Agosto 31, 2004
Intervista ad Alexander Lowen
di Luciana Sica
 "Non aspettare di essere morto per lasciarti andare. Lasciati andare ora": è una battuta di una qualche laica saggezza che ama ripetere Alexander Lowen, il fondatore dell'analisi bioenergetica, un signore nato a New York da una coppia di immigrati ebrei nel 1910. Oggi vive in una villa di campagna del Connecticut ed è stupefacente come continui a curare pazienti e a formare allievi, nonostante i suoi tanti anni: il prossimo dicembre ne avrà novantaquattro. Bioenergetica s'intitola uno dei suoi libri di maggiore successo, uscito in America nel 1975 e da noi per la prima volta vent'anni fa, che ora Feltrinelli ripubblica in un'edizione economica. È un libro che ha già venduto ventimila copie, e del resto anche altri saggi di Lowen - da Il narcisismo a Il linguaggio del corpo, a Amore e orgasmo - hanno conquistato un pubblico di lettori ampio. Un interesse piuttosto insolito per una produzione saggistica, e non solo di natura intellettuale se intanto, anche sul versante clinico, si vanno sempre più diffondendo le tecniche terapeutiche che si rifanno, seppure in forme diverse, ai modelli teorici di Lowen.
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'Il Martello delle Streghe'
di Andrea De Pascalis
Nella valutazione storica del fenomeno costituito dalla caccia alle streghe, che ha investito l’Europa per quasi cinque secoli, è in atto da qualche tempo una tendenza revisionista che punta a ridimensionare le responsabilità della Chiesa, ad abbassare il numero presunto delle vittime, a limare la crudeltà delle procedure adottate nei processi. È esemplificativo, in questo senso, il volume La vera storia dell’inquisizione, di Rino Cammilleri, che si traduce in un incredibile elogio dell’Inquisizione e dei suoi metodi.
È pur vero che bisogna ritenere ormai superati certi studi sull’Inquisizione e sulla stregoneria maturati nel clima della polemica anticlericale dell’Ottocento, che parlavano di milioni di morti, di centinaia di migliaia di processi individuali e collettivi, di un accanimento giudiziario sempre e comunque privo di misericordia. Ma neppure è possibile, come ha commentato qualcuno, minimizzare fino al punto di trasformare una “leggenda nera” in “leggenda rosa”.
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L'allucinante tecnocrazia anticrimine
IL SATELLITE SARA' UTILIZZATO PER LOCALIZZARE I CRIMINALI
di SOPHIE GOODCHILD e ANDREW JOHNSON
[dall'Independent, 19 luglio]
Il Ministro degli Interni David Blunket ha annunciato che la tecnologia satellitare sarà usata per intercettare 5,000 percorsi di criminali che sono responsabili di uno ogni 10 crimini in Gran Bretagna. Questa tecnologia sviluppata negli Stati Uniti, permetterà alle forze dell’ordine di indicare con precisione l’esatta localizzazione dei criminali che sono stati rilasciati dalla prigione in anticipo e ai quali è stata applicata una “etichetta” elettronica.
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Fuga dell'accusato e mentalità inquisitoria
a cura di Wu Ming 1
"Egli mi offre un luogo di rifugio / nel giorno della sventura. / Mi nasconde nel segreto della sua dimora, / mi solleva sulla rupe."
Salmi, 26-5
"Corri forte ragazzo corri / la gente dice sei stato tu / prendi tutto non ti fermare / il fuoco brucia la tua virtù / alza il pugno senza tremare / guarda in viso la tua realtà / guarda avanti non ci pensare / la storia viaggia insieme a te"
Area, L'elefante bianco, 1975
Un riflesso condizionato - diffuso anche tra persone che si definiscono "laiche" e "progressiste" - porta a interpretare la fuga di un accusato come una sorta di "prova morale" della sua colpevolezza, benché la storia, la cronaca e l'arte offrano innumerevoli esempi di innocenti che scappano. Ennesima riprova del persistere, in Italia, di una mentalità da Inquisizione. Fu infatti il Sant'Uffizio, rompendo con la tradizione del diritto romano codificata nel Digesto, a trasformare fuga e contumacia in elementi di "lievitazione del sospetto", sospetto che in realtà equivaleva già a una condanna.
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Agosto 30, 2004
I Fallaci deliri visti dall'estero
 Da un'intervista al New York Times
Le piacerebbe intervistare Saddam ora? Lei ha intervistato molti giganti politici del Ventesimo secolo.
Giganti? Per quanto non mi dispiacessero alcuni di loro, come Deng Xiaoping o Indira Gandhi o Golda Meir, non mi sovvengono molti giganti. Mi ricordo piuttosto di parecchi pigmei. Come Arafat e Gheddafi. Ma, per rispondere alla domanda, no, non gradirei intervistare Saddam. Punto primo, perché ho smesso di realizzare interviste molto tempo fa. Punto secondo, sarebbe impossibile ottenere da Saddam qualche verità.
Perfino per me.
E Bin Laden?
Sebbene sia il nemico, dispone di una certa dignità nella sua posizione, un po' come Khomeini. Paradossalmente, avverto sempre che piuttosto Bin laden vorrebbe parlare con me. Ma mi dispiace, non ho tempo per fare eccezioni.
