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Fucilazioni di massa, esecuzioni sommarie, rappresaglie, morti per fame e malattia nei campi di concentramento: l'occupazione italiana dell'ex-Jugoslavia nel 1941-43.

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Nanni Balestrini: da Gli invisibili

di Nanni Balestrini

nannibalestrini.jpgLe guardie fuori dal carcere dopo quel primo tentativo di reazione ricacciato con quella carica esplosiva al plastico al pianterreno non hanno più reagito anche perché a un certo punto un compagno ha mostrato dall'alto di un finestrone una bella palla arancione che saranno stati due chili di plastico e quella palla arancione li bastava per fare venire giù tutto il carcere e cosi loro hanno capito che quel primo botto non era che un avvertimento che se insistevano poteva capitare di peggio e poi ogni tanto qualcuna delle guardie catturate veniva anche mostrata dai finestroni dei corridoi con un coltello alla gola per fare vedere che erano vivi e per dire a quelli di sotto di non tentare nessun intervento

le guardie catturate erano state divise in piccoli gruppi e venivano spostate ogni mezz'ora in celle sempre diverse c'erano dei turni precisi era stato previsto tutto un sistema di spostamenti ogni mezz'ora in modo che da fuori non si poteva mai sapere in che cella si trovavano le guardie in modo che non era possibile tentare qualcosa per liberarle quelli che gestivano le trattative ci tenevano al corrente minuto per minuto di come andavano le cose dicevano che alle trattative partecipavano dall'altra parte del telefono oltre alla direzione del carcere e i comandanti delle guardie anche uomini politici del ministero della giustizia e del governo rappresentanti che questi sembravano bloccati di fronte alla gravità del cosa prendevano tempo ma anche sembravano disponibili trattare
quando è cominciato a fare buio si sono stabiliti del turni vigilare su quello che succedeva fuori per tenere d'occhio dai finestroni protetti dalle blindate quello che succedeva intorno al carcere specialmente le guardie che facevano s u e giù per camminamenti sul muri di cinta che erano so lo a venti trenta metri dal carcere anche meno il carcere era tutto illuminato forte dalle luci gialle dei proiettori e da li dal secondo piano dove stavamo si vedevano al di là del muro di cinta una quantità di camionette di automobili di blindati di furgoni le automobili con le luci azzurre sul tetto che giravano e le camionette coi fari accesi che giravano intorno al carcere e nell'ombra ogni tanto movimenti confusi gruppi di gente in divisa che si spostavano qua e là nell'ombra intorno al carcere illuminato dai proiettori
nessuno ha dormito quella notte perché c'era una tensioni rossa per quello che era successo mi ricordo che c'era questo va e vieni di gente dentro le celle dei corridoi un grande movimento di persone c'era una confusione indescrivibile con li radio e le televisioni sempre accese al massimo c'erano delle discussioni molto accese non tutti erano d'accordo c'erano de compagni che ritenevano che quella rivolta avrebbe segnato un disastro per il movimento del prigionieri ma non potevano fare a meno di accettare anche loro questa situazione perché c'erano dentro non potevano che stare dentro anche loro in questa situazione anche se dimostravano molta malavoglia ne viverla insomma e mentre gli altri ritenevano invece che s. trattava di una grande vittoria
però era successo che mentre questi sequestravano le guardie c'era scappato un ferito cioè questo appuntato l'unico graduato che si trovava nei bracci che era un appuntato e che era rimasto ferito con una punteruolata e questo appuntato ferito destava molte preoccupazioni era un po' la nota stonata in tutta la storia l'unica nota stonata tutti quanti capivano che un morto in quella circostanza avrebbe cambiato completamente le cose è successo che nel momento in cui hanno sequestrato le guardie nel corridoi questo appuntato ha tentato una reazione e un compagno che stava facendo il sequestro gli ha tirato una punteruolata nel fianco con un punteruolo ricavato dal solito gancio del fornello da campeggio
questo appuntato evidentemente fingeva di stare più male di quello che stava in realtà allora i compagni che gestivano la rivolta in più occasioni hanno trattato di rilasciare questo ostaggio ferito l'hanno accompagnato tre o quattro volte giù fino al cancello che segnava la terra di nessuno che in sostanza era la rotonda del pianterreno per lasciarglielo dicendo noi apriamo il cancello e ve lo lasciamo fuori ma nessuno ha compreso e questi qua invece non lo volevano dicevano no no tenetevelo perché voi volete soltanto prendere il pianterreno voi volete aprire il cancello per prendervi anche il pianterreno questa era la motivazione che davano ma nessuno ha compreso che quello era un segno di quello che sarebbe successo
