Giugno 30, 2004
CESARE BATTISTI: LA LOTTA CONTINUA
La Redazione

Anzitutto vediamo di fare chiarezza. La sentenza favorevole all'estradizione di Cesare Battisti, pronunciata oggi dalla Corte d'Appello di Parigi, rappresenta solo il primo grado di giudizio. Ne restano altri due, e dunque non è possibile che Battisti sia estradato prima che trascorrano molti mesi. Non è ipotizzabile nemmeno un arresto, previsto solo in caso di "estrema urgenza".
Se questa è la parte "consolante" della vicenda, resta quella vergognosa, sintetizzabile nel gesto dell'avvocato difensore Irène Terrel, che si è strappata la toga di dosso e l'ha gettata contro i giudici. Anche i magistrati francesi si sono dimostrati sensibili alle pressioni del potere politico, dopo che sul piano giuridico Cesare Battisti aveva vinto e stravinto la sua battaglia.
Il sospetto c'era: recenti dichiarazioni arroganti di esponenti del governo francese; lo stesso intervallo di oltre un mese tra l'udienza e la pronuncia della sentenza, come se si dovesse imbastire un'argomentazione plausibile a sostegno di una decisione già presa.
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"Honte!", la vergogna di Parigi
di Giuseppe Genna
La Chambre d'accusation parigina ha dunque fornito parere favorevole all'estradizione di Cesare Battisti. A leggere i titoli dei quotidiani italiani on line, come capita da mesi, cascano le braccia e si impelle il dovere di specificare che quello della Chambre è soltanto il primo di diversi grado di giudizio. Ultimativo sarà il parere del Presidente francese Jacques Chirac, che dopo i vari gradi processuali, se persisterà un giudizio favorevole al reimpatrio di Battisti, verrà consultato. Se ciò accadrà, la Francia vedrà messa a nudo la reale e scottante questione che alimenta il caso Battisti: un Presidente della Repubblica dovrà ridicolizzarne un altro, suo predecessore, e cioè Mitterrand, per acconsentire a deliranti pressioni politiche da parte degli italiani, e in particolare del ministro leghista Castelli e del premier Berlusconi. Si profila il rischio che tanti paventavano a Parigi (ne ho avuta la riprova personale andando ad assistere alla giornata per Battisti tenutasi alla Mairie del IX arrondissement): la svendita dell'onore nazionale francese in favore del servaggio a Berlusconi.
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Giugno 29, 2004
Paszkowski: TESI SU UN OMICIDIO
di Giovanni Bianconi
Una ragazza assassinata nei pressi dell’università, facoltà di Legge; l’indagine di polizia che arranca nel mondo accademico e studentesco; l’ipotesi del movente legata alla teoria del delitto perfetto. Tutto questo s’è letto nelle cronache degli anni scorsi sull’omicidio di Marta Russo, la ragazza uccisa alla Sapienza di Roma nel maggio 1997. Un fatto vero, purtroppo; la realtà che, per essere investigata, s’è incrociata con qualche esercizio di fantasia. Ora sembra che le parti si siano invertite e che nell’altro emisfero, in Argentina, uno scrittore sia ricorso alla realtà (ma chissà se ha mai sentito parlare del delitto della Sapienza, avvenuto proprio mentre lui lavorava al libro) per un’opera di fantasia che s’interroga sull’adeguatezza del sistema giudiziario a risolvere gli enigmi e le miserie umane quando si trasformano in crimini. Gli stessi quesiti potrebbero nascere dal processo per la morte di Marta Russo, ma l’autore argentino Diego Paszkowski li propone narrando le vicende dei due protagonisti di Tesi su un omicidio , suo romanzo d’esordio [Editore Fanucci, pagine 172, 12 euro].
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Radicali: il partito-holding e la politica-marketing
di Mauro Suttora
[dal libro del libro «Pannella & Bonino Spa», edito da Kaos]
Dal 1995 i radicali hanno congelato il Pr: niente più congressi per decidere la linea politica, né elezione dei dirigenti. Nessuna sede locale: i dirigenti periferici non hannoaccesso neppure agli elenchi regionali di iscritti e simpatizzanti - è tutto concentrato e controllato a Roma. Il Pr è diventato così "un'area" formata da vari "soggetti imprenditoriali", una holding con bilanci da decine di miliardi, unpatrimonio stimabile in 150 miliardi e più di 200 dipendenti: Torre Argentina Società di servizi (proprietaria della sede romana del Pr, situata nellavia omonima), la società per azioni Centro di produzione (con Radioradicale e il suo archivio, in via Principe Amedeo), il Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva. Oggi il Pr è quindi una azienda a tutti gli effetti, una struttura economica icui costi annui di solo funzionamento ammontano a otto miliardi. Insomma,una vera e propria "Pannella&Bonino spa", con un notevole tasso di efficienza.
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Il SANGUE INNOCENTE di Christopher Dickey
di Alessandra Fava
"Guerra batteriologica? Il virus migliore è quello del vaiolo, come mi hanno confermato all’istituto Pasteur di Parigi. Ormai non si vaccina più nessuno e in tanti possiedono il virus attivo, ufficialmente solo per la ricerca. Ma chi ci assicura che non lo abbia anche Saddam Hussein?".
Chi parla è Christopher Dickey, inviato di Newsweek e prima del Washington Post, che ha pubblicato nel ’97 Innocent blood, tradotto in Italia da Meridiano zero, un romanzo che racconta l’evoluzione di un americano di origini musulmane in terrorista.
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Giugno 28, 2004
L'incubo non è finito
Dal centro di irradiazione primitiva del tumore è arrivata forse la cura. O forse no. Stona, in effetti, con qualunque presa di coscienza di cosa ci riserverà il prossimo biennio, questa ubriacatura euforica, questo saldo di fine stagione di completi azzurrati, questo facile corrugarsi delle fronti degli ex fascisti: un'Italia da operetta, al solito. C'è poco da stare allegri, i pericoli più seri per la tenuta democratica del Paese arriveranno a breve. Che il voto per la provincia di Milano sia assurto a emblema della sconfitta definitiva di Berlusconi è indicativo dello stato da avanspettacolo a cui si è ridotta in Italia l'analisi politica. Se un effetto ha avuto questa tornata elettorale, è quello di avere comunicato ufficialmente al magnate brianzolo che rischia sul serio di perdere la nazione. Vale a dire: l'unico effetto plausibile di queste europee ed amministrative è fare invelenire le colombe e non rendere candidi i serpenti. Il peggio sta per arrivare.
