruzione del sé e punta a studiarli per quello che possono essere: rivelazioni dello stato in cui versa la vita all’interno dell’organismo nella sua interezza, “espressioni del benessere o della sofferenza umani, così come essi hanno luogo nella mente e nel corpo” (p. 17). L’interesse della filosofia per questa ricognizione, operata dalla neurobiologia, del problema mente-corpo - “un problema essenziale per comprendere chi siamo” (p.18) - è evidente, al di là dei vantaggi conseguibili nella cura delle patologie, soprattutto in sede antropologica, perché la nozione di essere umano dovrà tener conto dei progressi compiuti nelle scienze sociali, cognitive e biologiche.
La discussione delle tesi neurobiologiche rappresenta il livello di partenza del saggio di Damasio, mentre un secondo livello è quello dell’appropriazione della sapienza filosofica intorno all’uomo, coerente con le sue ricerche scientifiche cognitive e neurobiologiche. Un terzo livello, di tipo narrativo e personale, riguarda l’incontro con Spinoza, che risale all’adolescenza. Damasio descrive in pagine deliziose il suo impatto emotivo con i luoghi della vita di Spinoza e l’impressione ricevuta dalla lettura dei suoi scritti, al fine di avvicinarsi al carattere dell’uomo Spinoza, che “deve essere ricostruito da mille indizi indiretti” (p. 29). La storia della ricerca e della vita di Spinoza costituisce un nucleo di grande fascino letterario e psicologico del volume (cfr. soprattutto il cap. 6, Una visita a Spinoza). Damasio spiega il fatto che Spinoza, pur celebre, non sia ben conosciuto, con il contenuto eretico di molte sue idee e soprattutto con la difficoltà del suo pensiero. Esistono a suo avviso almeno quattro Spinoza: l’erudito che presenta una nuova concezione di Dio e della salvezza umana; l’architetto politico; il filosofo che si serve dei fatti scientifici e della dimostrazione geometrica e dell’intuizione per formulare la sua concezione dell’universo e dell’uomo; il “protobiologo”, che riflette sui temi della biologia della mente, il quale è ricollegabile a una parte dell’odierna neurobiologia.
Damasio analizza dunque il processo dell’affetto. La distinzione tra emozioni (azioni o movimenti in larga misura pubblici) e sentimenti (immagini mentali interne, private) viene ribadita, in contrasto con la comune opinione che li assume come sinonimi, in nome della neuroscienza cognitiva e le forme dell’affetto inquadrate rispettivamente come manifestazione esterna, pubblica e interna, privata dell’affetto. Le due sequenze di eventi che configurano l’emozione e il sentimento si esibiscono rispettivamente nel teatro del corpo e in quello della mente e fungono da regolazioni dei processi vitali, ma in due gradi o livelli distinti. I sentimenti regolano i processi vitali ad un livello superiore. Tale distinzione nasce da esigenze didascaliche ma, in realtà, emozione e sentimento appartengono a un unico processo, così come mente e corpo appartengono alla stessa sostanza. L’Autore illustra i meccanismi responsabili dell’induzione e dell’esecuzione delle emozioni che costituiscono il preambolo per la spiegazione dell’emersione dei sentimenti. La precedenza delle emozioni sui sentimenti corrisponde all’evoluzione e alla necessità dell’omeostasi di ogni organismo vivente, “un grande ramificatissimo albero di fenomeni deputati alla regolazione automatica della vita” (p. 44). Sulla base dell’emozione si produce una mappa cerebrale e poi un’idea o rappresentazione mentale dello stato interno dell’organismo. I sentimenti traducono nel linguaggio mentale lo stato vitale in cui versa il corpo, soggetto a molteplici processi omeostatici di regolazione.
I due “testi”, del corpo e della mente, in cui si manifestano rispettivamente emozioni e sentimenti, rappresentano dunque un processo unitario, proprio come Spinoza aveva sostenuto: la mente o idea pensa il corpo. I costituenti del sentimento, al di là dell’oggetto che ha causato il sentimento, consistono nella rappresentazione di un particolare stato del corpo. Si percepisce mentalmente che il corpo è in un certo modo e ci si rappresenta questo modo. A questa idea dello stato del corpo si associano idee in armonia con il genere di emozione percepita. Questa definizione è applicabile “ai sentimenti di tristezza e di qualsiasi altra emozione, come pure ai sentimenti degli appetiti e di qualunque sequenza di reazioni regolatrici abbia luogo nell’organismo” (p. 107). La conclusione è inequivocabile: nel sentimento, le entità della mente e del corpo sono intimamente fuse. All’origine del sentimento è il corpo, le cui diverse parti sono continuamente registrate in strutture cerebrali. La distinzione fra i sentimenti non può essere giustificata da una collezione di idee, bensì è funzionale “perché la loro essenza consiste nei pensieri che rappresentano il corpo nel suo coinvolgimento in un processo reattivo” (p. 109).
