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Ottobre 30, 2004

Teletrasporto

teletrasporto.jpgChe certi politici, economisti, eminenze grigie - insomma la créme dei potenti - si riunissero a porte chiuse, in Svizzera, per un seminario di tre giorni dedicato al "teletrasporto", sembra una notizia, per l'appunto, degna di una puntata di Star Trek. Invece non è così. Il "teletrasporto" è una realtà. Per comprenderne le potenzialità, pubblichiamo un articolo a cura di Massimo Pirastu, dalla rivista Omnia.

In linea teorica, la meccanica quantistica non vieta in alcun modo il teletrasporto di corpi macroscopici; la teoria è stata confermata da una serie di esperienze effettuate già nel 1997 dal gruppo di Anton Zeiliger, dell’Istituto di Fisica Sperimentale di Vienna, grande cultore dei paradossi della fisica quantistica. Attualmente sono in corso esperienze per teletrasportare atomi e molecole.

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Da No man's land a Kieslowski

kt.jpgE' una coproduzione italiana anche il nuovo film di Danis Tanovic, il regista premio Oscar di No man's land. Si tratta di L'enfer (L'inferno), un capitolo della trilogia Paradiso, Inferno, Purgatorio che il regista polacco Krzysztof Kieslowski stava scrivendo prima della sua morte improvvisa, come sempre insieme al collaboratore Krzysztof Piesiewicz.
La pellicola racconta la vita di tre sorelle - Sophie, Céline e Anne - che hanno avuto l'infanzia segnata da una violenta tragedia familiare. Ormai adulte, ciascuna vive la propria vita fin quando la comparsa di un uomo rappresenterà l'occasione per riavvicinarsi e accettare il proprio difficile passato.

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Flauto di vertebre: il titano Majakovskij

majak.jpg[La questione affrontata nello splendido intervento di Adriano Petta ha un equivalente poetico, incarnato da Vladimir Majakovskij. Ne ha anche altri, ma Majakovskij più di tutti, perché nella sua avventura intellettuale letteratura e vita si fondono e confliggono, al pari dello scontro titanico e dell'amoroso abbraccio tra la potenza dell'impegno e la produzione fantastica. Per questo motivo vale la pena di pubblicare una sommaria biografia dell'autore del Flauto di vertebre: perché suona un flauto onirico, ma lo strumento è fatto di vertebre. gg]

Vladimir Vladimirovich Majakovskij nasce nel 1893 a Bagagadi, in Georgia, da una famiglia di modeste condizioni. Alla morte del padre, un nobile decaduto che lavora come ispettore forestale, nel 1906 Vladimir si trasferisce a Mosca dove, abbandonati gli studi, si dedica alla vita politica. Appena quindicenne si iscrive al partito bolscevico, che allora agisce ancora nella clandestinità, e finisce diverse volte in carcere per attività sovversiva.

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La letteratura: impegno sociale o fabbrica di sogni?

Una riflessione su Il mitico muro, lettere di scrittori italiani a Lev Verscinin

di Adriano Petta (nella foto)

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Il mitico muro (a cura di Franco Zangrilli, EVA Edizioni, Venafro (IS) 2001) è l’epistolario di alcuni scrittori italiani a Lev Verscinin (n. a Mosca il 7 luglio 1926) , colui che ha tradotto in russo i capolavori della narrativa italiana degli ultimi 40 anni (oltre a testi teatrali, cinematografici, poesie). Contrariamente alle consuetudini di sempre e di ogni paese, Lev Verscinin non si è dedicato solamente alla traduzione, ma è stato lui a scoprire le opere, a contattare gli autori. Questa non è una peculiarità dei traduttori in quanto una parte di essi – come la germanista Silvia Bartoli – non vuole avere rapporti umani e sociali con gli autori bensì… rabdomantici, solamente attraverso il testo scritto, e le domande o le perplessità preferiscono trasmetterle all’autore attraverso la casa editrice. Lev Verscinin, invece, ha instaurato quasi sempre un rapporto di profonda amicizia con gli autori. E da questo rapporto ne sono scaturite un migliaio di lettere che, grazie al lavoro di cernita di Franco Zangrilli e dell’editore Amerigo Iannacone, sono diventate uno splendido testo di letteratura, di storia, di costume.

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Ottobre 29, 2004

Aspen all'italiana

di Giuseppe Genna

aspenit.gifL'Aspen Institute è una cosa seria. Ogni élite è una cosa seria. L'Italia è un paese anomalo. Quindi ogni élite in Italia è una cosa anomala. In particolare, negli ultimi anni, abbiamo assistito a un'accelerazione dell'anomalia. Mediobanca di Enrico Cuccia: quella non era una cosa anomala, ma seria. La Fiat degli Agnelli, anche. Nel senso che uno, quando ha un nemico ideologico, ce l'ha perché il nemico si fa portatore di un'ideologia. Cosa succede quando, invece, il nemico non è portatore di alcunché? Quando si presenta a un convegno sulle "Donne del Mediterraneo" e, di fronte a ospiti colti e illustri, inizia il discorso in francese con una barzelletta, lasciando attonito l'auditorio? Oppure arriva l'ultimo giorno del convegno e, pur avendo un incarico agli Esteri, la prima parola che dice è "Minchia!" e bisogna mettergli a disposizione un servizio di traduzione, mai previsto per un invitato Aspen?
Ammettiamolo, tempi duri per l'élite.
Diamogli una mano. Iscriviamoci in massa all'Aspen Insititute Italia. Ah, no, non possiamo. Perché? Perché dobbiamo soddisfare certi requisiti. Io, per esempio, non li soddisfo.