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Una nazione servita in salsa bianca
L'ultimo libro di Samuel Huntington. Dallo scontro di civiltà all'individuazione nelle culture «subnazionali» dei neri e dei latinos come nuovi nemici degli Stati uniti. Un pamphlet in difesa dell'«eccezionalismo» e del «nazionalismo» statunitense
di ROBERTO CICCARELLI
O lui o noi, ma soprattutto l'America, i suoi valori e la sua sicurezza. Alla Convention democratica di Boston, il ticket Kerry-Edwards ha centrato l'obiettivo: l'America «è in guerra contro un nemico che non avevamo mai conosciuto prima» e i democratici sono pronti a prendere il bastone del comando di «una nazione in guerra» contro il terrorismo. Un'esibizione di patriottismo che ha prodotto un buon effetto politico nella competizione con Bush. Perché gli americani sono un popolo patriottico e nell'ultimo quarto di secolo hanno creduto che i democratici non lo fossero altrettanto, almeno nella stessa maniera schietta ed appassionata. Kerry e Edwards hanno così dimostrato di non avere perduto la virtù guerriera, anzi ne hanno profuso a volontà, con richiami all'identità americana, fondata sui «valori comuni». I valori, una parola molto popolare in politica, una stampella che sorregge i discorsi elettorali e le parti eroiche delle biografie dei candidati.
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Carlos Ruiz Zafón: L'OMBRA DEL VENTO
di Francesco Lato
Carlos Ruiz Zafón, L'ombra del vento, Mondadori, 2004, pp. 438, € 18,00
Ripercorriamo molto sommariamente la storia del romanzo, le sue origini, dalla narrazione in poesia dell’epoca classica a quella in prosa dell’epoca moderna, e arriviamo alla grande divisione verificatasi tra Sette e Ottocento, così ben esemplificata nei canoni della letteratura inglese, tra novel e romance. Poi guardiamo all'inizio del Novecento, con il romanzo della crisi dell’Occidente, quello di Proust, Joyce e Kafka, fino all'implicazione ultima della morte del romanzo stesso. Infine prendiamo quest'ultimo periodo e cancelliamolo con un tratto di penna. È quanto fa Carlos Ruiz Zafón ne L’ombra del vento, riallacciandosi direttamente alla grande tradizione del romanzo gotico.
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Agosto 29, 2004
Caso Battisti: per un'analisi garantista
dello Pseudo-Eugenio Scalfari

Sabato 28 agosto è apparso su Indymedia il pezzo che proponiamo, attribuito a Eugenio Scalfari e accompagnato da un'avvertenza: si tratterebbe di un editoriale di Scalfari "congelato" da La Repubblica.
Purtroppo si tratta quasi certamente di un apocrifo, però confezionato con molta intelligenza. L'autore aderisce ai punti di vista "riformisti" dei lettori de La Repubblica ed espone loro, in quella chiave, gli argomenti a favore di Cesare Battisti, esposti con grande rigore logico.
Del resto non sono pochi i giornalisti de La Repubblica (come di altri grandi quotidiani) favorevoli a Battisti, anche se la linea adottata dalla direzione, specialmente su impulso di Mario Pirani, li costringe al silenzio. Non è impossibile che l'apocrifo provenga dalle loro fila.
Prima ancora di discutere sulle condanne comminate a Battisti, c'è da riflettere sulla veemenza con cui personaggi autorevoli del governo, ma non solo del governo, si sono esibiti in esternazioni che paiono a dir poco fuori misura. Quando, in giudizio di primo grado, è stata concessa l'estradizione di Battisti, le principali autorità politiche italiane (nell'ordine: presidente del Consiglio, Ministro degli Interni e Ministro della Giustizia) hanno rilasciato dichiarazioni di soddisfazione, se non di giubilo.
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Copertine e terapia del desiderio
di As Chianese


(…) questo si che ci fa bene: il raggio fulminante
di speranza, la risata degli dei occulti.
Nessuno ci ha fatti per viverre come siamo o dove
siamo, noi rincorriamo una via di fuga, una musica
celeste, la ragazza giusta che mai incontrammo.
E di nuovo scommettiamo che avverrà il miracolo
qui di fronte ai monti color porpora
mentre sfilano i cavalli
così migliori delle
nostre vite.
Charles Bukowski; 12 Minuti alla Partenza
Per vendere qualche copia in più della solida sbobba, resa ancora più insipida dagli sconfinamenti del gossip e dal quel pizzico di sexy glamour tipicamente estivo, gli edicolanti del centro sono costretti ad addobbare i loro casotti come se fossero pronti per far concorrenza alla locale bancarella del pesce, della frutta e verdura.
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Agosto 28, 2004
'Libero'. Di fare il male
di Giuseppe Genna
 Per tre volte, nella mia vita, sono incappato nelle liste di proscrizione stilate da Vittorio Feltri.
La prima capitò quando ero ventenne. Allora abitavo nell'alloggio popolare intestato ai miei nonni, a Calvairate, quartiere periferico e malfamato di Milano. Ero lì per impedire che gli abusivi, saputo del ricovero definitivo dei miei parenti, irrompessero nella casa che aveva fatto da scena primaria alla mia famiglia. Quell'alloggio era occupato dai Genna sino dal 1923. Mio nonno aveva atteso fuori Milano, con la moglie e mio zio Gino in fasce, che venissero terminati i finimenti - quando era giunto dalla Sicilia, via Veneto, la casa di via Etruschi 5 era ancora inagibile. Lì accaddero varie cose. Nacque mio padre, quinto figlio, nel '39. Nel '44 irruppero le SS: cercavano Gino, reduce dalla Russia, partigiano, datosi alla macchia. Nascite e morti ebbero quell'appartamente come teatro privilegiato. Quando ci entrai, era un disastro. Il mio amico Bruno disse: "Qui possono girarci una fiction sul Ventennio". Non c'era acqua calda. Niente doccia. Uno stato disperante di prostrazione edilizia. A fine '93, il mio nome campeggiava nella lista di proscrizione allestita da Feltri sul Giornale, che allora dirigeva.
