testatahomenew.jpg

Luglio 30, 2004

Carmilla On Line va in ferie!

Carmillaferie.jpg
Carmilla On Line, già inattiva fin dal 25 luglio, riprenderà le pubblicazioni il 10 agosto, causa vacanze dei redattori.
Ricordiamo che comunque è in vendita nelle principali librerie Carmilla in versione cartacea, ordinabile anche on line sul sito di Nuovi Mondi Media.
A presto!

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Luglio 25, 2004

ZAPRUDER: Storie in Movimento

di Fabrizio Billi

Zapruder4.jpg
La rivista Zapruder - storie in movimento è frutto di un percorso
assembleare che ha coinvolto centinaia di giovani storiche e storici che
hanno deciso di mettersi in movimento aprendosi al confronto con altre
discipline. Zapruder e il progetto Storie in movimento vorrebbero essere
ambiti di confronto e approfondimento culturali dai quali riflettere attorno
a storie e storiografie altre.
Vorremmo dare spazio a quanti/e non si riconoscono nelle tendenze oggi
prevalenti nel panorama storiografico: quella ideologica, funzionale a un
uso mediatico e politico-istituzionale, e quella - speculare in ogni senso e
altrettanto carica di valenze ideologiche - tendente alla loro
deideologizzazione.

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Luglio 24, 2004

HARRY POTTER E IL CASO BATTISTI

di Wu Ming 4

Hpotterglasses.jpg
Tardibattisti.jpg
J.K. Rowling non ha bisogno di presentazioni. E' la più famosa scrittrice per ragazzi del mondo e il suo mago adolescente che sbanca librerie e botteghini è ormai entrato con tutti gli onori nell'immaginario collettivo.
La Rowling è inglese e anglofila, al punto da vincolare i produttori dei film tratti dalla saga all'utilizzo di cast e locations esclusivamente britannici. Uno strano "protezionisimo", che le può essere scontato considerando che l'autrice impone agli editori di stampare i suoi romanzi su carta ecosostenibile; sicuramente un buon modo di spendere il proprio enorme potere contrattuale.

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Luglio 22, 2004

Dario Fo: IL PAESE DEI MEZARÀT

di Francesca De Sanctis

88-07-81808-6.jpgDario Fo - Il paese dei mezaràt - I miei primi sette anni (e qualcuno in più) - 7 euro

Ma chi sono questi "mezaràt"?
fo.jpg"In lombardo, soprattutto sul lago Maggiore, "mezaràt" significa mezzo-topo, quindi il paese dei mezaràt sarebbe il paese dei pipistrelli, mentre a Milano si dice "rata-vula", ovvero il topo che vola. Ad ogni modo è un termine che si riferisce alla gente di Porto Valtravaglia che lavorava sopratutto di notte, perché erano soffiatori di vetro, pescatori e contrabbandieri. Insomma, Porto Valtravaglia è un paese in cui i bar e le osterie non chiudevano mai, non avevano neanche le porte, non avevano un ingresso principale. Io sono cresciuto lì, in un paese dove c’erano persone che provenivano da tutta Europa, dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, perfino dall’Oriente, ognuno con una tecnica diversa di soffiatura del vetro".

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E chissà chi aveva depositi in quella banca...

dirty_money2.jpg[Il primo degli articoli che qui di seguito riproduciamo è tratto dal quotidiano elvetico 'Il Caffè' e data 21 settembre 2003, col titolo Le mele marce della finanza. Si sa tutti che le mele marce della finanza hanno colpito tanti poveri risparmiatori qui da noi, da Parma a Bari. Ma a Lugano i risparmiatori non possono che essere pochi e tutto tranne che poveri. Se ci chiedessimo chi davvero vantava depositi presso l'istituto in cui gestiva fondi Pierluigi Gallo avremmo molte risposte. Ma a quali domande? A quelle che si fa Alessandro Leogrande? Assolutamente no. Certe domande, però, non siamo gli unici a farcele. Anche un cronista de 'L'Espresso', per esempio, pare che se le sia fatte - e bisognerà dunque leggere tra le righe quanto il giornalista nostrano si sta effettivamente chiedendo... gg]

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Torna sul trono uno della Famiglia

di Alessandro Leogrande
stranieroleo.jpg[da Lo Straniero, 50/51, agosto/settembre 04. Alessandro Leogrande è autore del bellissimo reportage narrativo Le male vite]

monteprezzemolo.jpg“Uno della Famiglia”, con queste tre parole le donne di casa Agnelli – sopravvissute ai lutti che hanno falcidiato negli ultimi anni gli uomini della Famiglia – hanno designato Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza della Fiat (la “f” maiuscola di famiglia non è roba nostra: è nella pronuncia stessa degli Agnelli, e così la parola è stata riportata da tutti i giornali italiani, da “la Repubblica” al “Corriere”, da “la Stampa” a “l’Espresso” a “Panorama” eccetera, negli ultimi giorni di maggio 2004).
Ora, a essere pignoli, Luca Cordero di Montezemolo non è un Agnelli. Non può vantare di appartenere al nobile casato, né è, per intenderci, un Alain Elkann, che ha sposato la figlia dell’Avvocato e ha generato quel Jaki che è il vero pretendente al trono.
Montezemolo non appartiene biologicamente alla Famiglia.

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Michael Moore: FAHRENHEIT 9/11

di Darkripper
(Darkripper gestisce il blog Sestaluna, raccomandabile e molto frequentato)

Michaelmoore.jpgAvevo una morbosa curiosità di vedere Fahrenheit 9/11. Troppo se n'è parlato in questi giorni, troppo si è detto sulla sua vittoria a Cannes e sulla questione dell'opportunità e necessità di fare un film come quello di Michael Moore.
Proprio così: opportunità e necessità. Non si può analizzare il film senza tenere conto del suo scopo, il non troppo velato obiettivo di influenzare le presidenziali americane. Ecco, tutto questo parlare del film mi ha fatto venir voglia di vederlo prima dell'arrivo nelle sale italiane. Armato di santa pazienza e di un programma di p2p mi sono messo a cercare uno screener decente del film, riuscendo a beccare un filmato passabile già al primo tentativo.