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Yehoshua: Il responsabile delle risorse umane

yehoresp.gifyehoshua1.jpgUn terrorista suicida si fa esplodere in un mercato di Gerusalemme. Tra le vittime una donna senza documenti. Nessuno va a reclamare il suo cadavere all'obitorio del Monte Scopus.
Chi era Julia Regajev? Era straniera, viveva da sola in una squallida baracca di un quartiere di religiosi. Cosa era venuta a cercare a Gerusalemme? L'azienda per cui lavorava, che non si è accorta della sua assenza, viene accusata di «crudele mancanza di umanità» dalla stampa locale: un giornalista senza scrupoli, detto il «serpente», sfrutta il caso per imbastire uno scandalo.
Il responsabile delle risorse umane viene spedito in missione dall'anziano proprietario del panificio per cui Julia lavorava come addetta alle pulizie; il suo compito: cercare di rimediare al danno di immagine. Ma il viaggio verso la dignitosa e compassionevole sepoltura della donna morta si rivela per lui molto più importante di un'operazione di facciata per ottenere la simpatia dell'opinione pubblica.

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Nucleare? Sì, glazie

cinanuke.jpgPechino (AsiaNews/SCMP) – Il governo ha deciso di puntare sull’energia nucleare per rispondere alla sete di energia che attanaglia il paese, in preda a una rapida crescita economica. Zhang Huazhu, presidente dell’Autorità per l’Energia Atomica, ha detto che nei prossimi 15 anni saranno costruite 27 nuove centrali nucleari, delle dimensioni dell’impianto esistente a Daya Bay, nel sud del paese. Queste si aggiungeranno alle 9 già esistenti, generando 36 milioni di kW di elettricità all’anno, pari al 4-5% della produzione nazionale.

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Se al "mafioso" Bob non garba l'Ambrogino...

Storia semiseria di un rifiuto preventivo

di As Chianese

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Già in tempi non sospetti H.P. Lovecraft scriveva: “Il mistero non è attorno alle cose, ma dentro di esse”, una dichiarazione tremendamente appropriata al fattaccio accaduto poche settimane fa in una fredda Milano ottobrina. Ne sono stati protagonisti il celeberrimo attore italo – americano Robert De Niro e il sindaco della città meneghina, Albertini… fra di loro una statuetta, un premio: quell’Ambrogino d’oro, alta onorificenza cittadina, che in questo caso funge da pomo della discordia, da trait d’union per due modi diversi di concepire l’educazione, lo spettacolo e la civiltà.

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Ottobre 28, 2004

Total Hrabal

opsceltehrabal.jpgdi Alessandro Catalano [da eSamizdat, 2004 (II) 2, pp. 289-293] Bohumil Hrabal - Opere scelte - progetto editoriale e prefazione di S. Corduas, saggio introduttivo di J. Pelán, a cura di S. Corduas e A. Cosentino - Mondadori - 49 euro “Sulla forca! È quello il posto di Bohumil Hrabal e dei maniaci simili a lui, purtroppo non è il solo, e così la maggior parte dei nostri scrittori e operatori culturali. Sulla forca! La letteratura è un letamaio, un allevamento per la produzione in serie di perversi assassini bestiali, di sifilitici in età giovanissima e infantile, di delinquenti e di ubriaconi in genere? Sulla forca” (p. 692). Questo curioso brano di una lettera anonima, riutilizzato da Hrabal alla fine degli anni Sessanta in un testo-collage contenuto in Sanguinose ballate e miracolose leggende, contribuisce forse meglio di ogni altro a rendere l’idea di cosa abbia significato, a partire dal tardivo esordio del 1963, l’ingresso di Hrabal nella letteratura ceca.

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Ottobre 27, 2004

Il Codice da Vinci è una cagata pazzesca

codv.jpgCredo che si tratti di un record: al momento sono 759 le recensioni che gli utenti di Internetbookshop hanno postato sul sito a proposito dell'immondo e acquistatissimo Il codice da Vinci di Dan Brown. Una marea di commenti entusiasti. A me, questo polpetto plasticato e criptofascista, ha fatto letteralmente cagare. Anche ad altri, evidentemente, che hanno manifestato pubblicamente il loro parere. Riscuotendo 92 minuti netti di applausi. Uno di meno di chi ha esposto esilaranti pareri favorevoli. Ecco un florilegio di questa tempesta perfetta. [gg]

Elio M.: Il nucleo del messaggio è infame: una Chiesa cattolica descritta come si usava nei romanzacci anticlericali dell’Ottocento; un’Opus Dei che diventa una società segreta di complottatori da operetta; e, infine, la riesumazione d’una vecchia balla. Quella dei «misteri» di Rennes-le-Château, dei quali davvero non se ne può più.

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Come funziona la Cia (secondo il Sisde)

[da sisde.it]

ciasisde.jpgLa Central Intelligence Agency (CIA) è un'organizzazione di intelligence senza alcuna funzione di polizia o sicurezza interna. Le sue attività vengono regolamentate da vari statuti e decreti presidenziali, sotto il controllo di Comitati Congressuali e altri organi dell'Esecutivo.
La CIA venne istituita, unitamente al Consiglio Nazionale per la Sicurezza (NSC) con la legge sulla sicurezza nazionale del 1947. Molti dei compiti specifici affidati alla CIA derivavano dal progetto concepito nel 1944 da William J. Donovan, avvocato newyorchese, su incarico del Presidente Franklin D. Roosevelt, che desiderava riformare il sistema di intelligence. Donovan proponeva "una organizzazione che raccogliesse intelligence con metodi clandestini e non, che fornisse direttive in materia di intelligence, ne fissasse gli obiettivi nazionali e mettesse in correlazione il materiale informativo raccolto da tutti gli enti governativi".