Ma perché Spinoza? Il suo pensiero è utile per una descrizione delle emozioni e dei sentimenti umani. Spinoza precorre alcune idee odierne: la separazione del processo del sentimento da quello dell’idea sull’oggetto che può aver causato l’emozione; la credenza nella possibilità di combattere un emozione negativa con una più forte ma positiva, indotta dalla ragione; la convinzione dell’unione di mente e corpo; il concetto di conatus, sforzo naturale di conservazione da parte degli organismi; l’affermazione che “l’oggetto dell’idea costituente la mente umana è il corpo” (Etica, II, pr. XIII). In particolare, l’idea spinoziana di conatus consente una definizione più raffinata dell’origine dei sentimenti, che si situa non soltanto nel corpo, ma nelle cellule del corpo. Esse “esistono sia come singoli organismo con un proprio conatus, sia come membri cooperativi di quella società irreggimentata che chiamiamo corpo umano e che sono tenuti insieme dal conatus dell’organismo nella sua globalità” (pp. 163-164). I contenuti dei sentimenti sono dunque configurazioni dello stato corporeo, rappresentato nelle mappe somato-sensitive del cervello. Gli stati corporei possono anche essere simulati, ma i sentimenti non cessano mai di essere percezioni interattive, in cui il cervello interpreta l’oggetto che è all’origine del sentimento, che resta comunque interno al corpo. Gli oggetti o eventi all’origine del processo sono “parti e stati del corpo in cui essi insorgono” (p. 113).
Il cervello e le sue vie di comunicazione non sono però neutrali. Cambiamenti dello stato corporeo danno luogo rapidamente a configurazioni diverse, “sotto le influenze decisive e riverberanti del cervello e del corpo” (p. 164). Ciò conferma l’affermazione di Spinoza, per il quale corpo e mente costituiscono attributi paralleli della medesima sostanza, circa la possibilità di modificare o cambiare completamente un sentimento sulla base di un’idea indotta dalla ragione. D’altra parte, i sentimenti svolgono una funzione molto importante non soltanto come “sensori mentali per monitorare l’interno dell’organismo, testimoni dei processi vitali colti nel loro svolgimento” (p. 170), ma nel comportamento sociale. L’autore rileva come persone attive e di successo siano, dopo l’insorgenza di un danno cerebrale prefrontale, inaffidabili, senza capacità di pianificazione e indipendenza, con problemi relativi al processo decisionale, per l’impedimento di un segnale legato alle emozioni e alla propria esperienza emozionale, che non riguarda per nulla la sfera cognitiva. L’esperienza emozionale passata e i segnali emozionali prodotti dal nostro corpo ci consentono infatti di classificare le situazioni sperimentate e di attivare in una situazione specifica le emozioni appropriate. Svolgono un ruolo fondamentale nell’attivare un repertorio di emozioni e sentimenti sociali, di classificazione e collegamento delle situazioni precedenti e di appropriazione nel comportamento di convenzioni e regole. L’integrità dei meccanismi dell’emozione e del sentimento è necessaria per un comportamento sociale normale, conforme alle norme dell’etica e alle leggi” . Il comportamento etico risulta impossibile laddove è compromesso il sistema dell’emozione e del sentimento. “Se i sentimenti indicano lo stato vitale in ciascun essere umano, possono farlo anche in qualsiasi gruppo umano, grande o piccolo che sia” (p. 201) e offrono un contributo importante per il potenziamento del benessere a livello sociale. Attraverso la nozione di omeostasi, Damasio esamina la possibilità di una regolazione della vita che vada oltre le soluzioni automatiche e realizzi l’omeostasi sociale, che presenta una notevole complessità di spazio sociale e culturale, i cui agiscono processi non automatici. I sentimenti sono fondamentali per mantenere gli obiettivi primari e meritevoli di perfezionamento del gruppo culturale. Damasio ritrova nella concezione della virtù come sforzo di autoconservazione non soltanto il fondamento neurobiologico del comportamento umano, ma l’istanza della capacità di conoscere e ragionare come dispositivo che apre la strada al riconoscimento degli elementi sociali e culturali. “Al di là della biologia di base vi è una decisione umana: anch’essa ha radici biologiche, ma nasce solo nell’ambiente sociale e culturale, prodotto intellettuale della conoscenza e della ragione” (p. 210). L’idea che l’etica, la legge e l’organizzazione politica siano dispositivi omeostatici è “compatibile col suo [di Spinoza] sistema” (p. 212). I sentimenti coscienti, poiché sono eventi mentali, ci consentono di integrare le grandi quantità di informazioni necessarie per i processi decisionali.