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Luglio 21, 2004

GENOVA 2001: INDYMEDIA SOSTIENE IL LEGAL TEAM, VOI SOSTENETE INDYMEDIA

controinchiestag8.jpgTre anni dal G8 di Genova: La storia di Genova - la nostra storia - va alla sbarra e le prove processuali sono i mille occhi del g8.
[ http://italy.indymedia.org/features/genova/ ]

Avvocati e avvocatesse del genova legal forum hanno a disposizione un enorme archivio, audiovisivo e cartaceo. Ma e' difficilmente utilizzabile, in
quanto non sistematizzato. Indymedia italia ha deciso di rimboccarsi le
maniche. Da giugno a ottobre 2004 saremo di nuovo a Genova e lavoreremo
sull'archivio G8, per renderlo uno strumento utilizzabile a pieno per il
lavoro legale e metterlo a disposizione della memoria storica collettiva. [ http://italy.indymedia.org/controinchiesta.php ]
Abbiamo bisogno di denaro per finanziare questo progetto. Qualsiasi tipo
di contributo è per noi di vitale importanza, dalle donazioni alla
realizzazione di iniziative per la raccolta fondi e di informazione sulla
nostra storia di Genova 2001.
Per le donazioni per sostenere il lavoro di supporto legale, stiamo
utilizzando il conto del glf:
intestato a don Antonio Balletto
Banca Carige - sede centrale
6135980
Cod. Abi 06175
Cod. Cab 01400

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Bifo: IL SAPIENTE, IL MERCANTE, IL GUERRIERO

bifocover.jpgdi Carlo Formenti

In barba al titolo, che evoca scenari da romanzo storico, e alla copertina di gusto splatter pop, quest'ultimo libro di Franco Bifo Berardi incorpora uno sforzo di analisi teorica che lo proietta decisamente al di sopra di altri recenti lavori dell'autore, di taglio più "pamphlettistico", inserendolo fra i punti di riferimento obbligati del dibattito sulla natura dei movimenti sociali degli ultimi quarant'anni (il libro parte dalle lotte degli anni '60 per arrivare ai giorni nostri). Il suo merito più importante consiste nell'offrire una chiave di lettura unitaria dei processi di trasformazione culturale dell'ultimo mezzo secolo, sottraendoli all'equivoco ideologico che - assimilando i movimenti del decennio 60-70 a una sorta di variante "eretica" della tradizione comunista novecentesca - li differenzia in relazione al periodo di appartenenza (prima o dopo il crollo dei regimi comunisti).

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Il filosofo e la Milano da bere

L'impegno intellettuale in una città che lentamente viene risucchiata nel vortice di un rozzo edonismo. "Gli amati dintorni.Filosofia, arte, politica negli specchi della memoria" di Fulvio Papi.
di Augusto Illuminati

papi004.jpgLa nuova casa editrice Ghibli sta pubblicando una serie di testi di Fulvio Papi, che prolungano il suo fervido magistero dopo la conclusione dell'insegnamento a Pavia. Sono già uscite le Lezioni su la Scienza della logica di Hegel (Milano 2000, pp.91, €.10.30), così notevoli per lucidità e stringatezza, ed è imminente un volume intitolato Sull'educazione. Al di là della produzione professionale, il filosofo si è ora volto a ripercorrere il paesaggio e i tempi in cui fu protagonista di battaglie politiche e culturali, dalla direzione lombardiana dell'Avanti! a quella della Casa della Cultura e della Fondazione Corrente. Gli amati dintorni. Filosofia, arte, politica negli specchi della memoria (Milano 2001, pp.234, €.21.00) rivisitano gli anni milanesi Quaranta-Settanta con una vena di sottile tristezza, su cui vale la pena di soffermarsi.

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Horace Campbell: RESISTENZA RASTA

[da www.reggaezion.com]

rasta.jpgScritto da Horace Campbell, docente universitario e attivista politico jamaicano, Resistenza Rasta viene stampato nel 1992 in lingua inglese e solo ora esce in lingua italiana tradotto da Stefano Valenti, per la Shake edizioni underground. Il libro è la ricostruzione e l'evoluzione del movimento Rasta ma inevitabilmente offre una buona opportunità per il lettore, quella di conoscere il proprio passato e connettersi alle radici dell'uomo per comprendere la sua evoluzione dalla verità storica. Nessuno fino a ora, come i Rasta, aveva mai scavato così profondamente nella storia dell'umanità fino a raggiungere le origini del uomo e il rapporto con Dio, chiamato Jah.

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Echaurren & Salaris: CONTROCULTURA IN ITALIA, '67-'77

di Sergio Dalmasso

echaurrenc.jpgPablo Echaurren, pittore e scultore e Claudia Salaris, studiosa di storia e letteratura delle avanguardie e in particolare del futurismo, compiono una interessante panoramica su dieci anni di controcultura in Italia, su spinte, iniziative, proposte, vissuti del movimento giovanile (e non solo) nel paese in cui il Sessantotto è stato più lungo e in cui maggiormente ha avuto una prevalente dimensione politica. La tesi centrale del testo, esposta in modo spesso polemico verso altre interpretazioni che privilegiano la dimensione politica, è che le controculture servirono come base alla rivolta studentesca, furono centrate sull'antiautoritarismo, ma furono "marginalizzate" nel quadro di una politicizzazione che tendeva a comprimere gli aspetti esistenziali, soggettivi e creativi e ad anteporvi quella visione preparata o alimentata da riviste come "Quaderni rossi", "Quaderni piacentini", "Giovane Critica", "La sinistra", "Classe operaia".

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Lem: IL CONGRESSO DI FUTUROLOGIA

lemc.jpgdi Domenico Gallo
[da "Pulp", gennaio-febbraio 2004]

Una storia incredibile. I partecipanti a un congresso di futurologia, chiusi nel loro Hilton in una città del Centro America, si scontrano e si accapigliano su quale sarà il futuro del mondo. Per le strade, intanto, infuria la guerriglia. Due mondi paralleli e indifferenti destinati a venire in contatto. Un astronauta, ospite del congresso, finisce coinvolto negli scontri e, incredibilmente, si ritrova nel futuro. Storia di fantascienza classica, assume un tono particolare grazie all’inventiva di Lem, autore polacco del molto noto Solaris, con uno stile e una fantasia che lo affianca a Kurt Vonnegut, anche se non è lontano dalle estrapolazioni più rigorose di Herbert George Welles (ricordiamo Il risveglio del dormiente).

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Luglio 19, 2004

Il mito Sergio Leone

eastwoodleone.jpgleone.jpgQual è il suo modo di vedere le cose a proposito del cinema?