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Lagioia: Luna Park Mantova

di Nicola Lagioia
straniero53.jpg[Questo intervento dell'autore di Occidente per principianti è stato pubblicato su Lo Straniero, la rivista diretta da Goffredo Fofi, della quale invitiamo caldamente non soltanto a visitare il sito, su cui si segnala peraltro una splendida lettera di Kurt Vonnegut, ma di acquistare e compitare l'edizione cartacea, il cui ultimo indice è qui leggibile]

lagioia.jpgVecchie istantanee
L’ultima immagine che ho di Mantova, prima di tornarci in questo autunno del 2004, risale alla quinta edizione del Festivaletteratura. Ero nel Cortile della Cavallerizza di Palazzo Ducale, le dieci di sera, lo spazio gremito dalla folla e il mio bagaglio gettato sul manto erboso oltre le file delle sedie tutte occupate. Avevo appena perso il passaggio che avrebbe dovuto riportarmi a Roma, ma non me fregava niente. Gore Vidal, spalleggiato da un Alberto Arbasino in grande spolvero sbucato inaspettatamente dal grumo colorato degli spettatori, stava polemizzando con due ragazzoni vestiti come i sicari di un film tratto da un romanzo di Philip K. Dick.

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Chomsky: Le conseguenze della dottrina Bush

di Noam Chomsky
[da Nuovi Mondi Media via newsletter]

chomskydottbush.jpgI presidenti sono soliti avere delle "dottrine", ma Bush ha anche delle "visioni". Il supporto teorico di queste visioni consta di poco più che qualche dichiarazione virtuosa. Prendere queste dichiarazioni sul serio implica presumere che i nostri leader siano dei bugiardi recidivi: mentre mobilitano interi paesi a causa di una guerra, imputano, di volta in volta, ragioni totalmente differenti.

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Nanni Balestrini: da Gli invisibili

di Nanni Balestrini

nannibalestrini.jpgLe guardie fuori dal carcere dopo quel primo tentativo di reazione ricacciato con quella carica esplosiva al plastico al pianterreno non hanno più reagito anche perché a un certo punto un compagno ha mostrato dall'alto di un finestrone una bella palla arancione che saranno stati due chili di plastico e quella palla arancione li bastava per fare venire giù tutto il carcere e cosi loro hanno capito che quel primo botto non era che un avvertimento che se insistevano poteva capitare di peggio e poi ogni tanto qualcuna delle guardie catturate veniva anche mostrata dai finestroni dei corridoi con un coltello alla gola per fare vedere che erano vivi e per dire a quelli di sotto di non tentare nessun intervento

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Stelvio Mestrovich: VENEZIA ROSSO SANGUE

di Daniela Bandini

Veneziarosso.jpgStelvio Mestrovich, Venezia rosso sangue, Dario Flaccovio editore, 2004, pp.202, € 13,00.

Per certi autori la biografia è importante, per altri è fondamentale il curriculum vitae. In quello di Stelvio Mestrovich leggiamo che nel 200 ha fatto porre, a spese del Comune, una lapide sulla facciata della casa in Gottweihergasse n.1 a Vienna, in ricordo di Antonio Salieri, è consulente e critico musicale del’Associazione Legnano 1750-Antonio Salieri di Verona, e membro dell’Associazione Mozart Italia di Rovereto. Gli scenari, i dialoghi, le considerazioni di questo romanzo risentono favorevolmente di questa “cultura alta”, le descrizioni si tingono di profonde, appassionate tinte forti:

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Ottobre 26, 2004

Ken Saro-Wiwa: FORESTA DI FIORI

La falsa quiete di Dukana e la maledizione del petrolio

di Daniele Barbieri

Forestadifiori.jpg
Ken Saro-Wiwa, Foresta di fiori, Ed. Socrates, 2004, pp. 176, € 10,00.

Il balbuziente Idigima. Nedam, un comodo capro espiatorio. Il capo Birabee. L’ufficiale giudiziario Nna. Un ricco pescatore (Dabo) che d’improvviso si mette a cantare. L’autista senza nome del camion "Progres". Il vecchio Terr Kole. Deebari che parla con il potente spirito Oyeoku. Lo storpio Duzia che ama ascoltare le storie. Sono alcuni fra i maschi di Dukana: "tre o quattromila anime", è un villaggio nigeriano sospeso fra tradizioni e modernità dove sono ambientati gli 8 racconti della prima parte di "Foresta di fiori" dello scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa.

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Ottobre 25, 2004

La Bibbia aveva ragione 2: la vendetta (parte seconda)

di Riccardo Valla

Vallabibbia2.jpg
Secondo fascicolo
Una vera Babele
Pacchetto contenente una videocassetta

TRASCRIZIONE

(sulla scritta “Mondovisione” si levano le prime note dell’inno olimpionico. Dopo le prime otto battute, dissolvenza sul logo di Telebabilonia - una piramide a gradoni dalla cui cima esce un dio - poi dissolvenza e campo lungo su una pianura stepposa contenente imponenti palazzi di mattoni e una costruzione a piramide, uguale a quella del logo, che si staglia sull’orizzonte. Zoom sulla Torre, mentre compare la scritta elettronica: “Tiro in alto. Finali. In diretta dal palazzo sportivo di Babilonia”. Dissolvenza su alcune viste della città: i giardini pensili, la porta di Ishtar. Stacco sulla folla, piano americano su un sostenitore che beve birra da un otre e che lancia in aria il cappello. Stacco sulla Torre e voce fuori campo del cronista)

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Ottobre 23, 2004

La Gnosis dei Servizi

sisde.jpgRoma, 19 ott. (Adnkronos) - Forum di discussione, approfondimenti storici, analisi sulla sicurezza, dati statistici, documenti declassificati, nuove rubriche e perfino recensioni di libri: 'Gnosis', nuovo trimestrale del Sisde, vuole essere "una palestra per discutere argomenti da varie ottiche", spiega il direttore del servizio segreto civile Mario Mori, convinto che precedenti prodotti editoriali fossero "un pò troppo seriosi". Ed è per questo che, accanto ad interventi di accademici, studiosi e giornalisti, compaiono sul periodico le elaborazioni originali (ovviamente non firmate e riconoscibili da un caratteristico 'logo', un 'sole' dorato a tredici raggi), opera degli analisti del servizio di sicurezza. Lo scopo è quello di cogliere "idee, orientamenti, modi di interpretare la realtà nel quadro degli argomenti di interesse".

