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Fantascienza e psicopatologia

di Daniele Barbieri

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In ogni posto di lavoro, per strada o a casa ci sono i “sanity-meters” ovvero gli alienometri prodotti dalla Cahill Thomas Manufacturing: misurano il disadattamento – “la pazzia” – di ogni cittadino. Se si supera la norma (fra 0 e 3) si è sottoposti a sorveglianza; quando si arriva al livello 10 si sottostà alla “correzione chirurgica” oppure si entra per sempre nella misteriosa Accademia. E per l’appunto Accademia (1) s’intitola questo racconto-profezia scritto negli anni ’50 da Robert Sheckley. Lo spunto iniziale è la tipica ossessione statunitense per “l’igiene” mentale e la conseguente diffidenza verso tutto ciò che si discosta da una presunta normalità. Non abbiamo (per quanto?) gli alienometri fra noi ma negli ultimi 50-60 anni il tentativo di psichiatrizzare tutto si è allargato dagli Usa al resto del mondo, trovando ostacoli ma anche vincendo battaglie importanti. Come sempre la buona sfi ci può aiutare a muoverci nei sentieri del presente e dei possibili futuri prossimi.

La mania di classificare ogni minima deviazione continua a tradursi in statistiche che mostrano vertiginosi aumenti di vecchie/nuove forme del malessere psichico. Di continuo i massmedia rilanciano allarmi su “epidemie” che, lungi dall’essere indagate e/o verificate, servono invece a lanciare altri farmaci, cure, psicoterapie ma anche ad allargare il controllo sulla vita privata. Istituti definiti autorevoli – e magari lo sono ma hanno finanziamenti assai loffii, cioè di chi poi venderà i rimedi contro le presunte sindromi – possono periodicamente e tranquillamente sostenere che in Occidente un bimbo su quattro si può classificare “malato di mente”. Persino l’Oms (2) è arrivata ad annunciare che nel 2005 si prevede un mezzo miliardo di “picchiatelli” in circolazione sul pianeta: per la precisione 413 milioni nelle società sviluppate e 122 nei Paesi “pezzenti”. E ovviamente l’Italia sta al passo, sperimentando il Ritalin e simili (3).
Ci aspetta un oggi/domani – magari sotto le più pulite e celate spoglie della farmacologia - anche peggiore di quello intravisto in Accademia? L’eliminazione di ogni deviazione al “retto pensare” è stata al centro degli incubi della fantascienza di Philip Dick, Damon Knight, Robert Silverberg, Alfred Bester, R. A. Lafferty, Frederik Pohl, Ursula Le Guin e altre/i. Vediamone qualche esempio.

Dick non solo ha previsto l’arrivo degli “psichiatri portatili” (ben prima dei programmi computerizzati come Eliza) (4) ma ha anche disegnato un intero sistema sociale basato su diversi tipi di malattie mentali in guerra fra loro. In Follia per 7 clan (5) c’è forse un solo “Norm” in mezzo ai “Mani” (la loro capitale è “Grande Da Vinci”), ai “Para” (nella città di “Adolfville”), agli “Schizo”, agli “Eb” (i troppo buoni e dunque ebeti che si ritrovano – questa è veramente perfida – a “Gandhitown”), ai “Poli”, ai “Dep” e infine agli “Os,com” cioè gli ossessivi-compulsivi. Come sempre accade in Dick anche in Follia per 7 clan ci sono almeno tre paraventi che nascondono altre verità.

Vale aggiungere per coloro che hanno visto il (bruttino) Minority Report di Steven Spieberg – malamente tratto dall’omonimo racconto di Philip Dick – che nel sistema giuridico statunitense esiste già la possibilità che sulla base di una “precognizione” (di uno psichiatra, guarda un po’) scatti la pena di morte: se la prediction law sostiene che potresti uccidere ancora beh, sei fritto… (6).


Sarebbe frettoloso dire che Stromberg soffre di mania persecutoria quando scrive sui muri del suo laboratorio che «Niente è sempre assolutamente così. E=Mc al quadrato può essere dopotutto un fenomeno locale» e cita Donovan (il cantante) - «tutto fa parte di tutto» - , “I ching” e i pidocchi per sostenere che il nostro pianeta ha deciso di fare a meno di noi umani: siamo in Burro blu, un racconto di Theodore Sturgeon (7). Forse la nostra follia è più saggia della nostra saggezza, ci hanno ammonito Erasmo e Montaigne.
Nel lontano 1956 Ultime notizie, un altro racconto – forse fra i meno noti ma sicuramente fra i più riusciti – di Sturgeon (8) da una parte conduceva in un labirinto psichiatrico che (almeno per l’epoca) era sconvolgente ma dall’altra pone una questione che sempre più risulta attuale e angosciosa: di fronte alla quantità di dolore, impotenza e rabbia che i massmedia – le “ultime notizie” appunto – ci riversano addosso cosa possiamo fare? E se quando decidiamo di “nasconderci” (di “rimuovere” o “regredire” per usare termini tecnici) qualcuno ci viene a snidare… ma senza offrire alcuna soluzione per quelle sofferenze, cosa potrebbe accaderci?

