Novembre 29, 2004
Eymerich contro Dan Brown
di Valerio Evangelisti (da Musica / Repubblica del 25 novembre 2004)

Nicolas Eymerich, che in vita era stato inquisitore generale d’Aragona, non si era ancora adattato completamente al dono con cui Dio lo aveva premiato: trasportare il suo tribunale dell’Inquisizione fuori del tempo, e accordargli giurisdizione su ogni epoca della vicenda umana. In cuor suo riteneva che simile gratificazione gli spettasse. Ciò che lo innervosiva era che l’Onnipotente avesse collocato nella dimensione in cui ora viveva – l’ottavo cielo – anche la burocrazia del Santo Uffizio.
Si rivolse bruscamente al notaio Berjavel, chino su un cumulo di incartamenti. «Insomma, avete finito?»
«Sì, magister.»
«Chi è il prossimo imputato?»
«Tale Dan Brown, autore di un testo eretico intitolato Il codice Da Vinci. Godette di forte popolarità all’inizio del XXI secolo.»
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Donnie Darko
di Giuseppe Genna
Che cosa abbiano trovato in Donnie Darko i milioni di cultori di questo fu flop dei botteghini è difficile e facile a dirsi. Donnie Darko è la creatura di Richard Kelly che, nel 2001, incassò pochissimo ed ebbe breve vita nelle sale americane. Trascinato, tuttavia, da un crescente e autentico fenomeno di adorazione di massa sotterranea, ora Donnie Darko riesce in superficie. I suoi fan, che assommano il peggio della cinefilia intellettualoide di mezzo pianeta e una vasta schiera di idioti zeppati, parlano come capolavoro a proposito della pellicola interpretata da Drew Barrymore, Patrick Swayze, Mary Mc Donnell e dal giovane protagonista Jake Gyllenhaal. Si tratta di un mélange che esalta gli anni Ottanta, investendoli di quell'aura improbabile e paraconfettosa che ha fatto il successo di altri "capolavori", da American Beauty a Vanilla Sky a Magnolia.
Apocalisse e new age a intensità ridotte, ucronie e viaggi nel tempo, un po' di horror tra Halloween e Scream, strizzatine d'occhio alle soap d'ambientazione college, spruzzate del Notorius degli Arcadia (praticamente, i Duran Duran), un po' di Famiglia Keaton e Happiness: dalla defunta "contaminazione dei generi" si è passati direttamente alla contaminazione da generi, con un prodotto ad alta radioattività intellettuale: attenti a esporre il cerebro.
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Novembre 28, 2004
Vaticano multinazionale
[da Anticlericale.net]
L'inchiesta fatta da Panorama Economy nel gennaio 2004 sullo Stato del Vaticano, a parere del presidente del gruppo parlamentare europeo radicale Maurizio Turco, è un lavoro in cui si cerca di valutare, a quanto è dato sapere, quale sia la situazione economico-finanziaria della Chiesa Cattolica partendo da dei dati di fatto. Questi espongono cifre relative al patrimonio dello Stato, al giro d'affari e al reddito pro-capite dell'esiguo numero di cittadini vaticani e mettono in evidenza situazioni anomale, come quella che vuole la Banca centrale vaticana non sottoposta a controlli internazionali; quegli stessi previsti invece per le altre istituzioni economico-finanziarie internazionali. Le istituzioni vaticane, ricorda Turco, seppur utilizzando ampiamente i meccanismi internazionali di trasferimenti di denari e fondi, non sono sottoposte a nessuna legge anti-riciclaggio, tanto che, secondo il parlamentare europeo «questa situazione è molto peggio dei cosìddetti paradisi fiscali» tanto da poter dire di essere «di fronte a una potenziale centrale di riciclaggio internazionale».
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Novembre 26, 2004
Brussolo, incubi per bambini (ma non solo)
di Domenico Gallo
[da Liberazione]
“Il mio intento era di prendere cose comuni e di immergerle in situazione che apparivano a prima vista inverosimili, ma rendendole ugualmente molto credibili, dunque un’operazione per certi versi estrema”. Se si legge la bibliografia italiana di Serge Brussolo, sei romanzi di fantascienza, due noir e quattro storie per ragazzi, si ha l’impressione che le operazioni di estrema immaginazione siano consuete nell’impressionante produzione di questo autore francese che vanta quasi 140 romanzi, pubblicati anche con gli pseudonimi di Kitty Doom, Akira Suzuko e D. Morlock, che vagano per tutti i generi della letteratura popolare. Un successo che in Francia è impressionante, un autore di culto per il pubblico, ma non altrettanto amato dai colleghi scrittori, che ne lamentano l’eccessiva invadenza. Purtroppo oggi nelle nostre librerie non troviamo che i due fortunati cicli pubblicati da Fanucci, Peggy Sue e gli Invisibili e Sigrid e i mondi perduti, romanzi per ragazzi che non mancano d’incuriosire e appassionare anche gli adulti.
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Faccia tosta

da la Repubblica - Oggi ha parlato della situazione in Ucraina il presidente statunitense George W. Bush: "Ci sono molte dichiarazioni di brogli elettorali che mettono in dubbio le elezioni".
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Novembre 25, 2004
PitiFest 2004!
PitiFest 2004 - Settimo Festival di Cinema e Cultura Ebraica
5/8 Dicembre 2004, Pitigliano (GR)
“Anna Frank: un’eredità di speranza, un’eredità di memoria”
Quattro giorni di cinema e cultura ebraica a Pitigliano tra film, documentari, mostre d’arte, visite guidate ai luoghi ebraici, degustazioni di dolci e vini ebraici…
La Settima Edizione del PitiFest - Festival di Cinema e Cultura Ebraica, nato nel 1998 da un’idea di Michela Scomazzon Galdi, che ne è il Direttore Artistico, ed organizzato all’Associazione “Pitigliano Film Festival” di Roma – dal 2003 in collaborazione con l’Associazione “La piccola Gerusalemme” di Pitigliano - si svolgerà dal 5 all’8 Dicembre 2004 a Pitigliano (GR).