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Giugno 27, 2004
Di nuovo Satana e gli esorcisti tra le balle
di Wu Ming 1, tratto da Giap #8, 5a serie, 28 giugno 2004
Quando lo sdegno e il panico morale saltano tutti i passaggi che portano dal particolare al generale, diventano "mostrificazione" e poi "emergenza", caccia alle streghe.
Le macabre scoperte delle ultime settimane in quel di Varese, con omicidi ispirati al culto del Maligno, hanno dapprima prodotto un'ondata di pessimo giornalismo dimentico della presunzione d'innocenza: articoli che sposano per partito preso le tesi degli inquirenti, scritti come se ci fosse già stato il processo. In seguito, siccome nel corto-circuito inquirenti/media/religione una rondine fa primavera, rieccoci alle filippiche contro Internet, i giochi di ruolo, il "rock satanico" (autentica ossessione della destra cristiana d'ogni latitudine) e gli snuff movies. Rieccoci ai giornalisti che pendono dalle labbra di esorcisti come padre Gabriele Amorth o "demonologi" come Monsignor Corrado Balducci.
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4 milioni di dollari per gli ostaggi
E alla fine arrivò la conferma: per gli ostaggi italiani "fu pagato un riscatto". Il Corriere della Sera pubblica oggi l'intervista fatta dal Sunday Times (non dal TG4 o dal Giornale di Belpietro...) ad Abu Yussuf, un cittadino iracheno che afferma di aver filmato l'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi. Yussuf racconta, in un'intervista fitta di particolari e giudicata estremamente affidabile, che per la consegna del corpo di Quattrocchi furono versati 200.000 dollari mentre per gli altri quattro ostaggi (i tre italiani più l'ingegnere polacco Kos) vennero pagati "4 milioni" di dollari.
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Chi nominò la Contini?
Lascera' le chiavi della provincia di Dhi Qar al governatore iracheno subentrante, Hamid Al-Rumayad. Barbara Contini e' stata fino ad oggi governatrice della provincia e ritiene di aver fatto un buon lavoro: "E' stato un lavoro ottimo - ha dichiarato - tutti i progetti che avevamo studiato sono stati portati a termine. Ho lasciato volutamente in sospeso solo due di essi per continuare a dare lavoro a questa gente". [AGR - 27.6.04]
E’ vero che Barbara Contini fu nominata dagli americani all’insaputa dell’Italia? In 192 righe il governo non vuole rispondere
di Giorgio Frasca Polara
Immagino sappiate tutti chi è Barbara Contini, la disinvolta funzionaria milanese che un giorno – chissà come, chissà perché – si è ritrovata governatrice della provincia di Dhi Qar, in Irak, dove si è fatta una fama poco lusinghiera e comunque di assoluto sgradimento da parte degli irakeni e non solo. Un giorno (venerdì 27 febbraio di quest’anno) l’Unità rivela che la impegnativa nomina della Contini è stata fatta dagli occupanti Usa senza nemmeno interpellare il governo italiano che ha saputo della decisione americana a cose fatte. E’ vero che è andata così?
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'Tendenza Veronica'
di Lidia Ravera
[da l'Unità]
Prendete due donne di garbo, intelligenti, non più giovani, non ancora vecchie, tutte e due piuttosto belle. Mettetele sedute in un confortevole salottino, date loro parecchio tempo, qualcosa da bere e qualcosa da sgranocchiare. Chiudete la porta e andatevene, lasciatele sole. Parleranno di sé stesse e del mondo, di figli mariti amanti, libri e creme idratanti, conflitti e ricomposizioni, desideri e ripulse, progetti e delusioni, curiose l’una dell’altra come gatte, si annuseranno, se affini faranno le fusa, ronzando soddisfatte. Questo mi aspettavo da Tendenza Veronica, conversazione con la seconda signora Berlusconi condotta da Maria Latella.
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Giugno 23, 2004
Breve storia dello SKA!
Lo Ska è nato in Giamaica verso la fine degli anni ’50 come un miscuglio di R&B e Mento, che diede origine ad un ritmo contaminato che fu conosciuto come Ska. I Sound Systems diedero una spinta incisiva in avanti a questo sound ed alla sua popolarità, e nel 1964 lo Ska era ormai IL sound della Giamaica. E’ stato anche promosso al World Fair che quell’anno era a New York, dove artisti come Prince Buster e Jimmy Cliff si esibirono per la folla ammassata. Nel frattempo a migliaia di miglia di distanza in Inghilterra, gli immigrati giamaicani ed i giovani dell’epoca ascoltavano lo Ska, o Blue Beat come era conosciuto (chiamato così dopo il successo dell’omonima Label). Ma lo Ska non durò a lungo in Giamaica, e un’estate veramente calda rallentò il ritmo e nacque il Rocksteady, che poi alla fine degli anni ’60 si evolse in un Rocksteady e Skinhead Reggae. L’Inghilterra stette al gioco e nel 1969 questo Reggae era il sound del momento.
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La canna di Montecristo
di Alexandre Dumas
[da Il Conte di Montecristo]
 Franz gli lasciò tutto il tempo di sorbire il suo cibo favorito; poi quando vide che ritornava un poco in sé:
"Ma finalmente che cos'è questa vivanda preziosa?"
"Avete mai inteso parlare del Vecchio della Montagna, quello stesso che volle fare assassinare Filippo Augusto?"
"Senza dubbio."
"Ebbene, voi sapete che regnava in una ricca vallata dominata dalla montagna di cui aveva preso il nome pittoresco. In questa vallata c'erano magnifici giardini piantati da Hassen-Ben-Sabah, e in questi giardini vi erano dei padiglioni isolati: in questi faceva entrare i suoi eletti, e là faceva loro mangiare, disse Marco Polo, una certa erba che li trasportava nell'Eden, in mezzo a piante sempre fiorite, a frutti sempre maturi. Ora ciò che questi giovani felici prendevano per una realtà non era che un sogno, ma un così dolce, inebriante, un così voluttuoso sogno, che si vendevano interamente a colui che lo elargiva, e gli obbedivano ciecamente. Essi andavano a colpire in capo al mondo la vittima designata, morivano fra i tormenti della tortura senza lamentarsi, nella sola idea che quella morte che soffrivano non era che un passaggio a quella vita di delizie di cui l'erba misteriosa, ora avanti a voi, aveva dato un saggio."
"Allora" gridò Franz, "è l'hashish. Sì, la conosco, almeno di nome."