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Agosto 27, 2004
La differenza
di Giuseppe Genna
La terra, il tepore, la morte - ...Si è parlato molto di morte in questi giorni: della morte serena di Zio Carlo, filosofo e yogi, che forse sapeva la data del suo trapasso. Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato.
ENZO BALDONI
 Tra la fine di Fabrizio Quattrocchi e quella di Enzo Baldoni, in sostanza, non c'è differenza: sempre di morte si tratta. Ma tra la vicenda personale di Quattrocchi - e dei suoi compagni sequestrati in Iraq - e l'avventura umana di Enzo Baldoni corre un abisso. Poiché l'esposizione mediatica è un segnale di notevole significato, in questi tempi di indegna sottocultura, annoto che, alla morte di Quattrocchi, si ebbe il buongusto di esercitare il massimo dell'enfasi fascistoide e pauperista: il poveraccio era come un operaio che voleva guadagnare qualche soldo in più, Gasparri annoverava la salma calda tra i suoi elettori, eroicamente l'uomo aveva enunciato il principio ottocentesco che così muore un italiano. Vespa, caciare varie. Per Baldoni, due miseri collegamenti Rai di un minuto, col povero Pino Scaccia devastato dalla morte dell'amico. Vagolo per un'ora alla ricerca di notizie in tv: Mazzocchi è felice e contento e parla dello "splendido stile Chechi". Pubblicità. Su Canale 5, il promo di un concerto dei Pooh. Su Rai Uno un film francese solare e adolescenziale. Del governo, nessuno che parli, nessuno che si faccia vedere.
Perché la morte di Baldoni, al governo e all'Italia più becera e idiota, fa male. Fa peggio però a noi, costretti a subire l'ennesima conseguenza di una guerra: nemmeno da fare distinzioni tra guerra giusta e ingiusta - la guerra è una merda, come merda biologica è ora il corpo di Baldoni, schizzo tra gli schizzi di merda.
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Agosto 26, 2004
Il ministro dell'Inferno
 Deputato dal 1972, prima nella DC e poi in Forza Italia, già capogruppo
forzista della Camera, candidato al ministero dell'Interno e poi dirottato
all'ultimo momento sulla neonata poltrona della Attuazione, Giuseppe Pisanu detto Beppe, nella vita
precedente, quando non era ancora anticomunista e portava la borsa a Benito
Zaccagnini (Sinistra DC), fu travolto da uno scandalo per i suoi rapporti con
il banchiere bancarottiere e piduista Roberto Calvi, presidente del Banco
Ambrosiano, con il Gran Maestro della massoneria Armando Corona e con il
faccendiere Flavio Carboni, plurinquisito, pluriarrestato, legato a varie
esponenti della banda della Magliana. Sassarese, ex amico del cuore di
Francesco Cossiga, già capo della segreteria Zaccagnini negli anni del
compromesso storico DC-PCI, Pisanu diventa sottosegretario al tesoro e alla
Difesa.
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Archeoastronomia: una Stonehange in Italia
Piero Barale, Il cielo del popolo del faggio, Sole Luna e stelle dei Ligures Bagienni, 183 pagine, Editore Associazione turistica pro loco La Torre Pollenzo
Piero Barale, le stelle pietrificate nel cielo di Cuneo
recensione di Giuseppe Brunod
Lo studio dell’archeoastronomia è una novità in Italia, ma è consuetudine in Inghilterra dove i primi studi iniziano dal settecento. Nell’isola c’è persino una cattedra di Archeoastronomia. Credo sia unica in tutta Europa. In Italia, al contrario, in certi posti ed in qualche Soprintendenza è persino proibito accennare di astronomia, ma la cosa non stupisce in un paese dove in certe Università è proibito parlare persino di Darwin.
Eppure, si tratta di una disciplina che può insegnare molto sulla storia antica del nostro continente; i molti manufatti preistorici costituiti da pietre disposte secondo forme geometriche potrebbe avere una ragione astronomica: essere orientati verso zone dell’orizzonte in corrispondenza delle quali, in origine, sorgevano o tramontavano oggetti celesti come Sole, Luna e stelle.
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Huxley, l'oblio e il ferragosto
di Gian Paolo Serino
Milano non è deserta. Un elicottero sorveglia dall’alto il centro della mia prigione dorata a un passo dalla Madonnina e a due dalla Madonna.
E’ un cielo di fuoco, ma stranamente sereno, terso.
Tra le grondaie che invirtuosiscono architettonicamente la mia piccola corte ci deve essere qualcosa che non va: uno scorrere continuo di acqua che, nella calma semipiatta di un Ferragosto in devolution, non è poi così fastidioso: se ci tento mi sembra quasi di sentire un ruscello, di quelli alpini, che trovi vicino alle baite della Val Ferrèt. Adesso sarà invasa dai turisti: in coda per uno scampolo di erba da rubare ad un cuore d'asfalto.
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Anarchia e fantascienza
Collaborazione contro gerarchia
intervista di Lawrence Jarach, Leona Benten e L.D. Hobson a Ursula Le Guin
Da A Rivista Anarchica, giugno 2004 (ripreso da Anarchy, primavera-estate 2004)

Ursula Le Guin ha gentilmente concesso a noi di Anarchy di rivolgerle alcune domande. Quella che segue è la collazione di due interviste condotte per email nel frenetico periodo di fine anno, in cui era occupata dalle visite di amici e parenti.