Il cinema dev'essere spettacolo, e' questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo piu' bello e' quello del mito. Il cinema e' mito. Poi, dietro questo spettacolo, si puo' suggerire tutto quello che si vuole: attualita', politica, critica sociale, ideologia. Ma bisogna farlo senza imporre, senza prevaricare, senza obbligare la gente a subire. C'e' lo spettacolo e poi, in seconda battuta, se uno vuole puo' anche trovare la riflessione. E' molto piu' onesto lavorare cosi', presentare ad esempio la politica in questo modo, che non pretendere di dire la verita' a tutti i costi. E' proprio quando si crede di dire la verita' (e quindi di rappresentare oggettivamente la realta') che si dicono le piu' grandi bugie. Ci sono film diretti da registi di sinistra che sono veri e propri apologhi reazionari, e viceversa. Insomma, il cinema e' fantasia e questa fantasia, per essere veramente completa, deve avere uno spessore.

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DASH

di Jean-Patrick Manchette

Dash.gifDashiell Hammett è nato nel 1894 nel Maryland. Dopo avere frequentato la scuola fino a quattordici anni, e dopo una serie di lavoretti casuali, a vent’anni entra nella grande agenzia di polizia privata Pinkerton. Pubblica dei racconti a partire dal 1922, poi dei romanzi a puntate a partire dal 1927, ristampati in volumi a partire dal 1929; il suo ultimo romanzo compiuto è del 1934. Dopo avere lavorato per Hollywood, avrà una notevole influenza sulle opere della sua compagna, Lillian Hellman. Marxista, viene spedito per cinque mesi in prigione dalla commissione McCarthy, perseguitato dal fisco e, dopo avere conosciuto l’opulenza, ridotto in miseria. Muore nel 1961 di cancro, ultimo dei numerosi mali polmonari che, assieme all’alcolismo, lo hanno malridotto. E’ universalmente riconosciuto come il fondatore del romanzo noir americano e il migliore rappresentante del genere. Ciò fa di lui il migliore romanziere del mondo dopo il 1920, e posso provarlo.

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Jean Genet: 'Il giovane criminale'

di Jean Genet

genet.jpgLa Radio francese mi aveva offerto una delle sue trasmissioni dette "Carte Blanche". Ho accettato con l'intenzione di parlare dei giovani criminali. Il mio testo, che in un primo tempo era stato accettato da Fernand Pouey, è stato ora respinto. Più che fierezza ne sento una certa vergogna. Avrei voluto far ascoltare la voce del criminale. E non il suo lamento, ma il suo canto di gloria. Me lo impedisce un'inutile ansia di essere sincero, ma di essere sincero non tanto per l'esattezza dei fatti quanto per fedeltà a quei toni un po' rochi che soli potevano esprimere la mia emozione, la mia verità, l'emozione e la verità dei miei amici. I giornali si erano già stupiti che un teatro fosse stato messo a disposizione di uno scassinatore - e di un omosessuale. Quindi non posso parlare davanti ai microfoni nazionali. Ripeto che ne provo vergogna. Sarei comunque rimasto nel buio ma sul limitare della luce e indietreggio nelle tenebre da cui ho fatto tanti sforzi per strapparmi.
Il discorso che leggerete era stato scritto per essere ascoltato. Lo pubblico ugualmente ma senza la speranza di essere letto da quelli che amo.

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Luglio 18, 2004

Vonnegut: "La categoria degli stronzi"

di Joel Bleifuss

vonnegutguerra.jpgNel novembre scorso, Kurt Vonnegut ha compiuto 80 anni. Al primo romanzo, Piano meccanico, scritto nel 1952 all’età di 29 anni, ne hanno fatto seguito altri tredici, tra cui Mattatoio 5, uno dei più importanti testi del XX secolo contro la guerra. Nel momento in cui si profila minaccioso il conflitto contro l’Iraq, ho chiesto a Vonnegut di intervenire in merito. Vonnegut è un socialista americano alla Eugene Victor Debs, l’accademico del quale ama citare la seguente frase: "Fino a quando ci sarà una classe povera, io ne farò parte. Fino a quando ci sarà un elemento criminale, io ne farò parte. Fino a quando ci sarà anche una sola anima in prigione, io non sarò libero."

Lei è stato testimone della Seconda Guerra Mondiale, della Corea, del Vietnam, delle guerre di Reagan, di Desert Storm, dei conflitti balcanici e ora di questa guerra in Iraq. Cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale?
Una cosa che non è cambiata è che nessuno di noi, a prescindere dal continente, dall’isola o dalla banchisa polare in cui è nato, ha chiesto di venire al mondo.

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Macchiavelli: l'incipit di LE PISTE DELL'ATTENTATO

macchiavelli.jpgLoriano Macchiavelli, bolognese, è il creatore di Sarti Antonio, uno dei piú popolari poliziotti italiani. Ha pubblicato una trentina di romanzi e ispirato alcune fiction televisive. Einaudi Stile libero ha intrapreso la pubblicazione delle prime, classiche, avventure di Sarti Antonio. Sono già usciti Fiori alla memoria (2001) e Ombre sotto i portici (2003). Ora è la volta del leggendario Sulle piste dell'attentato, da cui riproduciamo il capitolo iniziale.

Salta la stazione radio
027001000010.jpgVi racconto un fatto: ve lo racconto come se io fossi stato là quando è successo. E potete stare sicuri che è un fatto vero, sacrosanto. Come se lo aveste letto sui giornali. Non che sui giornali ci sia sempre la verità, ma basta che uno dica: «c'era sul giornale» e tutti annuiscono e rispondono: «beh, allora!».
La stazione radio dell'esercito sta sulle colline che fanno corona a Bologna: attorno i campi bagnati dal sudore dei contadini e i boschi coperti di preservativi usati.