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David Chalmers e l'enigma della coscienza
L’autore parte dalla considerazione che l’esperienza conscia è contemporaneamente la cosa più familiare ma anche la cosa più misteriosa al mondo. Da un punto di vista oggettivo, il cervello è relativamente comprensibile. Ma oltre a tale aspetto ne esiste anche uno soggettivo. Insieme tali esperienze costituiscono la coscienza. Per tanti anni il problema della coscienza è stato evitato dai ricercatori, in quanto incompatibile con i parametri scientifici allora vigenti. L’idea prevalente era che la scienza, fondandosi esclusivamente sull’oggettività, non poteva ammettere qualcosa di così soggettivo come la coscienza. Negli ultimi anni un numero sempre crescente di neuroscienziati, psicologi e filosofi si stanno però avvicinando allo studio della coscienza, tentando di carpirne i segreti.
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Moody: 'La più lucente corona d'angeli in cielo'
di Luca Briasco
[da Alias - Supplemento de il manifesto - 1 maggio 2004 ]
La più lucente corona d'angeli in cielo è il quinto libro di Rick Moody a venire presentato al lettore italiano, dopo i due romanzi Tempesta di ghiaccio e Rosso americano (entrambi pubblicati da Bompiani), i due racconti di Demonology (sempre Bompiani) e l'interessante intervista sulla scrittura Col pianoforte ero un disastro (minimum fax).
Si tratta di un racconto lungo estratto dalla più ampia raccolta a cui dava il titolo e che negli Stati Uniti è stata pubblicata dopo il romanzo d'esordio Garden State e Tempesta di ghiaccio, e prima di Rosso americano. Per chi ha avuto già modo di ammirare l'assoluto controllo stilistico e formale che Moody esercita su materiali narrativi spesso incandescenti (la crisi della famiglia, l'irrompere della malattia nell'esistenza quotidiana, la disperata normalità della devianza), questo libricino denso come il nero inchiostro della sua copertina rappresenterà una piacevole conferma.
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Giugno 22, 2004
Ventimila mercenari a Baghdad
Dopo essere finite sotto gli occhi degli osservatori dei media indipendenti o di quelli più attenti delle riviste specializzate in sicurezza e guerra durante il conflitto in Sierra Leone o per il loro utilizzo nei Balcani; negli ultimi tempi la questione dei mercenari e della privatizzazione delle forze combattenti ha trovato spazio anche nelle pagine interne dei media principali.
Soprattutto dopo che 4 mercenari americani, il 31 marzo 2004, sono stati uccisi in un attacco a Falluja in Iraq e che la folla si è accanita sui cadaveri.
In tutto questo però i telegiornali italiani hanno descritto l'evento come se fosse successo che quattro impiegati civili americani fossero stati uccisi... più o meno come fossero personale di qualche compagnia petrolifera o di qualcuno della cooperazione internazionale e quindi non si capiva perchè questi arabi (che ci descrivono sempre più mostruosi) si fossero così accaniti o perchè li avessero uccisi.
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Gadamer: Plotino
di Hans-Georg Gadamer
Plotino pronunciava dei "discorsi"; noi oggi parleremmo di "lezioni", ma per me questo termine è una mostruosità linguistica: non penso che si possa fare filosofia per mezzo di una lectio, cioè leggendo ad alta voce un testo. È necessario, invece, rivolgersi direttamente a chi ascolta; e per far questo si deve evitare il ricorso a un testo scritto, precedentemente elaborato per un lettore anonimo. Ecco quale fu l'aspetto straordinario di Plotino: aveva questa capacità! Egli teneva discorsi piuttosto brevi (di circa mezz'ora) che hanno lasciato una profonda impronta umana e spirituale. Plotino era, come direbbe Max Weber, un "individuo carismatico". La sua apparizione doveva possedere un magnetismo che catturava l'intera Corte imperiale.
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Ginsberg: l'URLO che arriva fino a oggi
di Allen Ginsberg
I
Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la din-amo stellata nel macchinario della notte, che in miseria e stracci e occhi ínfossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz, che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra, che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro, che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York...
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'Cacciatori di dinosauri'
di Luca Masali
Quante volte, presentando un saggio, lo sciagurato recensore comincia il discorso dicendo che il tomazzo di cui si appresta a banfare “è appassionante come un romanzo?” Novanta su cento è una balla clamorosa, significa semplicemente che il volume analizzato è talmente arido da aver prosciugato pure il cervello di chi lo recensisce, lasciando al poveretto solo l’appiglio del più immondo e scontato luogo comune che la sua negletta arte possa offrire.
È dunque con molta vergogna che, dopo aver giurato a me stesso che mai e poi mai avrei detto una roba del genere, devo confessare che questo Cacciatori di dinosauri, di Deborah Cadbury, ottimamente tradotto da Matteo Cais (Sironi Galapagos, 23 euro – Ahia!- per 400 pagine) è davvero un libro che si legge come un romanzo. Un gran bel romanzo, oltretutto. Vieni che ti racconto il perché.
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Chi ha orecchie per intendere, intenda
In un numero del maggio scorso, il settimanale americano Newsweek riportava una lunga e dettagliata storia su "The roots of torture" (Le radici della tortura), rivelando un fatto di straordinaria gravità se venisse pienamente confermato: il Cosigliere Generale della Casa Bianca, Alberto Gonzales, il 25 gennaio 2002 avrebbe scritto e presentato al presidente Bush un memorandum in cui sosteneva la delirante tesi che la Convenzione di Ginevra (quella che predispone la tutela dei diritti umani e di ulteriori regole di rispetto della dignità dell'uomo e contro la tortura) non andava più applicata, in base alle stringenti necessità della "guerra al terrorismo" dopo l'11 settembre. Nell'articolo di Newsweek si citavano parole di impressionante portata dal memorandum stilato da Gonzales. Riferendosi al cosiddetto 'nuovo paradigma' imposto dalla guerra asimmetrica, il consigliere di Bush annotava per il Presidente: "Questo nuovo paradigma rende obsolete le rigide limitazioni della Convenzione di Ginevra sugli interrogatori dei prigionieri nemici e rende meno alcune sue indicazioni."
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La faccia umana su Marte è una bufala. O no?
Il Viking 1 partito il 20 agosto 1975 entrò in orbita marziana il 15 giugno 1976 e fece posare il suo modulo di atterraggio nella regione Chryse Planitia (pianura dorata; 22.2°N, 48°W).