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Novembre 23, 2004
Jonathan Stroud e ‘L’Amuleto di Samarcanda’
di Silvia Arzola
Sopravvissuto al metissage e alla ‘rivalutazione’ dei generi, il fantasy si attesta quale unica forma di narrativa popolare e intergenerazionale. Attingendo a immaginari diversi e stratificati, decisamente libero nel gioco combinatorio di temi e tradizioni, il fantasy soffre comunque di una certa legnosità simbolica, vincolato come è a quella impalcatura metastorica che lo inchioda a una recezione semiesoterica e lo configura, contemporaneamente, quale prodotto di evasione per eccellenza.
In questo panorama Jonathan Stroud col suo Amuleto di Samarcanda (Salani 2004) si distingue non solo per originalità, ma soprattutto per intenzione, confezionando un fantasy scopertamente attuale ed eretico. Eretico in senso quasi etimologico. Infatti mentre un Terry Pratchett, giocando magistralmente sul rovesciamento degli stereotipi tradizionali, si limita ad allestire una pur brillantissima operazione parodica, Stroud delle stereotipo annulla le premesse, ricodificandone la funzione.
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FASINPAT - Fabbrica Senza Padrone
A Milano, il festival/concorso cinematografico FILMMAKER DOC 9 ha premiato un documentario sul quale vale davvero la pena informarsi. La sezione di concorso internazionale per film e video su 'lavoro e temi sociali' è stata infatti vinta da FASINPAT - Fabbrica Senza Padronedi Daniele Incalcaterra [nella foto]. Ecco la scheda del film. Nella provincia di Neuquèn, nella Patagonia Argentina, una fabbrica di ceramiche, la Zanon, che aveva prosperato durante gli anni della dittatura e del governo Menem, minacciava di licenziare la metà dei suoi operai per evitare la chiusura definitiva dovuta alla crisi imperante. Alla fine del 2001 gli operai non accettarono di negoziare i licenziamenti e occuparono la fabbrica. Da allora la Zanon sta producendo guidata dai suoi operai. Utilizzando solo il 15% della sua capacità produttiva questi hanno saputo creare nuovi posti di lavoro per i disoccupati e tutti guadagnano un salario di 800 pesos. Ovviamente questa situazione non piace al potere politico che sta cercando di eliminare questo tipo di esperienze. In Argentina ci sono circa 100 fabbriche che stanno seguendo l'esempio di lotta degli operai della Zanon. La vicenda è raccontata direttamente dagli stessi protagonisti.
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Novembre 22, 2004
La risposta degli olandesi alla guerra tecnocratica
di Alex Foti
da [neurogreen]
A proposito dei due interventi sull'Olanda (qui e qui), Giuseppe Genna non sembra aggiornato su tutti
gli aspetti dell'attualità sociale olandese: c'è stato un mese fa un
megasciopero generale contro i tagli al welfare come non se ne vedevano da
cinquant'anni (anche FT e HT hanno dedicato inchieste all'argomento), cui
hanno partecipato con picchetti alle catene i nostri germani olandesi del
flexblock (e animatori di greenpepper e beyond ESF). Insomma al welfare
gli olandesi calvinisti o cattolici o giavanesi o molucchesi o musulmani
ci tengono. Poi non si capisce perché VanGogh e Fortuyn vadano messi nello
stesso calderone. Uno era di sinistra e alla sua morte ha risposto il
lutto di tutta la Amsterdam di sinistra con forte presenza del movimento
anarchosquatter (così dice philopat che c'era), l'altro era di destra ed è
l'Olanda profonda e da tabloid che lo ha pianto.
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Novembre 21, 2004
Iran: l'ultima bufala di Powell
di Paolo Manzo
[da VITA]
Le affermazioni fatte ieri da Powell in cui accusava l'Iran di voler lanciare missili nucleari, si legge sul Washington Post, non sono verificate e hanno provocato reazioni preoccupate
Le dichiarazioni del segretario di Stato americano Colin Powell sul programma nucleare iraniano erano riservate e frutto delle rivelazioni di una singola fonte, la cui attendibilita' non era stata verificata. A scriverlo e' oggi il 'Washington Post', che cita due funzionari americani secondo i quali le informazioni fornite da questa fonte sarebbero altamente significative se si rivelassero veritiere, ma non sono ancora state controllate. Powell ed altri alti esponenti dell'amministrazione sono stati informati la settimana scorsa del contenuto dei documenti di intelligence sull'Iran. Dossier classificati come 'No Foreign', ossia contenenti informazioni da non condividere con gli alleati, anche se poi il presidente americano George Bush ha deciso che parte di essi potevano essere comunicati a Tony Blair la settimana scorsa.
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Lo schieramento theocon
Robert Bork, Richard John Neuhaus, Robert Royal... Tutti cattolici venuti dal protestantesimo o dal progressismo. Sono molto ascoltati dalla Casa Bianca e con loro c’è anche un cardinale
di Sandro Magister
ROMA – Due di loro, in Vaticano, sono conoscenze d’antica data: George Weigel e Michael Novak [nella foto]. Il primo ha pubblicato nel 1999 una monumentale biografia di Giovanni Paolo II, “Witness to Hope”, tradotta in numerose lingue e molto apprezzata dallo stesso papa. Il secondo ha studiato teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e da allora è sempre stato di casa nelle facoltà teologiche romane e nei Palazzi Apostolici.