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Luglio 17, 2004

Morti sospette e torture nell'Afghanistan occupato

Un rapporto di Human rights watch sull'esercito americano

at.jpgMolti cittadini britannici imprigionati a Guantanamo, appena liberati senza che alcuna accusa nei loro confronti fosse rimasta in piedi, hanno fatto dichiarazioni a proposito delle torture subite nei lunghi mesi di detenzione. La base americana resta un luogo di non-diritto dove, nell'indifferenza generale, sette francesi restano reclusi, mentre Parigi continua a mantenere un basso-profilo in una materia che è una flagrante violazione dei diritti umani. D'altronde, un rapporto dell'organizzazione Usa Human Rights Watch ha denunciato con forza il comportamento delle truppe americane in Afghanistan: violazione del diritto di guerra, uso sproporzionato della forza, saccheggi, morti sospette di civili, torture a prigionieri, ecc. Oltre a criticare tali metodi, il testo spinge a porsi domande sul comportamento delle truppe francesi che prendono parte ai combattimenti al fianco degli alleati americani. Sono responsabili di simili atti di violenza? Le autorità francesi starebbero coprendo con il loro silenzio crimini di guerra americani? È significativo che il rapporto, di cui pubblichiamo ampi stralci, in Francia non sia stato ripreso dai maggiori media e neppure ricordato in poche righe (si veda il sito http://hrw.org/reports/2004/afghanistan0304/)

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Bossi-Fini: l'affondo della Consulta

sp.jpgLa Corte costituzionale cancella l'accompagnamento coattivo alla frontiera e l'arresto obbligatorio per chi, dopo essere stato espulso, non ha lasciato il paese. Pesante il presidente del senato Pera: «Troppe garanzie danneggiano la sicurezza»

Affondo della Consulta contro la Bossi-Fini. Secondo i giudici la legge sull'immigrazione è incostituzionale due volte: la prima perché vìola il diritto alla difesa quando prevede che l'immigrato possa essere espulso senza che prima si sia svolto un reale contraddittorio. La seconda quando stabilisce l'arresto obbligatorio in flagranza per i clandestini che non abbiano rispettato l'ordine di lasciare il territorio nazionale entro i cinque giorni previsti. Una norma quest'ultima che, secondo la Corte, «non trova alcuna copertura costituzionale».

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Aggirare la Bossi-Fini

controbossifini.jpgTutti con la colf in casa (anche solo per finta). Numeri verdi per aiutare ad aggirare la legge. Un cartello di avvocati per presentare valanghe di ricorsi. Ma anche ospitare immigrati irregolari, a costo di essere accusati di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina"
di CINZIA GUBBINI

Non è il caso di dire che il problema non esiste. La Bossi-Fini c'è, fa paura, e è pure un brutto colpo. Ma tanto vale organizzarsi, come diceva qualcuno "resistere, resistere, resistere", e vedere se una legge xenofoba, anticipo dei futuri chiari di luna con un'Europa spostata a destra, non possa diventare il pretesto per sperimentare e inventare forme di boicottaggio organizzato. Ma al di là della bella parola "disobbedienza", quali sono i modi e le forme per diventare obiettori della Bossi-Fini?

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Bilderberg: lista dei partecipanti 2004 a Stresa (Italia)

rockefeller.jpg* Il nostro nuovo Ministro del Tesoro trovasi tra gli invitati sotto la lettera S

STRETTAMENTE CONFIDENZIALE
Honorary Chairman - Davignon, Etienne
Vice-Chairman, Suez-Tractebel
Honorary Secretary General - Taylor, Martin
International Adviser, Goldman Sachs International

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La Commissione Trilaterale

I trent’anni di un’istituzione segreta
Gli opachi poteri della Trilaterale
di Olivier Boiral
[da «Le Monde Diplomatique», novembre 2003]

trilaterale.jpgDirigenti delle multinazionali, governanti dei paesi ricchi e sostenitori del liberismo economico hanno rapidamente compreso che dovevano agire di concerto se volevano imporre la propria visione del mondo. Nel luglio 1973, in mondo allora bipolare, David Rockefeller lancia la Commissione trilaterale, che segnerà il punto di partenza della guerra ideologica moderna. Meno mediatizzata del forum di Davos, la Trilaterale è molto attiva, attraverso una rete di influenze dalle molteplici ramificazioni.
Trent’anni fa, nel luglio 1973, su iniziativa di David Rockefeller, figura di spicco del capitalismo americano, nasceva la Commissione trilaterale. Cenacolo dell’élite politica ed economica internazionale, questo circolo chiusissimo e sempre attivo formato da alti dirigenti ha suscitato, soprattutto ai suoi inizi, molte controversie (1).

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Carla Benedetti e gli "scrittori in gabbia"

di Federica Vicino

Espresso15-7.jpgSa molto di manager on holiday portarsi sotto l’ombrellone un periodico con la “P” maiuscola: impegno, politica, poca cronaca (diluita nel tempo), società, costume e cultura. Già, cultura. E così, non per sentirmi più “in”, ma perché mi piace leggere di cultura, mi porto in spiaggia L’Espresso, quello del 15 luglio. Pregusto la sezione che prediligo, e manco a farlo apposta ci trovo dentro un pezzo che sembra scritto per me e per i miei gusti. Si intitola “Scrittori in gabbia”: strano titolo, rimugino. Ma parla del mio genere preferito, la fantascienza, e – nello specifico – del mio scrittore preferito, Valerio Evangelisti. Mi tuffo nella lettura. Si tratta di una recensione del libro Sotto gli occhi di tutti, che lo scrittore bolognese ha pubblicato con l’Ancora del Mediterraneo. Niente a che vedere con l’arcinota saga dell’inquisitore Eymerich o con l’incisivo ciclo del Metallo urlante, no: stavolta Valerio Evangelisti parla di sé, del suo lavoro, del suo ruolo e, in generale, del suo pane quotidiano: la scrittura.
Finalmente, dico in cuor mio.

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Luglio 16, 2004

Manchette: PIOVONO MORTI

di Massimo Romano

manchettepm.jpgpiovonomorti.gifJean-Patrick Manchette, nato a Marsiglia nel 1942 e morto di cancro poco più che cinquantenne nel 1995, è considerato un maestro e innovatore del noir. Tra il '71 e l'81 ha scritto una decina di romanzi in cui la psicologia dei personaggi è ridotta al minimo, ciò che conta sono le azioni e i dialoghi, secchi e nervosi, i comportamenti, gli sguardi, i gesti, le smorfie, i rantoli. E' considerato dai critici l'esponente di punta del "neopoliziesco", "neo-polar" come lo chiamano i francesi, per distinguerlo da quello più tranquillo e tradizionale dei vari Albert Simonin, Auguste Le Breton e José Giovanni, in cui la logica narrativa aveva le sue scansioni ordinate e tutto sommato prevedibili. Piovono morti (1976), che ha ispirato un brutto film diretto e interpretato da Alain Delon, Per la pelle di un poliziotto (1981), è una storia spietata e violenta in cui si trova invischiato Eugène Tarpon, squinternato investigatore privato che si è licenziato dalla polizia dopo aver pestato a morte un contestatore durante una manifestazione, già protagonista del precedente Un mucchio di cadaveri.