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Mercenari, Private Military Companies e Contractors

di Aldo Pigoli
ostaggiiraqx.jpg[da Equilibri.net]
Dall’organizzazione di colpi di Stato alla gestione pre e post-bellica in Iraq, mercenari e consulenti privati della sicurezza sono sempre più presenti ed attivi, in un panorama internazionale che fatica a riconoscerne l’esistenza ed a inquadrarne le attività.

Il 7 marzo 2004, le autorità di sicurezza dell’aeroporto di Harare, in Zimbabwe, hanno sequestrato un Boeing 727. L’aereo trasportava, oltre a diverso materiale bellico, 65 mercenari di varia provenienza, che avrebbe dovuto raggiungere un altro commando già presente in Guinea Equatoriale, per prendere possesso del palazzo presidenziale di Malabo (la capitale del Paese) e spodestare il presidente guineano Theodore Obiang Nguema, sostituendogli il leader dell’opposizione in esilio. Responsabile dell’operazione Nick Dutoit, un sudafricano di 48 anni, trafficante di armi e di diamanti. Lo stesso giorno, le autorità dello Zimbabwe hanno arrestato Simon Mann, un ex membro delle forze speciali inglesi Sas, è uno dei massimi dirigenti della Executive Outcomes (Eo), la più importante società di mercenari conosciuta al mondo anche se non più attiva da anni, nonché fondatore assieme a Anthony Buckingham di Sandline International, società britannica sorta dalle ceneri di Eo, e famosa per il suo intervento nella guerra civile in Sierra Leone, a fianco delle truppe governative, nel 1997.

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Lansdale: L'anno dell'uragano

lansdaleuragano.jpgdi Alessandro De Simone
[Pubblichiamo una recensione, apparsa su I.H. Magazine, di uno dei massimi risultati narrativi di Joe R. Lansdale, L'anno dell'uragano, con postfazione di Valerio Evangelisti che è stata postata su Carmilla a settembre]

Che scrittore Joe Lansdale, capace di rendere sensuale un uragano avvenuto più di un secolo fa. Lo fa partendo dal titolo (quello originale), geniale doppiosenso sottinteso, e poi nel corso di queste poche ma intense pagine, in cui il calore dell'atmosfera di Galvestone, piccola isoletta in cui s'intrecciano tante storie, più o meno piccole, scatena un cataclisma, una vera e propria ira di Dio che sconvolgerà tutto per rimettere a posto qualcosa.
Prosa pratica ed esaustiva, senza fronzoli, con momenti torridi e di rara intensità emotiva, L'anno dell'uragano (tit.or.: The Big Blow, Fanucci, p. 145, € 11.00 ) deve però essere analizzato molto a fondo, visti i numerosi sottotesti, a partire da quello più evidente, smaccatamente religioso, dal diluvio che spazzerà via peccati e peccatori al sorprendente finale cristologico.

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Fantômas e gli illegalisti

di Valerio Evangelisti

Fantomas.jpgFantomas1.jpgNei mesi scorsi le edizioni Il principe costante hanno pubblicato il volume Fantômas, la vita plurale di un antieroe, a cura di Monica Dall'Asta: una raccolta di contributi di autori di differenti paesi sul mito del criminale creato da Pierre Souvestre e Marcel Allain e silla sua persistenza in letteratura, cinema e fumetto. Pubblichiamo qui il contributo di Valerio Evangelisti. Per motivi di spazio eliminiamo le note, che il lettore potrà trovare nel libro.

1. Fantômas l’Egoista

Fantômas tutto è, in apparenza, tranne che un sovversivo. Sorprenderebbe il contrario. Sappiamo che Marcel Allain coltivò (e si sforzò di propagare in forma narrativa) una sorta di socialismo sansimoniano, in cui non i proletari ma gli “ingegneri” erano i soggetti di una nuova società ugualitaria. Quanto a Pierre Souvestre, non si conoscono sue esplicite prese di posizione politiche. Collaborò a varie testate conservatrici e probabilmente condivise con l’amico Allain ideali patriottici, per non dire nazionalistici (tratto comune ad altri narratori popolari del periodo, come Maurice Leblanc, Léon Sazie e Gaston Leroux).

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Ottobre 21, 2004

Un uomo vero: Cesare Battisti alle Iene

C_11_video_717_framevideo1.jpgLunedì 18 ottobre: le Iene mandano in onda un'intervista a Cesare Battisti, registrata a Parigi questo luglio. Prima di fare qualunque considerazione, vi invitiamo a visionare l'intervista: è in streaming, è visualizzabile con Windows Media Player, si può cliccare qui se si dispone di un'adsl o di banda larga, mentre se si viaggia con modem si può cliccare qui.