Il 25 luglio 1976 l'orbiter del Viking 1 sta riprendendo la superficie di Marte per cercare un posto di atterraggio adatto per il lander del Viking 2.
In un'immagine ripresa a 41°N e 10°W nella regione denominata Cydonia Mensae compare qualcosa che sembra una collina a forma di "faccia" più o meno umana del diametro di circa 1.5 km (foto a margine) e di altre strutture lineari e regolari, alcune delle quali sembrano "costruzioni" di forma piramidale (la sonda si trovava ad una distanza di 1800 km, la risoluzione era di 45 metri/pixel).
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Giugno 20, 2004
Son quelli come voi che hanno ucciso Calabresi!
Un racconto (vero) di Wu Ming 1

Mitomania [fr. mythomanie, comp. del gr. Mythos e -manie, '-mania', 1930] s.f. (psicol.) Tendenza a falsificare la realtà tramite racconti fantasiosi non veritieri per attirare l'attenzione su di sé.
(Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli)
Cialtrone [etim. incerta; 1527] s.m. (f. -a) 1. Individuo spregevole, scorretto, privo di serietà, inaffidabile. [...]
(sempre lo Zingarelli)
1. Prologo
Serata di giovedì 17 giugno, passeggio per via del Pratello, di ritorno dal comizio del neo-sindaco Cofferati in Piazza Maggiore. Comunque vada d'ora in avanti, sono euforico e leggiadro per la disfatta del Pchèr alle comunali. Incontro Antimo e Luigi, due colonne portanti del marxismo meridionale trapiantato a Bologna.
Luigi mi fa (testuale): - Mentre cagavo, ho letto un attacco violentissimo contro voi Wu Ming.
- Ah, sì? E dove?
Mi fa il nome di un settimanale musicale, testata gloriosa fondata nel '77.
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Banana Yoshimoto
di Maria Vittoria Vittori
Ce la ricordavamo come un tipo dark, invece ora Banana Yoshimoto è una donna ammorbidita dalla recente maternità. Ma è sempre amatissima dal pubblico italiano: Giorgio Amitrano, finissimo yamatologo traduttore dei suoi romanzi, ricorda che quando è venuta all’Orientale di Napoli e all’Istituto culturale giapponese di Roma è stato necessario scortare la scrittrice come fosse stata un’autentica rockstar. E si preannuncia un bagno di folla anche in questa occasione del Festival delle letterature a Roma. Il gusto Banana, conosciuto attraverso i quattordici romanzi pubblicati in Italia da Feltrinelli dal romanzo "cult" Kitchen in poi, continua a piacere moltissimo. In che cosa consiste? Nella scelta di ingredienti essenziali, come la realtà quotidiana, il mistero che vi si annida, l’amore e l’abbandono, la pulsione di morte e la gioia di vivere, ma soprattutto in un particolare modo di cucinarli: ”a vapore”. Che non li altera, che ne conserva il gusto e l’aroma , che non fa ingrassare i lettori.
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Giugno 19, 2004
Susan George: UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE SE...
di Susan George
[da Un altro mondo è possibile se…, traduzione di Ester Dornetti , Feltrinelli, 13 euro]
Negli articoli di giornale, l’eterogenea moltitudine di persone che spesso scende in piazza per manifestare è generalmente definita come il "movimento no global" o "antiglobalizzazione". Gli interessati si riferiscono collettivamente a se stessi come al "movimento di giustizia globale" o "movimento della società civile" o "dei cittadini". Alla peggio, se lo spazio per il titolo è davvero ridotto, si accontenteranno di un "altro-" ("altramondializzazione"): sempre meglio dello scorretto, e perfino insultante, "anti". Il movimento non è "anti": è internazionalista, e intensamente partecipe delle tematiche globali e della sorte di ogni singolo abitante del pianeta. La ricchezza di proposte concrete di cui si è mostrato capace lo rende più qualificato a essere definito "proglobalizzazione" di quanto in realtà non lo siano i suoi avversari. Tutto dipende da quale tipo di globalizzazione si intende, e a vantaggio di chi.
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Erri De Luca: sui '70, fuori dalla legittima difesa
(ANSA) - ROMA, 16 GIU - "Quando non ci saranno piu' detenuti e si stara' alla pari, allora si potra' discutere e ascoltare una piu' vasta verita', quella degli uomini e delle donne, senza la camicia di forza di essere giudici o imputati". Erri De Luca, lo scrittore ed ex militante di Lotta continua, spiega cosi' le sue parole pronunciate alcune settimane fa nel corso della presentazione del libro di Aldo Cazzullo sul Caso Sofri. In quella occasione De Luca disse che per avere la "verita' umana" sull' assassinio del commissario Luigi Calabresi occorre che siano "restituiti" i corpi di Adriano Sofri e Ovidio Bompressi, condannati con Giorgio Pietrostefani a a 22 anni per l' omicidio del commissario: un' affermazione che aveva suscitato polemiche e prese di distanza, tra cui quella dello stesso Sofri che, dal carcere di Pisa, sottolineo' di non avere "ordinato o autorizzato" l'assassinio di Calabresi.
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Giugno 18, 2004
CARMILLA N. 6!
Dopo una lunghissima attesa, è finalmente in vendita il n. 6 di Carmilla - La rivista dell'immaginario. Sarà distribuita nelle librerie dal 19 giugno, ma è fin d'ora possibile comprarla on line (con uno sconto del 20%) presso il sito del suo nuovo editore, Nuovi Mondi Media.
Carmilla n. 6 contiene racconti inediti di Eraldo Baldini, Sandrone Dazieri, Chuck Palahniuk, Vincenzo Mele, Gregory Maguire, Jean-Louis Trudel, Jim Cowan, Riccardo Valla. Saggi e interventi di Serge Quadruppani, Gérard Duménil, Dominique Lévy, Antonio Moresco, Ken McLeod, Aris Papathéodorou, Claudio Asciuti, Marco Paggi. Recensioni e rassegne di Domenico Gallo, Vittorio Catani, Danilo Arona, Silvia Arzola, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Luigi Lollini, Marco Paggi, Pietro Izzo.
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Giugno 17, 2004
Per capire Ellroy: le 20 regole del noir che fu
di S.S. Van DINE
Lo scrittore S. S. Van Dine (1888 - 1939), che si chiamava in realtà Willard Huntington Wright, fu il padre dell'investigatore Philo Vance [nella foto, William Powell interpreta Philo Vance in 'The Kennel Murder Case' (1933)]. Negli anni Venti scrisse quelle che sono conosciute come le Venti regole di Van Dine, le leggi che regolano un racconto nero.
1. Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti.
2. Non devono essere esercitati sul lettore altri sotterfugi e inganni oltre quelli che legittimamente il criminale mette in opera contro lo stesso investigatore.
3. Non ci deve essere una storia d'amore troppo interessante. Lo scopo è di condurre un criminale davanti alla Giustizia, non due innamorati all'altare.
4. Né l'investigatore né alcun altro dei poliziotti ufficiali deve mai risultare colpevole. Questo non é buon gioco: è come offrire a qualcuno un soldone lucido per un marengo; éuna falsa testimonianza.
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IL RACCONTO POLIZIESCO
UNA MACCHINA NARRATIVA PER UN FINALE SORPRENDENTE
di Fabia Zanasi
Tecniche e ingredienti
La posizione della critica è sostanzialmente mutata, da quando, nel 1924, Richard Austin Freeman scriveva: “I critici e i letterati di professione tendono a bandire con disprezzo il romanzo poliziesco (per usare la denominazione poco elegante sotto il quale il genere è ormai universalmente conosciuto) come qualcosa che si colloca al di fuori del dominio della letteratura e a considerarlo un prodotto di scrittori rozzi e assolutamente incompetenti, destinato a fattorini, commesse e, insomma, ad un pubblico privo di cultura e di gusto letterario” .
A conferma della dignità ormai riconosciuta al genere, si possono considerare le parole di Borges: “Che cosa si può dire come apologia del genere poliziesco? C’è una constatazione evidente da fare: la nostra letteratura tende al caotico. Si tende al verso libero perché è più facile del verso regolare; la verità è che quest’ultimo è molto difficile. In questa nostra epoca, così caotica, c'è una cosa che, umilmente, ha conservato le virtù classiche: il racconto poliziesco. Non è possibile concepire un racconto poliziesco senza principio, parte centrale e fine [...]. Io direi, in difesa del romanzo poliziesco, che non ha bisogno di difese; letto con un certo disdegno, ora sta salvando l’ordine in un'epoca di disordine. E questa è una prova meritoria, di cui dobbiamo essergli riconoscenti” .
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Un Bel paese di merda

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Ingeborg Bachmann: MALINA
di Mario Scarpellini
[da homolaicus]
Raccogliendo un tema centrale che aveva elaborato nei suoi saggi sul Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein, ma che avrebbe poi sviluppato in maniera indipendente e autonoma da Wittgenstein, la Bachmann individua l'unico linguaggio autentico nella tensione della parola nei confronti della sfera dell'indicibile, dell'ombra e della tenebra. Un linguaggio dunque che si esercita nella tensione verso ciò che nel linguaggio si mostra , ma che non può essere detto e esplicitato, e che costituisce il risvolto oscuro dell'esistenza, dove la parola riacquista significato e insieme un impegno etico e il valore di una speranza. Ed è questo nesso indivisibile di analisi critica del linguaggio, di impegno etico nei confronti di un mondo nuovo a costituire la struttura essenziale alla base della poesia e della prosa di Ingeborg Bachmann .
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Giugno 15, 2004
'L'ultimo dio', romanzo di Emidio Clementi
Recensione di Tommaso De Lorenzis
Trovare un racconto di vita, potente perturbante di rottura, è stata, negli ultimi anni, un'impresa ardua. Vagando tra gli scaffali delle librerie, continuando a fissare, con autistica cocciutaggine, il grande schermo, la sensazione pareva diventare certezza: dopo i fasti tondelliani degli Ottanta, le Storie scontavano un italico ergastolo negli ombelichi di scrittori e registi sottomessi alla gamma completa degli stereotipi generazionali.
A porre fine alla ricerca ci ha pensato Emidio Clementi, già cantante, paroliere e bassista dei Massimo Volume. Aveva cominciato tre anni fa, con un romanzo di vertigine all'altezza del selciato di una strada "di schiavi e di puttane", affresco psichedelico di un milieu corsaro conficcato nel centro di Bologna. La Notte del Pratello (Fazi Editore, 2001) è stato un'inequivocabile testimonianza di come anche gli eventi più intimi, minuti, quotidiani, possano assurgere al livello dell'epica, senza dover sprofondare per necessità nelle crisi di trentenni depressi o nelle ipocrite scoperte di adolescenti fin troppo scafati.
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'Tre uomini paradossali', romanzo di Girolamo De Michele
Recensione di Tommaso De Lorenzis
Il misterioso suicidio dell'industriale Gian Maria Dondi riporta a galla un passato celato tra le pieghe di quattro vite. L'eco di uno sparo risuona in una villa sui colli felsinei e si propaga sotto la volta del tempo. La pistola ha già esploso colpi mortali. Dove? Quando? E in che modo un torbido gioco di affari e speculazioni, consumato sui circuiti della finanza internazionale, intreccia fatti risalenti alla fine degli anni Settanta?
Accade tutto in una manciata di giorni, nell'epilogo fulminante di una vicenda rimasta in sospeso per due decenni. Accade a Bologna. Tra il tre e il diciannove settembre del 1993, dopo che una valanga di futili e volgari istantanee ha finito di seppellire la stagione del movimento, delle passioni, della condivisione.
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Giorgio Bona: CIAO, TROTZKIJ
di Danilo Arona

Giorgio Bona, Ciao, Trotzkij, Edizioni BESA, 2003, pp. 104, € 10,00
Piccolo caso letterario del 2003, Ciao Trotskij dell’alessandrino Giorgio Bona è una raccolta di racconti “piemontesi”, tutti – tranne l’ultimo – ambientati nella campagna che si apre attorno alla città grigia, perlopiù nota ai media per le natalità di Umberto Eco e Gianni Rivera. Un libro importante e coraggioso, per diverse ragioni. Da un titolo che superficialmente potrebbe autoemarginarsi all’esclusivo consumo di un target militante all’uso della lingua, un italiano secco ed essenziale, spesso e volentieri contaminata da improvvise e filosoficamente “illuminanti” frasi in dialetto alessandrino: la lingua di quei protagonisti, divertenti e patetici, che, come leggiamo in quarta di copertina, sembrano il contrappunto contadino di quei pionieri americani, abitatori di una dimensione mitica, “grandi lavoratori, taciturni, ossessionati dai soldi e dal sesso, dalle infedeltà che in un mondo così naturale arrivano e si consumano con le stagioni”..