D. Vi è la tendenza ad ambientare le utopie in luoghi in cui il problema della scarsità non esiste; in cui la gente, sul piano materiale, ha tutto ciò che le serve. Da dove pensi ti sia nata l’idea di scrivere di un’utopia in cui i bisogni materiali della gente non siano interamente soddisfatti? I reietti dell’altro pianeta (The Dipossessed, in Italia anche conosciuto col titolo Quelli di Anarres, N.d.T.) avanza la tesi che i bisogni materiali non siano l’aspetto fondamentale di un’utopia…
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Agosto 24, 2004
CORRI, CESARE, CORRI!
di Valerio Evangelisti
Mentre scrivo non so che fine abbia fatto Cesare Battisti. Se sia in effetti fuggito o se, come affermano i suoi avvocati, possa essere vittima di una crisi depressiva.
La mia speranza è che la prima ipotesi sia quella vera. Che ancora una volta l’eterno fuggitivo sia scivolato dalle mani dei suoi eterni aguzzini e si trovi lontano, lontanissimo. Momento, certo, terribilmente doloroso per lui. La prima volta che scappò di prigione era appena ventenne, adesso ha cinquant’anni e due figlie, una di nove e l’altra di diciannove anni. Meglio però questo distacco che venire seppellito per sempre in un carcere. Cesare non è tipo da carcere. Nessuno lo è, in effetti, ma lui meno di tutti. Eppure è da quando era adolescente che pesa su di lui l’ombra della prigione. Vi è finito in Italia, in Messico, in Francia. Ogni volta è riuscito a tornare in libertà, per vie legali o illegali. Ha praticato con sistematicità il diritto all’evasione, e ha fatto benissimo. Questa volta soprattutto.
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Un borghese piccolo piccolo in vacanza all'Unieuro
Rivoluzioni e miti della società italiana consumista, capitalista e “apologista”, attraverso una variazione del famoso romanzo di Vincenzo Cerami
di As Chianese

“Oggi il terrore si chiama tecnologia”
Herbert Marcuse.
Siamo stati anni, decenni… pronti ad aspettare forse un’insurrezione, un qualcosa che smuovesse le trame di complotto ordito dietro lo Stato a favore dello Stato, generato nello Stato, chiamato P2 o forse massoneria, che sia una infame medaglia dalle due facce identiche, infilata in bocca, a mo’ di obolo, al putrescente cadavere di una nazione rassegnata, pronta a essere traghettata oltre le proibitive colonne d’Ercole. Verso un altro mondo, un aldilà dove noi altro non siamo che la cinquantunesima stella sul fondo blu notte di una bandiera.
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Agosto 23, 2004
Antonia Byatt: la teoria della coscienza di Damasio
di Antonia S. Byatt
Nel suo libro L’errore
di Cartesio, Antonio Damasio prendeva le distanze da due aspetti
del pensiero cartesiano: l’uso dell’orologio come metafora della mente
e la dichiarazione di priorità insita nel suo Cogito ergo sum.
Damasio capovolge quest’ultima, e dimostra come la vita della mente emerga
da quella del corpo. Secondo lui, concepire la mente come processo di
programmazione informatica, o come cablaggio nell'hardware, rappresenta
una derivazione fuorviante della metafora dell’orologio.
Egli si occupa delle componenti biologiche – wet stuff – che
costituiscono i tessuti viventi del corpo e del cervello.
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L'affaire delle Guardie Svizzere
La notte tra il 4 e il 5 maggio del 1998, alla vigilia del Giuramento delle nuove reclute tra le Guardie Svizzere, una violenta tragedia scuote il Vaticano. Alois Estermann [nella foto], 44 anni, da sole nove ore nominato capitano di quel corpo storico, e la moglie venezuelana Gladys Meza Romero, 49 anni, vengono trovati morti insieme al vicecaporale Cédric Tornay, 23 anni. Le indagini sull'accaduto si chiudono in meno di 24 ore, un tempo davvero troppo rapido per spiegare un evento così cruento e così complesso. Tournay, colpito da un raptus, uccide la coppia, infine si suicida. Inutili i ripetuti tentativi, da parte della stampa non reticente e del foro difensivo della famiglia Tornay, di riaprire le indagini. Tutto porterebbe a riconsiderare la goffa ricostruzione effettuata da Gianluigi Marrone, il responsabile vaticano delle indagini. Soprattutto l'autopsia di Tornay restituisce la certezza che la giovane guardia non si sia suicidata. Per non parlare del passato di Estermann, coinvolto nell'affaire Emanuela Orlandi.
Pubblichiamo un'intervista all'avvocato Luc Brossollet di Andrea Perego per l'emittente radiofonica australiana SBS. L'avvocato Luc Brossolet assieme all'avvocato Vergès ha presentato Istanza per la riapertura dell'inchiesta sulla morte di Cédric Tornay direttamente al Pontefice.
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Agosto 22, 2004
Io sono leggenda
di Giuseppe Genna
Se confermata, la fuga dello scrittore Cesare Battisti dalla Francia catapulta l'uomo direttamente nella leggenda e aggiunge un capitolo di pura letteratura civile ed epica alla nostra storia nazionale, lasciando però un marchio indelebile sulla delenda storia continentale, per i motivi che vedremo.