Ognuno ha libertà di giudizio, quindi anche noi. E la impegniamo per dire questo: è la prima intervista in cui Cesare Battisti viene trattato da persona umana. Il linciaggio mediatico effettuato nei suoi confronti è stato pesantissimo e chi volesse rammentarsene può scorrere l'elenco delle ingiurie di stampa radio e tv nella sezione di Carmilla dedicata al Caso Battisti. Per la prima volta, chi conosce Cesare lo ritrova integralmente in un'intervista che più testimoniale non si può. C'è tutta l'umanità pervicace di Battisti in questo video, il suo sarcasmo e autosarcasmo, la sua vocazione alla libertà, la sua condanna della follia omicida in anni sospetti e meno sospetti, la rivendicazione della sua innocenza rispetto agli omicidi attribuitigli da un inaffidabile pentito - insomma, nell'intervista delle Iene c'è tutta la sua identità autentica, che è quella di un uomo profondo, lontanissimo dall'icona di serial killer confezionatagli dai media italiani. Le richieste di Battisti coincidono con le nostre: un processo equo che cancelli la vergogna di quella parodia tribunalizia a cui fu sottoposto; una commissione internazionale che discuta e chiuda definitivamente la questione di un passato che non passa. Sono richieste che, presumiamo, non saranno soddisfatte. Così come non soddisfatta è rimasta l'istanza dei difensori parigini di Battisti, quella formulata allo Stato francese affinché rigettasse la domanda di estradizione avanzata dal ministro Castelli.
Non importa. Importa l'uomo, l'uomo vero, che emerge in tutte le sue sfaccettature in questa intervista delle Iene, a cui va il nostro ringraziamento per avere permesso a Cesare di mostrarsi così com'è.

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Ottobre 19, 2004

Alan D. Altieri

di Giuseppe Genna

altieri.jpgSugli autori italiani di genere non sono abituato a sbilanciarmi, però una cosa devo dirla: Sergio Altieri, in arte Alan D., ha da sempre conquistato il mio cuore di lettore di thriller. Per me è il Clancy italiano e bisognerebbe che un accorto editore decidesse di farlo emergere definitivamente come tale - non soltanto in Italia, intendo. Stimo moltissimo questo autore e riedito qui una recensione che scrissi, in tempi non sospetti, sul suo splendido L'uomo esterno, probabilmente il miglior action thriller mai scritto da un italiano e, in calce, un'intervista rilasciata da Altieri stesso al Maltese. Se inizio un romanzo di Altieri, non riesco a smettere, me lo bevo, tutto di un fiato: è una qualità talmente rara, al giorno d'oggi, che devo immensa gratitudine a questo autore schivo e appassionante, che mi incanta mentre aspetto sempre sulla riva del fiume il passaggio del cadavere di quel genere fintopolitico, ridicolmente noioso e pseudonero che certuni italiani tentano di pompare con adrenalina anche in fase postmortem (sul fiume, galleggeranno prima o poi pure loro). Alan, in realtà, si chiama Sergio, e oltre a essere un grande del thriller nostrano fa il traduttore di testi di genere e lo sceneggiatore. Se il genere thrilling in Italia ha una sua dignità, lo si deve soprattutto a questo ingegnere milanese, che andrebbe celebrato con immenso affetto. Qui posso limitarmi solo a poco: grazie, Alan D.!

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Libera nos a "Becero"

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da Grassilli Warehouse

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Cento di questi Le Carré

lecarre73.jpg[Oggi compie 73 anni John Le Carré, il massimo autore mondiale di spy story. Lo omaggiamo con un significativo intervento di parte cubana, che rivela una trasformazione inattesa del personaggio apologetico della democrazia occidentale da Guerra Fredda]

Un altro John le Carré?
di Rolando Pérez Betancourt
Considerato da molti come il più grande scrittore di “spy story” di tutti i tempi, l’inglese John le Carré, con la pubblicazione del suo ultimo libro, Amici assoluti, si è trasformato in un appestato per l’ala conservatrice britannica che per anni ha fragorosmanete applaudito i suoi gialli anticomunisti.

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Università: la riforma Mortacci

mortacci.jpgCresce la protesta dei ricercatori universitari contro la riforma Moratti. E manifestazioni di protesta si sono svolte in diverse città italiane. In 23 atenei di tutta Italia da alcuni giorni si sono sospese le lezioni. «Il disegno di legge sulla riforma universitaria minaccia il futuro dell'università pubblica, la sua qualità quindi il futuro del Paese. Condivido e appoggio le modalità di questa protesta». Così si è espresso il prorettore dell'Università La Sapienza, Gianni Orlandi, nel corso della manifestazione di protesta contro la riforma Moratti, tenutasi davanti al maggiore ateneo capitolino all'inizio di ottobre.

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Teatro delle Albe: SALMAGUNDI

Salmagundi.jpg
Viene rappresentato in questi mesi, in molti teatri italiani e stranieri, uno spettacolo teatrale originale e insolito, di grande potenza. Si tratta di Salmagundi, ultimo lavoro del Teatro delle Albe di Ravenna. Scritto da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, diretto dal primo, lo spettacolo si inserisce nell’attività di sperimentazione condotta dal Teatro delle Albe, che oltre alle rappresentazioni vere e proprie comprende la gestione del centro Ravenna Teatro e la “non-scuola” (guidata dal presupposto che “Il teatro non si insegna, e meno che mai nella non-scuola. Nella non-scuola, l’asino è l’adolescente, nella non-scuola l’asino è la guida: entrambi ragliano forte”).
Contiamo di tornare sul Teatro delle Albe; intanto pubblichiamo due recensioni a Salmagundi. La foto che correda l’articolo è di Enrico Fedrigoli.

Per chi conosce il lavoro di Marco Martinelli, il percorso è chiaro, coerente. E’ il suo modo di fare teatro politico, mescolando Brecht e Jarry, la Romagna e Karl Valentin. Si parte dai Refrattari e, passando per I Polacchi e Tingel Tangel, si approda a Salmagundi, di cui il dialoghetto Vi e Ve (visto a Santarcangelo) era una sorta di avamposto per temi e interpreti (Michele Bandini ed Emiliano Pergolari). Ma non è necessario aver visto gli “antefatti” per comprendere e apprezzare il senso di quest’ultimo spettacolo del regista emiliano.