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Gli spazi della globalizzazione
di Mauro Trotta
[da il Manifesto]
Per comprendere più a fondo le dinamiche, i processi, i meccanismi della globalizzazione ormai imperante è fondamentale allargare quanto più è possibile lo sguardo, adoperando approcci e strumenti critici differenti. Se finora l'analisi si è focalizzata soprattutto sugli aspetti economici, politici e sociologici, un testo come Gli spazi della globalizzazione. Flussi finanziari, migrazioni e trasferimento di tecnologie, a cura di Fabio Massimo Parenti (Diabasis, Reggio Emilia, pp. 231, € 16) ha il merito di proporre un percorso metodologico diverso. È l'approccio «spaziale», geografico, che - come del resto suggerisce il titolo - viene proposto come chiave di volta per poter descrivere e comprendere le profonde trasformazioni in atto. Questo, naturalmente, non significa trascurare le implicazioni socio-economiche e politiche, ma cercare di analizzarle da un altro punto di vista. Come afferma il curatore, proprio all'inizio del primo dei quattro saggi che compongono il libro, lo scopo «è indagare sul modo in cui si stanno riconfigurando negli ultimi decenni gli spazi politici, economici e sociali dell'agire umano», tentando così di «contribuire a una maggiore comprensione delle dinamiche mondiali in corso e iniziare a costruire nuove categorie per leggere e interpretare un mondo in profonda trasformazione».
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Guerra ai giornalisti di guerra
di Toni Fontana
[da l'Unità]
Arrivano le manette per i giornalisti scomodi al governo, contrari alla guerra e critici sulla missione in Iraq. Su proposta del centrodestra il Senato ha infatti approvato ieri una «riforma» del codice penale militare che prevede tra l’altro pene gravissime e lunghe detenzioni per i giornalisti che scriveranno articoli sulle missioni militari, compresa quella in corso a Nassiriya.
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Novembre 20, 2004
Il secolo del male
di Luigi Alfieri
[prefazione al saggio di Michele Martelli, Il secolo del male - Riflessioni sul Novecento, ManifestoLibri, 24.00 €]
Non molto tempo fa, qualcuno ha voluto insegnarci che la storia era finita. Che il mondo era entrato nella forma ultima e definitiva del suo ordine. Che l’ultima incarnazione terrena del Male era stata sconfitta. E tutto il resto sarebbe venuto da sé, in un mondo, se non perfetto, in continuo perfezionamento, secondo una linea di sviluppo ormai certa, acquisita per sempre.
È strano con quanta facilità gli uomini credano alle favole. Gli intellettuali (o cosiddetti tali) non meno degli altri, anzi. A molti, una simile posizione sembrò degna di essere condivisa; a quasi tutti sembrò almeno degna di essere divulgata e discussa. E giù articoli e saggi, su questioni assai meno serie e concrete del sesso degli angeli e della lana caprina.
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Novembre 17, 2004
I Pessimi segnali di Fileno Carabba
  Dice l'editore Marsilioblack: "E' uscito Pessimi segnali, il nuovo romanzo di Enzo Fileno Carabba. Un vero e proprio Oggetto Letterario Non Identificato, che esce in una collana noir ma sarebbe stato ugualmente al suo posto (o fuori posto) in una collana fantastica, o dell'orrore, o fantascientifica, o letteraria. Forse proprio per questa sua inclassificabilità, ha anche una storia editoriale particolare: prima che in Italia è infatti uscito in Francia, nella mitica Série Noire di Gallimard. Ai tempi ne aveva parlato Valerio Evangelisti, affermando: 'la scrittura elegantissima, colta e ironica di Carabba, le sue storie tra il poetico e il delirante, sfidano e vincono in originalità tutta la nostra produzione letteraria corrente'. Carabba ha rilasciato una lunga intervista al sito Il popolo del blues di Ernesto De Pascale". Che qui riprendiamo.
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Bolkestein o Frankestein?
DALL' UE UNA DIRETTIVA CONTRO LO STATO SOCIALE E I DIRITTI DEL LAVORO
di Marco Bersani
[da ATTAC]
Si chiama Bolkestein - dal nome del Commissario Europeo per la Concorrenza e il Mercato Interno dell' uscente commissione Prodi [nella foto] - la Direttiva con cui l'UE si appresta a dare il colpo di grazia a quel che resta del "modello sociale europeo", già agonizzante dopo le privatizzazioni che si sono succedute e la continua messa in discussione dei diritti sociali e del lavoro.
La proposta di Direttiva - approvata all'unanimità della Commissione Europea nello scorso 13 gennaio - è entrata in dirittura d'arrivo : il prossimo 11 novembre si terrà l'udienza al Parlamento Europeo della Commissione per la Concorrenza e il Mercato Interno; a fine novembre sarà sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri Europei; da lì inizierà l'iter procedurale per giungere, probabilmente a marzo 2005, al voto finale del Parlamento Europeo.
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Novembre 16, 2004
L'immaginazione scientifica
di Domenico Gallo
[da Liberazione]
Non vi è nulla di più fuorviante che pensare alla scienza in termini di genialità, quasi che la responsabilità del progresso sia da limitarsi ad alcuni individui che, per insondabili ragioni, possiedono qualcosa di speciale. Il fascino che l’immaginario popolare ha rivolto a uno scienziato come Albert Einstein, alle stravaganti vicissitudini del suo cervello dopo la morte (che vanno dal gossip alle riflessioni sul mito contemporaneo espresse da Roland Barthes), a tutta la storia della scienza tedesca sotto il dominio nazista, portano a comprendere che esiste una netta divisione tra il procedere della scienza, con le sue indubbie relazioni interne, e il modo in cui questa scienza viene vissuta all’esterno, in un mondo in cui tesse rapporti complessi con le categorie politiche e sociali. Un tema non nuovo e che ha visto in epistemologi come Thomas Kuhn e Paul Feyerabend, negli anni inconsulti del rinnovamento rivoluzionario mondiale, impegnati a comprendere e denunciare la fragilità dell’evolversi della conoscenza umana.