altri suggerivano addirittura di segare le sbarre di una finestra lare giù questo appuntato con una imbragatura perché nessuno lo voleva li nessuno voleva correre il rischio che questo moriva li perché avrebbe snaturata tutta quanta la cosa perché tutto quanto in fondo era andato liscio finora per esempio nessuno aveva pensato di distruggere il carcere non era stato toccato niente non era stato distrutto niente mentre nella rivolta che c'era stata poco tempo prima in quell'altro carcere speciale il carcere era stato completamente distrutto nel senso che lì avevano demolito tutto avevano distrutto l'impianto elettrico avevano distrutto l'impianto idraulico avevano abbattuto i muri avevano reso il carcere completamente inagibile
io a un certo punto sono tornato nella mia cella non c'era nessuno c'era un mucchio di maglioni camicie pantaloni sparsi sulla branda l'armadietto era sparito ho buttato tutto per terra e mi sono buttato sulla branda la televisione era accesa ma non c'era più niente c'era un turbinio di puntini c'era questo che suonava il violino nella cella di fianco suonava sempre le stesse note ho pensato a China e che era certo che domani non la vedevo con questo casino devo scriverle domani appena possibile devo si è affacciato il mio compagno di cella cosa fai lì cosa c'è ti senti male hai sentito le novità che ci sono ci sono delle novità nelle trattative e forse abbiamo vinto forse qua adesso vinciamo
ma guarda gli ho detto non so perché ma avevo un tono incazzato ma lo sai che io veramente non ne posso più non ne posso più veramente che siamo qua sempre ancora con questa storia ancora adesso con questa storia di vincere o di perdere e che mi sembra che sia stata veramente sempre questa la nostra grande disgrazia tutte le volte che abbiamo pensato che la cosa che contava era in fondo solo il fatto di vincere o di perdere mentre poi invece le cose che noi abbiamo fatto veramente non hanno mai avuto niente a che fare col vincere e col perdere intanto perché se si tratta soltanto di vincere o perdere è chiaro che qua abbiamo già perso tutto e da un pezzo ma il fatto è che io penso e anche tanti come me lo pensano che in fondo non abbiamo mai avuto non solo non abbiamo mai avuto nessuna idea né voglia di vincere ma nemmeno nessuna idea che c'era qualcosa da vincere da qualche parte e poi sai se ci penso bene adesso a me la parola vincere mi sembra proprio uguale come a morire
questo appuntato ferito è rimasto lì per tutto il tempo della rivolta perché non l'hanno voluto non hanno voluto che glielo davamo questo povero disgraziato non hanno voluto assolutamente che glielo davamo abbiamo fatto di tutto per darglielo ma loro non lo volevano assolutamente è rimasto li sdraiato per terra tutta la notte fingendo di stare più male di quello che stava si lamentava è passata la notte e non sapevamo più cosa fare e poi la mattina è cominciata a funzionare la stanchezza e il timore che le cose andando per le lunghe avrebbero comportato qualche problema man mano che passava il tempo si cominciavano a sentire da più voci la stanchezza che cominciava a farsi strada la gente era molto tesa e tutti quanti dicevano che si doveva trovare al più presto una soluzione al problema
basta chiudiamo questa storia qui fintanto che abbiamo questo rapporto positivo fintanto che possiamo finire le cose bene cioè il carcere è qua che è tutto in piedi non l'abbiamo distrutto le guardie non sono state toccate non è successo niente di irreparabile è successa una cosa grossissima ma non c'è stato neanche un morto c'è un ferito con una punteruolata e bisogna darglielo prima che muoia queste erano le cose che si ' dicevano questa era la tensione che c'era poi verso sera si sono diffuse le ultime notizie delle trattative uno dei compagni che conduceva le trattative è uscito dal posto di guardia e ha annunciato che le cose andavano bene che era ormai innescato il meccanismo della smobilitazione della rivolta che tra poco sarebbero cominciati i preparativi del rilascio delle guardie sequestrate e che insomma avevamo vinto
dopo questa notizia c'è stato un momento di sollievo c'è stato un momento di rilassamento c'è stato un momento di stanchezza ma anche di rilassamento tutti si interrogavano ma adesso cosa ci faranno ci picchieranno forse no si facevano paragoni su come si erano concluse altre rivolte e c'erano quelli che preparavano i loro zaini perché pensavano che ci sarebbe stato un trasferimento immediato e intanto anche la sorveglianza su quello che succedeva fuori si era rallentata nessuno si preoccupava più tanto di vigilare dai finestroni i compagni rassicuravano le guardie che tutto era finito che presto le avrebbero liberate c'era questo clima di rilassamento e di stanchezza quando alle cinque del pomeriggio quando ormai questo clima era quello generale si è sentito un rumore assordante

Nanni Balestrini, Gli invisibili, 1987, (Capitolo 11)

Pubblicato Ottobre 27, 2004 10:38 PM | TrackBack

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