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Dolci addii

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Squizzato: il 24 e il 25 su Rai3, 'L'uomo dell'argine'
Vorrei formulare un appello a tutti i lettori di Carmilla che, disinteressati all'Europeo o dotati di coscienza civile ed estetica, il 24 e il 25 giugno avessero voglia di assistere a una delle rare opere d'arte trasmesse dalla tv. Su RaiTre, alle 21.00, va in onda in quei giorni L'uomo dell'argine, il film di Gilberto Squizzato su don Primo Mazzolari, straordinaria figura di prete resistente. Avendolo recensito qui, mi permetto di pubblicare su Carmilla un'intervista a Squizzato, a cui segue una notevole scheda. [gg]
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Giugno 14, 2004
Haneke: IL TEMPO DEI LUPI
di Dario Zonta
È della settimana scorsa un film americano (The day after tomorrow) di magniloquente catastrofismo e di sagace intelligenza sui temi dell’eco-ambientalismo e sue conseguenze globali. Un film di intrattenimento che, tra un effetto speciale e l’altro, fa riflettere sui temi massimalisti del destino dell’uomo e della sua specie. È di oggi, invece, la risposta europea e d’autore a quel catastrofismo americano: Il tempo dei lupi dell’austriaco Michael Haneke. Film durissimo e impietoso che immagina il comportamento di un gruppo di esseri umani costretto alla sopravvivenza da un innominato e non spiegato cataclisma. Già il titolo anticipa la soluzione: quest’umanità, occidentale, colta e civilizzata si trasforma di colpo in un branco di lupi quando defraudata repentinamente di ogni sicurezza e benessere.
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Picchiate il soldato Baker
di Nicholas D. Kristof
[da The New York Times ]
Lo scandalo degli abusi nelle prigioni si rifiuta di finire nel dimenticatoio, perché le spiegazioni rassicuranti della Casa Bianca continuano a cozzare contro le rivelazioni sui prigionieri morti e sulla sempre più evidente connivenza degli ufficiali di alto grado, oltre che la scoperta di nuove vittime, come, per esempio, Sean Baker.
Se Sean Baker non suona come un nome iracheno, è perché non lo è. Il soldato speciale Baker, trentasettenne, è infatti americano, ed era un orgoglioso soldato dell’esercito degli Stati Uniti. Veterano dell’Air Force e membro della guardia nazionale del Kentucky, ha combattuto nella prima guerra del golfo e più recentemente ha fatto parte della polizia militare di stanza nella base di Guantanamo.
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Lacrime di un pagliaccio
di Robert Coover
La differenza fondamentale tra un eroe tragico e un pagliaccio è
che un eroe, una volta finito con il sedere a terra, non si rialza più. Allora, se si
prendono le cadute come unità di misura, si spendono meglio i propri soldi con un
pagliaccio che con un eroe; ma il conteggio delle cadute non è il modo migliore per
misurare la storia e delineare il destino di una nazione.
La capacità di alzarsi e cadere e rialzarsi ancora è tuttavia
esemplare: ognuno di noi, benché ammiri leroe, lequilibrista o
lacrobata, finisce per imitare il pagliaccio; sperando, però, di non rivelarsi
così imbranato da coprire di ridicolo la propria temporanea sopravvivenza. E
probabilmente ognuno di noi teme e detesta quel ridicolo e amorale pagliaccio che finisce
per imitare, così come disprezza la propria codardia e stoltezza, così come teme la
parte di sé più incivile e oscura.
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Giugno 13, 2004
Piergiorgio Di Cara: L'ANIMA IN SPALLA
di Daniela Bandini

Piergiorgio Di Cara, L’anima in spalla, Edizioni e/o Noir, pp.245, €14,50.
Per avvicinarci all’autore di questo poliziesco italiano e per amarlo bisogna partire dai ringraziamenti che egli stesso, commissario di PS, esprime alla fine del libro: “:…. Ai ragazzi del mio Reparto, perché questo romanzo faccia sì che si innamorino ogni giorno di più del nostro mestiere, che è fatto di sacrifici e rinunce”. Per amare Di Cara basta inoltrarsi nelle pagine accantonando quel pizzico di diffidenza che, istintivamente, porterebbe a parteggiare per chi sta “dall’altra parte”: la divisa , un’icona, la bolsa ufficializzazione istituzionale di un nazionalismo riscoperto, se mai esistito. Poi succede una specie di grande rimescolamento: succede che i dialoghi prevalgono su tutto. La grande, grandissima forza di questo emozionante romanzo, sono i dialoghi.
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Giugno 11, 2004
La grande messinscena: non c'è stato nessun blitz
Linea della fermezza? "Via libera" al blitz dato personalmente dall'Unto? Più che altro, una grande farsa allestita a scopo elettorale, sotto la coltre del "silenzio-stampa" imposto dal governo dopo una lunga serie di gaffes e inopportune ammissioni. Attendiamo verifiche, ma pare proprio che il governo abbia trattato tramite gli ulema - com'era già chiaro e dato per scontato (e addirittura ufficialmente rivendicato) da settimane - e pagato un riscatto, com'era incresciosamente sfuggito alla governatora Contini, che poi si è rimangiata la frase.
Del resto, se c'è stato un blitz, è ben strano che non ne esista un filmato e che le tivù nazionali in perenne orgia patriottarda non ce lo mostrino orgogliose, in una guerra dove tutto, ma proprio tutto viene ripreso, fotografato, mediatizzato. Vabbe', ma che cce frega? Tutti in piazza ad accogliere festanti gli "eroi"! Quale sarebbe poi l'impresa eroica che hanno compiuto? Boh. Che ci stavano a fare là esattamente? Boh. Una lunghissima sequenza di "boh". [wm1]
da peacereporter.net (i grassetti sono nostri) ...
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Igino Ugo Tarchetti: UNA NOBILE FOLLIA

Solitamente, i manuali scolastici di storia della letteratura italiana citano di sfuggita Igino Ugo Tarchetti (1839-1869). Viene ricordato quale esponente del movimento della Scapigliatura, ma cosa abbia effettivamente scritto normalmente non viene detto.
Una parte della censura che lo ha colpito è stata probabilmente dovuta alla sua ampia produzione di racconti fantastici, che la critica italiana ha sempre considerato con riluttanza. Un’altra parte, però, va collegata alle posizioni politiche di Tarchetti, e in particolare al suo acceso antimilitarismo, maturato allorché partecipò nell’esercito dei Savoia alle feroci campagne contro il brigantaggio meridionale.