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Ecomafia dei rifiuti

ecomafiarapp.jpgUn affare da 21 mila miliardi l'anno. "Per noi i rifiuti erano oro" ha detto un pentito. Discariche abusive. Affondamenti sospetti di carrette del mare cariche di sostanze tossiche.
di Raffaella Galli
[da Quale consumo]

ecomafia.jpgLe attività illecite legate allo smaltimento dei rifiuti hanno avuto, negli ultimi anni, un allarmante sviluppo. E’ il nuovo volto dell’ecomafia che ai profitti derivati dall’abusivismo edilizio ha affiancato quelli determinati dal traffico illegale di rifiuti. Secondo Legambiente, che nel gennaio dello scorso anno ha presentato il rapporto "Le nuove frontiere dell’Ecomafia", l’intero business supera i 21 mila miliardi di lire all’anno. Un affare davvero remunerativo tanto che, nel corso di un interrogatorio, un pentito affermò "per noi i rifiuti erano oro". I guadagni legati al traffico dei rifiuti sono, infatti, paragonabili a quelli derivati dal commercio della droga ma i rischi sono decisamente inferiori, basti pensare agli scarsi e disattenti controlli e alle inadeguate misure sanzionatorie.

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Recluso nel penitenziario di Folsom

di Edward Bunker
[da "Educazione di una canaglia", Einaudi, 2002]

bunkerfolon.jpgL'estate dell'amore a San Francisco: '67, '68 o '69, non ne sono più tanto sicuro, perché all'epoca ero recluso nel Penitenziario di Folsom e avevo perso la nozione del tempo. Anche allora, la California aveva le sue prigioni come la General Motors aveva le sue automobili: in una vasta gamma di modelli, stili e prestazioni. Certi istituti penitenziari disponevano di rampe d'accesso per il vecchio ladro in carrozzella che scontava la pena come recidivo, altri offrivano servizi medici per i malati e gli infermi mentali. C'erano penitenziari duri per i predatori, e altri più morbidi per i deboli che non avrebbero potuto pagare il loro debito altrove. Certi istituti di pena erano molto vecchi, e altri così moderni che il colore della vernice alle pareti era scelto dallo psicologo. Ce n'era soltanto uno che rispondeva ai requisiti della massima sicurezza: Folsom, bollato Represa.

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Devianti al futuro

vallorani-nicoletta.jpgCome viene punita la trasgressione nei mondi disegnati dalla letteratura di fantascienza
di Nicoletta Vallorani

alien3.jpgI procedimenti di pensiero che funzionano nell'ambito della narrativa di immaginazione tendono a riportare meccanismi antropocentrici, perché di fatto non esiste nessun'altra possibilità. Nelle società immaginarie, cioè, si finisce per riflettere un modello intellettuale che è dell'uomo: non è contemplato il fenomeno per cui un essere umano riesca a immaginare davvero la struttura mentale di un marziano, anche ammesso che una creatura del genere esista davvero. Se la società umana è strutturata su un modello crimine/punizione teoricamente comprensibile (sebbene, in parecchi casi, di applicazione del tutto oscura) è ovvio che questo modello compaia, nella sua ossatura fondamentale, anche nella narrativa di immaginazione. Il procedimento di estrapolazione tuttavia, può seguire percorsi diversi.

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Luglio 11, 2004

Battisti: la Gauche su 'Le Monde' chiede il no all'estradizione e invoca il rispetto del codice Mitterrand

jospinchirac.jpgmonde.jpg"La mia posizione sul caso Battisti? La si desume dai miei atti di primo ministro. Ho inteso sempre proteggere i rifugiati italiani, secondo le promesse che avevamo fatto. Si parla di dottrina Mitterrand, ma anche io, e altri premier prima di me, l'abbiamo sottoscritta". Parla Lionel Jospin (nell'immagine a sinistra, a colloquio con Chirac), e rivendica allo Stato francese nella sua totalità l'applicazione pluriventennale del protocollo di protezione attuato a favore dei rifugiati a Parigi. La gauche francese, che quasi nella sua integralità ha preso posizione in questi mesi contro l'estradizione in Italia di Cesare Battisti, si spiega su Le Monde. Il quotidiano intervista i principali leader socialisti, e pubblica per esteso le due distinte e controverse dichiarazioni del defunto presidente Francois Mitterrand, dalle quali discenderebbe l'omonima "dottrina".
"Battisti - afferma Laurent Fabius, primo ministro nel 1985 - venne da noi dicendosi: 'ho la parola della Francia'. Se si lascia venire qualcuno, e' molto difficile in un secondo tempo rimettere la cosa in discussione, tanto piu' che Battisti non sarebbe nuovamente giudicato in Italia".

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Internazionale Situazionista: SUL CARCERE

is.jpg[da «Internazionale Situazionista» n. 1 Milano, 1969, pagg. 15-19.

sulcarcereis.jpgIn una società in cui i proletari sono criminali, le galere si riempiono di proletari. Ma ormai da tutti i luoghi della segregazione sale una minaccia mortale alla totalità delle condizioni esistenti: lo sanno bene i detenuti di San Vittore e di tutta Italia che hanno scatenato la loro rivolta disperata. Tutti gli acrobati del pensiero progressista che affermano che "le cause delle colpe degli individui sono da ricercarsi nella Società", omettono sempre di dire di quale società si tratta e quali siano realmente queste colpe di cui si macchiano gli individui. Un giornale riporta: "polemicamente il professor Alberto Dall'Ora avvocato e giurista afferma: "Anche i detenuti sono uomini. Come noi, niente affatto diversi da noi". Quest'infelice ignora evidentemente la differenza tra un bipede beneficiario dei Diritti dell'Uomo e un uomo che sa che la libertà di ognuno passa per la libertà di tutti. Non è facile diffondere il pensiero fra il proletariato in circostanze comunque controllate dal potere; ma nel frattempo si può, con pazienza, sterminare a una a una tutte le formiche umanitarie. Tutti gli specialisti del pensiero della separazione che credono di vedere nella rivolta delle carceri "la crisi del sistema carcerario in questa società" ignorano che si tratta invece delle crisi di questa società che si manifestano inizialmente nei settori più separati della sua organizzazione.