Andiamo con ordine. Cesare Battisti, che doveva sottostare all'obbligo di firma al commissariato del IX Arrondissement parigino ogni sabato, non si è presentato né ieri né - finora - oggi. Si attendeva il verdetto sul ricorso in Cassazione, avanzato dai due storici avvocati di Battisti, dopo l'incredibile sentenza favorevole all'estradizione verso l'Italia, che con nonchalance giuridica la Corte francese aveva comminato lo scorso 30 giugno all'italiano, sollevando ondate di protesta da parte degli strenui difensori della parola data da François Mitterrand. Nessuno si attendeva una soluzione tanto repentina e sconvolgente (sul piano storico), nemmeno gli amici più intimi di Cesare Battisti.
Con una mossa tanto inaspettata, Cesare Battisti sacrifica la sua vita emotiva (a Parigi lascia due figlie, l'attuale compagna, l'ex moglie a lui molto attaccata) per scegliere, come ha detto Oreste Scalzone, "il verde della vita contro il grigio della sottomissione". Questo sul piano personale. Su un ben diverso piano, Battisti in fuga ricopre di ridicolo (un tragico ridicolo) il governo italiano e l'istituzione francese, oltre che tutti gli orgiasti della diffamazione mediatica che lo hanno dipinto come un mostro. Così facendo, l'autore de L'ultimo sparo impedisce in maniera abissale la più vergognosa azione di freezing criminale sulla storia italiana degli ultimi trent'anni e sulla memoria collettiva di un'intera nazione.
Fedele alla sua unica ossessione, che è la letteratura, cioè la leggenda, Battisti vi si tuffa a corpo vivo. Ecco perché.
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Grammatiche ribelli al pensiero debole
di Valerio Evangelisti
da il manifesto del 20 agosto 2004

Le edizioni Odradek, a furia di insistere con una pervicacia che rasenta l’incoscienza, hanno finito per imporsi. Oggi rappresentano un punto di riferimento non eludibile nel quadro dell’editoria italiana. Mica male, per una casa editrice che propone ciò che altri, anche i più disinvolti, rifiuterebbero con scandalo e addirittura con orrore.
Dire Odradek significa evocare l’inverso del “pensiero unico”. Significa pubblicare autori, titoli, approfondimenti tematici che il mainstream di destra e di centrosinistra cerca di ignorare o di far passare per morti, superati, travolti dalla storia e cancellati dalla memoria.
In teoria, le edizioni Odadrek non dovrebbero nemmeno esistere. Invece eccole lì, attestate nella libreria romana che ne è stata la culla, intente a produrre libri come sparassero pallottole. Ciò non avverrebbe se quei libri non li comperasse nessuno. E invece qualcuno li compera, e il numero di quei “qualcuno” non è così scarso. Segno che il mainstream di cui sopra qualche calcolo deve averlo sbagliato. Il suo progetto di omologazione globale, infatti, non tollera minoranze. Se la minoranza c’è, e agisce con la determinazione di una maggioranza, la colonizzazione delle coscienze è lungi dall’essere compiuta.
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Agosto 21, 2004
Il Cartello del crimine finanziario
Uno sguardo alla US Coalition of Services Industries (USCSI: Unione USA delle industrie dei servizi)
di Darren Puscas
La U.S. Coalition of Services Industries (CSI o USCSI: www.uscsi.org) è la più grande lobby dei servizi degli USA. Con accesso privilegiato all’elites di governo e ai circuiti delle grandi imprese, le grandi imprese, che ne sono membri, traggono splendidi vantaggi dagli accordi sul commercio internazionale, dai contributi del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e della BM (Banca Mondiale) e dai programmi di privatizzazione. Inoltre, molte grandi imprese, membri dell’USCSI, sono state coinvolte negli scandali finanziari che, negli ultimi due anni, hanno scosso gli USA e il mondo.
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Chomsky: 'Lo spettro della politica'
di Merlin Chowkwanyun
[1 agosto 2004, dall'Archivio Chomsky]
Uno studioso ed attivista, che lei spesso ha
citato (e che mi auguro conoscano e leggano sempre più
persone), è Seymour Melman, che più di due decenni fa ha
articolato il concetto di una “guerra economica
permanente”. Cosa definiva in questa maniera Melmanm e come
limita o modella la politica estera di un comandante in capo?
Il termine “guerra economica
permanente” è attribuito a Charles Wilson, dirigente
della GE, che –alla fine della seconda guerra mondiale-
consigliava che gli USA non dovevano tornare a un’economia
civile, ma dovevano intraprendere un’”economia
permanente di guerra”, del tipo di quella che tanto successo
aveva avuto durante la guerra: un’economia semidirigistica,
gestita prevalentemente dai dirigenti delle grandi aziende e
finalizzata alla produzione militare.
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'Collateral'
 di Silvia Bizio
Dal tramonto all’alba, tutto in una notte sulle strade di Los Angeles. Un taxi e il suo guidatore, quasi come De Niro in Taxi Driver: stavolta però l’autista è Jamie Foxx, attore nero che proviene dalla comicità. Nel suo sguardo c’è tutta l’apatia per il suo lavoro, ma si scuote quando nello specchietto retrovisore vede salire l’ultimo avventore della giornata: Tom Cruise con una pistola in mano, i capelli grigi come il metallo di una Colt e la faccia stanca ma concentrata di chi ha visto di tutto, fatto di tutto. Stavolta, e per la prima volta, Cruise è cattivo per davvero. Con il thriller Collateral, del regista Michael Mann (uscito in Usa il 6 agosto), è giunto anche per lui il momento di interpretare un criminale: Vincent, sicario ingaggiato da un’organizzazione malavitosa per eliminare una serie di persone finite su una lista nera.