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Giugno 10, 2004
Il ritorno di Arsenio Lupin (2)

Abbiamo visto come il personaggio di Maurice Leblanc, Arsène Lupin, si ispiri forse – non nel primo racconto dedicato al ladro gentiluomo, ma piuttosto in alcuni dei successivi - alle gesta del ladro anarchico Alexandre Marius Jacob (1879-1954), capo della banda dei Lavoratori della Notte. Personaggio di primo piano nelle fila dell’anarchismo “illegalista” francese, che più tardi trovò il proprio organo teorico nel settimanale L’Anarchie di Albert Libertad e di Victor Serge e il proprio epilogo nelle gesta sanguinose della Banda Bonnot, Jacob fu condannato nel 1905 alla deportazione nella Guyana per quasi 150 furti.
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Chi ha messo incinta la mamma dei terroristi?
di Giuseppe Genna
"Finisce un incubo italiano, rischia di incominciarne un altro". L'incipit dell'editoriale di Ezio Mauro, direttore di Repubblica, farebbe ben sperare. L'incubo che finisce, si dice uno, è quello degli ostaggi liberati in Iraq; l'incubo che incomincia, continua a dirsi quell'uno, è l'esplosione mediatica e l'indegna speculazione politica relative a tale liberazione. Uno fa male a ben sperare: Ezio Mauro, infatti, scambia un incubo per un altro. Ecco quello che intende dire: "Nel giorno della liberazione degli ostaggi, che sono vivi, e tornano finalmente dalle loro famiglie, il Paese deve fare ancora una volta i conti con il terrorismo interno, pronto a manifestarsi a quattro giorni dal voto europeo. Una bomba esplosa ieri sera a Bologna, sotto il palco del comizio del vicepresidente del Consiglio Fini, riapre una stagione buia e terribile di sfida alla democrazia, con sei feriti e la democrazia come bersaglio". Ah, la bomba carta contro Fini, a Bologna.
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Giugno 09, 2004
Un mp3 gratis in cambio di un voto contro le destre
dei Subsonica
Scarica gratuitamente il tuo brano inedito in cambio di un voto contro le destre.
Tutto a gancio e sulla fiducia.
E’ oramai diventata una questione di difesa personale contro una classe politica che in questi anni ha massacrato di botte i cittadini in piazza prima e tra le mura di una caserma poi, ha reso inutile e impossibile comunicare la differenza tra uno spinello e una droga che ti ammazza, ha minato le basi della sicurezza di chiunque tagliando progressivamente la spesa sociale e i servizi indispensabili alla prevenzione, ha appoggiato supinamente una guerra illegale d’interessi che ci sprofonda in un incubo di orrore e di pericolo costante, tenta di smantellare i presupposti della nostra democrazia in materia di giustizia e pluralità di informazione, salvo poi sostenere che altrove la democrazia la si deve pur imporre con le bombe.
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FAME CHIMICA
di Davide Verazzani
[da sedicinoni]
"Fame chimica" rischia di passare alla storia quasi solo per la particolarità del progetto produttivo; nasce infatti nel 1997 come fiction documentaria, impostata dai due registi per raccontare, attraverso interviste ai ragazzi della Barona, i cambiamenti in atto in uno dei quartieri più disagiati di Milano, e cresce poi, dopo il sostegno di Filmaker, fino a raggiungere la dignità di lungometraggio di fiction, attraverso una forma particolare di associazione fra i partecipanti al progetto che, caso unico in Italia (almeno a livello "ufficiale"), fa sì che ognuno sia proprietario del film per una parte corrispondente alla quota versata per creare la Cooperativa Gagarin, che per l'appunto produce la pellicola. Sarebbe però un peccato che ci si dimenticasse del suo valore intrinseco, già peraltro consacrato da un'acclamata proiezione a Venezia nella sezione Nuovi Territori e dalla partecipazione ad alcuni importanti festival europei.
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Liberi tutti

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Pardini: LETTERA A DIO
di Ferdinando Camon
 Los Angeles non è una città: è un insieme di varie città, ognuna completa e interessante, che tentano di fare una città. Fatte le debite proporzioni, Lettera a Dio di Vincenzo Pardini (peQuod, 14 euro) è un insieme di diversi libri che convergono in un libro. C'è il libro su Alarico Regnante, bandito, anarchico, vendicatore, giustiziere, terrorista, portatore di un superiore concetto di giustizia e di dovere, ma nemico del concetto imposto dalla società e dallo Stato. O, se volete, dalla polizia e dai carabinieri. Le sue scorribande vorticose, imprevedibili, di uomo-animale-fantasma, sempre braccato e sempre inafferrabile, sempre sul punto di venire ucciso e sempre pronto a uccidere per primo, inizialmente amico di colui che nel libro racconta tutto, e tuttavia alla fine impegnato con lui in un duello all'ultimo sangue. E questo è un libro, bello, drammatico, avventuroso, teso.
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Microsoft cambia politica dei brevetti. E l’open source si prepara alla guerra
di ma.ca.
Con ostentata nonchalance, Microsoft ha annunciato nei giorni scorsi un cambio di politica nel sistema di concessioni relative ai brevetti detenuti dall’azienda. Cambio motivato – si sono affrettati ad assicurare i dirigenti dell’impresa di Redmond – esclusivamente dall’assai “routinario” desiderio di venire incontro a richieste più volte avanzate dalla rispettabile clientela. Chris Sharp, director for platform strategy di Microsoft per l'area Asia-Pacifico, ha anche affermato che investire nell'open source è solo uno spreco di soldi perché ferma l'economia (rosicchiando quote di mercato ai produttori), perché di fatto regala la proprietà intellettuale non usufruendo di tutti i benefici che essa comporta, e perché la strategia di RedHat dimostra che non é gratuito.
Ma nel campo nemico - ossia nel mondo della “fonte aperta” e del Linux – la notizia s’è egualmente diffusa come una sorta di “allarme rosso”.
