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Matheson: Tre millimetri al giorno

matheson3mm.jpgdi Francesco Scalone

La cantina è un luogo della paura e da lì Matheson ha mosso i primi passi della sua carriera. In Nato di uomo e di donna, il racconto breve con cui Matheson esordì nel 1950, dentro una buia cantina una tipica famigliola borghese tiene nascosto il proprio bambino deforme, un mostro tanto più simile nell’aspetto ad un grosso ragno. Ed è in una cantina che Scott Carey, protagonista di Tre millimetri al giorno, rimarrà imprigionato. Dopo aver pubblicato Incubo a seimila metri e Io sono leggenda (prefazione di Valerio Evangelisti), l’editore Fanucci ripropone oggi in una nuova traduzione Tre millimetri al giorno (The shrinking Man, nella versione originale), altro classico inossidabile da cui nel 1957 Jack Arnold trasse Radiazioni Bx: distruzione uomo.

Tre millimetri al giorno, montato attraverso un continuo gioco di flashback, racconta la storia di un uomo che, dopo essere stato investito da una nuvola di sostanze radioattive, inizia a rimpicciolire di tre millimetri ogni ventiquattrore. La progressiva diminuzione di statura porta all’inesorabile disgregazione di tutte le sue relazioni sociali ed affettive. Carey ridotto alle dimensioni di una marionetta isterica, perde da prima il lavoro, subisce l’aggravarsi delle proprie condizioni economiche e vede trasformarsi in pericoli mortali i più innocui personaggi del suo quotidiano: il gatto di casa, un passero, un ragno, la sua stessa figlioletta.
In realtà, la vicenda di Scott Carey assume una dimensione simbolica molto più ampia, diventando la metafora più generale dell’annientamento della personalità e della perdita di potere sul mondo. Carey non rimpicciolisce soltanto, ma diventa letteralmente impotente: non più in grado di lavorare, incapace di appagare la propria libido sessuale, oggetto dello scherno crudele dei ragazzini, costretto per denaro ad esporsi sui giornali alla stregua di un fenomeno da baraccone. Sarà solo quando, ridotto alla dimensione di pochi millimetri, ucciderà il ragno che Carey non solo si riapproprierà del potere perso, ma anche della sua stessa umanità. Un testo simile non poteva allora che offrirsi a molteplici interpretazioni in chiave psicoanalitica. Nel racconto, infatti, Matheson partendo dai più tipici timori dell’epoca (la radioattività, l’incidente nucleare) risveglia terrori ancestrali come l’essere divorati ed altre più profonde paure inconsce: la perdita della virilità, il restare isolati dai propri simili, l’incombere della morte, la prigionia in spazi sempre più claustrofobici. L’immaginario di genere, dalle origini ad oggi, è gremito di ragazzini ristretti, scienziati microscopici o incazzatissimi insetti radioattivi. Ma nessuno ha la forza dell’archetipo e pochi sanno rappresentare meglio le nevrosi della società o inscenare le zone d’ombra dell’inconscio. Un materiale emotivo e magmatico che Matheson ha dimostrato invece di saper trattare come pochi: da questo punto di vista, creatura totalmente aliena non è solo il ragno con cui Carey è costretto allo scontro mortale, ma la stessa umanità che lo circonda. Alla fine, ridotto a una statura di pochi millimetri, Carey ha paura di essere scambiato per un insetto e schiacciato dalla stessa moglie diventata ormai un gigante irriconoscibile. In un vertiginoso ribaltamento di prospettive, entrambi non si riconoscono più come esseri umani. C’è qualcosa di kafkiano in tutto questo, ma c’è anche tutta la forza della narrativa prodotta da Matheson: un potente gioco emotivo in cui intrappolare inesorabilmente i lettori. Eppure, il finale della storia offre una prospettiva salvifica forse inedita per le opere di Matheson. A millimetri zero, al termine del processo di rimpicciolimento, Carey non trova la morte e scopre un nuovo sub-universo, un microcosmo fisico in cui continuare a sperare e lottare per la propria sopravvivenza. Il terrore metafisico di svanire nel nulla assoluto finisce per essere esorcizzato, superato dalla scoperta di una nuova dimensione esistenziale.
Sono stati in molti ad osservare (da King a Evangelisti) che è inadeguato considerare Matheson uno scrittore di fantascienza. La vena più autentica di Matheson, infatti, è quella legata alle storie del terrore e del soprannaturale, da La casa d’inferno a Io sono Helen Driscoll. Del resto, l’irruzione del terrore nel quotidiano e il conseguente crollo di tutte le certezze è una strategia narrativa che lo stesso King non ha mai fatto mistero di aver appreso leggendo i libri di Matheson.
In realtà, la narrativa, le sceneggiature, l’insieme delle idee elaborate da Matheson difficilmente possono essere circoscritte in un genere specifico o ricondotte ad una cifra facilmente identificabile. Matheson ha concepito infatti alcune delle più suggestive idee che hanno segnato ed ancora oggi muovono nel nostro immaginario. Pensiamo al film Zombie di Romero, palesemente tratto da Io sono leggenda, alle tante sceneggiature per serie cult come Ai confini della realtà o Star Trek, oppure destinate al cinema (Radiazioni BX: distruzione uomo, Duel, Frantic per citarne solo alcuni). Moltissimi ricorderanno quando negli anni settanta, epoca in cui erano ancora bambini o adolescenti, la Rai trasmise in prima serata la Trilogia del terrore con il famoso episodio del feticcio di legno che insegue una ragazza tentando di farla a pezzi.
Nel 1991, la Mondadori dedicò a Matheson un volume della collana “I massimi della fantascienza”. Il volume dedicato a Matheson, in una dignitosa cura editoriale, raccoglieva i romanzi: I vampiri, Tre millimetri al giorno, Io sono Helen Driscoll e una raccolta di racconti, con piccoli gioielli tipo Nato d’uomo e di donna, Scomparsa graduale e Su dai canali. È difficile riuscire a dire se quel libro dei "Massimi della fantascienza" abbia avuto grande fortuna, o quanto meno abbia realizzato in Italia la fortuna di Matheson facendolo conoscere al grande pubblico (quello fuori dall’audencie degli appassionati per intenderci). Più o meno, proprio in quel periodo, un autore come Philip Dick iniziava ad aver successo fuori dai confini tradizionali della fantascienza. Grazie anche all’accorta opera di riscoperta intrapresa da Fanucci, Matheson trova oggi in Italia un nuovo pubblico di appassionati. Non so se i riconoscimenti che comincia ad avere come scrittore eguaglieranno la fama già consolidata tra i cinefili. Di certo siamo sulla buona strada.

Pubblicato Gennaio 11, 2005 03:18 AM | TrackBack

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