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... Va ribadito, con forza, ora più che mai, che bisogna smetterla con questa farsa della missione di pace. Bisogna che l'Italia ritiri le sue truppe. Bisogna rompere il circolo vizioso che sovrappone morte ad assassinio. Bisogna imporre la logica della pace. Che è, per l'appunto, una logica e non una semplice reazione emotiva...

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Novembre 03, 2004

Noi saremo tutto!

di Wu Ming 1

Noisaremo.jpgFa digrignare i denti e scartavetra le gengive, il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti, Noi saremo tutto (Strade Blu Mondadori, pp.300, € 15). Ti ci avventi sopra, impasto di carne e piombo e frammenti d'ossa, e lo finisci con la bocca piena di sangue.
Noi saremo tutto racconta la vita e la sopravvivenza, l'orgoglio di intere comunità ma anche l'abiezione, il tradimento, la Cartagine distrutta del movimento operaio americano.
Dopo aver spento ogni fuoco di rivolta, gli States brancolano nel buio della loro storia, sotto un cielo di novilunio, in una piana circondata di nulla. Nell'esplorare quelle tenebre è utile fischiettare un ritornello. Per farsi coraggio, ma anche per usarlo a mo' di sonar. Tornano così alle labbra i canti dei wobblies, gli Industrial Workers of the World. Salgono, da pagine ingiallite di libri trovati chissà dove, gli inni del sindacalismo rivoluzionario e le strofe del poeta operaio Joe Hill. Rimbomba, oltre le nebbie del presente, la versione wobbly dell'Internazionale, che culmina nella citazione marxiana: "We have been naught, we shall be all". Non eravamo nulla, saremo tutto.

Evangelisti si è spinto nelle lande della damnatio memoriae, seguendo il persistere e periodico riemergere del mito IWW. Da Seattle a San Francisco a New York e di nuovo a Seattle. Dagli anni Venti agli anni Cinquanta fino agli ultimi giorni del secolo. L'epopea dei sindacati statunitensi, le grandi battaglie per il loro controllo ingaggiate su entrambe le coste da alleanze fluide, reversibili, un "tutti contro tutti" fra stalinisti, sindacati gialli, fascisti, gangster e governo federale.
La ricostruzione di quei conflitti assume una consistenza colloidale, si nuota nella poltiglia di vite triturate.
Evangelisti, prima di fare il romanziere, era uno storico del movimento operaio e socialista. Nei "titoli di coda" sciorina la più esoterica delle bibliografie, ma a colpire il lettore "sprovveduto" è soprattutto la non-chalance, l'apparente facilità con cui ricostruisce episodi dimenticati, riportando sul proscenio movimenti sradicati, spazzati via, annichiliti. In Antracite (2003) c'era il grande sciopero dei cow-boys del 1877. Qui c'è Seattle in mano ai soviet (come altro chiamarli?) durante il grande sciopero del '19, e c'è il blocco del porto di San Francisco nel '34, braccio di ferro coi padroni che i comunisti stravinsero (tanto da controllare il porto persino in epoca maccartista) e che cambiò il volto di quella città, ancora oggi la più progressista degli States, coi Verdi al 40%!
Con la medesima disinvoltura, Evangelisti descrive i numerosi, improvvisi cambi di strategia del Partito Comunista di Earl Browder, sezione americana del Komintern: dalla fase estremista della "lotta al socialfascismo" alla politica dei fronti popolari, a cui seguì un mezzo rovesciamento di fronte per via del patto Molotov-Ribbentropp (1939), linea che però, dopo Pearl Harbor e l'invasione tedesca dell'Urss, lasciò il posto a una sorta di "patriottismo americano" interclassista.
Dall'altra parte della barricata c'è gente loschissima, come il giornalista Willard Huntington Wright, meglio noto come S.S. Van Dine, celebre autore di gialli. Evangelisti lo restituisce alla sua figura storica di aristocratico ultra-reazionario, quasi nazistoide.
E che dire dei capi e capetti della mafia newyorkese, dei quali ci vengono offerte esilarate descrizioni? Su tutti resta impresso Willie Moretti, scimunito e sbavante per via della sifilide mal curata.
Anche in Noi saremo tutto c'è il "metallo urlante", come nell'eponima trilogia: grandi ponti d'acciaio ancora in costruzione, mostri sospesi a mezz'aria, cigolanti e fischianti al vento, annunciano una nuova era.
Ma la vera trovata di Evangelisti è stata la scelta del protagonista, Eddie Florio, personaggio laidissimo la cui folle, trentennale avventura si regge su due grandi intuizioni.
La prima è la totale assenza di sim-patia. Eddie (spia e voltagabbana, traditore di tutto e di tutti a cominciare dalla propria famiglia) è privo di qualunque fascino, si muove in uno spazio "inaccessibile" al lettore, che trova tutte le vie sbarrate all'immedesimazione.
La seconda è - come direbbe Eddie - il "potere della figa", il "campo di forza" del femminino. Florio assale e cerca di dominare l'altra metà del cielo, ma un'invisibile barriera lo respinge, e più ci prova più viene respinto, finché l'impatto non lo annienta.
E' una tematica già presente nelle precedenti opere di Evangelisti, ma in questo libro trova pieno sviluppo. Il trasformismo di Florio sarebbe perfettamente calibrato, le sue scelte di campo avverrebbero con un tempismo invidiabile, se egli non fosse ossessionato dalla "figa". L'irriducibile alterità di quest'ultima mette in crisi le sue strategie, e proprio lui, carnefice, stupratore, magnaccia e riduttore in schiavitù, si ritrova vittima, stuprato, sfruttato e schiavo del proprio desiderio. "Più cercava libertà, più trovava nuove schiavitù". Più si affida al celodurismo (in una scena imita i gesti del Duce visti nei cinegiornali), più si sente umiliato. Per tutto il libro è perseguitato da "spiriti", proiezioni del suo desiderio, come Amanda, Benedetta, Lucy... L'arrapamento sconfina in una sorta di "possessione", nell'alienazione da un corpo che pare abitato da spettri.
Impegnato com'è ad affrontare questa condizione, Eddie non può comprendere ciò che accade nel Paese. Certo, partecipa alla lotta contro il comunismo, ma lo fa per tornaconto personale, non perché gli importi davvero.
I "rossi", proprio come il femminino, non li capisce, gli sono radicalmente estranei. Ci è cresciuto in mezzo ma non ne afferra l'etica, e continuerà fino all'ultimo a non coglierne la filosofia.
Filosofia che, a conti fatti, si riduce a un solo monito: "Se te ne stai da solo, sei un povero stronzo e basta".
E' in questa doppia natura il segreto del funzionamento di Noi saremo tutto. E' un grande romanzo epico, ed è la storia di un povero stronzo.

Pubblicato Novembre 3, 2004 12:46 AM | TrackBack

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