Marzo 31, 2004
Parigi per Battisti
di Giuseppe Genna
Il Comune di Parigi non si è limitato a discutere la proposta di porre sotto la sua protezione politica e simbolica Cesare Battisti: ha organizzato una manifestazione istituzionale in una sede prestigiosa, presso il Municipio del IX Arrondissement [nella foto a destra]. Alla presenza del sindaco della IX Mairie, riconfermato dopo l'esito delle recenti elezioni amministrative (un risultato senza precedenti: la sinistra ha conquistato la maggioranza assoluta nella capitale francese), politici, giornalisti e scrittori hanno intrattenuto un serrato dibattito sull'anomalia giudiziaria che espone Cesare Battisti al rischio di estradizione in Italia. Per un italiano, ascoltare le argomentazioni alte delle autorità parigine, equivale a uno choc: l'avventore italiano, per quanto informato e partecipe alla vicenda Battisti, è abituato a un regime di violenta mistificazione e distorsione selvaggia, condotte con una virulenza che rasenta l'inciviltà, quando non la perpetra con scientifica predeterminazione. L'ingenuo avventore italiano ero io e la civiltà che avevo davanti a me era la Francia tutta, con le sue ragioni libertarie e la sua costumanza riflessiva e storica. Quando è giunta in platea la notizia che i media italiani hanno del tutto taciuto la motivazione fondamentale che i francesi evocano a proposito del caso Battisti, cioè la questione della "parola data", non si è misurata soltanto la generale sorpresa, ma la pura indignazione nei confronti di una cultura mediatica che ormai appartiene totalmente al dominio della sottocultura, e avanza per strategie di controllo politico. La medesima indignazione generale si è scatenata quando, al suo arrivo, uscendo dall'ascensore, Cesare Battisti è stato letteralmente sommerso da uno tsunami di microfoni e domande aggressive, inquisitorie, fuori completamente da ogni etica giornalistica. E' semplice indovinare da dove quei microfoni provenissero: erano i microfoni italiani.
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Marzo 30, 2004
E Frankenstein fabbricò la sua creatura... (terza puntata)
L'ORRORE DELLA STAMPA ITALIANA RIVELATO DAL CASO BATTISTI
di Valerio Evangelisti
L'internazionale della diffamazione


Ahimé, non c'è solo la stampa italiana capace di scendere ai livelli più bassi della sua storia, quando si tratta di diffamare Cesare Battisti. Ci sono anche gli italiani che intervengono su quotidiani francesi - non molto superiori ai nostri, quanto a deontologia professionale - per convincere il pubblico d'Oltralpe della mostruosità dello scrittore. In questa puntata lascio dunque momentaneamente da parte la nostra stampa, e mi soffermo su due casi particolarmente importanti, visto che riguardano due magistrati intervenuti di recente su Le Monde: EDMONDO BRUTI LIBERATI (con un articolo) e il già noto ARMANDO SPATARO (con un'intervista). Non sono i soli: esistono anche i casi drammatici di BARBARA SPINELLI, di CLAUDIO MAGRIS (l'unica persona al mondo, si direbbe, a essere ancora convinta che Toni Negri sia stato il capo delle Brigate Rosse) e altri ancora. Ma su loro tornerò. Mi piace anteporre interventi veramente illustri, opera di magistrati al corrente dei fatti. O almeno spero.
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Marzo 28, 2004
IL CASO BATTISTI E LA SINFONIA FORCAIOLA
di Wu Ming 1
da Giap n.5, quinta serie, "Sinfonie forcaiole e dissonanze di libertà", 29 marzo 2004
Sarà in distribuzione dal 31 marzo il libro Il caso Battisti. L'emergenza infinita e i fantasmi del passato, a cura della redazione di Carmilla, con interventi di Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Wu Ming 1, Serge Quadruppani, Mauro Bulgarelli, Girolamo De Michele, Pierre Vidal-Naquet, Enki Bilal, Bernard Henri-Levy, Daniel Pennac e altri.
L'editore è NdA Press, costa 8 euro. Chi non lo trovasse in libreria può ordinarlo direttamente sul sito dell'editore.
Nell'attesa, consigliamo vivamente di leggere l'articolo che Valerio Evangelisti sta pubblicando a puntate su www.carmillaonline.com, "E Frankenstein fabbricò la sua creatura. L'orrore della stampa e dei media italiani rivelato dal caso Battisti". Evangelisti smonta una per una le bubbole sulla vicenda giudiziaria, umana e professionale di Cesare Battisti propinate senza vergogna dall'informazione nostrana.