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Luglio 10, 2004

Sergej Dovlatov: 'Mi è caduta una ragazza nel letto'

dovlatov.jpg[da Noialtri, Sellerio, € 7,75]

Ci siamo conosciuti nel sessantatré. Le cose andarono così. Avevo una stanza con l’entrata indipendente. Le finestre davano sui bidoni della spazzatura. Quasi ogni sera da me si riunivano gli amici. Una volta mi svegliai nel cuore della notte. Vidi i piatti sporchi sul tavolo e una poltrona rovesciata. Ripensai angosciato alla sera prima. Mi venne in mente che per tre volte erano andati a prendere la vodka. Qualcuno si era espresso così:
«Andiamo al negozio Eliseevskij! Trecento metri ad andare e più o meno lo stesso a tornare...».

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Intervista a Doris Lessing

di Alessio Altichieri

lessing.jpgHampstead, il quartiere della sinistra chic, ha case di mattoni rossi, stucchi bianchi, rampicanti verdi. La casa di Doris Lessing, a Hampstead, ha mattoni rossi, stucchi bianchi e fiori colorati in giardino. La porta è aperta, un cartello dice "wet", vernice fresca, e c’è una tazza d’acqua per il gatto, Yum Yum. Doris Lessing, la maggiore scrittrice inglese, candidata a un Nobel che tarda, aspetta in cima alla scala: "Venga, non si macchi sulla porta". Anche il soggiorno, con la televisione accesa su un vecchio film in bianco e nero, è da scrittore inglese. Una stanza descritta più volte: sculture africane, libri dappertutto, giornali malpiegati, tazze di tè dimenticate su tappeti sdruciti, i peli di Yum Yum sui cuscini. La signora Lessing si lascia cadere su un divano sfondato, basso come il pavimento, e siede a gambe larghe, aspettando la prima domanda. L’intervistatore preferisce, al divano profondo come un pozzo, una poltroncina secca.
Lessing non ama i giornalisti: "Quelli buoni sono pochi: viene uno, m’intervista, scrive, e il ritratto che esce è il ritratto suo".

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Detenuti Top-Secret negli USA

Detenzioni segrete, processi e inchieste segrete nella terra della libertà dopo l'11 settembre 2001
di Gabrielle Banks
[da Alternet]

guantanamots.jpgDurante i suoi sei mesi al Brooklyn Metropolitan Detention Center, Anser Mehmood ha passato 123 giorni in una cella di massima sicurezza, dove i carcerieri gli hanno sbattuto la faccia contro il muro e minacciato di ucciderlo.
Il suo crimine? Un visto turistico scaduto.
Quello di Mehmood è uno dei centinaia di casi che hanno creato sconcerto nella comunità internazionale dei diritti umani, riguardo la precipitosa retata di 1.200 immigrati musulmani e arabi, dopo gli attacchi dell'11 settembre. Il Metropolitan Detention Center (MDC) ha bloccato l'ingresso a osservatori di Amnesty International e altri gruppi. Comunque sia, un rapporto di Amnesty, datato marzo 2002 - basato sulla visita nelle prigioni di contea di Hudson e Passaic in New Jersey e sulle interviste con testimoni dei Centri di detenzione dell'INS (Immigration and Naturalization Service) in 26 stati - descrive un quadro di abusi che negano gli elementari principi di giustizia.

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Il manuale segreto della Cia: "Così si tortura un prigioniero"

Desecretate le istruzioni agli agenti per gli interrogatori in vigore fino al '91. Ecco le regole per sfibrare i detenuti.
di Alberto Flores D'Arcais

agdes.jpgLe "torture" fanno da sempre parte della storia peggiore dell'umanità; le tecniche usate dai riservisti americani nella prigione di Abu Ghraib per abusare dei prigionieri di guerra e renderli più "docili e disponibili" a parlare hanno però molte somiglianze con quelle insegnate e descritte in due manuali della Cia negli anni Sessanta e Ottanta.
Questi due documenti "top secret" sono stati declassificati dagli archivi nazionali di Washington insieme a un report segreto sullo stesso argomento scritto nel 1992 dall'attuale vicepresidente Dick Cheney (allora segretario alla Difesa nella Casa Bianca di Bush padre).
Il primo manuale della Cia ("Kubark Counterintelligence Interrogation"), dove Kubark è un nome in codice per definire la stessa Cia, risale al luglio 1963 ed è di 127 pagine.

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Gilles Deleuze: LA SOCIETA' DEL CONTROLLO

deleuzecontrollo.jpgI. Storia

Foucault ha collocato le società disciplinari tra il Diciottesimo e il Diciannovesimo secolo; giungono al loro apogeo all'inizio del Ventesimo. Procedono all'organizzazione di grandi ambienti di reclusione. L'individuo non cessa di passare da un ambiente chiuso all'altro, ciascuno dotato di proprie leggi: dapprima la famiglia, poi la scuola («non sei più in famiglia»), poi la caserma («non sei più a scuola»), poi la fabbrica, ogni tanto l'ospedale, eventualmente la prigione che è l'ambiente di reclusione per eccellenza. È il carcere che serve da modello analogico: la protagonista di Europe 51 può esclamare quando vede degli operai «ho creduto di vedere dei condannati...». Foucault ha analizzato molto bene il progetto ideale dell'ambiente di reclusione, particolarmente visibile nella fabbrica: concentrare; suddividere nello spazio; ordinare nel tempo; comporre nello spazio-tempo una forza produttiva il cui risultato deve essere superiore alla somma delle forze elementari.

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Raoul Vanaigem: AVVISO AGLI STUDENTI

vaneigemstud.gifLa scuola è stata, con la famiglia, la fabbrica, la caserma e accessoriamente l'ospedale e la prigione, il passaggio ineluttabile in cui la società mercantile piegava a suo vantaggio il destino degli esseri che si dicono umani.
Il governo che essa esercitava su nature ancora appassionate delle libertà dell'infanzia l'apparentava, infatti, a quei luoghi poco propizi alla realizzazione e alla felicità che furono - e che restano in diversa misura - il recinto familiare, l'officina o l'ufficio, l'istituzione militare, la clinica, le carceri. La scuola ha forse perso il carattere ributtante che presentava nel XIX e XX secolo, quando rompeva gli spiriti e i corpi alle dure realtà del rendimento e della servitù, facendosi gloria di educare per dovere, autorità e austerità, non per piacere e per passione? Niente è meno certo, e non si potrà negare che sotto l'apparente sollecitudine della modernità, numerosi arcaismi continuano a scandire la vita di studentesse e studenti.
L'impresa scolastica non ha forse obbedito fino ad oggi a una preoccupazione dominante: migliorare le tecniche di ammaestramento affinché l'animale sia redditizio?