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Novembre 15, 2004
Il vero Maigret
di ezio rocchi balbi/mpc buletin
La notorietà di Gino Cervi e di Simenon in tv esplode, nel 1964, con "Le inchieste del commissario Maigret". Non è un caso che la serie di libri Mondadori abbia, nello stesso periodo, lo stesso titolo e i disegni delle copertine, affidate a Ferenc Pinter, ritraggano un Maigret con le fattezze dell'attore bolognese.
Il primo ciclo (dal 27 dicembre 1964) andò in onda la domenica sera, alle 21, sul programma Nazionale (c'era solo quello). La regia era di Mario Landi, la sceneggiatura di Diego Fabbri e Romildo Cravelli. L'indice d'ascolto medio della serie fu di 13,4 milioni di telespettatori. Tutti gli episodi delle varie serie figurarono, comunque, tra i dieci programmi più visti dell'anno.
La seconda serie, "Le nuove inchieste del commissario Maigret", va in onda nel 1966 con un ascolto medio di 13,5 milioni; la terza, "Le inchieste del commissario Maigret", nel 1978, con un indice di ascolto di 14 milioni, e nel 1972 Cervi ritorna in tv con l'episodio finale "Maigret va in pensione", registrando il record d'ascolti per la serie: 18,5 milioni di telespettatori.
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Novembre 14, 2004
Psiche, mito, letteratura
di Giuseppe Genna
Presso il M.I.T, il 13 settembre 2003, si è svolto un incontro che probabilmente verrà percepito in futuro come una svolta fondamentale nella storia della psicologia occidentale. Il Massachussetts Institute of Technology è la fabbrica americana dei Nobel (non solo Nobel americani), il tempio dello scetticismo illuminista, il vaticano scientista per eccellenza. Se il M.I.T ospita, presso il Kresge Auditorium, un incontro tra i massimi psicologi mondiali e il Dalai Lama, la cosa fa già un certo effetto. Se, nel corso dell’incontro, il Dalai Lama e lo stato maggiore della psicologia occidentale trovano definitivi punti di contatto e prospettive sostanzialmente comuni tra meditazione tradizionale e discipline psicoterapeutiche di nuovo tipo – allora ci troviamo davanti a una rivoluzione autentica e, peraltro, da lungo tempo annunciata.
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Belgio: stop al partito razzista
La Corte di cassazione condanna il Vlaams Blok
di Alberto D'Argenzio
BRUXELLES - Il Vlaams Blok, Vb, il partito dell'estrema destra indipendentista fiamminga, è stato giudicato per quello che è: una formazione xenofoba e razzista. La sentenza è arrivata il 9 novembre dalla Corte di cassazione di Bruxelles che ha confermato la condanna emessa il 21 aprile scorso dalla Corte d'appello di Gand contro tre associazioni direttamente legate al Vb. Il giudizio di merito contro il Blok arriva così in maniera indiretta ma colpisce al cuore questo partito nato in punta di piedi nel 1978, cresciuto con vigore negli anni 90 e divenuto oggi la prima formazione politica delle Fiandre, la regione più ricca e popolata del Belgio. Il Blok ha creato il proprio proponendo nel giugno del 1992 un "Programma in 70 punti" che puntava all'espulsione di tutti gli immigrati fino alla terza generazione, all'apartheid scolastica e alla creazione di un sistema di welfare diviso.
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Bambini psicofarmacologici: torna il Ritalin
di Marina Piccone
Tra pochi giorni, il Ritalin, un farmaco a base di metilfenidato, un’anfetamina, sarà di nuovo in commercio su decreto del Ministero della Salute. Servirà a curare il cosiddetto «Disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività» (Adhd: Attention Deficit Hyperactivity Disorder), una sindrome che colpisce bambini in età scolare e prescolare, caratterizzata da irrequietezza, difficoltà di concentrazione, sbadataggine, impulsività, svogliatezza, poca disponibilità all’ascolto. Il metilfenidato, il principio attivo del Ritalin, è stato scoperto da un ricercatore italiano nel 1955. Brevettato dalla Novartis Pharma, una multinazionale svizzera, il Ritalin veniva utilizzato per pazienti psichiatrici depressi e nei casi di epilessia. Nel 1989 è stato messo fuori commercio, perché utilizzato come dimagrante e come psicostimolante da studenti.
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Le nuove frontiere del controllo sui lavoratori (il Chip RFID)
di Mario Fezzi
[da Peacelink/Cybercultura. Mario Fezzi è uno dei più prestigiosi avvocati del lavoro in Italia]
Un'impresa milanese ha recentemente sostituito i badge in uso ai dipendenti per accedere in azienda e rilevare gli accessi e le uscite. Il nuovo badge contiene un microchip, apparentemente invisibile, che lancia un segnale ogni volta che il possessore del badge si avvicina a uno dei punti in cui sono installati appositi lettori, distribuiti in tutta l'area aziendale. L'impresa è così in grado di sapere in ogni momento della giornata dove si trova ciascun dipendente, e a fine giornata può ricostruire tutti i suoi movimenti nell'arco delle otto ore lavorative. Mentre il vecchio badge doveva essere fatto passare dal dipendente attraverso un apposito lettore, il nuovo badge munito di questo microchip consente di segnalare la presenza di chi lo porta con sé anche a sua insaputa.
In tal modo il controllo del dipendente diviene non solo estremamente intrusivo, ma anche veramente "globale".