Nel frattempo, anche l'opinione pubblica francese è soggetta a incredibili pressioni da parte di italiani (VIP e carneadi uniti nella guerra sucia), i quali inondano web e stampa d'Oltralpe delle stesse frottole che noi continuiamo a smontare documenti alla mano pur sapendo che Lorsignori le ripeteranno facendo finta di niente.
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Marzo 26, 2004
E Frankenstein fabbricò la sua creatura (seconda puntata)
L'ORRORE DELLA STAMPA ITALIANA RIVELATO DAL CASO BATTISTI
di Valerio Evangelisti


Processo al serial killer
Sul Corriere della Sera del 22 febbraio 2004, PAOLO MIELI in persona spiega a un lettore di Firenze la vicenda processuale di Battisti: “Cesare Battisti ha quasi cinquant'anni; nel 1978 fu condannato qui da noi a due ergastoli per quattro omicidi e tre ferimenti”. Non è affatto vero. Battisti fu arrestato nel 1979 (e non nel 1978) nell’ambito delle retate che seguirono all’omicidio Torregiani, e che portarono in carcere decine di giovani, per lo più legati al milanese Collettivo autonomo della Barona.
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Marzo 25, 2004
E Frankenstein fabbricò la sua creatura (prima puntata)
L'ORRORE DELLA STAMPA E DEI MEDIA ITALIANI RIVELATO DAL CASO BATTISTI
di Valerio Evangelisti
L’asso nella manica
 In genere, la stampa italiana ha un grado di pretenziosità più alto della televisione o della radio nazionali. Questi ultimi due media, quando non sono puramente commerciali, sono comunque vincolati al potere politico o a interessi privati, che ne designano i vertici. Da parte del pubblico non vi è grande aspettativa di attendibilità nei loro confronti; anzi. Solo alcuni corrispondenti, alcuni commentatori godono di prestigio. Gli altri – la maggioranza – vengono regolarmente triturati da trasmissioni satiriche (Blob, Striscia la notizia, Mai dire domenica ecc.) che sono una sorta di bidone della spazzatura a uso interno, molto gradito dal pubblico.
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Marzo 24, 2004
Guerre e Paci (1)
di Paolo Chiocchetti
20 Marzo 2004. Un anno dopo l'inizio della guerra in Iraq, un anno e qualche settimana dopo le oceaniche manifestazioni del 15 febbraio 2003, che spinsero il New York Times a definirlo "la seconda superpotenza mondiale", il movimento per la pace è tornato a riempire le piazze di mezzo mondo.
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IN DISTRIBUZIONE DAL 31 MARZO

Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Wu Ming 1 e altri
IL CASO BATTISTI
L'emergenza infinita e i fantasmi del passato
A cura della redazione di Carmilla
NdA Press Edizioni
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Dopo il '77: l'emergenza quale sistema
di Bruno Cartosio
da Primo Maggio n. 26, inverno 1986-87 (estratti dall'articolo: Il peso dell'emergenza. Il sistema dei partiti e il '77)
Ci sembra in sostanza che [dopo il '77] sia stata modificata la concezione stessa della democrazia italiana. Il dato, in realtà, è più generale, teorizzato prima, in anni in cui i movimenti lo rendevano difficilmente fattibile, e attuato poi, in modi diversi, dai diversi paesi occidentali, dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e all'Italia.
L'Italia ha però una sua peculiarità, legata sia alla storia di questi anni, sia a quella degli ultimi quarant'anni. I connotati di classe che hanno fatto da fondamento alle intelaiature partitiche hanno anche portato a una struttura socio-politica unica. E questo rende ancora più evidente il salto qualitativo recente e l'allineamento dell'Italia all'idea stessa che la democrazia debba essere repressiva o autoritaria.
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Marzo 23, 2004
Un paio di cose che noi francesi possiamo dirvi
di Alexandre Bilous e Dominique Manotti
da il manifesto del 19 marzo 2004
”E' così francese questa storia”, scriveva La Stampa del 2 marzo scorso. Si riferiva all'atteggiamento assunto dagli intellettuali e dalla sinistra francese di fronte alla procedura d'estradizione intentata contro Cesare Battisti. Francesi un po' fuori della realtà, ignari del contesto italiano dei cosiddetti anni di piombo, ecco quel che saremmo. Per fornire l'identikit degli intellettuali francesi, Barbara Spinelli riprende il concetto nello stesso giornale e poi nelle pagine di Le Monde. Il rancore riversato dalla maggioranza della stampa italiana sulle persone che in Francia si mobilitano per evitare l'estradizione di Battisti ci ha davvero stupito. Vorremmo qui rendervi partecipi del perché siamo così stupiti.