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Ottobre 17, 2004

La provincia universale

di Beppe Sebaste

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Gilles Deleuze scriveva spesso, e non provocatoriamente, “Sulla superiorità della letteratura angloamericana”. La quale, scriveva, è un processo continuo di sperimentazione, e ha ucciso l’interpretazione. E’ legata agli orizzonti, alle linee di fuga, al deterritorializzarsi. Fuggire, evadere, non vuol dire fare dei viaggi di vacanza, portando in giro il proprio io, ma forse disfarlo. Soprattutto, si può fuggire anche restando sul posto, in un viaggio immobile, come l’erba. Tutto questo mi viene in mente a proposito di alcuni autori americani come Joe R. Lansdale, James Lee Burke e, per altri versi, Chuck Palahniuk.

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L'Histoire, probablement

di Gaspare De Caro e Roberto De Caro

Andreotti.jpg
In occasione della sentenza di Cassazione che ha definitivamente prosciolto Giulio Andreotti dall'accusa di connivenze mafiose (ma solo a far data dal 1980), riproponiamo un commento apparso su Hortus Musicus n. 17 (gennaio-marzo 2004), immediatamente dopo l'analoga sentenza della Corte d'Appello di Palermo.

Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede. Chi l’avrebbe detto che fossero già trascorsi più di ventidue anni e mesi sei da quella primavera del 1980? E pensare che la Giustizia ce l’aveva quasi fatta: il ritardo infatti – qui ci permettiamo di dissentire dalla sentenza della corte d’Appello di Palermo – non pare affatto «ampiamente superiore» ai termini della prescrizione, che ha estinto il delitto di associazione per delinquere del senatore a vita. Pazienza, i giudici ce l’avevano messa tutta: quando si dice la sfortuna! Del resto forse è meglio così: da troppo tempo il senatore a vita fa parte del panorama romano e della nostra vita per confinarlo nell’uno o l’altro sito oltre il Tevere. E poi, bisogna ammetterlo, anche nelle deplorevoli circostanze criminose definite dalla sentenza ha saputo conservare il suo stile garbatamente prelatizio, l’aplomb che lo ha sempre distinto in un parterre politico piuttosto sguaiato.

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Ottobre 16, 2004

Camilleri: da La pazienza del ragno

camilleriragno.jpgdi Andrea Camilleri

camragno.jpgS’arrisbigliò di colpo, sudatizzo, col sciato grosso. Per qualichi secondo non capì indovi s’attrovava, doppo fu il respiro leggero e regolare di Livia addrummisciuta allato a lui a riportarlo alle dimensioni accanosciute e rassicuranti. Era nella sò càmmara di letto a Marinella. A tirarlo fora dal sonno era stata una fitta gelida come una lama alla ferita della spalla mancina. Non ebbe bisogno di taliare il ralogio sul comodino per sapiri che erano le tri e mezza di notte, per la precisione le tri, ventisette primi e quaranta secondi. Gli capitava accussì da vinti jorni, tanti ne erano passati da quella nuttata che Jamil Zarsis, trafficante di picciliddri extracomunitari, gli aviva sparato ferendolo e lui aviva reagito ammazzandolo, vinti jorni, ma lo scorrere del tempo si era come inceppato a quel momento preciso.

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Hero

hero.jpgdi Dario Zonta

Esce in Italia con due anni di ritardo Hero, il primo film di «cappa e spada» del regista cinese Zhang Yimou. Il suo nome è legato a film intensi, bellissimi e impegnativi, come Lanterne rosse e La storia di Qiu Ju (tutti variamente premiati in festival internazionali). Ora si confronta con il genere dei generi in terra d'Oriente: il cappa e spada appunto, o «wuxiapian». Qualcuno aveva detto che un regista non è un regista se non affronta prima o poi il film d’azione con coreografici duelli sul fil di lana. Zhang Yimou deve aver sentito l’avvertimento perché dopo Hero ha sfornato subito un altro «wuxia» film, La foresta dei pugnali volanti, presentato fuori concorso all'ultima edizione di Cannes e prescelto dalla Cina per l'Oscar straniero.

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Rifkin: Il sogno americano e quello europeo

rifkin.jpgdi Jeremy Rifkin
[dalla prefazione a Il Sogno europeo, Mondadori, € 18.50]

8804526823.jpgNegli anni Sessanta ero un giovane attivista politico e, come molti miei contemporanei, mi trovai coinvolto nella grande sollevazione sociale. La liberazione era nell'aria, la si poteva annusare. Stanchi di voci allarmiste su attacchi nucleari, guerre fredde, uomini in abito grigio, e dell'ottundente uniformità della vita nei sobborghi, i giovani erano ovunque in rivolta: la libertà di parola, il sesso libero, il rock and roll, la droga e il movimento hippy si diffusero in America e raggiunsero ogni città e ogni paese. La ribellione era in continua evoluzione, tanto che a volte era difficile tenere il passo o anche semplicemente fermarsi. Alla lotta di classe subentrarono la politica culturale, poi la politica sessuale, quindi la politica ambientale. Alle pareti erano appesi i poster di Che Guevara e Huey Newton, poi sostituiti dai manifesti dei concerti dei Beatles e dei Rolling Stones, che a loro volta furono rimpiazzati dalle foto della terra vista dallo spazio.