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Fantafilm coming soon!
"La guerra dei mondi" di Wells per Cruise e Spielberg. "X-Men": il terzo e quarto episodio. "La guida galattica" va su grande schermo.
di Roberto Taddeucci
Il progetto, già noto, da parte di Tom Cruise di una nuova versione del classico di H.G. Wells “La guerra dei mondi” ha subito una svolta decisiva con l’ingresso a sorpresa di Steven Spielberg. La notizia è stata confermata dal portavoce di Spielberg, Martin Levy. Cruise e la sua partner in affari Paula Wagner avevano già un accordo con la Paramount Pictures, che ne detiene i diritti. Adesso con un regista di serie A come Spielberg seduto sulla sedia di regista Tom Cruise stesso pare definitivamente coinvolto nel progetto non solo come produttore ma anche come protagonista. Del resto con un cognome come Cruise chi meglio di lui può figurare in film di guerra tra terrestri e marziani invasori? David Koepp, lo sceneggiatore di “Jurassic Park” e “Mission Impossibile”, rimaneggerà la prima stesura del copione, approntata da Josh Friedman.
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Agosto 20, 2004
De Lubac su Gioacchino da Fiore
di Sandro Magister
Ottocento anni fa, il 30 marzo 1202, morì Gioacchino da Fiore, l’abate calabrese «di spirito profetico donato» che Dante collocò nel Paradiso.
E che in Paradiso c’è andato per davvero, stando al processo di canonizzazione avviato dalla diocesi di Cosenza, in cui ricade il monastero di San Giovanni in Fiore. Oltre che dall’avvio del processo di santità, il centenario è stato segnato da una serie di convegni. Che dietro la facciata dell’erudizione nascondono questioni vitali per il presente e il futuro della Chiesa. Perché le visioni di Gioacchino da Fiore hanno traversato i tempi, anche se per il grande pubblico egli resta uno sconosciuto. E continuano a influenzare larga parte del cattolicesimo d’oggi.
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La criminalizzazione della miseria negli Stati Uniti
di Loc Wacquant
[Docente all'università di California, Berkeley]
Conosciamo bene i costi diretti, sul piano sociale e umano, del sistema di insicurezza sociale offerto al mondo come "modello" dagli Stati uniti (1). Meno noto è il suo complemento sociologico: l'ipersviluppo delle istituzioni con le quali si cerca di rimediare alle carenze della protezione sociale (safety net) dispiegando, negli strati inferiori della società, una rete poliziesca e penale (drag net) dalle maglie sempre più fitte.
Alla deliberata atrofia dello stato sociale corrisponde l'ipertrofia dello stato penale; la miseria e il deperimento del primo hanno come contropartita diretta e necessaria l'espansione e lo sviluppo del secondo.
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Una leggenda mediorientale: quando i palestinesi "rifiutarono la pace"

Via via che il conflitto tra Israele e palestinesi si insanguina e si imbarbarisce, si moltiplicano le informazioni distorte con cui il governo israeliano e i suoi sostenitori cercano di attribuire alla sola controparte la responsabilità delle violenze. Ciò si innesta in un’offensiva mediatica ampiamente documentata nel volume di Joss Dray e Denis Sieffert La guerre israélienne de l’information (ed. La Découverte, Paris, 2002), tesa a neutralizzare l’effetto shock delle immagini di case demolite, di ulivi sradicati, di uccisioni quotidiane – in una parola, del progressivo soffocamento dell’identità palestinese da parte del governo Sharon, culminato nella decisione folle di racchiudere ciò che resta della Palestina autonoma entro un muro. Un obbrobrio che all’interno stesso di Israele trova, per fortuna, accesi oppositori.
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Agosto 19, 2004
Coetzee: "Lui e quell'altro"
di J. M. Coetzee
[John Maxwell Coetzee, nato a Città del Capo nel 1940, è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 2003]
Boston, sulla riva del Lincolnshire è una bella città, scrive l'altro.
Il suo campanile, il più alto di tutta l'Inghilterra, è un punto di riferimento per i naviganti. Boston è circondata da paludi in cui abbondano i tarabusi, sinistri uccelli le cui rauche grida si possono udire anche a due miglia di distanza, come l'eco di una fucilata.
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Goffman: Istituzioni totali
  di Erving Goffman
[da Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza, Einaudi, 1968, con introduzione di Franco Basaglia].
I.
Le organizzazioni sociali - o istituzioni nel senso comune del termine - sono
luoghi, locali o insiemi di locali, edifici, costruzioni, dove si svolge con
regolarità una certa attività. In sociologia non esiste un modo
particolare di classificarle. Alcune istituzioni, come la stazione centrale,
sono accessibili a chiunque si comporti in modo decente; altre, come l'Union
Club di New York, o i laboratori di Los Alamos sembrano più esclusive
e rigorose circa il livello dei loro partecipanti; altre ancora, come negozi
o uffici postali, sono costituite da alcuni membri fissi che vi svolgono un
certo servizio, e da un continuo fluire di persone che lo richiedono. Altre,
come case e fabbriche, coinvolgono un gruppo meno fluttuante di partecipanti.