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Marzo 19, 2004
Wu Ming: scrivere non redime e non tutti i noir sono di sinistra. Battisti ha colmato un vuoto
da il Riformista (17.3.04)
 Cesare Battisti non è solo un caso giudiziario, chiuso con mezzi politici, che molti vorrebbero riaprire, ma anche un caso letterario dalle molte sfaccettature. C'è chi considera la sua attività di scrittore di noir di successo una sorta di riscatto dalla presunta colpevolezza (o meglio presunta innocenza). Per altri, tra cui il gruppo della rivista Carmillaonline di Valerio Evangelisti, il caso Battisti, in quanto autore di un'intensa e non conciliante ricostruzione degli anni di piombo, dimostra le potenzialità critiche e antagoniste della narrativa di genere (come il noir, appunto) rispetto alla letteratura alta, accusata, lei sì, poverina, di latitare. Teoria culturale condivisa in parte da Severino Cesari, curatore della collana Stile libero Einaudi, dove tanta letteratura di genere si pubblica (Lucarelli, Evangelisti e lo stesso Battisti fu pubblicato nella collana sorella Vertigo): «La scrittura è molto simile a una preghiera», dice in merito al caso Battisti, «e in questo senso può benissimo avere a che fare con un processo di liberazione, riscatto nel momento in cui è letteratura onesta, nel rapporto etico con il lettore. Non limitandosi a fare memorialistica, che è sporca, che si affida solo all'identificazione, tra l'io scrittore e il soggetto penale. La lettura noir che riguarda l'Italia, volge all'analisi e alla critica sociale lo studio della “metà oscura” dell'animo di cui parla Stephen King».
Per altri, invece, tra cui Wu Ming, il collettivo di scrittori pubblicato anche da Einaudi, la letteratura di genere non è in sé antagonista: quella di Cesare Battisti, comunque, sì e ha colmato un vuoto. Letterario, s'intende.
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Marzo 18, 2004
In difesa di FILIPPO FACCI
 Fanno un po’ pena certi poveri diavoli, quando fanno capitomboli paurosi. Prima magari si ride, poi subentra la compassione.
E’ il sentimento che abbiamo provato nei confronti di Filippo Facci, arguto collaboratore de Il Giornale. Questi, sul quotidiano e sul sito web Dagospia, compone un florilegio di citazioni dal romanzo di Cesare Battisti L’ultimo sparo, scambiato per un’autobiografia vera e propria (“stesso gruppo armato, stesse rapine e ammazzamenti di vittime similari” ecc.). Ecco quindi che Battisti avrebbe ucciso di sua mano il direttore di un penitenziario sotto gli occhi della moglie e una signora elegante vestita di nero, agente dei servizi segreti, sparandole in faccia. C’è da rallegrarsi che Battisti non abbia scritto anche Il silenzio degli innocenti o Hannibal, altrimenti le sue vittime sarebbero state più numerose.
Viene il sospetto che Facci, quando ha letto L’idiota o Delitto e castigo di Dostoevskij, abbia creduto che Dostoevskij fosse un idiota, assassino di una povera vecchia. (VE)
(Nelle foto: a sinistra Filippo Facci, a destra L’Idiota, nella recente trasposizione teatrale di Gigi Dell’Aglio)
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Marzo 16, 2004
COME FABBRICARE UN MOSTRO. Cesare Battisti e i media italiani
di Valerio Evangelisti

Questo articolo dovrebbe apparire nei prossimi giorni, in versione riassunta, sul quotidiano francese L'Humanité. Ne proponiamo ai nostri lettori la versione integrale. La destinazione fa capire perché siano ripetuti taluni argomenti già trattati in questo sito.
“Quell’imbecille! Quell’imbecille!” Così si esprimeva l’onorevole socialista Ottaviano Del Turco, giovedì 11 marzo, durante una trasmissione di Rete 4 intitolata “Zona Rossa”. Su uno schermo sfilavano le immagini di Cesare Battisti che usciva di prigione. Poco prima, l’ex magistrato Ferdinando Imposimato si era rivolto al pubblico, tutto fiero: “Noi non leggiamo i romanzi di quel signore, non è vero?” Spettatori fin lì passivi avevano applaudito, entusiasti.