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Luglio 09, 2004

TERRORISMO E MASS MEDIA, I MILLE VOLTI DELLA PAURA

di Gino Frezza

terrorist.jpgA fine anno 2003, è stato reso noto che ciascuno di noi poteva ritrovarsi vittima di attacchi terroristici viaggiando da Parigi a Las Vegas. Molti commentatori della notizia sono stati colpiti dalla natura del bersaglio scelto dai terroristi: la città di Las Vegas, centro del divertimento e del gioco, dello spettacolo, dell'intreccio politica-criminalità, metropoli della notte ai confini del deserto ma anche della ricchezza dispendiosa, sottratta ai giocatori sfortunati o abbondantemente versata a coloro che risultano baciati dalla Dea Bendata. La minaccia è stata - finora, e purtroppo parzialmente - sventata ma essa può ripresentarsi sotto altre forme da oggi a domani. Il terrorista siede vicino a noi e non sappiamo riconoscerlo; l'amico può svelarsi nemico e ogni confine fra bene e male, occidente e oriente, carnefice e vittima, si dissolve. Vien detto che questa guerra è «infinita» ma ognuno si chiede fin quando il nostro equilibrio psichico potrà sostenere un tale rischio e vivere con l'incombenza sempre più pressante di questa spada di Damocle.

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In carcere in Francia: suicidi o morti sospette?

di Jérôme Erbin
[Membro dell'associazione Ban Public; www.prison.eu.org]

jail.jpgPiù di cento suicidi all'anno registrati nelle prigioni francesi dall'amministrazione penitenziaria (Ap). Un morto ogni tre giorni circa: sette volte più che all'esterno. Tra queste, soprattutto pene brevi, imputati in attesa di giudizio, giovani immigrati, malati. La disperazione, oltre che le condizioni di detenzione e le infrastrutture fatiscenti, sono le ragioni più frequenti. È la prassi. La disperazione riporta l'individuo al suo errore, mentre la fatiscenza è una caratteristica costante.

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Moresco: GLI UCCELLINI MIGRATORI

morescoucc.jpg[Questo racconto di Antonio Moresco non è un racconto. E' il brano finale di un articolato intervento apparso sulla rivista Fernandel e ripreso ora su Nazione Indiana. Abbiamo scelto questa straordinaria prosa di Moresco per il suo elevatissimo valore poetico e filosofico, ma chi desiderasse leggere nella sua integralità l'intervento dell'autore dei Canti del caos può farlo cliccando qui e qui]

Prima delle feste, in un buio pomeriggio d’autunno, mentre stavo seduto dietro la piccola porta-finestra del mio abbaino e guardavo senza pensare a niente il cielo nero e pieno di nubi plumbee sopra tetti e camini della casa vicina, in una giornata piovosa e senza speranza, d’un tratto qualcosa di indescrivibilmente emozionante è successo.
Il cielo si è aperto di colpo, si è squarciato. Ha cominciato improvvisamente a pulsare, hanno cominciato a pulsare dentro di esso migliaia e migliaia di puntini neri in movimento esplosivo. Le rose delle esplosioni nascevano continuamente, da tutte le parti, irrompendo da punti sempre diversi della visione, dal basso, dall’alto, da sinistra, da destra. Guardavo senza fiatare per l’emozione, dietro il vetro bagnato, mentre continue cannonate di uccellini esplodevano senza soluzione di continuità dentro il cielo.

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Luglio 08, 2004

Vollmann: SUD (da Tredici storie, tredici epitaffi)

[Il testo che segue, inedito in Italia e concesso a RaiLibro (da cui lo riprendiamo) da Fanucci Editore in una stesura non ancora definitiva, è tratto da Tredici storie, tredici epitaffi, che verrà presto pubblicato nella traduzione di Chiara Belliti e Simona Vinci]

vollmann.jpgSud

... dove l’oceano non faceva altro che salire e salire e nere pinne di delfino di tanto in tanto scivolavano a pelo d’acqua e i delfini cominciavano a giocare e a fischiare proprio come ricordavo che facevano quando avevo quattro anni a Los Angeles e mia madre mi portava a passeggiare sulle colline dorate a vederli al centro di ricerca e i delfini sembravano eccitati nel vedermi e cominciavano a balzare e a saltare nella loro vasca e il sole era caldo sulle ombre erbose delle colline; e così qui a Long Beach un quarto di secolo più tardi i delfini erano ancora felici e le radio suonavano a tutto volume in inglese e spagnolo mentre gli aerei passavano su in cielo e lunghe petroliere sembravano immobili in lontananza come i pezzi del puzzle di un qualche orizzonte costiero.

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Sulla bontà e utilità della tortura

Dialogo dell’Orco e del Venditore di palloncini. Con perplessità e interiezioni di un Quacchero di passaggio

di Leporello (Editoriale di Hortus Musicus n. 19, luglio-settembre 2004)

Hortusmusicus19.jpg
Bagdad. «Chez le Fataliste», un caffè della città vecchia. È sera. Luci soffuse, dolcemente ramate, atmosfera un po’ losca. A un tavolino l’Orco aspira oppio afgano dal narghilè, l’altro beve yoghurt. Si odono in lontananza deflagrazioni umanitarie.

Come s’erano incontrati? Per caso, come tutti. Come si chiamavano? Indovinatelo. Da dove venivano? Dal Lontano Ovest, di sicuro. Dove andavano? La gente sa forse dove va? Che cosa dicevano? Il Venditore di palloncini non diceva nulla, come al solito, e l’Orco diceva che il suo capitano diceva che tutto quanto ci succede di bene e di male quaggiù era scritto lassù.