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Novembre 13, 2004
A Family Affair
Nostalgia e bisogno di normalità nell’America nemmeno “troppo profonda” del cinema anni ‘90
di Gioacchino Toni
Un giorno di ordinaria follia
Dopo la riconferma di George W. Bush alla guida degli Stati Uniti d’America - e relativa indigestione di sondaggi, exit pool e percentuali varie -, come sempre avviene dopo una tornata elettorale, si assiste al proliferare di analisi del voto più o meno approfondite. Ecco allora che ricompare lo spettro (dimenticato fino al giorno precedente l’evento inspiegabile) dell’America profonda, vera e propria spina dorsale della società statunitense. Quando nel Vecchio Continente si hanno difficoltà nel comprendere avvenimenti concernenti la società nordamericana – realtà assai più sconosciuta agli europei di quanto questi siano disposti ad ammettere – ecco che rispunta lo spettro dell’America profonda.
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Paul Schrader: Il trascendente nel cinema
di Luca Bandirali
[da Cinemah Expanded]
Paul Schrader - Il trascendente nel cinema. Ozu, Bresson, Dreyer - a cura di Gabriele Pedullà - Donzelli - €. 17,56
In un’epoca che vede aumentare l’interesse, anche al cinema, per la materia religiosa, spesso confusa con la mistica o con il fascino dell’esotico, la pubblicazione del libro di Paul Schrader è quantomai utile per fissare dei limiti alla rappresentazione dell’elemento trascendente sullo schermo. Frutto degli studi universitari, il testo – il cui titolo originale, molto più appropriato al contenuto, sarebbe “lo stile trascendentale nel cinema” – risale al 1972 e si struttura intorno all’analisi delle opere di tre registi, assai diversi fra loro, che hanno in comune una formazione in qualche modo debitrice di cultura religiosa. L’autore, di famiglia calvinista (di un calvinismo piuttosto rigido, a leggere le sue interviste), riunisce il cattolico “giansenista” Bresson, il giapponese Ozu, legato alla cultura Zen, e il danese Carl Theodor Dreyer, di origine luterana, origine peraltro vissuta in maniera conflittuale.
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Novembre 12, 2004
SELVAS.org
SELVAS.org è un OSSERVATORIO privilegiato sulla realtà della regione andina. Privilegiato perché non è legato al mercato dell’informazione e perciò non deve soddisfare un esigenza di vendita o di lettore, ma ha come obiettivo la diffusione di notizie, avvenimenti e fatti che dai media tradizionali non vengono trattati - o trattati in modo folcloristico e superficiale - e che invece hanno un grande valore sia per i diritti umani e sia per le strategie geopolitiche della regione. Le Ande sono il centro di numerosi interessi economici, politici e sociali che richiedono, a nostro avviso, un’attenzione particolare e un impegno informativo vigile e costante.
SELVAS.org è SPONTANEO perché si avvale di lavoro volontario. Il volontariato è finalizzato alla comunicazione, alla diffusione e all’amplificazione della notizia o dell’approfondimento trattato. Questo lavoro viene offerto gratuitamente e richiede comunque il rispetto della nomina dell’autore, quando è firmato, e della citazione di questo sito come fonte. I collaboratori di SELVAS.org sono giornalisti, ricercatori, operatori di ONG o semplici osservatori delle dinamiche sociali, politiche e ambientali della regione andina. Spesso il sito si avvale di scritti, testimonianze, e altra documentazione di altra origine, ma sempre accompagnata dalla citazione della fonte.
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Novembre 11, 2004
Il crollo dell'impero è il dominio dell'impero?
di Giuseppe Genna
La situazione olandese, visti gli ultimi sviluppi, sta diventando una sorta di vetrino da microscopio: riassume, nella sua totalità, il baratro europeo, l'abisso occidentale. Che è pura sofferenza. Non si sa se da doglia di parto o da entrata in coma irreversibile. Certo è che, nelle sue linee essenziali, la trasformazione dell'Olanda, che sta violentemente scuotendo un popolo e un modello di vita, serve a osservare da vicino a quali risposte dovremo dare domande sempre più appassionate e, infine, umane.
E' di ieri il grottesco blitz dell'antiterrorismo a L'Aja: un circondario evacuato, una trattativa durata una decina di ore con tre - dico: tre - supposti terroristi, uno dei quali fatto uscire con le mani alzate ma in mutande, perché evitasse di farsi esplodere, nascondendo cariche da kamikaze sotto i vestiti. A vederlo in foto, è alto 1.32, accanto all'enorme gendarme neerlandese. E' pure filippino, o qualcosa di simile, e non marocchino, come sperava l'opinione pubblica neocon di tutta Olanda (l'assassino di Theo Van Gogh è marocchino con passaporto olandese). Questo apice ridicolo non cancella che si tratti di una tragedia, poiché al culmine del tragico non si riesce a sottrarsi dal grottesco.
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Arafat: da Camp David a Taba
 Anzitutto: condoglianze al popolo di Palestina.
Dopo: alcune considerazioni. Ciò che è successo all'indomani dell'annuncio della morte cerebrale di Yasser Arafat - anzi, nemmeno all'indomani, ma proprio nel mentre - è a dire poco vergognoso. Ci si è accaniti sulle spoglie di un uomo che, come ogni uomo, è stato contraddittorio, tranne che nel suo coincidere con la causa di un popolo espropriato di tutto, dalla terra ai diritti: quello palestinese. Invece i soloni nostrani hanno messo in dubbio anche questo. Da Vespa, gente come Gustavo Selva e Magdi Allam, come agenti Cia dell'amministrazione Nixon, che fu la prima amministrazione Bush, sostenevano la tesi che Arafat fosse un corrotto amante dei suoi propri conti bancari, piuttosto che del popolo a cui ha dato quei cinquant'anni di esistenza che fanno curriculum. Inutili le proteste del rappresentante ANP in Italia, il quale faticava a fare considerare lo statuto delle proposte di Taba, a cui Arafat disse no perché calpestavano la realtà impressionante dei profughi. La tesi di un Arafat che avrebbe negato la pace per motivi narcisistici è dilagata su giornali e programmi neocon, compresa La Repubblica. Per ricordare cosa successe, e perché successe, a Taba, ci affidiamo a Maurizio Debanne di paceinmedioriente.it. [ giuseppe genna]
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Un anno abbastanza di merda, grazie

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Herbert G. Wells e la Macchina del tempo (1)
di Riccardo Valla

Tra tutte le opere di Wells, La macchina del tempo è quella che ha conosciuto maggiori modifiche nel corso della pubblicazione: a ogni nuova ristampa l’autore ha continuato ad apportarvi cambiamenti, dapprima assai ampi, poi sempre più limitati, e anche dopo l’edizione “definitiva” delle sue opere continuò a inserirvi piccole correzioni.
