Il quotidiano popolare riprova a sfondare nelle edicole italiane. Con un nuovo giornale in arrivo all’inizio di settembre (la data debutto è stata il 7), intitolato “Fatti nuovi”, progettato sul modello del polacco “Fakt” e con molte “relazioni pericolose” con il gruppo Berlusconi. Che, per la legge Gasparri, non può in teoria avventurarsi fino al 2009 nel mondo della carta stampata. Il lancio pubblicitario in grande stile del quotidiano, il cui prezzo è 50 centesimi, è partito subito dopo Ferragosto. I motori del progetto sono Antonio Raspa, Giorgio Maino e la Nuova editrice popolare, una società creata ad hoc. Raspa e Maino sono già consoci, assieme a Ubaldo Livolsi (consigliere Fininvest) nella Followme, sede legale a Segrate in Palazzo Canova – stesso indirizzo di Finivest – e uffici in via Francesco Dall’Ongaro a Milano. Dove, tra l’altro, avrà sede la redazione di “Fatti Nuovi”. Followme in passato ha curato tutti i servizi editoriali delle Pagine Utili, gli elenchi telefonici di casa Berlusconi.
La scommessa è impegnativa anche perché i precedenti nel campo dei quotidiani popolari, da L’Occhio di Maurizio Costanzo in poi, non sono molto favorevoli al settore, insidiato anche dalla concorrenza dei giornali gratuiti. Ma Fatti Nuovi dovrebbe avere le spalle larghe: nell’azionariato, con una quota attorno al 15%, ci sarà lo stampatore Seregni, che curerà come ovvio anche la parte industriale della produzione. Per la pubblicità erano in gara Mondadori e Publitalia oltre a Publikompass mentre la distribuzione dovrebbe essere affidata alla società che edita Il Giornale Nuovo di Paolo Berlusconi.
A dirigere il giornale, Massimo Balletti, passato dall’Ora di Palermo ad Abc e a Excelsior, ex direttore di Playboy Italia ora alla guida di “Vincere”, mensile dedicato al mondo della disabilità sostenuto da una Fondazione che fa capo a Marcello Dell’Utri. Lo stesso Maino, destinato con ogni probabilità a diventare amministratore delegato del gruppo, ha un passato in Publitalia e La Cinq oltre a esperienze in Saatchi & Saatchi, all’Hdc di Luigi Crespi e più recentemente a Mediaedge del colosso pubblicitario inglese Wpp con il ruolo di vice-presidente.
L’avventura, insomma, nasce con un fortissimo cordone ombelicale che la lega al Biscione, anche se ambienti vicini al gruppo smentiscono seccamente questa ipotesi e spiegano che nell’azionariato ci sono per lo più fondi di private equity. Certo è che visti i paletti della Gasparri, almeno sotto il profilo formale, il nuovo quotidiano popolare di Raspa e Maino non avrà alcun legame societario con casa Berlusconi. La sua sfida non è facile: i modelli del tedesco “Bild” e dell’inglese “Sun”, tabloid con tirature milionarie, non hanno mai sfondato in Italia. Lo stesso gruppo Cairo sta studiando da mesi un progetto simile ma, visti i precedenti, si muove con i piedi di piombo.


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