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Luglio 07, 2004

Guai a chi tocca i Signori del Denaro

di Mario Consoli
[da Rinascita, 6 Luglio 2004]

faziotremonti.jpgLe dimissioni da ministro dell’Economia imposte a Giulio Tremonti la notte tra venerdì e sabato 3 luglio, rappresentano molto di più che il punto d’arrivo di una verifica tra forze che compongono una maggioranza di governo frastornata per i risultati delle elezioni europee.
Si scrive “dimissioni”, ma si deve leggere “esecuzione su commissione”. Killer, il solito Gianfranco Fini, intento a collezionare cambiali di benemerenza tratte dai “poteri forti”, convinto di poterle mettere un giorno tutte all’incasso e così ottenere quella poltrona che attualmente ospita le terga del signor Berlusconi.
A noi sembra che, tra gente di mafia, raramente il picciotto che esegue riesca ad arrivare alla cupola. Generalmente è destinato a rimanere picciotto a vita, condannato a ubbidire per non essere eliminato a sua volta. Ma, sinceramente, questo è un problema di Fini e a noi non interessa granché.

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Luglio 06, 2004

Nick Tosches: LA MANO DI DANTE

UN IBRIDO CRESCE A BROOKLYN

di Valerio Evangelisti (da L'Unità)

Tosches.jpg
E’ curioso trovarsi tra le mani un romanzo che inizia con una pagina apparentemente tratta di peso da Ultima fermata a Brooklyn, per violenza di situazioni e crudezza di linguaggio, e prosegue spostandosi all’epoca di Dante Alighieri, in crisi per non avere ancora scoperto la chiave giusta da utilizzare nello scrivere la Commedia che ha in mente. Eppure proprio così comincia lo scrittore newyorchese Nick Tosches nel suo La mano di Dante (Mondadori, pp. 380, € 18,00). E prosegue alternando tre moduli narrativi: quello alla Hubert Selby jr. (il riferimento a James Ellroy, contenuto nei risvolti di copertina, è a mio parere improprio), brutale e infarcito di oscenità, con cui vengono seguite le gesta di una laida canaglia di nome Louie; quello un po’ più composto e divagante con cui Tosches in persona, associatosi a quel Louie per recuperare l’originale della Divina Commedia, traccia la propria autobiografia (dai bassifondi alla letteratura); e infine quello lirico usato per seguire Dante in un viaggio in Sicilia, alla ricerca dell’ispirazione che non riesce a trovare.

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Lynch e il culto di Eraserhead, La mente che cancella

di Michele Pernice

lynch.jpgeraserhead.jpgNel giugno del 1972 il ventiseienne David Lynch, studente del prestigioso Center for Advanced Film Studies di Los Angeles, aveva dato inizio alla lavorazione di un progetto cinematografico che lo avrebbe impegnato per ben cinque anni. A vederlo oggi, Eraserhead, primo lungometraggio di Lynch, sembrerebbe che sia stato girato in poche giornate. Pochi ambienti, pochi attori, pochi dialoghi, una troupe composta di pochissimi elementi, un regista che all'attivo aveva soltanto quattro cortometraggi (Six Figures e The Alphabet, entrambi del 1967, poi The Grandmother, del 1970 e The Amputee, realizzato nel ‘74 durante le riprese del film). In realtà in tutti gli ottantacinque minuti della sua durata, si riscontra in Eraserhead una coerenza e una continuità interne che lasciano intuire che, a dispetto dell'apparente mancanza di senso nel plot, ci sia alla base qualche cosa di profondamente personale.

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Luglio 04, 2004

Dichiarazione dell'on. Mauro Bulgarelli (Verdi) sul caso Battisti

SOTTO TIRO E' L'INTERA COMUNITA' DEGLI ESULI Comunicato stampa.

Verdi.jpg
“L’arresto e l’estradizione di Cesare Battisti sono il frutto di una strategia articolata messa a punto dai governi della destra italiana e francese – oggi entrambi minoranza nei rispettivi paesi – finalizzata a liquidare con una rancorosa resa dei conti un’intera generazione. Nei vari commenti sulla decisione della Chambre d’accusation ci si sofferma sulla figura di Battisti dimenticando di sottolineare che essa apre le porte all’estradizione di un nutrito gruppo di esuli, per i quali il nostro governo ha chiesto il rimpatrio in virtù di accordi segreti con quello francese siglati l’11 settembre 2002, accordi tesi a smantellare ‘manu militari’ la ‘dottrina Mitterand’ e a procedere alle estradizioni valutando ‘caso per caso’. Un patto d’acciaio volto a reinserire la questione degli anni Settanta nella strategia di lotta globale al terrorismo fatta propria dalla ‘nuova Europa'.

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Luglio 02, 2004

Il caso Battisti spiegato al popolo: un compendio

di Valerio Evangelisti

Cesaremariette.jpg
Ho già esposto quanto segue per filo e per segno in questo sito.
Ricapitolo brevemente, a uso dei più frettolosi..

Cesare Battisti viene arrestato nel 1979 nell'ambito dell'indagine sul Collettivo Autonomo della Barona di Milano, a seguito dell'omicidio Torregiani.
E' un imputato minore, non accusato del delitto. Del resto il procedimento istruttorio è viziato dal sistematico ricorso alla tortura. Inizialmente, su un centinaio di arrestati, ben dieci tra essi confesseranno di essere autori dell'omicidio, sebbene sia stato commesso da sole due persone (consiglio di rivedere il film Nel nome del padre).
Nel 1981 Cesare Battisti è condannato a 6 anni di carcere, per partecipazione a banda armata (i PAC, Proletari Armati per il Comunismo, anch'essi operanti alla Barona). La condanna viene raddoppiata a 12 anni come previsto dalle leggi speciali che hanno introdotto l'aggravante delle "finalità di terrorismo".

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Luglio 01, 2004

Jean-Pierre Mignard, uno dei padri della legge
sui rifugiati politici in Francia: "Battisti non va estradato"

di Dominique Simonnot
[da Libération]

libe.gifJean-Pierre Mignard è uno degli avvocati che nel 1981 hanno fatto parte del gruppo di lavoro costituito dal capo di Stato, dai consiglieri ministeriali, da alti gradi delle forze dell'ordine e della magistratura, per regolare il caso dei "rifugiati italiani". Furono loro a realizzare quella che venne battezzata "dottrina Mitterrand" - la promessa di una vita pacifica, in Francia, per gli attivisti che avevano "rotto i legami con la macchina infernale".

Cosa pensa del parere favorevole all'estradizione che la Chambre ha espresso ieri?

Constato che la giustizia italiana non ha prodotto alcun nuovo elemento, suscettibile di modificare l'opinione dei giudici francesi sulla realtà dei fatti contestati a Battisti. Un'informazione giudiziaria fu trasformata in sentenza. E Battisti non partecipò al processo, e venne condannato in sua assenza.

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