Damasio svolge una critica serrata all’insufficienza del dualismo cartesiano per spiegare la vita umana. Il problema del rapporto mente-corpo si presenta come quello tra mente e cervello in chiave neurobiologica e cognitiva. La moderna associazione fra mente e cervello non ha eliminato la scissione dualistica fra mente e corpo, ma l’ha soltanto spostata. In diverse teorie ritroviamo infatti mente e cervello da un lato e corpo (cioè l’intero organismo, a esclusione del cervello) dall’altro. La parte-cervello del corpo viene isolata dal resto e la spiegazione dei suoi rapporti con la mente diventa di conseguenza più difficile. La soluzione possibile sta nel mutare prospettiva: “La mente emerge da (o all’interno di) un cervello situato in un corpo, con il quale interagisce” (p. 228). Grazie alla mediazione del cervello la mente “è radicata nel corpo vero e proprio” (p. 229). La rappresentazione del corpo è indisgiungibile dalla mente, che trova nel corpo un appiglio indispensabile. In altre parole, cervello e mente sono manifestazioni di un singolo organismo: “Sebbene sia possibile sezionarle al microscopio, per fini scientifici, esse sono inseparabili” (p. 233). La stessa evoluzione della mente non si può spiegare senza l’influenza del corpo nell’organizzazione della mente: “La mente nel cervello - alimentata dal corpo e al corpo attenta - è utile al corpo nel suo complesso” (pp. 247-248). Tale impostazione, che colloca nel corpo l’origine della mente e della conservazione-regolazione dell’organismo corporeo, trova riscontro in Spinoza, soprattutto nelle proposizioni della seconda parte dell’Etica, che definiscono la mente come idea del corpo umano, che è il suo oggetto, e vedono mente e cervello strettamente associati e connessi al corpo. Per l’autore, una notevole percentuale delle immagini che emergono nel cervello si formano grazie a segnali afferenti dal corpo, che trovano poi una più complessa sistemazione nelle immagini mentali.
Damasio ritorna sul tema della ricerca della felicità, connessa al desiderio e all’orientamento circa il significato della vita. Il concetto di conatus di Spinoza può essere usato per affrontare il problema della sofferenza e della morte, nostra o delle persone che amiamo. I sentimenti, la coscienza e la memoria, che appartengono al bagaglio culturale della specie, ci consentono di ricercare una vita appagata, resistere all’angoscia della sofferenza e della morte e cancellarla con la gioia. In tal senso, Spinoza è stato per Damasio un immunologo della mente che sviluppa un vaccino contro le passioni, onde comprendere le emozioni negative e generare quelle positive, attraverso il potere della mente sugli stati emozionali, che può giungere alla letizia e alla beatitudine. Damasio propone di combinare alcuni aspetti della filosofia spinoziana con un atteggiamento più attivo nei confronti dell’ambiente che ci circonda: “Un atteggiamento combattivo […] sembra prometterci che non ci sentiremo mai soli finché il nostro interesse sarà concentrato sul benessere altrui” (p. 339). Questa “via”, che si discosta dall’impostazione deterministica di Spinoza, comprende una vita dello spirito, cioè un’intensa esperienza di armonia, dominata da una variante della gioia che ci renda “comunque sereni” e un atteggiamento combattivo che contrasti quella che apparentemente è la crudeltà o l’indifferenza della natura, puntando sulla speranza nel cambiamento positivo, che sia efficace a livello personale e sociale per migliorare in senso armonico la nostra condizione.

Antonio Damasio - Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e cervello - Adelphi - € 30

Pubblicato Marzo 25, 2005 12:11 AM | TrackBack

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