Questo è abbastanza fuori del comune, anche se all’epoca, in generale, interveniva sempre qualche piccola variazione tra la prima stesura di un romanzo – quella che in genere appariva a puntate su un periodico – e la versione definitiva. Per esempio, ci sono alcune differenze tra le due versioni di un altro noto romanzo di Wells, La guerra dei mondi, ma si tratta di singole frasi. Una tra tutte: in mezzo alla folla in fuga da Londra c’è un uomo che per salvare uno scrignetto di monete d’oro che gli è caduto si fa travolgere da un carro e muore; nella prima stesura Wells diceva che era un ebreo e aggiungeva alcuni commenti antisemiti. Nell’edizione in libro li tolse. La storia della Macchina del tempo è stata recentemente raccontata in ben due edizioni critiche e altro materiale pertinente è apparso in un volume commemorativo; inoltre è stata data una nuova valutazione del contenuto sociopolitico dell’opera. È anche interessante vedere come la genesi della Macchina del tempo getti luce su altre opere di Wells. Da tutto il lavoro svolto dall’autore sul testo si trae la convinzione che Wells attribuisse a questo romanzo una importanza particolare.
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IN NUCE
di Luigi Lollini
A P.C.

La prima volta che entrai nella libreria Feltrinelli di Piazza di Porta Ravegnana fu il primo anno di università. Leggevo smanioso i titoli di autori conosciuti e ignoti, i titoli dei pochi libri letti e degli infiniti che non avrei potuto leggere in una vita. Ognuno di questi libri, mi diceva un amico, è un dito puntato sulla tua ignoranza. La carne è triste, rispondevo, e non ho letto tutti i libri. Li sfogliavo e li leggevo, li annusavo, li riponevo nello scaffale, passavo in un’altra stanza, tornavo indietro a rileggere. La libreria mi sembrava una fitta biblioteca a scaffale aperto, ma per portare i libri a casa bisognava pagare. E infatti, anche se vagavo tra i libri circospetto, li pagavo: mi fingevo un ladro e una gentilissima cassiera a volte mi guardava con sospetto.
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Novembre 09, 2004
L'assalto neocon all'Europa
di Giuseppe Genna
Non esiste differenza tra il regime tecnocratico che ha deciso di creare un continente unico (quello che già esisteva, cioè il Vecchio) e il regime fondamentalista che ha deciso di distruggere un continente differenziato (cioè l'ultimo arrivato tra i continenti: il Nuovo, sezione nord). I grandi innovatori sono conservatori: neocon, appunto, i reazionari che propalano il nuovo che è vecchio. Neocon è, risaputamente, la maggioranza dell'Amministrazione Bush e, soprattutto, la quasi totalità dell'esercito ideologico che ne ha ispirato la matrice filosofica. Al potere ci sono sempre andati, i filosofi. Soltanto di una specie, però, tranne rare e numinose eccezioni. La specie dei divoratori, la razza rettile di chi conserva lo status quo oppure ne decide l'evoluzione secondo determinate traiettorie.
Qualcosa si muove anche in Europa - ed è lo stesso tipo di "nuovo", l'evoluzione del reazionariato, il tecnocratismo eletto a norma di potere e di vita. Di rientro dall'Olanda, ecco lo specchio fedele e simbolico di un Paese che sta crollando grazie ai sofismi disumani che provengono da Bruxelles, dove vipere neocon si aggrovigliano e sibilano i loro devastanti precetti.
Siete olandesi e avete un bambino da mandare all'asilo? 1.000 euro al mese.
Siete olandesi e vi tagliate un tendine con il coltello? Andate sì al pronto soccorso, ma a quello tedesco, oltreconfine.
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Novembre 07, 2004
Wu Ming 1: NEW THING
di Valerio Evangelisti

Wu Ming 1, New Thing, Einaudi Stile Libero, 2004, pp. 222, € 14,00.
Wu Ming 1 ha una convinzione che, in questi giorni successivi alla rielezione di George W. Bush, sembra appartenere a tutti: la storia degli Stati Uniti è, lo vogliamo o no, da oltre mezzo secolo a questa parte, la nostra stessa storia. Un’idea che tuttavia non basta enunciare, salvo appiattirsi sul presente, come fa una pletora di commentatori d’accatto, per spacciare il faustiano “attimo fuggente” quale specchio di un’anima eterna. Gli Stati Uniti odierni sono il prodotto di lotte feroci, di sopraffazioni, di rivolte, di violenze inaudite iniziate con la loro nascita e non ancora sopite. Chi voglia portarle alla luce deve scavare nel profondo e sporcarsi dita e unghie di terra. Certa saggistica lo fa, ma non riesce ad arrivare al grosso pubblico. Per fortuna esistono i narratori – certi narratori – capaci di disseppellire ciò che si è tentato di occultare.