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Marzo 15, 2004
Anni '80: emergenza, "lotta al terrorismo" e restaurazione
da Progetto Memoria A. II n. 3, primavera 1989

Dunque ce lo eravamo sognato. Nella “lotta al terrorismo” che seguì gli anni ’70 non vi fu alcuna legislazione “d’emergenza”, non vi furono processi sommari, non vi fu repressione. Ce lo spiegano con abbondanza di parole e risparmio di fatti gli innumerevoli commentatori (anche stranieri, ma soprattutto italiani) che per fare emergere Cesare Battisti come mostro, cancellano tutto ciò che gli stava attorno.
Wu Ming 1 ha già dimostrato, in un editoriale fitto di dati incontrovertibili, quanto ciò sia menzognero. Ora ripubblichiamo un articolo che cerca di delineare il quadro globale che accompagnò la repressione, nel passaggio dagli anni ’70 agli anni ’80.
Gli anni Settanta si chiudono con migliaia di arresti, decine di migliaia di denunce, sequestri di periodici, incriminazioni di avvocati, giornalisti, docenti universitari, intellettuali. E' la grande stagione della caccia al "fiancheggiatore". In realtà, che nel mirino del potere non vi siano solo i gruppi armati e i loro simpatizzanti, ma l'intera sinistra rivoluzionaria italiana, da cancellare una volta per tutte, è dimostrato dal numero degli incriminati: oltre 40.000, un numero di gran lunga eccedente quello degli appartenenti all'area della lotta armata.
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Marzo 14, 2004
L'oscura immensità della morte, di Massimo Carlotto
di Wu Ming 1
Ho divorato in poco più di due ore l'ultimo romanzo di Massimo Carlotto, L'oscura immensità della morte (E/O, Roma 2004).
Qualche anno fa presentai a Bologna Arrivederci amore ciao, che aveva come protagonista Giorgio Pellegrini, "pentito" della lotta armata il cui percorso di formazione criminale iniziava proprio con la scelta del "pentimento" e terminava nella completa abiezione e disumanità.
In quell'occasione dissi che Arrivederci amore ciao restituiva all'espressione "noir" il suo significato letterale: dopo tanta letteratura beige, marroncina, "fumo di londra" e color cacarella, finalmente un romanzo italiano nerissimo, in cui non vi era redenzione, o meglio: vi era la "riabilitazione" dell'ex-compagno agli occhi della società borghese che aveva "tradito". Dal mio punto di vista, il contrario della redenzione.
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Marzo 12, 2004
ANNI '70: STATO "D'EMERGENZA" E TERRORISMO
di Nanni Balestrini e Primo Moroni
(da L'orda doro, a cura di Sergio Bianchi, 1^ ed. SugarCo, 1988; 2^ ed., Feltrinelli, 1997)

Parlare di una involuzione autoritaria dello Stato italiano nel corso degli anni '70, e vedervi una delle cause del sorgere di gruppi armati, pare diventata una bestemmia. Ne sa qualcosa Erri De Luca, che per avere affermato qualcosa di simile su Le Monde, si è visto sommergere da ironie e contumelie ad opera di quella trista caricatura di intellettuali che sono, oggi in Italia, gli editorialisti dei grandi quotidiani e i conduttori di talk-show televisivi. Rimediamo alla crassa ignoranza di costoro riproponendo un brano tratto da un libro che probabilmente non conoscono, abituati come sono a non leggere nulla.
La «strategia della tensione» era stata sconfitta da tre grandi componenti sociali e politiche: la conflittualità dell'autonomia di classe, la pratica militante, il radicalismo democratico. La posizione estrema e sintetica delle formazioni armate aveva storicamente prodotto «la forma-violenza organizzata in partito», ma questa componente era rimasta fino a tutto il 1976 sostanzialmente minoritaria (Bonisoli, uno dei protagonisti della fondazione delle BR, dirà che a quell'epoca i militanti non arrivavano a cento in tutta Italia) e proprio nell'emergere del «movimento '77» si era trovata in gravi difficoltà progettuali: anche se il riferimento immaginario e politico alla tendenza armata si poteva leggere in modo diffuso, non era tale però da autorizzare un'unità di intenti tra progettualità armata e pratica della violenza diffusa.