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Giugno 08, 2004
L'Alzheimer Reagan
Se ne è andato uno stronzo. Ronald Reagan, attore avvizzito e presidente con disordini neurologici, all'età di 93 anni ha lasciato il pianeta ed è sceso giù, ai piani bassi. E' un coro unanime di tutte le destre mondiali: il ricordo enfatico di quella chioma che in Doonesbury prese fuoco durante un immaginario quanto geniale spot. Uno che finanziò Bin Laden, sterminò nicaraguensi, progettò contro l'isolotto di Grenada il primo intervento militare Usa all'estero dopo i fasti del Vietnam, ricoprì d'oro Saddam Hussein, ricoprì d'oro Noriega, ricoprì d'oro la lobby petrolifera dei Bush & co., organizzò un rapimento di americani per fare cadere l'antagonista elettorale Jimmy Carter, fece della Colombia una riserva stupefacente per il suo Paese, si inventò una bufala detta 'Scudo Stellare' a cui destinò comunque fondi che avrebbero sfamato il Terzo Mondo, distrusse il sindacato americano e lasciò a casa da un giorno con l'altro 12.000 operatori di volo, favorì la speculazione finanziaria contro la crescita reale, ghettizzò le minoranze di colore impoverendole allo stremo, in più si vantò di avere sconfitto il comunismo senza avere contribuito in nulla a questo risultato sbandierato ora dai neocon di tutto l'occidente. Non lo sostengo io, bensì Lawrence S. Wittner è professore di Storia alla State University di New York e autore del recente 'Toward Nuclear Abolition: A History of the World Nuclear Disarmament Movement, 1971 to the Present', pubblicato dalla prestigiosa Stanford University Press... [gg]
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I crimini della Coca-Cola e i paramilitari in Colombia
[da Radio Città Aperta (88.9 FM / Roma e Lazio) - 29 Maggio 2004]
In Colombia la situazione è gravissima: centinaia di sindacalisti, militanti di sinistra e semplici cittadini vengono uccisi ogni anno da formazioni paramilitari che acquistano sempre più potere e sono sostenute in maniera quasi esplicita da oligarchie locali e multinazionali straniere. Una situazione che sta diventando ancora più grave a causa del "Plan Colombia", un piano promosso dall'amministrazione statunitense che militarizza ulteriormente un paese già in ginocchio a causa delle violenze perpetrate ogni giorno da esercito e paramilitari. Abbiamo raggiunto telefonicamente un dirigente della CUT (Central Unitaria de los Trabajadores), che ha voluto rimanere anonimo per evitare ritorsioni. Non si tratta di una precauzione esagerata: nel 1995 abbiamo intervistato il sindacalista Cesar Herrera sulla condizione dei lavoratori delle banane in Colombia. Herrera è stato assassinato nel 1999 a causa delle sue posizioni. Nel 2002 abbiamo intervistato l'esponente indigeno Neburubi Chamarra, che ora è costretto alla latitanza per non fare la stessa fine di Herrera. Il nostro interlocutore ci ha descritto la situazione intollerabile nella quale versano i lavoratori colombiani della Cocacola, e in particolare quelli iscritti al sindacato Sinaltrainal.
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Giugno 06, 2004
Il memorandum segreto sull'11 settembre
[Pubblichiamo il testo dell'interrogazione parlamentare che il 19 maggio è stata presentata alla Camera dei deputati per richiedere a Silvio Berlusconi di informare il Parlamento sui contenuti del memorandum segreto ricevuto dagli Usa in merito alle indagini sull'11 settembre. La divulgazione dei contenuti di quel memorandum è un passo fondamentale per stabilire se e quanto l'Amministrazione Bush ha speculato sui fatti dell'11/9 per forzare i governi esteri alla guerra in Iraq. gg]
Al Presidente del Consiglio dei ministri
L'orribile attentato dell'11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle di New York e il quartier generale del Pentagono a Washington ha significato un fondamentale cambiamento politico e strategico nella vita di tutte le nazioni. Alcuni gruppi americani, ma anche europei e internazionali, che oramai sono noti come i "neoconservatori", con Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Richard Perle e altri alla guida, hanno subito dopo chiamato alla mobilitazione in un contesto di "scontro di civiltà". L'Amministrazione Bush-Cheney ha contemporaneamente dichiarato una "guerra globale al terrorismo" che avrebbe dovuto essere condotta con guerre preventive contro l'Iraq e altri "Stati canaglia", fiancheggiatori del terrorismo. Per chiamare gli alleati a raccolta, Washington aveva inviato a tutti i governi una documentazione sui fatti dell'11 settembre, prove subito secretate da tutti i governi informati.
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Berlinguer, vent'anni dopo
[L'11 giugno 1984 moriva Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, in coma per una settimana a causa di un ictus che lo aveva colto a Padova nel corso di un comizio. Ritengo che il modo migliore per ricordare Berlinguer siano le parole di un'intervista rilasciata da Pietro Ingrao all'Unità, il 27 maggio scorso: una celebrazione critica che non emenda gli errori di un uomo politico di altissima statura. L'intervista è tratta dal libro di Piero Sansonetti che sarà in vendita con l'Unità il'11 giugno. gg]
Quando sei stato presidente della Camera avevi rapporti intensi con Berlinguer, che era il segretario del partito?
Pochi. Botteghe Oscure non si occupò molto del mio impegno alla guida della Camera.
Come fu decisa la tua candidatura a presidente della Camera? In quel periodo tu nel partito eri all’opposizione. Ti eri opposto alla linea del compromesso storico, ti eri dimesso dall’incarico di presidente del gruppo parlamentare…
Sì, la proposta mi colse del tutto di sorpresa. Tra me e la direzione di Botteghe Oscure non c’era proprio un feeling. Io ero andato da Berlinguer a dirgli tutte le mie riserve nei riguardi della linea cosiddetta del compromesso storico, anche se i rapporti personali tra me e lui furono sempre buoni, schietti, e c’era una grande stima reciproca. Ma quanto alle opinioni politiche, il mio dissenso dalla linea berlingueriana era forte.
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La leggenda lounge di Edith Piaf
di Alberto Bevilacqua
A condurmi nel parco di Fontainebleau fu Edith Piaf. Io ero ragazzino. Lei mi confessò che quello era il luogo che la ispirava di più, che più la spingeva ad aprirsi, a confessarsi, anche con se stessa. Raggiungeva spesso il parco, prendeva a camminare da sola e si metteva a cantare: provava, in solitudine, le canzoni che le passavano per la testa e le capitava di improvvisarne di nuove, stordita dal profumo di quegli alberi.
Ricordo, appunto, che conducendomi per il braccio si mise a canticchiare, improvvisare, quel passaggio della Canzone delle guardie svizzere con cui si apre Viaggio al termine della notte, di Louis Ferdinand Céline, uno scrittore che proprio lei mi aveva spinto a leggere, e io ne ero rimasto turbato, affascinato.
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