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Elezioni USA: tre paure per un presidente
Bush-Kerry. Il fascino dell'empatia in una democrazia che declina
di Francesco Dragosei (da il manifesto del 5 novembre 2004)

Se Bill Clinton qualche tempo fa sintetizzò un certo momento politico del paese con la battuta «it's the economy, stupid», l'odierna sconfitta delle ragioni di Kerry e dei democratici potrebbe essere sintetizzata con la frase «it's fear, stupid» (è colpa della paura, stupido). Magari ripetuto tre volte. Infatti, anche in queste particolari elezioni così legate alla guerra, al terrorismo, a immagini ed icone terrorizzanti (vedi la riapparizione del fantasma di Bin Laden), gli americani hanno confermato di non essere - come troppo spesso amano pensare di loro gli europei - un paese regolarmente influenzato, nelle sue scelte politiche, da biechi calcoli di opportunismo politico o economico, quanto invece, sovente, da pulsioni emotive, simboliche, morali, idealistiche (anche se di un idealismo spesso spurio).
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Novembre 06, 2004
L'estinzione del movente
di Valerio Evangelisti

Ormai il genere detto noir ha rimpiazzato larga parte della narrativa poliziesca tradizionale, di cui, pure, rappresenta un’evoluzione. Credo non sia un caso: è che anche nella vita reale, o perlomeno in quella sua componente non secondaria che è il crimine, il colore nero si è sovrapposto ampiamente al giallo.
Il dato è spaventoso, ma ne va preso atto. Se nel campo terroristico diventa sempre più difficile individuare ideologia e moventi dei suoi protagonisti, in quello puramente e semplicemente criminale si moltiplicano gli atti di un’efferatezza inspiegabile, gli omicidi insensati, le esplosioni gratuite di sadismo. Giovanissimi innamorati alla Peynet accoltellano genitori e fratellini; ragazzine si inventano dal nulla una setta satanica e compiono un sacrificio umano; adolescenti di quartiere appiccano fuoco a un barbone oppure violentano e uccidono una compagna di classe. Anche una “tradizionale” rapina in una villa può mutarsi nell’occasione per l’esercizio di una ferocia non necessaria, mentre, sul versante opposto, la difesa legittima dei propri beni rischia di degenerare nell’omicidio di un aggressore disarmato.
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Novembre 05, 2004
Ernst Friedrich: GUERRA ALLA GUERRA

La Piccola Biblioteca Oscar Mondadori ha appena pubblicato un volume di straordinaria importanza: Guerra alla Guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano. Ne è autore il polacco Ernst Friedrich (1894-1967), militante libertario e antimilitarista, obiettore di coscienza durante la prima guerra mondiale, costretto per questo al manicomio, al carcere e infine all'esilio.
Non si tratta di un romanzo, bensì di una serie di agghiaccianti fotografie provenienti dai fronti del conflitto '14-'18: morti, feriti, mutilati, vittime di decimazioni e rappresaglie. Il progredire del raccapriccio è graduale: al seguito di un ideale battaglione di interventisti, sul genere di quello di All'ovest niente di nuovo, passiamo dalla retorica iniziale ai primi feriti, a mucchi di cadaveri, a un'allucinante immagine di donne impiccate nei loro abiti contadini, fino all'orrore degli orrori: le immagini di chi è tornato dal fronte recando sul corpo terribili mutilazioni, di quelle che spingono a rimpiangere di avere evitato la morte. Salutiamo l'uscita di questo libro - autentico evento - proponendo la bellissima introduzione di Gino Strada. (V.E.)
INTRODUZIONE
di Gino Strada
Krieg dem Kriege! - Guerra alla guerra - viene pubblicato per la prima volta in Germania nel 1924. L'opera di Ernst Friedrich esce dieci anni dopo l'inizio di quella che Isaac Deutscher definì la «guerra civile europea»: un lungo periodo in cui, a partire dal 1914 e per più di trent'anni, i popoli dell'Europa e poi del mondo intero conosceranno una escalation di violenza senza precedenti nella storia dell'umanità.
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Il cuore nero degli Stati uniti
di Slavoj Zizek
[da il Manifesto del 7 ottobre 2004]
Lo spettacolo enigmatico di un suicidio collettivo su larga scala è sempre affascinate - pensiamo alle centinaia di seguaci del culto di Jim Jones che presero obbedienti il veleno nel loro campo nella Guyana. A livello della vita economica, la stessa cosa sta avvenendo oggi in Kansas - e questo è il tema del nuovo, eccellente libro di Thomas Frank What's the Matter with Kansas? How Conservatives Won the Heart of America ( New York, Metropolitan Books).
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La fallimentare corsa al centro del candidato Kerry
di Marco D'Eramo (da il manifesto del 4 novembre 2004)

I repubblicani hanno vinto Casa bianca, Senato (+ 3 senatori, così la loro maggioranza diventa di 54 a 45) e Camera dei rappresentanti (la loro maggioranza diventa di 231 a 203). Ancora più significativo, a differenza di quel che era successo nel 2000, quando Al Gore aveva perso la presidenza pur avendo vinto il voto popolare, Bush ha conquistato nettamente la maggioranza dei voti: con 58 milioni e 490.000 voti sopravanza John Kerry di 3 punti percentuali (51,1 a 48.0%) e di 3 milioni e mezzo di voti (mentre scrivo è stato scrutinato il 98,4% dei seggi).
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Novembre 04, 2004
Come si elegge l'imperatore
di Fabrizio Tonello

Per capire come mai il protagonista comico dell'ultimo film di Michael Moore sia stato rieletto presidente occorre, tra le altre cose, interrogarsi sui meccanismi di voto. A questo fine riportiamo alcuni stralci dell'articolo di Fabrizio Tonello apparso sul n. 55 de La Rivista del manifesto attualmente in edicola (e presto in libreria). L'articolo era precedente alle elezioni e non poteva prevedere alcuni dati: per esempio, che il numero degli elettori americani abbia, per la prima volta, superato di un poco la metà degli aventi diritto.
Questo numero della Rivista del manifesto si raccomanda anche per altri articoli. Segnaliamo, tra gli altri, lo splendido saggio di Susan Warkins sul governo Allawi, e l'intervento di Maurizio Matteuzzi su Lula e il Brasile.