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Badiou: 'La Comune di Parigi'
di Fabio Raimondi
 Si parla molto, oggi, di crisi della politica e con questa diagnosi si crede di poter spiegare (se non giustificare) la disaffezione verso di essa e, addirittura, il desiderio, se non il successo, dell'antipolitica. In questo quadro, la politica viene identificata con un agire piegato agli interessi dei partiti e dello stato e alle dinamiche di gestione del potere. Idea che suscita l'illusorio contraltare che possa esistere un'anti-politica intesa come la subordinazione dell'agire a interessi privati per quanto ammantati dalle retoriche della concretezza. È in questo piatto, assai poco succulento nel suo trasudare miseria, che mette i piedi il filosofo francese Alain Badiou in una conferenza tenuta a Parigi nel gennaio del 2003.
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Premesse minori alla nuova lotta di classe
di Giuseppe Genna
Il 10 agosto 2004, spinto da non si sa quale miracolosa ispirazione alla sintesi, il prestigioso editorialista del New York Times Paul Krugman, ha redatto un elzeviro breve e spaventoso. Aveva ricevuto i dati di non mi ricordo più quale rapporto ufficiale proveniente dal flusso di elaborazione statistica con cui l'America tenta vanamente di fotografare se stessa e il mondo. Nel profluvio di dati, Krugman ha individuato i due più significativi. Che sono questi: il 53% degli introiti delle grandi company statunitensi finisce in tasca all' 1% della popolazione; il 60% degli azionisti si deve accontentare di un misero 20% dei guadagni. La classe media, annota Krugman, diviene classe mediocre. Sono, questi, redditi derivati da investimenti, non ottenuti con il sudore del proprio lavoro. Krugman aggiunge, alla spettrale rilevazione, la considerazione che la traiettoria fiscale Usa sta manifestando un target ormai definito: la deriva porterà a tassare soltanto i redditi da lavoro. Fuori dalla tassazione, gli introiti speculativi. La deriva dei derivati impegna, con un colpo di reni, l'attuale Amministrazione a implementare la corrente. Mettiamola in questo modo: tolto il tappo della vasca, siamo al momento in cui il gorgo rumoreggia e di acqua non ne rimane più - resta soltanto sudiciume.
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Agosto 18, 2004
Quando mi sono stabilito a Parigi
di Cesare Battisti
da Paris Match del 22 luglio 2004
Sono arrivato proveniente dal Messico, munito di un passaporto falso intestato a un mio antico compagno di classe, Ezio De Santis. Mia moglie, rientrata otto mesi prima, mi attendeva all’aeroporto. Posato il piede allo Charles de Gaulle, ho saputo che ero seguito da poliziotti. Su di me pendeva un mandato di cattura internazionale. Gli italiani mi accusavano di aiutare a finanziare la guerriglia nel Salvador. In pratica, della prima cosa che era passata loro per la mente. Ma io me ne infischiavo. Niente poteva colpirmi, a quell’epoca. Ero venuto per consegnarmi e recuperare finalmente la mia identità. Cosa che i poliziotti francesi hanno compreso in fretta.
La prima sera sono andato ad alloggiare presso mia moglie, che abitava con sua mamma in un piccolo appartamento del XIII, rue de l’Amiral-Mouchez. Mia suocera aveva organizzato una bicchierata, una cosa simpatica. I miei fratelli, che mi avevano accompagnato sull’aereo del ritorno, erano presenti. Ero felice, anche se sapevo che il mio arresto era inevitabile. Passeggiavo, andavo a prendere a scuola Valentina, la mia bambina di sei anni, mi godevo Parigi.
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Agosto 17, 2004
Que viva Chavez!
Per celebrare un evento tra i più importanti degli ultimi anni – la schiacciante vittoria del presidente del Venezuela Hugo Chavez nel referendum preteso dalle forze di opposizione – riproponiamo un illuminante articolo di Maurice Lemoine, apparso sul numero di maggio 2002 dell’edizione italiana di Le Monde Diplomatique.
Che ora l’opposizione a Chavez parli di brogli non meraviglia. Già prima delle elezioni, con perfetta stupidità, aveva annunciato che lo avrebbe fatto, nel caso che Chavez avesse vinto. Gli osservatori internazionali, da Jimmy Carter ai delegati dell’Organizzazione degli Stati Americani, hanno da parte loro attestato la correttezza del processo elettorale. Sono già otto le elezioni vinte da Chavez a furor di popolo, sebbene i suoi avversari esercitino, in virtù del loro denaro, un controllo pressoché totale sui media.
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Agosto 16, 2004
Demea, ovvero la vittoria del Belief (seconda parte)
Un’ipotesi sui Dialoghi sulla religione naturale di David Hume
di Jedel Andreetto

4. La forza di Demea.
Smarrito tra Filone e Cleante in realtà è l'unico a non vacillare, il suo è un sentimento vigoroso senza ripensamenti, è un uomo di carattere, nonostante predichi l’annullamento di sé e l'umiliazione come tutti i ministers è soggetto all’ossimoro del rendersi grandi umiliandosi. Non accetta compromessi, si alza e se ne va, non vuole sentire oltre i vaneggiamenti dei suoi compagni. In fine è umano, è una splendida rappresentazione dell’umano.
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Agosto 15, 2004
Giorgio Baffo: SONETTO LXXI


Il primo agosto scorso cadeva il 310° anniversario della nascita di Giorgio Baffo. Questo magistrato della repubblica veneta (1694-1768) è oggi quasi caduto nell'oblio, fuori della regione di nascita. Ed è un peccato, perché si tratta di uno dei maggiori poeti erotici italiani, se non del maggiore in assoluto.