In questo panorama, chi legge fantascienza ricorderà due vicende che hanno al centro – non per caso – donne. La prima è la protagonista di Sinthajoy dell’inglese David Compton (9) sospesa tra le false vite dei “nastri” che le scorrono nel cervello e il puzzolente mondo reale dove scopre che «solo adesso che sono “ufficialmente” psicotica posso fissare la gente senza provare imbarazzo». L’altra donna è invece una chicana – un’immigrata latina negli Usa - di mezza età, Connie Ramos, che viene classificata folle ma in realtà è solo un’emarginata: dalla sua “gabbia” Connie può però sintonizzarsi su un futuro (ahi-noi lontano) comunitario, ecologista, non sessista e libertario. C’è in questo romanzo di Marge Piercy, Sul filo del tempo (10) una frase chiave che sino a qualche anno fa campeggiava su un muro del centro sociale di Milano Leoncavallo: «Per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo».

Bisogna dunque sognare un’altra psichiatria (meglio: una non psichiatria) che neghi l’esistenza di due diversi universi per i “folli” e per i “sani”. La ricorrente idea di un controllo sociale totale ha già storicamente prodotto l’internamento psichiatrico dei dissidenti nell’ex Urss e la lobotomia di massa negli Usa. Altre tragedie porterà se dimenticheremo quel che aveva urlato Erasmo: «non è vero che ogni illusione o vaneggiamento debba chiamarsi follia». Anzi. Sempre più in una società di orrenda e iniqua normalità, di pensiero unico e di guerra preventiva/permanente chi vaneggia può essere maggiormente saggio di quelli che pretendono essere questo il migliore dei mondi possibile.

Chi oggi nel cosiddetto mondo reale alimenta la spirale guerre/terrorismi ha costante bisogno di “costruire” un nemico quotidiano. Tutti i nostri alieni…. Le creature mostruose (o così considerate) della fantascienza sono ovviamente altri esempi possibili dei razzismi, dei nazionalismi, degli imperialismi e delle forme di odio paranoico che sorreggono questa costante e sempre aggiornata invenzione del nemico assoluto. L’orrore/paura per l’alieno – che può essere razziale, sessuale, sociale, politico, religioso - arriva, lo sappiamo, a mettere in conto l’auto-distruzione della specie. I più anziani ricorderanno forse il telefilm The Monsiores Are Dive an Maple Strei, un esemplare racconto di paranoia collettiva: siamo all’interno della celebre serie Ai confini della realtà (11) e sono significative le frasi di chiusura dell’episodio: «I pensieri, le opinioni, i pregiudizi possono essere armi, armi che esistono solo nella mente degli uomini (…) I pregiudizi possono uccidere e il sospetto può distruggere, la ricerca di un capro espiatorio contamina, come l’Atomica, i figli già nati e i nascituri».

L’elenco degli intrecci futuri-pazzie (che poi si tratti di follia vera o presunta è tutto da vedere) potrebbe continuare ma, per stavolta, lo spazio finisce qui. Non esiste in italiano un’antologia tematica di questo tipo ma ne esiste una (discretamente interessante anche per i commenti del curatore, Isaac Asimov) sulla psicologia nella fantascienza (12) e si chiama Hallucination orbit. Ma l’ultima parola non la diamo alla fantascienza bensì a un esponente del “realismo magico” latino-americano, quel Manuel Scorza che nel romanzo La danza immobile ci illuminò: «Lenin aveva torto… non è l’imperialismo la fase suprema del capitalismo, è la schizofrenia».

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NOTE
(1) Lo si trova nell’antologia Mai toccato da mani umane, varie edizioni Urania
(2) E’ l’Organizzazione mondiale della sanità, filiazione dell’Onu.
(3) Del farmaco Ritalin, “pillola dell’obbedienza” per bambini, poco (e male) si parla in Italia. Vale segnalare almeno il libro Ritalin e cervello di Henrich Kremer (Macro edizioni) e l’inchiesta di Sabina Morandi apparsa sul quotidiano Liberazione del 18 aprile 2004.
(4) confronta pag 22 e seguenti in Il potere del computer e i limiti della ragione umana di Joseph Weizenbaum, Edizioni Gruppo Abele ma anche la sua lunga intervista apparsa come Dritti verso l’iceberg (sempre Ega).
(5) Ora ristampato da Fanucci.
(6) Alcune storie di questo tipo, realmente accadute in Texas, sono state raccontate da Riccardo Romani sulla rivista Diario della settimana del 16 luglio 2004.
(7) Lo si trova nell’antologia Il mondo di Sturgeon (editrice Nord).
(8) Di recente è uscito nell’altra antologia sturgeoniana Medusa e altre incognite pubblicata come Urania-Millemondi numero 38.
(9) Ormai introvabile.
(10) Elèuthera editrice.
(11) E'’ l’episodio trasmesso il 1 gennaio 1960; la trascrizione di quel testo è in L’umanità è scomparsa di Rod Serling (Urania).
(12) Fu edita dagli Editori Riuniti ma ora circola solo nei Remainders o sulle bancarelle.


Pubblicato Dicembre 3, 2004 04:53 AM | TrackBack

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