BERLUSCONI AD AUSCHWITZ, CON FACILITA'
di Vittorio Catani
Berlusconi ad Auschwitz. Sogno o son desto? “Berlusconi rappresenterà l’Italia ad Auschwitz nel Giorno della Memoria”. Possibile? Berlusconi ad Auschwitz, B.
ad A., BadA, bada! Bada, attento lettore, qui dev’esserci uno sporco trucco. Se non peggio. Un brutto sogno, un incubo. Anzi un’infamia. Chissà: domani forse ringrazierà idealmente le truppe sovietiche dell’epoca? Quando la notizia del loro arrivo fece fuggire precipitosamente le SS? Le truppe del vituperato Stalin che il 27 gennaio 1945 aprirono il cancello con l’immortale scritta Arbeit Macht Frei, inorridendo perfino loro, facendo inorridire il mondo intero, e contribuendo con milioni di morti a salvare l’Occidente? Ma Berlusconi ad Auschwitz ci va. Anzi poi dice: “Porterò qui i miei figli”. Commovente. Sulle truppe sovietiche, opportuna cortina di silenzio. Quale figlio vi condurrà, quello che – si è letto – marciava con la bandiera della pace? Auschwitz fa audience, audience mondiale. Perché mai la Storia, già flusso di eventi insensibile, lo è al punto da consentire ad alcuni di infangare con retorica ufficialità perfino Auschwitz con la propria presenza?
Pesa più il “libro nero” del comunismo o il “buco nero” del nazifascismo? Eppure proprio lui, il Berluska, pare avesse avuto in famiglia qualche problema, se il padre – non è chiaro perché – dovette restarsene un bel po’ di tempo in Svizzera. Berlusconi ad Auschwitz. E ad Auschwitz, Berlusconi (udite udite) tuona contro il razzismo! Questa è vera “fantascienza”. Ecco il perché di queste mie parole nel presente contesto: “Carmilla” è anche un sito dedicato all’immaginario, alle letterature fantastiche, alla science fiction. O forse pensavate che Berlusconi ad Auschwitz fosse una vignetta di Vauro, o un cartoon, un videogame, una becera trovata di Emilio Fede, un articolo di Feltri, un insulto di scherno rivoltogli dai Disobbedienti o dai no global, una fatwa scagliatagli da Bin Laden, uno scherzo di cattivo gusto (“B. ad A., ma nei forni!”) di qualche esasperato comunista – senza treppiede – riuscito a sopravvivere ad Auschwitz?
Nulla di tutto questo.
E’ semplicemente la verità: lui (Lui) che non presenzia mai alle commemorazioni antifasciste o antinazifasciste in Italia, lui che è paurosamente ignorante – per esempio – quando gli si parla dei fratelli Rosselli, e in diretta tv promette che andrà a conoscere il loro padre; lui che snobba ogni cerimonia istituzionale della repubblica italiana, lui che si allea con la feccia dei razzisti d’Italia (i leghisti: che ventimila leghe di tutto il mondo sprofondino sotto i mari!), lui che è compagno di merende degli eredi incravattati rampanti e comodamente sdoganati del nazifascismo e delle teorie razziste eversive destabilizzanti e genocide di Giulio (Julius) Evola, lui che è connivente con mafiosi conclamati e condannati come dell’Utri e molti altri, lui che ha trafficato con la P2, lui…
No. Non è possibile. E’ uno scempio, il danno sommato alla beffa, una vergogna, un’onta aggiuntiva, una degradazione, la ferita che non si rimargina, un nuovamente morire torturati, o col Zyklon-B. Non è ammissibile. Troppo facile andare a far predica ad Auschwitz. Troppo facile (come affermare una qualunque cosa per smentirla dopo due minuti: miro al Colle, non miro al Colle. Mirate al collo!) Dirsi antirazzista e baciarsi con Calderoli e Borghezio, andare ad Auschwitz e baciarsi con Fini e La Russa, dire peste e corna dei comunisti che hanno contribuito a elevare civiltà o cultura del nostro Paese e accarezzare il ricordo del “buon Duce”; inveire contro i “rossi” e baciarsi con Putin. Troppo facile. Ma almeno Auschwitz no… per favore. Vi prego: lui (Lui) non è degno di nominare quel luogo con la sua sceneggiata ad audience galattica, non è autorizzato neanche a pensare Auschwitz: perché geneticamente impossibilitato a comprenderla. Troppo comodo. Troppo facile la recita, come troppo facile mandare alla malora dignità, buonsenso, ambiente, legalità, democrazia, solidarietà, stato sociale, pensioni, Italia, memoria, il mondo imperfetto faticosamente costruito in 50 anni, sbandierando di star costruendo la vera democrazia. Troppo facile! E devastante. Forse irrimediabilmente. Molto, molto meglio mandare alla malora lui alle prossime elezioni.
Ma questo, purtroppo, non si preannuncia altrettanto facile.


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