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Marzo 10, 2004
Condannati alla normalità
I rifugiati politici italiani in Francia
di Vincenzo Ruggiero
da Vis-à-vis n.2, primavera 1994

Questo articolo è stato concepito originariamente per un pubblico non italiano. L'enormità riguardante la situazione dei rifugiati politici in Francia, che è nota tra noi soprattutto tra i meno giovani militanti della sinistra, è infatti del tutto sconosciuta in altri paesi. L'intento di questo contributo era perciò di documentare una storia e denunciare una condizione di cui, vuoi tra accademici illuminati vuoi tra gruppi politici, pochi erano a conoscenza. Redatto in inglese, l'articolo era rivolto ai due suddetti gruppi di lettori, ed è già apparso in una rivista di sociologia critica del diritto che, sebbene in un numero ridotto di esemplari, circola nelle maggiori università del mondo (si tratta di Crime, Law and Social Change, Vol. 19, N. 1, 1993).
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Marzo 09, 2004
Cesare Battisti: quello che i media non dicono
di Wu Ming 1
"Non posso nascondere la mia amarezza vedendo riemergere certe accuse alla magistratura italiana che, come disse allora Pertini, tanto contribuì a fermare il terrorismo, rispettando la costituzione e le regole del processo."
Armando Spataro, La Repubblica, 8 marzo 2004
"Di fronte ad una situazione d'emergenza [...] Parlamento e Governo hanno non solo il diritto e potere, ma anche il preciso ed indeclinabile dovere di provvedere, adottando una apposita legislazione d'emergenza."
Sentenza 15/1982 della Corte costituzionale.
Dopo la messa in libertà vigilata di Cesare Battisti, in quel di Parigi, i media italiani si sono scatenati, rovesciando sull'opinione pubblica tutto il metallo fuso per anni negli altiforni del rancore, della vendetta, dell'ossessione securitaria.
E' impossibile fare un resoconto di tutte le distorsioni e le falsità scritte e trasmesse nell'ultima settimana. Non c'è articolo, per quanto breve, che non ne contenga decine. Persino i dettagli apparentemente insignificanti sono sbagliati.
Episodi e personaggi che nulla c'entrano col caso in oggetto vengono gettati nel calderone per intorbidire la brodazza, scatenare il panico morale, impedire a ogni costo l'uso della ragione.
Un killeraggio mediatico come non se ne vedevano da parecchio tempo, al quale è faticosissimo opporre argomenti ed elementi concreti, ricostruzioni storiche minimamente approfondite.
Eppure non si può rinunciare a esercitare la ragione, non ci si può chinare e coprire la testa con le mani in attesa che passi la burrasca. Fosse anche un'impresa disperata, occorre esercitare la ragione contro il fanatismo.
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Una "aliena" a PRAGOCON 2004
Cronaca del Festival della Fantascienza di Praga (20-22 febbraio 2004)
di Lenka Staníčková
Foto di Petr Holan

Qualcuno mi ha consigliato di non andarci, piú precisamente: “non fermarti troppo, vedrai, non sarà molto interessante, vi saranno solo quei matti che non vedono nient’altro che la fantasy e la sci-fi.” E come bambini fanno spesso i capricci e non ascoltano i genitori, stavolta anch’io non ho obbedito alle parole del mio amico, vi sono andata e rimasta quasi tutta la giornata. Mi sembra normale, prima di accettare l´opinione di un altro, verificare o vedere di persona la cosa su cui si deve esprimere un giudizio. Avevo voglia di fare un’analisi delle menti di questi “pazzi del mondo immaginario”. Certo, l´analisi psicologica, non essendo una psicologa, la volevo fare solo per me. Ma sono rimasta tanto sorpresa e colpita davvero positivamente, che ho deciso di presentarli, almeno in breve, alla gente che non ha nessun’idea di tale festival e che forse dei fan della fantascienza pensa le stesse cose del mio amico.
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Marzo 08, 2004
Una battaglia che continua
Redazionale

Da oggi ricominciamo a inserire in Carmilla On Line alcuni dei nostri articoli consueti, dopo un mese ha visto la testata dedicare interamente il proprio spazio alla causa sacrosanta di Cesare Battisti.
Il nostro non è affatto un distacco da quel tema cruciale, tutt’altro: a ritmo quotidiano pubblicheremo interventi e aggiornamenti sul “caso Battisti”, piazzandoli bene in vista. Si tratta piuttosto, per noi, di coerenza nella nostra impostazione. Ci battiamo da anni per valorizzare le potenzialità critiche e antagonistiche che la cosiddetta “narrativa di genere” contiene, preziose in un momento storico in cui, almeno in Italia, la letteratura definita “alta” sembra avervi abdicato. Il “caso Battisti” è stata la dimostrazione più palese che avevamo visto giusto.