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Criptaggio e cracking

cracking.jpg[da WebMasterPoint.org]
Chiedetelo a sir Paul McCartney: lui ne sa qualcosa. Nel 2000 un computer della Morgan Grenfell Asset Management, società che curava i suoi interessi economici, finì nel circuito dei PC di seconda mano senza essere azzerato. Un tecnico curioso diede una sfogliata al disco rigido e vi trovò in bella mostra un centinaio di file che dettagliavano le sue abbondanti transazioni finanziarie, oltre a quelle di un'associazione benefica e di una duchessa. Imbarazzante.
Ancora più imbarazzante è la figura rimediata dai servizi segreti britannici, i cui computer portatili contenenti segreti militari hanno una stupefacente tendenza ad andarsene a spasso da soli. Non è merito di uno dei soliti gadget di Q: il Ministero della Difesa di Sua Maestà (e di sir Paul) ammette che dal 1997 al 2001 ne andarono persi ben 205. Dico duecentocinque. Alcuni furono rubati, ma la maggior parte fu semplicemente smarrita, dimenticata sui mezzi pubblici o addirittura, in un caso, abbandonata in un bar da un'agente troppo ubriaca per ricordarsi di avere con sé un laptop targato MI6.

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Ottobre 15, 2004

La Bibbia aveva ragione 2: la vendetta (parte prima)

di Riccardo Valla

Vallabibbia.jpg
Prefazione del curatore

Come si legano tra loro il Cristo evangelico - il Gesù descritto dai quattro Vangeli - e il Cristo storico, ossia il Gesù che troviamo nel documenti che ci sono stati trasmessi dalla storia? A lume di logica, l’uno dovrebbe corrispondere all’altro e si dovrebbero ravvisare negli scritti di Tacito (o di Giuseppe Flavio o di quant’altri abbia descritto l’impero romano parlandone, come si suol dire, sul campo), le descrizioni della sua predicazione, nel senso letterale della frase "vita, morte, miracoli".

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Ottobre 14, 2004

IL GENOCIDIO RIMOSSO

di Gaspare De Caro e Roberto de Caro

Hortusmusicus20.jpg
Ogni uscita della rivista culturale Hortus Musicus rasserena: indica infatti che persino nell'Italia di oggi esiste spazio per l'intelligenza e l'approfondimento. Dal n. 20 (ottobre-dicembre 2004), appena uscito nelle librerie, riprendiamo un articolo che commemora a modo suo Cristoforo Colombo. E' tratto da un interessante e articolato Dossier Argentina contenuto nella rivista. Motivi di spazio ci hanno obbligato a sopprimere le note.

Cada vez que se habla de ayudar a los pobrecitos indios temblamos. Porque casi siempre quieren ayudarnos, pero nos destruyen.
(Eulogio Frites, indio colla, 1984)

Come narrano i manuali di Storia, la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la conquista ottomana dei Balcani, oltre ad essere cagione di grande stupore e preoccupazione tra i cristiani, sancirono sia la fine dell’epoca delle crociate – nonostante le future illusioni imperiali di Carlo V e la nostalgica ostinazione di qualche papa – sia il definitivo controllo islamico sui commerci con l’Oriente: la «grande pianura d’acqua», il Mare nostrum, si trovava ora sostanzialmente in mano loro. Si impose la ricerca di una nuova rotta per le Indie. Il messaggio d’amore evangelico che da quel momento si propagò insieme al vaiolo per tre continenti causò un’ecatombe mai vista, tanto che se l’Unione Europea non fosse la cosa ingrata che è inserirebbe senz’altro nella propria carta costituzionale un accenno alle radici cristiane, per rammentarne la natura storicamente genocidiaria.

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Ottobre 08, 2004

'77 & cravatte

di Beppe Sebaste (da L'Unità)

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Mentre ancora cercavamo le parole giuste per commentare il lungo articolo che Giuliano Amato e Carlo De Benedetti avevano dedicato (Repubblica del 12/9) alla cosiddetta de-industrializzazione dell’Italia (la parola declino non è più bello usarla), due eventi hanno attratto l’attenzione di noialtri che prendiamo il sole anche di lunedì (disoccupati e desoeuvrés): l’arrivo nelle sale del bel film applaudito a Venezia diretto da Guido Chiesa e co-sceneggiato dagli amici Wu Ming: Lavorare con lentezza, sulla storia di Radio Alice a Bologna nel 1977; e il discorso di Capri ai giovani industriali del presidente di Confindustria (e Fiat, e Ferrari) coronato dal grido “Togliamoci le cravatte!” (dicendolo, Luca Cordero di Montezemolo se l’è effettivamente sfilata gettandola per aria, imitato da alcuni imprenditori in platea, compreso un produttore di cravatte). C’è una contiguità tra queste cose che ci intriga.

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Ottobre 07, 2004

Ladro di anime di scrittori

di Francesco Gattoni

Gattoni.jpg
Oggi alle 18,30 presso la FNAC di Milano, in via Torino, Francesco Gattoni inaugurerà una mostra di sue fotografie, che ha già toccato diverse città italiane e altre ne toccherà. La mostra durerà fino al 3 novembre. Poiché si tratta di un evento - Gattoni, che vive a Parigi, è specializzato in ritratti di scrittori per conto di Le Monde e di altre testate illustri - lo celebriamo con un'autopresentazione dell'artista, e con un articolo che una giornalista del quotidiano per cui lavora gli ha dedicato.

Da oltre 10 anni collaboro con Le Monde. E da più di un decennio sul giornale parigino appaiono i volti di scrittori ripresi dal mio obiettivo. Se oggi ho messo insieme alcune di queste foto - destinate inizialmente all’effimero di un quotidiano - è per condividere con un pubblico di amatori le emozioni che mi hanno riservato tanti incontri con protagonisti di spicco della cultura.

