di Valerio Evangelisti (da Musica / Repubblica del 25 novembre 2004)

Nicolas Eymerich, che in vita era stato inquisitore generale d’Aragona, non si era ancora adattato completamente al dono con cui Dio lo aveva premiato: trasportare il suo tribunale dell’Inquisizione fuori del tempo, e accordargli giurisdizione su ogni epoca della vicenda umana. In cuor suo riteneva che simile gratificazione gli spettasse. Ciò che lo innervosiva era che l’Onnipotente avesse collocato nella dimensione in cui ora viveva – l’ottavo cielo – anche la burocrazia del Santo Uffizio.
Si rivolse bruscamente al notaio Berjavel, chino su un cumulo di incartamenti. «Insomma, avete finito?»
«Sì, magister.»
«Chi è il prossimo imputato?»
«Tale Dan Brown, autore di un testo eretico intitolato Il codice Da Vinci. Godette di forte popolarità all’inizio del XXI secolo.»
Eymerich fece una smorfia, ma non di malumore. Da quando aveva la facoltà di spedire le anime degli umani defunti al paradiso o all’inferno, ne aveva approfittato largamente: il paradiso si era svuotato, mentre l’inferno si era riempito. Se poi il deceduto parlava la lingua rozza e sputacchiante degli angli e dei sassoni, la sua dannazione era assicurata. Eymerich li condannava tanto per non doverli ascoltare, e ciò gli procurava una gioia che teneva ben celata.
«Venga avanti quel Daniele il Bruno, o Daniele l’Oscuro.»
L’anima dell’interessato, a un cenno di Berjavel, veleggiò fino al sedile triangolare riservato agli imputati. Poiché era un’anima, non aveva tratti spiccati, salvo un maglione a collo alto.
Eymerich prese il fascicolo che il notaio gli porgeva. Ne scorse con calma le prime pagine, poi fissò severamente Dan Brown.
«Qui si dice che non solo, in questo romanzo, avete sostenuto posizioni contrarie a quelle della Chiesa Cattolica Romana, ma che avete ricalcato pari pari testi eretici precedenti.»
«Potete parlare più lentamente?» chiese l’imputato. «Capisco poco il latino.»
Eymerich decise di mostrarsi condiscendente. «E’ già un’ammissione di colpa, ma non vi insisto. Chi vi ha denunciato afferma che il vostro romanzo è ricalcato su un incunabolo di tali Baigent, Leigh e Lincoln, intitolato Il santo Graal.»
L’anima allargò le braccia; solo che, essendo un’anima, non le aveva, e ciò la imbarazzò. «Ebbene? Sono io stesso a rivelarlo! Quello è un saggio, non un romanzo. E’ chiaro che, come romanziere, ho bisogno di fonti attendibili.»
Eymerich sogghignò. «Attendibili?» Guardò Berjavel. «Signor notaio, quanto libri hanno scritto questi Baigent e soci?»
Berjavel si chinò sulle carte. «Oh, una quantità! Ce n’è persino uno intitolato L’Inquisizione. L’ultimo capitolo si intitola L’Inquisizione e gli UFO.»
Benché non fosse sua abitudine, Eymerich manifestò stupore. «E cosa sarebbe, un UFO?»
«Un oggetto volante sconosciuto, che emana luce e attraversa i cieli.»
«Capisco. Un demone.» L’inquisitore fissò l’imputato e sogghignò. «Vedo poche speranze per voi, Daniele l’Oscuro. In più mi si dice che sostenete che la Chiesa avrebbe, per secoli, nascosto l’ipotetico matrimonio tra Gesù Cristo e Maria Maddalena, rimasta persino incinta.»
Sulla superficie compassata dell’anima di Dan Brown apparve per la prima volta una traccia di aggressività. «Le mie fonti sono sicure. Si tratta del Vangelo apocrifo di Filippo. Ciò che dice di Maria Maddalena è incontrovertibile. Gesù la bacia pure sulla bocca.»
«“Incontrovertibile”?» Eymerich fece una risatina di scherno. «Se aveste letto per intero quell’apocrifo sapreste che si tratta di un Vangelo gnostico, e dunque scritto in chiave simbolica. Nello specifico Maria Maddalena rappresenta l’amore spirituale e la purificazione, dunque il contrario di ciò che voi sostenete. Gesù la bacia perché così voleva il rito della gnosi valentiniana.»
«Uhm, in effetti del Vangelo di Filippo so poco. Conosco meglio il Vangelo apocrifo di Tommaso, perché ne parla il film Stigmate.»
Il notaio alzò il capo dal suo verbale. «Magister, scusate se oso interrompervi, ma credo che il fondamento dell’accusa sia ormai dimostrato. Tenete inoltre presente che costui, nel suo libro, dice male dell’Opus Dei, tanto cara al pontefice Giovanni Paolo II…»
Eymerich, che passeggiava in su e in giù, si fermò di colpo. «Cosa sarebbe l’Opus Dei? Qualcosa sul modello dei Gesuiti?» Pronunciando l’ultima parola, l’inquisitore non riuscì a reprimere un ghigno sprezzante.
«Sì, se parliamo dei Gesuiti rinascimentali… Indottrinamento dei pargoli di buona famiglia, vocazione per la politica, amicizia con i potenti, sostegno ai peggiori tiranni.»
«E costui…?»
«Se la prende con l’Opus Dei. Direi, se mi è consentito, che ce n’è abbastanza per mandarlo direttamente all’inferno. Procedo?»
Eymerich rifletté per un minuto buono, quindi disse: «No, no… Opus Dei, ma guarda…» Si rivolse a Dan Brown. «Vi lascio libero. Scegliete dove andare, paradiso o inferno che sia. Per me l’importante è che vi togliate dai piedi.»
L’altro si affrettò a obbedire. Rimasto solo con Berjavel, Eymerich ignorò la sua espressione stupita. Si chinò all’orecchio del notaio. «Dite… quel libro, Il codice Da Vinci… non potremmo fare in modo che venda qualche altro milione di copie?»


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