Le elezioni americane saranno già avvenute, quando questo numero della «rivista» giungerà in edicola, ma anche senza conoscere i risultati si può azzardare qualche considerazione sullo stato di salute della democrazia americana. Prima di tutto la partecipazione: i due partiti hanno fatto sforzi enormi per convincere i potenziali elettori a recarsi alle urne, ma circa metà degli americani rinuncia volentieri al diritto di recarsi al seggio e, in generale, sembra interessata solo marginalmente al processo democratico, anche in elezioni definite 'storielle' come quelle del 2 novembre 2004.
Permalink: postato alle 03:54 PM
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ALTRI QUATTRO ANNI
di Paolo Chiocchetti

1. Il nuovo presidente americano è Gorge W. Bush. A differenza del 2000 questa volta il suo successo è chiaro e schiacciante. Nonostante la massiccia affluenza alle urne che secondo le speranze della vigilia avrebbe dovuto favorire i democratici, nel voto popolare Bush sopravanza il rivale Kerry di ben 3,5 milioni di voti (quando la scorsa volta ne aveva presi mezzo milioni in meno di Al Gore). Nel conteggio dei grandi elettori la vittoria è più sfumata e l’orientamento dei singoli stati si mantiene pressoché inalterato, ma Bush conquista nettamente la Florida e il conteggio in Ohio sembra lasciare un discreto margine di sicurezza.
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Novembre 03, 2004
Thank You!

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Non è successo di nuovo
E alla fine John F. Kerry ha gettato la spugna.
Dopo un'intera giornata vissuta sul filo di lana, il candidato democratico ha telefonato al presidente uscente George W. Bush per ammettere la sconfitta.
Un'uscita attesa dai repubblicani e che dovrebbe, ma il condizionale d'obbligo, vuotare di senso la battaglia legale che si stava per ingaggiare sull'Ohio, lo stato che non ha ancora assegnato i suoi 20 grandi elettori.
La Casa Bianca, da parte sua, non ha dubbi: Bush ha vinto, il vantaggio di cui gode in Ohio è «statisticamente insormontabile».
Permalink: postato alle 05:10 PM
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Sta succedendo di nuovo
Stallo democratico
In Ohio Bush è davanti di 150 mila voti, ma ci sono ancora 600 mila voti da scrutinare. Molti sono provisional votes che per legge non possono essere registrati prima dell'11 novembre. Il sistema elettorale americano non sembra più in grado di esprimere democraticamente una maggioranza
di Diario
Le televisioni avevano mandato tutti a casa convinte dell'ormai certa vittoria di George W. Bush. Poi il dietrofront. Il risultato dell'Ohio è ancora in bilico. E senza assegnare lo Stato del Midwest nessuno dei due candidati raggiunge la maggioranza e può essere proclamato presidente.
Si profila una situazione di incertezza che ricorda quella della Florida del 2000.
Permalink: postato alle 09:22 AM
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Novembre 02, 2004
Kerry o Bush (o Nader)?
Dopo l'intervento di Paolo Chiocchetti su Carmilla, si è sviluppato un dibattito sulla Eymerich Mailing List (la mailing list di Valerio Evangelisti, direttore di questo sito). Ecco alcuni stralci dei primi interventi. Altri seguiranno. Da notare, in positivo, che nessuno di essi ricalca le posizioni di Giuliano Ferrara (l'orrore assoluto) né di Luca Sofri (la parodia radiofonica e mediatica della sinistra, immagine speculare e distorta di Ferrara). I nomi degli intervenuti sono stati cambiati o alterati tutte le volte che si trattava di salvaguardare la loro privacy. La denominazione del thread è "Impagabile Chiocchetti", dall'intestazione del primo messaggio.
Yari:
Invito chi è interessato a leggere l'articolo "Kerry vs. Bush?" di Paolo
Chiocchetti su Carmillaonline.
Proprio questa sera ero in un pub a discutere con una coppia di amici
del fatto che Kerry o Bush non avrebbero cambianto l'attuale indirizzo
della politica USA, pertanto invio loro questo stesso articolo. Inoltre
Chiocchetti è uno dei pochi articolisti a me noti che ha citato due
interessanti documentari cinematografici cogliendone gli aspetti più
controversi
Permalink: postato alle 07:13 AM
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Novembre 01, 2004
KERRY vs. BUSH?
di Paolo Chiocchetti

Così bisogna fare per tutta la vita e, quando le cose ci si presentano troppo persuasive, bisogna denudarle e osservare a fondo la loro pochezza. (Marco Aurelio)
1. Il 2 novembre si approssima, e con esso la data delle elezioni presidenziali americane. Solo su una cosa (quasi) tutto il mondo politico americano, dai fondamentalisti evangelici che votano repubblicano appellandosi alla volontà di Dio a vasta parte della intelligentsia di sinistra e radicale americana, concorda: il carattere cruciale, storico e dirompente della scelta tra Bush e Kerry e la necessità di mobilitare tutte le risorse a propria disposizione per far prevalere il candidato prescelto. Lo scenario dipinto dalle voci progressiste è quello di un'America spaccata tra due opzioni di civiltà contrapposte e irriducibili, tra l'America rurale, religiosa, neo-conservatrice e guerrafondaia di Bush e l'America urbana, liberal-democratica, cosmopolita e riformista di Kerry. Riuscirà l'erede politico di Kennedy e Clinton a salvare il mondo dall'incubo di altri quattro anni di presidenza Bush-Cheney? Oppure la rielezione di quest'ultimo proietterà uno scenario catastrofico di devastazione del welfare e dei diritti civili, di guerra permanente e di reazione culturale in senso omofobo e patriarcale?
Permalink: postato alle 12:01 AM
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