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Ottobre 04, 2004

Carrasco: Il sogno dipinto. I murales del Cile.

carrasco.jpgStrumento di comunicazione sociale e politica, il murale cileno si iscrive, dal punto di vista artistico, nella tradizione “muralista” latino-americana, che ha le sue origini nei grandi artisti messicani del calibro di Diego Rivera, Jose Clemente Orozco e David Alfaro Sequieiros. Quella dei murales cileni è stata un’esperienza unica, con il coinvolgimento di centinaia di giovani, artisti, operai, studenti, cancellata dai muri delle città e delle campagne cilene dalla dittatura di Pinochet. Essa è però rimasta viva nei cuori e nella memoria di chi, quei murales, ha dipinto e di chi li ha guardati per un fuggevole momento. Eduardo Carrasco, artista cileno rifugiatosi in Italia, consente oggi nuovamente di rivivere quell’esperienza attraverso un viaggio tra i murales che hanno accompagnato i momenti più significativi della vita politica cilena, concretizzatosi nella realizzazione del libro “Il sogno dipinto” a cura della casa editrice milanese Hobby & Work Publishing (€ 29).

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Giustizia per Fabio

ingiustizia.jpgFabio Canavesi è in carcere ormai da quasi 5 anni. Era stato arrestato con l’accusa di aver partecipato alla tragica rapina di via Imbonati nel 1999 a Milano dove era rimasto ucciso un agente di polizia. Assolto da questa accusa e da quella vicenda, Canavesi si era visto tuttavia condannare a 27 anni di carcere per una diversa rapina.
Una pena, in ogni caso decisamente sproporzionata, comminata a seguito della condanna suffragata solo dalla parola di un “pentito”, che ha ricevuto in cambio soldi, programma di protezione e scarcerazione. La ricostruzione del “pentito” è contraddetta da dati fattuali e altre testimonianze ben più attendibili, quali quella delle guardie giurate vittime della rapina.

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Claustrofobia, galera, agorafobia, schegge

di Daniele Barbieri

YousefWakkas.jpg
Yousef Wakks, Terra mobile, Cosmo Iannone editore (iannonec@tin.it oppure 0865 414694), 220 pagine, € 12,00.

"Il cosmo è come un vaso frantumato in una miriade di schegge, nell’ambito di uno spazio privo di sensibilità dinamica. Ogni scheggia equivale a un pianeta, e il sole è l’altoforno che brucia la volontà dell’uomo, il quale misteriosamente sembra aver perso il proprio percorso nei sentieri interminabili del Creatore". Nel 1995, quando nel carcere di La Spezia Yousef Wakkas scriveva – nel racconto Il treno che viene dal mare - questa strana/bella definizione del cosmo (un po’ alla Giordano Bruno, un poco alla Philip Dick) di certo non poteva immaginare che la frase sarebbe finita in un’antologia pubblicata dall’editore Cosmo Iannone. Ai lettori non è dato sapere se, molto tempo prima, papà e mamma Iannone avessero proprio scelto quel nome insolito o se abbiano invece subìto un classico "refuso" burocratico (al posto del più consueto Cosimo); fatto sta che Cosmo sembra il nome fatto su misura sia per l’editore di Wakkas, il quale pur imprigionato vaga con la sua scrittura in un quasi infinito numero di mondi, sia per questa nuova collana che si chiama "Kumacreola, scritture migranti".

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Ottobre 02, 2004

Springsteen: Vote For Change Tour

di Cristopher Phillips
[da Backstreets, tramite Badlands]

boss.jpgvfg1.gifHai sostenuto un certo numero di cause nel corso di questi anni, ma pur tenendo in considerazione la coscienza politica e sociale che gran parte del tuo lavoro ha avuto, questa è la prima volta che ha un peso reale sulla politica elettorale. Quindi la grande domanda è questa, perché adesso?

Fondamentalmente, queste saranno le più importanti elezioni della mia vita. Penso che il Governo sia andato troppo lontano da quelli che sono i valori Americani. Dopo l’11 settembre la pensavo come tutti gli altri– ho sostenuto la decisione di andare in Afghanistan ed ho sentito una tremenda unità nel paese come mai avevo sentito prima. Era un momento di grande tristezza ma anche di grandissime possibilità. E penso che ciò sia stato sprecato quando abbiamo deciso di buttarci a capofitto nella guerra in Iraq, che non ho mai capito e della quale ho già parlato.

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Theroux: L`INFERMIERA WOLF E IL DOTTOR SACKS

2004062816474088.jpgPaul Theroux- L'infermiera Wolf e il dottor Sacks - Baldini Castoldi Dalai editore - € 13.00

Bdsm e neurologia? Oppure viceversa? O, invece, soltanto un'escursione inquietantemente allegra nell'Occidente inteso come patologia generalizzata? Insomma, cosa hanno in comune una dominatrice di professione che si fa chiamare «infermiera Wolf» e un neurologo che risponde al nome di Oliver Sacks?
Secondo lo scrittore Paul Theroux, che li ha conosciuti e frequentati a New York, ambedue sono animati da una curiosità scevra da pregiudizi per quegli individui che i più considerano malati o almeno perversi.

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Due inglesi in arancione

bigley.jpgdi Lanfranco Caminiti

blairgollum.jpgGreetings, mister Blair, auguri per la sua operazione al cuore. Ha sorpreso tutti, dopo averla vista tenace e pimpante al congresso del suo partito, sapere che dovesse operarsi d’urgenza. L’abbiamo sentita rispondere con decisione sulla questione della guerra in Iraq – sì, le informazioni sulle armi di distruzione di massa e il pericolo imminente erano tutte balle, ma il mondo è migliore senza Saddam, che è il leitmotiv di Bush – e spostare l’attenzione sulle questioni «interne» – più opportunità per tutti, eccetera, insomma, four more years, che è anche questo un po’ il leitmotiv di Bush. Sono contento per lei che si trattasse di una questione di routine, sebbene dopo lo smantellamento della sanità nazionale il livello dell’assistenza medica in Gran Bretagna sia mediamente sceso e non fossi molto tranquillo. Vorrei parlarle di un signore inglese che si trova davvero in bocca al lupo, Kenneth Bigley.

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