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La palude in fondo all'anima
di Valerio Evangelisti
da L'Unità

Dopo alcune fugaci apparizioni in Italia presso vari editori, Joe R. Lansdale ha avuto la definitiva consacrazione nel nostro paese grazie a Einaudi ma soprattutto grazie a Fanucci, che di lui ha pubblicato la superba antologia Maneggiare con cura: introduzione ideale alla narrativa di questo autore. Sono seguiti i romanzi Freddo a luglio e Atto d’amore, e ora questo In fondo alla palude, da annoverare tra i migliori in assoluto (322 p. 13,00 €).
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Marzo 07, 2004
Da Pennac a Le Monde: liberate Battisti
In questi giorni una slavina mediatica si è abbattuta sull'Italia: telegiornali, trasmissioni radiofoniche, quotidiani e settimanali sono crollati a valanga su chi desiderasse (o meno) sapere qualcosa sullo scandalo umano e giudiziario che ha coinvolto Cesare Battisti. Abbiamo assistito a fenomeni notissimi di distorsione informativa, a "sfoghi cutanei" di chi evidentemente covava rancori mal sopiti, a processi sommari condotti sull'onda di un pietismo che viene ormai utilizzato quale maschera privilegiata per mistificare intenti elettorali e desideri di vendetta. Mentre in Francia, al di là delle allucinazioni del quotidiano governativo Le Figaro (sorta di emanazione di un Feltri d'Oltralpe), si assisteva a una straordinaria mobilitazione civile, qua da noi si assisteva all'opposto: una straordinaria manifestazione incivile. In poche ore, i media italiani hanno restituito un ritratto che più falso e tendenzioso non si può: gli intellettuali francesi ridicolizzati e sbertucciati come se fossero una massa di idioti; i massimi esponenti del Partito Socialista francese ridotti a una gang di pagliacci in cerca di un pugno di voti: il Consiglio comunale di Parigi trattato come la Spectre; decine di migliaia di firmatari dell'appello per Battisti insultati impietosamente. Il tutto, condito con gli elementi più vistosi e ripugnanti dell'informazione di regime: due, quattro, cinque spietate esecuzioni attribuite allo scrittore italiano; il suo nome inserito nell'affaire delle nuove BR; episodi della sua vita inventati di sana pianta. All'indomani della scarcerazione di Battisti ci è capitato di dovere smentire persino La Stampa, che si inventava un riarresto dell'autore di Cargo sentimentale.
Le cose stanno diversamente, come è ovvio. E, a testimoniarlo, sono gli stessi francesi - e qualche residuo di sanità mentale da parte del giornalismo italiano, quello che non è schierato. Non sono testimoni di poco conto, quelli che citiamo: da Daniel Pennac (nella foto a sinistra) al direttore di Le Monde Edwy Plenel fino allo storico Pierre Milza . In particolare Daniel Pennac ha spazzato il campo da ogni dubbio, in un'intervista su Repubblica: "L´amnistia è il contrario dell´amnesia. Si tratta di chiudere una porta per permettere agli storici di capire un periodo in maniera meno passionale. Mi è difficile ammetterla sentimentalmente, soprattutto se si immaginano le vittime. Il problema non deve però essere considerato dal punto di vista affettivo".
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Marzo 05, 2004
Erri De Luca contro Mario Pirani
 La Repubblica del 4 marzo riportava, in prima pagina, uno dei più bizzarri articoli mai apparsi sul quotidiano in tutta la sua storia. Era contro Cesare Battisti e lo firmava Mario Pirani (nella foto a destra, con un bicchiere di vino in mano).