Non pare che la sua vita privata, piuttosto tranquilla, riflettesse le pulsioni che esprimeva in versi. Eppure i suoi sonetti, pur risultando alla fine un po' monotoni (come è tipico del tema), non cadono mai nella tetraggine, e manifestano invece carica vitale e allegro anticonformismo. Notevole anche il fatto che, per l'epoca in cui furono scritti, non rivelino disprezzo verso le donne che l'autore sogna di possedere in mille modi. Semmai Baffo depreca la castità cui il buon costume vorrebbe costringerle, anche se loro, per fortuna, vi si sottraggono appena possono.
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Demea, ovvero la vittoria del Belief (prima parte)
Un'ipotesi sui Dialoghi sulla religione naturale di David Hume
di Jedel Andreetto

I Dialogues sono apparsi postumi nel 1779, dopo vicissitudini incredibili, dovute al loro stesso contenuto che li rendeva incandescenti nelle mani di qualsiasi editore dell'epoca. Attraverso la classica forma del dialogo platonico, il 'bon' David confuta l'esistenza divina e mette in discussione con ironia e sottigliezza le religioni, dal politeismo con la sua ingenuità, alle religioni monoteiste che non sfuggono alla superstizione, all'intolleranza e al fanatismo. Primos in orbe deos fecit timor (il timore fu la prima origine degli dei) come si legge nella Tebaide di Stazio, e le religioni infatti non provengono che da quel sentire irrazionale che anima paure e speranze dell'uomo.
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Agosto 14, 2004
L'avventura metafisica di A. E. Van Vogt
di Riccardo Valla


Il saggio di Riccardo Valla che presentiamo correderà, in una versione ridotta, il numero 20 di Urania Collezione (settembre 2004), contenente il romanzo di Alfred Elton Van Vogt Le armi di Isher.
Anche se gli esami della sua opera scarseggiano – nessun articolo dell’accademica “Science Fiction Studies” contiene il suo nome nel titolo – da qualche tempo Alfred E. van Vogt è citato sempre più spesso in riferimento all’opera di P.K. Dick, il quale, negli anni Cinquanta, ne era ammiratore e prendeva da lui ispirazione per il genere di romanzi che scriveva allora: storie di “space opera metafisica”, come le chiama Clute nell’Enciclopedia della Fantascienza. Eppure, da qualche tempo le riedizioni di van Vogt si sono rarefatte anche nella lingua originale (ma in Francia, dove fu originariamente tradotto e presentato da Boris Vian, godono sempre di un buon successo, che non si limita ai lettori abituali di fantascienza), e non è chiaro se sia cambiato il gusto del pubblico o se ci siano questioni di diritti, da quando il suo agente non è più l’appassionato direttore di “Famous Monsters of Filmland”, Forrest Ackerman.
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Agosto 13, 2004
UN COMUNICATO DI CESARE BATTISTI e un commento: "Assassinio sull'Orient Express"

Trovando intollerabile la maggior parte dei commenti di stampa seguiti alla sentenza di estradizione pronunciata dalla Corte d’Appello di Parigi il 30 giugno 2004, Cesare Battisti riafferma formalmente di non avere ucciso e di essere innocente dei crimini che gli sono stati attribuiti.
Cesare Battisti ricorda di essere protetto da due sentenze di non estradizione rese dalla Corte d’Appello di Parigi nel 1991 e dalla parola di François Mitterrand, rispettata per diciannove anni da nove governi consecutivi, di destra come di sinistra.
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Agosto 12, 2004
1978
di Massimiliano Di Giorgio

A quei tempi non sapevo ancora che “Un'emozione da poco” l'avesse scritta Ivano Fossati. Pensavo solo che Anna Oxa fosse piuttosto ridicola, sulla scena, con quella valigia in mano, e quell'aria da finta punk. Intendiamoci, io di punk ne sapevo ancora poco, ma quella lì sembrava saperne meno di me.
A quei tempi non sapevo neanche che “On The Road Again” non fosse dei Rockets, ma dei Canned Heat. I Rockets l'avevano rifatta, insomma, e in brutto. Beata innocenza.
In compenso, sapevo che Andy Gibb era il fratello minore dei Bee Gees.
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Agosto 11, 2004
Simona Vinci: BROTHER AND SISTER
di Daniela Bandini

Simona Vinci, Brother and sister, Einaudi Stile Libero, 2004, pp. 116, € 8,50.
Grande conoscenza dell’infanzia, dell’adolescenza, della tenerezza e della sopraffazione, in questo breve romanzo di Simona Vinci. Una piccola perla da infilare nella collana delle nostre letture disparate, che ci regala una sensazione di approfondimento. L’infanzia di tre fratelli, due quasi maggiorenni e l’ultimo molto più piccolo, alle prese con il trauma più grande, la perdita prima del padre e poi della madre. Con i loro occhi, cedendo alla tentazione di evitare il confronto con i dettagli spietati della realtà, indaghiamo la quotidianità stravolta dal destino: solcare l’orma psicologica dei traumi senza lasciarne traccia.
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Agosto 10, 2004
Oltre il Noir, il Black
di Valerio Evangelisti (da L'Unità del 7 agosto 2004)

In Italia ormai il termine noir è inflazionato. In pratica, ha preso il posto del “giallo” di mondadoriana memoria, e viene usato in riferimento a qualsiasi tipo di narrativa poliziesca o che abbia al centro un crimine. Così, per dirne una, si persiste nel definire noir i romanzi di Andrea Camilleri che, se avessero bisogno di un’etichettatura, dovrebbero essere considerati polizieschi, sia pure anomali; divengono retroattivamente noir persino i mistery molto tradizionali di Renato Olivieri e i romanzi esotici o a sfondo storico-politico di Pino Cacucci.
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