Perché “bizzarro”? Perché così spiegava chi fosse Battisti:
- “Si tratta di un ex brigatista rosso” (non è vero)
- “condannato all’ergastolo per quattro omicidi” (in verità per due, e anche su quelli ci sarebbe da ridire, ma quest’ultima è opinione nostra)
- “riuscì nel 1981 a evadere dal carcere di Frosinone e a riparare in Nicaragua” (ehm, Pirani, si trattava del Messico)
- “nel 1990 trovò comodo rifugio… sulle rive della Senna" (qui bisognerebbe intendersi sul concetto di “comodo”, ma vabbe’…)
- “Nella latitanza parigina Battisti intuì che l’immagine dell’intellettuale era quella che nei paraggi del Quartiere Latino poteva riuscire la più confortevole e sicura” (forse anche in Messico, visto che fu in Messico che Battisti fondò la sua rivista letteraria Via Libre)
- “e si mise a scrivere libri gialli, con una eccezione costituita da un racconto-memoria intitolato L’ultimo sparo” (o anche L’ultimo sparo è un giallo, o tutti gli altri romanzi di Battisti sono “racconti-memoria”, visto che appartengono allo stesso filone narrativo)
- “Non avendolo letto” (ah, ecco che si spiega tutto!)
- “non sappiamo se in esso era contenuto anche il volantino (segue testo)” (no, non c’era)
Ecc. ecc. ecc.
Inutile proseguire: è ormai piuttosto evidente che il valoroso Pirani si arrabatta alla meglio, ma non sa di cosa stia parlando.
Sul resto delle argomentazioni, cediamo il commento a Erri De Luca (accusato da Pirani di “complice solidarietà”), attraverso l’intervista (che riprendiamo da Indymedia) da questi rilasciata all’emittente Radiolina di Napoli:
Per ascoltare l’audio può essere necessario scaricare WinAmp
Permalink: postato alle 06:09 AM
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Marzo 04, 2004
Bulgarelli (Verdi): interrogazione parlamentare sul caso Battisti
BULGARELLI: CASO BATTISTI, ITALIA E FRANCIA HANNO MENTITO SULLE MODALITA' DELL'ARRESTO E PREPARANO NUOVE ESTRADIZIONI?
Il verde Mauro Bulgarelli ha presentato un'interrogazione parlamentare (il 2 marzo) sulle
modalità dell'arresto di Cesare Battisti e sulle rivelazioni del giornalista
Enrico Porsia, il quale in un articolo apparso nell'edizione on line del
periodico 'amnistia.net', sostiene che l'arresto di Battisti rientra in un
accordo tra Italia e Francia in virtù del quale, oltre a Battisti,
dovrebbero essere estradati due ex militanti delle Brigate Rosse, Roberta
Cappelli e Enrico Villimburgo: "Se quanto afferma Porsia è vero, l'arresto
di Battisti non avvenne perché questi aveva minacciato di morte un suo
vicino ma perché fu esplicitamente richiesto già nel gennaio del 2003 dalle
autorità italiane in virtù di accordi presi l'11 settembre 2002 con quelle
francesi, accordi tesi a mettere mano alla 'dottrina Mitterand' e a
procedere alle estradizioni valutando 'caso per caso'. I nomi di Battisti,
Cappelli e Villimburgo erano contenuti in una lista più ampia di 14
nominativi che le autorità italiane avevano inoltrato a quelle francesi,
concedendo a quest'ultime la facoltà di "scegliere" 3 soggetti da estradare."
Permalink: postato alle 03:21 PM
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BENTORNATO, CESARE! UNA PRIMA VITTORIA
di Valerio Evangelisti, a nome di tutta la redazione

Oggi noi tutti di Carmilla On Line eravamo così emozionati da non riuscire a parlare. Si era appena sciolta una tensione durata un giorno intero, punto estremo di quell’angoscia che si trascinava ormai da un mese: da quando il nostro amico Cesare Battisti era stato arrestato.
La notizia, appena pervenuta dalla Francia, era che il tribunale di Parigi aveva deciso per Cesare la libertà provvisoria, contro tutte le pressioni esercitate dal governo francese e, attraverso questo, da quello italiano. Solo la sera prima il ministro della giustizia Dominique Perben (cognome pochissimo adeguato a chi lo porta) aveva approfittato di un canale televisivo per vomitare su Cesare tutte le ignominie raccolte dal giornale-immondezzaio Le Figaro (autore, per mano del suo redattore Guillaume Perrault, di deliranti invenzioni su un Battisti che minaccia di morte i vicini di casa, che fugge dal carcere pugnalando un secondino, che finisce le proprie vittime con un colpo alla nuca, ecc.). L’intento di Perben era quello di influenzare la magistratura, che pure già a fine 2003 non aveva ritenuto di dare seguito a una precedente proposta di estradizione.
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Marzo 03, 2004
Scarcerato Cesare Battisti!
Con una decisione invocata a lungo e ad alta intensità, la magistratura parigina ha deciso di concedere allo scrittore Cesare Battisti la libertà provvisoria, in attesa che venga esaminata il prossimo 17 aprile, in tribunale, la richiesta di estradizione da parte dell'Italia. La notizia è giunta nel pomeriggio: al termine dell'udienza sulla richiesta di scarcerazione, presentata dagli avvocati dell'autore italiano, è stata sentenziata l'inesistenza dei presupposti per la permanenza di Cesare Battisti nel carcere della Santé.
La mobilitazione a favore di Battisti non cessa. La prossima tappa, cioè l'esame della richiesta di estradizione avanzata dal ministro Castelli, sarà decisiva. Ricordiamo che già nel 1991 la giustizia francese aveva emesso una sentenza sfavorevole a un'identica richiesta. In questi giorni, dunque, moltiplicheremo l'impegno a fornire informazioni e riflessioni sulla vicenda.
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Oggi l'udienza. La Città di Parigi a sostegno di Battisti
di Jacqueline Coignard
(Articolo apparso su Libération del 2 marzo 2004)

Ci siamo. Oggi pomeriggio, alle 14, l’intera giunta comunale di Parigi uscirà dal municipio con la sciarpa tricolore a tracolla, alla guida di un corteo che si porterà fin sotto il tribunale della città, dove deve essere esaminata l’istanza di scarcerazione presentata dai legali di Cesare Battisti.
Intanto si è appreso che già il 20 maggio 2003, dietro pressione del governo italiano, il guardasigilli francese aveva presentato al Procuratore generale una richiesta di estradizione, concernente Battisti e altri due rifugiati. Il 4 dicembre 2003 il Procuratore aveva annunciato al ministero l’archiviazione della pratica.
Tuttavia non c’è da essere troppo ottimisti, visto l’accanimento del governo francese su insistenza di quello italiano (sono di ieri le pressioni indebite esercitate in Francia su uno dei promotori del manifesto dei 430 intellettuali, poi saliti a 500).
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Marzo 02, 2004
Lettera aperta di 430 intellettuali al Ministro della Cultura francese, per la liberazione di Cesare Battisti

Mentre l’amministrazione comunale della capitale francese accorda in forma ufficiale e solenne la “protezione della Città di Parigi” a Cesare Battisti, e istituisce un’apposita commissione; mentre varie cittadine qui e là per la Francia lo nominano cittadino onorario; mentre addirittura gli inquilini dello stabile in cui abitava (già autori di un volantino intitolato “Ridateci il nostro portinaio”) marciano con tutto il 9° Circondario fino al municipio del quartiere e trovano la solidarietà del sindaco e dei consiglieri, gli intellettuali transalpini più prestigiosi continuano la loro mobilitazione.
Quattro di essi, ben noti anche in Italia (lo storico Pierre Vidal-Naquet, il disegnatore Enki Bilal, la scrittrice Fred Vargas, il regista Jacques Audiard) hanno redatto la lettera aperta che riportiamo, firmata nel giro di pochi giorni da 430 loro colleghi.
Signor Ministro,
l’arresto del romanziere Cesare Battisti e la minaccia di estradizione che pesa su di lui destano emozione e riprovazione nel mondo della cultura, e ben al di là di esso.
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Marzo 01, 2004
ALBERTO TOSCANO ovvero CACASENNO A CAVALLO
di Valerio Evangelisti


A sinistra il corrispondente di Panorama da Parigi, Alberto Toscano. A destra una scena del film Ogni giorno nasce un fesso (1964).
Non so quanti ricordano il personaggio di Cacasenno, protagonista di un seguito che l’abate Adriano Banchieri volle dare alla saga rurale di Bertoldo e Bertoldino, scritta da Giulio Cesare Croce. Si trattava di un giovane contadino dai mezzi intellettuali così limitati che, al momento di salire a cavallo, infilò male la staffa. Si trovò così in sella al contrario, ma invece di cambiare posizione preferì fare in tal modo il viaggio fino in città.
Un incidente altrettanto grottesco capita al corrispondente da Parigi di Panorama Alberto Toscano (da non confondersi con l’omonimo filosofo radicale), in un articolo contro Cesare Battisti pubblicato nel numero del settimanale attualmente in edicola. Solo che, se Cacasenno aveva almeno il buon senso di andare al passo, Toscano cerca invece di galoppare alla carica. Con l’esito inevitabile di mostrare, nella corsa, le natiche ai propri nemici. Posizione quanto mai pericolosa, per chi sta tentando un assalto.
Permalink: postato alle 06:49 AM
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